Teodoro Buontempo è scomparso stanotte

Per quanto questo blog si occupi di solito di Bologna o al più di cronache emiliane,
non si può non ricordare Teodoro Buontempo, spentosi questa notte.
Il Presidente de La Destra era stato colpito da una grave malattia ed era ricoverato presso una clinica romana.


Nato a Carunchio, in provincia di Chieti,  il 21 gennaio 1946, Teodoro Buontempo ha vissuto per molti anni ad Ortona a mare, dove ha compiuto gli studi ed ha iniziato le prime esperienze politiche che lo portarono a dirigere le organizzazioni giovanili missine dell’Abruzzo. Si trasferì a Roma nel 1968 e partecipò alle lotte studentesche. Visse i primi anni nella capitale dormendo in macchina o alla Stazione Termini e vivendo di stenti. Per questo, da allora, è noto con il soprannome di ‘er Pecora’. Nel 1970 divenne il primo segretario del Fronte della Gioventù di Roma, dopo essere già stato dirigente della Giovane Italia.
Fondatore e conduttore di una delle prime radio libere negli anni ’70, “Radio Alternativa” con sede in Roma a Via Sommacampagna, diventò presto il fulcro e la fucina di decine di iniziative, contribuendo a mettere in contatto migliaia di militanti, e diffondendo tra le prime, la cosiddetta “musica alternativa”. Ne fu direttore per dieci anni.
Fu capocronista de Il Secolo d’Italia. Dirigente nazionale del settore stampa e propaganda, dal 1988 al 1992 divenne segretario della Federazione romana. Membro del Comitato centrale e della direzione nazionale del Movimento sociale italiano-Destra nazionale dal 1968. Ricoprì la carica di segretario regionale di A.N. nel Lazio e fu membro dell’Assemblea nazionale.
Incarichi istituzionali ed attività parlamentare. Nel 1992 fu eletto alla Camera dei deputati nelle liste del Movimento sociale italiano-Destra nazionale. Divenne membro della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici. Nel 1994 fu rieletto alla Camera, nelle liste di Alleanza nazionale nelle quali, nel frattempo, era confluito l’MSI-DN. Entrò a far parte della IX Commissione permanente (trasporti, poste e telecomunicazioni) e della Commissione speciale Infanzia. Nel 1996 venne rieletto alla Camera ed entrò a far parte della XIV Commissione (politiche comunitarie) e della Commissione bicamerale per l’Infanzia.
Nel 2001 e nel 2006 fu di nuovo deputato con il ruolo di vice capogruppo di Alleanza Nazionale alla Camera ed assunse la carica di segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati, con i presidenti Casini, (governo Berlusconi) e Bertinotti (Governo Prodi). Nel 2006 venne nominato coordinatore regionale per l’Abruzzo. Il 26 luglio 2007 Teodoro Buontempo aderì al movimento La Destra nel quale rivestì il ruolo di Presidente.
L’impegno negli enti locali. Nel novembre del 1997 venne candidato come vicesindaco dal Centrodestra alle elezioni Comunali di Roma, per sostenere la candidatura a primo cittadino di Pierluigi Borghini. La mossa non ebbe successo e le urne riconfermarono Francesco Rutelli. Alle elezioni amministrative del 2006 fu il candidato presidente del XIII municipio di Roma (Ostia e dintorni), compattamente sostenuto dal centro-destra, e contrapposto al giovane Paolo Orneli, candidato dal centro-sinistra, ma alle elezioni del 28 e 29 maggio raccolse solo 41064 voti, pari al 39,33% (contro il 59,33% di Orneli).
Nell’aprile del 2008 si candidò a Presidente della Provincia di Roma per il movimento La Destra, raccogliendo il 4,5% dei voti. Fu comunque eletto consigliere provinciale. Al turno di ballottaggio appoggiò Alfredo Antoniozzi, candidato presidente per il Popolo delle Libertà. Successivamente si candidò per La Destra come presidente dell’Abruzzo.

Si battè molto per l’applicazione di una fiscalità monetaria al posto dell’attuale sistema. 
Fu accostata alla teorizzazione del Prof. Giacinto Auriti l‘idea di Buontempo nella proposta di legge presentata il 18 maggio 2006, che prevedeva la proprietà popolare della moneta con relativa distribuzione di un reddito di cittadinanza a tutti i cittadini.

Fu candidato come Presidente della Regione Abruzzo per le elezioni regionali del 14 e 15 dicembre 2008.
Dopo le elezioni regionali del 2010, Buontempo venne nominato Assessore alla Casa e alla tutela Consumatori nella Giunta del Lazio.

 (art. in parte da Carola Parisi, da “Il Giornale d’Italia”)

Di lui ricordiamo i valori, l’incredibile tenacia, il senso di autenticità che perseguiva nel leggere la realtà al posto di tanti inutili parolai, e l’ironia
Doti che mancheranno a molti, in un paese in sfacelo come il nostro.

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Non ci sono più i pidiellini di una volta

bersani-alfano

Ahah.. vi ricordate i bei tempi di quando Bersani diceva “Col Pdl mai!”? E ancora, vi ricordate i bei tempi in cui Berlusconi e i suoi dicevano mai coi comunisti?… Ahah, tutte scene per fare abboccare i polli, pardon, i pesci ognuno al proprio amo

Amato sarebbe il meno peggio

Non capisco e non mi adeguo all’ostilità di Lega e Fratelli d’Italia ad una presidenza Amato.
Amato sarebbe stato pericolosissimo come presidente della repubblica, praticamente senza controlli e con una prospettiva di sette anni.
Come presidente del consiglio con una prospettiva limitata e, soprattutto, con il “blocco berlusconiano“, come lo chiama Vendola, al suo interno, un blocco che ha fatto dell’abolizione dell’imu e della lotta al fisco e alle tasse la propria caratteristica distintiva, Amato non credo ripeterebbe l’exploit del 1992.
In più Amato è persona sgradevole sotto ogni punto di vista (immagine, storia politica, tradimento di Craxi da cui fu beneficiato, il sei per mille che rimarrà come un marchio di infamia fissato a fuoco su di lui …) e per quanto possa fare bene, non riuscirà mai a diventare un punto di riferimento elettorale.
Al contrario un governo Amato che abolisse l’imu e gestisse coerentemente la transizione fino alle nuove elezioni, creerebbe la percezione che sia il “blocco berlusconiano” ad operare, sulla base del principio cucciano per cui “le azioni si pesano e non contano” e in quel governo il maggior azionista sarebbe il pci/pds/ds/pd ma se solo si approvasse l’abolizione dell’imu il peso maggiore apparirebbe quello del PdL.
Non posso poi dimenticare che nelle due precedenti occasioni (1992 e 2000) dopo Amato arrivò Berlusconi (nel 1992-1994, è vero, con l’intermezzo di Ciampi) e sarebbe comunque di buon auspicio.
Infine non possiamo non lanciare un occhio al voto e poichè, con i numeri esistenti, il presidente del consiglio non può che essere scelto a sinistra, sarebbe un autogoal offrire a Letta o Renzi l’opportunità di ben figurare, perchè verrebbero accreditati del “cambiamento” e questo renderebbe meno agevole la vittoria elettorale del Centro Destra, mentre qualunque cosa accada, Amato non vincerà mai un confronto elettorale.



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Tiffany, Gallé e i Maestri dell’Art Nouveau

TIFFANY, GALLÉ e i Maestri dell’Art Nouveau è il titolo della Mostra, con opere provenienti dal Museo di Arti Applicate di Budapest, che si tiene a Roma, Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli fino al 28 aprile 2013
(quindi per chi vuole…è il caso di affrettarsi)

Oltre 90 opere illustrano alcuni aspetti del movimento, per l’Anno Culturale Ungheria-Italia 2013.

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Il lusso si paga… coi conti off shore?

Lavori di ristrutturazione pagati in contante e con denaro proveniente da conti esteri per una lussuosa abitazione che il ministro dell’economia Vittorio Grilli ha comprato nel 2004 a Roma, in via San Valentino. Claudio Gatti sul Sole 24 ore ricostruisce la vicenda nei dettagli, anche grazie alla testimonianza della ex moglie Lisa Lowenstein, da cui è divorziato dal gennaio 2013, che ha dichiarato: “Ricordo anche che una parte di quel pagamento è avvenuto con denaro proveniente da un conto offshore di mio marito con i soldi guadagnati nell’anno in cui ha lavorato per Credit Suisse a Londra”. Parte del denaro proviene così da uno cinque conti – in sterline, dollari e euro – che il ministro aveva nelle Isole del Canale, considerate paradisi fiscali. Conti all’estero che, nel caso del ministro delle finanze francese Jerome Cahuzac, ne hanno causato le dimissioni. Grilli però chiarisce di avere riportato i soldi in Italia quando ha lasciato Credit Suisse per diventare Ragioniere dello Stato nel 2002 e, quindi, precisa che è “tutto regolare e trasparente al fisco”. Ma, al contrario, al Sole risulta “che il denaro con cui è stato pagato l’acconto sull’appartamento partì originariamente da un conto nell’isola di Jersey nel febbraio 2004, cioè quasi due anni dopo”. Lui, però, assicura: “Erano tutti conti in chiaro. Dichiarati. Su cui ho pagato tutte le tasse”. Dall’articolo emerge inoltre che quasi metà dei lavori di ristrutturazione della casa sono stati pagati in contanti e dunque “senza imposizione di Iva“. In un’inchiesta di Bloomberg del gennaio 2013, Grilli sosteneva “che l’appartamento era stato comprato a un prezzo decisamente sotto mercato, 1.065 milioni di euro. Cifra inferiore addirittura all’ammontare del mutuo ricevuto dal Monte dei Paschi per l’acquisto e la ristrutturazione”. Motivo per cui Grilli avrebbe compensato l’incongruenza con un “rimborso” al congiunto del venditore per lavori fatti in precedenza. Tuttavia Lowenstein, che riconosce che il “prezzo totale pagato per l’appartamento fosse stato in realtà più del doppio di quello dichiarato” nega lavori di ristrutturazione effettuati prima dell’acquisto.
Non solo: oltre a ricordare che l’importo versato è stato di circa circa 2 milioni e duecentomila euro, aggiunge che il denaro proveniva da un conto offshore. Inoltre, riporta il Sole, il costo dei lavori di ristrutturazione corrisponde al doppio della cifra dichiarata da Grilli (374mila euro) e il “saldo” è stato pagato in contanti e l’Iva sarebbe stata versata solo su 360mila euro. A fronte di alcuni documenti di rendicontazione delle spese che registrano 295mila euro di pagamento in contanti, Grilli spiega di avere regolarmente pagato le fatture e aggiunge che dei contanti periodicamente versati alla ex moglie non sa cosa la Lowenstein ne abbia fatto. Che i lavori di ristrutturazione siano stati pagati con quel denaro? La ex, però, non chiarisce. ”Sono molto dispiaciuto perché da un pò di mesi sono inseguito da illazioni infondate che originano da una causa di divorzio molto dura. Ho già risposto sul Sole 24 Oree ogni altra risposta sarà data da me e dai miei avvocati nelle sedi proprie”, ha commentato il ministro mentre il suo legale in una lettera al quotidiano della Confindustria parla di “ricostruzioni denigratorie”. In serata Grilli ha poi pubblicato sul sito del ministero del Tesoro le proprie dichiarazioni dei redditi relative agli anni 2002, 2003 e 2004. “Per quanto riguarda l’anno fiscale 2002 – si legge in una nota del Tesoro – si fa presente che il professor Grilli per un periodo di tempo ha lavorato in Inghilterra e nello stesso anno è rientrato stabilmente in Italia. Dalle dichiarazioni si evince chiaramente che le giacenze all’estero sono regolarmente dichiarate e quindi sottoposte a tassazione”. Allo stesso tempo, conclude la nota, “si evince che nel 2003 e nel 2004 si è proceduto al rientro degli investimenti finanziari in Italia”.

Quei geni di bankitalia

«Per mantenere il pareggio di bilancio anche dal 2015 sarà necessario introdurre ulteriori correzioni, sia pure di dimensioni limitate rispetto a quanto fatto in passato». Lo ha detto Daniele Franco, direttore centrale per la Ricerca economica e le Relazioni internazionali della Banca d’Italia, nella sua audizione sul Def davanti alle Commissioni congiunte speciali per l’esame di atti del Governo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. «Per quanto riguarda la finanza pubblica, il Def mette in luce gli importanti risultati conseguiti grazie agli interventi correttivi attuati negli scorsi anni – ha spiegato -. In particolare, si prevede che l’indebitamento netto continui a scendere e che già nel 2013 sia conseguito l’obiettivo del pareggio di bilancio in termini strutturali, che costituisce il punto di riferimento della riforma costituzionale del 2012 e delle nuove regole europee».
NO INCERTEZZE SU TASSE IMMOBILI – Ma perchè l’Europa riconosca il raggiungimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio (con la chiusura della procedura per disavanzi eccessivi) – ha rilevato Franco – «vanno immediatamente dissipate le incertezze sulla stabilità del gettito legato al vigente sistema di imposizione sugli immobili». Il direttore centrale per la ricerca economica di Bankitalia, non ha comunque fatto alcun riferimento esplicito all’Imu mentre in un altro capitolo del testo si fa riferimento alla riforma del catasto per eliminare iniquità.
PRESSIONE AI MASSIMI – Il direttore Franco ha poi aggiunto che la pressione fiscale al 44% è «molto elevata», sia a livello storico sia nel confronto internazionale – 3 punti sopra paesi Ue – e «l’elevato livello di evasione fiscale rende il carico sui contribuenti onesti ancora più ingente» ed «è ostacolo alla crescita». Secondo l’istituto di Via Nazionale, è necessario «ridefinire la composizione del carico tributario in modo da ridurre le distorsioni nell’offerta dei fattori produttivi». «L’elevato livello di evasione fiscale – secondo palazzo Koch – rende il carico sui contribuenti onesti ancora più ingente, esso determina distorsioni nell’offerta di fattori produttivi e fenomeni di concorrenza sleale ed è d’ostacolo alla crescita della dimensione delle imprese».
CONTI E MISURE PER L’ECONOMIA – «La gravità della situazione – ha detto ancora Franco – richiede un’azione di politica economica ampia e organica, che coniughi l’equilibrio dei conti pubblici e le azioni strutturali volte a innalzare il potenziale di crescita dell’economica con il sostegno in tempi brevi del sistema produttivo e delle fasce deboli della popolazione».

No, Renzi no !

Ci venga risparmiata la fuga giovanilistica dell’incarico a Renzi.
Certo, probabile che Berlusconi e D’alema gli tendano un bel trappolone, pensando di liberarsene (per opposti scopi) ma io ricordo ancora quelle elezioni nel 1983 quando, a Bologna, i vecchi marpioni democristiani candidarono il giovane Casini pensando di bruciarlo e due di loro, invece, ci lasciarono le penne.
E il putto fiorentino assomiglia troppo, troppo, a Casini da giovane





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La maledizione dello zero virgola tre

Ancora una volta, nel giro di due mesi, i comunisti vincono una elezione al ribasso, grazie a chi si astiene (quasi il 50% degli aventi diritto che non avrà titolo per lamentarsi di quel che accadrà) e, soprattutto, alla smisurata presunzione e ambizione di chi rompe il fronte non comunista con candidature personali.
Alle politiche di febbraio fu Monti a credersi l’Unto del Signore, in Friuli un tal Franco Bardelli che, con il 2,4% e con dodicimila voti, impedisce al Centro Destra (da cui proviene) di conservare la guida della regione, perdendola per il solito zero virgola tre e duemila voti.
I Friulani e i Giuliani hanno già avuto una giunta regionale di sinistra con Illy, anche se la storia di quelle terre di confine, con l’altra parte occupata dagli slavi, per sessanta anni sotto il tallone comunista e con l’esperienza delle Foibe, dovrebbe portare al rifiuto totale della sinistra.
Avessero poi eletto un genio …
Pazienza.
La guerra continua.





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La creazione della violenza verbale

Quelli del pd se la sono cercata, prima o poi, le stupide teste calde avrebbero fatto qualcosa di troppo. E’ vero. Anni di odio sociale e tutto il resto. Ma Franceschini in questo frangente mi ha fatto un pò pena.

Contestazioni a Franceschini figlie della sinistra ideologica. La canea urlante e spiritata che l’altra sera ha aggredito verbalmente Franceschini è figlia di Franceschini. La scemenza ideologica della sinistra oggi raccolglie bufera di Giampaolo Rossi

La canea urlante e spiritata che l’altra sera ha aggredito verbalmente Dario Franceschini in un ristorante romano, è figlia di Dario Franceschini; è un suo prodotto innaturale costruito in laboratorio e alimentato con fiele e irresponsabilità per un decennio. Un mostro che ora gli si rivolge contro, dopo essere cresciuto nel clima di odio ideologico che quelli come lui hanno generato.
Il Franceschini (con la barba) un po’ spaesato davanti a quei ragazzotti con molte parole e poco cervello, è lo stesso Franceschini (senza barba) e con ancora meno cervello, che in questo video su YouTube, qualche tempo fa invitava nientemeno che alla “vigilanza democratica” contro un presidente del Consiglio eletto da milioni di italiani, stuzzicando il ventre molle della demagogia populista; era il Franceschini che affermava che con Berlusconi eravamo arrivati al “livello massimo di emergenza democratica” e ricordava che “le nostre madri e i nostri padri si ritrovarono in montagna per fare la Resistenza”, così giusto per non esacerbare gli animi con un bel richiamo diretto alla guerra civile. I ragazzotti che urlano contro Franceschini sono la stessa Italia rabbiosa e vigliacca che riempì di offese, sputi e uova un vecchio liberale come Marco Pannella, mentre cercava di spiegare le ragioni di una scelta politica fatta in Parlamento, a manifestanti ottusi e violenti accompagnati in piazza dal famoso “stronzi” che Rosy Bindi indirizzò ai radicali e dall’accusa di traditori e complici di Berlusconi rivolta nei loro confronti.
Più o meno la stessa accusa che oggi i grillini rivolgono al partito di Bindi e di Franceschini. Per anni la sinistra democratica ha mobilitato le sue piazze, dopo essersi fatta mobilitare dai suoi intellettuali e dai suoi giornali, alimentando odio e disprezzo per l’avversario ritenuto per definizione “impresentabile”. Per anni ha solleticato questo lato oscuro che ha chiamato “opinione pubblica” o “società civile”, ma che è solo l’elemento irrazionale e perverso di una democrazia mediatica che nulla ha a che vedere con la cultura politica. Come sempre, la storia si vendica della stupidità e dell’irresponsabilità. Quando Grillo afferma che l’elezione di un presidente della Repubblica da parte di un Parlamento democratico è un golpe, non fa altro che imitare ciò che per 15 anni una parte della sinistra peggiore ha ripetuto: e cioè che un Presidente del Consiglio eletto dai cittadini fosse un corpo estraneo alla democrazia. Questa Italia vile e chiassosa, fa venire meno pure le ragioni di una legittima protesta contro un sistema incapace di rinnovarsi e costretto ad affidarsi ad una vecchia classe politica complice del disastro che stiamo vivendo. Ma dietro questa aggressività, si annida il rischio di una spirale fuori controllo. Chi semina vento raccoglie tempesta. Franceschini e la scemenza ideologica della sinistra, oggi raccolgono bufera.