Col M5S per sufficienza algebrica

sufficienze-algebriche

Il resto viene da sè in quanto è il semplice risultato dell’operazione algebrica che ne consegue, perchè in effetti il meno tre del m5S ha un vantaggio di sei voti in confronto al meno nove della partitocrazia, che si può dunque considerare un più sei (quindi la sufficienza) algebrica, ma solo algebrica

La civile india e il caso marò

Nonostante le obiezioni sollevate dalla difesa dei due marò e dalle stesse autorità italiane, la Corte Suprema dell’India ha affidato alla polizia anti-terrorismo nazionale (Nia) le indagini sul caso dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che sono accusati di duplice omicidio. Il 16 aprile scorso il governo italiano aveva depositato una memoria nella quale eccepiva la mancanza di giurisdizione sul caso da parte della stessa polizia anti-terrorismo. In questo modo veniva contestato il riferimento, contenuto nella relazione preliminare stilata dalla Nia, a una legge del 2002 in materia marittima che prevede la pena di morte per atti di terrorismo o di pirateria coinvolgenti navi battenti la bandiera indiana. L’Italia reclamava pertanto l’eliminazione del riferimento dal testo e la conseguente attribuzione dell’inchiesta alla comune polizia criminale (Cbi). Questa mattina, però, tutte le richieste sono state respinte. La Corte Suprema dell’India ha ordinato alla polizia anti-terrorismo non soltanto di mantenere la titolarità delle indagini, ma altresì di “completarle speditamente”. I giudici indiani hanno, inoltre, ribadito che la competenza esclusiva a giudicare i due militari italiani resta alla Patiala House Court di New Delhi, uno speciale collegio istituito ad hoc inseguito allo scontro a fuoco al largo delle coste del Kerala. La pronuncia, attesa per ieri, era stata rinviata di 24 ore per l’assenza dall’aula del procuratore generale. La possibilità quanto meno teorica che la pena capitale sia inflitta ai marò, qualora riconosciuti colpevoli dell’uccisione dei due pescatori, contrasta con il solenne impegno in senso opposto, assunto personalmente qualche settimana fa dal premier Manmoan Singh con il presidente del Consiglio Mario Monti.
Un processo, la condanna, 92 giorni di carcere e il trasferimento in Italia dove avrebbero, in teoria, scontato la pena in una struttura militare ma dove, in realtà, avrebbero potuto svolgere tranquillamente il loro lavoro e fare carriera.  Edward Luttwak, noto esperto di politica estera e di strategie militari ed economiche, sostiene in un’intervista concessa a Daniele Lazzeri per «Il nodo di Gordio» che la vicenda dei due marò italiani detenuti in India sarebbe già stata risolta da tempo senza gli errori compiuti proprio dall’Italia. Secondo Luttwak, l’errore più clamoroso è stato inviare, per occuparsi del caso, il sottosegretario italiano agli Esteri, Staffan De Mistura: «Un personaggio che non è un esperto ma che ha fatto la sua intera carriera all’Onu, dove essere totalmente incapace non è certo un ostacolo alla carriera. È solo un bellimbusto e in India, ma non solo lì, è considerato un cretino». Luttwak afferma che dopo l’arresto dei due marò italiani era stata individuata una soluzione che rispettasse lo stato di diritto di un Paese come l’India senza penalizzare troppo i due militari italiani. Soluzione che prevedeva, appunto, il processo in India e il successivo e pressoché immediato trasferimento dei marò in Italia. Ma poi sulla scena è comparso De Mistura e tutto è stato bloccato. Peccato, perché l’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, «aveva brillantemente risolto il problema». Ma l’errore principale, che avrebbe poi generato tutti i problemi successivi, è stato fare entrare in porto la nave con a bordo i marò. Il fatto si era verificato in acque internazionali, dunque la nave non doveva entrare nelle acque indiane. A quel punto l’India ha considerato i marò come se si fossero costituiti e ha rispettato le proprie leggi che obbligavano a processare i militari.

Qualche notizia

Due anni in più alla spagna per aggiustare i conti, qui. Schauble (il ministro paralitico soprattutto di cervello) all’italia: “basta lamenti, datevi da fare“. Il Presidente della Bce e personalità autorevoli del mondo bancario hanno più volte sottolineato, in tempi recenti, le difficoltà del credito alle Pmi, invocando soluzioni strutturali per i finanziamenti, poiché le aziende non riescono ad ottenere la fiducia delle banche. Oggi l’allarme si fa più pressante: con l’ultimo bollettino, la banca Centrale denuncia che le piccole e medie imprese italiane e spagnole sono al «top» nell’Eurozona per quanto riguarda il peggioramento di utili e fatturato fra ottobre 2012 e marzo 2013. Quelle italiane, poi, «hanno contribuito più di tutte all’aumento netto della necessità di prestiti bancari e aumento dello scoperto», qui.

Scoop e screditamenti alla Santoro

Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino. Ci sta proprio bene il noto proverbio in questa vicenda. Il protagonista è Michele Santoro, il sempre smanioso montatore di scoop ad ogni costo. Abituato, nei suoi talk show, a screditare chiunque non la pensi come lui, questa volta rischia di pagarla cara; e nel tribunale di Aosta, dove verrà processato il prossimo 27 giugno, non sarà il suo amico Antonio Ingroia a presiedere l’aula di tribunale, ma un altro giudice.  

False accuse in tv adesso Santoro rischia la condanna: “Concorso in diffamazione” 

«Il danno peggiore l’ha subito mio figlio, ancora più di me. Era un pilota promettente, selezionato per la nazionale di automobilismo al Gp, ma dopo quell’accusa sbattuta in prima serata sulla Rai, senza verifica…

Lo sponsor del suo team era pubblico, i Monopoli di Stato, e di fronte a quel sospetto, insinuato in tv, di aver preso una tangente, è chiaro che la carriera va in pezzi» racconta Mario Gatto, ex dirigente di Forza Italia in Piemonte, ora presidente dell’associazione Globoconsumatori. L’accusa era falsa, l’accusatore, Carmelo Tomasello, ex vicesindaco forzista di Legnano, è stato condannato per diffamazione nel maggio 2012, dal Tribunale di Aosta, a sei mesi di reclusione (pena sospesa) e 25mila euro di risarcimento per danno morale. E Michele Santoro, che ha mandato in onda quel servizio nel 2008, ad Annozero, è stato rinviato a giudizio per «concorso in diffamazione», sempre dal Tribunale di Aosta, decreto emesso tre giorni fa dal gup Marco Tornatore.
Nel servizio di Annozero l’ex vicesindaco fornì un piatto prelibato al menù serale di Santoro. Raccontò di aver girato parte di una mazzetta di 180mila euro (per questo è poi finito in carcere) al signor Gatto, che in cambio gli avrebbe procurato un appuntamento con l’allora ministro Claudio Scajola, uomo forte di Forza Italia nel Nord Ovest. Quei soldi dati a Gatto, spiegò l’ex vicesindaco ad Annozero, servivano a finanziare le gare automobilistiche del figlio di Gatto, pilota professionista. Un intreccio di soldi, corruzione e politica, con al centro Scajola. Un colpo da sparare in prima serata, come in effetti Santoro fece. Il servizio, peraltro, riesumava una storia già raccontata da Marco Travaglio, editorialista di Annozero, due anni prima, sull’Unità, dove riportavano le dichiarazioni di Tomasello, il quale «finanziava le gare automobilistiche del figlio di Gatto, che gli promise in cambio di lanciarlo nel firmamento parlamentare grazie alle sue entrature presso Dell’Utri, Pescante, Scajola. Infatti, intascati i primi 90mila euro, Gatto…» etc.
Una storia avvincente, con un unico problema: è falsa. «Dell’Utri non l’ho mai conosciuto, Pescante l’ho visto forse una volta come sottosegretario, Scajola sì lo conosco, e l’ho anche presentato a Tomasello, che allora era vicesindaco. Ma mai avrei chiesto un centesimo per farlo, né ho mai chiesto soldi per mio figlio, com’è stato dimostrato dai magistrati. È stata una accusa infamante, del tutto infondata – racconta Gatto, assistito dall’avvocato Andrea Serlenga del Foro di Torino – Quando vidi quel servizio ad Annozero rimasi basito, fecero parlare Tomasello, che tirava in ballo me, mio figlio e anche Scajola, senza il minimo contraddittorio, senza verifica alcuna. Ricordo che fui costretto a spegnere il cellulare per giorni. Può immaginare che problemi mi ha creato, come presidente di una associazione consumatori, essere considerato un corrotto…».
L’inizio del processo a carico di Santoro, come responsabile della testata Annozero, è previsto per il 27 giugno prossimo, la parola al giudice di Aosta, Davide Paladino (non all’amico Antonio Ingroia, trasferito proprio lì, ad Aosta, controvoglia, per decreto ministeriale, ma a fare il procuratore).

  

Ci mancava la Boldrini come capopopolo

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“Stamattinaaa! Qualcunooo! Ha dettoo! Che il 25 aprile è morto! Che vengano qui a Milano a vedere se è mortooo!” Infatti la signora cambia il piano semantico di quanto aveva detto Grillo in mattinata riferendosi alle istituzioni, alla politica che si prostituisce non tenendo conto del voto dei cittadini, che si inciucia in ogni modo pur di perpetuarsi fuori da qualsiasi valore umano… con il popolo che, questo sì, ha ancora qualche valore in sè.

IL PD e lo Spirito di Contraddizione

Abbiamo assistito in questi ultimi 2 mesi a una full immersion 24 ore su 24 in 
Bersani che riflette, Bersani che tergiversa, Bersani che si consulta, Bersani che pensa a voce alta, Bersani che tentenna, Bersani che prova, Bersani che si impunta, Bersani che si atteggia, Bersani che accetta, Bersani che tollera, Bersani che abbozza, Bersani che rifiuta, Bersani che sogna, Bersani che dice di non fargli fretta.

Poi al PD che propone Marini alla Presidenza della Repubblica e lo silura, 
il PD che propone il suo Prodi alla Presidenza della Repubblica e lo silura, 
alla Bindi che dopo dimessa, ammesso che si sia dimessa, pone il veto a Enrico Letta. 
Ai 5 Stelle che, alla faccia del nuovo propongono…Rodotà, vecchio ex PCI, di cui i pentastellati altro non sono che un riconfezionamento comunista in vetero-rosso e verde finto-ecologista per la decrescita coatta.

Uno spettacolo indecente, un partito diviso in se stesso in maniera incontrollabile, che ha la pretesa di governare tutto e tutti, compreso pensiero e memoria, e non ha in sè la stessa idea su nulla!
E boccia e riboccia le figure che lui stesso propone, mentre altro non sa fare che esibire le sue beghe interne.

Ah no, un’altra cosa ha fatto: la “Manifestazione contro la povertà”!
Ma si può? E la povertà se n’è andata? Che ha detto, a proposito, la povertà?
E il Monte dei Paschi con i suoi buchi come se la passa? 
E Goldman Sachs stavolta cosa consiglia?

La grande fortuna del PD è che il 50% degli italiani non vota più, per nausea fondamentalmente, 
e l’altro 50% è in parte cieco, disinformato, accomodante, ipnotizzato e fedele in in sæcula sæculorum al culto di qualcosa che non esiste più, ma che il  PD propala scientemente  dall’asilo alla fine dei corsi postuniversitari o fino alla tomba come “dover pensare”
Poi magari qualcuno talvolta si sveglia dal sonno.

Non molto diversamente dal nazionale, va nel PD bolognese, che prima rifiutò Marini alla Presidenza della Repubblica, poi in parte (sempre in parte viste le “correnti” piddine da cui potrebbero uscire altri 10 e più partiti) si esalta per Prodi, poi in parte è soddisfatto per Letta ma anche no. 

Eppure con solo lo 0,3% , come sempre, riesce a piazzare la Boldrini alla Camera (comunista onusiana mondialista immigrazionista), 
Grasso al Senato (contestato da parte del PD e dai sindacati, altra ennesima posizione comunista, anche ieri), 
di nuovo Napolitano il comunista preferito dagli AmeriKani della Rivoluzione Permanente alla Presidenza della Repubblica, 
ed Enrico Letta ora (Trilateral Commission, Bilderberg…generoso socio del redentore -degli affari di quei di fuori, cfr Fiscal Compact, MES- Goldman Monti a cui mandava pizzini pochi mesi fa, offrendogli completa disponibilità al governo distruttore d’Italia, tra suicidi e imprese chiuse, in omaggio all’euroburocrazia cieca e latrocinante dei beni privati degli stati ex-sovrani).
E’ chiaro che le “scelte” interne, da noi, sono sempre volute da potentati esteri. 

Tanto più che lo stesso Enrico Letta nel suo “Euro Sì. Morire Per Maastricht” ed. Laterza, Collana “Il Nocciolo” affermava: “Non c’è paese che abbia, come l’Italia, tanto da guadagnare nella costruzione di una moneta unica. Abbiamo moltissimi imprenditori, piccoli e medi che, quando davanti ai loro occhi si spalancherà il grandissimo mercato Europeo, sarà come invitarli a una vendemmia in campagna, è impossibile che non abbiano successo..”
S’è visto cosa l’Europa prima, la stessa gestione euro, e la collaborazione di Gold-Monti poi, han fatto dell’industria e pmi italiane. Altro che vendemmia!

Da Bologna, Donini ammette che “Il PD è da rifare”
il Sindaco Merola afferma che “I dirigenti nazionali del partito sono inadeguati”
ma i Renziani notano colpe anche nei vertici locali
E’ la prima volta che sono d’accordo sia con Donini, sia con Merola, sia con i renziani, tutti assieme! 
Ovviamente nessuno risolve nè almeno menziona il problema nè interno nè quello italiano nè quello dello strapotere dei potentati internazionali sulle cose nostre, alla radice.

A vedere bene, già si aggirano nel PD locale altri nuovi 4 punti di vista  almeno in parte conflittuali tra loro. 
Come sempre.

E i ‘ggggiOvani del PD?  Loro “Occupy PD”. Si auto-occupano. E’ tutto Occupy oggi…le rivoluzioni tarocche hanno i loro Occupy, anche DJ Television con i video musicali ha mille trasmissioni che si chiamano “Occupy”. 
Che noia, che barba, che scontatezza, che smania di non produrre nulla eppure sempre autodefinirsi, che autoreferenzialità…

Josh

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Occasione unica per la pacificazione nazionale

I tempi di crisi sono anche tempi di
opportunità
e l’Italia ha, oggi, una grandissima opportunità che
può cogliere: archiviare la guerra civile iniziata nel 1919-1920 e
proseguita con il Fascismo, l’antifascismo, la prima
repubblica, il compromesso storico, il berlusconismo e
l’antiberlusconismo
.
L’esito delle elezioni di febbraio ha
segnato la non vittoria di tutti e l’impossibilità di formare un
governo di parte.
La rielezione, la prima nella storia,
del presidente della repubblica uscente ha certificato
l’impossibilità di una maggioranza di parte.
La individuazione di un governo
comprensivo delle maggiori forze politiche ad esclusione volontaria
dei grillini è l’opportunità per archiviare il passato.
Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha
avuto
.
Per dirla in linguaggio moderno:
resettiamo tutto e ricominciamo dall’Italia.
Ricominciamo dalle Idee, ricominciamo
dai Valori
, ricominciamo dal confronto sulle questioni concrete non
nominalistiche.
Ricominciamo e costruiamo una nuova
Italia
, archiviando con il passato anche una costituzione superata e
ingessata
, creata per impedire un governo che decida.
Ricominciamo e costruiamo una nuova
Italia
individuando una vera, autentica, condivisa Giornata di Festa
Nazionale
che non potrà essere il 25 aprile, il 2 giugno o il 28
ottobre.
Ricominciamo e costruiamo una nuova
Italia
dove i magistrati applicano le leggi approvate dal parlamento e non vadano a caccia di
orchi in base a teoremi ideologici o si mettano ad interpretare e adattare le norme a particolari esigenze.
Ricominciamo e costruiamo una nuova
Italia
dove sia lo stato ad essere al servizio del cittadino e non
viceversa.
Ricominciamo e costruiamo una nuova
Italia
dove siano premiati capacità e merito.
E’ facile a scriversi, molto meno a
farsi e lo si comprende benissimo vista la totale contrapposizione di
questi anni
che, se anche si è manifestata su personalismi
(Berlusconi sì, Berlusconi no) trova in principi e valori non
negoziabili
(proprietà privata, tasse, intervento dello stato,
libero Mercato, politica energetica, politica dell’immigrazione,
europa unita, costumi 
…) altrettanti motivi di profondo contrasto.
Ma l’opportunità è, per definizione,
una circostanza favorevole da cogliere
, non una facilitazione, anzi
spesso le migliori opportunità richiedono un percorso irto di
difficoltà.
Se Letta riuscirà a formare un governo
di larghe intese, sarà solo un primo passo, forse il più facile,
per cogliere l’opportunità storica che la nostra Nazione ha davanti.
Perchè possa iniziare il cammino,
però, non devono essere posti veti agli uomini del “blocco
berlusconiano”.
La sinistra, con solo lo 0,3% in più
dei voti, si è accaparrata le quattro principali cariche
istituzionali
cui viene aggiunta la quinta (presidenza della corte
costituzionale) da sempre in sue mani per tutta una serie di
circostanze sfavorevoli alla equità rappresentativa.
E’ naturale che in un governo ad “alta
intensità politica” come quello che Letta può formare, il PdL
abbia diritto ad alcuni, determinanti dicasteri
, da scegliere tra l’Economia, la
Difesa, gli Esteri, gli Interni, il Welfare, la Giustizia, l’Istruzione, la Sanità,  lo Sviluppo Economico,  le Riforme Istituzionali, oltre alla vicepresidenza.
E per tutti gli incarichi dovrà essere
il PdL a scegliere i propri uomini
da mandare al governo, senza veti
da parte della sinistra, come il PdL non dovrà porre veti agli
uomini dei partiti della coalizione governativa che andranno a
riempire i rispettivi tasselli.
Il secondo passo del governo non potrà
che rappresentare un segnale di libertà verso i cittadini abolendo
l’imu sulla prima casa sin dalla rata di giugno.
Il resto può essere tutto messo in una
aperta discussione per raggiungere il necessario compromesso che
possa portarci a nuove elezioni da giocarsi su progetti di società,
anche opposti, ma non su contrapposizioni personali magari supportate
da toghe che sconfinano in politica.
Sarebbe la rivincita della politica che
riaffermerebbe il proprio primato e sarebbe la prima pietra per una
nuova Italia che archiviasse, lasciandoli alla Storia, gli ultimi
cento anni della propria vita.





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Quest’è l’Italia (che vorrei)

Ho visto un bel film sabato. Anzi no, un film bellissimo. Di qualche anno fa: This is England di Shane Meadows.

È la storia di Shaun un ragazzino di 12 dodici anni che vive solo con la mamma in una periferia inglese avendo perso il babbo nella guerra delle Falkland. A scuola è vittima del bullismo ed è considerato da tutti un perdente, e si trova sempre più isolato dal resto dei giovani ragazzi e passa le giornate alla spiaggia in solitudine.

Poi la svolta: incontra Woody il capo di un gruppo di skinhead che diverrà suo amico fraterno e che lo coinvolgerà nella banda facendolo sentire parte di qualcosa.

Durante una festa finisce per fare la conoscenza di Combo, un tempo grande amico di Woody, appena uscito dal carcere dopo ha appena scontato una condanna di tre anni e mezzo e pare aver adottato atteggiamenti fortemente razzisti mentre era in prigione.

Conbo, soggetto indubbiamente carismatico, appartiene al subproletariato operaio e, benché non specificatamente definito nel film, non deve possedere un altro livello di istruzione: fa parte della working class dove convivono la sentita appartenenza di classe, il fiero patriottismo, uniti ad aspetti comportamentali virili di tipo tradizionalista che mettono in luce la condivisione delle idee nazionaliste del National Front.

Anni luce scolastici, culturali e socioeconomici mi separano da Conbo, ma spesso, nel corso del film, mi sembrava che qualcuno avesse estrapolato i miei pensieri facendoli propri, il tutto per evidenziare un disagio sociale non così diverso da quello odierno.

Nell’Inghilterra della guerra delle Falklands si sentiva l’esigenza di riportare le istituzioni ad un’unità morale, politica ed economica.

Ora come allora, al termine di quest’ennesima farsa repubblicana, è necessario riportare la Nazione ad uno Stato etico, organico, inclusivo, guida e riferimento spirituale della comunità nazionale, uno Stato che torni a recuperare un’ascendenza spirituale in grado di poter affermare la propria autonomia minacciata e lesa dai poteri di natura privata, dalle ingerenze dell’internazionalismo, dalla vis finanziaria.

Di qui la necessità di dover ripensare all’immigrazione, alla forzata integrazione imposta da governanti fuori dal mondo e dalla società quotidiana, ad una società multietnica non desiderata che non rappresenta un’opportunità ma solo un vulnus ad un’identità culturale destinata a crollare per la deleteria intromissione di un anticlericalismo gratuito e di un inutile colonialismo islamico coartante.

Non è solo una questione di bomber, di dottor Martens e di camice Ben Sherman a quadri bianco rosso, insomma.

C’è molto di più.

 

Del prendere ancora tempo

Ha ascoltato tutti i partiti presenti in Parlamento in un solo giorno, poi 24 ore di riposo e forse Enrico Letta scioglierà la riserva tra sabato e domenica. Da una parte dice che il compito è grave e che con il Pdl le differenze restano. Dall’altra che lo spirito è costruttivo e che, nonostante senta ancora il peso sulle spalle, tutti lo incoraggiano, compreso Silvio Berlusconi. Il presidente incaricato dunque potrebbe ricevere il mandato da Giorgio Napolitano, annunciare una lista di ministri (sarebbero 18) e presentarsi alle Camere tra sabato e domenica. Per arrivare subito ai numeri l’esito della giornata è che le chiusure nette sono arrivate da Movimento Cinque Stelle, Sel, Lega Nord e Fratelli d’Italia. Tutti gli altri o hanno già dato disponibilità a sostenere l’esecutivo di grande coalizione o – come il Pdl – fissare bene i paletti e disegnare la cornice all’interno della quale ci si deve muovere. Inutile negare, per esempio, che il problema principale sarà trovare una convergenza tra le varie forze politiche della nascitura maggioranza (Pd, Pdl, Scelta Civica) sulla restituzione dell’Imu promessa dal centrodestra. Sulla carta il governo Letta dovrebbe partire da un bacino potenziale di 456 voti a Montecitorio e 239 al Senato, quindi uno scarto di 140 voti alla Camera e di 79 a Palazzo Madama.
Tuttavia, a parte la prudenza di Letta, quale sia il risultato del dialogo tra le varie parti in gioco traspare da alcune dichiarazioni. Cicchitto parla di un governo che deve durare 2 o 3 anni. Il presidente del Senato Piero Grasso auspica una durata, per effettuare le riforme necessaria, addirittura di 5. Letta ha messo le carte in tavola e chiarito quali sono i lati del triangolo dentro al quale sta agendo: emergenza economico-sociale e sviluppo, riforma della politica e revisione degli accordi Ue. Una chiarezza che sembrano avere apprezzato perfino i capigruppo Cinque Stelle, anche se la replica è stata prevedibile. Il ragionamento dei parlamentari del Movimento resta: voteremo legge per legge, quando vedremo i fatti valuteremo sul da farsi, perché al momento di cambiamento non c’è neanche l’ombra. Al che Letta ha avuto l’agio (rispetto al suo “predecessore” Bersani) di poter rispondere: “Fate un passo, anche dopo il no alla fiducia”. L’invito del presidente incaricato è stato quello di abbandonare questa “frustrante incomunicabilità” e di “mescolare i voti”, che è l’unico modo per risolvere la questione nel modo più corale possibile. Insomma: “Scongelate i vostri voti”. Vito Crimi e Roberta Lombardi hanno replicato che da una parte lo stallo non è certo dovuto alla presunta “incomunicabilità” dei Cinque Stelle (“Noi il dialogo l’abbiamo offerto con la candidatura di Rodotà”) e dall’altra che il congelamento semmai è quello degli ultimi 20 anni a causa degli stessi partiti che ora intendono governare insieme.
Quanto a Berlusconi il problema è politico: dagli Stati Uniti il Cavaliere lancia l’idea di una sorta di nuovo decreto salva-Italia che accorpi le proposte chiave del Pdl di taglio dell’Imu e di aiuti alle Pmi e così cerca di imporre al premier incaricato un manifesto programmatico che è la bandiera del Pdl. Con tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di immagine. L’ex presidente del Consiglio è sempre molto abile nel tenere coperti i suoi veri obiettivi. In questo caso tenta di disinnescare il problema del toto-nomine e la necessità di imporre sgraditi veti ai suoi candidati ministri (alcuni non piacciono al Pd) in cambio di un successo visibile sulle cose da fare. La stessa ipotesi di restituzione parziale dell’Imu sulla prima casa in titoli di Stato, brevemente circolata in giornata, rappresenterebbe agli occhi dell’opinione pubblica un adempimento delle promesse elettorali. Un successo. E’ chiaro che Letta non può farsi incastrare in una partita di questo tipo. E infatti Angelino Alfano, pur sottolineando lo spirito costruttivo, ha detto che restano alcuni nodi da sciogliere. Ma comunque il dialogo va avanti perché la vera emergenza, e su questo sono tutti d’accordo, è la paralisi dell’economia italiana. Del resto attardarsi nel minuetto dei veti incrociati è una strategia inutile nell’ottica di un governo del Presidente: si sa bene che l’alternativa al successo di Letta sono le elezioni anticipate. La stessa formazione della squadra di governo (tutti chiedono personalità di alto profilo) è in un certo senso secondaria rispetto al rasserenamento del clima generale.
Preoccupa piuttosto ciò che si muove sottotraccia nel Pd. I dissidenti pronti a non votare la fiducia (da Laura Puppato a Pippo Civati) non sono ufficialmente molti, ma in realtà il malessere è più ampio di quanto appaia. Lo dimostra la minaccia di espulsione dal partito di quanti assumessero un atteggiamento di questo tipo da parte di un fedelissimo di Letta, Francesco Boccia: se si è sentita la necessità di un tale avvertimento, significa che l’opposizione alle larghe intese è ancora troppo forte. Anche per i futuri alleati che rischiano di trovarsi spiazzati (Fratelli d’Italia – che non voterà la fiducia – teme una specie di Monti-bis, declinato in senso politico). Matteo Renzi assicura il suo sostegno al governo che nascerà: ”Saremo al suo fianco – dice il sindaco di Firenze – per mettere fine ad una delle pagine più brutte e inconcludenti della nostra storia. Ora arriva il momento nel quale gli auspici devono diventare realtà. Chi ha il coraggio delle proprie azioni deve arrivare in fondo, non deve disertare”. Letta è ben consapevole che, come nello sport, il primo avversario è il compagno di squadra. Ha sottolineato di essere in contatto costante con il capo dello Stato e cerca il dialogo con tutte le forze parlamentari, compresi i 5 stelle il cui potenziale – ha spiegato – dovrebbe essere scongelato.
Un atteggiamento simile a quello di Nichi Vendola il quale però non può sperare di organizzare con loro un’opposizione comune: basti pensare alle polemiche sul 25 aprile, di cui Beppe Grillo (“becchino planetario” per stare alle parole del leader di Sel) ha decretato la morte. Il fatto è che l’illusione di coniugare le critiche dei 5 stelle con quelle della sinistra non può durare a lungo: i primi non mancano occasione di distribuire indistintamente mazzate a destra e a sinistra, la seconda invece è animata principalmente dall’antiberlusconismo. Vendola è giunto al punto di paragonare il Pdl ai fascisti: provocazione caduta nel vuoto ma che finisce anche per dare la patente implicita del Quisling a chi collabora con la destra. Una scomunica che certo non aiuta il lavoro di ricucitura di Letta per una nuova fase di pacificazione nazionale.

Letta come don Abbondio

Pare che anche Enrico Letta si sia piegato al diktat dei grillini circa le consultazioni in streaming.
Comincia male, il premier incaricato se, invece di indirizzare un “vaffa” a tale richiesta (che avrebbe avuto un clamoroso successo di popolo) si adegua alle loro condizioni come un Bersani qualunque.
Mi domando se Amato sarebbe stato così don Abbondio.





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