Suicidi e stragi di stato

Una famiglia sterminata. Prima marito e moglie che si sono impiccati in casa. Poi il fratello della donna si è gettato in mare. Tragedia a Civitanova Marche. I corpi della coppia sono stati trovati dai vicini di casa che hanno avvisato i carabinieri. Poi il cognato ha deciso di farla finita. Secondo gli inquirenti si è trattato di un suicidio a causa delle difficoltà economiche.
LA COPPIA– Secondo un prima ricostruzione i due si sarebbero impiccati. L’uomo, era un esodato di 62 anni e lei, una pensionata di 68, entrambi senza più un lavoro. Troppo poco per le spese quotidiane e l’affitto di casa. I due non avevano figli. Sempre secondo quanto si apprende, la coppia avrebbe lasciato sull’auto di una vicina di casa un foglio con su scritto «Scusaci per quello che abbiamo fatto». Sulla morte della coppia stanno indagando i carabinieri, che al momento tengono uno strettissimo riserbo.
IL FRATELLO– Intanto anche il fratello della donna si è tolto la vita. Il corpo dell’uomo è stato ripescato nelle acque antistanti il molo sud del porto di Civitanova: anche lui è un pensionato, 73 anni, con un passato da operaio nel settore calzaturiero. Viveva nell’abitazione adiacente a quella della coppia. Secondo quanto si è appreso, quando l’uomo è arrivato sul luogo del duplice suicidio, non avrebbe retto al dolore.

Ruby – magistrati, uno a zero

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Ha raccontato di come il capo degli investigatori, al processo, avesse portato come prova regina che lei fosse una prostituta, una foto presa dal suo stesso profilo Facebook, nel quale con ogni evidenza era stata inserita da lei stessa.. Ma questo dà un’ulteriore conferma delle professionalità italiane.

Anche Grillo ha i suoi Fini

Sembra che tra i grillini ci sia una levata di scudi contro le direttive del comico genovese.
Posso capirli.
A nessuno piace essere eletto e poi, dopo due mesi, essere rimandato a casa, quindi meglio votare Bersani e restare in parlamento per qualche anno.
Così emerge lo “scouting” dei comunisti.
E anche Grillo capisce cosa voglia dire avere a che fare con i suoi Fini.
Che fai, li cacci ?





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Adesso vorrebbero pensionarlo

E’ proprio vero che la Verità emerge per caso.
Valerio Onida, uno dei “saggi” scelti da Napolitano è cascato nella trappola della finta Hack e ha espresso le sue idee.
I “saggi” non hanno altra funzione che perdere tempo per arrivare all’elezione del nuovo presidente della repubblica.
Berlusconi dovrebbe andare in pensione per non tormentare più gli Italiani.
Berlusconi ha la stessa età di Onida, ma anche del papa appena eletto e undici anni in meno di Napolitano.
Ha l’età che aveva Ronald Reagan quando fu eletto per la seconda volta.
Tormenta gli Italiani ? 
Eco un altro scivolone del “saggio” che, invero, si dimostra poco tale.
Probabilmente la presenza sulla scena politica del Cavaliere tormenta i comunisti che non riescono a batterlo elettoralmente e neppure a silenziarlo giudizialmente, così gli farebbero ponti d’oro se andasse in pensione, ma certamente mezza Italia è grata a Berlusconi per il solo fatto di esserci.
Forse Onida considera “italiani” solo i comunisti ?





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Gli imbecilli che paghiamo

«I saggi? Inutili, servono a coprire questo periodo di stallo. Andremo a votare presto». A dirlo è proprio un «saggio»: Valerio Onida, uno dei dieci «facilitatori» nominati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Chiamato da una finta Margherita Hack per il programma «La zanzara» su Radio 24, l’ex presidente della Consulta parla liberamente: «Berlusconi vuole solo protezione, è anziano e speriamo decida di godersi la vecchiaia lasciando in pace gli italiani». Poi, sul Quirinale: «Fosse per me metterei Giuliano Amato». Quando però la notizia dello scherzo è saltata fuori, Onida ha cercato di correre ai ripari: «Sono stato ingenuo», ha ammesso il giurista precisando che la pubblicazione di una conversazione privata è «una grave violazione della libertà e segretezza delle comunicazioni». Infine le scuse a Napolitano e Berlusconi e la retromarcia: «Il nostro lavoro non è inutile, infatti resto al mio posto».
«COPERTURA DELLO STALLO» – «Questa cosa dei saggi, a me sembra sinceramente una cosa inutile», esordisce l’imitatore dell’astrofisica toscana, come riporta un comunicato dell’emittente. «Ma guardi, sì – conviene Onida – è probabilmente inutile… Serve a coprire questo periodo di stallo, dovuto al fatto che dal Parlamento non è venuta fuori una soluzione mentre l’elezione del nuovo Presidente è tra quindici giorni… allora il nuovo presidente potrà fare nuovi tentativi o al limite sciogliere le Camere, cosa che Napolitano non può fare. Dunque questo periodo di stallo è un po’ coperto, diciamo così, da questo tentativo (ride)..questa cosa…sono d’accordo che non servirà nella sostanza…». «Non ho ancora capito a che servono», chiede ancora la finta Hack: «…È un lavoro di copertura del momento di stallo… dovremmo mettere giù proposte di programma che possano essere condivise, ma nella sostanza i partiti devono mettersi d’accordo…», risponde Onida.
LA LEGGE ELETTORALE – «C’è possibilità di cambiare legge elettorale?», chiede sempre la finta Hack e Onida risponde così: «Cercheremo di fare una proposta, quello sarebbe un bel risultato. Penso che andremo a votare ancora, presto o prestissimo. È un Parlamento bloccato, Grillo non ne vuol sapere, il Pdl vuole solo garantirsi di essere in campo, Berlusconi naturalmente spera sempre di avere qualche vantaggio o protezione, il Pd ha fatto questo tentativo di buttarsi con Grillo e non ce l’ha fatta. E c’è il blocco». E per il Quirinale che succede? «Si fanno tanti nomi, ma non c’è accordo – risponde il costituzionalista – personalmente dico che Amato sarebbe un ottimo presidente della Repubblica, fosse per me lo farei subito». Quindi ancora una critica a Berlusconi: «È anziano, speriamo si decida a godersi la sua vecchiaia, è un mio coetaneo. Potrebbe andare a godersi la sua vecchiaia e lasciare in pace gli italiani».
LA DICHIARAZIONE DEL GIURISTA – Ecco il testo integrale della dichiarazione rilasciata in serata da Onida, componente del gruppo di lavoro in materia istituzionale. «Sono stato ingenuo nel pensare che l’autrice della telefonata provocatoria fosse davvero la professoressa Hack. La pubblicazione del contenuto di una conversazione privata, nella quale l’interlocutore falsifica la propria identità costituisce una grave violazione della libertà e segretezza delle comunicazioni garantita dalla Costituzione. Ciò detto, che non sia inutile il lavoro che stiamo facendo, lo dimostra il fatto che sono qui con gli altri colleghi a lavorare. Esprimo il mio rammarico per l’imbarazzo che la pubblicazione può aver creato al Presidente della Repubblica, e le mie scuse al Presidente Berlusconi perché un mio giudizio privato, espresso in chiave ironica e autobiografica – ho detto che sono un suo coetaneo – diventando pubblico potrebbe averlo ingiustamente offeso».

Luridi incapaci vermi

Questa è una presa in giro. Ci riferiamo ai pagamenti dei debiti contratti dalle pubbliche amministrazioni con le imprese. E al decreto governativo che ieri doveva sbloccarli, ma che è stato rinviato. Dei 90 miliardi di crediti delle imprese si è parlato inizialmente di soli 70. Poi si è deciso di rimborsarne 40, scesi però a 38. E di questi solo sette sarebbero sicuri. Nel frattempo, tutto fermo. Problemi di copertura finanziaria: è la spiegazione ufficiale. Scontro a tutto campo all’interno del governo Monti: è la parte non detta. Sta di fatto che mentre le imprese muoiono, e con loro tutti noi, il governo non riesce a capire quali sono le priorità del Paese. E non ci riesce adesso, che è più debole che mai, perché non ci è riuscito prima, quando aveva sia il tempo, sia la congiuntura politica interna ed europea favorevole. Il tema è noto: le imprese vantano nei confronti di enti e aziende sanitarie locali almeno 90 miliardi di crediti. Un male antico che, con la recessione in atto, non può più essere tollerato. Lo Stato, che queste stesse imprese torchia regolarmente attraverso le imposte, dovrebbe ora intervenire: sembra un principio di elementare equità. Ma con quali fondi? Se questi vengono erogati «per competenza» nel 2013, allora vanno ad aumentare il deficit e a sforare il tetto del 3% fissato dall’Europa nel rapporto con il Pil: vietatissimo. Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue che da mesi si batte per questa causa, sostiene invece che i debiti sono lì da anni e come tali già di «competenza» dei deficit passati. Quindi andrebbero finanziati «per cassa», cioè emettendo nuovi titoli di Stato che andrebbero solo ad aumentare il debito. Il che, al momento, è ancora permesso.
Ma Monti non gradisce nemmeno questa soluzione perché porterebbe il rapporto debito/Pil a livelli non congeniali alla propria reputazione a Bruxelles. Avete capito? Ecco il paradosso in cui ci troviamo: preferiamo rispettare i paletti e il rigore imposti dall’Europa, cioè da un regime tecnocratico, piuttosto che provvedere alla salvezza dell’economia di una delle maggiori democrazie mondiali.Unici, su questa strada, a differenza non solo della Germania, ma anche di Francia e Spagna, che quegli stessi paletti hanno saputo gestirli anche nel loro interesse, e non solo in quello del partito europeo. Eppure questo esecutivo ha mostrato di avere ben altro piglio: lo scorso anno, in pochi giorni, ha cambiato la vita di qualche decina di milioni di italiani posticipando loro l’età della pensione e riducendone l’entità. Poi ha introdotto una tassa patrimoniale sulla prima casa. E ancora ieri era pronto a risolvere il problema dei debiti che lo Stato ha con le imprese facendoli pagare di nuovo a noi, attraverso un aumento delle imposte sul reddito. Possibile che sul fronte delle entrate sia sempre tutto possibile senza domandarsi mai se sia ancora sostenibile? Mentre quando si tratta di restituire ad altri cittadini (le imprese e i loro dipendenti) i propri soldi non si riesca a combinare nulla? Ecco perché il balletto sui debiti delle Pa ci sembra offensivo e pericoloso. E così rischia di uccidere, con l’economia, anche la speranza.

Matteo Renzi

Si agita molto, troppo.
Ogni sua parola ottiene una cassa di risonanza sproporzionata alla qualità del contenuto.
A me il putto fiorentino, con la sua aria da San Luigino, con i suoi modini azzimati, ricorda molto Pierferdinando Casini da giovane …



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La Carfagna inciampa sulla Bonino

Ieri ho scritto che al peggio non c’è mai fine citando alcuni nomi di “papabili” al Quirinale e la Carfagna, su Sky, me lo ha confermato.
Nel corso di una intervista in cui, peraltro, ha bene esposto la linea del Centro Destra contro una giornalista evidentemente ostile e aggressiva con la quale scambiava sorrisi che parevano coltellate, è però caduta nella trappola   di esprimere una sua “simpatia” per la Bonino presidente.
Come può parlarsi di rinnovamento eleggendo una anziana signora in parlamento dal 1976, cioè da più tempo di Casini, Fini e D’alema ?
Come può rappresentare tutti gli Italiani una che, sempre al traino di Pannella, ottiene meno dello zero virgola per cento alle elezioni ?
Come può rappresentare tutti gli Italiani una che è sempre stata schierata con una parte: divorzio, aborto, eutanasia e, immagino anche se non l’ho mai letta in proposito, anche “matrimonio” omosessuale, cittadinanza agli immigrati e manipolazione genetica ?
Come può interpretare la massima carica dello stato una che si è candidata, senza ottenere il necessario consenso popolare, a tutto (da premier a presidente della regione Lazio) ?
Come può interpretare la massima carica dello stato una che, nella situazione di stallo politico, ha saputo solo farsi sentire frignando perchè tra i dieci saggi non c’è neppure una donna ?
Temo che, per l’appunto, la Carfagna l’abbia proposta in quanto donna, come se fosse la caratteristica più importante, senza pensare che più del sesso, conta la competenza e il merito.
E temerei le azioni di una Bonino presidente condizionata a dimostrare che “una donna” possa riuscire là dove hanno fallito gli uomini, quindi condizionata al risultato, il modo migliore per sollevare polveroni e sbagliare ripetutamente.
Bene ha fatto Brunetta a ricordare che l’opinione della Carfagna, che con tale uscita ha rovinato una ottima prestazione televisiva, è personale e non rappresenta la linea del partito.





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Strage di stato

BARI – I debiti lo avevano esasperato. Nicola Rutigliano, 43 anni, di Bari, si è ucciso con un colpo alla testa davanti alla Caserma dei Carabinieri di Triggiano. Faceva il poliziotto. In servizio negli uffici amministrativi del Commissariato San Nicola, nel cuore della città vecchia, ha deciso di farla finita e non lo ha fatto in silenzio. Ha scritto un biglietto, che ha lasciato in casa, dove ha spiegato le ragioni del suo gesto. Poi ha telefonato al 112 annunciando che si sarebbe tolto la vita e ha chiamato anche alcuni giornalisti.
IL SUICIDIO – «Aveva una voce tremante – ha riferito un cronista che ha preso la telefonata – e ha detto che un suo amico voleva suicidarsi. Poi ha detto di trovarsi davanti alla caserma di Triggiano e ha chiuso». Dentro i loro uffici, a Triggiano, i militari hanno sentito il colpo di pistola. Proprio di fronte al cancello della caserma una macchina grigia, una Seat Altea, con i vetri in frantumi e all’interno, al posto di guida, l’agente Rutigliano in fin di vita. I carabinieri non hanno atteso l’arrivo del 118 e l’hanno accompagnato all’ospedale più vicino, il «Fallacara» di Triggiano. Poco dopo il trasporto d’urgenza all’ospedale barese «Di Venere» della ex frazione di Carbonara, dove l’uomo è morto. Parenti e poliziotti hanno vegliato la salma prima nell’obitorio e poi nella cappella dell’ospedale per tutto il pomeriggio. «Un bravo ragazzo, tranquillo, riservato» lo hanno descritto i colleghi.
LA POSIZIONE DI EQUITALIA – Nicola Rutigliano, separato, con un figlio, viveva a Triggiano insieme con la nuova compagna. Nei giorni scorsi l’arrivo a casa di una cartella di Equitalia lo avrebbe esasperato sino al punto di fargli decidere di uccidersi, sparandosi un colpo alla testa con la sua pistola di ordinanza. Ma la stessa Equitalia, in un comunicato diffuso in serata per esprimere cordoglio, esclude che a Rutigliano sia stata inviata «nè oggi, nè nei giorni scorsi alcuna cartella». L’ultima, che la società indica di «importo comunque contenuto» gli era stata notificata a gennaio.
IL SINDACO – «Quello che è accaduto – ha commentato il sindaco di Triggiano, Vincenzo De Nicolò, medico oculista nell’ospedale cittadino – ci ha lasciati sgomenti. Quando i vigili urbani e i carabinieri mi hanno informato di quanto accaduto mi sono precipitato in ospedale e i colleghi mi hanno detto che la situazione era molto critica. I motivi? Non li conosco. A quanto mi risulta non aveva mai chiesto, in nessuna forma, l’aiuto del Comune. Aveva un lavoro stabile, non aveva problemi di tipo lavorativo. Ogni giorno noi sindaci cerchiamo di calmare gli animi della gente, esasperata per la situazione economica in cui in tanti ormai si trovano a causa della crisi, ma quest’uomo non ci aveva mai chiesto aiuto».