Francesco Papa elogia la Fede Integrale. Che non si negozia. Mai.

Oggi finalmente Francesco Papa ha detto qualcosa di pesante contro il Relativismo, che resta il problema principale della Chiesa Cattolica di oggi: Come va, la nostra fede? E’ forte? O alle volte è un po’ all’acqua di rose?”. Quando arrivano delle difficoltà “siamo coraggiosi come Pietro o un po’ tiepidi?”. Pietro – ha osservato – non ha taciuto la fede, non è sceso a compromessi, perché “la fede non si negozia”. Sempre – ha affermato il Papa – “c’è stata, nella storia del popolo di Dio, questa tentazione: tagliare un pezzo alla fede”, la tentazione di essere un po’ “come fanno tutti”, quella di “non essere tanto, tanto rigidi”. “Ma quando incominciamo a tagliare la fede, a negoziare la fede, un po’ a venderla al migliore offerente – ha sottolineato – incominciamo la strada dell’apostasia, della non-fedeltà al Signore”.E poi ha aggiunto: L’esempio di Pietro e Giovanni ci aiuta, ci dà forza” – rileva ancora il Papa – ma nella storia della Chiesa sono tanti i martiri fino ad oggi, “perché per trovare i martiri non è necessario andare alle catacombe o al Colosseo: i martiri sono vivi adesso, in tanti Paesi. I cristiani – afferma Papa Francesco – sono perseguitati per la fede. In alcuni Paesi non possono portare la croce: sono puniti se lo fanno. Oggi, nel secolo XXI, la nostra Chiesa è una Chiesa dei martiri”, di quelli che dicono come Pietro e Giovanni: “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”. 
Ed infatti i media ed i giornalistidoggi non hanno dato che scarsissimo risalto alle affermazioni odierne. Quasi nulla.
Dopo i miei primi dubbi, dovuti ad un certo pauperismo iniziale, enfatizzato dai nemici della Chiesa, e forse usato da Bergoglio per far breccia tra la gente, ecco oggi un vero monito. La Fede non si mercanteggia. 
Capito, cattoprogressisti e cattobuonisti ? Questo è il linguaggio del Magistero immutabile. 

Dio stramaledica la Bonino. Tout court.

Quando postai questa foto, nel Marzo del 2010, l’ immagine era ancora poco conosciuta, al di fuori di una stretto giro di militanti radicali. Il quotidiano “Libero” la rese certamente più famosa. Oggi, la conoscono tutti. Ebbene, nonostante questa foto, oggi si cerca di far passare la candidatura di questa persona alla presidenza della repubblica italiana. Non solo, i radicali e la Bonino rivendicano con orgoglio questo passato, ancora oggi. Metodo Karman, lo chiamano. Metodo da film horror, da incubo, sottolineo io. Il bambino veniva aspirato, per poi essere buttato. Dio stramaledica la Bonino, tanto lei è atea. All’ inferno non ci crede. Quindi, posso constatare che in futuro una visita a Pape Satàn non le sarà certo negata…
Ma non diventi l’ inquilina del Colle, perchè potremmo essere maledetti da Dio noi tutti, colpevoli ed incolpevoli. 

Post sull’ argomento:

http://santosepolcro1.blogspot.it/search/label/brigate%20radicali     

Il Pensiero Verde 2013-04-06 01:37:00

Altro che austerità: Laura Boldrini ha quadruplicato i suoi portavoce.

Dopo la bufala sul taglio di 1/3 dello stipendio, subito smascherata anche da noi di Qelsi, la neo-presidente della Camera Laura Boldrini cade in un’altra gaffe decisamente contraria al tanto sbandierato spirito della spending review e della sobrietà. L’ex portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati politici s’è infatti creata uno staff di ben quattro portavoce, tutti esterni e tutti uomini di coalizione, o figli di esponenti Pd oppure trombati alle elezioni. In pratica, Laura Boldrini ha quadruplicato lo staff addetto alla comunicazione della presidenza della Camera, che da tradizione era finora composto da un solo portavoce in aggiunta ai giornalisti dell’ufficio stampa della Camera dei deputati. Ed in effetti risulta difficile pensare a come possano essere utili altri tre, peraltro ovviamente stipendiati con soldi pubblici.

Ancor più interessante l’identità dei quattro portavoce. Una è un’immancabile “figlia di”: Valentina Loiero, per l’appunto figlia di cotanto padre. Il babbo è Agazio, ex presidente della regione Calabria. La “figlia d’arte” è stata nominata capo della comunicazione, alle spalle vanta un’onesta carriera da inviata del Tg5 a Lampedusa, tra sbarchi e migranti. Logico che le strade della figlia di Agazio Loiero e di Laura Boldrini si siano incrociate proprio nell’isola.
Altri due invece sono i classici trombati alle elezioni che rientrano dalla porta di servizio, grazie al “paracadute Boldrini”: il primo è Roberto Natale, sindacalista, ex capo del sindacato Usigrai ed ex presidente della Federazione della Stampa italiana, candidato non eletto alle ultime elezioni politiche in quota Sel, il medesimo partito di Laura Boldrini; il secondo è Carlo Leoni, già vicepresidente della Camera in quota Pd e non rieletto in queste elezioni.
Natale sarà il portavoce personale della presidente della Camera, Leoni farà da consigliere politico-istituzionale.
L’ultima componente dello staff dei portavoce è Giovanna Pirrotta, che si occuperà dei social network e delle nuove tecnologie. In pratica sarà l’addetta a facebook per Laura Boldrini. Il sogno di qualsiasi italiano: essere pagati con soldi pubblici per stare su facebook. Farlo per la terza carica dello Stato dev’essere ancora più soddisfacente.
I figli di cotanto padre, o cotanta madre, però non sono finiti: nella squadra della neo-presidente della Camera, in qualità di addetta ai rapporti con gli organismi internazionali, ci sarà anche Giulia Laganà, figlia dell’ex parlamentare Pd Tana de Zulueta.
A capo della segreteria tecnica c’è invece Marco Cerase, genero dell’intellettuale marxistaAlberto Asor Rosa. Professore in pensione, Asor Rosa è ricordato per essere uno dei principali firmatari della lettera volta ad impedire a Papa Benedetto XVI di parlare all’Università La Sapienza di Roma nel 2008. Ed anche per aver caldeggiato nel 2011, sulle colonne del Manifesto, un “golpe” finalizzato a “congelare le Camere, sospendere le immunità parlamentari, restituire alla magistratura la capacità d’azione” (come se già non ne avesse n.d.r.).
Insomma, proprio una grande ed accogliente famiglia quella della sinistra targata Laura Boldrini.
di Riccardo Ghezzi © 2013 Qelsi

di Riccardo Ghezzi © 2013 Qelsi

50.000 cartoline per salvare i Marò

BOLOGNA – Una cartolina con la foto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, stampata in 50.000 copie, da distribuire ai cittadini affinche’ la firmino ed inviino all’ambasciata indiana in Italia. E’ l’iniziativa lanciata dal Pdl di Bologna: un ‘S.O.S’ che sta per “Save our soldiers” e’ lo slogan che campeggia, mentre sul retro il messaggio e’ “Liberate i nostri maro'”. Quello dei due fucilieri trattenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori “e’ un argomento che sta toccando il cuore dell’Italia”, afferma Alberto Vecchi, coordinatore provinciale del Pdl bolognese, presentando in conferenza stampa la campagna. A partire da oggi le cartoline verranno distribuite a tutti i 60 coordinamenti comunali presenti sul territorio, poi dalla prossima settimana Vecchi annuncia banchetti ed iniziative pubbliche “in tutte le piazze”. Nelle stesse occasioni, il Pdl portera’ anche una raccolta di firme da inviare al Governo italiano. Finora l’Italia si e’ caratterizzata per una “gestione imbarazzante” della vicenda, afferma il berlusconiano: “Se il Governo si comporta in maniera inadeguata, il popolo italiano e soprattutto il centrodestra non possono restare in silenzio di fronte ad un dramma di tali dimensioni”. E’ necessario “far capire al Paese da che parte sta la ragione e da che parte sta il centrodestra”, aggiunge il capogruppo del Pdl in Provincia, Luca Finotti, visto che il Governo in carica “dopo essere stato schiavo della Germania in politica economica, sta dimostrando di essere schiavo dell’India in politica estera”. Il Pdl invoca “una soluzione diplomatica come avviene fra tutte le democrazie in caso di controversia”, sottolinea il consigliere comunale Michele Facci, definendo un “abuso” il comportamento tenuto dal Governo indiano.

di Maurizio Papa

Fonte Agenzia DIRE

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Pensieri non convenzionali… scatenano il putiferio

«I padri sposeranno i figli, per evitare la tassa di successione». Jeremy Irons, conosciuto dal grande pubblico per la straordinaria interpretazione che gli valse il premio Oscar come migliore attore del Mistero di von Bulow, è protagonista di un’affermazione-choc nei confronti della legge sui matrimoni gay. La dichiarazione – riportata dal Daily Telegraph – fa subito il giro dei media anglosassoni. Così l’attore – nel gotha del cinema mondiale – scatena un putiferio.
IL PERSONAGGIO – Da sempre irriverente per le sue battute, spesso politically uncorrect, Jeremy Irons. Eppure stavolta non sembra soltanto una boutade utile a dargli visibilità e a far qualche titolone sui giornale, ma una vera e propria tesi negazionista nei confronti dei matrimoni gay. Il 64enne Irons non prova una particolare simpatia per il tema – e lo ha rivendicato più volte – ma stavolta alza il tiro e sostiene come possano dare adito a una manipolazione collettiva nei confronti dell’erario per sfuggire alle sue maglie. La tesi è che le unioni gay permetteranno le nozze tra padri e figli per pagare meno imposte relative alla tassa di successione: «I genitori non potranno sposare i figli?», si chiede.
L’INCESTO – Alle obiezioni di chi gli fa rilevare l’ipotesi dell’incesto risponde tranchant: «L’incesto non è tra uomini, perché questa fattispecie serve a proteggerci da procreazioni innaturali, ma evidentemente la procreazione non può esistere tra uomini». Questa affermazione crea immediatamente sbigottimento tra i social network e i siti inglesi, tanto da suscitare un vespaio di polemiche. Ma la gran parte dell’opinione pubblica – almeno quella prettamente social – etichetta Irons come «ignorante per una frase così offensiva». Qualche altro su Twitter nota come sia «la prova evidente di mancanza di intelligenza». Certo è che il tema dell’evasione fiscale connaturato ai matrimoni gay presenta il crisma della novità assoluta. Grazie a Irons.
Fabio Savelli

Madonna Laura

Un favore a Madonna Laura… qui. No, l’italia non è decisamente un paese normale.
La sobrietà ha le sembianze di un giano bifronte. Da un lato si riducono gli stipendi e si invocano tagli alle spese superflue del Palazzo, dall’altro si imbarcano trombati della politica e figli d’arte. Rigorosamente alla presidenza della Camera. Laura Boldrini ha fatto questo. Ma non solo. Il neo presidente di Montecitorio ha infatti quadruplicato lo staff di comunicazione apportando una vera rivoluzione. Non proprio in linea con la spending review. Perché a dispetto della tradizione, che vuole che il presidente della Camera una volta insediato porti con sé un proprio portavoce e si appoggi per il resto delle mansioni ai giornalisti dell’ufficio stampa della Camera, l’ex portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha portato quattro “esterni”. Di peso.
C’è Roberto Natale, già capo del sindacato Usigrai, nonché ex presidente della Fnsi, Federazione della Stampa italiana. Alle ultime elezioni politiche è stato candidato nelle liste di Sel, ma non è riuscito a essere eletto. E così a dare rifugio a Natale ci ha pensato la Boldrini, che lo ha nominato suo portavoce. C’è Valentina Loiero, figlia del democratico Agazio già governatore della Calabria, nominata capo della comunicazione. Per anni inviata del Tg5 a Lampedusa, proprio nell’isola la Loiero ha conosciuto Laura Boldrini. Da lì è iniziato un rapporto di stima, tanto che il neo presidente della Camera ha firmato la prefazione al libro “Sale nero” scritto dalla giornalista e insieme hanno collaborato alla stesura della “Carta di Roma” – codice deontologico sui migranti. Coincidenza vuole che nel giorno stesso dell’elezione della Boldrini Agazio Loiero espresse parole di encomio nei confronti del presidente della Camera – ché anche per i padri le figlie so’ pezzi ‘e core. Poi Giovanna Pirrotta (che non risulta né candidata alle ultime elezioni né figlia d’arte) si occuperà dell’immagine sui social network e delle nuove tecnologie. Infine, secondo quanto scritto da Telesio Malaspina, firma de L’espresso, a far da consigliere politico-istituzionale alla Boldrini sarà Carlo Leoni, già vicepresidente della Camera in quota Pd. Anche lui non rieletto. E a ricoprire il ruolo di addetta ai rapporti con gli organismi internazionali c’è Giulia Laganà, nonché figlia dell’ex parlamentare Pd Tana de Zulueta.

La malvagità luciferina di Riccardi

”Colgo questa felice occasione per portare il saluto del Governo Italiano, e ribadire l’impegno a una rinnovata azione di cooperazione internazionale, misura della fiducia e solidarieta’ con cui un Paese guarda al mondo e si proietta nel futuro”. Inizia cosi’ l’intervento del ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, presente in occasione del meeting internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sulle comuni strategie di cooperazione tenutosi questa mattina a Roma. ”Questo lungo periodo di globalizzazione che stiamo vivendo ha imposto a tutti di ridefinirsi: Stati, popoli, aggregazioni umane. In questo quadro – aggiunge Riccardi – l’annosa transizione italiana si e’ trasformata in un lungo travaglio fatto di cambiamenti, tensioni, domande che cercano alla ricerca di risposte convincenti. Si tratta di una transizione complessa a cui sono stati dati vari nomi, che ha spostato gli equilibri sociali e politici del nostro paese ed ha ingenerato nell’opinione pubblica molta confusione. Stressato da troppi allarmismi sociali – alcuni dei quali hanno descritto il mondo come una minaccia – il paese ha concentrato la sua attenzione solo si di se’, in una forma di introversione che spesso ho descritto come l’anticamera del declino. Eppure la globalizzazione e’ anche una stagione di opportunita’ in tutte le situazioni e di crescita per la cultura e l’economia dell’Italia”.

”Credo che a questo governo vada il merito – aggiunge il ministro – nei pochi mesi che abbiamo avuto e stretti dall’urgenza di evitare il disastro, di aver saputo ridare fiducia nel ruolo che l’Italia puo’ avere in molteplici quadranti geopolitici, a partire dalla ripresa della nostra reputazione in Europa, ma anche in un Mediterraneo che si e’ rimesso in movimento, cosi’ come in tante altre aree”.
”Sul tema della battaglia culturale ho iniziato la mia esperienza di ministro della Cooperazione – prosegue – avvertendo come fosse necessario in Italia un reale cambiamento. La nostra crisi non e’ solo finanziaria ma e’ piu’ profonda. C’era nel paese una crisi di sensibilita’ verso la coperazione: cosa significa – era la domanda di molti – cooperare con altri se siamo in crisi? A cosa serve la cooperazione? Cio’ non era espressione di un calo di generosita’ ma di un processo di introversione, di stanchezza, di ripiegamento che spesso una cattiva politica aveva cavalcato. Per questo ho voluto richiamare tutti a un dibattito nazionale, investire il Paese con il tema della cooperazione ormai da troppo tempo chiuso nel ghetto degli esperti e dei cultori della materia. La tematica della cooperazione e’ un settore delicato. Che vuol dire cooperare nel mondo globalizzato? Un continente che non coopera e’ un continente che declina”.

”Credo che la cooperazione sia una risposta alla crisi europea e una grande via di internazionalizzazione. Credo sia un metodo per concepire le nostre relazioni globali in modo nuovo – conclude Riccardi – con spirito unitivo, quello che costruisce ponti tra Stati, universi culturali, organizzazioni sovranazionali, societa’, mondo del privato profit e non profit, fino allo spazio della cultura e delle religioni. La ricerca di un grande disegno e di una strategia di messa in coerenza del sistema hanno rappresentato il mio indirizzo. Il Forum di Milano dell’ottobre scorso e’ stato il momento piu’ alto di questa ricerca e di questo impegno. La grande partecipazione (3000 persone) e gli echi che ce ne sono stati ci hanno dato la dimensione di quanto grandi fossero le aspettative”.

Clandestini erano, sono e saranno

Sono clandestini tutti coloro che sono entrati o entreranno in Italia senza un regolare permesso.
Sono clandestini perchè non invitati e perchè occupano abusivamente una terra che non appartiene loro.
I clandestini vanno espulsi o, meglio, respinti prima che tocchino terra.
Con buona pace della signora Boldrini che, se li ama tanto, li mantenga a sue spese, ma a casa loro.
E con tanta vergogna per un giornalismo servile pronto ad ossequiare, blandire e compiacere il potente di turno.





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