Ha fatto diventare Padova il Bronx del Nordest e lo premiano facendolo diventare ministro


«Erano le 19.30 quando ho parcheggiato la mia auto nelle vicinanze della stazione dei treni, all’improvviso sono stato circondato da una quindicina di spacciatori nordafricani che facevano di tutto per offrirmi la loro merce. Alcuni di loro si sono persino adagiati sulla mia vecchia auto, quasi fossero in concorrenza. È stata un’esperienza drammatica, soprattutto per la ragazza che era in macchina con me». Il racconto è di Andrea C. di Cittadella e si riferisce ad alcune sere fa. «Il sole era ancora alto» aggiunge, quasi a giustificare un accadimento simile in piena notte. «Siamo riusciti a scendere dalla macchina in sicurezza dopo una decina di minuti, ho abbassato il finestrino e gli ho urlato contro che se non se ne andavano avrei chiamato i carabinieri». Uno stratagemma riuscito visto che i nordafricani si sono volatilizzati.
«In quel momento, purtroppo non riuscivo a scorgere delle forze dell’ordine» aggiunge il ragazzo. Non è la prima lamentala che viene fatta per l’eccessiva aggressività e confidenza dei pusher nordafricani che quando immaginano che chi arriva ad una certa ora in stazione non possa non volere i loro servizi. Ma a volte non è così. Questo nonostante la stazione ferroviaria sia presidiata giorno e notte da polizia, carabinieri e vigili che però non possono essere dappertutto. Le forze dell’ordine presidiano la zona quotidianamente, almeno fino all’altezza delle Cucine popolari, dove anche di giorno circolano per strada più stranieri che italiani.”
Questo è solo uno dei tanti, troppi, fatti di cronaca accaduti a Padova. Ho preso il più recente, ma praticamente ogni giorno i quotidiani locali come “Il Gazzettino” e “Il Mattino” (l’ultimo tra l’altro di proprietà del gruppo “Espresso” e vicino al PD) sono autentici bollettini di guerra. Aggressioni, rapine, stupri e spaccio di droga sono all’ordine del giorno nella città del Santo. Padova negli ultimi vent’anni è diventata una sorta di Bronx del Nordest. Un porto franco in cui i criminali delle più disparate etnie spadroneggiano con tracotanza e arroganza.  In questi vent’anni a Padova l’unico “Sviluppo Economico” è stato quello del degrado. Zone come l’Arcella, il Piazzale della Stazione e i Giardini dell’Arena sono diventate infrequentabili. In quelle zone, presidiate dalle più disparate etnie, chi è di nazionalità italiana ha paura a girare. Ora, il massimo responsabile di questa situazione di degrado è colui che ha governato questa città, la mia città, per 15 degli ultimi vent’anni ovvero il neo-ministro Flavio Zanonato. Un personaggio che per tutta la vita ha fatto il funzionario di partito. PCI prima poi PDS; DS e infine PD, che mi risulti mai un giorno a lavorare.  Quando nel ’99 venne mandato a casa dagli elettori, l’anno successivo era già pronta per lui una calda poltrona in consiglio regionale, poltrona abbandonata quando trionfalmente tornò a Palazzo Moroni nel 2004. 
Padova è da diverso tempo ben al di sotto di tutte le città del Nord-Est per quanto riguarda criminalità e insicurezza. Da anni l’unica attività che si sviluppa è lo spaccio di droga. E questo non lo dico perché Zanonato fa parte del partito che più detesto, ovvero il PD, ma lo dico perché il degrado in cui versa Padova è palese ed evidente agli occhi di chiunque si faccia un giro per le città del Veneto, comprese quelle guidate da compagni di partito di Zanonato (tipo Vicenza o Venezia). Come se non bastasse il disastro sul fronte della criminalità e della sicurezza, quando Zanonato s’è improvvisato finanziere ne è uscito con le ossa rotte. Zanonato tentò, ammaliato dalle sirene dei derivati, di far fruttare sei milioni in mano alla municipalizzata APS, investendoli in derivati della banca americana Lehman Brothers. Come ben sapete Lehman Brothers è fallita e il comune di Padova s’è ritrovato con un bel buco nel bilancio.
Insomma, un disastro. Un sindaco tra i peggiori d’Italia viene ora premiato con una poltrona di ministro. E non una poltrona qualsiasi, una delle poltrone chiave dell’esecutivo. Una delle poltrone che in un momento di crisi è decisiva. 
Da un lato finalmente la città è stata liberata dalla sua ingombrante figura, dall’altro però il rischio che a Roma sia disastroso come a Padova, con conseguenze per tutta l’Italia, è grosso. Auguriamoci che questa legislatura finisca prima possibile.

Niente è scontato… sulle spalle dei contribuenti

Mentre a Roma Enrico Letta annuncia che l’Imu da giugno scomparirà, a Siena il presidente del Monte dei Paschi, Alessandro Profumo incrocia le dita sul rimborso di quattro miliardi di Monti bond, cifra corrispondente grosso modo all’incasso che il governo uscente ha intascato dalla tassa sulla casa. All’assemblea dei soci, Profumo sul tema ha detto chiaramente che “nulla è scontato”, ma c’è la “possibilità di vincere la sfida per rimborsare” il debito contratto con lo Stato che, in caso di mancata restituzione del prestito, diventerebbe il primo socio della banca senese. “Ce la dobbiamo fare – spiega Profumo ai soci – è l’unico modo per mantenere indipendente la banca e la sede a Siena”.
Argomento, quest’ultimo, particolarmente sentito nel capoluogo toscano dove la Fondazione Mps, primo socio della banca con il 37,56%, dovrà fare i conti con l’aumento di capitale che si prospetta all’orizzonte del 2014. Un’operazione che dovrebbe portare nel capitale dell’istituto senese nuovi azionisti. “Soci non bancari”, ha spiegato Profumo che assieme all’amministratore delegato, Fabrizio Viola, punta a cambiare le regole del gioco nel capitale di Mps. Attualmente, però, per statuto, solo la Fondazione può avere una quota superiore al 4% di Rocca Salimbeni, ma l’obiettivo del management è rimuovere la soglia massima rendendo la banca contendibile ed interessante per i grandi investitori. Tuttavia per il presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini, il cambiamento della clausola del 4% è solo una “opinione personale” espressa da Viola. Detta in altri termini, la Fondazione, pur navigando in acque tempestose (331 milioni di euro la perdita del 2011) non è intenzionata a ridimensionare il proprio ruolo in Mps. Non solo: “La Fondazione – ha dichiarato Mancini – non rinuncerà alla scelta dei soci per la banca”. In altre parole, chi metterà il denaro nella banca senese, dovrà essere gradito agli enti locali, Comune e Provincia, grandi elettori della Fondazione.
Ma l’ente guidato da Mancini, che ha dato l’ok all’azione di responsabilità verso gli ex vertici di Mps, non può’ permettersi errori: la Fondazione “fallirebbe se il Tesoro entrasse nell’azionariato della banca. Si parla sempre di alcune cose senza riflettere sulle conseguenze ed in questo caso la Fondazione avrebbe più debiti di quanto non avrebbe all’attivo”, come ha spiegato Profumo lasciando intendere i grossi rischi che corre l’ente senese. E Mancini ne è consapevole. Non a caso ha esortato il management ad andare avanti rapidamente nel piano di ristrutturazione della banca: “Il raggiungimento degli obiettivi del piano è infatti vitale sia per il mantenimento dell’indipendenza strategica della banca che per il futuro della Fondazione”. L’eco della giornata senese è arrivato fino a Roma. Così, mentre due rappresentanti statunitensi della Banca Nomura erano a colloquio nelle stanze della Procura di Siena per far luce sull’affaire derivati, nella capitale il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, ha dichiarato che “l’affermazione del presidente di Mps, Profumo, secondo cui la restituzione del Monti bond di 4 miliardi non è scontato, costituisce una prospettiva gravissima”. E poi ha aggiunto: “La somma che lo stato italiano, dunque i cittadini, ha messo a disposizione per salvare la banca, equivale all’Imu pagata per la prima casa. Forse sarebbe stato meglio nazionalizzare Mps. In ogni caso, questa vicenda deve entrare con la massima urgenza nell’agenda del governo che dovrà chiedere chiarezza ai vertici di Mps”. Insomma, il braccio di ferro fra politica nazionale, locale e management di Mps è appena iniziato. E la Borsa lo ha già intuito spingendo il titolo al rialzo del 6,88 per cento mentre i conti, approvati dall’assemblea, testimoniano una perdita netta da oltre 3 miliardi di euro.

Terzomondismo e politically correctness

Ho la libertà di dire ciò che penso. E ciò che penso è che la signora congolese, non mi rappresenta affatto. Per una sola piccola differenza, che io sono italiana al 100% e lei è congolese. Il discorso è da bar ma così è. E la sua entrata in parlamento è puramente strumentale e dunque, agli italiani la sua nomina non serve a nulla.
Come ex-immigrato da 40 anni orgogliosamente italiano denuncio la nomina di Cécile Kyenge a ministro della Cooperazione internazionale e l’Integrazione come un atto di razzismo nei confronti degli italiani. Lei personalmente non c’entra nulla: il fatto che sia di origine congolese, che abbia o meno la doppia cittadinanza e, per cortesia, lasciamo stare il discorso sul colore della pelle che è indegno di una nazione civile. La mia denuncia si fonda innanzitutto sul fatto che l’integrazione degli immigrati non può prescindere dalla condivisione dei valori fondanti della nostra identità nazionale e dal rispetto delle regole che sostanziano la cittadinanza italiana. Viceversa Kyenge e il Pd, un contenitore che sta per implodere che associa ex-comunisti, catto-comunisti e spregiudicati qualunquisti, promuovono un modello di società multiculturalista, relativista e buonista dove si vorrebbe imporre alla nostra Italia di adottare l’ideologia immigrazionista, che c’impone di spalancare le frontiere per accogliere tutti, costi quel che costi, concependo l’immigrato buono a prescindere, e che in definitiva ci porterebbe ad annullarci come nazione per fonderci nel globalismo considerato come il traguardo più ambito, l’apice della nuova civiltà che ci premierebbe quali «cittadini del mondo», liberandoci definitivamente del «provincialismo» che ancora ci lega all’amore per la Patria.
In secondo luogo denuncio il fatto che, in un momento in cui circa 6 milioni di italiani sono letteralmente ridotti alla fame e metà delle famiglie non arriva a fine mese a causa di uno Stato ladrone e aguzzino che costringe ogni giorno mille imprese creditrici a fallire, il governo dovrebbe avere come proposta programmatica di fondo il principio «Prima gli italiani». Di fronte agli imprenditori e ai lavoratori che si suicidano per disperazione e che arrivano, come è accaduto ieri, a voler uccidere i simboli delle istituzioni, è da criminali favorire gli immigrati a discapito degli italiani. In questa crisi strutturale causata dalla speculazione finanziaria globalizzata, dalla dittatura europea e dallo strapotere delle banche, il governo ha il dovere di privilegiare gli italiani nell’accesso ai beni e ai servizi per salvaguardare il nostro legittimo diritto alla vita, alla dignità e alla libertà qui nella nostra casa comune. Invece questa sinistra ci dice che dobbiamo rassegnarci alla prospettiva della civiltà multiculturalista, dove si diventa italiani se si nasce in Italia anche se i genitori disprezzano l’Italia, dove si sommano e si fondono i valori, le identità e le culture perché sarebbero tutte uguali a prescindere dai loro contenuti.
Il risultato è il fallimento della civile convivenza che si tocca con mano proprio nei Comuni amministrati dalla Sinistra, da Torino a Bologna, da Padova a Firenze. In terzo luogo denuncio il fatto che per ragioni vergognosamente elettoralistiche, con la finalità di accaparrarsi il voto degli immigrati costi quel che costi, il Pd investe sul maggior afflusso degli immigrati in Italia per colmare il deficit demografico e i posti di lavoro sgraditi dagli italiani. Un governo che ama l’Italia dovrebbe invece favorire la crescita della natalità degli italiani sostenendo concretamente la famiglia naturale e, in parallelo, riformare l’Istruzione per affermare la cultura della responsabilità, del dovere e delle regole che induca i giovani italiani a rivalorizzare i lavori manuali. Mi auguro di essere smentito dall’operato del neo-ministro Kyenge ma nell’attesa è nostro diritto e dovere proclamare ad alta voce «Prima gli italiani».

Occhi aperti

Il discorso di Letta è un programma quinquennale, di legislatura, ben oltre la naturale durata di questo governo di seconde e terze file.
Abbastanza bene sull’imu e sull’iva, ma si deve restare vigili perchè lo stop all’imu a giugno non significa abolizione e “riformare la tassazione sulla prima casa” non significa (anzi è il contrario) che la prima casa sia esente da imposte come dovrebbe essere.
Le altre sono enunciazioni di rito, che lasciano il tempo che trovano.
Il giudizio resta sospeso con una intonazione positiva, ma una volta scongiurata la patrimoniale sulla casa si torni al voto.





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Ministri Emiliani PD nel Governo Letta e prime polemiche

Ci sono parecchi emiliani PD nel nuovo governo Enrico Letta, 
anche se si vocifera già di qualche polemica interna al partito per l’assenza diretta di rappresentatività di Bologna,  
mentre altre città emiliane (Modena, Ferrara, Reggio Emilia….) hanno in quota svariate figure.
Incredibile il PD che ancora abbia da discutere di faccende intestine che si snodano tra suoi rappresentanti di città emiliane in questa fase. 
Tanto il PD rappresenta interessi talmente “altri” che una città o l’altra non fa alcuna differenza.


Si possono infatti ricondurre all’Emilia:
da “esterna”, Anna Maria Cancellieri, già Commissario straordinario che ha amministrato Bologna (anche se non è originaria di Bologna) dopo lo scandalo PD Delbono; poi con il governo Monti presiedeva l’Interno, ora è alla Giustizia.

Su 21 ministri, quattro (più Cancellieri) vengono da incarichi zona Emilia.
Al governo nazionale il PD mette i frutti raccolti in loco dalla “lungimiranza” degli emiliani.


Per Rapporti con il Parlamento ecco Dario Franceschini, ferrarese, presidente del gruppo PD alla Camera fino alle ultime elezioni e già segretario del partito.
Quello che diceva di mollare le case di proprietà, “palla al piede” degli italiani, per andare a cercare lavoro precario senza tetto nè legge raminghi per l’Europa.


Sarà invece Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia ovviamente PD, presidente dell’Anci da due anni, il nuovo Ministro per gli Affari regionali. 


Ministro delle Pari opportunità e Sport sarà l’olimpionica della canoa Josefa Idem: non è proprio emiliana,
è di origine tedesca, unitamente alla vocazione, anzi alla “mission” “International” PD,
eletta a febbraio al Senato della Repubblica dopo essere stata capolista per l’Emilia-Romagna PD.


Infine il primo ministro di colore della storia italiana, che viene dal PD Modena, ma originaria africana.
Cecile Kyenge, signora 48enne medico oculista nata in Congo, a Modena è stata eletta consigliere provinciale PD nel giugno 2009 e poi è diventata responsabile regionale Emilia-Romagna per le politiche migranti del PD, infine portavoce nazionale della rete Primo Marzo a favore dei diritti degli stranieri e degli immigrati. 
Alle ultime elezioni pochi mesi fa era stata eletta deputata PD, e oggi dopo poche settimane è Ministro.

Qui un suo intervento agguerrito su Libera circolazione delle genti, 
auspicio di nuova Legge sulla Cittadinanza e desiderio di abrogazione della Bossi-Fini 
per fare dell’Italia una terra di tutti e di nessuno. 
Del resto la penisola italica è ormai un corridoio tra NordEuropa e popolazioni mediterranee.

Con lei fu eletto per il PD alle ultime elezioni anche Khalid Chaouki, responsabile Nuovi Italiani del PD.

Sempre a marzo la Kyenge è stata una dei quattro firmatari – con Pierluigi Bersani, Khalid Chaouki e Roberto Speranza – della proposta di legge depositata alla Camera sul riconoscimento della cittadinanza agli immigrati, uno degli otto punti che lo stesso Bersani nei 2 mesi di tentennamenti aveva proposto per il governo.


«Per me è una grossa soddisfazione», aggiunge la Kyenge, ricordando che il suo percorso «è merito di un lavoro svolto con Livia Turco e il Forum immigrazione del PD:
sono la portavoce di una politica fatta all’interno del partito, ma che è frutto di un lavoro comune che raccoglie anche le istanze e le forti richieste della societá civile che in questo momento chiede a gran voce una nuova legge sulla cittadinanza», conclude.

eh?
Non mi ero proprio accorto che la società civile italiana, 
in preda a fallimenti e suicidi, 
chiusure di migliaia e migliaia di industrie e attività, 
ipertassata,
afflitta da mancanza assoluta di lavoro e stabilità,
tagli alle pensioni, strozzinata dalla UE,
da Equitalia,
abbia come priorità per gli italiani, 
abbia come “forte istanza per gli italiani”
abbia come “forte richiesta”  
addirittura “a gran voce” la questione cittadinanza agli stranieri,
la riformulazione di ius soli  e abolizione dello ius sanguinis.

Per di più senza passare per una consultazione vera di tutti gli italiani, 
che sarebbero, casomai, gli unici a dover decidere di una questione così basilare. 
E’ tutto il popolo italiano che dovrebbe decidere chi può o non può entrare in casa sua,
e con quali regole. 
Invece ora è il migrante che decide, al posto del padrone di casa, le regole per entrare in casa sua. 
Ma visto che la nostra Costituzione, per Napolitano e per Benigni, è “la più bella del mondo”, non si vede perchè non debba continuare a valere lo Ius Sanguinis, come per il resto d’Europa, tranne sparute eccezioni.

La nuova Ministra desidera annullare le attuali leggi sull’immigrazione, ma insieme salvare l’occupazione per tutti, aprendo però le frontiere del mercato del lavoro a tutti i migranti. E’ impossibile, non essendoci lavoro.

Vorrebbe estendere la cittadinanza a chiunque, abbattendo i pochi paletti giuridici rimasti, col rischio di far saltare (ulteriormente) anche sistema pensionistico e contributivo.

Gli italiani razzolano oramai nei bidoni dell’immondizia per sopravvivere.
Può esistere un “Ministero dell’Integrazione” (sviluppo comunque del precedente ministero montiano affidato a Riccardi) guidato con le pretese su espresse?
Si potrà essere Ministra degli Italiani che già sono tali,
mentre si è impegnati a far diventare Italiani coloro che ancora non lo sono?
Si può giurare sulla Costituzione Italiana,
mentre si dichiara di volerne espungere alcuni principi assodati in essa contenuti, 
tra cui lo Ius Sanguinis? 
Si potrà mai fissare un numero chiuso all’immigrazione “sostenibile”, visto che il nostro territorio ha un numero di kmq chiusi e non così estesi?

Ma il mondialismo e l’NWO dovranno pur avanzare, e il PD s’è sempre fatto carico di quella agenda, gradita ai potentati esteri globalisti, fautori della dissoluzione di casa propria…
Ora anche con l’appoggio di Bonino (ECFR) e Boldrini (ONU Rifugiati), ben note per le loro posizioni assolutamente aperturiste a riguardo.


Per il PD daBolognaproprioBologna in effetti nessuno è Ministro, 
i bolognesi PD si rassegneranno.
In fondo nemmeno la Kyenge è proprio di Modena, 
infatti sta a Castelfranco, cioè giusto a mezza via tra Modena e Bologna.


alcune informazioni prese da qui

Josh

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I paletti dell’inciucio

Governare assieme ai comunisti non mi piace, ma l’esito delle elezioni lasciava, come unica alternativa, un nuovo voto che, però, imponeva preventivamente l’elezione di un presidente della repubblica che potesse sciogliere le camere.

Senza inciucio ci saremmo trovati con Prodi o Rodotà presidenti, Bersani al governo, una ventina di di senatori pronti a votargli la fiducia in dissenso con il proprio gruppo “conquistati” dallo “scouting” di Bersani (che non sarebbe mai stato indagato …), le elezioni rinviate di almeno un paio di anni e provvedimenti sicuri come nuove tasse, cittadinanza e voto per gli immigrati e “matrimonio” degli omosessuali per accontentare la propria base offendendo quella di Centro Destra.
Il governo Letta è, come per la riconferma di Napolitano, il meno peggio.
Non possiamo essere sicuri che non ci siano nuove tasse, soprattutto con Saccomanni all’economia.
Non possiamo essere sicuri che non si tenti di concedere cittadinanza e voto agli immigrati, soprattutto con una congolese al ministero della (dis)integrazione appositamente creato da Monti (e confermato da Letta e Napolitano) per fare gli interessi dei non Italiani a scapito degli Italiani.
Non possiamo essere sicuri che non si tenti di accondiscendere ai capricci degli omosessuali, soprattutto con un ministero importantissimo come gli Esteri attribuito ad una come la Bonino (la cui “storia” parla per lei) che, in aggiunta, non favorirebbe certo il recupero di Sovranità e Identità Nazionale in ciò sicuramente supportata dalla prussiana ex DDR che sembra quasi imposta dalla sua connazionale Merkel (stesse radici) per riferire quali ministri e quali forze politiche sono filo o anti tedesche.
Ma altrettanto non sicuri di ottenere quello che desiderano sono i gabellieri di stato e di europa, gli immigrazionisti, gli omosessuali.
Insomma, palla al centro e, dopo aver fatto tutto il possibile per evitare il peggio, vediamo cosa si riesce ad ottenere in positivo.
Sono quindi i paletti dell’inciucio, quelli, cioè, che rendono valido l’inciucio, a determinare il destino del governo e il giudizio sul medesimo.
I primi due sono di assenza: nessuna legge che favorisca la cittadinanza e il voto per gli immigrati e nessuna legge che elevi a dignità di legge il capriccio del “matrimonio” omosessuale.
Ma prima ancora, sin dalla prima riunione del consiglio dei ministri, il segnale deve essere quello della abolizione dell’imu sulla prima casa di cui dovremmo, fra poco più di un mese, di nuovo pagare la prima rata.
Basta davvero poco, un solo articolo di legge che dica: le case in cui il proprietario ha eletto la propria residenza o domicilio sono esentate da qualsivoglia imposizione fiscale.
Se Letta vorrà assumere questo provvedimento, allora il PdL potrà continuare a sostenere il suo difficile (e dagli orizzonti temporali limitati) cammino.
Se questo provvedimento non dovesse essere assunto subito, in modo da non farci pagare la rata di giugno, allora la delegazione del PdL al governo dovrebbe dimettersi e lasciare Letta al suo destino.
Lo sapremo oggi, dalle dichiarazioni programmatiche.





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Sono in vacanza, ma….

….credo che al ritorno avro’ parecchio da scrivere.
Incominciando sulla perdita di un Grande Italiano dal cuore d’ oro, Teodoro Buontempo, che ha volute andarsene prima dell’ ennesimo 25 Aprile  che ci ha regalato un nuovo, pessimo, Governo. Probabilmente velato dal razzismo anti-italiano.
Faranno sottosegretario 1 Rrom ed un Imam ????

Abbassare i toni

Sinistri presagi funestano l’insediamento di Letta.
Una sparatoria davanti a palazzo Chigi proprio mentre il nuovo governo prestava giuramento.
Non sappiamo (e non sapremo mai) se lo sparatore sia uno “squilibrato” oppure una persona normalissima che, con i suoi problemi, voleva manifestare in modo eclatante la rabbia verso chi ritiene responsabili della sua situazione.
E non sono i Carabinieri, bensì coloro che i Carabinieri e i Poliziotti continuano a difendere anche a costo della loro stessa incolumità.
Non lo sapremo mai perchè la parola d’ordine è “abbassare i toni” e cosa c’è di meglio che ridurre l’azione dimostrativa in una azione di follia di uno squilibrato che gira per le strade solo grazie alla legge Basaglia ?
Non è quindi possibile analizzare il perchè dell’azione, mentre è possibile commentare la parola d’ordine che, tornando a Bologna, ho ascoltato per radio nei vari commenti: abbassare i toni.
Certo, si possono abbassare i toni.
Ma tutti gli insulti che sono stati lanciati per venti anni contro Berlusconi e il Centro Destra cosa rappresentano se non la tracimazione dei toni e l’imbarbarimento della politica e le radici di una rinnovata violenza ?
Chi sta bene, chi ha la fortuna (non sempre o non solo per suo merito e capacità) di avere un buon reddito, una casa, un lavoro, una  famiglia serena, una vita agiata, può “abbassare i toni”.
Anzi, riflettendoci mentre guidavo, penso che una parte del mio tendenziale “favor” verso il governo Letta-Berlusconi sia dovuto alla mia personale situazione, disponibile ad “abbassare i toni” per poter meglio godere di quel che ho e/o che spero di conseguire.
Ma sarei tanto disponibile se non fossi in tali condizioni o, piuttosto, non avrei “la bava alla bocca”, pensando che se  io non ho, neppure gli altri devono avere e che, perso per perso, non mi interesserebbe nulla se contribuissi a sfasciare tutto ?
Muoia Sansone con tutti i filistei.
Cosa deve pensare un “esodato”; un cassa integrato, un disoccupato e un inoccupato ?
Cosa devono pensare tutti coloro che vedono sfumare i risparmi di una vita investiti in una casa per un pignoramento ?
Cosa devono pensare quelli che sono quotidianamente vessati dalla burocrazia e dalle cartelle di Equitalia ?
Sì, io egoisticamente, posso “abbassare i toni”, ma voi al governo restituiteci i nostri soldi, togliete l’imu, abbassate le tasse, pensate a noi Italiani e non ad una improbabile “integrazione” degli stranieri che sono tutt’altro che “una risorsa” perchè interessati solo a ricevere e pronti ad andarsene quando le cose vanno male perchè questa terra NON E’ LA LORO TERRA !
Letta e soci pensino bene a quello che faranno, perchè se anche l’episodio di oggi fosse stato realmente un atto da squilibrati, quelli che già stanno bene, con la pancia piena, “abbasseranno i toni”, ma quelli che la pancia cominciano ad averla vuota ed ai quali non viene offerta alcuna prospettiva, potrebbero assumerlo ad esempio.
Solo un governo che agisca nell’interesse degli Italiani (quelli veri non quelli “nuovi”) potrà far “abbassare i toni”.







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CORTEMAGGIORE, AL VIA I TOUR PER LA SICUREZZA

UFFICIO STAMPA LEGA NORD PIACENZA

CORTEMAGGIORE, AL VIA I TOUR PER LA SICUREZZA DELCARROCCIO: LEGHISTI E CITTADINI A PRESIDIO DEL TERRITORIO FINO A TARDA NOTTE
DALLE 22,30 ALLE 3 DEL MATTINO VOLONTARI HANNO ‘PERLUSTRATO’ COMUNE E CAMPAGNA. CON LORO I CARABINIERI. SEGNALATA AUTO SOSPETTA. RANCAN: “L’INIZIATIVA CONTINUA. SERVE IL CONTRIBUTO DI TUTTI”
E’ durata  fino a tarda notte la perlustrazione del territorio di Cortemaggiore organizzata dai giovani del Carroccio e dalla segreteria provinciale a seguito dei ripetuti furti nella zona registrati nei giorni scorsi. Una ventina di persone, tra cui anche alcuni cittadini volontari, sono partiti in auto alle 22,30 circa di ieri da piazza Patrioti, ‘scortati’ dai carabinieri della stazione di Cortemaggiore. Tutti i partecipanti hanno indossato una pettorina catarifrangente, come segnale di riconoscimento per i componenti del gruppo.  Dopo un “tour per la sicurezza” nelle vie cittadine, hanno esteso il presidio alla zona periferica, delle cascine, la più interessata dai ‘raid’ dei ladri dell’ultimo periodo.  Nel corso della nottata i giovani del Carroccio e i volontari hanno segnalato un’auto sospetta ai militari, che hanno subito provveduto ad accertamenti. L’allarme è poi rientrato. Il tour si è concluso verso le 3 di questa mattina. “Torneremo presto – annuncia il coordinatore del gruppo e assessore comunale Matteo Rancan, presente col coordinatore provinciale MGP Luca Zandonella –, con cadenza periodica.  Il fatto che, nonostante il maltempo e il sabato sera, tanti giovani (e non solo) si siano ritrovati per dare il proprio contributo è un segnale forte e importante che abbiamo dato (e continueremo a dare) per la sicurezza del nostro territorio” rimarca Rancan. “Tour per la sicurezza come quelli che abbiamo organizzato erano stati annunciati in campagna elettorale. Si tratta quindi di una promessa mantenuta” precisa l’assessore. “Nei prossimi giorni continueremo con la nostra iniziativa. Più occhi puntati sul territorio sono un deterrente forte al crimine. Ogni volta ci rivolgeremo a una zona diversa del Comune, per un controllo sistematico e completo. Per la sicurezza serve l’aiuto di tutti e tutti sono invitati ai prossimi appuntamenti”.