Primeval: il Bersaniosaurus Flop

Primeval è una bella serie di fantascienza, inizialmente inglese ora AXN Sci-Fi la trasmette ambientata nel Nord America, fondata su una brillante idea.
Sulla Terra compaiono delle “anomalie” che sono porte da e per il passato.
Così vediamo dinosauri, brontosauri, velociraptor e pterodattili imperversare nelle città contemporanee.
In Italia deve essersi aperta, una sessantina di anni fa, una analoga anomalia da cui è spuntato il Bersaniosauro Flop (per i risultati che ottiene).
Imperversa da mattina a sera alla caccia di un giaguaro che vuole smacchiare ma dal quale, come il povero Gatto Silvestro con Titti, o Wild Coyote con Bip-bip, finisce per esserne smacchiato.
Così si ritrova in una … bettola, a bere birra da solo, per dimenticare.
E il giorno dopo ricomincia la sua liturgia, fatta di sorpassati riti, senza alcuna concretezza e di proposte lunari  quando la gente chiede pane e lui risponde con il conflitto di interessi.
Stupisce che, invece di provare a rimandarlo nella sua epoca preistorica con l’unico strumento adatto: il voto, ci sia qualcuno che vorrebbe stringere accordi con lui.
Se io fossi in Alfano considererei lesivo della mia dignità anche la sola, fugace idea di fare da vice a tale esemplare di un’epoca che non c’è più.





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(Di fatto) Il primo Re

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La tomba di Carlo Alberto a Superga.

Nell’inutile silenzio di una Res Publica non più funzionante che, dal 1948 ad oggi, è solo stata in grado di dare il peggio di sé, nella non più insolita ignoranza che i suoi governanti hanno voluto trasmettere al Popolo – soprattutto quando c’è di mezzo Casa Savoia – ieri, 169 anni fa, il Re Carlo Alberto di Savoia, dopo aver abdicato in favore di suo figlio Vittorio Emanuele II, lasciava il Regno di Sardegna.

Il primo padre del nostro Risorgimento – colui che lanciò il guanto di sfida all’impero austriaco – andò a concludere i suoi giorni nel triste esilio d’Oporto.

La I Guerra d’Indipendenza – tanto condotta sicuramente con coraggio quanto in maniera un po’ avventata – quella della carica di Pastrengo per intenderci, si era chiusa con una seconda campagna del tutto disastrosa.

L’esercito era demoralizzato e poco organizzato in seguito alle sconfitte subite l’anno precedente e in più dato che il comando era stato screditato durante la campagna lombarda del 1848.

Gli Ufficiali non erano militari di ruolo ma spesso erano solo membri dell’aristocrazia che non avevano mai combattuto una guerra e che quindi non erano preparati: r soldati poi erano stati richiamati in fretta e furia e molti neppure conoscevano le nuove armi in dotazione.

A questo va aggiunta la diffidenza del Re nei confronti dei gruppi di volontari toscani giunti per aiutarli: li vedeva come pericolosi in quanto possibili elementi anti-sabaudi. Le operazioni belliche dei primi mesi avevano dato l’illusione della vittoria in quanto i piemontesi battono a più riprese gli austriaci: ma il tutto si era concluso con una capitolazione in quel di Novara, dopo il disconoscimento dell’armistizio di Salasco.

Il Re aveva scelto il Portogallo per il suo esilio: ciò come quasi cent’anni dopo fece Umberto II che, invece, scelse come meta Cascais.

Di lì la morte di Carlo Alberto giunse dopo pochi mesi. Ma, a differenza del pro-nipote, le sue spoglie riposano in Italia, nella Basilica di Superga, ultimo fra i regnanti di Casa Savoia ad essere sepolto qui.

La sua tomba si trova al centro della cripta: la tradizione sabauda, infatti, voleva che il sovrano defunto fosse posto al centro della cripta fino a quando non fosse deceduto il suo successore che avrebbe preso il suo posto.

 

Le priorità dell’italia secondo il Pd

Roma – 25 marzo 2013 – Le riforma della cittadinanza è già in Parlamento e promette ai figli degli immigrati di diventare subito anche per legge, finalmente, italiani. Il 21 marzo è stata depositata alla Camera dei Deputati la proposta di legge “Disposizioni in tema di acquisto della cittadinanza italiana”. L’hanno firmata Khalid Chaouki e Cécile Kyenge, i nuovi italiani portati in Parlamento dal Partito Democratico, insieme al segretario Pierluigi Bersani e al capogruppo Roberto Speranza.
La proposta: I punti principali della proposta erano stati anticipati dal Pd la scorsa settimana. Sintetizzando al massimo: è italiano chi nasce in Italia da genitori regolarmente residenti da almeno cinque anni, oppure chi arriva qui entro i dieci anni e conclude un ciclo scolastico (scuole elementari, medie o superiori) o un percorso di formazione professionale. La dichiarazione per l’acquisto della cittadinanza è sottoscritta dai genitori, insieme all’impegno ad educare i figli nel rispetto della Costituzione e le leggi italiane. Se i genitori non fanno questa scelta, possono farla i figli una volta diventati maggiorenni, così come possono rinunciare alla cittadinanza tricolore se ne hanno già un’altra. Una norma transitoria, infine, salva le “vecchie” seconde generazioni. La nuova legge si applica infatti anche a chi è nato in Italia o ci è arrivato entro il decimo anno di età prima della sua entrata in vigore, e questo darà un’opportunità a buona parte del milione di figli di immigrati che già vivono in Italia.
Chaouki: “Dialogo con tutti”: L’etichetta di “riforma del Pd” sta stretta a questa proposta e non è un caso che i tre articoli che la compongono non siano usciti, come pure Bersani aveva annunciato in campagna elettorale, da un consiglio dei ministri. “Abbiamo scelto la via parlamentare perché in questo momento e particolarmente su questo tema è importante aprire il dialogo con tutte le forze in campo e cercare la maggiore condivisione possibile” dice a Stranieriinitalia.it Khalid Chaouki. Chaouki, che è figlio di immigrati marocchini, crede in un sostegno trasversale. “Questo è un Parlamento pieno di giovani cresciuti in un’Italia multiculturale, che potranno affrontare la riforma della cittadinanza senza i pregiudizi di chi in passato ne ha fatto solo un punto di scontro sui basi ideologiche. Nei prossimi giorni, appena si saranno costituite le commissioni parlamentari, cercheremo il dialogo con tutti” ribadisce. Il fatto che alla presidenza della Camera ci sia Laura Boldrini, che ieri ha ribadito l’importanza della riforma, può essere un aiuto importante. “Confidiamo nella sua sensibilità, siamo sicuri – conclude il deputato – che potrà offrire un sostegno concreto alla battaglia delle seconde generazioni”.

Sulla via di Damasco

 
Ecco una persona alla quale affiderei la presidenza dell’Italia, od un posto di rilievo, e non di un semplice posto da europarlamentare a Bruxelles. Nel caso della presidenza della Repubblica Italiana vi sarebbe però un ostacolo: Magdi Cristiano Allam non è nato in Italia. Nel 2008 fece clamore la notizia della sua conversione al cristianesimo, con battesimo in San Pietro officiato da Papa Benedetto XVI, con padrino Maurizio Lupi.
E’ di oggi la notizia data da Giulio Cainarca nella Rassegna Stampa di Radio Padania, secondo la quale Magdi Cristiano Allam starebbe per “uscire” dalla Chiesa, quale conseguenza dell’abbraccio fatto all’islam da parte del nuovo papaNella lettera aperta a Papa Benedetto XVI dell’ottobre 2008 Magdi Allam appuntava l’attenzione sui punti che distinguono la religione cristiana da quella islamica. Ora, dopo l’abbraccio di Papa Francesco agli islamici, Magdi Cristiano Allam non crede più in quelle motivazioni e per questo vuole uscire dalla Chiesa. Con riferimento a quella lettera, è possibile che Magdi Cristiano Allam si sia chiesto cosa ci sia in comune tra le due religioni, tanto da arrivare alla conclusione di farle discendere dallo stesso Dio, e questo secondo il nuovo sentire.
Nella lettera, ancora in linea alla data del 20 marzo 2013 nel sito InternEtica, sono racchiuse le sentite motivazioni che portarono Magdi Cristiano Allam all’abbraccio della fede cristiana. Motivazioni che lo stesso oggi non ritroverebbe più  nella Chiesa attuale, dopo la svolta impressa in questi giorni dal nuovo papa. In questo le ragioni che lo starebbero portando alla drastica decisione di uscire dalla Chiesa.
 
 
Retromarcia di Magdi Allam: “lascio la chiesa”
Uno stralcio dalla lettera dell’ottobre 2008
“Sua Santità Benedetto XVI, la Chiesa, il Cristianesimo e la Civiltà occidentale oggi stanno soccombendo per l’imperversare della piaga interna del nichilismo e del relativismo di chi ha perso la propria anima, sotto l’incalzare della guerra di conquista di natura aggressiva dell’estremismo e del terrorismo islamico, in aggiunta alla deriva di un mondo che si è globalizzato ispirandosi alla modernità occidentale ma solo nella sua dimensione materialista e consumista, mentre non ha affatto recepito la sua dimensione spirituale e valoriale. Finendo per avvantaggiare coloro che rincorrono una concezione materialista e consumista della vita, scevra da valori e regole, violando i diritti fondamentali dell’uomo, così come è certamente il caso della Cina e dell’India.

In questo contesto assai critico e dalla prospettiva buia, Lei oggi rappresenta un faro di Verità e di Libertà per tutti i cristiani e per tutte le persone di buona volontà in Occidente e nel Mondo. Lei è una Benedizione del Cielo che mantiene in piedi la speranza nel riscatto morale e civile della Cristianità e dell’Occidente. Ci ispiriamo a Lei e confidiamo nella sua benedizione per ergerci a Costruttori della Civiltà Cristiana in grado di promuovere un Movimento di riforma etica che realizzi un’Italia, un’Europa, un Occidente e un Mondo di Fede e Ragione”.

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Associazione Culturale Felicita Merati nata dai concetti espressi da Magdi Cristiano Allam.
8 aprile 2008: Magdi Cristiano Allam a Uno Mattina

Cara RAI, Monti e Tognetti restano 2 luridi terroristi !

I primi giorni di Aprile la RAI si appresta a mandare in onda, con Gigi Proietti al posto del pubblico ateo Nino Manfredi (spessissimo nelle vesti di Religioso, guarda un po’…), una nuova versione di quel campione di Cattofobia che fu il film “In nome del Papa Re” del noto anticlericale Luigi Magni. Un film beceramente a senso unico, dove si descrivono gli apparati Vaticani ottusi, crudeli, con pure un Generale della Guardia pederasta. 
Avendo già scritto qualcosa in passato sulla vicenda descritta, ma non trovandolo, sono costretto a tornare sull’ argomento, per le precisazioni di rito.
Siamo nell’ Ottobre del 1867, a Roma, intorno all’ epoca di alcune zuffe provocate da agenti segreti ex-piemontesi (poi italiani) ed inglesi, appena dopo la battaglia di Villa Glori. In città era stato proclamato lo Stato di Guerra, anche a seguito degli attacchi garibaldini. Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti fanno esplodere una Caserma di Zuavi Pontifici, la Serristori, procando tra 25 e 40 morti tra gli Zuavi e 4 morti tra i passanti inermi. Oggi, la vulgata, anche grazie al film di Magni, celebra Monti e Tognetti come 2 eroi, piuttosto che due terroristi, perlopiù prezzolati da una potenza straniera, come da loro stessi confessato. Processati e condannati alla Pena Capitale, Pio IX, che avrebbe voluto graziarli, dovette alla fine cedere alle richieste popolari, poichè i Romani erano indignati dalla macelleria provocata dall’ attentato, con corpi spappolati e sangue a rivoli, e dopo aver tentennato, fece giustiziare i 2 terroristi dopo oltre un anno. Notizie poi confermate anche recentemente dallo scrittore Vittorio Messori. 
Alcuni trovarono in quest’attentato delle similitudini con quello di Via Rasella durante la Seconda Guerra Mondiale.
(nella stampa dell’ epoca, il resto della Caserma,dopo l’ attentato…)

La faccia come il culo

Caro direttore, ho letto con il consueto interesse, nel Corriere di ieri, l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia («Ciò che il Centro non ha capito»). Concordo con un punto importante: sarebbe stato un errore «contrapporsi frontalmente e sprezzantemente all’elettorato che fino ad allora era stato della Destra». Dissento invece, con grande rispetto verso l’autore, da tutte le altre asserzioni contenute nell’articolo. Esse mi fanno ritenere che l’autore non abbia colto le motivazioni del progetto politico di Scelta civica, né i vincoli entro i quali questa atipica esperienza politica si è collocata. Prima c’è stato, per il governo nato nel novembre 2011, come Galli della Loggia riconosce, il duro vincolo imposto dalle circostanze: salvare l’Italia dalla crisi finanziaria. L’autore ci rimprovera, forse giustamente, di non avere avuto «la capacità di parlare ai cuori più che alle menti». Quella capacità l’avevano, e l’hanno molto esercitata, i precedenti governi di Centro-sinistra e di Centro-destra, che però per 15 anni, sempre pensando alle prossime elezioni, non avevano fatto né le riforme necessarie per la crescita e l’occupazione, né quelle necessarie per una finanza pubblica sostenibile. Poi ci siamo dati noi un vincolo, proponendo agli elettori la prosecuzione di un percorso, capace certo di far fruttare i molti sacrifici in una crescita a medio termine, ma fondato sul realismo e sulla responsabilità, non sulle illusioni. Parrà incomprensibile a un politologo che ci sia chi governa per realizzare non il consenso ma ciò che ritiene essere, in un dato momento, l’obiettivo vitale per la sopravvivenza del Paese e per la sua sovranità, senza cederla a una troika di occupazione (quella sì) tecnocratica. Ma non crede che l’avere spiegato ai cittadini che l’Italia ce l’avrebbe fatta da sola, senza chinare il capo e chiedere prestiti all’Europa o al Fondo monetario internazionale – come la Grecia, il Portogallo, la Spagna – abbia «invogliato al riscatto, mosso alla tenacia, all’orgoglio»? Perché in Italia, a differenza che in quei Paesi, i durissimi sacrifici non hanno portato alla rivolta sociale o di piazza?
Parrà ancora più incomprensibile a un politologo che ci sia chi proponga alle elezioni un progetto che non concede nulla al populismo e alla demagogia, pur in un «Paese percorso dalle performance di Grillo» e di un redivivo, formidabile Berlusconi. E che insiste su riforme, come quelle sul mercato del lavoro, indigeste alla Sinistra ma essenziali, con altre, per dare lavoro e speranza ai giovani. Così come propone di proseguire le azioni contro l’evasione fiscale e la corruzione che hanno trovato ostacoli a Destra durante il governo che sta per chiudersi. Ma questa Scelta civica – penserà il politologo – ha fatto proprio di tutto per perdere le elezioni! Come se non bastasse, è stata così ingenua da rivendicare i «meriti» del governo uscente, che ha dovuto prendere i provvedimenti più impopolari della storia repubblicana, invece di prenderne le distanze come hanno fatto le altre forze che avevano approvato quei provvedimenti, platealmente il Pdl, in modo meno chiassoso il Pd. Chi governa così, chi si presenta alle elezioni così, secondo Galli della Loggia denota «scarsa capacità di leadership». Non tocca certo a chi viene giudicato di giudicare il giudice. Ma sarebbe interessante capire meglio che cosa debba intendersi per leadership. È migliore leader chi cerca, magari facendo molti errori perché è un politico inesperto, di guidare il Paese verso quello che considera l’interesse generale e cerca il consenso degli elettori su ciò che è poco gradevole ma utile a più lungo termine; o chi cerca, magari non facendo nessun errore perché è il più abile dei politici, di assecondare gli elettori proponendo proprio ciò che essi vogliono vedersi proporre perché è più gradevole anche se dannoso a più lungo termine? È meglio, per un Paese, avere dei leader non perfetti o dei perfetti follower? Ai politologi l’ardua sentenza.
Forse, il professor Galli della Loggia ha in mente il secondo scenario, quando emette le sue sentenze liquidatorie: «il fallimento del Centro», «il fallimento del personale di governo alla guida del Paese per oltre un anno», il Centro è diventato «un attore politico di terz’ordine». Siano consentite due osservazioni. Centro. Si direbbe, con l’uso di questo termine come sinonimo di Scelta civica, che l’autore non abbia prestato nessuna attenzione allo sforzo fatto da Scelta civica per spiegare la propria identità. Non si tratta di qualcosa di intermedio tra la Sinistra e la Destra lungo l’asse, a nostro giudizio screditato, di un inconcludente bipolarismo italiano, che alla fine ha avuto bisogno di un governo tecnico per fare alcune riforme che sapeva necessarie, senza mai trovare la forza politica per farle. Si tratta di un impegno nuovo, per unire volontà riformatrici ed europeiste, prima disperse nei due poli contrapposti. Fallimento. Non ho mai parlato di successo di Scelta civica. Trovo però curioso che si parli di fallimento per un’entità politica nuova, costruita nella scia di un governo che non aveva fatto proprio nulla per non essere impopolare, portata avanti dall’impegno generoso di molti ma certo senza l’esperienza e la professionalità dei partiti tradizionali o l’articolazione del M5S; e che tuttavia in cinquanta giorni è riuscita a raccogliere tre milioni di voti laddove il Pd e il Pdl hanno perso molti milioni di voti. Se non vi fossero stati quei voti a Scelta civica, provenuti in particolare dalla Destra, la coalizione Pdl-Lega sarebbe ora in grado di formare il governo e, dal 15 aprile, di eleggere il presidente della Repubblica.
Concludo con il punto, importante, sul quale il mio pensiero coincide con quello di Galli della Loggia. Sarebbe stato un errore «contrapporsi frontalmente e sprezzantemente all’elettorato che fino ad allora era stato della Destra». Ha ragione l’autore quando, pur con cattiveria eccessiva, scrive «Uno stereotipo tanto più potente perché in sostanza pre-politico, attinente al bon ton civil-culturale. Con la Destra dunque l’élite italiana non vuole avere nulla a che fare: per paura di contaminarsi ma soprattutto per paura di entrare nel mirino dell’interdizione della Sinistra». Per parte mia, forse perché ho idee mie ben radicate, non ho mai condiviso la paura di contaminarmi con la Destra. Sono orgoglioso di aver fatto cooperare per il bene del Paese, nella «strana» maggioranza, Bersani e Berlusconi (oltre a Casini). Né temo l’interdizione della Sinistra, che pure ho sperimentato, in alcuni suoi alti esponenti politici e culturali detentori della moralità, per il solo fatto di avere promosso un movimento politico. Ma Scelta civica, caro professor Galli della Loggia, non ha compiuto quello che lei e io consideriamo un errore: non si è contrapposta agli elettori della Destra. Anzi, ne ha sollecitato il voto. E sono sorpreso che tanti abbiano scelto Scelta civica e non il Pdl, che pure recava nella scheda il profumo dei soldi, il rimborso dell’Imu. Quello che non ho fatto, qui lei ha ragione, è accettare l’invito di Berlusconi ad essere il «federatore dei moderati». Per questo invito, che mi ha fatto piacere, ho ringraziato Berlusconi. Ma non l’ho accettato non per sprezzo degli elettori di Destra, ma per due diverse ragioni. In primo luogo, mi sembrava più importante unire i riformatori che federare i moderati. In secondo luogo, avrei forse potuto federare i moderati ma solo se Berlusconi si fosse davvero ritirato dal progetto che cortesemente mi offriva. Non avrei voluto trovarmi nella situazione di Alfano.
Presidente del Consiglio Mario Monti

"Mai con voi"

Pare che l’accordo tra il Centro Destra e la sinistra sia stato bloccato da un sondaggio “segreto” dal quale sarebbe emerso che solo il 2% degli elettori comunisti sarebbe favorevole ad un governo con il PdL.
E’, più o meno, la stessa percentuale del consenso che avrebbe tra gli elettori del Centro Destra un accordo di governo con i comunisti (pensate solo al crollo nelle intenzioni di voti del PdL appena si è messo a sostenere Monti con una alleanza indiretta con la sinistra !).
Il “mai con voi” è l’unica concordanza possibile tra i due blocchi inevitabilmente, inesorabilmente, eternamente contrapposti.
Ed è bene che sia così.
Per questo l’unica strada da percorrere al più presto è quella del voto affidando provvisoriamente l’Italia all’unica categoria che non ha manifestato scelte di campo: i militari.





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I nostri Marò nelle mani delle canaglie

Nastro giallo nelle caserme della MM. Era stato deposto, ma ora è di nuovo il caso di rimetterlo. Dovrebbero rimetterlo in ogni angolo di strada. E scrivere dappertutto a caratteri cubitali che siamo nelle mani di inetti incapaci e criminali, quelli che hanno messo nei guai i nostri marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Parlo del peggior governo della storia del nostro Paese: il governo Monti. E del peggior ministro degli Esteri mai comparso sulla superficie terrestre: quel Terzi Santaqualcosa che ormai chiamano il ministro conto Terzi, dato che non è per  difendere gli interessi del Paese che si muoveSì perché anche se tecnicamente parlando trattasi di un governo già “dimissionario” questo ottuso, viscido e spregevole essere dovrebbe avere il pudore di sparire dalla crosta terrestre. E piantarla di prendere per i fondelli gli Italiani nelle sue interviste cariche di menzogne. Martedi questi esseri nauseanti (lui e il Ministro della Difesa) dovranno riferire in Parlamento. Ovviamente avranno la faccia tosta di dire che “non si poteva fare diversamente”. 
BOICOTTA I PRODOTTI MADE IN INDIA

Settimana di passione (nel senso del “patire”)  di ansia e di angoscia per i familiari dei marò,  i quali  non sanno se siano più rettili, i cobra dell’India, il governo indiano e tutte le bugie che ha finora raccontato per estorcerci quattrini con la loro trappola micidiale nella quale hanno attirato questi due poveretti,  o gli “alieni” del governo tecnico che oltre ad aver dissanguato gli Italiani nell’annus horrobilis 2012, ora, non soddisfatti,  rubano onore, rispetto, credibilità, dignità  perfino alla parte più pulita della loro società: le Forze Armate. Si può capire il risentimento dei familiari, degli stessi Marò ridicolizzati con questo balletto  indecente del dàmmiti- prendimi-curuccucù, Senza contare, le recenti  umilianti vicissitudini della solita magistratura (minuscolo voluto) che li ha indagati per violata consegna. Un’onta nell’onta. Non ci resta che organizzare un boicottaggio dei prodotti Made  in India fino a che i nostri marò non saranno riconsegnati.

Spuntano, intanto anonimi parlanti alla Farnesina, ripresi da Repubblica:
Terzi voleva fare della questione dei marò la sua medaglia per entrare in politica, arrivando a chiedere di cancellare qualsiasi presenza mediatica per i due sottosegretari (ndr: Marta Dassù e Staffan de Mistura), dice un diplomatico che lavora alla Farnesina“. 
Di grazia,  e chi sarebbe questo “diplomatico” della Farnesina che vuole rimanere anonimo? La Repubblica se sa, farebbe bene a parlare. Che razza di giornalismo  è mai questo?!? Ma dico: siete capaci solo di raccogliere “voci” dalle portinerie? Non si scherza sulla vita degli altri, visto che in India hanno detto chiaro e tondo che la pena di morte non è esclusa. “Un esempio (è sempre l’anonimo diplomatico che parla a Repubblica) : a radio nazionale Terzi ha fatto chiedere di non invitare più Dassù e de Mistura in trasmissione, altrimenti lui non avrebbe garantito più interviste. Ma il vero problema è che negli ultimi mesi sull’India De Mistura era stato estromesso da ogni decisione, perché visto come un rivale pericoloso dal punto di vista mediatico e anche politico“.
Dunque, ora vi sarete resi conti che c’è di mezzo uno squallido personaggio  in cerca di nuovi incarichi (il ministro conto Terzi, per il quale, la cadrega uber alles). Due aspiranti sottosegretari ansiosi di affermare il loro “ruolo di mediazione” (Staffan de Misturanobile aristocratico con ben 36 anni di esperienza per segreterie ONU e Marta Dassù, ex  Direttore generale delle attività internazionali di Aspen Institute). Non è che la posta in gioco dei poveri Marò sia quella di far mettere in piedi l’ennesimo ambaradan di Tribunale Internazionale chiamato a giudicare quello che ormai è diventato  un autentico intrigo internazionale senza fine? 
E’ deprimente constatare che siamo nelle mani di farabutti senza scrupoli, senza cuore e senza cervello e che i loro scopi e sovrascopi passano sulla pelle dei due  fucilieri. 


“Grande, ora, lo sgomento nelle forze armate. Giunge voce di fermento nelle accademie: c’è chi pensa a misure forti di protesta. Conferma il maresciallo Antonello Ciavarelli, del Cocer Marina: «I colleghi sono in forte agitazione e disagio non solo sulle navi e nelle basi, ma anche negli istituti di formazione». 

A questi sentimenti di rabbia ha dato voce il Cocer Marina: «Con che serenità possono continuare a fare il loro dovere, con sacrificio, avendo constatato che le quotidiane azioni, che impongono l’assunzione diretta di rischi e responsabilità, non troveranno una adeguata tutela da parte della propria Nazione?». (fonte La Stampa).


Solidarietà ai nostri Marò, alle loro famiglie e alla Forze Armate! E che il nostro Paese possa risorgere, nonostante i suoi spregevoli tiranni. 








Aggiornamento: Il ministro degli Esteri Giulio Terzi interviene oggi 26 marzo alla Camera sulla vicenda dei due Marò per rassegnare, a sorpresa,  le sue dimissioni (“Il governo non doveva rimandarli in India, me ne vado per salvare l’onorabilità del Paese”). Il suo collega min. della Difesa Di Paola lo attacca in aula: “Le sue valutazioni non sono quelle dell’esecutivo”. Monti conferma il fatto che dette dimissioni non sono state  a lui preannunciate, mentre dal Quirinale arriva una nota di biasimo su “dimissioni irrituali”. Domani Monti che assumerà il ministero degli Esteri ad interim,  riferirà alla Camera e al Senato dove avrebbe dovuto tenersi oggi la riunione che invece è stata sospesa. 
Morale: la matassa si fa  sempre più intricata. Siamo senza un governo, con un ministro di un governo dimissionario, che fa il suo coup de théatre in Parlamento per…dimettersi ad insaputa del suo governo. Con un Presidente della Repubblica,   dimissionario anche lui,  che deve ricucire troppi strappi. E con  un Bersani in affanno per un improbabile mandato esplorativo. Peggio di così…


La responsabilità dello smacchiatore di giaguari…

Un commento: “è l’ennesima dimostrazione della miopia della sinistra: pur di far fuori berlusconi, sarebbero capaci di far impoverire i 30 milioni di lavoratori… e immancabilmente otterrebbero solo un pugno di mosche.”
Quali siano le priorità della coalizione guidata da Pier Luigi Bersani e del Movimento 5 Stelle è apparso chiaro già all’indomani delle elezioni. La sinistra ha in mente di tutto. Dal ddl sull’ineleggibilità per far fuori Silvio Berlusconi alla commissione d’inchiesta per fermare i lavori dell’alta velocità in Val Susa, dal pacchetto sui diritti (cittadinanza agli immigrati e unioni civili) all’abolizione dei rimborsi ai partiti. Tutto tranne che tagliare le tasse.
Mentre Bersani si affanna ad occupare tutte le poltrone possibili in attesa di schiantarsi con un governo che difficilmente riuscirà a formare, i contribuenti italiani guardano timorosi l’avvicinarsi dell’estate e di una serie di scadenze fisccali che rischiano di mettere in ginocchio non poche famiglie, già indebolite dalla recessione economica e dai ssacrifici chiesti l’anno scorso dal governo Monti. Secondo un calcolo fatto dai segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, tra giugno e luglio si rischia una stangata di circa 31,8 miliardi di euro: 11,6 miliardi arriverebbero dall’acconto dell’Imu, 14,4 miliardi dal saldo sull’Irpef, 4 miliardi acconto Tares e 1,8 miliardi dalla tranche dell’aumento dell’Iva. Proprio per questo i sindacati chiedono al futuro governo di spalmare (almeno) il pagamento della Tares, affinché “non pesi eccessivamente sui bilanci della famiglie e delle aziende”. E sono proprio le aziende a rischiare il salasso peggiore. Nei mesi estivi i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori saranno, infatti, costretti ad affrontare un vero e proprio stress test fiscale e contributivo. Come ha ricordato ieri la Cgia di Mestre, le scadenze saranno numerosissime. Si va dai versamenti Inps alla tassa annuale di iscrizione alla Camera di Commercio, dal pagamento della prima rata dell’imposta sulla casa e alla Tares. E ancora: l’autoliquidazione Irpef, che prevede il saldo 2012 e l’acconto 2013. Tasse, imposte e balzelli che peseranno sulle tasche di contribuenti fino a 25.700 euro circa. Per segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, il nuovo governo dovrà assolutamente evitare che dal primo luglio aumenti l’aliquota dell’Iva: “Se ciò non avverrà, i consumi subiranno un’ulteriore contrazione, penalizzando proprio le piccolissime imprese che vivono quasi esclusivamente della domanda interna”. Anche il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha chiesto di “cestinare” l’aumento dell’Iva: “Al centro dell’economia reale devono essere messe le piccole e medie imprese”.
L’Italia soffre sotto il peso soffocante delle tasse. Ma Bersani che, dopo aver ricevuto l’incarico da Giorgio Napolitano, si appresta a governare con Nichi Vendola sembra essere sordo al grido d’allarme. Negli otto punti programmatici buttati giù dal leader piddì c’è un velato accenno alla redistribuzione dell’Imu, ma di abbassare la pressione fiscale, che con Mario Monti è arrivata alle stelle, non v’è traccia. Ieri pomeriggio, dal palco di piazza del Popolo, Berlusconi ha annunciato che nei prossimi giorni saranno depositate alle Camere le prime quattro proposte del Pdl per “l’assunzione dei disoccupati, il pagamento dei debiti dello Stato verso le imprese, l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e la restituzione di quanto pagato nel 2012”. “Gli altri chiacchierano, mentre noi lavoriamo per il grande cambiamento”, ha spiegato il Cavaliere dopo che, in settimana, aveva teso la mano a Bersani proponendogli di lavorare insieme su quei punti in comune al fine di risollevare l’economia del Paese e dare respiro ai contribuenti strozzati dal Fisco. Il segretario democrat ha risposto picche ed è tornato alla carica con i grillini promettendo loro che, quanto prima, presenterà un ddl per rendere ineleggibile il Cavaliere.