Enrico Bondi e l’Ilva

Enrico Bondi prossimo amministratore delegato dell’Ilva. Il presidente Bruno Ferrante, durante l’incontro di Pasqua con i lavoratori dell’azienda, ha sottolineato l’intenzione di “dare a questa società una struttura nuova: il consiglio di amministrazione sarà rinnovato e aperto anche a professionalità esterne”. Ferrante ha precisato che “ci sarò io come presidente, ma mi affiancherà un professionista esterno di larga fama come il dott. Enrico Bondi che si è occupato di ristrutturazioni di tantissime aziende importanti”. In effetti Bondi non è nuovo a “imprese” di questo tipo: in passato si è occupato del recupero della Montedison e del risanamento della Parmalat. Nel 2002 è stato amministratore delegato di Premafin (holding della famiglia Ligresti), ma il suo incarico è durato poco per via di alcuni dissapori con Salvatore Ligresti. Il suo ultimo incarico, infine, da cui si è dimesso il 7 gennaio 2013, è stato quello di commissario alla Revisione della spesa dello Stato italiano durante il governo Monti con l’obiettivo di razionalizzare gli acquisti di beni e servizi e definire il livello di spesa per voci di costo. Il presidente ha poi spiegato che Bondi ha già un contratto di consulenza che gli sta consentendo “di entrare nei meccanismi aziendali e di entrare come amministratore dopo l’approvazione del bilancio, che avverrà nella metà del mese di aprile”. “Abbiamo pensato – ha proseguito – a nuovi assetti organizzativi della società. Riva Fire possiede l’87 per cento delle azioni di Ilva e questo processo organizzativo ha l’obiettivo di renderla assolutamente indipendente e autonoma rispetto a Riva Fire”. “Dovrà restare Ilva – ha aggiunto Ferrante – con la sua capacità rappresentata da voi, capacità di fare impresa e lavoro, capacità di sostenere gli investimenti”.

Cipro

Se tre indizi fanno una prova, sul caso Cipro il resto d’Europa e dei Paesi Piigs devono preoccuparsi eccome. Non solo la crisi di Nicosia, ma anche una valutazione su più ampia scala internazionale, ha acceso le intenzioni dei membri “di serie A” dell’Eurozona di rivedere radicalmente il modello di salvataggio delle banche in difficoltà. E mettere in gioco anche i depositanti oltre i 100.000 euro. Nelle ore immediatamente successive al salvataggio cipriota molte sono state le dichiarazioni contrastanti (ufficiali e non) di alti funzionari europei che, di fatto, hanno solo aggravato la confusione. Se le parole del presidente dell’Eurogruppo sono state seguite da una smentita (perché sono deflagrate sui mercati aperti), resta come un macigno invece la considerazione che oggi fa Bloomberg sul programma di Cipro che “non è standard, ma che potrebbe essere adattato ad altre situazioni estremamente eccezionali come Cipro”. Aggiungendo particolari interessanti nell’articolo intitolato “Cipro, la terra dei prodotti strutturati”, firmato dall’analista economico Nick Dunbar. Che fu in prima persona avvicinato nel 2007 da una banca francese con la proposta di fare il relatore a una conferenza organizzata dalla Banca di Cipro per i fondi pensione.”Structured Solutions” è una parola in codice utilizzata per la vendita di derivati, cosa che fece con grande successo la banca francese che avrebbe anche partecipato alla conferenza. Dunbar, scrive, si rese conto che i ciprioti vedevano i loro “cugini” della Grecia come quegli abitanti dei villaggi che hanno preferito un asino a una Mercedes. In particolare i ciprioti non erano interessati ad acquistare i propri prodotti strutturati, ma guadagnare commissioni vendendoli ai ricchi pensionati greci, russi, inglesi e tedeschi. Una panoramica utile per comprendere i contorni del sistema finanziario in voga sull’isola.
PRELIEVO FORZOSO. E’di oggi l’annuncio del ministro delle Finanze Sarrys sulla percentuale di prelievo da applicare ai depositi sopra i 100mila euro: potrebbero essere, ha ammesso in un’intervista questa mattina al canale CBC, dell’80% per la Laikì Bank e del 50% per la Bank of Cyprus. Sconvolgendo analisti e correntisti, in quanto instilla il dubbio che le voci di alcuni capitali russi già fuggiti, siano veritiere. Come dire che la Troika troverebbe il forziere del “tesoro” cipriota vuoto, ovvero meno conti del previsto. Inoltre si sta facendo sempre più insistente la vulgata secondo cui il ministro tedesco Schaeuble avrebbe deciso di non rischiare più in questa partita, né un solo euro, né un solo voto in vista delle elezioni teutoniche di settembre. E nonostante in Grecia la Germania non perda nulla, anzi, con gli interessi maturati (e che matureranno) la Deutsche Bank sta incassando molto, oltre agli appalti che il premier greco Samaras ha gentilmente offerto loro. Per cui il suo principale consulente, Clemens, oggi dice che in pratica i grandi investitori devono caricarsi il fardello. A chi si riferiva l’economista tedesco? Ma naturalmente ai russi, perché di fatto i patrimoni più consistenti sono di russi, inglesi, ciprioti e greci (nell’ordine). E qui entra in gioco il nodo che si sta sempre più intrecciando con la Turchia e, a margine, con il South Stream: perché i russi si sarebbero anche detti disponibili a rivedere il primo prestito elargito a Cipro da 2,5 miliardi ma patto di mettere le mani sui giacimenti sottomarini dell’isola, su cui Nicosia aveva già un preaccordo con Tel Aviv, dove il presidente della Repubblica Nikos Anastasiadis si sta affrettando a volare in visita. Ufficialmente per un incontro programmato da tempo, ma di fatto per l’emergenza dei rapporti sempre più tesi con la minacciosa Ankara, il cui ministro degli esteri “consiglia” a Cipro di adottare la liretta turca e di uscire dalle grinfie dell’euro.
RISVOLTI ITALIANI. Che il gas non fosse una cornice secondaria in questa partita lo si era intuito sin dall’inizio, ma oggi arriva una nota ufficiale del governo turco. Che ha deciso di sospendere i progetti avviati con l’Eni a causa della partecipazione del gruppo petrolifero italiano al programma di esplorazione dei giacimenti di gas al largo delle coste di Cipro, che Ankara contesta in una disputa sulle acque territoriali. Il ministro dell’Energia Taner Yildiz contesta al governo di Nicosia il diritto di gestire autonomamente le risorse energetiche al largo dell’isola. Dallo sorso ottobre Ankara ha minacciato più volte di sospendere ogni collaborazione con i gruppi petroliferi internazionali che concludano accordi con il governo cipriota. Anche se, in virtù del diritto internazionale e del fatto che la fantomatica Repubblica turcocipriota del nord non sia riconosciuta dall’Onu, non avrebbe di cosa pretendere da quello spazio marino, in quanto lo ha occupato abusivamente dal luglio del 1974, con ancora oggi 50mila militari turchi in loco e un filo spinato che divide l’isola da ovest a est. Secondo la società americana Noble Energy, che sovrintende all’esplorazione di una delle zone del giacimento cipriota, le riserve presenti ammonterebbero a circa 230 miliardi di metri cubi, per un valore di 100 miliardi di euro. La replica dell’Eni arriva a stretto giro: “Non abbiamo alcuna intenzione di fare uno stop a Cipro”, ha detto l’ad Paolo Scaroni, dicendosi comunque “dispiaciuto” per le dichiarazioni del ministro dell’Energia turco. Si è comunque detto “fiducioso in un punto d’accordo e di intesa nell’interesse di entrambi”. E ha ricordato che il progetto che l’Eni ha in piedi con la Turchia è sostanzialmente “dormiente”. Prende il nome di oleodotto Samsung Ceyhan, destinato a portare il petrolio dal Mar Nero e dal Mar Caspio, che però è al momento congelato. “Il progetto – ha infatti spiegato Scaroni – decollerà soltanto se si renderanno più costosi e contingentati gli attraversamenti del Bosforo”. Si aggiunga infine che secondo un rapporto di Standard & Poor’s il salvataggio di Cipro, col prelievo forzoso sui depositi, sta avendo per il momento “un impatto minimo” sulle banche russe presenti sull’Isola. Secondo l’agenzia di rating, la banca russa più esposta sul mercato cipriota è la Vtb Bank. Cioè la stessa legata a doppio filo con le Assicurazioni Generali. Nel frattempo sull’isola i negozi restano chiusi, i sindacati sventolano una lettera in cui le aziende avvertono che sono a rischio i salari di marzo, manifestanti ancora in piazza per protestare contro lo “scippo europeo” (copyright Medvedev), in attesa che giovedì riaprano le banche. Gettando altra benzina sul fuoco europeo specialmente nei paesi più a rischio, dove non è ancor escluso che accada ciò che è accaduto in Grecia nei giorni drammatici delle trattative ad oltranza tra governo e Troika: con lunghe code di correntisti che in pochi giorni ritirarono cento milioni di euro.

La fortuna di essere incompetenti…

Licenziato dopo un anno e mezzo per aver peggiorato i conti della società. Una storia di ordinaria quotidianità nel mondo del lavoro. Licenziato per incompetenza con una buona uscita di tre milioni e seicentomila euro. Una storia di ordinaria quotidianità se il mondo del lavoro è quello dei super manager in Italia. Se poi il licenziato si chiama Piergiorgio Peluso ed è figlio del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri si tratta di una storia di ordinaria quotidianità nell’Italia del governo Monti, dove essere raccomandati è cosa necessaria se si vuole fare carriera. La primavera dello scorso anno la seconda società di assicurazione d’Italia, la Fondiaria Sai, era in gravissima crisi finanziaria. Unicredit, che ne deteneva il 6,6 per cento delle azioni, era convinta che solo una fusione tra Fondiaria e Unipol potesse salvare la società dal fallimento. E così, la famiglia Ligresti, proprietaria di Fondiaria, fu costretta ad assumere il responsabile del Corporate & Investiment banking di Unicredit per l’Italia. Nel maggio 2011 il quarantaduenne Piergiorgio Peluso divenne direttore generale di Fondiaria con uno stipendio di centomila euro al mese, un milione e duecentomila euro all’anno. La politica di Peluso, però, non solo non ha convinto la famiglia Ligresti, ma ha peggiorato i già pessimi conti di Fondiaria. Il figlio del ministro si è lanciato in una serie di acquisizioni e di fusioni degni della finanza d’assalto che ha caratterizzato per un decennio le banche d’affari di Wall Street. Nel contratto di assunzione firmato da Peluso era inserita una clausola che asseriva che in caso «di dismissione per giusta causa, comprendente anche il demansionamento e il cambio di controllo della società», la Fondiaria avrebbe dovuto erogare una buona uscita pari a tre anni di stipendio. Ovvero un milione duecentomila euro per tre, pari a tre milioni e seicentomila euro.

La legge del contrappasso

Dopo aver messo in croce Berlusconi per venti anni, adesso anche i suoi, invidiosi, antagonisti vengono ripagati con la stessa moneta.
Monti, abbandonato pare anche dalla Merkel, “non vede l’ora di finire”, visto che ormai è costantemente sulla graticola, in Patria e all’estero, senza riuscire a combinarne una giusta e si accorge, sulla sua pelle, che governare non è come scrivere un articolo sul Corsera.
Bersani riceve da Grillo gli stessi insulti che ha sempre riservato a Berlusconi e se riuscirà a fare un governicchio, traballante e senza prospettive, ci riuscirà solo grazie a traditori raccattati da varie parti.
In tutto questo Berlusconi e il PdL ne escono da giganti, da signori e da responsabili.
Anche se vorrei vedere in loro un po’ più di sana cattiveria, con la quale riconoscere ai Monti e ai Bersani anche gli interessi.





Entra ne

Comune di Bologna in ROSSO e Ulteriore Aumento IMU

Mentre c’è chi si illude che l’IMU sarà diminuita, o addirittura cancellata, tra gli atti del nuovo governo nazionale che non si riesce a comporre,
le locali menti sinistre bolognesi, col Comune in rosso, meditano contro i cittadini più tartassati del pianeta un aumento ulteriore dell’IMU, che si sommerà alla Tares, all’Irpef, all’aumento dell’IVA e a tutti gli accidenti che il peggior governo della Storia della Repubblica, il governo “tecnico” “altocarato” di Monti & compari, ci ha lasciato.
Su quel malefico canovaccio da suicidio nazionale, si aggiungono poi i costi locali lievitati per i poveri cittadini:

Il bilancio di Palazzo D’Accursio riscontra un disavanzo di 17,4 milioni. La manovra della Giunta Merola (PD) prevede l’esclusione degli aumenti sulle tariffe (scuole e welfare) e dell’addizionale Irpef.

Ma per far quadrare i conti del Comune, si propone un aumento Imu per la prima casa (da 0,4 a 0,5): sono 120 euro in più per ogni proprietario. 
Nel 2013 ci sarà un taglio dei trasferimenti statali pari a 30,4 milioni di euro. Le minori entrate sono 6,6 milioni, mentre le maggiori spese 8,8 milioni. Il disavanzo totale è di 45 milioni.

Il fronte delle entrate
Nel  2013  si assiste ad un ulteriore taglio di risorse statali, rispetto a quelli  fatti  negli  anni  precedenti,  che  pone  l’onere di finanziare i servizi  fondamentali erogati a livello locale sempre più sui cittadini, le famiglie e le imprese del territorio. Nel 2013 il taglio di risorse statali è  stimato  complessivamente,  per il Comune di Bologna, in 30,4 milioni di euro. Questa  riduzione  è particolarmente difficile da sopportare perché avviene dopo  anni di tagli progressivi e cumulativi: quasi 120 milioni di euro nel biennio  2011 e 2012.  Nel 2013 i fondi statali scompariranno completamente e,  anzi,  il  Comune  di  Bologna  dovrà versare risorse al nuovo fondo di solidarietà.
Un  ulteriore  elemento di novità riguarda la modifica dell’attuale tributo che finanzia i costi della raccolta dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) in un nuovo tributo (Tares), che ha due componenti: la prima servirà a finanziare il  costo  della  raccolta  dei rifiuti e ha lo scopo, rispetto all’attuale Tarsu,   di   commisurare   maggiormente  l’onere  del  corrispettivo  alla produzione  dei rifiuti; la seconda  è di fatto un nuovo tributo, associato dallo  Stato  ad una contestuale riduzione dei trasferimenti, su chi occupa immobili  (piuttosto che sul proprietario) e pari a 0,30 centesimi di euro al metro quadro (aumentabile fino a 0,40 da parte dei Comuni).

Le spese
Dal lato delle spese, la previsione iniziale mostra una crescita di circa 8 milioni, rispetto al budget 2012: quasi  la  metà  (3,4 milioni)  è dovuta all’aumento dei costi delle utenze (acqua,   luce   e   gas)  degli  immobili  istituzionali  (scuole,  uffici giudiziari,  musei,  biblioteche,  sedi di quartiere, altri immobili ad uso istituzionale,  alcuni  impianti  sportivi)  e dei costi dell’illuminazione pubblica,  imputabili all’aumento dei costi delle materie prime, dell’Iva e delle accise (è come accade con le bollette di casa); 2,7  milioni  circa  sono  i  costi  riconosciuti  ad  Hera  a fronte degli interventi  già  programmati  per  potenziare  la  raccolta differenziata e migliorare la pulizia e la qualità urbana; circa 500.000 euro sono a fronte di un ulteriore potenziamento dell’offerta educativa,  per  ridurre   ulteriormente  a  partire  dal  prossimo  anno scolastico, le liste di attesa; 1,4  milioni  sono  a  fronte  di  maggiori  postalizzazioni  previste  per contravvenzioni a seguito di violazioni al codice della strada. Nel complesso si arriva a circa 8 milioni di maggiori spese tendenziali.

Merola: “Pronti a riduzioni per chi è in difficoltà”
“Siamo pronti a trattare con tutti, ma non accettare il confronto sulla pressione fiscale significa prendere il considerazione l’ulteriore tagli dei servizi”. Il sindaco di Bologna Virginio Merola manda un messaggio ai sindacati, gia’ sul piede di guerra, e a chi e’ pronto a battagliare contro l’aumento dell’Imu sulla prima casa. Evitare l’aumento delle tasse, ricorda, “e’ stata la nostra maggiore preoccupazione” e il Comune, comunque,
“e’ pronto a parlare di riduzioni dell’Imu per chi e’ in difficolta’”. Per queste fasce di popolazione, come i cassintegrati o chi perde il lavoro, anche nel 2013 sono poi confermate le esenzioni gia’ avviate, ed e’ confermata anche la volonta’ dell’amministrazione di migliorare la social card (con 1,6 milioni che devono arrivare dallo Stato), oltre che di implementare i servizi quando arriveranno i soldi del Fondo per la non autosufficienza. Una cosa e’ certa, per Merola e la manda a dire a chi chiede all’amministrazione di fare i tagli in casa propria: “Il Comune ha tagliato nei settori e ridotto le spese per 19 milioni, di piu’ non possiamo comprimere”, poi “sono disponibile a valutare ulteriori proposte”, anche se “sono convinto che quella presentata oggi e’ la manovra piu’ equa possibile”.
Giusto per far capire di che sta parlando, poi, Merola, fa l’elenco di quanto il Comune spende per i servizi (e non vuole tagliare): 127 milioni di euro per la scuola, 58 per i servizi socio-assistenziali, 32 milioni per la cultura, 86 milioni per l’economia e la vivibilita’ urbana, 11 milioni per i giovani e lo sport, 28 milioni per la comunicazione coi cittadini, 12 milioni per le politiche abitative, 25 milioni per le mobilita’ urbana, 37 milioni per le opere pubbliche, di cui 18 milioni per la manutenzione.

FONTE

Le eccezioni e minimi sconti al pagamento IMU studiate da Merola & soci riguardano però pochi casi estremi (cassintegrati e senza lavoro), la verità è che pagheremo sempre di più, ancora di più, progressivamente di più per un Comune dai costi esosi.
Se qualcuno non aveva ancora una situazione da emergenza estrema, vi si troverà comunque anche da semplice operaio, impiegato o pensionato, dopo aver pagato cotante tasse, che sanno di esproprio totale.
E’ l’IMU stessa UN FURTO CHE CREA EMERGENZA SOCIALE, 
per i cittadini comuni,
figuriamoci un ulteriore aumento!

Osservazioni:
_Si fa l’elenco di quanto il Comune spende per i servizi (e non vuole tagliare): 127 milioni di euro per la scuola, 58 per i servizi socio-assistenziali, 32 milioni per la cultura, 86 milioni per l’economia e la vivibilita’ urbana, 11 milioni per i giovani e lo sport, 28 milioni per la comunicazione coi cittadini, 12 milioni per le politiche abitative, 25 milioni per le mobilita’ urbana, 37 milioni per le opere pubbliche, di cui 18 milioni per la manutenzione.

Le stesse cose si DEVONO fare con meno. 

La prima spesa folle da abbattere: 28 milioni di euro per la “comunicazione”: siamo matti??!!
Ma quale “comunicazione”!   Comunicazione de che? 
Vergogna! 

32 milioni per la cultura? ma che razza di cultura, almeno da parte pubblica e per tutti, si sarebbe fatta a Bologna?!

86 milioni per la vivibilità urbana?   “Vivibilità”!!?? 
E’ un’altra trovata per aumentare i costi ? come l’altra parola dietro cui si può nascondere TUTTO e il CONTRARIO di TUTTO, come “sostenibilità”??
Ma se Bologna è una città invivibile!  E Hanno speso 86 milioni per la…vivibilità….

L’Abbiamo capito che ci state prendendo in giro!

_non è il momento di aumentare nulla, meno che mai l’IMU sulla prima casa, mentre addirittura il governo e lo stesso “partito” discute di rimuoverla!

_ è il momento di serrare servizi inutili, presunti servizi e spese inerenti all’ideologia ben nota, spalmate sulla inerme e spolpata collettività;

_ Il Comune afferma gli mancano 30 milioni di trasferimenti dallo Stato. 

Però: 1) il Bilancio del Comune di Bologna (2011) è di 650 milioni circa, il che significa, in termini percentuali, che gli si chiede un risparmio di poco più del 4 % (cioè irrisorio rispetto alle stangate continue che prendono i cittadini). 

2) Solo lo “Staff del Sindaco” è costituito da 220 persone !
Tagliate lì!

3) Molti stipendi di dirigenti sono di 2 volte e mezzo i minimi tabellari. 

Inutile in queste condizioni venir a piangere dicendo di essere costretti ad aumentare le tasse perchè non bastano i soldi!

_Basta continui rifacimenti di marciapiedi, rotonde “europee” in strade che stanno benissimo rettilinee, e piste ciclabili, mentre le strade vere sono tutte una buca;

_ sono stati dilapidati centinaia di milioni di euro in progetti mai realizzati e che si sapeva fin dall’inizio essere irrealizzabili (Civis, Christalis, Crealis e Crealis Neo, People Mover e varie diavolerie di bus);
 
_basta buttare via i nostri soldi in consulenze dal costo ESOSO che non servono a nulla, 
o inutilities come i 100.000 euro per l’orribile struttura di legno nel cortile di Palazzo d’Accursio
o 100.000 euro a Piazza Grande (l’associazione dei senza dimora) per un Laboratorio “In bici sui viali” (che purtroppo rimangono lo stesso senza dimora)….

_ Si spendono 7,5 milioni all’anno di affitto per la sede del Comune mentre si lasciano vuoti i locali di proprietà. 
Il Comune rimane 14 milioni di € da ATC (oggi TPER), si spendono 70.000 € al giorno tutti i fine settimana per i T Days, hanno speso 1 milione di € per strani percorsi stradali davanti allo stadio, hanno in progetto di “restringere” via Indipendenza.  
Basta spese inutili !

_ rispetto agli anni passati il Comune ha guadagnato di più con multe ipersalate, parcheggi a pagamento (i più alti d’Italia), permessi per il centro estorti alle aziende (120 € annuali ad automobile), Sirio…etc.   Basta fare ritorsioni contro i cittadini!

_Tagliate le spese inutili e riducetevi gli stipendi. 

Infatti gli stipendi dei vari dirigenti al Comune sono impressionanti. 
Partono da 70mila euro e vanno fino a oltre 100mila euro. 
Assolutamente fuori dal mondo.

Lo dice lo stesso Comune qui  da compensi degli amministratori

Non venite a chiedere altri soldi a noi per i vostri sprechi!



Josh

Entra ne

A volte fa male essere italiani

Un Paese non vive, e non muore, di solo spread.I due fucilieri di marina stanno viaggiando verso l’India.Il balletto del governo italiano ha messo insieme cedimenti, tradimenti della parola data, sussulti di orgoglio tardivo e ancora cedimenti.Non fosse una vicenda drammatica, si direbbe che siamo su Scherzi a parte.Ma hanno scherzato con la memoria di … continua

Maro’: terzi si dimette, di paola no

Oggi, sugli spalti della Camera, gli esponenti del Cocer schiumavano rabbia. Condivido i loro sentimenti”La vicenda svoltasi oggi alla Camera risplende di una luce sinistra .Con le sue dimissioni, infatti, il Ministro degli Esteri Giulio Terzi è riuscito a capovolgere la lettura data finora ai più recenti sviluppi della crisi legata ai marò.Pensavamo tutti che … continua

Mai dire troia

battiato-sufismo

Infatti è risaputo che non sono le “troie” (nel senso descritto prima) a dare una cattiva immagine del parlamento del Paese, bensì chi non si sente più di coprire gli escrementi con le zampette e invece denuncia il malcostume italiano

"Nuova" Viabilità a Bologna

 

Ricordate per Bologna quello che doveva essere un mitico, mirabolante e miracolato filobus, che avrebbe inaugurato magnifiche sorti e progressive per la città, 
il  Civis?  Nulla di fatto. 
Ricordate il ChristalisNulla di fatto.
Ora ci riprovano col Crealis, anzi no, col Crealis Neo,
che è un altro filobus, uno degli n-simi, e non una pastiglia di Cialis o Viagra, ma che avete capito….certo, che nomi che si scelgono….

Costo: 182 milioni di euro
Si dice sia uno “straordinario filobus di 18 metri, praticamente identico al suo sfortunato predecessore Civis, con qualche accorgimento al sistema di guida e di posteggio.” 
Ah sì, ci mancava!   
Ne avevamo davvero bisogno, ora come ora….
Viene da chiedersi a cosa servirà questo insistere sui filobus, dopo il buco nell’acqua Civis, la città sventrata, gli isolotti pedonali, la scomparsa di posti auto, i ferri per le corsie dei filobus infilati in palazzi di pregio….le spese enormi,
per un borgo (Bologna) mediopiccolo, passato da circa 1 milione di abitanti dei tardi ’70 ai sì e no 350.000 abitanti odierni, ormai solo centralina di burocrazia PD e sede di immotivate premiazioni di eurocrati senza coscienza. 
Sarà però una boccata di ossigeno per le casse del comune, che vede sbloccati quasi 200 milioni di euro di finanziamenti.

Una boccata d’ossigeno anche per Irisbus che dovrà fabbricare 49 nuovi filobus, e per la CCC che dovrà completare la pavimentazione e le linee elettriche da San Lazzaro fino alla periferia est di Bologna. 
Bologna verrà quindi sventrata nuovamente, da via S. Vitale a Strada Maggiore, zona delicatissima, con il beneplacito della Soprintendenza ai Beni culturali che dovrà monitorare la situazione archeologica del sottosuolo delle vie più vecchie di Bologna.

A noi cittadini invece non serve a nulla, o meglio, farà in minima parte quel che già facevano i bus normali

Ci tartassano, e, appena pagato, gettano malamente i nostri pagamenti in spese assolutamente inutili, o ingiuste, o tragicamente sproporzionate, o nel mare magnum sregolato della finanza apolide, o in imprese donchisciottesche.

Josh

Entra ne