Un partito comunista a cinque stelle

Ieri sera nei vari telegiornali hanno mandato in onda il “casting” degli eletti grillini.
Ancora una volta, come già accadde anni fa quando fu eletto in parlamento tal Francesco Caruso, mi è tornato in mente il leader anni settanta dei “disoccupati organizzati” di Napoli: Mimmo Pinto .
L’impressione che ho avuto è stata fortemente di un gruppo di dilettanti che hanno trovato una casa per i prossimi cinque anni (ma saranno meno …) sbarcando il lunario con uno stipendio che, benchè decurtato dalle fisime pauperiste del loro leader miliardario, rappresenta comunque un “signor” stipendio.
Basta sentirli parlare, per capire che da loro non potrà mai venire nulla di buono nè di bene per la nostra Patria.
Non solo Mimmo Pinto, però, anche i comunisti del vecchio p.c.i., quando la gran parte degli eletti erano funzionari o dipendenti di coop rosse, cui veniva concesso un passaggio in parlamento per poterli poi mettere a carico dello stato, con una pensione da parlamentare, facendoli comunque lavorare per il “partito”.
Da tutto questo emerge solo che il movimento di Grillo è solo un partito comunista a cinque stelle.
Nulla di nuovo sotto il sole ma, soprattutto, nulla di buono.





Entra ne

Avvoltoi assassini

La situazione in Italia è «difficile da interpretare» e resta «complicata», ma i ministri delle Finanze della zona euro sono ottimisti sull’impegno del prossimo governo italiano a continuare sulla strada delle riforme. Lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem.
RESPONSABILITÀ – «Il risultato delle elezioni in Italia ci fornisce un quadro complicato», ha spiegato al termine della riunione mensile dei ministri finanziari, avvenuta lunedì a Bruxelles, aggiungendo di essere comunque ottimista sul fatto che «qualunque governo in Italia mostrerà responsabilità».
TUTTI I PARTITI RISPETTINO I PATTI – Nella riunione non si è discusso della situazione italiana, anche se il ministro Vittorio Grilli «ha informato» i colleghi di quanto sta accadendo: «Dall’esterno è difficile leggere il messaggio delle elezioni in Italia», ha aggiunto rispondendo a una domanda sul voto «anti austerità» italiano, ma «il partito che ha vinto non è affatto antieuropeista. Nell’Eurozona la situazione politica varia da paese a paese e le elezioni ci sono sempre e ovunque». Dijsselbloem, comunque, ha invitato «ognuna delle parti interessate nella vicenda politica italiana» a «contribuire alla stabilità dell’Eurozona e rispettare gli accordi che abbiamo preso per mettere in sicurezza l’euro».
CIPRO ENTRO FINE MESE – Sul tappeto c’era, invece, la questione di Cipro ma le parti non hanno ancora raggiunto un accordo su come portare avanti il salvataggio dell’Isola, ma si sono impegnate a preparare un’intesa entro fine mese. Dijsselbloem in conferenza stampa si è detto «fiducioso che si possa arrivare ad una rapida conclusione dei negoziati verso un memorandum d’intesa». La posizione è stata poi ribadita nella nota ufficiale. Tra i punti su cui l’Europa non riesce a trovare un accordo figura principalmente come e quanto coinvolgere nel salvataggio sovrano i detentori di depositi bancari. Sarebbe arrivato invece l’ok per l’attuazione programmi Portogallo e Irlanda.
LA GRECIA – Riguardo alla Grecia, l’Eurogruppo «nota con soddisfazione» che la soglia di febbraio del Memorandum di intesa tra Atene e la Troika è stata rispettata. «In particolaresi legge in un’altra notala strategia fiscale a medio termine è stata aggiornata con l’introduzione di massimali triennali di spesa per i vari misteri e il settore sanitario». La Grecia ha inoltre fissato target mensili per le più importanti società a partecipazione pubblica, con l’obiettivo di estenderle a breve a tutte le Spp. Il rispetto delle ulteriori soglie per il mese di marzo è la precondizione per il saldo di un’ulteriore tranche da 2,8 miliardi di euro.

Romagna vittoriosa

Forlì 03/03/2013, Forlì Rugby vs Bologna Rugby

Romagnoli al massimo, in questa partita fuori casa del Bologna Rugby 1928.

27 a 22: distanze corte, ma sufficienti per indicare chi è il vincitore in questo derby di Marzo 2013.

Un Forlì spesso nei 22 dei Felsinei: il Bologna è in grado di rispondere e di contrattaccare. Una reazione che fa ben pensare perché porta subito gli ospiti ad un avanzo di 14 punti sui padroni casa.

Ma è solo un’illusione: il Forlì riprende in mano gli esiti del gioco: si arriva presto al pareggio ed, alla fine del primo tempo, al superamento.

Sembra la tabellina del 7.

Alla ripresa il Bologna, cerca di apparire più attento ed aggressivo.

Si accorciano nuovamente le distanze da parte rossoblù. Ma c’è poco da fare: Forlì tiene il campo e si difende bene, e poco dopo la seconda metà del tempo segna ancora su piazzato.

Finale da cardiopalma, pur considerando che stiamo assistendo ad un incontro di Serie C.

I Rossoblù tentano l’incursione, ma Forlì non sbaglia nulla e finisce addirittura in attacco, mantenendo il Bologna a distanza di sicurezza.

Il Bologna si  è illuso troppo presto di aver in mano la partita e, così, vincere in scioltezza. Buona comunque la reazione nel corso del secondo tempo per i rossoblù, cercando di recuperare fino all’ultimo.

Berlusconi unico Statista

Nel dopo elezioni Grillo si è contraddistinto per la fuga dalle responsabilità.
Monti è scomparso (chi l’ha più visto e sentito ?).
Bersani è andato in confusione totale (prima lo era solo parzialmente).
E’ proprio in queste circostanze che emerge la statura di Berlusconi e si capisce perchè, ogni volta che c’è stato un governo di sinistra, Berlusconi abbia poi vinto a mani basse, mentre dopo i governi Berlusconi, la sinistra abbia ottenuto solo un pugno di voti in più.



Entra ne

L’offeso dottor sottile

La politica annaspa, ogni intesa pare impossibile e l’incubo ingovernabilità diventa ogni giorno più concreto. E, come già accaduto in passato, uno dei nomi più “caldi” per mettere a posto le caselline istituzionali e trovare un accordo tra le forze politiche, è quello di Giuliano Amato. Un nome sul quale il pubblico è a dir poco diviso, con molti che ricordano i suoi legami con Craxi e coi socialisti dell’ultim’ora. E molti altri ancora che strabuzzano gli occhi di fronte ai 30mila e passa euro che l’ex presidente del Consiglio percepisce ogni mese tra pensione e vitalizio. “Il mio nome esce più di me” si era limitato a dire qualche giorno fa. Oggi, invece, in una lettera scritta al quotidiano La Repubblica, il topolino Amato (così è ritratto da alcuni vignettisti), alza la voce per difendere la sua onrabilità. Racconta le sue origini modeste (mio nonno era muratore, mia madre aveva fatto le elementari, mio padre era diplomato), i titoli universitari conseguiti, il suo farsi da se. “Un curriculum così va additato ai giovani come un esempio da non seguire o come modello di mobilità sociale al quale chiunque possa aspirare per sè o per i propri figli in un’Italia che lo sta rendendo sempre più difficile a chi non ha vantaggi di partenza?”. In merito ai 31mila euro mensili aggiunge di aver “reso noto da tempo che il vitalizio lo giro mensilmente a una comunità di assistenza e dallo Stato ho quindi soltanto la pensione, che è al netto poco più di 11 mila euro. E’ una pensione alta, lo so, che sta tuttavia sotto il tetto stabilito dal governo Monti per i trattamenti pubblici ed è peraltro inferiore a quella che riscuotono giudici costituzionali, alti magistrati ed altri funzionari, specie se andati in pensione dopo di me”. E rilancia, spiegando di non considerarsi assimilabile alla casta e di non aver nulla di cui vergognarsi: “Vergognarmi del fatto – prosegue – di essere stato tanto stimato in Europa da essere chiamato a vice presiedere la Convenzione per la Costituzione europea e tanto stimato negli Stati Uniti da essere eletto lì, e certo non per intrighi di caste italiane, alla American Academy of Arts and Sciences?”.

I libri del culturista

libri-antichi1

marzo 2013
I Libri del Culturista

rassegna mensile di novità librarie
a cura di Mario Bozzi Sentieri

POLITICA

Piergiorgio Corbetta – Elisabetta Gualmini, Il partito di Grillo (Il Mulino, pagg. 244, Eiro 16,00)

Capace di suscitare entusiasmi e speranze pari ai timori e alle ripulse, il «grillismo» sembra più di una meteora del costume: forse sarà un nuovo protagonista degli equilibri politici italiani, forse – come promette e minaccia – li farà saltare. In ogni caso, sarà bene conoscere il fenomeno più da vicino, al di là del clamore giornalistico. Con l’aiuto dell’Istituto Cattaneo, il lettore potrà scoprire le ragioni del successo del M5s e potrà quindi, alla vigilia delle prossime elezioni politiche, su cui Grillo si sforza quotidianamente di mettere un’ipoteca, inquadrare bene il movimento e la sua organizzazione dentro e fuori la rete, il rapporto tra la base e il condottiero-blogger, le relazioni tra eletti e militanti, l’uso delle tecnologie informatiche e della «web democracy», il ruolo delle tradizioni civiche e la capacità di proiezione a livello nazionale.

***

Arturo Diaconale, Per l’Italia – Un’idea nazionale un’idea liberale (Rubbettino, pagg. 195, Euro 12,00)

L’autore ripercorre in maniera critica i momenti salienti della storia dello Stato unitario, dal Risorgimento ad oggi. Prende spunto da queste fasi storiche e dai personaggi che ne sono stati i protagonisti per avanzare la tesi che la strada per uscire dalla crisi economica e tornare a essere competitivi sul mercato globale deve necessariamente passare attraverso il recupero della piena sovranità nazionale e la fine del progressivo indebolimento dell’identità italiana. Senza una forte idea nazionale che consenta il recupero della sovranità e dell’identità non si può essere presenti sulla scena politica ed economica globale. Non è possibile partecipare a pieno titolo alla realizzazione dell’unità politica europea. Non si riesce ad assicurare una tutela efficace della grande risorsa italiana rappresentata dal suo patrimonio ambientale, artistico e storico. E, soprattutto, non si riesce a trovare la strada capace di portare, attraverso lo smantellamento dello Stato burocratico-assistenziale costruito in decenni di dirigismo statalista, fuori dalla grande crisi economica.

ECONOMIA
Sergio Ricossa, Come si manda in rovina un Paese. I danni causati all’economia italiana, dal dopoguerra ai tempi recenti, dalla lunga ingerenza del potere pubblico (Rubbettino, pagg. 294, Euro 16,00)
Sergio Ricossa raccoglie in questo volume parti del diario da lui tenuto dal 1944 al 1994. La stazione di partenza è rappresentata dall’opera di ricostruzione compiuta nel secondo dopoguerra. Si giunge man mano in tante altre stazioni, che segnano però un radicale cambiamento dell’originaria direzione di marcia. Ricossa ci fornisce le istruzioni attraverso cui afferrare il senso di tale cambiamento. E la sua storia diviene un’incalzante narrazione dei danni provocati dalle interferenze del potere pubblico nell’economia. Si comprende allora che la crisi di oggi ha alle spalle una lunga incubazione. La sua dinamica, reiterativa, monotona, è quella dell’interventismo. Promette sempre di affrancarci dalle “impietose” leggi del mercato. Realizza solamente la sistematica distruzione di una rilevante parte delle risorse prodotte dai cittadini. E ricorre, con la proterva presunzione di avere trovato il rimedio, a nuove interferenze, che hanno come risultato il puntuale peggioramento della situazione. Il protagonista principale di una tale disfatta è una classe politica incline a qualunque compromesso, che ha istituzionalizzato la pratica vergognosa del voto di scambio e un assistenzialismo sfrenato. A ciò si aggiunge l’inettitudine di un ceto imprenditoriale mai veramente disposto a rischiare e l’incapacità dei sindacati di misurarsi con le leggi dell’economia. Un’irriverente spiegazione delle cause del nostro declino.

PENSIERO FORTE

AA.VV. Mircea Eliade – Le forme della Tradizione e del Sacro (Edizioni Mediterranee, pagg. 170, Euro 12,50)

Mircea Eliade è stato uno dei pensatori più influenti del XX secolo, ha segnato una svolta cruciale nello studio dei fenomeni religiosi e interrogarsi sulla sua vita è come interrogarsi sulla storia spirituale di un passato in cui affondano le nostre radici presenti. L’Italia è stata quasi una seconda patria per il romeno Eliade, e tutti italiani sono i nove autori di questo libro che affronta temi e problemi di respiro universale: eros, politica e religione, tempo e storia, trasmutazione alchemica. Vengono inoltre esaminate le tangenze del pensiero di Eliade con quello di altri studiosi della religione.

TRADIZIONI

Castrese Cacciapuoti, Dèi del Giappone tradizionale. Strutture ideologiche indoeuropee nei miti dello Shinto. Il carattere trifunzionale delle tradizioni mitiche dello shinto giapponese e di altri popoli altaici (Il Cerchio, pagg. 296, Euro 22,00)
In questa originale opera il concetto di ideologia tripartita, postulata da Georges Dumézil, viene applicato ai miti dell’Asia Orientale, basandosi principalmente sulle ricerche svolte dal professor Yoshida Atsuhik, che iniziò i suoi studi in Francia proprio sotto la guida di Dumézil.
Avvalendosi del metodo comparativo, viene portato alla luce l’inequivocabile carattere trifunzionale delle tradizioni mitiche dello shinto giapponese primitivo e di altri popoli altaici.
Si disveleranno così corrispondenze sorprendentemente numerose e puntuali, testimonianza di profonde influenze del mondo indoeuropeo sull’Asia orientale risalenti a ben prima dell’introduzione del buddhismo, che gettano una nuova luce sui rapporti intercorrenti in epoche remote tra i vari popoli dell’Eurasia.

STORIA
Fabrizio Amore, Il cantiere di Bottai (Cantagalli, pagg. 321, Euro 18,00)
Giuseppe Bottai fu tra i pochi leader fascisti ad avere un lucido ed organico progetto politico e a ritenere che tale progetto potesse realizzarsi soltanto dotando il fascismo di un ampio e denso apparato culturale. Il ”cantiere” di cui in questo volume si parla é l’Ateneo pisano, che dal 1928 divenne la sede di uno dei più interessanti esperimenti della rivoluzione totalitaria propugnata da Bottai: cambiare i canoni dell’economia e della politica tradizionali per realizzare il corporativismo, inteso come dottrina originale in grado di modificare radicalmente la società italiana.
***
Pierluigi Romeo di Colloredo, La carne del Carnaro (Associazione Culturale Italia Storica, pagg. 132, Euro 16,00).
Venerdì 12 settembre 1919, Gabriele D’Annunzio occupa Fiume. La vicenda fiumana segna una svolta fondamentale nella storia politica dell’Italia uscita dalla Grande Guerra delusa e umiliata nelle proprie aspettative territoriali, ma anche nella vita del Poeta. Dalla preparazione sino alla proclamazione dell’unione di Fiume all’Italia nel primo discorso tenuto da D’Annunzio ad una folla in delirio – nascita di un modo di fare politica che segnerà per sempre il mondo, da Piazza Venezia a Berlino, sino all’Avana di Fidel Castro – la Marcia di Ronchi viene descritta ora per ora, esaminando gli avvenimenti e gli uomini, dando voce ai protagonisti con documenti e discorsi, per offrire il quadro più completo possibile su quel venerdì 12 settembre 1919. Con gli avvenimenti viene analizzato il ruolo della Massoneria Italiana e internazionale, insieme agli interessi esoterici del Vate, aspetto poco noto ma fondamentale per conprendere le scelte e le decisioni di Gabriele D’Annunzio sia come uomo d’arte che come uomo d’arme.
***
Massimo Zamorani, Luigi Ferraro – Un eroe del mare (Mursia, pagg. 253, Euro 19,00)
Luigi Ferraro (1914-2006), ufficiale della Marina Militare, è stato uno dei primi italiani a specializzarsi nelle tecniche di immersione subacquea. La sua passione per il mare nasce presto: fin dall’adolescenza da balilla trascorsa fra Tripoli e l’Italia inizia a immergersi e a segnalarsi per audacia e perizia tecnica. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si distingue in alcune imprese proprio come sommozzatore ed entra nel Gruppo Gamma, il nucleo speciale dei nuotatori d’assalto della Xª Flottiglia Mas. Il suo mito viene consacrato nell’estate del 1943, quando passa alla storia come affondatore solitario di ben tre navi nel corso delle operazioni notturne di sabotaggio contro le forze navali alleate nel Mediterraneo orientale, tra Alessandretta e Mersina. Con la sua esperienza e con le sue intuizioni nel dopoguerra ha contribuito notevolmente all’evoluzione dell’attività subacquea, inventando un nuovo tipo di maschera e di pinne, impegnandosi nel recupero di navi affondate e collaborando con aziende come Cressi Sub e Mares e personaggi come Jacques Cousteau ed Enzo Maiorca. Luigi Ferraro non è stato solo un eroe di guerra, ma anche e soprattutto un vero eroe del mare.

***

Federco Niglia, L’antigermanesimo italiano – Da Sedan a Versailles (Le Lettere, pagg. 140, Euro 16,00)
I rapporti tra Italia e Germania si caratterizzano da sempre per una certa dose di ambivalenza: dietro all’aspirazione alla conoscenza e all’intesa si celano sovente il sospetto e l’incomprensione. Gli italiani, per parte loro, hanno sempre avuto un atteggiamento di amore-odio per il mondo tedesco.
Dietro agli stereotipi, positivi e negativi, che influenzano l’attuale visione italiana del mondo tedesco si nasconde una storia articolata e complessa. Questo volume analizza il momento cruciale in cui la Germania si afferma come polo di riferimento culturale per l’Italia: nell’ultimo trentennio dell’Ottocento la Germania bismarckiana penetra la politica, l’economia e la cultura del Regno d’Italia. Vista inizialmente come fonte di rinnovamento per il paese, l’influenza tedesca viene progressivamente rigettata da porzioni consistenti dell’intellettualità e del mondo politico nazionale. Lo schieramento di Italia e Germania su schieramenti opposti nella grande guerra trasformerà l’antigermanesimo nel paradigma dominante della visione italiana dell’Europa.

***

Fabrizio Bucciarelli, Operazione Shadow Circus (Mattioli, pagg. 135, Euro 16,00)

Queste pagine raccontano la storia della lotta di quella parte del popolo tibetano che, dopo l’invasione cinese del 1949-50 e la successiva fuga in India del XIV Dalai Lama seguita alla rivolta di Lhasa del ‘59, optò per la resistenza armata contro l’occupazione. Nonostante i numerosi appelli al mondo intero, pochissimi si mostrarono interessati alle tragiche vicende tibetane. Solo l’India e gli Stati Uniti accettarono di supportare la causa tibetana, forse più per calcolo politico che per vera solidarietà. Ne derivò un ventennio di lotta senza esclusione di colpi, misconosciuto ai più e ben poco coperto dai media, che terminò nei primi anni ‘70, quando la presidenza Nixon decise di abbandonare i resistenti come pegno di amicizia verso una Cina in fase di riavvicinamento. Oggi molti dei vecchi combattenti tibetani vivono come profughi in esilio, ma la loro battaglia e quella del Dalai lama continuano sotto altre forme.

***

Robert Jones, Cavalieri – I guerrieri d’élite dell’Europa medievale (Libreria Editrice Goriziana, pagg. 296, Euro 32,00)

Splendente nella sua armatura e con le insegne, montato su un destriero durante un torneo o impegnato in combattimento ravvicinato sul campo di battaglia, la figura del cavaliere di corte è diventata un’icona del Medioevo. Ma dietro l’immagine popolare esiste una realtà storica più complessa e affascinante. Questo libro va oltre il mito per spiegare chi fosse davvero questo celebrato guerriero a cavallo. Dai particolari della complicata armatura alle tappe della “carriera militare”, dal codice cavalleresco al ruolo politico e sociale, il volume offre una guida riccamente illustrata al mondo dei cavalieri attraverso resoconti di prima mano, rievocando in modo vivace e realistico battaglie come quelle di Agincourt e Pavia, nonché singoli cavalieri quali Goffredo di Buglione, Guglielmo il Maresciallo e Riccardo Cuor di Leone.

***

Massimo Filippini I caduti di Cefalonia: fine di un mito, (IBN editori, pagg. 112 Euro 10,00).

L’Autore ridimensiona il mito resistenziale relativo alla tragedia di Cefalonia, che ha ampliato a dismisura il numero dei soldati italiani fucilati dai tedeschi (fino a oltre 9.000, riportati dalle ricerche documentali di Filippini a circa 1.700 come numero comprendente anche i caduti in combattimento) e oscurato quello che è il nodo centrale della questione: il massacro inutilmente feroce da parte dei Tedeschi vi fu, ma gli Italiani non erano tutelati dalle norme internazionali per l’indugio di Badoglio nel dichiarare lo stato di guerra con la Germania, nonostante gli avvertimenti di Eisenhower.
Il tentativo di costruire a posteriori una pagina di Resistenza del Regio Esercito dopo l’otto settembre si scontra con l’evidente situazione di disfacimento della disciplina e di irresponsabile insubordinazione che tolgono al Comandante della divisione Acqui, gen. Gandin, la possibilità di qualsiasi trattativa con i Tedeschi, mentre incombe il pericolo di un massacro da parte dell’aviazione germanica e un tentativo autonomo del contrammiraglio Galati di portare soccorsi con due torpediniere viene bloccato dagli Inglesi.
Su tutto emergono le responsabilità del Re e del maresciallo Badoglio nell’aver lasciato allo sbando l’Esercito, per poi intimare l’11 settembre, a fuga conclusa a Brindisi, di opporsi a qualsiasi tentativo di disarmo da parte dei Tedeschi.

***

Adriano Romualdi, Il fascismo come fenomeno europeo (Settimo Sigillo, pagg. 169, Euro 20,00)

Questo contributo di Adriano Romualdi si rivela di particolare interesse per il taglio storiografico con cui l’aromento viene affrontato, integrato, come è, da una continua attenzione verso l’aspetto ideologico, e nella specificità della prospettiva europea in cui il fascismo viene oculatamente inserito, cogliendone le radici culturali nella civiltà del vecchio continente e in particolar odo nel romanticismo ottocentesco. La modernità del fenomeno fascista, che pur si alimenta dell’humus spirituale e culturale dell’Europa, è colto lucidamente dallo studioso nel suo tentativo di socializzare i valori tradizionali, riproponendoli nell’era della modernizzazione e della massificazione, al fine di “reintegrare i diseredati nella proprietà, nella famiglia, nella patria”.

***

Fortunato Aloi, I fatti del 70 (Città del sole, pagg. 286, Euro 16,00)

Reggio Calabria 1970. Scoppia la rivolta per “Reggio Capoluogo”, rivolta che segnerà, soprattutto sul piano storico e politico, uno spartiacque: da quella data inizia una nuova fase per la Calabria e per tutto il Mezzogiorno. Questo saggio, sostanzialmente un testo di testimonianze, analisi e documentazione, vuole rileggere i fatti di Reggio del 1970 per tentare di capire quello che è stato il Mezzogiorno e capire quale è stata la funzione ideologica che hanno avuto alcuni pensatori, per quanto la Rivolta sia stata un movimento di popolo. Perché Reggio con la sua Rivolta è sì storia, ma è soprattutto la consapevolezza di una volontà e la certezza di un popolo, e questo libro è un “attraversamento” di quei fatti.

ANNI DI PIOMBO
Enzo Raisi, Bomba o non bomba – Alla ricerca ossessiva della verità (Minerva Edzioni, pagg. 264, Euro 19,00)
2 agosto 1980. Una bomba esplode alla Stazione di Bologna, provocando una vera e propria strage. Enzo Raisi (allora giovane del M.S.I.) in partenza per le vacanze si salva per pochi attimi.
2005. Enzo Raisi divenuto nel frattempo Deputato della Repubblica, membro della commissione Mitrokhin, indaga sui documenti provenienti dagli archivi degli ex paesi dell’est e scopre nuovi elementi che raccontano una versione molto diversa da quella conosciuta fino ad oggi.
Un libro-inchiesta in cui vicende pubbliche e private si intrecciano alla ricerca della verità fino ad oggi non emersa, con al centro il patto tra Aldo Moro ed i palestinesi, che consentiva il passaggio ed i deposito di armi ed esplosivi sul territorio italiano. Una pubblicazione che contiene per la prima volta un CD con tutti i documenti della commissione Mitrokin legati alla terribile strage di Bologna del 2 Agosto 1980. La verità di Enzo Raisi è che Mambro, Fioravanti e Ciavardini sono innocenti. “Ma in Italia all’epoca – dice Raisi – c’erano troppi interessi contrastanti per fare luce sulla verità”.

STORIA DELLE DESTRE
Paolo Deotto e Luciano Garibaldi, La vera storia dell’Uomo Qualunque (Edizioni Solfanelli, pagg. 110, Euro 10,00)

“Qualunquismo”. Pochi sanno cosa voglia realmente dire, a cosa si riferisca. Ma in tanti sono pronti a giurare che il “qualunquista” è un uomo egoista, gretto, che bada solo agli affari suoi, che evita qualsiasi impegno politico e sociale. Se invece leggiamo la straordinaria avventura di Guglielmo Giannini, fondatore del settimanale “L’Uomo Qualunque” e poi dell’omonimo partito politico, scopriremo che quel commediografo di successo, giornalista, scrittore, era un uomo serio, pur con le sue intemperanze, col suo carattere sanguigno e irruente. Scopriremo che il movimento politico che fondò aveva probabilmente un difetto fondamentale: era troppo moderno.
In un’Italia che usciva dalla Seconda guerra mondiale e dalla guerra civile, che era alla fame e tuttavia ancora dilaniata dall’odio, il giornale di Giannini e successivamente il partito costituirono la voce di quei milioni di italiani che desideravano tornare a una vita normale, che erano disgustati da una politica di settarismo e arrivismo, che volevano tornare a essere cittadini e non continuare a essere sudditi.
Un’avventura brevissima, quella di Giannini. Il clamoroso successo del settimanale, alla fine del 1944, e del partito, alle elezioni per la Costituente e alle amministrative del 1946, fecero tremare i grandi partiti di massa, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, che, alleati nel CLN ma sempre in contrasto tra loro, trovarono un nuovo momento di unità nello stritolamento di un comune nemico che si era dimostrato in grado di catalizzare i voti degli italiani pacifici, lavoratori, stanchi di furori ideologici che avevano portato solo disastri. Alle elezioni politiche del 1948 ebbe inizio il declino dell’“Uomo Qualunque”, che fu inarrestabile. La politica “professionale” aveva vinto e si prese anche la vendetta con la “damnatio memoriae”.

PERSONAGGI
Giulia Simone, Il guardasigilli del regime – L’itinerario politico e culturale di Alfredo Rocco (Franco Angeli, pagg. 238, Euro 27,00)

Protagonista centrale della costruzione politico-giuridica dello Stato, Alfredo Rocco offrì al fascismo delle solide basi dottrinarie, che aveva elaborato fin dal tempo in cui era capogruppo del movimento nazionalista a Padova. Una volta nominato ministro, Rocco mise in pratica, attraverso la creazione della legislazione fascista, il proprio pensiero politico, strutturato attorno alla formulazione del principio organicistico già elaborato nel corso degli anni patavini, influenzando profondamente la stessa ideologia fascista. Grazie ad una vasta ricerca condotta su documenti editi ed inediti, rinvenuti in archivi nazionali ed esteri, questa biografia mette in luce la versatilità intellettuale e politica di Alfredo Rocco. Emerge la sua figura di ministro – quella più conosciuta – ma anche di studente, docente, padre di famiglia, militare, politico, giornalista, amministratore di giornali. Il suo percorso politico appare tortuoso, tuttavia la logica che ispira il suo pensiero è chiara: dalla giovanile militanza radicale fino all’attività legislativa, Rocco ha avuto come obiettivo quello di tutelare sempre l’autorità dello Stato, al di sopra di tutto.

***

Domenico Vecchioni, Pol Pot – L’assassino sorridente (Greco & Greco, pagg. 153, Euro 12,00)

Il 17 aprile del 1975 le prime avanguardie dei “Khmer rossi” entrano in Phnom Penh. Sono guerriglieri giovanissimi, molti di loro non hanno più di sedici anni, sono i seguaci di Pol Pot, fautori di un’ideologia assoluta, cieca ed irrazionale che causerà incommensurabili lutti allo già stremato popolo cambogiano. Un popolo che in pochi anni perderà un quarto della propria consistenza per l’affermazione di una ideologia astratta, dove sfuma il senso della sacralità della vita e scompare ogni espressione di umanità.

LETTERATURA

Adriano Tilgher, Pirandello o il dramma di vedersi vivere (Edizioni Solfanelli, pagg. 112, Euro 10,00)

La presente raccolta di scritti, curata da Pierfrancesco Giannangeli, nasce dalla volontà di dare nuovo lustro alla figura di Adriano Tilgher, pensatore fra i più originali di quell’epoca di acceso fervore culturale di inizio secolo e fra i primi a rivelare l’originalità del teatro pirandelliano con alcuni saggi rimasti fondamentali.
Accusato da più parti di essere un «critico filosofo», di imprigionare la produzione di Pirandello in astratte formulazioni, Tilgher ha dimostrato nelle sue opere di volgere a favore il malevolo rimprovero lanciatogli da alcuni colleghi. Le sue lucide analisi di giornalismo militante, andando oltre l’effimero dello spettacolo, collegano il «dramma» di Pirandello alla più avanzata cultura europea del primo Novecento.
La raccolta comprende cinque scritti molto penetranti ed esemplificativi del metodo di Tilgher, fra cui Il mondo poetico di Pirandello, in cui è contenuta la celebre teorizzazione del dualismo di Vita e Forma, teorizzazione che entrerà a far parte, a pieno titolo, della storiografia letteraria sullo scrittore siciliano e che rimarrà inseparabile dal suo nome.
Nata per interpretare il «dramma» dell’Agrigentino, per stringere da vicino il suo ragionare, quella formula ripresa da Georg Simmel non risolve sicuramente il complesso mondo pirandelliano ma, in qualche modo, gli mette dei paletti, lo illustra schematicamente, tornando a scandire con regolarità, come un motivo generatore, i momenti più significativi dell’attività del critico.

NOIR

Roberto Genovesi, La mano sinistra di Satana (Newton Compton, pagg. 384, Euro 9,90)

Londra, 1888. Un uomo ha il potere di vedere efferati delitti del passato. Wilfred Gayborg è infatti un investigatore diverso da tutti gli altri. È uno psicometrista capace di “vedere” la storia di un’arma del delitto stringendola tra le mani. Tutti a Scotland Yard lo guardano con sospetto per le sue azzardate tecniche d’indagine, che si muovono nella zona d’ombra tra scienza e magia. Eppure Gayborg, grazie alle sue inquietanti scoperte, che risolvono sorprendentemente casi di efferati omicidi, occupa le pagine dei quotidiani. È un uomo dal passato tragico, segnato dalla morte, un’anima che vive nell’ombra, non concede nulla ai sentimenti e si mischia solo con le prostitute che popolano le vie della Londra notturna e più povera. Proprio quelle prostitute su cui si sta accanendo un misterioso serial killer, che la cronaca ha ribattezzato col nome di Jack lo Squartatore. E quando le vittime nei vicoli bui di Whitechapel cominciano ad aumentare, perfino i più scettici si convincono che Gayborg sia l’unico in grado di far luce sull’identità dello spietato assassino. Ma Gayborg deve fare presto, perché l’ombra di Jack si sta avvicinando pericolosamente all’unica donna che lui abbia mai amato…

Un paese allo sbando

Quando, negli anni ’80, percorrevo in lungo e in largo il vimercatese, vedevo straripare bellezza dai suoi paesaggi e con essa vedevo trasudare ricchezza da ogni suo pur piccolo borgo. Faccio solo qualche nome di città e paese, tanto per interderci di cosa sto parlando. Al centro di questa escursus c’è Vimercate con la sua frazione di Oreno, Agrate Brianza, Bernareggio, Usmate-Velate, Arcore, Villasanta, Trezzo d’Adda, ecc.ecc. tralasciando di parlare di Monza perchè troppo nota a tutti gli italiani. Tutte località che ho cantato in vari post, tra i quali Leonardo al MUST di Vimercate .
Per me, soprattutto all’arrivo della bella stagione, era un immenso piacere il percorrerle. Ieri sera invece, nel vedere da quel programma Presa diretta – visibile, cliccando qui, fino all’11 marzo 2013 la tristezza per la desolazione in cui sta precipitando la zona, a causa della chiusura di numerose aziende leader mondiali, tra le quali IBM e Alcatel, mi ha trafitto il cuore. E questo, secondo me, è avvenuto a causa dell’aver demonizzato la classe imprenditoriale di questa nazione, combattendo il ricco. E il mio pensiero in questo momento va a Berlusconi, creatore in queste zone di parecchi di quei 56.000 posti di lavoro di cui lo stesso ha parlato. Si abbia l’onestà intellettuale di dire che – da parte di chicchesia – da quando Berlusconi è entrato in politica le azioni delle sue controllate sono precipitate: un nome su tutti Mediaset, che nel 1999 erano arrivate ad un valore di 25 euro ad azione ed ora valgono 1,5 euro. La stessa percentuale di crollo le hanno avuto le Mondadori, e non so con quale criterio il giudice della causa Lodo Mondadori abbia stabilito che esse valgono 4 volte di più di quello che la borsa assegna loro. Bah! Misteri! 
Vimercatesi, tenetevi buono Berlusconi finchè c’è, dopo saranno guai per voi e per le vostre famiglie, perchè se vorrete il lavoro ve lo dovrete creare, inventandovelo, e rischiando di persona, come fecero 300 anni fa i Remondini di Bassano del Grappa, che da un’idea semplice e insignificante crearono lavoro per 1000 persone, e fu lavoro che nella zona durò 200 anni (1650-1850).

Hanno ragione! Meglio i Trota e le Minetti

trota-minetti1

Quando il puttanesimo travestito da perbenismo d’accatto dovrebbe finalmente farsi un po’ i cazzi suoi e mettersi da parte per sbloccare questa minchia di società di merda costruita da benpensanti di questa cippa!

Nun se possono sentì

ROMA – Ha trovato lavoro, onorevole Livia Turco? «Dopo il 15 marzo tornerò al Pd da funzionario, come è normale che sia. Tutti gli ex parlamentari tornano alla loro professione».
Normale? E il vitalizio? «Quell’istituto vergognoso è stato abolito, anche grazie al voto del Pd. Tra due anni, quando ne compirò 60, io prenderò la pensione. Come tutti».
Come tutti, no. Quanti fortunati prendono 9.000 euro al mese? «Non sono novemila, ma cinque o giù di lì».
Le sembrano pochi? «No, ma non vedo perché dovrei sentirmi in imbarazzo dopo aver lavorato una vita».
Ventisei anni di Parlamento. «Rinunciai a insegnare per la politica e lo dico con orgoglio. E ora, avendo acquisito grande esperienza sui temi sociali e dell’immigrazione, mi piacerebbe cercarmi un lavoro».
Però la riassumono al Pd, dove non mancano i precari. «Era il mio lavoro da sempre e non so quanto prenderò di stipendio».
Non si sente un’esodata di lusso? «Ho lavorato duro e sono una persona onesta, non mi sento in colpa. Ho pagato i contributi e non mi sono arricchita, visto che da sempre verso al partito la metà dello stipendio, come i grillini».
Ma i 5 stelle ridanno i soldi allo Stato… «Io invece difendo il finanziamento pubblico, purché sia trasparente. Se si vuole fare politica popolare i soldi servono per la struttura, dalle scuole di formazione all’attività dei circoli».
Monica Guerzoni