Nuovi italiani… bocconiani

Emanuel Alijaj è nato 19 anni fa a Scutari, in Albania. Dal 2010 è cittadino italiano e alle sue prime elezioni politiche ha scelto di votare Mario Monti. Studia giurisprudenza all’università Bocconi. Ci piace pensare a Emanuel come un rappresentante della futura classe dirigente di questo Paese: migrante, determinata, con la passione per il lavoro e per il merito. Ecco la sua intervista.
1) Perché vai a votare? La risposta potrebbe essere scontanta ma non posso non fare riferimento alla responsabilità civica: in questo momento delicato per il nostro Paese noi italiani abbiamo il dovere di esprimere che futuro vogliamo per l’Italia. Questa campagna elettorale si è incentrata principalmente sui giovani, affrontando temi come la dissocupazione giovanile e il rinnovamento della classe politica. Perciò, in quanto giovane, mi sono sentito chiamare in causa e per questo motivo ritengo di dovermi recare alle urne il 24 e 25 febbraio.
2) Per chi voti e perché? Voterò la Lista civica per Monti. Il perchè della mia scelta trova ragione nella figura del leader di questa lista. Mario Monti nel novembre del 2011 accettò l’incarico di formare un governo tecnico di cui sarebbe stato la figura centrale, ben sapendo che aveva tutto da perdere e niente da guadagnare… All’attuale premier è stata consegnata un Italia sull’orlo del default, prossima al baratro, in una situazione non molto distante da quella greca. Nei primi mesi di governo Monti ha fatto il “lavoro sporco”, quello che nessun governo in precedenza ha mai osato fare per paura di perdere una grande fetta di elettori. Ma forse il maggior merito di Mario Monti è stato quello di far riacquistare credibilità a un Paese che con Berlusconi l’aveva ormai persa davanti alla comunità internazionale. La discesa in politica del Primo ministro, che prima era super partes, non indebolisce la figura di statista ma la rafforza. Dalla sua candidatura si evince il desiderio di non veder vanificati gli sforzi a cui siamo stati sottoposti noi italiani. Abbiamo fatto 30, ora facciamo 31! Credo fortemente nella sua agenda in cui sono previste proposte di riforme concretamente realizzabili come il piano per le assunzioni dei giovani, la graduale e sensata riduzione dell’ Irap, la lotta all’evasione partendo dalla forte riduzione della circolazione delle banconote e l’accorciamento dei tempi della giustizia. Ritengo inoltre che se la coalizione formata da Scelta Civica, Fli e Udc arrivasse al 16 o 17 per cento delle preferenze, si potrebbe auspicare a una forte quanto necessaria coalizione riformista con il Pd di Bersani, che in questo modo potrebbe fare a meno del sostegno altrimenti vitale del Sel di Vendola, garantendo finalmente stabilità alla vita politica del nostro Paese.
3) Quando e come hai maturato la tua scelta di voto? La mia scelta di voto nasce dalla grande stima che nutro nei confronti del presidente Monti e per il suo operato all’interno del governo tecnico. L’idea è nata quando è stata presentata la sua lista e si è rafforzata durante la campagna elettorale.
4) Chi ti ha più deluso dei politici del passato? Le delusioni più grandi le ho ricevute nel recente passato. La prima dal Pdl, che con grande incoscienza e irresponsabilità e – ben sapendo la complicata situazione di crisi economocia del nostro Paese – non ha esitato a farci affondare nuovamente in una crisi politica, togliendo la fiducia al governo tecnico di Monti. Un gesto che significava non avere a cuore il futuro del proprio Paese. La seconda delusione invece proviene da tutte le forze politiche, che in tutti questi anni non sono ancora riuscite a cancallere il cosiddetto porcellum, la vergognosa legge elettorale che ci obbliga ancora a votare, nonostante le pulizie delle liste, per impresentabili come Scilipoti, Razzi, Demetrio Arena.
5) Cos’è per te la politica? La politica è una parte importante della vita di un cittadino: regola la nostra esistenza nella società e la può migliorare. Mi piacerebbe che non esistesse indifferenza soprattutto da parte dei miei coetanei verso la politica, poiché essa è res publica, ci appartiene, e chiunque può dare il suo contributo in modo più o meno consistente.
6) Come l’hai scoperta? Ho cominciato ad interessarmi di politica ho ricevuto nel 2010 la cittadinanza italiana, e il mio interesse è nettamente aumentato dal compimento del mio diciottesimo anno. Ho conosciuto i rappresentanti politici tramite internet e la tv, con programmi come Ballarò, Annozero, e soprattutto tramite la satira, a mio avviso il più potente aggancio tra la politica e i cittadini.
7) Ti sei mai impegnato direttamente? No, fino a questo momento è sempre rimasto un interesse passivo
8) Quali sono per te le priorità che dovrebbe affrontare il prossimo governo? Il prossimo governo dovrà occuparsi come prima cosa della lotta alla disoccupazione, soprattutto quella giovanile. Dovrà far ripartire la piccola-media impresa, che è stata maggiormente colpita dalla crisi. Per contrastare l’opprimente pressione fiscale dovrà combattere audacemente l’evasione fiscale, senza ricadere nella trappola del condono. É di vitale importanza inoltre che si riformi la giustizia, accorciando i tempi dei processi e snellendo la burocrazia. E, soprattutto, mi auguro che sia l’ultima volta che si va a votare con questa legge elettorale.
9) Chi vorresti presidente della Repubblica? Il presidente della Repubblica deve rappresentare per i politici italiani quello che la regina Elisabetta rappresenta per i politici inglesi, ovvero una figura che mette tutti d’accordo. È fondamentale perciò il requisito “sopra le parti”. Per questo motivo sarei contrario a un’ipotesi di presidenza di Prodi, che fino a 5 anni fa rappresentava la figura di spicco della Sinistra. Il prossimo presidente della Repubblica dovrà essere un uomo di esperienza lontano da parecchi anni dallo scontro politico.
10) Cosa sogni per il tuo futuro? A differenza di molti miei coetanei che sperano un giorno di poter vivere e lavorare all’estero, io nel mio futuro spero di rimanere in Italia, perché amo e credo in questo Paese. Sogno un’Italia in cui i politici, rappresentanti del popolo, esprimano forti valori morali e lavorino unicamente per migliorare il loro Paese e per tener fede alle promesse fatte a chi li ha scelti. Sogno un’Italia nella quale i giovani meritevoli siano contesi tra i datori di lavoro, in cui non bisogna aspettare più di dieci anni per ottenere un risarcimento del danno, dove tutti pagano meno tasse, perché tutti le pagano.

Crozza come Ceausescu.

Dal blog gemello “Non porgiamo l’ altra guancia”.

Ricordate Nicolae Ceausescu quando fu contestato duramente durante l’ ultimo discorso pubblico con il quale avrebbe voluto porre fine alle sommosse popolari iniziate a Timisoara nel prologo della Rivoluzione del 1989, notizia da me postata molte altre volte ? Come ogni comunista, forte delle centinaia di securisti e minatori che venivano portati con gli autobus ai suoi discorsi, il Conducator rimase senza parole quando iniziarono le contestazioni, provenienti da ogni parte della piazza, da parte del popolo stremato e ridotto alla miseria. La faccia cerulea, le parole ferme sulla bocca, abituato al consenso degli astanti addomesticati.

Ebbene, al Festival di Sanremo il comico Crozza (ed in fondo ogni comunista, oltre che far piangere, è pure tragicamente comico), forte delle partecipazioni a trasmissioni televisive con pubblico beatamente comunista, pronto all’ applauso politico di parte, completamente impreparato ad impensabili contestazioni, impacciato e balbettante, mi ha proprio ricordato quel giorno, quell’ episodio da cui partì la Rivoluzione Rumena nella Capitale (e senza quella contestazione i moti di Timisoara sarebbero stati repressi nel sangue come a Brasov anni prima…). A dimostrazione di come i comunisti, senza l’ avvallo dei babbei festanti, siano tigri di carta (per usar parole di Mao…). Ed anche come i loro comici, siano in fondo limitati. Vi immaginate come avrebbero reagito alla contestazione un Ettore Petrolini od un Alberto Sordi ? O con una sonora pernacchia oppure con una battuta pronta. 
Ma erano di altro spessore…

Ascolta gratis la mia musica su YouTube

copertina1

Me la canto e me la suono da solo, e alla fine mi dico anche che sono bravo e che quasi quasi potrei molto immodestamente autodefinirmi il Fabrizio De André dei misci (dei poveri, come si dice qui da noi a Genova).

Mario Monti pride

Mario Monti è orgoglioso e si attribuisce il (dubbio) merito di aver “tolto il tappo” in modo che le principali aziende italiane che operano all’estero vedano i propri vertici indagati dalla magistratura, perdere commissioni miliardarie e magari essere inserite nelle “liste nere” di quegli stati.
Evidentemente questo è il programma di “cresci Italia” che il signor Monti si propone di attuare assieme a quell’altro genio che è Bersani anche lui che intona la “ola” per le commesse sfumate delle aziende italiane (e che il suo compagno Hollande è pronto ad incamerare senza preoccuparsi tanto del “come” vengono ottenute).
Ognuno ha l’orgoglio che merita …



Entra ne

Assassino

Questo omucolo del video (no, non parlo di Beppe Grillo), parlo di quell’altro cyborg traditore dell’italia che risponde a Beppe Grillo, tempo fa diceva più o meno che il grande successo dell’euro è la grecia… in questo filmato qui sotto dice che la grecia è alla disperazione… gazie ai prestiti della unione europea, prestiti che noi non abbiamo voluto anche e soprattutto grazie a lui, salvatore della patria.

Ci mancavano loro…

C’è ovviamente la richiesta di luoghi di culto idonei. E c’è la proposta di concedere la cittadinanza italiana a chi è nato nel nostro Paese. Questo è prevedibile. Ma non è tutto. Ci sono anche idee diverse, alcune dal sapore «radicale», fra le priorità dei Giovani musulmani in vista delle elezioni politiche. «Con l’avvicinarsi delle elezioni 2013 – spiegano – l’associazione Giovani musulmani d’Italia, essendo composta da un 60 per cento di associati italiani a tutti gli effetti e un restante 40 per cento che non lo è per motivi burocratici, ma che si sente comunque italiano al 100 per cento, sente l’esigenza di esprime la propria posizione sulle elezioni».
E vediamola, questa «agenda dell’islam». I giovani di religione musulmana partono dalla crisi economica, ma poi chiedono subito alla politica «di rinnovarsi, davvero». Secondo loro la «difficoltà del nostro paese ad uscire» è causata «da una classe politica ingessata, che da Tangentopoli ad oggi non è cambiata, si è solo trasformata in altro, nuovi simboli e partiti, senza che l’agire politico e le persone cambino». «Lo dimostrano – affermano – i frequenti scandali e le continue lottizzazioni partitiche nelle aziende e negli enti controllati o partecipati dallo Stato: dalla sanità alle fondazioni bancarie alla tv pubblica, non c’è settore dove si utilizzi un sistema meritocratico, vince la partitocrazia, il vecchio, ma sempre utilizzato, manuale Cencelli. Un danno alla collettività di proporzioni incredibili».
I Giovani musulmani auspicano «una politica pulita, vera, capace, portatrice di idee e valori, che sia vissuta come una responsabilità e non come l’ultima spiaggia per arrampicatori sociali, affaristi, indagati e incapaci desiderosi di garantirsi agiatezza economica a spese della collettività». «I problemi del paese sono tanti – ammettono – e i Giovani Musulmani chiedono al futuro governo di affrontarli con forza e serietà». «E’ necessario ridurre i costi della politica e lavorare ad una nuova legge elettorale che possa ridare ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti». Bocciata anche la «flessibilità nel mondo del lavoro». «In tempi di crisi – sostengono – si è trasformata in precarietà, non dà speranze né futuro ai giovani: è urgente una nuova politica che agevoli l’ingresso e la stabilità occupazionale e al contempo sostenga le imprese con agevolazioni fiscali specifiche». Altro punto: «Gli investimenti nell’Istruzione pubblica». Poi ovviamente i Giovani musulmani chiedono «un’attenzione particolare ai diritti delle minoranze», come quella islamica alla quale sarebbe negata «la possibilità di avere degni luoghi di culto, costretta a pregare in luoghi non idonei alla pratica religiosa». A pochi giorni dalle elezioni, comunque, i Giovani musulmani invitano «tutti i cittadini ad andare a votare» e a «scegliere una coalizione o un partito con un programma chiaro e serio».

Il criminale superpartes… nessuna ingerenza, nooo

«È palesemente infondato e del tutto gratuito parlare, a proposito della visita del Presidente della Repubblica a Washington, di «ingerenza» nella campagna elettorale». Il presidente della Repubblica Napolitano replica con una nota alle accuse rivoltegli da parte di Lega e Pdl, di ingerenza nella campagna elettorale. Ancora questa mattina Alessandra Mussolini, del Pdl, ha fatto sapere di disconoscere Napolitano da presidente della Repubblica, ed il segretario della Lega Roberto Maroni bollava l’atteggiamento di Napolitano come «di parte» e lo invitava a star «fuori dalla campagna elettorale».
LA NOTA – «L’incontro con il presidente Obama si è aperto con brevi dichiarazioni dinanzi a stampa e tv: il presidente degli Usa ha ribadito il suo ben – scrive il Quirinale – noto apprezzamento per i progressi compiuti dall’Italia, e al presidente Napolitano è sembrato giusto sottolineare che essi erano stati possibili grazie al sostegno parlamentare di diverse e opposte forze politiche», prosegue la nota. «Più tardi, in conferenza stampa con i giornalisti italiani, il Capo dello Stato ha rilevato come da qualche parte si sia passati dal sostegno ai provvedimenti del governo a giudizi liquidatori – si legge ancora – Rispetto alle forze in campo nella competizione elettorale in Italia, il presidente Obama si è astenuto da qualsiasi apprezzamento nei confronti di chiunque. Non solo in pubblico, ma anche nel colloquio a porte chiuse, si sono tenuti comportamenti assolutamente impeccabili».
MARONI – Chi non getta acqua sul fuoco delle polemiche è Roberto Maroni, che interpellato a margine dell’accordo sulla macroregione del nord a Sirmione, riguardo alle polemiche sulle parole dal capo dello Stato ha rincarato la dose: «Io penso che il presidente della Repubblica debba stare fuori dalla campagna elettorale. Non posso impedirgli di parlare, ci mancherebbe altro, però ogni cosa che dice in questo senso si capisce da che parte sta, con chi è schierato, e questo per un presidente della Repubblica che ha fatto bene il settennato non è un bel finire il suo mandato». «Napolitano ha attaccato chi attacca Monti e, quindi, anche Bersani immagino…», ha proseguito Maroni, «perché Bersani non ha detto sempre cose positive su Monti». «Detto questo – ha concluso il segretario federale della Lega Nord – io ho già espresso il mio giudizio sulla vicenda Mps, quando Napolitano ha chiesto il silenzio stampa sullo scandalo: un cosa invereconda».

Le priorità di Bersani…

… impedire alla gente persino di pensare… e di avere terrore di pensarla diversamente.
Legge sull’omofobia entro sei mesi e quella sulle unioni civili fra persone dello stesso sesso entro un anno. Durante l’apertura della Convention organizzata sabato a Roma da Agedo, Arcigay, Arcilesbica, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno cui partecipano esponenti del Pd, Sel, Rivoluzione Civile e Movimento 5 Stelle, è stata data lettura di un messaggio di Pierluigi Bersani candidato premier del centro sinistra, che rispondendo alle quattro questioni poste dalle associazioni, si è impegnato a estendere, entro sei mesi, la Legge Mancino anche ai reati di omofobia e di transfobia.
LA LEGGE TEDESCA – Il segretario del Pd ha dichiarato che entro un anno prenderà «la legge tedesca sulle unioni omosessuali» per «tradurla nella legislazione italiana», compreso «il nodo del riconoscimento del diritto del bambino che cresce all’interno di un nucleo famigliare omogenitoriale a vedere riconosciuto dalla legge il legame affettivo con il genitore non biologico, soprattutto nei casi di malattia o morte del genitore biologico». Il leader del centro sinistra ha inoltre ricordato come sia necessaria una legge sul divorzio breve, e una seria revisione della legge 40.