Facile smascherare il Rigor Montis

Rigor_Montis

Ebbene pare che in campagna elettorale il rigore a cui avremmo dovuto sottoporci almeno fino al 2020.. (o no?) non abbia più ragione d’essere. Infatti “il nostro” da giorni non fa altro che ripetere che adesso, dopo la sua cura da cavallo, l’Italia è tornata a stare bene

Il salvatore delle donne

Lavoro e riforma fiscale sono al centro della politica ecnomica proposta dal premier Mario Monti.
LAVORO – Sul fronte del lavoro per Monti bisogna: «Sperimentare una rimodulazione del contratto a tempo indeterminato tesa a renderlo più flessibile e meno costoso». Per ottenere questo obiettivo «occorre far leva su di una incisiva riduzione del cuneo fiscale e contributivo e superare il dualismo tra lavoratori protetti e non protetti».
DONNE – Monti ha poi sintetizzato così la sua proposta politica di modifica del Welfare: «L’Italia non è un paese per donne ma è prioritario che lo diventi». Nelle linee guida della Lista Monti si ricorda che «il mercato del lavoro non incoraggia la partecipazione delle donne che rientrano con più difficoltà e vi rimangono con oggettivi vincoli rispetto ad altri ruoli. Quindi è necessaria una detassazione selettiva per portare il tasso di occupazione femminile dal 46% al 60%».
TASSE – «Mi vorrebbero “mummificato” come quello che ama mettere le tasse»: ha sottolineato Monti. «Sarebbe più comodo per la geometria del dibattito politico dipingere Monti, da parte degli altri partiti, come interessato ad aumentare le tasse e basta», ha rilevato ancora il Professore replicando indirettamente a Berlusconi, in primo luogo. «Lo spread si è dimezzato e adesso possiamo impegnarci in una riduzione puntuale e graduale delle tasse, bloccando la spesa. Mi sembra una cosa buona e liberale» ha sottolineato ancora Monti. Il premier poi ha esplicitato anche le linee guida della sua politica fiscale: «Rispetto ad altri periodi in cui il peso delle tasse è stato molto alto, questo volta se non altro sono servite e non sono finite in un impalpabile calderone e l’Italia si è salvata dal fallimento. Negli ultimi giorni – ha proseguito Monti – sulle tasse molti hanno detto molte cose e noi stessi abbiamo detto tutto quello che dovevamo dire. Abbiamo messo le tasse che ci ha lasciato il mio predecessore da mettere e quelle che servivano per evitare il fallimento e onorare gli impegni dell’Italia».
SVILUPPO – «Perché vale la pena di provare ad andare avanti? Perché la settimana scorsa è uscito un rapporto molto incoraggiante. Le riforme strutturali avviate dal governo, se continuate, porteranno a una crescita aggiuntiva del Pil del 10,5% a regime» ha poi spiegato Monti.
PENSIONI – Inizialmente si era parlato anche di un nuovo aumento dell’età pensionabile effettiva, ma poi Monti ha spiegato che non intende toccare la Riforma Fornero. «Non vogliamo aumentare l’età pensionabile – ha detto il giuslavorista Pietro Ichino che è candidato con Monti – nulla di questo genere è contenuto nel documento. Ci proponiamo – ha sottolineato – di aumentare il tasso di occupazione».

Il genio della settimana

L’imprenditore svizzero arriva puntuale, l’assessore tre ore dopo. E per la Sicilia sfuma un investimento da milioni di euro. Italia e Svizzera sono unite dallo stesso fuso orario. Dario Cartabellotta dirigente generale dell’assessorato delle risorse agricole e alimentari della Regione Sicilia. Probabilmente, solo da quello. Perché la storia che arriva in cronaca dall’Isola avrebbe dell’incredibile, se non fosse vera. E sembra testimoniare del divario culturale che ancora esiste tra il Belpaese e il resto d’Europa. Il racconto prende le mosse dalla stizzita denuncia di Giuseppe Pizzino, self made man siculo che dal nulla ha tirato su a Brolo una fabbrica di camicie e subito diventata marchio di moda. Il suo sogno? Creare un polo cotoniero a Gela. Un imprenditore svizzero settantenne, a capo di una multinazionale con diecimila dipendenti, sposa l’iniziativa. L’operazione sembra cosa fatta. Il 29 gennaio l’uomo d’affari elvetico sale su un aereo: alle 12 ha appuntamento a Palermo, insieme a Pizzino, con l’assessore regionale all’agricoltura Dario Cartabellotta. I due, arrivano puntuali, ma del loro interlocutore nessuna traccia. Solo dopo un’ora e mezza, racconta Pizzino, «ci viene incontro il capo di gabinetto, e ci informa che l’assessore non avrebbe presenziato, poichè trattenuto da altri impegni». L’attempato settantenne, senza batter ciglio, si alza, saluta e corre via, verso l’aeroporto. «Lo avrei ricevuto se solo avesse avuto pazienza. Un’emergenza mi ha costretto ad allontanarmi. Possibile che questo svizzero avesse tutta questa fretta di prendere l’aereo? Non so nemmeno chi fosse», ha poi fatto sapere Cartabellotta. Ma Pizzino già annuncia un’azione risarcitoria in sede civile, anche per il danno d’immagine. Perché in effetti non sarebbe una bella figura, per l’Italia, dover ammettere davanti al mondo intero d’aver rinunciato ad investimenti milionari perché loro sono svizzeri e puntuali e noi, semplicemente, italiani.

Innocenti evasioni

Hanno segato le sbarre della cella e si sono calati con lenzuola i due detenuti albanesi evasi dal carcere di via Burla a Parma. Lo ha riferito, dopo ulteriori accertamenti, il segretario generale aggiunto del Sappe, Giovanni Battista Durante e la notizia è poi stata confermata dal provveditore regionale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria dell’Emilia-Romagna, Pietro Buffa.
LA FUGA – I due sono quindi riusciti a raggiungere l’esterno della struttura penitenziaria. La fuga intorno alle 6,30 di sabato mattina dopo aver manomesso le sbarre.Potrebbero risalire invece alla serata di ieri, secondo informazioni ancora da confermare, i colloqui avuti dai due evasi con i familiari. Ad accorgersi della scomparsa sono stati gli agenti della polizia penitenziaria durante il giro di controllo e sono subito scattate le ricerche. La polizia penitenziaria e le altre forze di polizia li stanno cercando in tutta Italia e nella zona sono stati attivati numerosi posti di blocco.
I DUE EVASI – I due albanesi evasi sono Taulant Toma, 29 anni, e Valentin Frokkaj, di 35. Le loro generalità sono state confermate dagli investigatori. Taulant Toma, con precedenti per rapina e spaccio di droga, risulta evaso già dal supercarcere di Terni il 9 ottobre 2009, dopo essersi calato anche in quel caso dalla sua cella con un lenzuolo. Fu poi rintracciato e bloccato dopo due mesi e mezzo di latitanza, il 22 dicembre, in un residence a Casarile (Pavia). Valentin Frokkaj risulta invece coinvolto nell’omicidio di un albanese di 23 anni avvenuto a Brescia nel luglio 2007.
I TAGLI – Il segretario generale aggiunto del Sappe, Giovanni Battista Durante commenta: «la scarsa attenzione che negli ultimi tempi si pone alla sicurezza delle carceri determina episodi di questo tipo». Il Sappe sottolinea «la continua riduzione del personale di polizia penitenziaria: al momento mancano 7.500 unità a livello nazionale (650 solo in Emilia-Romagna), nei prossimi due anni ne perderemo altre 2.000 a causa dei tagli alla spesa pubblica, considerato che potremo assumere solo il 35% circa di coloro che andranno in pensione». E, aggiunge Durante, anche «l’eccessivo sovraffollamento e la tendenza ad allentare le maglie della sicurezza fanno in modo che il carcere diventi sempre meno sicuro».
IL CARCERE – Il carcere di via Burla a Parma è entrato in funzione poco più di vent’anni fa, nel novembre ’92. Ha preso il posto delle storiche prigioni ricavate nell’ex complesso di San Francesco, dove si ricordano alcune evasioni «classiche», mentre nella nuova struttura finora si erano avuti solo alcuni casi di evasione per mancato rientro dai permessi. Tra questi, quello singolare del gennaio di due anni fa, quando un pregiudicato napoletano di 39 anni in regime di semilibertà a Parma era andato a costituirsi al penitenziario di Lucca, per riuscire ad ottenere «una cella più comoda e soprattutto meno umida». Carcere con un settore riservato ai detenuti sottoposti al trattamento del «41 bis», è stato progettato per circa 400 persone, ma ne ospita attualmente molte di più.

Come una banale fiction possa fare politica sotto elezioni.

Vergogna ! Il politicamente corretto irrompe nella campagna elettorale trasmettendo in televisione un messaggio subliminale tramite la fiction “Il clan dei camorristi”. Come ? Se non bastasse il solito sindacalista cheguevariano buonin buonino  ed il fratello del boss Vescia candidato sindaco nella Democrazia Cristiana, ecco confezionato un collaboratore del sindaco, eletto nel Consiglio Comunale, con tessera del MSI !
Quando è risaputo l’ impegno del MSI di Giorgio Almirante contro le varie mafie, camorra in testa.
Cosa ammessa e scritta da Roberto Saviano.
Vergogna ! Vergogna ! Vergogna !

La sigaretta elettronica

sigaretta-elettronica

I rischi in questa sigaretta ci sono, naturalmente, come ci sono nei vari tabacchi o “erbe” vendute illecitamente.
Sta a chi ne vuole provare l’utilizzo a scopo di smettere di fumare di usarla al meglio.

Uscire dall’euro non è più un tabù

Mentre Napolitano vuole silenziare la stampa sul caso Mps e altri vorrebbero Berlusconi silenziato tenendolo occupato nei tribunali, il Cavaliere marca ancora la sua distanza dall’unione sovietica europea, assumendo un comportamento “all’inglese”.
Nuovamente il Leader del Centro Destra ipotizza l’uscita dall’euro, sia pur con un ragionamento al contrario di sostegno all’eurozona purchè non sia al servizio della Germania.
Esattamente come Cameron, Berlusconi afferma gli interessi dell’Italia (come è giusto che faccia qualsiasi governo nazionale) e se questi saranno trascurati non si può escludere la fine della moneta unica.
L’euro diventa così un’altra prova che attesta come Bersani e Monti stiano dalla stessa parte e l’unica alternativa al partito delle tasse, della spesa e dell’asservimento alla Germania sia il Centro Destra di Berlusconi.







Entra ne

Il Pensiero Verde 2013-02-02 02:56:00

Dieci domande a Bersani su Mps

Bersani alza un muro: “Il Partito fa il partito, la banca fa la banca”. Ma il muro non c’era quando Mussari arrivava nel 2001 alla testa della Fondazione, quando la Fondazione, che controlla in modo ferreo l’istituto di credito, era una galleria di facce targate Pd o quando Mussari se n’è andato consegnando cumuli di macerie.


Il Partito fa il partito, la banca fa la banca. Alza un bel muro, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Lui sta da una parte, i banchieri di Siena, quelli di ieri che hanno svuotato il più antico istituto di credito al mondo e quelli di oggi che tentano di salvarlo, dall’altra.

Ma questo muro dev’essere un argine invisibile. Non c’era quando Mussari arrivava nel 2001 alla testa della Fondazione, benedetto dalla dirigenza del partito. Fra una standing ovation e l’altra. Non c’era quando la Fondazione, che controlla in modo ferreo, oggi per fortuna un po’ meno, l’istituto di credito era una galleria di facce targate Pd e ancora Pd: 13 su 16 nel board che conta. E non c’era nemmeno quando Mussari, dopo aver fato il bello e il cattivo tempo per un decennio e anche più, se n’è andato. Consegnando cumuli di macerie alla collettività.
1. Onorevole Bersani, lei afferma di non avere alcun imbarazzo per la vicenda Mps perché il Pd si occupa di politica, non di banche. Perfetto. Però Massimo D’Alema, che se non sbaglio è del suo stesso partito, ha dichiarato alla Stampa: «Noi, e per noi intendo il Pd di Siena nella persona dell’ex sindaco Franco Ceccuzzi, Mussari lo abbiamo cambiato un anno fa, assieme a tutto il consiglio d’amministrazione del Monte dei Paschi». Il Pd di Bersani non si occupa di banche, il Pd di D’Alema invece sì, al punto di cambiare tutto il vertice del Mps?
2. Il partito non si occupa di banche, però i 16 membri del comitato d’indirizzo della Fondazione Mps che a sua volta controlla la banca vengono così nominati: 8 dal Comune di Siena, targato Pd, 5 dalla Provincia di Siena, targata Pd, 1 dalla Regione Toscana, targata Pd e uno a testa, infine, dall’università e dalla Curia. Il Pd non ha le mani nella banca ma ha, a stare bassi, tredici dei suoi uomini nello strategico comitato d’indirizzo della Fondazione. Tredici su sedici: non è un è po’ troppo per dire che il partito è estraneo alla banca?
3. Il Pd non poteva sapere, perché il Pd, e i DS prima del Pd, e il Pds, prima dei Ds, e il Pci, prima di tutti gli altri, pensa alla politica. Però tutti questi partiti, che poi sono lo stesso nelle sue diverse evoluzioni, seguivano con attenzione quel che avveniva in una città simbolo come Siena. Le risulta che uno dei cavalli di battaglia del candidato sindaco Franco Ceccuzzi fosse: «La Fondazione non scenderà mai sotto il 50 per cento della banca»? Come mai Ceccuzzi diventò sindaco contravvenendo alla regola aurea che lei adesso richiama: «Il Pd non si occupa di banche»?
4. Ceccuzzi fu di parola. A luglio 2011, la Fondazione si svenò sottoscrivendo un aumento di capitale della banca e così s’indebitò, facendo saltare tutti i parametri, per mantenere il controllo assoluto della banca. Non vede una certa coerenza fra i comizi di Ceccuzzi e il comportamento della Fondazione? E, dettaglio ulteriore, le risulta pure che questa coerenza fosse il frutto di un documento scritto, con la Fondazione come cassa di risonanza dei desiderata del primo cittadino? Coda curiosa: il collegio sindacale della Fondazione si oppose all’aumento di capitale, ma l’operazione andò avanti…
5. Le risulta anche che il tentativo di svecchiare e rinnovare la Fondazione, che ripeto è la cabina di regia della banca, sia partito proprio dall’unico posto da cui poteva partire cioè il gruppo del Pd in consiglio comunale, grossomodo alla fine del 2011? E forse le risulta anche che il tentativo di cambiamento provocò una feroce spaccatura dentro il partito nella città del Palio e che il sindaco, sempre per seguire la massima che la politica è estranea alla banca e alle sue vicende, di fatto governò il rinnovamento della Fondazione centellinando le facce nuove?
6. L’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, avvocato calabrese e storico militante del Pci-Pds-Ds, nel periodo che va dal 27 febbraio 2002 al 6 febbraio 2012 ha versato a titolo personale nelle casse del partito, il suo partito, 683.500 euro. Forse avete cacciato un vostro disinteressato benefattore? Certo, i soldi sono stati destinati alla federazione provinciale di Siena, ma questo basta per dire che Roma non c’entra niente con questa storia? Comunque ancora ad agosto 2012, con la banca in acque agitate, Mps sponsorizzava con 10 mila euro la Festa del Pd. Marketing? Mah. Piuttosto, sempre e solo simpatia?
7. Le risulta che l’arrivo dell’avvocato Mussari nel 2001 alla testa del Monte dei Paschi fosse stato sponsorizzato, sempre per il principio che il partito non fa incursioni nel mondo della finanza, dai seguenti personaggi: il magnifico rettore dell’università Luigi Berlinguer, oggi curiosamente capo dei probiviri del Pd; il parlamentare eletto in città Franco Bassanini; Massimo D’Alema e Giuliano Amato da Roma? D’Alema del resto rivendica, come abbiamo ricordato un momento fa, l’uscita di scena di Mussari, dunque tutto torna. O no?
8. L’alleanza fra i quattro, il quadrilatero, si ruppe rovinosamente negli anni successivi ai tempi dell’operazione Unipol. A dirlo, sempre in base al fatto che il partito fa gli affari suoi e pure quelli delle banche, fu proprio Bassanini in un’intervista a Panorama: «Consorte e D’Alema fecero pressioni su Siena perché si alleasse con Unipol», ovviamente nella scalata a Bnl. «Chi difese l’autonomia di Mps – prosegue Bassanini – come me e Amato venne emarginato». Non le pare, visto tutto quello che è successo, un’accusa grave?
9. Massimo Mucchetti, autorevole giornalista economico per lungo tempo vicedirettore ad personam del Corriere della sera, oggi che è candidato del suo partito, capolista al Senato in Lombardia, dice ala Stampa: «Non vedo una responsabilità oggettiva del partito, ma della città». Solo che la città è da sempre nelle mani del partito comunista e dei suoi eredi. Insomma, passando per Siena non è che si ritorna Roma, alla sede del suo partito? Non è che buttare tutte le colpe, passate, presenti e future, sulle teste calde del Granducato di Toscana sia un modo un po’ troppo comodo per sfuggire a responsabilità che sono molto più grandi e gravi?
10. C’è chi dice che l’attuale numero uno di Mps Alessandro Profumo sia stato scelto a Roma, dopo frenetiche consultazioni ai piano alti del suo partito. Solo malignità e voci incontrollabili che non meritano nemmeno una precisazione? Certo, Profumo, che pure sta meritoriamente aprendo i cassetti in cui sono custoditi i segreti e le sofferenze della banca, si è impegnato in campagna elettorale sostenendo in Lombardia il candidato del centrosinistra al Pirellone Umberto Ambrosoli. Insomma, siamo ancora al tanto vituperato collateralismo fra il partito e l’istituto di credito più antico ma oggi anche più invecchiato al mondo?

Fate tacere i giornalisti…

Ora persino il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non può fare altro che rendersene conto. La stampa e la giustizia rischiano troppo spesso di entrare in cortocircuito. Il richiamo del Capo di Stato si rifà a quanto detto dalla “Procura della Repubblica di Siena, che segue la scottante e complessa indagine sull’Mps, di fronte alla pubblicazione di notizie” infondate che ha portato a “ventilare provvedimenti per aggiotaggio e insider trading”. Napolitano riceve al Quirinale una delegazione dell’Ordine dei Giornalisti, per i cinquant’anni della legge che istituì l’ordine. E mette in guardia dagli effetti spesso “non positivi”, quasi dei cortocircuiti, tra l’informazione e la “riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d’indagine”. Nel caso specifico di Mps il rischio è quello di una “ricaduta destabilizzante sui mercati”. “Tutto è cambiato – ha detto Napolitano – nel mondo della comunicazione. I giornalisti rischiano di pagare le conseguenze di un mancato adeguamento delle norme alla realtà”.