le opinioni del sindaco

“No a un governissimo con questa destra impresentabile”, afferma il primo cittadino di Bologna, commentando il dato elettorale nazionale.

qualche punto:
_Il centrodestra non vuole un governissimo col PD, e noi meno ancora (l’ha già fatto per un anno e passa con Monti)
_l’esito del voto mostra un 20-25% di astenuti, un 30% al PD, un 30% al PDL un 20% con punte molto più alte a Grillo, circa.
C’è EVIDENTEMENTE più di qualcuno che pensa che 
anche il PD sia impresentabile,
visto che è pari merito. 

_a molti sindaci piace affermare di esser “super partes”, “sindaco di tutti”. 
Proprio no.

Finchè si parla di “impresentabili” (in fondo, rivolto anche a metà cittadini, e all’opposizione in Consiglio Comunale pure, per esteso, che invece ha figure di valore) non si è sindaco di tutti, 
ma solo della propria risicatissima (anche in città quando si fu eletti) maggioranzina.  

Vizio del resto anche del Presidente della Repubblica. Si è “Presidenti di tutti”, ma …

E oggi stesso, centinaia di migliaia di aziende chiuse, imprenditori suicidi, 
operai, impiegati e quadri a spasso, e Napolitano che fa?
Si preoccupa del “populismo”…. 

O un po’ come (l’inguardabile) Sanremo: è di tutti, ma pare un’agendina rossa con corollario di disvalori mondialisti-NWO. 
E quelli che fanno così, di solito sono sempre eletti per qualche zerovirgola da prefisso telefonico: 
inutile e disdicevole allora insuperbire, se metà o 3/4 del paese la pensa diversamente.

_Chi parla di “impresentabili”, motivi il Buco del Monte Paschi legato al PD di Siena (silenziato sui media) in dettaglio e pubblicamente, 
e pensi a casa propria, altro che pettinare le bambole e smacchiare giaguari.


Josh 

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Elezioni: Pdl 17% e Pd 7% meno ma sono contenti

pdl-pd-l

Capisco che la politica italiana sia solo una ricerca della perpetuazione di sè stessi, e dunque qualsiasi risultato è buono quando permette di mantenere le poltrone, ma dire d’aver vinto o di essere stati lì per vincere avendo preso il Pdl il 17% e il Pd-l il 7% in meno dalle elezioni politiche scorse del 2008 mi sembra un tantino esagerato

Mai con i comunisti

Berlusconi ha fatto il miracolo, ora non deve vanificarlo.
La rimonta che consente di impedire la deriva marxista (e la “vittoria” di Bersani è ottenuta con meno di mezzo punto percentuale) ha ridato smalto al Centro Destra ed entusiasmo agli elettori, anche a quelli che non hanno votato o hanno fatto scelte sbagliate o cerebrali (Giannino, Monti, astensione, persino Grillo) dicendoci che il Centro Destra c’è, è vivo ed ha un Leader.
L’errore sarebbe farsi irretire dalle parole come “responsabilità“.
Bersani faccia il suo governo, chieda i voti a Grillo e realizzi quello che riesce.
Con un ostruzionismo parlamentare che faccia perno sui 120 senatori, il Centro Destra può mettere alle corde Bersani e la sinistra, sfiancarlo e tornare alle urne come già accadde nel 2006-2008.
L’errore sarebbe rendersi disponibili a votare qualcosa in più che i presidenti delle camere e della repubblica.
I comunisti hanno un’altra concezione della società e del rapporto con i cittadini che considerano sudditi da spremere con le tasse.
Se Grillo appoggerà Bersani andranno avanti per qualche mese e poi, di nuovo alle urne, si sgonfierà anche il fenomeno Grillo che avrà dimostrato di non essere differente dagli altri.
I commentatori di Centro Destra dovranno quindi lanciare una grande campagna di pressione perchè sia chiaro che non vi è nulla di cui trattare con i comunisti.
Mai con i comunisti deve essere la parola d’ordine e l’impegno di tutti.
Il resto verrà automaticamente.





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Dante e varie idee sul "gran rifiuto" in letteratura

In questi giorni, in molti si sono occupati dell’abdicazione del Papa. Qui non lo facciamo.

In quanto blog dedicato a culture e aspetti collaterali, osserviamo appena più da vicino un passo letterario controverso spesso estrapolato. Personalmente non ero d’accordo con l’opinione (supposta) di Dante su San Pietro da Morrone/Celestino V (e nemmeno la Chiesa Cattolica, che venera Celestino V come

Senza un governo. Il miglior risultato possibile

Ho promesso che in questa nuova avventura lo spazio dedicato alla politica sarebbe stato assai più limitato e spero di mantenere il proposito. Però non resisto alla tentazione di commentare il risultato delle elezioni, che per il sottoscritto è il migliore possibile.

Insomma, sappiamo già com’è andata. Il PD conferma di essere il peggior partito di sinistra del continente europeo. Stavolta avevano come avversari un puttaniere ottentenne logoro e un comico. Non sono riusciti a vincere manco stavolta. Insomma, il PCI-PDS-DS-PD nella sua (poco) gloriosa storia le ha prese, in sequenza da

De Gasperi
Fanfani
Moro
Andreotti
Craxi
Berlusconi
Grillo

Ora, come sempre quelli del PCI-PDS-DS-PD giocano a fare gli intellettuali incompresi, ma forse non capiscono che è proprio il loro atteggiamento borioso e arrogante a condannarli alla perenne sconfitta. Proprio non ci arrivano a capire che se perdono perfino contro un comico il problema non è il corpo elettorale il problema sono loro, che sono invotabili per il corpo elettorale. Sono loro ad essere semplicemente e totalmente indigeribili per chiunque. Ma no, loro sono i “geni incompresi”. Vabbè, non importa. Dopo che sarà morto Berlusconi le prenderanno da qualche altro demagogo da strapazzo e giù insulti a chi non li vota perché moralmente e antropologicamente inferiori. Mai una volta che si chiedano il perché la gente non li voti. No, non sono loro ad essere impresentabili, questo dubbio non gli viene mai. No, voglio dire, hanno perso un’elezione che avrebbe vinto anche mia nonna contro un ottantenne bollito e un comico a capo di una ciurma di dilettanti. No dico, forse qualche dubbio dovrebbe venire ma no, loro non ci arrivano. Anche stavolta i piddini andarono per smacchiare e furono smacchiati. E così sarà in omnia saecula saeculorum finché continueranno con il loro atteggiamento da stronzi e no, non basterà il baciapile post-DC Renzi a rimettere le cose a posto.

Capitolo Berlusconi. Il Caimano conferma di essere un bravissimo imbonitore da campagna elettorale. A naso la tanto dileggiata restituzione dell’IMU ha aiutato il giaguaro a riconquistare alcuni elettori, specie tra i pensionati per cui quei soldi potrebbero fare la differenza tra arrivare o meno alla fine del mese. Se Berlusconi facesse lo spin doctor sarebbe nettamente il migliore nel suo campo. Purtroppo per noi non si limita ad essere uno spin doctor ma è pure un leader politico. Purtroppo per noi è stato presidente del consiglio per ben tre volte e ogni volta si è rimangiato le sbandierate promesse elettorali, specie su capitoli quali la riduzione della pressione fiscale e del peso della burocrazia parassitaria. Il tutto condito da scandali e scandaletti, da una classe dirigente infarcita di personaggi impresentabili e donne di facili costumi. Il blocco berlusconiano è dimezzato rispetto al 2008, ma tanto è bastato per imballare il senato e costringere il PCI-PDS-DS-PD a inciuciare con lui o con Grillo. Il problema per il centro-destra è la bocciatura totale della sua classe dirigente. Una classe dirigente impresentabile fatta di nani e ballerine che senza il piazzista di Arcore non va da nessuna parte. Chi ha costruito questa ignobile classe dirigente? Ovvio, lo stesso Berlusconi che, grazie ai suoi deliri di onnipotenza ha costruito un partito gonfio di lacchè e baldracche, un partito che non gli sopravviverà. Pazienza, tanto alla fin fine si sa che l’unico scopo di esistenza del PDL è evitare la gattabuia a Berlusconi e a questo scopo finora il PDL è servito benissimo.
Capitolo Lega, capitolo doloroso per il sottoscritto in quanto ex elettore del Carroccio. La Lega di Maroni era partita  bene, promettendo la definitiva emancipazione da Berlusconi. La vicinanza del Carroccio al piazzista di Arcore è stata solamente fautrice di cocenti delusioni e figuracce per la Lega e invece alla fine la Lega si è nuovamente aggregata al caravanserraglio berlusconiano per avere in cambio il Pirellone. Risultato? La Lega è stata distrutta da Beppe Grillo. Nel mio Veneto, dove il Carroccio era il primo partito solo tre anni fa, oggi la Lega è appena all’11% mentre Grillo veleggia al 26%. Buona parte dei suffragi pentastellati erano del Carroccio, credo sarà difficile recuperarli. Non voglio dare per morta la Lega, ma francamente mi chiedo come il Carroccio possa avere un futuro. Temo che ormai la Lega non abbia altro avvenire che non l’aggregazione definitiva al caravanserraglio berlusconiano e la definitva confluenza nel PDL (Che schifo! NDA). 
Capitolo Grillo. E’ il vero grande vincitore di questa tornata. Sono stato tentato di votarlo, ma alla fine ho ripiegato su una listina venetista (Indipendenza Veneta) dopo aver visto Beppe sul palco insieme alla mummia  rosso-nera, l’ex squadrista e poi icona comunista, Dario Fo. E viste le mosse del comico, che apre all’inciucio col PCI-PDS-DS-PD, credo di aver avuto la sensazione giusta. Ora, non voglio liquidare l’esperienza grillina, anzi ritengo che per certi versi i pentastellati siano un toccasana. Sicuramente quella di Grillo è stata un’esperienza interessante e il comico genovese ha avuto il merito di toccare l’intoccabile dogma dell’Euro. Certamente Grillo è stato in grado di raccogliere la rabbia e la frustrazione verso una classe politica corrotta e indecente, però rimangono i dubbi sul personaggio. Contrariamente a molti altri io seguo Grillo da ben prima che divenisse un fenomeno nazionale. O meglio, molti della mia generazione hanno conosciuto Grillo solo negli ultimi quattro-cinque anni, ma io lo seguo da ben prima. Lo seguo addirittura da prima del blog e più volte l’ho visto dal vivo prima del “V-Day” del 2007 con cui ha cominciato la sua ascesa politica. Proprio in quegli spettacoli ho visto, ad esempio, Grillo cambiare opinione radicalmente sul denaro virtuale, prima condannandolo, poi elogiandolo. Oggi Grillo  sembra essere tornato sostenitore del contante, ma questo è giusto un esempio su come il comico ligure sia, come dire, volubile. Spero non accada, ma la sensazione che i pentastellati possano tradire quella larga fetta di delusi della Lega e del PDL che li hanno votati sperando in un’opposizione intransigente contro il PD è molto forte. Ripeto, Grillo ha toccato tasti assai sensibili. Ha giustamente cavalcato la protesta contro questa classe politica indegna, contro l’Europa dei tecnocrati e delle banche, contro lo scandalo del Montepaschi e contro l’esecutivo di Monti, ma la sensazione che il comico ligure possa aggregarsi al caravanserraglio del PD è forte. 
Capitolo Monti-Fini-Casini, e qui la grande soddisfazione. Ora, se non mi sono astenuto dal voto è stato solo ed esclusivamente per la speranza di toglierci definitivamente dai coglioni Fini e Casini. L’obiettivo è stato raggiunto a metà. Gianfranco Fini è stato finalmente spedito a lavorare e il suo partitino da prefisso telefonico si è dissolto come neve al sole. Francamente è una liberazione e una giusta punizione per uno dei più viscidi personaggi della storia di questo paese. Casini invece si è salvato per un pelo, ma per fortuna è ormai irrilevante. L’UDC è stato fagocitato dalla lista personale di Mario Monti ed è ormai ridotto a un guscio vuoto. Monti doveva essere la riscossa dei centristi, doveva essere la Rifondazione Democristiana e invece il suo “Terzo Polo” è finito quarto, dietro pure a Grillo. Nonostante la fanfara dei media e della stampa, nonostante il leccaculismo spudorato di Corriere; Stampa; Repubblica; Sole 24 Ore, il cialtrone bocconiano non ha ottenuto nulla di più che una UDC allargata. Al senato non è affatto determinante come si aspettava e nessuno se li caga. Il fallimento di Monti è forse il simbolo principale del rigetto di questa Europa, della definitiva repulsione dell’austerità suicida imposta da Bruxelles. Il suo partito-lobby è stato sconfitto, ormai irrilevante. Monti a livello personale non ha alcun futuro se non quello di tenere le sue chiappe ben ancorate alla poltrona di senatore a vita. Lo stesso Monti come leader politico ha dimostrato tutta la sua pochezza. Comunque a Fini dedichiamo questa vignetta di Krancic, adios Giuda, non ci mancherai.
Grande sollevazione anche per l’esclusione di Ingroia dal parlamento, speriamo che questo magistrato farlocco ora se ne vada in Guatemala e non torni più. Per la gioia dell’Accademia della Crusca se ne va anche Di Pietro, anche lui non ci mancherà. Il partito della magistratura militante è fuori dall’emiciclo parlamentare, speriamo per sempre. 
Non entra in parlamento nemmeno FARE di Giannino. La proposta politica di Giannino non è completamente da buttare. Ora, non mi piace il neo-liberismo e non mi piacciono i Chicago-Boys, ma bisogna dire che Giannino poteva essere un ottimo clistere per quell’ammasso parassitario che è la pubblica amministrazione italiana. Come scrive giustamente Blondet abbiamo due nemici, uno esterno (Euro e speculazione finanziaria) e uno interno, ovvero la pubblica amministrazione e con il nemico interno Giannino poteva essere un ottimo alleato. Giannino è inciampato sulla sua incoerenza personale. Sarò moralista ma non puoi sbraitare di merito e trasparenza e poi essere tu il primo ad avere un CV fasullo. Ma oltre all’incidente delle lauree false di Giannino l’intera esperienza della lista di Giannino è stata disastrosa. Giannino si è circondato di professoroni boriosi e arroganti assolutamente insopportabili. Per esempio, avete mai sentito parlare Michele Boldrin? A me è capito, uno dei personaggi più odiosi, boriosi e arroganti che abbia mai udito. Ed è solo un tipico esempio di seguaci di Giannino. Anziché mettere in lista il ceto produttivo, quegli imprenditori, quei commercianti e artigiani stritolati da uno stato ladro simil-sovietico Giannino ha dato spazio ai Boldrin e agli Zingales, ai professoroni boriosi e arroganti che insegnano teorie economiche fallimentari in università esotiche. La questione della lauree fasulle è stata solo la ciliegina sulla torta di un disastro annunciato, ed è un peccato perché c’era un gran bisogno di un’alternativa credibile per i delusi di destra. Comunque, ridiamoci su sul flop elettorale del pluri-laureato.

Il premio per il commento più lunare va però a sua maesta Kaiserin Angela. La Kaiserin del IV Reich si dice convinta che il risultato non abbia nulla a che vedere con le politiche di austerità. Ma certo che no carissima, l’austerità non c’entra nulla col voto italiano, non c’entra nulla col voto francese, col voto greco, con la secessione catalana, con il futuro voto austriaco, con il futuro referendum britannico etc. etc. In tutta Europa è un fermento anti-Euro e anti-UE ma no, le politiche economiche imposte dall’Europa a trazione tedesca sono ininfluenti in questo. Brava carissima Angie, continua a raccontar palle ai tuoi elettori, ma prima o poi il redde rationem arriverà anche per te e per le tue banche di merda meine liebe Kaiserin. E no, la politica tedesca non si è affatto esposta in questa campagna elettorale, scherziamo. Beh, ben vi sta carissimi crucchi che i vostri cari Monti e Bersani si sian presi una sonora tranvata. Possibile che i tedeschi ogni volta che si trovano ad avere in mano il potere in Europa riescano SEMPRE a farsi detestare da tutti?
In conclusione voglio spiegare il titolo di cui sopra. Perché ritengo questo il miglior risultato possibile? Lo ritengo tale guardando l’esperienza belga. Il Belgio si sa, è ormai sull’orlo della secessione. Alle elezioni prossime venture i partiti indipendentisti probabilmente conquisteranno la maggioranza assoluta dei voti nelle Fiandre e questo sta portando a una progressiva paralisi del governo federale. Tra l’Aprile del 2010 e il Dicembre del 2011 il Belgio si è ritrovato senza un governo. Avete capito bene per un anno e mezzo il piccolo regno belga è stato privo di un governo. Le elezioni anticipate a giugno del 2010 non hanno risolto lo stallo e i negoziati per la formazione dell’esecutivo sono andati avanti per un anno e mezzo. Nel frattempo il governo in carica di Yves Leterme rimaneva in piedi, ma solo per l’ordinaria amministrazione. Che è accaduto in questo anno e mezzo di anarchia? Che il paese si è rimesso in piedi! Il Belgio nel 2010 e nel 2011 ha avuto una buona crescita economica del 2% annuo, tra le più alte d’Europa, il tasso di disoccupazione è calato dall’8,3 al 7,2%, il debito pubblico ha arrestato la sua crescita. Poi però l’incantesimo è finito, il socialista francofono Di Rupo è riuscito a formare un governo e la crisi ha attanagliato anche il piccolo regno che nel 2012 è finito in recessione e ha visto crescere la disoccupazione. 
Fatto sta che nel periodo senza governo in Belgio le cose sono migliorate e vista la pochezza della nostra classe politica viene da auspicare una simile situazione pure qui. Tutti i governi hanno fallito in questa sciagurata seconda repubblica, per cui forse un periodo di anarchia non sarebbe così male. D’altronde essere privi di un governo, o meglio averne uno le cui competenze sono limitate all’ordinaria amministrazione, significa avere un governo impossibilitato a vessare ulteriormente il cittadino con nuove gabelle. Per cui rallegriamoci per il pareggio e godiamoci l’anarchia finché dura. Forse è proprio vero che il miglior governo è quello che non governa affatto”.

Vincerebbe anche la playstation…

Duello febbrile durante la trasmissione Agorà, su Rai Tre, tra Andrea Scanzi e il deputato Pd Paola De Micheli. La gazzarra si innesca quando la politica piacentina illustra l’intento del suo partito: quello di aprire a ogni forza politica eletta alla Camera e al Senato per risolvere i problemi del Paese. Alla domanda reiterata del conduttore, Andrea Vianello, circa l’identità degli interlocutori del Pd, la De Micheli nicchia, ma poi ammette che potrebbero essere anche il Pdl e il Movimento 5 Stelle. “Mi fa sorridere che fino a un anno fa il M5S non era considerato da nessuno” – commenta Scanzi – “e ora, da destra e da sinistra, son tutti a fare la corsa per piacere al movimento di Grillo. E’ difficile immaginare i 5 Stelle che cerchino di aiutare un partito come il Pd che fino a ieri lo ha definito ‘fascista’, ‘vicino a Casapound’, ‘antidemocratico’. Però è plausibile” – continua -”che ci sia un dialogo, a patto che vengano fatte la legge elettorale, propugnata nel V-Day sei anni fa, la legge sul conflitto d’interessi, che la sinistra si è guardata bene dal fare in venti anni, e una legge seria contro la corruzione“. Il giornalista del Fatto Quotidiano, quindi, chiede: “Questo fenomenale centrosinistra, che è riuscito a perdere da solo e che perderebbe da solo se giocasse alla playstation perchè vincerebbe la playstation, sarà in grado di fare queste tre leggi?”. L’esponente del Pd reagisce duramente e replica: “Quelli che non ci mettono mai la faccia emettono sempre questi giudizi”. E accusa “gli osservatori” di non aver mai fatto distinguo, il che, secondo il deputato Pd, “ha contribuito a questa situazione di ingovernabilità”

Il Pensiero Verde 2013-02-26 20:52:00

Analizzando il voto, in realtà io penso che oggi…

…rispetto la proposta politica della maggior parte dei partiti (lega ovviamente esclusa, la cui idea é ben chiara), abbia più valore quella del M5S che, utopisticamente, vorrebbe una finta democrazia popolare: il referendum propositivo senza quorum è una bufala pazzesca così come lo é il non-programma e sono totalmente immaginarie anche le coperture economiche per ogni loro proposta (pochissime a dire il vero), ma ci sta nella campagna elettorale…
Però ora non siamo più in campagna elettorale, ora siamo nell’immediato dopo elezioni e c’è da fare un governo con i dati usciti dalle urne.
I dati vedono il M5S al primo posto e quindi ora mi aspetto che la loro integrità morale ed il loro rispetto verso le Istituzioni li porti a prendersi anche delle responsabilità: serve un governo e questo non può non vedere interpellato il primo partito a livello nazionale. Cosa risponderà? Io credo che dovrebbe PRETENDERE di entrare, non CERCARE DI SCHIVARLO come una poccia !!!
In tutte le varie campagne elettorali ci siamo sentiti dire: ma voi cosa avete fatto quando eravate la? E la risposta era sempre la medesima che fingevano di non capire, ovvero quello che era permesso dalla coalizione. Essere in coalizione comporta dei compromessi il più delle volte assolutamente indigesti proprio perché non si raggiunge da soli la maggioranza; avere il 51% come unico partito è dall’altra parte assolutamente impossibile. Quindi, o si cambia la Legge e si fa governare un partito anche se ha il 28-29%, oppure ci si deve alleare. Ma oggi la Legge è quella che si è riusciti a fare attraverso le mediazioni tra le varie forze politiche negli anni, e non è previsto che possa governare chi in uno Stato (non in un Comune) ha il 25% dei consensi. In pratica il ragionamento ricorda un cane che cerca di mordersi la coda. Diverso è successo a Parma perché la legge è differente e chi sta governando con un’ampissima maggioranza è stata la prima scelta del 20% scarso dei parmigiani, per il restante 40% è stato un ripiego al secondo turno o, più probabilmente, un rifiuto a cedere alla sinistra. Occorre domandarsi se questo sia giusto e se sia possibile fare un discorso simile a livello nazionale. Non dico di si o di no, ma l’architettura statale dovrebbe cambiare di molto e i pericoli (o per alcuni la speranza) di un ritorno all’antico sarebbero piuttosto reali.
Essere il primo partito e stare alla finestra è comodo, significa fregarsene bellamente dei cittadini che ti hanno votato, significa stare li a guardare senza prendersi le proprie responsabilità. Un po’ come quello che fa chi sta seduto a guardare gli altri che lavorano e poi critica il lavoro svolto, o ancora meglio, un po’ come è stato sempre fino ad oggi l’atteggiamento della maggior parte degli italiani che hanno sposato l’antipolitica e smesso persino di votare senza rinunciare a criticare i politici.

ilpensieroverde.com

In ginocchio da Grillo per governare…

… saranno sempre i secondi di qualcun altro. Anche se corressero da soli (senza berlusconi e senza grillo o altri), non riuscirebbero ad avere una maggioranza piena in entrambi i rami del parlamento. Altro che superiorità… Queste sono soddisfazioni.
Nel 2008 l’allora candidato del centrosinistra Walter Veltroni aveva perso portando a casa 13.689.000 voti. Ieri Pier Luigi Bersani ha “vinto” con appena 9.963.390 preferenze. Sebbene cinque anni fa quella dell’ex sindaco di Roma venisse descritta come una sonora débacle, oggi la stampa progressista si stringe attorno al leader piddì per fargli coraggio e asciugargli le ferite. Non solo non ha smacchiato il ciaguaro ma Silvio il leone l’ha sbranato. Alle politiche che avrebbero dovuto sancire il grande rientro della sinistra a Palazzo Chigi, il segretario di Bettola fa poco meglio di Romano Prodi: nel 2006 il Professore aveva vinto per 24mila voti, adesso l’asse Pd-Sel ha superato il Pdl alla Camera per 124.407 voti. Basta guardare il volto funereo del leader piddì che, dopo una nottata di silenzio, ha ammesso in conferenza stampa la propria sconfitta: “Non abbiamo vinto, anche se siamo arrivati primi e questo è anche l’oggetto della nostra delusione”.
“Non c’è bisogno di chiedere le dimissioni di Bersani, perché Bersani non farà più il segretario del Pd come ha sempre detto lui per primo”. Nelle parole di Giuseppe Civati, eletto alla Camera, emerge tutta la frustazione dei democratici per la finta vittoria di ieri. Adesso si gettano tutti sul cadavere del segretario del Pd che dovrà pagare una campagna elettorale vuota di contenuti e tutta tesa a rincorrere giaguari da smacchiare. Matteo Renzi lo sta aspettando al varco, i riformisti pure. Dal canto suo Bersani temporeggia. Sebbene, prima della fine degli scrutini, avesse promesso un commento sul risultato delle elezioni, a mezzanotte si è limitato a difendere la posizione: “Il centrosinistra ha vinto alla Camera e per numero di voti anche al Senato. È evidente a tutti che si apre una situazione delicatissima per il paese. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell’interesse dell’Italia”. Punto. Nient’altro. Grazie e arrivederci. Poi, si è di nuovo chiuso col suo staff a macinare sui numeri e sui seggi e a valutare le prossime mosse da fare per riuscire a ottenere una maggioranza (un po’ meno risicato) imbarcando i grillini.
Alle 17 di oggi si è, infine, presentato in conferenza stampa e ha scaricato gran parte del flop sull’elettorato del centrosinistra: “Questa cosa non avverrebbe in altri Paesi dove un voto del genere avrebbe garantito comunque la governabilità”. Per il momento Bersani non vuole arretrare di un millimetro, né in parlamento né nella segreteria del partito. A chi nelle ultime ore sta caldeggiando le sue dimissioni dal vertice del Pd, ha ribadito che la ruota dovrà girare nel congresso del 2013: “Non abbandono la nave, dopodiché io posso starci da capitano o da mozzo”. Al governo, però, vuole provare a starci da presidente del Consiglio. E così si presenterà dal capo dello Stato Giorgio Napolitano tentando di mettere insieme una maggioranza che gli permetta di tirare a campare per qualche mese. “La nostra ispirazione non è una diplomazia con uno o con l’altro né discorsi a tavolino – ha assicurato – ma alcuni punti fondamentali di cambiamento, un programma essenziale da presentare al parlamento per una riforma delle istituzioni, della politica, a partire dai costi e dalla moralità”. Il leader piddì proporrà, quindi, alcuni punti fondamentali di programma da rivolgere al parlamento e, quindi, anche al Movimento 5 Stelle. “So che fin qui hanno detto ‘tutti a casa’ – ha continuato – ora ci sono anche loro, o vanno a casa anche loro o dicono che cosa vogliono fare per questo paese loro e dei loro figli”. Con i grillini è disposto a scendere ai patti. A tal punto da offrir loro la presidenza di Montecitorio: “Sono il primo partito alla Camera, allora secondo i grandi modelli democratici ciascuno si prende le sue responsabilità…”.
Sconcerto e incredulità sono sicuramente i due aggettivi con i quali chi ci ha parlato descrive lo stato d’animo dei dirigenti Pd riuniti nella sede nazionale. Mentre passano le ore, si fa sempre più notare la solitudine del capo: dopo aver atteso i dati ufficiali da solo nella sua abitazione romana, tenendo solo contatti telefonici con i piani alti di via del Nazareno, Bersani ha continuato a posticipare la conferenza stampa. Ieri notte, nella sala stampa allestita per accogliere le 600 testate che si erano accreditate e per commentare il voto, Davide Zoggia dopo un consulto con i vertici aveva fatto sapere che, “visti i dati discordanti”, i commenti si sarebbero fatti solo una volta giunti i dati ufficiali. Ma, anche quando a notte fonda il Viminali li ha pronunciati, Bersani non si è fatto vivo. Vari dirigenti del partito (presenti tra gli altri Nico Stumpo e Anna Finocchiaro) si sono riuniti, sin dalle prime ore del mattino, per fare un’esame della situazione alla luce del risultato delle urne. “Adesso lasciamo depositare la polvere e vediamo come procedere – spiegano fonti del Pd – di certo c’è che si è determinata una maggioranza alla Camera. Da lì si può partire”.

Da Bologna eletti o trombati in Parlamento

Il risultato del voto porta alcuni da Bologna (anche se spesso non bolognesi, stile PD, insomma) in Parlamento: ora non li vedremo più solo noi, ma presto saranno TUTTI VOSTRI sulle ribalte nazionali. Volti, storie, espressioni facciali peculiari, tutto un programma… 
in quanti ne saranno “beneficati” a livello nazionale!…….ma anche no. 

(Enzo Raisi, finiano, non è riconfermato)

Il finiano Enzo Raisi e il montiano Giuliano Cazzola: due ex parlamentari bolognesi che non si riconfermano a Roma. Raisi si dimette da coordinatore regionale FLI.
Non sono mai stato d’accordo con nulla del FLI, ma la maggior colpa nella sorte della formazione l’ha avuta Fini, che ammette la sconfitta, (lo 0,46% ), promise di uscire dalla politica se il FLI non fosse risultato vincente,
ma è anche già pronto ad “aprire una nuova stagione”.  Aiuto!
Eh beh, lo diceva Eraclito, nel frammento 119, “Ηθος Ανθρωπῳ Δαιμων”.
E a certe disgrazie non v’è rimedio. Buonanotte.

A questi nel “centrino” si aggiunge il casiniano Gian Luca Galletti, che lascia.

                                                (Gian Luca Galletti -Casini-)

Tra i volti nuovi spiccano i ‘grillini’, dalle neo senatrici Michela Montevecchi, Adele Gambaro ed Elisa Bulgarelli, ai neo deputati Matteo Dall’Osso e Paolo Bernini. Batosta per il dissidente Giovanni Favia, consigliere regionale, che aveva voltato le spalle a Grillo per correre con Antonio Ingroia. Anche in Emilia Romagna hanno preso una manciata di voti.

                (Dal PD, Sergio Lo Giudice, ex Presidente Arcigay sarà in Senato)

Nel Partito Democratico, sembra riesca a spuntarla Sergio Lo Giudice, consigliere comunale e già Presidente Arcigay, (qui allo sposalizio a Oslo con il compagno),
e siederà in Senato con Claudio Broglia, sindaco di Crevalcore, il paese terremotato, 
con Francesca Puglisi, responsabile nazionale scuola, e i senatori uscenti Rita Ghedini e Gian Carlo Sangalli.  

         (sopra, Andrea De Maria, ex Segretario Provinciale Pd, sarà alla Camera)

Alla Camera, porte spalancate ad Andrea De Maria (ex segretario provinciale PD) al primo mandato. Debutteranno anche Carlo Galli, Marilena Fabbri e Paolo Bolognesi.

Non proprio da Bologna, ma sempre dall’Emilia Romagna segnaliamo l’elezione anche di Cecile Kyenge Kashetu, e Paola De Micheli (davvero molto vista e molto sentita in tv un po’ dappertutto). 
Non poteva mancare naturalmente….  Franceschini. 
Come dimenticare la sua proverbiale proposta nelle scorse (mollare le case di proprietà e la “stanzialità” e trasformarci tutti in nomadi in cerca di posti di lavoro saltuari in giro per il mondo):
«Noi siamo una società immobile. Tra i ragazzi che fanno i volontari della mia campagna ci sono curriculum bellissimi, ma in questo paese immobile se non conosci qualcuno non vai da nessuna parte. In questa società bloccata il mito del posto fisso rischia di far danni. Il culto della proprietà della casa, per esempio, è un culto italiano che rappresenta un ostacolo alla mobilità sociale. Servono risorse per incentivare l’affitto, che aiuta la mobilità, non la stabilità».

Confermate Donata Lenzi e la prodiana Sandra Zampa (quelli che “il futuro ha radici antiche” e “viva l’euro e l’EurOOpa”) 

                                                  (Sandra Zampa e Prodi)

BOLOGNESI ridotti al lumicino nel Popolo della Libertà — era preventivato, vista l’esclusione dalle liste dei ‘vecchi’ Filippo Berselli, Gianpaolo Bettamio e Fabio Garagnani —: al Senato andrà Anna Maria Bernini, ex ministro, 


                                     (dal PDL va in Senato Anna Maria Bernini)

alla Camera ci sarà Elio Massimo Palmizio, già senatore. Nulla da fare invece per Paolo Foschini, segretario cittadino ed assessore nella giunta Guazzaloca.  
Per i montiani, arriva a Palazzo Madama l’ex presidente di Confcooperative, Luigi Marino

                          (Luigi Marino, da Confcooperative a Monti, e passa il turno)

e resta fuori Cazzola, mentre, alla Camera, nulla per Monica Sallustio Babbini e Caterina Grechi, ex segretario generale del Comune.
Rimangono a bocca asciutta, ma era preventivato, il leghista Manes Bernardini, consigliere regionale, (entra Pini, romagnolo residente in città) e Lorenzo Tomassini, consigliere comunale del Pdl, che ha corso col Mir.
Fuori, per l’Udc, anche Silvia Noè.
 
Nel frattempo, il Sindaco Merola (PD) rottama già apertamente Bersani.
E sogna: “Ah se avessimo avuto con noi Renzi!”
Magari, anche fare a meno dello scandalo del Buco Monte Paschi (che chissà di chi è….) ed evitare di nascondersi dietro a un dito, invece che minacciare sbranamenti….
Ma come insegna il detto: “Del senno di poi….”

E basta anche dare colpe agli elettori “che non hanno capito”…
Diversamente da come mostrato incessantemente e ossessivamente per tv e giornali per mesi e mesi, l’Italia NON E’ un paese comunista! Mettetevelo in testa!
C’è chi voterebbe anche un UFO o uno YETI o uno Zombie pur di NON VEDERE comunisti o post-tali in genere, ma specie il PD!

Anche la FIOM abbandona la sinistra classica (al motto di “la sinistra è proprio al capolinea”) e ora pare accostarsi alla sinistra trasversale in salsa Dario Fo di Grillo-Casaleggio:
non c’è che dire, è un Mistero Buffo!
Anzi no, gli italiani hanno capito ….non tutto, ma un po’ di cose sicuro.

Fonte

Josh

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Grazie Grillo

Anche se fino ad un mese fa, con altri blogger de Il Castello 1 abbiamo avuto la forte tentazione di votarlo, credo che non l’avremmo mai fatto. Personalmente sono rimasto troppo affezionato al movimento creato a suo tempo da Berlusconi, poi successivamente sfociato anche in simpatie verso la Lega, che invece fino ai primi anni ’90 avevo visto come il diavolo e l’acqua santa: e per uno ha genitori e moglie del sud, avere di queste attrazioni è tutto dire. Ma d’altronde, dopo lo scandalo alla ASL di Caserta, portato alla luce domenica scorsa da L’Arena di Giletti su Rai1, anche i miei sono d’accordo sull’istituzione delle macro-regioni, in cui ciascuna trattiene e amministra il 75% delle proprie entrate tributarie. E anche se ora, da appassionato di borsa, vedo i mercati che ci stanno dando parecchio contro, esco pienamente soddisfatto dal risulato di queste elezioni, perchè cessata la momentanea parvenza di caos, ne usciremo guariti e vaccinati, e forse l’Italia tornerà ad avere il ruolo di nazione primaria che le compete. Queste elezioni hanno per me avuto il pregio di spazzare via dal parlamento personaggi che credevano d’essere diventati ormai inamovibili, ed in primis Fini e Di Pietro, spesse volte criticati dalle pagine di questo blog. E di questo risultato non posso che ringraziare Beppe Grillo.