Aliquote irpef a confronto

I rosiconi, Monti e Bersani in testa, dopo l’annuncio della restituzione dell’imu sottratta da Monti ai risparmi degli Italiani, hanno intonato in coro la bufala delle mancate promesse del Cavaliere.
Guardiamo allora come si sono comportati in passato.
Monti è talmente recente e ci è costato circa 2500 euro a
famiglia in tasse.
Bersani fu ministro di Prodi che nel 2006 cambiò, aumentandole, le
aliquote che Berlusconi nel quinquennio 2001-2005 aveva ridotto.
Ecco le tabelle a confronto (basta prelevarle dalle istruzioni dei modelli unico e 730 dell’epoca):

Dal 2007
(Prodi-Visco con Bersani ministro, confermate da Monti)
Scaglioni
reddito annuo
Aliquota
Modalità
calcolo imposta lorda
Oltre
euro
Fino
a euro
15.000,00
23,00%
23% dell’intero
reddito
15.000,00
28.000,00
27,00%
3.450,00
+ (27% 
della
parte del reddito eccedente
 15.000,00)
28.000,00
55.000,00
38,00%
6.960,00
+ (38% 
della
parte del reddito eccedente
 28.000,00)
55.000,00
75.000,00
41,00%
17.220,00
+ (41% 
della
parte del reddito eccedente
 55.000,00)
75.000,00
43,00%
25.420,00
+ (43% 
della
parte del reddito eccedente
 75.000,00)

Dal 2005 al 2006
(ultima riduzione con Berlusconi Premier)
Scaglioni
reddito annuo
Aliquota
Modalità
calcolo imposta lorda
Oltre
euro
Fino
a euro
26.000,00
23,00%
23% dell’intero
reddito
26.000,00
33.500,00
33,00%
5.980,00
+ (33% 
della
parte del reddito eccedente
 26.000,00)
33.500,00
100.000,00
39,00%
8.455,00
+ (39% 
della
parte del reddito eccedente
 33.500,00)
100.000,00
43,00%
34.390,00
+ (43% 
della
parte del reddito eccedente
 100.000,00)
Già da tale raffronto si vede quel che tutti, sin dalla busta
paga di gennaio, verificammo doloramente:
la sinistra ha aumentato le
tasse, sin dai redditi più bassi.
E visto che le aliquote di Prodi sono le stesse che abbiamo oggi,
possiamo tutti calcolare quanto ci sia costato l’aumento voluto da Prodi, Visco e da Bersani come ministro di quel governo.
Berlusconi e il Centro Destra, se non hanno ridotto le tasse come tutti auspicavamo, le hanno contenute, mentre la sinistra e Monti hanno arraffato tutto il possibile dai nostri redditi e dai nostri risparmi.





Entra ne

La scuola digitalizzata e la catastrofe educativa

 
 
 
 
Un  caro amico, professore al liceo artistico, lamentava la perdita di tempo che rappresentano i voti on line, le pagelle on line, le programmazioni on line. Il pc si inchioda, i format (le griglie excel) per la programmazione vengono di continuo modificati e alla fin fine il vecchio registro cartaceo era assai più veloce e meno rompicapo. Inoltre il preside del suo liceo dispone anche di un Intranet, ovvero di un raggruppamento di reti locali ad uso interno dell’ organizzazione scolastica per facilitare la comunicazione e l’accesso all’informazione, a circuito ristretto, limitato e riservato ai docenti. Ma non ci vuole una scienza per capire che questa funzione interna, non comunica proprio un bel nulla, ma serve solo a creare “una catena di comando” verticistica, una rete di controllo interno più occhiuta, intrusiva e capillare. Occorre liberarsi inoltre, dal mito della scuola digitalizzata e dal feticcio dei note book, di tablet e di altre tecnologie, che lungi dal favorire l’apprendimento, sono fonti di distrazione, di trastullo ed esercitano, con tutte le loro icone, una forma di ipnosi di massa delle giovani generazioni. Questo blog non ha affrontato molto il tema della scuola. E me ne scuso, vista la tragica situazione in cui versa. Il motivo è che l’argomento non permette di stare sulla notizia (come si dice nel gergo), dato che la scuola è diventata sempre più “un mondo a parte” che richiede accurate specifiche analisi. Essa è diventata nel tempo la roccaforte del “politicamente corretto” e del pensiero omologato, dell’educazione al buonismo e all’ipocrisia di facciata, grazie ai suoi docenti ideologizzati e alle varie circolari ONU o Unesco o Unicef che ne impongono le direttive. Oltre al solito “ce lo chiede l’Europa”, ormai di routine. Il laboratorio di improbabili esperimenti di “integrazione” multikulti che ne accelerano invece la disintegrazione sul modello francese (vedere mio post “La classe entre les murs“) o peggio su modello Bronx americano. A credere di ovviare a tanti scompensi e carenze, ha provveduto il mito della rincorsa al progresso tecnologico e all’introduzione del computer e dei suoi modelli sempre più intrusivamente sofisticati, salutati come la panaceea a tante manchevolezze.
In compenso, non si può fare a meno di notarlo, quale clamoroso affare per le multinazionali produttrici di notebook e computer, di software e di programmi per l’educazione digitale! Quale sterminato mercato garantito dalla legge! Un affarone in tempi di crisi e di crollo del mercato, non c’è dubbio.
E’ questa una sacrosanta verità prelevata dall’articolo “La catastrofe digitale nelle attività scolastiche” di Matteo D’Amico sul sito Effedieffe circa la nuova catastrofe educativa che mira a eliminare i libri di testo (sostituiti da e-book), in forza di due circolari ministeriali che già anticipavano l’uso delle tecnologie cosiddette “educative”.
E’ un articolo un po’ lungo ma molto approfondito e ben argomentato del quale consiglio la lettura integrale,  di cui  ne riassumo le parti essenziali:
  • Il pc (quale che sia il modello in auge)  è spesso strumento di curiosità e di divagazione che esula da una vera formazione e costruzione della propria cultura ed educazione.
  • Non permette la concentrazione e la memorizzazione nonché l’elaborazione di concetti strutturati coi suoi copiaincolla, con le sue icone e la luminosità del monitor.
  • La ricerca su google non consente risposte elaborate, ma risposte standard.
  • L’eliminazione della lezione frontale secondo il consueto schema docente/allievo infrange tra i pochi rapporti socio-affettivi ancora rimasti in piedi nella nostra società.
  • La figura del docente verrà sempre più marginalizzata fino a declassarsi a una sorta di  scialbo e impersonale “facilitatore” dei mezzi introdotti.
  • Ipertesti e ebook non possono essere strumenti sostitutivi del libro cartaceo. Inoltre software e hardware, manutenzioni, riparazioni, graveranno sulle famiglie che già faticano a sostenere la spesa di  normali libri di testo e di materiale scolastico ordinario.
L’inganno è in fase già molto avanzata; la nuova barbarie digitale vincerà sicuramente, di questo si può stare sicuri, ma è importante che qualcuno abbia il coraggio di chiamare la barbarie col suo nome e di denunciare la menzogna che ne maschera l’avanzata, camuffandola da progresso“.
L’unica cosa che Matteo D’Amico  (e più modestamente, anche la sottoscritta) può suggerire  per reagire a questo nuova  colossale impostura è far valere i diritti delle famiglie: non è obbligatorio possedere questi mezzi tecnologici. Pertanto fate valere il vostro diritto al ripristino di una scuola più umana (oltre che umanistica), basata sulla centralità della persona, per i vostri figli e per il loro futuro.

Sprechi (n)europei e dittatura

Beh che dire, preparatevi: tra qualche mese, ogni volta che qualcuno su Internet, Facebook o Twitter si azzarderà a menzionare certe parole chiave, vedrà l’assalto dei troll pronti ad azzannarlo. Scrivere “uscire dall’euro”, “MES”, “fiscal compact”, “ritorno alla lira” o altre parole ad alto rischio di critica attirerà subito gli esperti del caso, quelli bravissimi a sfottere, deridere, insinuare, insomma a buttare tutto in caciara. Troll professionisti. L’ha scoperto il Telegraph, che racconta come l’Unione Europea si stia preparando alle elezioni del prossimo anno cercando di preservare se stessa e le proprie istituzioni investendo qualche milione di euro allo scopo. Così l’articolo:
“Particolare attenzione sarà prestata ai Paesi che hanno sperimentato un aumento dell’euroscetticismo”, dice un documento confidenziale dello scorso anno. “I comunicatori istituzionali del Parlamento dovranno avere l’abilità di monitorare le conversazioni pubbliche e il sentiment popolare, per capire gli argomenti di tendenza, e avere la capacità di reagire velocemente, in un modo mirato e rilevante, unendosi alla conversazione ed influenzandola, per esempio, fornendo fatti e distruggendo miti.” Il training per i funzionari comincerà questo mese.
Qualche deputato ha protestato, sostenendo che “spendere più di un milione di euro per addestrare funzionare pubblici a diventare troll di Twitter in orario di ufficio, è uno spreco e una cosa ridicola”. Oltre che ridicola, a me pare anche una cosa piuttosto inquietante. Non che sia la prima volta: abbiamo assistito ad invasioni di troll finti-scienziati durante la marea nera della BP due anni fa, e ricordiamo anche l’iniziativa del governo giapponese di offrire viaggi gratis a chi raffreddasse la “paura Fukushima”. Sicuramente, inoltre, c’è al momento in giro un piccolo esercito di troll al soldo di questo o quel partito allo scopo di influenzare le nostre opinioni nell’imminenza delle elezioni. Si sgamano da un chilometro, eh. Ma è la prima volta che un’istituzione pubblica di tale importanza, come è l’EU, assoldi troll per orientare le elezioni politiche che la riguardano direttamente nella direzione che ritiene più comoda. E’ un gesto assolutamente antidemocratico, la dimostrazione (qualora ce ne fosse ancora bisogno) che l’istituzione europea così come è oggi è intrinsecamente dittatoriale … E adesso, aspettiamo pure l’arrivo degli eurotroll.

Lo sfondone di Monti

Secondo il signor Mario Monti, il progetto di Berlusconi di restituire ai legittimi proprietari l’imu che lo stesso Monti ha razziato dai loro risparmi nel 2012, rappresenta un voto di scambio.
Monti, bastonato dai sondaggi e incapace persino di leggere i suoi appunti (veggasi l’ “errore” sull’età pensionabile) cerca di trovare nell’antiberlusconismo becero esaltato in questi anni dalla sinistra, una zattera di salvataggio, ma commette l’ennesimo sfondone.
Secondo il suo “pensiero” (absit iniuria verbis) presentare un programma perchè gli elettori possano votare consapevolmente, sarebbe un “voto di scambio”.
Appare in tutta la sua evidenza lo snobismo e l’insofferenza di Monti verso un Popolo che avrebbe la pretesa , non solo di votare, ma persino di conoscere in anticipo il programma dei candidati e delle coalizioni !
Vuoi mettere una nomina presidenziale o, meglio ancora, l’investitura della Merkel, passando per Bruxelles e Goldman Sachs ?
Quella sì che sarebbe vera democrazia, altro che comunicare al popolino le intenzioni di governo, ma di che s’impiccia, governare è cosa per pochi !

Entra ne

Fine di un’epoca

Se qualcuno è arrivato ad inventare la tassa sull’ombra, allora ha ragione Berlusconi quando dice che anche gli imbecilli sanno inventare nuove tasse. Qualunque genere di tasse, e non c’è limite alla fantasia. Il difficile, per i futuri governi, di qualsiasi colore essi saranno, è di saper fare i dovuti tagli alla spesa pubblica. E’ finita la pacchia per la casta politica, adesso, volenti o nolenti, arriverà la mannaia anche per loro; lo stato non ce la fa più a mantenere tutta quella schiera di politici. E’ qui che cadranno tutti gli asini, quelli che si illudono di poter aumentare le tasse all’infinito, senza poi subirne le conseguenze disastrose. E’ finita un’epoca, è ora che non illudano più i tartassatori di poter fare il bello e il cattivo tempo sulla pelle degli italiani. E’ bastato l’annuncio di eliminazione dell’IMU sulla prima casa, e contestuale restituzione della stessa pagata l’anno scorso, per scatenare il panico tra gli avversari politici di Berlusconi. Anche ammettendo per valide le motivazioni da loro addotte, non è forse vero che dall’IMU si sono incassati 4 miliardi di euro in più del previsto? E allora dov’è tutto il timore su dove andrà a prendere i soldi Berlusconi per restituire l’IMU a chi l’ha pagata sulla prima casa? Il fatto è che i fautori delle tasse stan tremando perchè perdono consenso, e lo perdono perchè, oltretutto, sono loro ora a perdere di credibilità: il paese del bengodi è finito anche per loro. Tagli in vista anche per loro.   

Monti e la bruttezza del dileggio e dell’insulto…

Dopo che il guru dell’abbronzato d’oltreoceano gli ha ordinato di attaccare chiunque faccia campagna elettorale, il cagnolino-monti esegue alla lettera. Magari, senza pensare affatto a quel che dice. Tra l’altro, è curioso che dica che l’insulto e il dileggio in politica lo trova orrendo… ricordiamoci della sua battuta sulla “statura di Brunetta“… Comunque, contraddizioni (sclerotiche) montiane a parte, vorrei chiedergli solo una cosa; ossia, lui fa certe affermazioni, però, bisognerebbe anche che venga a portarci prove reali su quanto affermato. Berlusconi compra voti? E’ un corruttore? Bene, venga a presentarsi nelle piazze e porti con se scartoffie, intercettazioni e quant’altro. Solo allora, nel caso fosse tutto vero, la gente prenderà coscienza della cosa. Ma per insabbiare lo scandalo Mps, o per non spiegare il proprio programma elettorale, si fa questo ed altro… no?
“L’insulto e il dileggio” in politica lo “trovo orrendo” e “anche quando devo ribattere alle critiche cerco di non usare questo metodo”. Mario Monti nutrirà pure questa idea, però, in quanto a dileggio degli avversari nell’ultimo periodo della campagna elettorale non ha sfigurato. Accusare Berlusconi di voto di scambio e di mettere in atto un “simpatico tentativo di corruzione” non è proprio un’affermazione moderata. Al netto delle considerazioni che si possano avere sulla proposta choc del Cavaliere di restituire i soldi dell’Imu. Ai microfoni di Rtl 102,5, il premier dimissionario continua a seguire i suggerimenti dello spin doctor di Barack Obama, Axelrod: attaccare a testa bassa. Più o meno tutti. Una strategia dimostrata pienamente quando il bocconiano spiega che “se vogliamo ancora sostenere con il voto i partiti che sono su piazza da molto tempo, che per vent’anni hanno fatto sì che l’Italia crescesse meno degli altri e che hanno combinato un bel disastro per cui hanno dovuto chiamare un professore al governo, beh le cose non si metteranno tanto bene”. Insomma, è sempre lui il salvatore della Patria. Peccato dimentichi che tra i partiti che per 20 anni avrebbero distrutto l’Italia ci sono anche gli alleati Fli e Udc. Ma è un dettaglio che conta poco.
L’importante è continuare a sferrare attacchi, soprattutto nei confronti di Berlusconi. “Chiunque vinca, ovviamente, avrà qualche effetto positivo o negativo per i mesi successivi. Alcuni effetti finanziari si potranno verificare molto presto. Ad esempio, se si votasse domani e valutasse il programma di Berlusconi come si sta configurando, immagino che qualche increspatura nei tassi di interesse dovrebbe verificarsi”, spiega il presidente del Consiglio uscente. Che poi rincara la dose: “Quando sento un simpatico, molto simpatico, signore che dice che lui aveva lasciato i conti in ordine e io ho fatto un disastro, un po’, perché mi sembra uno schiaffo ai sacrifici degli italiani, mi rattristo e a volte mi innervosisco. Non è nuovo a promesse: promise la rivoluzione liberale, e non ci fu nessuna rivoluzione. Promise la riduzione delle tasse, e non c’è stata durante i governi Berlusconi. È la quarta volta che promette, credo che gli italiani abbiano memoria, altrimenti è questo quello che gli italiani vogliono”. Ma l’accusa più grave è quella relativa alla proposta di restituzione dei soldi versati per l’Imu sulla prima casa. È su questo punto che Monti si scatena: “È meraviglioso. Non è la prima volta che qualcuno cerca di comprare il voto degli italiani. Un cinquantennio fa si prometteva qualche chilo di pasta, o una scarpa con riserva di consegnare l’altra dopo il voto… Ma è la prima volta che in modo scientifico qualcuno cerca di comprare il voto degli italiani con i soldi degli italiani stessi, quelli usati per tappare i buchi di bilancio lasciati proprio da lui che ha governato 8 degli ultimi 10 anni”.
Insomma, per il bocconiano la promessa di Berlusconi è “un tentativo di rendere appetibile il voto per un partito senza grande attenzione agli equilibri italiani”. Un tentativo simpatico di corruzione: “Ti compro il voto con dei soldi, che sono quelli degli italiani. Poi poco importa che come nel 2011 dovrò andarmene perché la situazione non è più gestibile, magari chiameranno un tecnico… Ma intanto sono stato eletto”. Il senatore a vita ha poi ribadito il suo pensiero anche su La7 denunciando che nella proposta di Berlusconi sull’Imu “c’è qualche elemento di usura” e ricordando che “come è occorso dopo il quasi crack finanziario del 2011 agli italiani si chiede di pagare più tasse in una fase più negativa”. La proposta del Cavaliere ha diviso economisti e politici. E al netto della sua praticabilità, ha dimostrato ancora una volta come sia Berlusconi a dettare l’agenda politica del Paese.

Lincoln, la verità che getta ombre sul mito

LINCOLN

Regia: Steven Spielberg

Distribuzione: 20th Century Fox

Cast: Daniel Day Lewis; Sally Field; Tommy Lee Jones; Joseph Gordon-Levitt; John Hawkes; David Strathairn; Hal Holbrook e Jackie Earle Haley

Sceneggiatura: Tony Kushner

Costi di Produzione: 65 mln $

Incassi ad oggi: 236 mln di $

Secondo post a metà strada tra cinema e storia. Ordunque, come da tradizione in periodo di Oscar cerco di vedere, nei limiti del possibile, i film “consigliati” dall’Academy. I giudizi dell’Academy sono tutto meno che insindacabili, e pure da loro ho preso dei bidoni in passati, debbo però dire che generalmente i film candidati agli Oscar sono piuttosto validi.

Uno dei film più attesi è sicuramente “Lincoln” di Steven Spielberg. Il regista di “E.T.” è tornato alla ribalta con un biopic sul presidente che abolì la schiavitù. Precisamente Spielberg parla degli ultimi mesi del presidente Lincoln, quelli in cui si batté per la definitiva approvazione del XIII emendamento, che sancì l’abrogazione costituzionale della schiavitù.

Dunque, a livello “tecnico” il film di Spielberg è praticamente impeccabile. Pur risultando potenzialmente noioso a chi non è avvezzo alla politica e alla storia il biopic di Spielberg è un film di alta classe. Eccellenti gli attori. Bravissimo il protagonista Daniel Day Lewis, (terzo Oscar in cassaforte per il protagonista di “In Nome del Padre” e “L’Ultimo dei Mohicani”), molto bene Tommy Lee Jones, anch’egli in odor di Oscar, nel ruolo del leader radicale Thaddeus Stevens e brava pure una ritrovata Sally Field, anche lei candidata alla statuetta seppure senza speranze di vittoria, nel ruolo della first lady Mary Todd Lincoln. Ottimi i costumi, le scenografie, la fotografia e ovviamente la regia di Spielberg. Insomma, tecnicamente impeccabile ma… ma c’è qualcosa che non torna e vedo di spiegare perché c’è qualche punto grigio.

Come ho già scritto il film a livello tecnico è praticamente impeccabile, quello che non è impeccabile è l’agiografia del presidente Lincoln. Un uomo che ha subito una sorta di santificazione laica ma che, come tutti i grandi della storia, presenta dei lati oscuri piuttosto rilevanti.

Lincoln era un uomo del suo tempo, e in quanto tale era fiero assertore della superiorità della razza bianca. Tant’è che Lincoln era un assertore della “deportazione” della popolazione di colore e della sua totale segregazione. Lincoln riteneva aberrante la mescolanza tra etnie, i matrimoni misti e la promiscuità tra bianchi e neri. Pur avversando la schiavitù Lincoln provava sentimenti di repulsione per la popolazione di colore, come praticamente quasi tutti gli uomini bianchi dell’epoca. In sostanza Lincoln non era quel paladino dell’uguaglianza dei neri che Spielberg dipinge, anzi.

La schiavitù non era certo il primo dei problemi del presidente. Lincoln era per l’abolizione della schiavitù, ma fino a un certo punto. Il proclama di emancipazione arrivò solo nel 1863 e comunque non tutti gli stati schiavisti erano nella Confederazione. La West Virginia, schiavista, era alleata del Nord, mentre gli stati schiavisti di Missouri; Kentucky; Maryland e Delaware, i cosiddetti “border states”, erano rimasti neutrali nel conflitto. Tant’è che il “Proclama” di Lincoln aveva effetti solo sugli schiavi degli stati Confederati, ma non aveva effetto alcuno nei “Border States”. Capite bene come la schiavitù non fosse il “problema”. Il “problema” era un problema di natura economica e culturale.

Tra gli stati del Nord e gli stati della Confederazione era in atto un duro conflitto economico. Il Nord premeva per praticare politiche protezioniste, per difendere la nascente industria. Il Sud invece temeva che l’aumento delle tariffe doganali avrebbe scatenato una guerra tariffaria con i paesi europei inibendo così le esportazioni di cotone con cui la futura Confederazione campava (1). Inoltre Lincoln inizialmente non era per l’abolizione in toto della schiavitù, bensì per la sua non applicazione nei “Territori” ancora al di fuori dell’Unione. Una mossa che avrebbe impedito il replicarsi del modello sudista, basato sulla manodopera di colore, anche nei “Territori” ancora non ammessi all’Unione. All’epoca poi, va ricordato, non era ancora chiaro se l’Unione fosse uno stato federale o una confederazione di stati sovrani. Un po’ l’equivoco che forse sta alla base della crisi europea odierna se vogliamo. La questione della schiavitù e della sua abolizione servì in sostanza a dare una patina “umanitaria” a un conflitto che era in realtà di natura economica, politica e culturale. Lincoln si servì del XIII emendamento per dare il “colpo di grazia” ai ribelli ma a Lincoln poco importava della schiavitù in sé, quanto invece gli importava di salvare l’Unione. D’altronde egli stesso diceva  Se potessi salvare l’Unione senza liberare nessuno schiavo, io lo farei; e se potessi salvarla liberando tutti gli schiavi, io lo farei; e se potessi salvarla liberando alcuni e lasciandone altri soli, io lo farei anche in questo caso. Quello che faccio al riguardo della schiavitù e della razza di colore, lo faccio perché credo che aiuti a salvare l’Unione”.

Per quanto concerne il film va comunque riconosciuto a Spielberg il “coraggio” di toccare alcuni tasti sensibili della presidenza Lincoln e del XIII emendamento. Lincoln abusò deliberatamente dei poteri presidenziali e utilizzò una spudorata opera di corruzione per convincere alcuni democratici recalcitranti, e Spielberg lo riporta. D’altro canto però Spielberg lo riporta in una luce “positiva”. Sempre per rimanere nel “machiavellico” per Spielberg il fine ha giustificato i mezzi. Il fine di porre termine alla schiavitù ha giustificato l’abuso di potere e la corruzione dei membri del Congresso. Se questo è il messaggio che vuol dare Spielberg viene da chiedersi, dopo un film come “Lincoln”, se qualcuno possa ancora biasimare Richard Nixon.

Voto al Film: 8 (nonostante alcune “licenze storiche” e alcuni “dubbi messaggi”)

Premi

Oscar

Candidature

Miglior Film
Miglior Regista: Steven Spielberg
Miglior Attore: Daniel Day-Lewis
Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones
Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Miglior Colonna Sonora
Miglior Montaggio Sonoro
Miglior Scenografia
Miglior Montaggio
Migliori Costumi
Miglior Fotografia

Golden Globe

Vinti

Miglior Attore Drammatico: Daniel Day Lewis

Candidature

Miglior Film Drammatico
Miglior Regista: Steven Spielberg
Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones
Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Miglior Sceneggiatura
Miglior Colonna Sonora

BAFTA

Vinti

Miglior Attore: Daniel Day Lewis

Candidature

Miglior Film
Miglior Regista: Steven Spielberg
Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones
Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Miglior Colonna Sonora
Miglior Fotografia
Miglior Costumi
Miglior Trucco

Critics Choice

Vinti

Miglior Attore: Daniel Day Lewis
Miglior Sceneggiatura Non Originale
Miglior Colonna Sonora

Candidature

Miglior Film
Miglior Regista: Steven Spielberg
Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones
Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Miglior Cast
Miglior Scenografia
Miglior Fotografia
Migliori Costumi
Miglior Montaggio
Miglior Trucco

Premi dei Sindacati

Vittorie

Sindacato degli Attori-Miglior Attore: Daniel Day Lewis
Sindacato degli Attori.Miglior Attore Non Protagonista: Tommy Lee Jones

Candidature

Sindacato dei Produttori-Miglior Film
Sindacato dei Registi-Miglior Regista: Steven Spielberg
Sindacato degli Attori-Miglior Attrice Non Protagonista: Sally Field
Sindacato degli Attori-Miglior Cast
Sindacato degli Sceneggiatori-Miglior Sceneggiatura Non Originale

(1) Pensare che qualche anno più tardi, durante la depressione del 1893 sarebbe stato il Sud a chiedere protezionismo e a innescare l’effimera fiammata del People’s Party. Curiosità e bizzarrie della storia

Lettera

“Le nazioni dell’Europa dovrebbero essere guidate verso il superstato senza che i loro popoli sappiano cosa sta accadendo” [Jean Monnet]
E Monti, Marietto Monti, che dice? Che dice dello sciagurato nonché pietoso tentativo di far competere le Lancia con le Mercedes agli stessi prezzi e di dare gli stessi social benefit di Düsseldorf alle campagne di Caltanissetta? Il riservato Marietto Monti, che nel suo «medaglione» biografico precisa che nel poco tempo libero consentitogli dai «tanti studi», in gioventù si dedicava precipuamente alla bicicletta e «a seguire gli affari internazionali sintonizzandosi su varie radio straniere a onde corte», che mosse sta studiando, oltre a geniali strategie fiscali? Qual è il disegno segreto di cotanto studioso radiotelegrafista? Crede lui che le nostre industrie possano ancora competere con quelle tedesche AGLI STESSI COSTI di produzione (anzi, più alti, viste le nostre inefficienze e scialacqui)?
Ma lo sa — il telegrafista — che in Medio Oriente ormai mangiamo anche le pizze surgelate tedesche? Le mozzarelle anche. L’insalata , il pomodoro e i ravanelli olandesi? I ravanelli olandesi, Mariettoo, sveglia! Lo vede, il telegrafista, che gli scaffali dei duty free del mondo danno otto volte più spazio ai vini francesi che a quelli italiani? Lo vede che un eccellente Muscadet, all’estero, costa come un discreto Valpolicella? Lo sa che l’Italia non è più riuscita a creare un franchise alimentare internazionale che sia uno? Cioè, se neanche nell’alimentare non riusciamo più a reggere, è come se Claudio Villa cantasse «Granada» con la voce di Geronimo Ignazio La Russa. E la Spagna? Non c’è un prodotto spagnolo in giro per il mondo. Non se ne vede uno, a parte qualche rara mediocre automobile, che non si squaglia solo perché è fatta con ingegneria per l’appunto tedesca. Cosa fa la Spagna, se un appartamento a Barcellona costa due volte la stessa metratura a Vienna? Quando la gente si stancherà della puzza di fognetta che pervade i «carrers» catalani e si stuferà della stronzaggine dei valenciani, chi comprerà gli appartamenti nei condomini di Benidorm, pieni di inglesi vomitanti della suburbia delle Midlands, a prezzi due volte superiori a tante altre località mediterranee non eurizzate? Che faranno gli spagnoli eurizzati, quando gli europei finalmente si accorgeranno che, sulle spiagge iberiche, su dieci divieti segnalati da cartellonistica, gli autoctoni ne infrangono nove e mezzo e che sotto il materassino c’è sempre la solita cacca dei cane iberico di turno?
E la Grecia? Dopo aver venduto feta, feta e ancora feta e olive su olive — che esporterà oltre a feta e olive? Forse ancora un po’ di feta? Siete mai stati a Bratislava ? Bratislava è eurizzata. Le cose e i servizi colà ora costano come a Vienna, che sta lì a 80 chilometri, solo che a Vienna è tutto molto meglio. Un giorno stavo in quel di Banska Bistrica, sempre in Slovacchia, posto tristissimo, al bancone di un bar, e guardavo come un’accigliata ostessa, jeansata d’ordinanza e sculettante come ci si puo’ aspettare da una slo-vacca, mi stesse preparando una spremuta d’arancia. Non era una spremuta. Era una «schiacciata» d’arancia, una poltiglia che non si poteva bere , al massimo si poteva tentare d’ inghiottire. Ebbene, la schiacciata d’arancia costava quattro o cinque euro, quasi come al Café Sperl di Vienna, là dove si è serviti da soavi Romy Schneider in vestito tirolese fresco e profumato di bucato… Marietto, tu lo sai che è un disegno impossibile. Ma tu quando nomini stentoreo Jean Monnet, e lo definisci «un grande francese, eminente figura di europeista» e il Parlamento europeo ti tributa una ovazione di applausi , tu ti fai la cacchetta addosso dall’emozione europeista e pensi , oltre all’urgente cambio di pannolone, a quanta strada hai fatto da quando ascoltavi i transistor a onde corte nell’angolo della tua cameretta…

Benvenuti sui voli All’Italia(na)

alitalia

Benvenuti sui voli All’Italia(na) – Io vi avviso, state attenti perchè un giorno se doveste avere un incidente con la vostra auto Fiat potreste anche ricevere di soppiatto, durante la notte, la visita di Marchionne che, furtivamente, con un secchio di vernice bianca cancelli qualsiasi segno di distinzione del marchio Fiat