I soliti animali

Campagna elettorale.
Manifesti affissi negli appositi spazi.
Il faccione del piccolo Lenin di Bettola è ancora lì.
I manifesti del Mir di Samorì e della Lega sono già strappati.
I soliti animali che non hanno rispetto delle idee altrui si sono mossi e, come sempre, a senso unico.




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Bersani e Monti pellegrini a Berlino

Come il bravo musulmano svolge il suo pellegrinaggio a La Mecca, così i bravi esecutori dell’unione sovietica europea hanno fatto il loro pellegrinaggio a Berlino.
Prima Monti, quindi Bersani e le polemiche tra loro sono miracolosamente cessate ed è nuovamente sbocciato un sentimento di alleanza contro il populismo, il leghismo, il berlusconismo, cioè contro tutto ciò che esalta e difende l’Identità, la Sovranità, l’Indipendenza e la Dignità Nazionale contro l’asservimento ai tedeschi via Bruxelles.
Monti sembra una trottola senza guida: un po’ di qua, un po’ di là, dovunque i suoi consigliori gli facciano balenare la possibilità di acquisire un pugno di voti.
Il risultato è che l’ultimo sondaggio di Sky attribuisce a Grillo (a Grillo !!!) tre punti in più dell’intera coalizione di Monti.
Se Monti piange, Bersani non ride, vedendo erodere, giorno dopo giorno il suo iniziale vantaggio, non riuscendo a delineare un progetto che vada oltre le tasse, i matrimoni tra omosessuali e la concessione di cittadinanza e voto agli immigrati.
Così, ancora una volta, come nell’Italia dei Comuni, è dovuta intervenire una potenza straniera per cercare di impedire ai “populisti, berlusconisti, leghisti” di restituire dignità all’Italia.
Monti e Bersani, dopo il pellegrinaggio a Berlino, si annusano, sperando di riuscire a governare assieme.
Dipenderà dagli Italiani, dal loro voto se saremo “fratelli su libero suol” oppure se con Monti e Bersani torneremo ad una Italia in cui “l’altrui voglia era legge … la sua parte servire e tacer” al guinzaglio di una governante tedesca.



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L’inchino a 90°, Bersani, Monti e Merkel…

L’inciucio è stato siglato a Berlino. “Ho sempre detto che sono prontissimo a una collaborazione con tutte le forze che siano contrarie al leghismo, al berlusconismo, al populismo, quindi certamente anche col professor Monti”. Pier Luigi Bersani, nel suo discorso alla Società tedesca per la politica estera (Dgap), assicura che l’accordo post-elettorale tra il Pd e la Lista Civica del Prof si farà. Anzi, lo assicura ai tedeschi, dai quali cerca di ottenere la legittimazione per governare. Naturalmente con Monti. Nonostante l’ostracismo interno e ricambiato di Vendola. Il segretario democratico ha rivendicato il sostegno al premier dimissionario, alle sue riforme e ha tranquillizzato gli osservatori italiani che in questi giorni hanno registrato battibecchi e critiche tra lui e il bocconiano. Sono solo litigi di facciata. Perché “Monti lo abbiamo voluto noi, ha costruito una sua forza politica e nella competizione ci sono le schermaglie elettorali, ma ho sempre detto che sono prontissimo a una collaborazione”.
Ma oltre agli italiani, Bersani ha rassicurato – per non dire blandito – gli elettori tedeschi, Merkel in primis: “Vedrei volentieri se, ad esempio, il Parlamento italiano e quello tedesco convocassero un’assise congiunta sul futuro dell’Europa, aprissero una discussione politica”. E ancora: “Se avessimo i soldi, io farei molte riforme alla tedesca, a cominciare da alcuni aspetti del sistema di formazione e dagli ammortizzatori sociali”. Il segretario democratico benedice un asse Roma-Berlino. O meglio, Pd-Monti-Merkel. Tuttavia ancora è presto per esporsi completamente e così il leader Pd si esibisce nel gioco del bastone e della carota. Prima bacchetta dolcemente i teutonici, sostenendo che “so bene che la Germania i compiti a casa li ha fatti, ma deve riconoscere che l’euro le ha dato un vantaggio enorme nell’assetto dell’economia reale, avendo fatto i suoi compiti. Adesso però bisogna mettere in equilibrio quest’Europa: bisogna avere una visione più strategica dell’Europa, se no può scoppiarci nelle mani il progetto europeo”. Poi incensa Berlino, assegnandole addirittura la leadership europea: “La Germania è riluttante ad assumere la leadership politica, ma può portare nell’Unione politica federale di domani la forza del proprio successo economico ma anche quella del proprio modello sociale e istituzionale, invece ci sembra di vedere una certa riluttanza ad assumere un ruolo di leadership politica”.
Un altro segnale del consolidato legame con Monti lo si evince quando Bersani parla del rapporto con i sindacati. “Io li ascolto, certo. Credo che così si facciano meno errori”, tuttavia, “se sai dove devi andare ci arrivi” e la concertazione “non può bloccare l’azione di governo, credo al dialogo sociale ma credo anche che non debba paralizzare le decisioni e credo che questo sia possibile anche in Italia”. E alla fine, è arrivata anche la dichiarazione di Monti: “Apprezzo l’apertura di Bersani, sarò disponibile ad alleanze solo con coloro che saranno seriamente impegnati sul piano delle riforme strutturali”. Il volo a Berlino del leader democratico ha subito scatenato polemiche trasversali. “Bersani ha fatto la sua scelta. Quella di stare dalla parte dei poteri forti tutelati da Monti anziché dei cittadini senza potere che evidentemente siamo solo noi a tutelare. Gli elettori ne prendano atto”. Pensiero condiviso anche dal coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: “È evidente che, al di là della cortina fumogena appositamente concordata, dopo le elezioni Monti e Bersani si propongono di formare una intesa di governo che garantisca la Germania, come rivela l’incontro di Bersani con il custode del rigore del governo tedesco”. Massimo D’Alema, intervenendo ieri a Napoli, ha spiegato che “se vinceremo poi cercheremo di allargare la maggioranza ma fondamentalmente governeremo noi, non appoggeremo qualcun altro, come succede in ogni paese democratico”. Insomma, nonostante le schermaglie tra Monti e Bersani, l’accordo post-elettorale appare cosa fatta.

I comunisti e le banche

Bersani ci sbrana se accostiamo il suo
partito al caso
Monte dei Paschi, una banca in cui comanda una
Fondazione
i cui consiglieri sono nominati in grande maggioranza (14
su 16) dagli enti locali
a guida comunista: 8 li nomina il comune di
Siena, 5 la regione Toscana e 1 la provincia di Siena.
In questa situazione è meglio
assecondare Bersani: il suo partito non ha nulla a che vedere con
Monte dei Paschi.
Ma è facile sbeffeggiare Bersani sul
Monte dei Paschi, le cui vicissitudini sono sotto gli occhi di tutti.
Che dire, però, della telefonata di
Fassino a Consorte
?
Abbiamo una banca !“.
Con il tentativo (abortito) di scalata
alla Banca Nazionale del Lavoro.
E che dire di quanto scrivevano i
giornali nell’ottobre 2005, quando alle
“primarie” che
investirono Prodi per la campagna elettorale del 2006
elencavano i “grandi” manager che si erano messi disciplinatamente in fila per fare
la loro marchetta e votare Prodi ?
Bazoli e Passera, rispettivamente
presidente e amministratore delegato di Banca Intesa.
Profumo, amministratore delegato di
Unicredit.
Salza, presidente del San Paolo Imi.
Mancava Geronzi, Banca di
Roma/Capitalia, unico assente e, infatti, vinte le elezioni Unicredit
si pappò Banca di Roma
, mentre Intesa e San Paolo Imi si fusero
dando vita all’attuale Intesa Sanpaolo.
E che dire dell’Abi a guida Mussari che
nella seconda metà del 2011 promosse vari documenti delle
organizzazioni dei datori di lavoro, proponendosi come il motore, più
ancora della Confindustria di Marcegaglia, per spingere a quel
cambiamento
(altresì chiamato colpo di mano) che costrinse
Berlusconi alle dimissioni per metterci Monti al quale poi diedero
una mano le banche comprando, con i soldi dell’europa, i titoli di
stato italiani
?
Come Conan Doyle faceva dire a Sherlock
Holmes
, una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze
cominciano ad essere una probabilità
.
E qui abbiamo più di due, recentissime, coincidenze.  





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Stanno lavorando per Berlusconi

berlusconi-ringrazia

Infatti l’unica cosa che sa fare è, ancora, anche in questa campagna elettorale, parlare di Berlusconi che a questo punto gli Italiani avrebbero già dimenticato se non fosse l’unico argomento del quale i nostri politicanti sanno, bene o male, parlare.

Monti e il ricatto dello spread

Un commento: “Se le cose stanno così, la combinazione dei fatti va proprio in questa direzione, bene farebbe la procura di Roma ad aprire un fascicolo contro monti con una ipotesi di reato gravissima, alto tradimento. Alto tradimento, perchè complice dell’impoverimento del Paese con danni similari ad una guerra contro il popolo italiano. La spirale della recessione e depressione ha già portato alla fame milioni d’italiani e certamente avrà una accelerazione con l’acuirsi del tradimento del bocconiano in questa parte finale della campagna elettorale. I sintomi sono da tempi di prima, durante e fine seconda guerra mondiale. Non sarà una coincidenza ma perchè non pensarci che al giro recente delle sette chiese europee del professore segua l’aumento dello spread… Procure fermate il traditore!”
Roma – Borse a picco, con Milano che fa segnare un pesante -4,5%, titoli bancari che sprofondano, spread che risale a 285 punti base per la prima volta da inizio gennaio. Mario Monti incontra i lettori del quotidiano freepress MetroSi dice: colpa della Spagna, travolta da un presunto scandalo di fondi neri per il premier Mariano Rajoy e il suo partito. Oppure colpa della banche sotto inchiesta, a cominciare da Monte Paschi. O ancora, versione assai gettonata negli ambienti finanziari, colpa di Silvio Berlusconi che ha promesso di ridurre le tasse in Italia e di restituire l’Imu pagata l’anno scorso. Ma, alla fine, non sarà colpa di chi «chiama» l’aumento dello spread, come ha fatto Mario Monti per danneggiare Berlusconi? È solo un caso che subito dopo le parole del premier uscente sull’effetto negativo del taglio Imu sui mercati, lo spread abbia cominciato ad allargarsi? In sostanza, c’è qualcuno che «fa il tifo» per lo spread?
Non è necessario essere degli «007» per vedere che qualcosa si sta muovendo. Torniamo a qualche giorno fa. Monaco di Baviera, venerdì 1 febbraio, Conferenza sulla sicurezza. Parla il Chief executive officer della Deutsche Bank, Anshu Jain. La Deutsche Bank è quell’istituzione finanziaria che nel luglio 2011 scaricò 7 miliardi di titoli pubblici italiani, dando il via alla corsa dello spread fra i nostri Btp e i Bund tedeschi. Che cosa dice Jain? «Grazie a Dio, la fase acuta della crisi è passata, ma le possibilità di un default di Italia e Spagna restano al 20%. Questo livello in Paesi che devono al mondo 2.000 miliardi di euro (e in questa cifra è evidentissimo il riferimento al nostro Paese, ndr) rappresentano ancora una grandissima preoccupazione». Poco prima, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, aveva avvertito: «La crisi dell’euro non è finita». Passano solo 48 ore. Domenica, Silvio Berlusconi annuncia la sua proposta di restituzione dell’Imu sulla prima casa, e la progressiva eliminazione dell’Irap. Mario Monti replica nella mattinata di ieri, con un commento scivoloso: «Se si votasse domani e la comunità finanziaria internazionale valutasse il programma di Berlusconi così come si sta configurando, immagino che qualche increspatura sui tassi d’interesse potrebbe esserci». Immancabilmente, poco dopo le parole del Prof, lo spread incomincia a salire, superando i 280 punti per la prima volta da inizio gennaio. Le agenzie di stampa internazionali attribuiscono ai turmoil (subbuglio) in Spagna e Italia l’andamento dei tassi d’interesse. Il partito di Rajoy è sotto accusa per aver ricevuto tangenti, e si parla di elezioni anticipate che sarebbero «un vero choc per i mercati». E poco importa se il premier spagnolo smentisce, e se la Merkel gli offre solidarietà.
E poi c’è il caso Italia. Nelle pagine web del Wall Street Journal si legge che la promessa di Berlusconi di abbassare le tasse «genera preoccupazioni sul fatto che questo potrebbe mettere pressione al bilancio del Paese». «È la fine delle politiche di austerità», commentano gli analisti. Anche per l’Ansa «torna la paura per l’esito delle elezioni, che potrebbe riaprire una nuova fase della crisi del debito». E il Financial Times parla di «preoccupazioni legate ai sondaggi che mostrano la coalizione guidata da Berlusconi recuperare sul centrosinistra». Una tendenza, aggiunge, che fa pensare che «il voto potrebbe portare all’instabilità politica». Sembra che la riduzione dello spread elettorale faccia più paura del differenziale fra i titoli di Stato. Siccome la massima andreottiana non è morta con la Prima repubblica, a pensar male di solito ci si azzecca. E sono in molti a credere che fra Monti e la finanza estera, soprattutto tedesca, l’alleanza anti-Cav sia più viva che mai. Ne è convinto, per esempio, Renato Brunetta, che riferendosi alle parole di Monti sullo spread parla di «leggero ricatto», e ricorda come sia stata proprio una grande speculazione internazionale a mandare il Prof a Palazzo Chigi. «Monti è inadatto alla democrazia, se tira fuori il nervosismo dei mercati – aggiunge Brunetta – questo sa di golpe». Insomma, come dicono nel Pdl, Monti «sta giocando sporco», gettando benzina sul fuoco della crisi.

The Silver Linings Playbook/L’Orlo Argenteo delle Nuvole

Titolo: The Silver Linings Playbook/L’Orlo Argenteo delle Nuvole
Autore: Matthew Quick
Anno di pubblicazione: 2008
Trama
Pat Peoples è un 30enne del New Jersey, di professione professore di storia, che ha perso tutto. 
A seguito di un esaurimento nervoso è stato ricoverato in un ospedale psichiatrico. Ha perso il lavoro, ha divorziato dalla moglie Nikki, la quale si è presa praticamente tutti i suoi averi, ed è perseguitato da allucinazioni in cui vede il celebre sassofonista jazz Kenny G. 
Durante il ricovero Pat ha completamente dimenticato gli eventi che lo hanno condotto in ospedale, ha perso pure la cognizione del tempo e non è nemmeno in grado di ricordare quanto a lungo è stato rinchiuso nella struttura psichiatrica. Nonostante questo però Pat non si perde d’animo.
Una volta “liberato” da mamma Dolores, Pat decide di provare a rimettersi in forma e di cambiare vita. Tenersi in esercizio, essere gentile e simpatico con tutti, tenere a freno la lingua e l’impulsività, leggere i libri che la moglie consigliava e che aveva sempre evitato, vedere sempre il “lato argenteo delle nuvole” (cioè il lato positivo delle cose) e soprattutto riconquistare l’amata Nikki sono le parole d’ordine del “nuovo” Pat.
La famiglia e gli amici cercano in ogni modo di tenerlo lontano dall’ex moglie e di proteggerlo dal ricordare gli eventi del passato, potenzialmente distruttivi per la sua fragile psiche. Quando però nella vita di Pat entra l’affascinante e scontrosa Tiffany, anch’ella affetta da disturbi mentali, i segreti da cui parenti e amici stavano cercando di proteggerlo rischiano di uscire allo scoperto.
Ho scoperto quasi per sbaglio questa piccola gemma letteraria di Matthew Quick. La “scoperta” si collega sempre al discorso “Oscar”. Tra i film candidati c’è “Il Lato Positivo” che vede tra i protagonisti Bradley Cooper nel ruolo di Pat, Jennifer Lawrence nel ruolo di Tiffany e Robert de Niro nel ruolo di Pat senior. La trama del film, che uscirà in Italia solo a marzo, mi era sembrata decisamente invitante e quando in una tipica passeggiata alla Feltrinelli ho visto il libro sugli scaffali in lingua originale non ho resistito e l’ho comprato. 
Debbo dire che, nonostante l’inglese, la lettura è stata decisamente veloce. Le 290 pagine del libro sono corse via piuttosto velocemente.
La storia è narrata in prima persona da Pat, il quale è ritratto come un bambino. Pat è de facto un bambino di 30 anni, pieno di gioia e di speranza, attaccato alla maglia del suo giocatore preferito come Linus alla sua coperta, circondato da adulti problematici. Dovrebbe essere lui quello “disturbato”, quello con problemi, ma in più d’una occasione sono gli “adulti” a sembrare quelli disturbati nella loro voglia ossessiva di proteggerlo da tutto, nel nascondergli la verità su quanto accaduto e nel trattarlo come una dinamite pronta a esplodere. Una sorta di novello “Forrest Gump” che guarda la realtà con occhi incantati e che cerca in ogni modo di trovare il lieto fine del film che, secondo lui, Dio ha scritto per noi. E il “lieto fine” di Pat altri non può essere che il ricongiungimento con l’amata Nikki. In questo interviene Tiffany anch’ella con traumi alle spalle dovuti alla morte del marito, anch’ella a suo modo infantile. Se Pat è il “bambino buono” che “cerca di essere gentile piuttosto che diretto”, Tiffany è la “bambina pestifera”, la bambina irriverente e irruente che dice sempre quello che le passa per la testa senza far caso alle conseguenze, a volte spiacevoli, della sua propensione ad essere diretta piuttosto che gentile. E sarà Tiffany in un certo senso a spezzare l’incantesimo con la sua sfacciataggine. Sarà grazie a lei se finalmente Pat ritroverà la memoria perduta. 
Una commedia agrodolce di un “bambino cresciuto” che cerca di portare un po’ di spensieratezza nella vita frenetica degli adulti. E se non sempre dietro le nuvole nasce il sole, e se non sempre c’è un lieto fine scritto per noi dallo sceneggiatore della nostra vita, non significa che non valga la pena di provare a inseguirlo. Un libro per me delizioso. 
Il film uscirà in Italia il 7 Marzo. Ha ottenuto ben otto candidature agli Oscar tra cui: Miglior Film; Miglior Regista (David O. Russell); Miglior Attore (Bradley Cooper); Miglior Attrice (Jennifer Lawrence); Miglior Attore Non Protagonista (Robert De Niro); Miglior Attrice Non Protagonista (Jacki Weaver) e Miglior Sceneggiatura Non Originale. Al botteghino negli States il film, che in Italia verrà intitolato “Il Lato Positivo”, è stato una tipica “sleeper hit”, partito in sordina ha poi guadagnato progressivamente terreno grazie al passaparola. Personalmente non vedo l’ora di vederlo. 
NB
Quel mattacchione di Matthew Quick ha la pessima abitudine di rivelare la trama, finale compreso, dei libri che Pat legge. Nel romanzo vengono “svelate” le trame, finale compreso, dei seguenti libri
“Il Grande Gatsby” di F.S. Fitzgerald
“Addio Alle Armi” di H. Emingway
“La Lettera Scarlatta” di N. Hawthorne
“La Campana di Vetro” di S. Plath
“Le Avventure di Huckleberry Finn” di M. Twain
“Il Giovane Holden” di J. D. Salinger
Io avevo letto tre di questi sei romanzi (Il Grande Gatsby; Le Avventure di Huckleberry Finn e il Giovane Holden), diciamo che Pat Peoples mi ha fatto passare la voglia di leggere gli altri tre visto che grazie a lui ora so già il finale.