Primæ noctis

La finestra dell’Angelus vuota

In questa prima notte senza pontificato, c’è già un po’ di nostalgia.

Quella finestra vuota su Piazza San Pietro la dice lunga: a guardarla si accavallano malinconia e speranza.

Sentimenti umani. E come tali sembrano proprio voler ingenerare la convinzione che un evento come la designazione del successore petrino esuli dalla materia del c.d. diritto divino per assumere i connotati tutti di una questione terrena.

Fides quærens intellectum, insomma. Così come lo stesso Giovanni Paolo II ci ha insegnato: la fede – passando attraverso la nostra umanità – finisce per essere dimostrabile con la ragione.

Ecco, allora che il Conclave diventa motivo di riflessione sull’umanità della Chiesa. Questo anche se qualcuno riferendosi al passo del Vangelo di Matteo (16:14-18) in cui Gesù sceglie Pietro a capo della comunità degli Apostoli:

“tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”

sostiene che la dignità pontificia fu istituita senza mediazioni e perciò non potrebbe essere conferita dagli uomini con la conseguenza che tutti i successori nominati dopo Cefa sarebbero falsi pontefici.

L’elezione del Papa è, invece, fatto antropico.

Già Francisco Suárez, canonista spagnolo del sec. XVI, affermava che la facoltà di scegliere e designare la persona del Pontefice fosse stata affidata agli uomini per la semplice ragione che la Chiesa degli uomini dev’essere governata secondo modalità umane, finché è possibile.

Secondo lo stesso Francisco Suárez, uomo di raziocinio prima che di fede, non si può aspettare un segno dal cielo per riconoscere chi il Signore voglia scegliere.

Intellectus quærens fidem, insomma. Così come lo stesso Benedetto XVI ci ha insegnato: la fede esige di essere pensata in termini teoretici (ovvero in termini di verità essenziale).

Il prassismo o il fenomenismo (pur con le migliori intenzioni, che, del resto, non rilevano sotto il profilo del valore dei giudizi) non consentono – proprio perché tali – di pensare la fede in termini di verità.

A distanza di quattrocento anni, il pensiero di Francisco Suárez regge gli effetti della storia e rappresenta ancora la chiave di volta per evidenziare come le norme per l’elezione del Papa siano “espressione di una coscienza ecclesiale, che nel corso dei secoli ha maturato in modo sempre più approfondito la consapevolezza del significato del primato petrino, come servizio all’unità della Chiesa nel contesto della collegialità episcopale e del dono della comunione”.

I canoni sulCconclave vanno, quindi, interpretati come manifestazione di un diritto degli uomini destinato a diventare strumento di autocomprensione di identità per la Chiesa stessa.

E se ciò – come è stato di recente fatto saggiamente notare – non fosse avvenuto tempo per tempo, la Chiesa avrebbe già fatto una brutta fine se, morto il primo papa, si fossero fermati tutti ad aspettare che la mano di Dio scendesse dal cielo ad indicarne un altro, come ne «L’ombra dello scorpione» di Stephen King”.

Sempre col cappello in mano…

A proposito di clowns di Marco Cedolin

Normalmente dopo la chiusura dei seggi elettorali e lo spoglio delle schede, fa seguito un periodo di contatti informali fra i partiti, che sfociano poi nell’insediamento del nuovo parlamento e nei contatti formali finalizzati alla creazione del nuovo governo. Solamente una volta che il nuovo governo è stato creato, il premier inizia a vistare o ricevere i leader degli altri paesi ed a confrontarsi con loro, illustrando la strada politica che intende intraprendere. Oggi in Italia, senza che i media abbiano dato grande risalto alla cosa, né tanto meno si siano preoccupati di questa anomalia, sta invece accadendo qualcosa di profondamente diverso… Dopo appena un paio di giorni dal voto, quando ancora i nuovi eletti devono insediarsi in parlamento e non esiste nessuna seria ipotesi concernente la possibile composizione del nuovo governo, sembra essere esplosa una frenetica attività di “diplomazia”. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, giunto alla fine del proprio mandato, sembra avere ottenuto il diritto di asilo in Germania, dove la sua presenza ormai è stanziale e sembra impegnato nel relazionare i vertici della UE in merito alla situazione italiana, rassicurando che finite le elezioni non cambierà nulla e tutto resterà esattamente come prima.

Il servo di Obama John Kerry vola a Roma per far visita alla propria colonia ed intrattenersi a parlare del futuro italiano, con il golpista Mario Monti ormai sfiduciato dagli elettori, con il “cinese” Romano Prodi che trascinò l’Italia nell’incubo dell’euro mentre la governava a più riprese, con l’immarcescibile colonna del PD Massimo D’Alema, con l’eminenza grigia Giuliano Amato, con il regista del PDL Gianni Letta e gli entrambi ex ministri degli esteri italo/israeliani Franco Frattini e Giulio Terzi. Non so voi, ma personalmente trovo molto “originale” il convivio organizzato da questa variegata combriccola, composta da persone il cui ruolo in un eventuale futuro governo è ancora sconosciuto. Così come trovo molto “originale” il fatto che ad accogliere il Segretario di Stato USA non ci fosse Napolitano (ostaggio in Germania) ma solamente il banchiere di Goldman Sachs, che ha ottenuto molti complimenti per l’opera di devastazione compiuta nel paese e ha sicuramente fornito esaurienti rassicurazioni al padrone americano, riguardo al fatto che la procedura di annientamento procederà spedita come non mai anche con il governo che verrà.

Nell’agenda di Kerry un pranzo riservato sul «rebus di Grillo» nella politica italiana. Prima dell’incontro con il premier Monti il segretario di Stato a tavola con un gruppo ristretto bipartisan

ROMA – Gli Stati Uniti seguono con attenzione la ricerca di nuovi equilibri politici in un’Italia che a tre giorni dalle elezioni non sa ancora quale sarà la prossima maggioranza di governo. Oggi pomeriggio il segretario di Stato John Kerry incontrerà Mario Monti e prima, in una colazione, risulta al Corriere, un gruppo ristretto di persone di centrodestra e centrosinistra ritenute in grado di fornire elementi su quali effetti avranno i rapporti di forza tra i partiti usciti dalle urne e l’ingresso del Movimento 5 Stelle nelle Camere.
PRIMO VIAGGIO – È dal primo febbraio scorso che il democratico al quale non riuscì l’impresa di battere George Bush nel voto del 2004 per la Casa Bianca ha giurato fedeltà alla nazione in qualità di 68° segretario di Stato. Non era scontato che nel suo primo viaggio all’estero nella carica ricoperta in precedenza da Hillary Clinton – nove Stati in dieci giorni tra Europa e Medio Oriente – Kerry trovasse tempo per occuparsi così a fondo di un’Italia politica piena più di casse per traslochi che di certezze. Nel programma originario della visita a Roma il colloquio con Monti non era previsto. Il fondatore di Scelta civica è tuttora presidente del Consiglio per gli affari correnti, allo stesso tempo l’appuntamento ha di fatto, da parte di Washington, un valore di promemoria: da quando nel 2009 si insediò la prima amministrazione Obama, l’economista nominato senatore a vita e presidente del Consiglio da Giorgio Napolitano è stato il titolare preferito per Palazzo Chigi.
ANATEMI ESCLUSI – A Washington però non sfugge che i risultati elettorali hanno premiato altre liste più di quella montiana. Sono probabilmente da escludere segni di pregiudizio o anatemi verso 5 Stelle. In pubblico si sottolineerà l’importanza dell’alleanza con l’Italia e non vanno per forza considerati impossibili cenni di apertura al cambiamento, anche se sarà bene seguire volta per volta quali valutazioni emergeranno. La colazione sulle prospettive del quarto Paese più importante dell’Unione Europea sarà a Villa Taverna, la residenza dell’ambasciatore americano a Roma David Thorne, compagno d’armi di Kerry in Vietnam e fratello gemello di una donna, da tempo scomparsa, a lungo sposata con l’attuale segretario di Stato. A tavola con il referente di Obama per la politica estera siederanno almeno tre persone con curriculum adatti a puntare al Quirinale dopo che a maggio finirà il settennato di Napolitano, se non quattro o cinque.
GLI INVITATI – Sono stati invitati Romano Prodi, Massimo D’Alema, Giuliano Amato, ex presidenti del Consiglio di centrosinistra. Per il centrodestra gli inviti sono stati rivolti a Gianni Letta, in passato ipotizzato dal centrodestra per la presidenza della Repubblica, e al segretario del Pdl Angelino Alfano. Possibile ci sia soltanto uno dei due. Curriculum adatto per alte cariche istituzionali, non parlamentari perché non si è ricandidato, è anche quello di Franco Frattini, uscito dal Pdl senza dover fare in campagna elettorale comizi che avrebbero intralciato una sua candidatura a segretario generale della Nato. Alla colazione dovrebbero esserci anche i ministri uscenti Giulio Terzi, e Enzo Moavero, Affari europei. La lista degli invitati è stata messa a punto la settimana scorsa, mentre ci si aspettava una vittoria elettorale del Pd. Se non ci sarà modo di un incontro diretto con grillini, non significa che per gli Stati Uniti i canali di dialogo debbano essere chiusi.
Maurizio Caprara

Un Papa che ricorderemo

Ancora un paio di ore e Sua Santità Benedetto XVI diverrà Papa Emerito e si aprirà la Sede Vacante.
Con un gesto che denota amore per la Sua chiesa e lucidità intellettuale, il Papa ha abdicato lo scorso 11 febbraio con decorrenza 28 febbraio ore 20.
Dovrebbe essere già partito per la residenza di campagna, lasciando liberi i cardinali di riunirsi in conclave ed eleggere il successore.
Da agnostico credo che Benedetto XVI sarà ricordato per la sua umanità, la sua cultura, la sua profonda fede e capacità di spiegarla con parole semplici e chiare.
Peccato sia giunto al pontificato già in tarda età.


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Da Reggio Emilia esposto contro Berlusconi

Circolavano vari detti leggendari un tempo, nella lotta tra Modena, Reggio Emilia, Bologna, su chi avesse il primato della dabbenaggine. 
Beninteso, le 3 “ridenti” città sono sempre tutte a sinistra, 
mai sia che non si sia comunisti in quelle terre. E ugualmente, da buoni postcomunisti (cioè unica soluzione per tutti quelli che non sono veterocomunisti), 
sono terre di Grillini, tanto che a Bologna il centrosinistra è andato sotto al 50%. 

Subito, all’indomani del voto, il Cavaliere è già strapieno di accuse e processi, che non enucleiamo qui.
Un’accusa però vale la pena di esser citata, quella proveniente da Reggio Emilia.

Come riportano i TG, ma anche Libero e il Carlino, Berlusconi è accusato a Reggio di
“Voto di scambio” per la lettera anti-Imu –  è cioè indagato in seguito all’esposto di alcuni cittadini riguardo alla lettera inviata dal leader del PdL in cui prometteva la restituzione dell’Imu in caso di vittoria.

Ma come sono sempre tanto impegnati questi privati cittadini della bassa!  
Qual solerzia!
Il tutto è sempre puro pensiero libero gratuito, senza alcuna strumentalità, ovviamente.
Non mi sembra abbiano avuto la stessa reazione scomposta contro Equitalia, per es. quando chiedeva tassi da strozzinaggio.
O quando non arrivavano i rimborsi per il terremoto.
E invece ci si muove per la lettera del Silvio.

Pare di sentirli….“Mo’ dai, Mo’ guerda….
 Bisogna ribellarsi! Berlusca ha detto che ci vuole ridare indietro l’IMU!”
“Non possiamo accettare! Mi sento offeso che mi rende i soldi!”
“Avanti poppolooo! Rendere l’IMU è una colpa!”
“Oh ma mi ha scritto a casa!  Inaudito…”
“Invece l’IMU bisogna pagarla, strapagarla….”
Mo’ dai, mo’ veh, dice che non la dobbiamo pagare? 
ce la da indietro? Incredibile!
 No, io l’IMU Voglio pagarla anche se decade la legge, 
anzi lIMU la voglio quintuplicata veh !!

Ci hanno preso gusto a farsi spennare da Monti, PD, BCE, FMI.
Tranquilli
Arrivano comunque MES/Esm, Fiscal Compact, Tares, aumento IVA, e tanti acronimi che non resteranno indosso nemmeno le mutande. 
E se uno voleva togliere l’IMU, accidenti a lui!  Tiè!
Anzi, Confiscateci anche le proprietà private, la casa di nonna, perchè ce lo chiede l’Euroopa! Cos’è? non credi all’Euroopa?
Suvvia, diamo tutto, regaliamo, s-diamo alle gerarchie e alle elites, 
da bravi servi.
Questa sembra la situazione. 

Secondo il Resto del Carlino la Procura di Reggio Emilia ha aperto contro Berlusconi un fascicolo nel registro generale delle notizie di reato (il modello 21) iscrivendo come indagato l’ex premier: reato ipotizzato sarebbe la violazione dell’articolo 96 del testo unico delle leggi elettorali, cioè il voto di scambio.

domanda:
Una promessa/proposta elettorale qualsiasi, è sempre strutturata così:
“se mi votate e se vinco, farò x e y”; è nella natura delle cose.
fa parte del programma 
(questo, per chi si presenta mostrando di avere un programma….)

In questo caso “se mi votate, renderò il maltolto dell’IMU” 
rimane una promessa/proposta elettorale come tante, parte del programma;  

invece per Reggio Emilia è un tentativo di “voto di scambio”.  
Ma a quel punto non lo sono tutte le promesse elettorali? 

 Josh


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Pdl e Pd perdono dieci milioni di voti

mario-sechi

…sempliciotti, fascisti (o comunisti, dipende), mitomani e via di questo passo… perciò gente da poco. Ma che stranooo!!! Ma quando abbiamo votato Pd e Pdl però eravamo il meglio dell’elettorato, vero??? O no!

L’opa di Bersani sui parlamentari grillini

Bersani è un morto che parla, uno stalker politico” dice Grillo.
Venga a dirmelo in parlamento” replica lo smacchiatore mancato.
E’ tutta nella sfida a vedersi in parlamento (peraltro Grillo non è stato eletto) che si evidenzia la strategia di Bersani: carpire gli eletti grillini.
L’opa (offerta pubblica di acquisto)  è lanciata (offrendo tra l’altro la presidenza della camera e la “papabile” sembrerebbe addirittura una ecologista di Greenpeace !!!), vediamo chi presenterà l’opv (offerta personale di vendita).



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La grillocrazia che allarma i nazisti…

BERLINO – “L’Italia è ormai un caso grave, contagioso, infettivo per il futuro dell’Europa. I politici italiani devono sbrigarsi a formare un governo e a dare garanzie di continuità della politica pro-euro dell’esecutivo precedente, bisogna evitare un caso Grecia con un paese molto più grande della Grecia, quanto più in fretta a Roma creeranno una maggioranza tanto più in fretta la pericolosa incertezza sarà superata”. Il durissimo avvertimento è venuto oggi pomeriggio da Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze federale e uomo-chiave di Berlino per la politica europea ed estera e le scelte strategiche. E trasforma la crisi italiana in caso estremo di crisi economica finanziaria e di credibilità dell’intera Unione europea e al limite di tutto il mondo libero. “Il risultato elettorale in Italia ha diffuso dubbi sui mercati sulla possibilità che un governo stabile a Roma possa essere formato”, ha continuato Schaeuble. Il ministro con una scelta non casuale ha concesso le sue dichiarazioni all’agenzia di stampa britannica Reuters, uno dei media più autorevoli nel mondo globale dell’informazione, dell’economia e della finanza. “Quando emergono dubbi di questo tipo sorge un pericolo di contagio, l’abbiamo vissuto l’anno scorso con la Grecia quando le elezioni anticipate non crearono alcuna maggioranza e furono necessarie nuove elezioni”, ha sottolineato. Aggiungendo: “Allora altri paesi furono contagiati, da un paese come la Grecia che per peso economico e politico è molto, molto più piccolo dell’Italia”.

“Tocca ora a chi è stato eletto in Italia formare un governo stabile, prima lo faranno e tanto più rapidamente l’incertezza sui mercati e politica verrà superata”, ha continuato Schaeuble parlando con i colleghi della Reuters. Lanciando poi un ulteriore avvertimento, ancora più pesante: “Io non ho mai detto che la crisi dell’euro è stata superata, ho soltanto detto che abbiamo compiuto passi avanti importanti, progressi significativi, ma dobbiamo continuare su quella strada e affrontiamo ancora grandi ostacoli e passi indietro”. Le dure dichiarazioni di Schaeuble, nel mezzo della visita di Stato in Germania del presidente Giorgio Napolitano, confermano nel modo più drammatico il clima da allarme rosso con cui Berlino vive il rischio di ingovernabilità a Roma e la paura che il nuovo governo si allontani dalla dura politica di tagli e risanamento in nome dell’euro avviata da Mario Monti. Stamane del resto la Frankfurter Allgemeine avvertiva che la ‘Grillocrazia’ allarma l’economia tedesca, e sulle sue pagine il presidente dell’associazione delle aziende esportatrici tedesche (BGA), Anton Boerner, chiedeva di porre a Roma un aut aut: “Nessun altro aiuto europeo senza garanzia che l’Italia continui con tagli e risanamenti”. Non solo, Boerner ipotizzava anche come possibile un’uscita d’un’eventuale Italia inadempiente dall’euro, e l’esigenza di ridisegnare i confini dell’eurozona.

La grecia… ah, no, scusate, l’italia

Per imporre in Italia un governo compiacente alla linea Monti-Merkel-Goldman Sachs nonostante l’esito elettorale di ieri, potrebbe essere a breve organizzata una crisi bancaria italiana che terrorizzi la popolazione e crei il consenso per un governo di quel tipo in cambio di aiuti monetari di BCE, Fed e altri. I recenti spostamenti di capitali dello Ior da banche italiane a banche tedesche (compresa parte del nostro 8 per mille) corrobora questa congettura. Il voto politico del 25 febbraio esprime disinganno e rifiuto della maggioranza degli italiani verso la dittatura dei mercati, l’egemonia della Germania, il modello economico mercatista e neoliberista, le ricette rigoriste e fiscaliste di tecnici e accademici balordi o traditori, la falsa solidarietà dei paesi euroforti. Sgamati. Tutti sono d’accordo che occorra riformare – ma in quale direzione?
Quella di Monti, Rehn, Barroso, Merkel, Draghi, oppure una opposta, col recupero della sovranità monetaria alla Nazione e la sottrazione del debito pubblico alle manovre di mercati pilotati e ricattatori, e massicci investimenti pubblici infrastrutturali, e separazione tra banche di credito e risparmio e banche di azzardo finanziario? Adesso pare impossibile formare un governo stabile, che deve comprendere il PD, quale detentore della maggioranza assoluta dei seggi della Camera per effetto del premio di maggioranza. Ma proprio il PD e Monti sono paladini di quella politica che, come dicevo, la maggioranza degli italiani ha respinto, e sempre più respingerà via via che la depressione peggiorerà, mettendo a rischio il rispetto del pareggio nominale di bilancio imposto, sotto severe pene, dal fiscal compact.
Stranamente e significativamente, in questa cruciale situazione Napolitano vola in visita di Stato presso la potenza egemone. Non sarà che intende forse nominare un nuovo pseudo-tecnico come premier per continuare, sotto il pretesto dell’emergenza e del volere dei mercati, le riforme distruttive che trasferiscono capitali, imprese e cervelli dall’Italia a Germania, Svizzera e altri? E che stia concordando con Berlino un sostegno di brevissimo termine per questo nuovo asso della delocalizzazione guidata, un sostegno che lo faccia apparire bravo, una boccata di ossigeno per il Paese stremato? Questo asso potrebbe essere Prodi o Amato, che con le loro leggi e riforme e privatizzazioni già tanto hanno fatto in quel senso, spezzando la schiena all’economia di questo Paese. O qualcuno della Banca d’Italia, che si è distinto nel non vedere le ruberie in MPS o nel legittimare davanti ai giudici penali il superamento della soglia di usura, mediante compiacenti circolari in conflitto di interesse e che esse stesse costituiscono concorso in quel medesimo delitto.
Quel che mi aspetto è che, se non ci mobilitiamo con la denuncia e l’informazione preventive, a brevissimo parta un’azione di destabilizzazione del sistema bancario italiano, anche mediante un rialzo artefatto dello spread finalizzato a deprezzare i titoli pubblici italiani detenuti dalle banche italiane, in quanto queste detengono i detti titoli come importante componente del loro attivo patrimoniale, e in caso di rialzo dei rendimenti con conseguente calo del valore di mercato dovrebbero ridurre la loro valorizzazione in bilancio, con tutte le conseguenze di ciò. Lo spread lo possono far salire a piacimento mediante lo shorting, il rating, le esternazioni. Poi, quando si sarà alzato a livelli di allarme, potrebbero imporre alle banche italiane di fare accantonamenti a copertura di possibili perdite sui titoli pubblici, così da comprimere il capitale netto delle banche. Allora saremmo davvero in croce. La predetta manovra di destabilizzazione creerebbe panico, blocco di pagamenti, allarme per i depositi, carenza di contanti, limitazione della prelevabilità. Allora il Quirinale manderà avanti il nuovo Salvatore a cui il voto e la fiducia e l’obbedienza sono dovuti di necessità, perché “non c’è alternativa”. Egli imporrà sacrifici durissimi, innanzitutto in termini di rinuncia alla democrazia e alla sovranità, e in cambio apporterà un misericordioso aiuto dei fratelli europei.

Ultima chiamata per la Destra

Come ho sempre scritto non mi occupo della sinistra, quindi non sono interessato ai mal di pancia di Bersani e dei suoi.
Ancora meno sono interessato o coinvolto da Grillo, un fenomeno che si spegnerà non appena si potrà toccare con mano che se vanno al governo (vedi Parma) falliscono e se restano sulle barricate, alla fine urlano senza costrutto (come è accaduto a tanti movimenti di protesta anche più organizzati di quello grillino).
Del resto mi è bastato ascoltare questa mattina a “Prima di tutto” il balbettio di un tal Cancellieri chiamato a dibattere assieme a Quagliarello, una delle teste migliori del Pdl e  a LaTorre del pci/pds/ds/pd per capire che dopo Grillo c’è il vuoto cosmico.
A me interessa il Centro Destra.
Mi interessa, adesso che Monti, Casini e Fini hanno avuto il loro benservito sia pur con modalità differenti,  ricostruire l’unità del Centro Destra.
Possibilmente in un unico movimento che sappia federare, rispettandole, le varie anime, ma se non sarà possibile, in una alleanza organica.
Ancor più mi interessa la Destra oggi purtroppo divisa in tante frazioni sommando le quali si arriverebbe, anche in questa situazione di massima divisione e difficoltà, ad oltre il 3% (0,26 di Forza Nuova, 0,13 di Fiamma Tricolore, 0,14 di Casa Pound, 0,64 de La Destra, 1,95 di Fratelli d’Italia) senza considerare la calamita che una simile aggregazione potrebbe conseguire anche tra coloro che sono rimasti nel PdL, hanno seguito nel disastro Fini (0,46) , si sono astenuti o hanno persino, con lo spirito ribellistico tipico dalle nostre parti, votato Grillo.
Il tema della riunificazione dei “fratelli separati” è annoso e, ormai, richiede una soluzione pena la marginalità e la progressiva perdita di qualsivoglia richiamo identitario.
Io stesso dico che o si trova una casa comune nei prossimi mesi, prima delle prossime elezioni politiche, oppure tanto vale impegnarsi all’interno di un contenitore – come l’attuale PdL – sicuramente più estraneo, ma che possa rappresentare, almeno in parte, anche le nostre istanze.
Di cosa abbiamo bisogno, dunque, per tornare assieme e dare sostanza a quella base del 3% ?
Di un elemento di aggregazione personale o ideale.
Il primo non si vede.
Speravo potesse essere Giorgia Meloni, ma ha fatto troppi errori, diciamo che ha straparlato dalle critiche a Berlusconi alla dissociazione dal video ironico dei candidati di Padova che invitavano a votare con la testa e con il cuore e non con altra parte anatomica.
Per il secondo non abbiamo che l’imbarazzo della scelta:
– battaglia contro cittadinanza e voto agli immigrati
– battaglia contro i “diritti” degli omosessuali (in quanto tali, perché sarebbero privilegi, essendo i diritti  rivolti e patrimonio di tutti i cittadini con nazionalità Italiana, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”)
– battaglia per l’uscita dall’euro
– battaglia per la libertà di studiare la seconda guerra mondiale e trarne, diffondendole,  opinioni difformi da quelle attualmente egemoniche;
– battaglia per introdurre la libertà di portare armi
– battaglia per introdurre la pena di morte per reati particolarmente efferati
– battaglia per ampliare la legittima difesa
– battaglia per le ronde cittadine contro la piccola, ma fastidiosissima, criminalità (furti in appartamento, scippi, rapine)
– battaglia per la libertà di contante
– battaglia per la Sovranità Nazionale
– battaglia per l’abolizione id imu, canone rai e bollo auto
– battaglia per la privatizzazione della rai.
Sono solo un esempio di battaglie che un vero partito di Destra potrebbe identitariamente mettere in atto.
Cosa si aspetta ?





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