Troppa grazia

Oggi il Carlino ha pubblicato (anche se non complete) le liste dei candidati al parlamento.
Mi ha fatto specie vedere che le istanze della Destra sono frazionate in ben cinque liste, senza contare il PdL e la Lega che considero di Centro Destra, in concorrenza tra loro.
Posto che al Senato, per riconoscenza, gratitudine e ringraziamento per questi venti anni che andranno sotto il nome di “Ventennio di Berlusconi”, voterò PdL il cui capolista è Berlusconi stesso, mi rimane un solo voto per cinque (più uno, Lega) partiti.
Escludo (dolorosamente per certe candidature di amici la cui conoscenza risale addirittura all’infanzia) augurando loro ogni successo, Forza Nuova, Fiamma Tricolore e Casa Pound perchè sono al di fuori della Coalizione che intendo sostenere.
Mi rimangono Fratelli d’Italia e La Destra oltre alla Lega.
Anche nelle prime due liste (soprattutto nella prima) ci sono amici di lunga data e conoscenza.
Che fare ?
Troppa grazia, a me sarebbe bastata una sola lista di Destra che riunisse tutte le nostre individualità, nella consapevolezza che assieme siamo i più forti.
Ma divisi abbiamo ancora bisogno di Berlusconi.



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Monti sui Socialnetwork

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Ma la vita per chi si mette in gioco nei social network non è facile per gente come lui (Infatti lui e quelli come lui gli account in genere se li fanno curare dallo staff, loro intervengono solo, se, e quando, per pubblicizzare qualche buon proposito e far finta di essere vicini alla gente).

Monti paga dazio a Bersani

Per acquisire benemerenze verso il vincitore annunciato, Mario Monti non esita a negare l’evidenza della natura comunista del partito e dello stesso Bersani.
Non sarebbe bello farli svegliare il 26 febbraio con Berlusconi di nuovo in maggioranza ?





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Le nostre tasse per la guerra francese

La Camera impegna il governo, in linea con la risoluzione 2085 del Consiglio Onu «per un periodo di due mesi, estendibile a tre», a «un contributo di vettori aerei per supporto logistico al trasporto di personale e mezzi in Mali». Lo prevede un ordine del giorno a firma Frattini, Tempestini e Adornato al decreto legge «Missioni» accolto dal governo. I ministri degli Esteri e della Difesa, Giulio Terzi, e Giampaolo Di Paola, hanno riferito in Parlamento sugli ultimi sviluppi nel Paese africano e hanno chiesto e ottenuto l’appoggio parlamentare all’iniziativa del governo. I termini dell’impegno italiano sarebbero così definiti: due C-130, per il trasporti di truppe e attrezzature in Mali dall’Europa e dai Paesi africani, più un’aerocisterna KC-767 per i rifornimenti in volo.
PONTE AEREO USA – Anche gli Usa hanno iniziato a garantire un ponte aereo tra la base aerea di Istres, nel sud della Francia, e Bamako. Altri aerei da trasporto truppe e materiali sono stati forniti da Gran Bretagna, Belgio, Canada e Danimarca. Il ministro degli esteri Terzi non ha nascosto che la crisi avrà «tempi lunghi» e che il sostegno della comunità internazionale punta a evitare che il Mali precipiti «in condizioni peggiori della Somalia e dell’Afghanistan»; ma ha anche rilevato che l’intervento sta già dando i suoi frutti «con la stabilizzazione militare di una situazione che, in caso contrario, sarebbe precipitata nel giro di poche ore».
TRUPPE AFRICANE – In effetti, l’intervento militare francese, al quale tra breve dovrebbero unirsi le truppe africane della missione Afisma, decisa dall’Ecowas, La Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale, ha già fermato l’avanzata jihadista verso il sud. E le truppe francesi, che lunedì avevano riconquistato, senza difficoltà, Diabaly e Douentza, hanno lasciato il presidio di Diabaly alle forze maliane. Il capo di Stato maggiore delle truppe maliane, Ibrahima Dahirou, ha stimato che le province settentrionale di Gao e Timbuctu, nelle mani jihadiste dalla metà dell’anno scorso, saranno liberate «in meno di un mese». L’Ue ha annunciato lo sblocco di altri 20 milioni di euro per gli aiuti umanitari in Mali.

La smacchiatura dei giaguari…

Dopo le notizie diffuse lunedì dalla stampa internazionale sulla vulnerabilità dei cacciabombardieri F35 ai fulmini e sulle polemiche rimbalzate in tutto il mondo, anche Pier Luigi Bersani è intervenuto sulla vicenda. «Bisogna assolutamente rivedere e limitare le spese militari degli F35 perché le nostre priorità sono altre. La nostra priorità non sono i caccia ma il lavoro», ha spiegato il leader del Pd in un’intervista al Tg2.
COME VENDOLA – La scorsa settimana il segretario alla Difesa Usa uscente, Leon Panetta, in visita a Roma aveva rassicurato sostenendo che «l’F35 è l’aereo del futuro», garantendo che nello sviluppo del progetto sono stati fatti «progressi importanti» e i test del caccia sono stati «un grande successo». Ma da tempo una parte della sinistra chiede un taglio totale della spesa per i cacciabombardieri per utilizzare quei fondi in altro modo. Così dopo che Nichi Vendola (Sel) aveva detto lunedì «bisognare chiudere il programma di acquisto e di usare quelle risorse, si tratta di miliardi di euro, per mettere in sicurezza e finanziare la scuola pubblica», anche il segretario del Pd ha detto la sua.
PULIZIA DELLE LISTE – Durante l’intervista con il Tg2 Bersani è intervenuto anche sulle liste pulite. Nel Pdl «c’è una riflessione» sulle liste pulite. «Ma io rivendico di averla attivata», ha spiegato il candidato premier. Che ha aggiunto «se si applicassero le regole del Pd, ne dovrebbero saltare ben altre» di candidature. In ogni caso aggiunge, «la vera pulizia delle liste è la partecipazione, perché la pulizia della politica non si può decidere in una stanza. Sono le primarie la strada per ripulire la politica».

L’uovo oggi o la gallina domani ?

Non pochi amici di lungo corso, almeno in Rete, esprimono disgusto per lo stato della politica e danno risposte che vanno dall’astensionismo al grillismo, nella convinzione che per poter rivoltare l’attuale casta si debba prima fare tabula rasa e farla crollare con la protesta che renda loro ingovernabile l’Italia.
Non avendo la palla di vetro non posso sapere se e soprattutto quanti voti occorrerebbero a Grillo o all’astensionismo, per far crollare il sistema.
Preferisco guardare al mio interesse, all’uovo oggi, e votare Berlusconi per capitalizzare quel poco, come l’abolizione dell’imu ancorchè solo sulla prima casa, che potrà darmi.
Un poco che, però, mi farà entrare in tasca qualcosa, mentre gli altri si propongono solo di svuotarmi ulteriormente le tasche e di vessarmi con i gabellieri di Befera, redditometri et similia, se non trovano altri soldi da portarmi via.
Preferisco dunque l’uovo oggi, anche perchè non so se ci sarà domani la gallina e nel tempo che aspetto perchè l’uovo si schiuda e la gallina diventi tale e me ne faccia tante altre, potrei anche morire di fame.





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OMOSESSUALI: FRATELLI E SORELLE, NON “MAMMI” E “BABBE”.

Da Leo Bacchi riceviamo e pubblichiamo quanto segue.

Non si può cantare e portar la croce!”

(Manzoni: “I promessi sposi”)

Si direbbe che per quei grandi solitari sia una consolazione dare al loro celibato tragico la dolcezza di una paternità fittizia.”

(Proust: “La prigioniera”)

Da qualche parte in questo sito ho scritto che considero gli omosessuali, maschi o femmine che siano, come fratelli e sorelle: chiunque viva la propria sessualità in maniera libera e rispettosa della sfera privata altrui, è benvenuto tra i simpatizzanti di questo sito libertario e libertino. Pertanto sono assolutamente favorevole a che essi possano legalizzare la propria unione, ereditare una quota legittima dal compagno o dalla compagna che muoia, onde evitare le vergognose estromissioni di chi, per anni, è vissuto con il defunto per poi vedersi buttare fuori casa come un cane dai suoi parenti: come è accaduto, cronaca docet, dopo la morte di Versace o Dalla. Però non sono d’accordo sulla totale equiparazione tra le unioni omosessuali e quelle eterosessuali, e dunque sulla possibilità di adottare figli o di procrearli all’interno della coppia “homo”, come ha stabilito la recente sentenza della Cassazione in materia.

Non considero assolutamente l’omosessualità come malattia né come uno stato contro-natura: è sempre esistita e sempre esisterà, quindi di innaturale non c’è proprio nulla. Non sarei anzi stupito se si scoprisse che è una strategia, di tipo biologico o sociale, per combattere un eccesso di natalità: insomma una specie di meccanismo di controllo demografico, utile e naturale, checché ne dicano i clericali. I quali però hanno ragione da vendere quando sostengono che, per quanto riguarda la procreazione, è solo la coppia eterosessuale che detiene una funzione primaria in natura, cosa confermata da tutti gli studi storici, sociali o antropologici. Dunque l’omosessuale che pretenda di adottare un bambino o addirittura di procrearlo con tecniche di fecondazione assistita, è una forzatura, sia sul piano umano che su quello logico.

Nel primo caso perché l’adozione o la procreazione dovrebbero essere viste in primo luogo nell’interesse del bambino, che ha bisogno, geneticamente e culturalmente, di un contributo sia femminile che maschile. Sul piano genetico, perché soltanto l’unione di gameti maschili e femminili può portare alla nascita di una nuova vita: la coppia omosessuale è sterile, con buona pace dei desideri cavillosi degli attivisti omosex.

Sul piano culturale perché il bambino ha la necessità, e dunque il diritto, di ricevere dall’ambiente informazioni che corrispondano alla sua struttura genetica, in modo da poter crescere il più possibile in armonia con se stesso e con gli altri. In modo anche, e sottolineo il concetto per non essere stupidamente accusato di omofobia, da poter decidere da quale “gender” si sentirà più attratto.

Insomma, citando Richard Dawkins, non esisterebbero solo i geni, ma anche i “memi”, ovvero vere e proprie “entità di informazione” relative alla cultura umana, trasmissibili col linguaggio o per imitazione, definibili anche come “unità auto-propagantesi di evoluzione culturale” (Wikipedia). Temo fortemente che la coppia omosessuale non sia in grado, come quella eterosessuale, di corrispondere a questo “continuum” dai geni ai “memi”, né sul piano individuale (ontogenetico) né tantomeno su quello della specie (filogenetico).

Per tutti questi motivi ritengo dunque, e lo dico da ateo, che la Chiesa ha ragione quando sostiene che l’adozione o la procreazione all’interno della coppia omosex potrebbe danneggiare il bambino. Certo, qualcuno obietterà che esistono i figli di genitori separati e gli orfani: ma nel primo caso il bambino ha pur sempre la risorsa di comunicare saltuariamente col genitore col quale non convive, mentre, nel secondo caso, può venire adottato o , al limite, attivare fantasie e memorie compensative. Che però, nel caso di una convivenza con genitori dello stesso sesso, sarebbero probabilmente oggetto di una rimozione autocensoria, assai pericolosa per l’equilibrio psicologico di un bambino.

Ma c’è anche un secondo motivo, di carattere eminentemente logico, che dimostra quanto la famiglia omosessuale in formato Barilla sia una forzatura e dunque una deformazione del concetto stesso di libertà. Negli ultimi decenni gli attivisti omosessuali hanno lottato, giustamente, per vedersi riconoscere il diritto a vivere la propria sessualità non riproduttiva, dopo secoli di persecuzioni e di emarginazione. Ora che l’hanno ottenuto, non possono pretendere di avere anche il diritto opposto, ovvero quello di procreare come la stragrande maggioranza delle coppie etero: mi sembra un malcelato e scorretto desiderio di “normalità” che mal si concilia con quella condizione di “diversità” che era stata invocata e difesa a spada tratta poco prima. Un esempio assai efficace spiega quanto questa contraddizione possa essere clamorosa: immaginiamo un pacifista che voglia fare obiezione di coscienza e dunque ottenga, come è suo diritto, di prestare il servizio civile e non quello militare. Bene, ora immaginiamo che in seguito questo giovanotto, alla ricerca di una lavoro, vinca un concorso per poter essere assunto come impiegato nell’amministrazione delle Forze Armate: certo, non imbraccerebbe mai un fucile, ma sarebbe comunque pagato con gli stessi fondi con cui si fabbricano fucili, cannoni, bombe e carri armati. La sua assunzione sarebbe dunque un’assurdità e andrebbe proibita, non per discriminazione, ma semplicemente per quel minimo di coerenza che, mancando nel giovanotto in questione, deve essere dimostrata da uno Stato di Diritto degno di tal nome.

L’analogia con gli omosessuali che pretendono di giocare a fare i “mammi” e le “babbe” mi sembra abbastanza evidente…

Infine c’è una terza ragione che mi vede contrario al vero e proprio matrimonio omosex: le coppie di questo tipo, generalmente, non sono degli esempi di stabilità. Forse questo accade perché tali rapporti sono basati principalmente sull’attrazione sessuale, labile nel tempo, fatto sta che gli omosessuali fanno e disfano le loro relazioni con una frequenza che mal si adatta all’esigenza di stabilità emozionale ed educativa di un bambino.

Ma alla base di tale frenesia nei rapporti c’è anche un altro motivo, oggetto di accurata censura da parte degli omosessuali stessi, eccezion fatta per quelli intellettualmente più onesti. Come Proust, che inizia “Sodoma e Gomorra” con questa acuta riflessione: gli omosessuali si innamorano sì di persone dello stesso sesso, ma che non hanno lo stesso orientamento sessuale: al centro delle loro fantasie, sopratutto emozionali, ci sarà sempre un / una ETEROSESSUALE del loro stesso sesso, dunque non in grado di poterli corrispondere. Da qui alla classica irrequietezza amorosa e relazionale che caratterizza i rapporti omosex (si pensi al Barone di Charlus e ad Albertine nella “Recherche” proustiana), il passo è brevissimo e il rischio che a farne le spese siano i “figli” è davvero molto elevato.

A meno che le coppie homo non vogliano adottare o procreare un figlio proprio nel grottesco tentativo di stabilizzare e “normalizzare” la loro relazione, cosa che però meriterebbe la medaglia d’oro al più spudorato cinismo…

Quanto ho appena esposto spiega il perché non ho mai usato, come la vulgata imporrebbe, la parola “gay”: è una parola che detesto, mistificatrice e ipocrita, perché l’omosessuale NON vive una condizione di “gaiezza”, condizionato com’è a non poter veramente appagare il proprio desiderio più profondo.

Ribadisco: l’omosessualità non è certo una malattia, non essendo invalidante, ma può portare a forme di disagio psicologico e di sofferenza di difficile soluzione.

Non voglio tediare il lettore con un’altra citazione letteraria, ma mi sembra opportuno riportare una splendida poesia di Saffo, che esprime il suo infinito struggimento per una sua ex allieva e amante, che poi la lascia per sposarsi:

Sembra a me simile agli Dèi

quell’uomo che siede di fronte

a te, e ascolta te che parli

soavemente

e sorridi amorosa: e questo

il cuore in petto mi smarrisce.

E come appena ti guardo,

la voce mi manca,

la lingua mi si spezza e un fuoco

sottile a un tratto s’insinua nelle membra

e con gli occhi non vedo nulla e rombano

le orecchie

il sudore m’inonda, un tremito

mi scuote tutta, sono più verde dell’erba,

sembro poco lontana

dal morire.”

Saffo sapeva accettare la propria condizione e forgiare la propria amarezza in arte raffinata, senza illudersi su quali fossero i ruoli adatti a propagare la specie. Tutto questo, in perfetta armonia ideologica con il grandissimo popolo al quale apparteneva: che non solo tollerava l’omosessualità, ma la incoraggiava, persino a scopo pedagogico; sapendo però che solo alla famiglia eterosessuale era demandata la procreazione e l’educazione dei bambini, almeno fino all’adolescenza. Dopodiché, liberissimi di seguire i loro amori, etero o homo che fossero, sia prima del matrimonio che dopo, per evadere in maniera serena e socialmente tollerata dai doveri domestici. L’idea della famiglia eterosessuale come nucleo originario della Polis troverà la sua consacrazione filosofica in Aristotele, felicemente sposato ma non restio ad avventure erotiche con ambo i sessi.

L’ennesima lezione, di tolleranza e chiarezza di idee, della cultura classica, da far meditare ai nostri “Gay” a parole, che pensano a chiedere diritti, una speciale tutela giuridica da specie protetta dal WWF, e poi danno dell’intollerante a chi, educatamente, si permette di dissentire.

Mi sembra ovvio, a questo punto, che il problema non sta nell’omosessualità di che intende adottare o procreare: sarei contrario a ciò anche nell’ambito di una coppia di amiche o amici non omosessuali che, trovandosi a convivere insieme, venissero invasi dal sacro fuoco del l’istinto materno o paterno. Perché, lo ribadisco, la priorità va data al diritto del bambino di avere genitori di sesso diverso, in armonia con quello che si può definire come il nucleo famigliare primario di tutte le specie animali, non solo di quella umana.

Forse una soluzione, tale da consentire una seria adozione anche da parte degli omosessuali o dei single, potrebbe però trovarsi: basterebbe che si accordassero con una persona del sesso opposto (che sia o meno dello stesso orientamento sessuale poco importa), per adottare un bambino all’interno di una “famiglia” che si verrebbe pertanto a costituire unicamente per questo scopo, senza che i genitori stiano in realtà insieme. Anzi, i due potrebbero perfino non convivere e dunque alternarsi nella cura del bambino esattamente come due genitori divorziati. Forse non sarebbe una soluzione ideale come quella di una famiglia tradizionale, ma avrebbe almeno il grosso vantaggio di offrire al bambino una figura maschile e una femminile. Qui mi limito a lanciare la proposta, starà agli interessati  prenderla in considerazione.

Corollario: ovvero nemesi spassosa in un futuro ormai prossimo.

Fantasociologia? Di qui a qualche anno, approvata e socialmente accettata la famiglia “Gay”, non saranno infrequenti, all’intero di essa, scenette di questo genere: il giorno del suo diciottesimo compleanno, l’ormai ex pargoletto/a guarda dritto negli occhi i “genitori” e sbotta, mentre si allaccia lo zaino sulle spalle:

<<Carissimi/e, non mi avete fatto mancare nulla, vi voglio bene ma sento un vuoto nella mia vita che può essere riempito solo da una persona di sesso opposto. Quindi vi dico addio, o al massimo arrivederci, perché in strada la mia lei (o il mio lui) mi sta già aspettando.>> 

Che nemesi pazzesca sarebbe, la tanto desiderata famiglia omosex che fabbrica figli eterosex a ritmi industriali…

Leo Bacchi