MPS, il palio della grande truffa

Non so perché ma ho sentore che la gioiosa macchia da guerra del Pd non uscirà illesa dall’uragano Monte dei Paschi. MPS? – chiede Bersani –  Jamais couché avec. Si difende penosamente con: “Il Pd è il Pd, le banche sono le banche”. Eh no caro il mio Smacchia-Giaguari, troppo comodo! Anche i sassi lo sanno che MPS e relative fondazioni erano un groviglio di porte girevoli di uomini di provata fede vostra, proveniente dalle Coop rosse, dalle regioni rosse, dai comuni rossi o dal vostro apparato di partito (dal vecchio PCI fino all’attuale Pd). Perciò dovreste provare un bel po’ di vergogna nell’estorcere i denari dell’IMU agli Italiani, nel costringere vecchiette e vecchietti a pagare come seconde case, le prime e uniche case d’abitazione quando sono all’ospizio. Sì perché ben 4 miliardi sono stati incamerati nelle casse della Banca attiva dal 1472, simbolo della Bella Italia rurale (i pascoli) de noantri, sotto forma di obbligazioni, i famosi Monti bond. Un salvataggio governativo che coincide con la cifra versata dagli Italiani attraverso il saldo dell’IMU.  
Ora è  già iniziata la guerra degli scaricabarili. Bankitalia (banca privata e ben presente nella filiera internazionale, da non confondere con la vecchia Banca d’Italia quand’era “nazionale”) urla allo scandalo e ai mariuoli:  “Ci hanno nascosto le carte”. Beato a chi ci crede!
Vittorio Grilli, accusa Bankitalia di omesso controllo. La Consob non c’era, o se c’era dormiva. Monti è l’esecutore materiale di questa sconcezza (Monti bond), Draghi non poteva non sapere. Idem l’attuale governatore  di Bankitalia Ignazio Visco.
Ma non finisce qua. La vera bomba   è che l’esposizione dei contribuenti italiani a MPS è di ben 32 miliardi. E cioè 4 di Monti Bonds e altri 28 bond garantiti dallo stato a cui Bankitalia di  Visco ha dato il via libera a dicembre 2011.
Tremonti (Lega Nord) insiste: “Che  Monti sapesse risulta dalle carte. Il presidente della Camera ha detto che ha convocato Monti, e che non venga altri che Monti, se vuole accompagnato dalla Fornero, e dica al paese che cosa è successo”. “E’ il minimo – ha aggiunto Tremonti – siccome il Parlamento aveva bocciato quella norma e Monti aveva messo la fiducia su quella, adesso ci spieghi che cosa ha fatto”. “Invece di andare a Davos a raccontare agli illuminati suoi soci che cosa sarebbe successo in Italia,  ci spieghi che cosa ha fatto“. ( fonte ANSA).
Restano dubbi sulla tempistica di questa megatruffa che rassomiglia molto allo Scandalo della Banca di Roma di fine ‘800 e una serie di  interrogativi pressanti ben espressi da Dagospia: “Chi garantisce i cittadini italiani che non ci siano altri problemi in altri comparti della banca?” “Come è possibile che Bankitalia non proceda al commissariamento di una banca in cui lo Stato italiano ha a rischio 2 punti percentuali di PIL?”. E’ solo qualcuno degli interrogativi posti nel pezzo testé linkato.
Un’ultima notazione sulla natura dei derivati Alexandria e Santorini (che nomi poetici!) contratti con broker coreani, secondo la fonte Corsera (giov. 24/1):  Alexandria è un derivato di tipo “cdo” (collatelalized debt obligations) squared o al quadrato, quindi un derivato di un derivato. Ma che cos’è un cdo? E’ un’obbligazione che ha come garanzia (collaterale) un debito. Un cdo è composto da decine o centinaia di obbligazioni a loro volte garantite da un altrettanto elevato numero di debiti individuali. Dunque, un cdo al quadrato è un cdo garantito da un altro cdo.
Ci avete capito qualcosa in questa gàbola di salsicciotti dentro ad altri titoli-salsiccia? Se sì, allora siete pronti  per diventare anche voi un trader farabutto  cocainomane da Piazza Affari e dintorni. Oppure vi aspetta una prodigiosa carriera   alla Giuseppe Mussari o alla Fabrizio Viola in qualche fondazione bancaria. Con un po’ di fortuna, anche di Alessandro Profumo  (indagato per frode fiscale) che ora vorrebbe raddrizzare MPS.
Frattanto ci possiamo prendere un’anteprima di come governerebbe Bersani se venisse eletto: menzogne, ipocrisie,  smacchiamenti non di giaguari, ma di evidenti truffe, gragnuole di tasse da stroncare un elefante, socializzazione delle perdite di banche “rosse” o delle Coop o delle Assicurazione Unipol o di qualche comune rosso strangolato dai derivati, presa in ostaggio dei cittadini e dei loro risparmi. Più, i  matrimoni gay e  la cittadinanza breve agli immigrati. E’ un uomo che ama “i diritti umani”, dopotutto.

Altri articoli sul tema:

http://www.linkiesta.it/mps-un-hedge-fund-fuori-controllo
 
 http://www.rischiocalcolato.it/2013/01/come-governera-bersani-guardate-montepaschi-di-maurizio-blondet.html

http://www.linkiesta.it/mps-banca-d-italia-verbale-ispezione-2010#ixzz2J6BwtQPZ

Il tutelatore delle vittime

Una delle vittime dei governi precedenti, sarà percaso il… Monte dei Paschi di Siena?
I governi precedenti? “Troppo deboli” nella lotta all’evasione fiscale e nel contrasto alla corruzione. Mario Monti, nel corso del suo intervento al World Economic Forum di Davos, spiega che la sua ‘salita in politica‘ è giustificata dalla volontà di “tutelare le vittime” degli esecutivi al governo prima del suo insediamento. Per questo dice di avere “scelto di fare una cosa che considero contro la mia natura e probabilmente anche contro il mio interesse personale” ovvero di “guidare una lista durante le prossime elezioni perchè credo che ci sia bisogno di una nuova forma politica, oltre alle vecchie coalizioni tradizionali”. Di qui l’appello alle “forze più dinamiche della società di sostenere un programma di riforme”. Poi ha parlato anche di lavoro e debito pubblico e specificato che la sua riduzione “non si può più fare attraverso le tasse“.
Per il presidente del Consiglio, “oggi l’Italia è un Paese molto diverso da un anno fa” anche grazie alle “scelte difficili” che sono state fatte durante la sua permanenza a Palazzo Chigi e il risultato è che ora l’opinione sull’Italia “è considerevolmente migliorata”. Inoltre, dice, “mai ho dubitato della capacità del nostro governo nel mezzo della tempesta” e garantisce: “Sapevo che la battaglia sarebbe stata dura”. Il Professore ricorda del resto che “la leadership è l’opposto della visione miope che continua a esistere nelle politiche nazionali, in Europa e nel mondo” e sottolinea che ciò significa anche che “l’Italia negli ultimi 10 anni non ha usato l’opportunità di essere membro Eurozona per abbassare il rapporto Pil-debito pubblico”. Nonostante questo, il Paese “non guarderà indietro”. Monti si è espresso anche sul lavoro e guarda al futuro del Paese quando dice che il suo impegno “lo devo tutto agli italiani, ai più fragili nella società, a coloro che pagano il prezzo intollerabile della disoccupazione, soprattutto i nostri giovani che pagano anche il prezzo di essere privati del lavoro”. “I giovani – incalza – sono le vittime di governi spesso non abbastanza forti nell’affrontare la questione dell’evasione fiscale, della corruzione, dei gruppi di interesse, gli ambiziosi manipolatori dei mercati finanziari”, ma anche, punge ancora “vittime di politici impegnati in promesse elettorali senza preoccuparsi se potevano poi essere mantenute”. Quelle promesse, e quei politici, aggiunge “hanno aggravato la crisi, troppo spesso concentrati su elezioni interne senza occuparsi di chi di politica e di un suo coordinamento ha invece bisogno”.
“Anche la Germania deve fare le riforme” – Monti ha anche parlato di Europa e si è detto ” fiducioso” perché se nel Regno Unito “ci sarà un referendum”, è certo che Londra “deciderà di rimanere in Europa e dividerà con noi il futuro”. Poi ha ricordato che anche Berlino non può sottrarsi al cammino delle riforme, che sono ”per ogni paese un processo che non finisce, anche per la Germania come dimostra l’azione della Merkel”.

E ora, votateli…

Scelta civica spa di Francesco De Dominicis
Luca Cordero di Montezemolo alla fine non si è candidato. Scelta di opportunità, quella del presidente della Ferrari, rimasto fuori dalla lista «Scelta civica» guidata dal premier Mario Monti. L’accusa di conflitto di interessi – per il legame col mondo Fiat e pure per la sua partecipazione nella Ntv del treno Italo, di cui è fondatore – sarebbe stata servita sul piatto d’argento e Montezemolo ha preferito fare un passo indietro. I conflitti di interesse, però, non mancano nella lista Monti che sembrano avere maggior peso rispetto alla sbandierata società civile. L’operazione è lunga. E per trovare il primo conflitto si può cominciare proprio dai legami con la galassia Fiat: uno lo ha ricordato ieri Oscar Giannino. Il leader di Fare per fermare il declino in un tweet ha puntato il dito contro Alberto Bombassei, patron della Brembo e candidato alla Camera nella circoscrizione Lombardia 2. Il suo colosso produce freni per autovetture ed è uno dei principali «fornitori» della casa automobilistica torinese. Proprio in Piemonte è in corsa, con la lista del professore, Paolo Vitelli capo del colosso degli yacht Azimut Benetti. Dalle auto alla nautica, dunque. Poi ci sono le banche. In Lombardia, numero 2 in lista dopo Bombassei, c’è Gregorio Gitti. In una lettera a Dagospia ha detto, assai infastidito, che non gli piace l’etichetta di «genero» di Giovanni Bazoli, presidente di banca IntesaSanpaolo.
Tuttavia è un fatto e non una menzogna. L’elenco degli imprenditori in corsa con il premier è lunghissimo. In Campania c’è, a esempio, Luciano Cimmino, amministratore delegato e proprietario del gruppo Carpisa-Yamamay (borse, valigie e abbigliamento intimo). In una delle liste per Montecitorio presentate nel Lazio c’è anche un «rappresentante» dell’elettronica: bisogna arrivare alla posizione numero 10 del «Lazio 2» per trovare Monica Lucarelli, manager della Ised (società romana che realizza software per la pubblica amministrazione, in particolare per il comparto sanità). Il movimento Italia Futura, fondato dall’ex presidente di Confindustria, ha piazzato in un posto «sicuro», Carlo Calenda, ex assistente di Montezemolo e già vicedirettore dell’Interporto di Nola (il gruppo di Punzo, socio di Montezemolo e Diego Della Valle in Ntv). Altra posizione blindata e seggio garantito, in Campania in quota Italia Futura, per Angelo D’Agostino dell’Ance, l’associazione dei costruttori. Terreno in cui è fin troppo facile, poi, tirare in ballo Pierferdinando Casini (leader Udc). Uno dei principali artefici della coalizione costruita attorno a Monti, infatti, non è presente in alcun consiglio di amministrazione, ma non è un mistero che sia il marito di Azzurra Caltagirone, figlia di Francesco Gaetano.
Che è uno degli imprenditori più importanti del Paese, con interessi e intrecci che spaziano dall’editoria all’edilizia, dalla finanza alle assicurazioni. Salvatore Matarrese, figlio di Michele (uno dei più importanti imprenditori meridionali attivo in diversi settori), è invece in lista in Puglia. Il comparto dei trasporti è rappresentato da Domenico Menorello (corre in Veneto) vicepresidente di Veneto Strade spa. Oltre alle candidature, ci sono i sostenitori. Pochi giorni fa il Corriere della sera ha pubblicato un lista di imprenditori che appoggiano e finanziano la campagna elettorale di Monti. Nell’elenco pubblicato dal quotidiano di via Solferino compaiono Marco Tronchetti Provera (Pirelli), Diego Della Valle (Tod’s), Fabrizio Di Amato (Tecnimont), Sergio Dompè (farmaceutica), Lupo Rattazzi, famiglia Agnelli (Exor), Alberto Galassi (ad di Piaggio Aero), Flavio Repetto (gruppo Elah Dufour), Francesco Merloni (termosanitari), Claudio de Eccher (Rizzani de Eccher, ponti e metropolitane), Carlo D’Asaro Biondo (Google, presidente Europa Sud e Africa, country manager per l’Italia), l’imprenditore Paolo Fassa, Pietro Salini (costruzioni), Benito Benedini (ex presidente Assolombarda).

Faithfull

Cognome: Faithfull. Nome: Marianne. Così bella così dolce, ma così dannata. Solitamente non presto attenzione a quei maledetti del rock morti di musica e di eroina, perché considero che se la vadano a cercare, la loro triste fine. Inoltre lo show biz ci marcia  sopra, perché cerca di accreditare presso le giovani generazioni, l’idea dell’angelo caduto e della vittima che deve pagare il suo

A chi è servito l’euro?

prodi-monti

Ma gli interessi degli Italiani, nel rappoorto con l’euro, sono stati rappresentati dai vari Prodi e dai vari Monti (coi loro rispettivi governi di cui i componenti e i sostenitori ne condividono le responsabilità) dei quali è ormai più che lecito sospettare che non abbiano rappresentato i nostri interessi bensì i loro

L’economia in rosso

Ma come possono i comunisti, la sinistra in genere, proporsi per risanare l’economia italiana, quando da padroni assoluti di una banca hanno bisogno per salvarla dei soldi sottratti da Monti con l’imu prima casa agli Italiani (4 miliardi di Monti bond e 4 miliardi di imu prima casa)  ?
Sarà mica per questo che Bersani ieri ha rilanciato “il pubblico” contro “il Mercato” ?





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Felicità (la mia) ed ipocrisia (la loro)

Brigate Rosse

Dopo 70 anni esatti dal c.d. Ordine del giorno Grandi questo è ancora un Paese in cui il solo dichiararsi di destra è motivo di stupido biasimo sociale, ed, al contempo, dove i funerali di un pericoloso brigatista rosso vengono celebrati con la massima disinvoltura ed alla presenza di compiacenti candidati alle prossime elezioni politiche.

(Finalmente) per un malore improvviso, meno di dieci giorni fa, è morto Prospero Gallinari aderente dal 1969 ai movimenti comunisti di lotta armata: nessun ripudio fino all’ultimo.

Dopo arresti per sequestri ed omicidi, carcere, arresti, Prospero Gallinari diventa membro della colonna romana delle BR, e partecipa con un ruolo di grande rilievo al rapimento di Aldo Moro nel Marzo 1978.

Il palmares di sangue edell’orrore potrebbe continuare a più non posso.

E così si consentono i funerali: ma quale migliore occasione per una bella rimpatriata?

Mille inutili nostalgici sotto la neve del cimitero di Coviolo in quel di Reggio nell’Emilia.

Tristi epigoni immemori del male hanno piantonato un feretro coperto da un drappo rosso con cui si potrebbero pulire i bagni pubblici di Calcutta.

Hanno cantato, dissacrandola, l’Internazionale.

Hanno alzato, ridicolamente, il pugno sinistro chiuso.

E hanno fatto capolino niente meno che Oreste Scalzone (uno dei fondatori di Potere Operaio), Renato Curcio (fondatore e membro nel direttorio delle BR), Raffaele Fiore (capocolonna, mai pentito, delle BR di Torino, condannato alla pena dell’ergastolo ma dal 1997 beneficia della libertà condizionale), Barbara Balzerani (dirigente della colonna romana delle BR, mai tecnicamente pentita né dissociata, già in libertà condizionale durante l’esecuzione della pena reclusiva), Loris Tonino Paroli (altro militante della colonna torinese, e carcerato per 16 anni per associazione).

Ci sono state anche le guest stars: due esponenti di Rifondazione comunista, Alberto Ferrigno e Claudio Grassi, membri di Rifondazione comunista. Movimento – che si auspicava scomparso e che, invece – si presenta alleato dell’IdV alle prossime elezioni di Febbraio.

Parimenti grottesche le parole di Liana Barbati, coordinatrice provinciale e presidente del gruppo assembleare IdV Emilia-Romagna.

Un confiteor degno di Mr. Bean: “leggo con estrema perplessità e disappunto della presenza alla cerimonia di Alberto Ferrigno e Claudio Grassi. Chi ricopre cariche politiche o è candidato alle elezioni per rappresentare i cittadini, non dovrebbe neanche a titolo personale partecipare al funerale di chi ha rappresentato un periodo così buio e triste per la nostra Repubblica”.

Non c’è neppure da chiedersi se un evento del genere fosse così inaspettabile.

Nel frattempo resta solo la speranza che Prospero Gallinari sia solo il primo di una lunga serie. Ma dopo molti anni sofferti a patire la sete ed li mal di denti.

Sullo smacchiare giaguari all’mps

Capita spesso di leggere dei veri e propri esercizi di comprensione su quale sia il potere su cui, in ultima istanza, poggia il Pd. Se ne parla in termini di geografia del sistema politico, un centrosinistra che tende al centro, oppure di geografia economica. Allora si parla del radicamento territoriale del Pd nelle ex-zone rosse. Oppure, facendo esercizio più sociologico, si parla della permanenza della rappresentanza, da parte del Pd, di residui di classe operaia, di pubblico impiego o di una sua forte rappresentanza nei confronti dei pensionati. In tutti i casi si tratta di simulacro ovvero, di fatto, il Pd è solo un simulacro di rappresentanza di regioni che sta portando verso il declino e di ceti sociali ai quali offre solo un progressivo impoverimento. Ma allora, ci si domanda, quale è la vera base sociale, produttiva del Pd? Sicuramente la si trova nelle evoluzioni del mondo delle coop in tre principali rami: grandi opere, grande distribuzione e immobiliare (sul rapporto tra Ipercoop e mattone ci sarebbe molto da scrivere. Su Senza Soste ora in edicola c’è un’inchiesta in questo senso). Ma si tratta solo di una parte del radicamento del potere reale del Pd.
Se si comincia a osservare Unipol, il cui titolo ultimamente è in salute, si capisce come da (molto) tempo il principale partito del centrosinistra presidi un altro grande potere delle società postindustriali: il ramo finanziario-assicurativo. Eccoci quindi ad uno storico potere italiano, nel ramo bancario, nel quale il radicamento Pd può vantare una lunga storia. Ci riferiamo al Monte dei Paschi che è controllato direttamente dal Pd senese quindi su una base territoriale con rilievo nazionale. Ora non ha importanza descrivere qui la guerra tra bande che si è aperta nel Pd a Siena con la crisi di Mps, una guerra che nessuno in Toscana riesce a spegnere tale è l’autonomia del partito democratico senese dal resto della regione. Bisogna soprattutto brevemente raccontare come l’Mps, grazie alla acquisizione sbagliata di Antonveneta e ad una lunga serie di operazioni speculative andate a male, da almeno un lustro si trova in cattive acque. Tanto che, nell’autunno del 2012, il governo Monti decreta, su un testo approvato da un relatore Pd ed uno Pdl, un aiuto alla banca senese pari a 3,9 miliardi di euro. Aiuto poi messo in discussione dal Bce ma superiore, dal punto di vista finanziario, ai “risparmi” che la riforma Fornero ha prodotto con i tagli alle pensioni. Questo per dire in che genere di politiche si è gettato il Pd. Per salvare una propria banca da uno sbilancio epocale, di proporzioni gigantesche, è entrato nel governo Monti legittimando le politiche di trasferimento delle risorse dello stato dalla spesa pubblica agli aiuti ai bilanci delle banche. Monti si è occupato, per dare un’idea sommaria dell’operazione, degli aiuti a banche greche, spagnole, portoghesi (che finiranno, in una partita di giro, alle banche tedesche e francesi) e al Pd è toccato il corposo aiuto a Mps. Aiuto che è servito, tra l’altro, ad evitare che la banca fosse commissariata dallo stato, disintegrando il residuo potere piddino senese e nazionale nei corridoi di Mps. Queste storie hanno sempre la caratteristica di fornire nuovi capitoli. Pochissimi giorni fa, con delle prove fornite dal Fatto Quotidiano, esce la prova inoppugnabile che Mussari, allora presidente di Mps e fino a poche ore fa presidente dell’associazione delle banche italiane (praticamente un ministro), aveva fatto una pesante operazione di cosmesi finanziaria con il bilancio 2009 del Monte dei Paschi. In poche parole aveva acquisito come attivo una serie di pericolosi derivati, contratti con una banca giapponese, che altro non erano che letali bombe ad orologeria nei bilanci della banca senese. E bravi Monti e il Pd, con il concorso del Pdl, che hanno decretato aiuti, e di quali proporzioni, ad una banca che è piena di vere e proprie bombe ad orologeria finanziarie. Tutto questo per sottrarre la banca ad un vero controllo pubblico.
Nel frattempo Mussari, che alcuni blog finanziari definiscono “il peggior presidente dell’Abi di sempre” si è dimesso, dichiarandosi innocente, dall’associazione italiana dei bancari. Resta uno sbilancio di dimensioni ciclopiche in Mps, con risorse considerevoli tolte ai beni pubblici per immetterle in una voragine di debiti privati. Tutto questo, naturalmente, senza che Mps abbia minimamente migliorato la propria offerta finanziaria a imprese, famiglie, singoli, coppie in cerca di mutuo. Si è presa una parte notevole di denaro pubblico per farla sparire nel niente di una voragine di bilancio. A questo punto chiedersi cosa sia veramente il Pd non fa certamente male. Al di là delle operazioni di creazione di simulacro per attirare elettori resta la sostanza materiale di un potere profondamente immobiliare (Ipercoop non è solo grande distribuzione), legato alle grandi opere (le cooperative edilizie) e speculativo-finanziario (Unipol e Mps). Si tratta di tipici poteri del liberismo odierno nazionale, quello legato al circuito mattone-moneta. Un circuito a cui le attuali politiche dell’eurozona di trasferimento, per quanto convulso ed instabile, delle ricchezze dalla spesa sociale ai bilanci delle banche va benissimo. Ma anche un partito molto diverso non solo dalla propaganda che fornisce di sé ma anche dall’immagine che comunemente si fanno anche i suoi avversari. Eppure basta seguire gli interessi materiali per sapere, in politica e non solo, chi si ha davanti.