Pierferdy Casini e la verità

«È in atto una gigantesca mistificazione: chi attribuisce tutti i disastri e i fallimenti degli ultimi venti anni a Monti afferma il falso. Grazie a Monti e all’Udc abbiamo salvato il Paese». Lo ha detto il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini nel corso della conferenza stampa di presentazione dei candidati alla Camera lista Lazio uno. «Ora – conclude – dopo il rigore e i sacrifici è il momento della crescita e dello sviluppo abbinati alla solidarietà».
IL CASO MPS – «È una vicenda grave e non si possono fare sconti a nessuno ma non è giusto farne un polverone pre elettorale», ha poi affermato Casini riguardo allo scandalo derivati che ha coinvolto Rocca Salimbeni: «Bisogna mantenere salda la visione della serietà e guardare fino in fondo in tutti i santuari, non ci devono essere zone franche, la magistratura deve fare il suo lavoro, ma non si può trasformare il caso in un polverone pre elettorale».

«NO ALLE NOZZE GAY» – Il leader di centro Casini si è espresso anche sui temi civili ha chiuso ogni ipotesi di formalizzazione delle unioni tra omosessuali e di possibilità di adozione per le coppie gay. «Il problema dei diritti in parte è già regolamentato e in parte può essere regolamentato, ma il matrimonio è tra un uomo e una donna». Del resto, ha assicurato, «il registro delle unioni civili allestito in alcuni Comuni in gran parte non è stato utilizzato. Chi vive una certa condizione non si pone il problema ideologico di avere un simil matrimonio e questo vale per moltissime coppie gay che vivono serenamente, ma sono in molti casi contrarie. Quella del matrimonio e è una richiesta ideologica che fa solo una parte del movimento omosessuale».

Sui derivati

Derivati, allarme bomba nei Comuni di Giorgio Dell’Arti
«I derivati degli enti pubblici italiani sono una bomba ad orologeria innescata in ogni angolo della penisola, pronta ad esplodere in qualsiasi momento e a far danni per almeno sei miliardi». Ettore Livini: «Dal Piemonte alla Puglia, da Firenze ad Orvieto da Copparo – provincia di Ferrara – a Chiaramonte Gulfi in Sicilia, decine di amministratori locali reinventatisi Warren Buffett hanno firmato tra 2000 e 2008 (fino al crac Lehman) complicatissimi derivati, convinti di risparmiare sugli interessi del debito. E i loro elettori e cittadini sono costretti oggi a pagare il pedaggio, salatissimo, della loro disinvoltura». [1]
Quantificare i danni potenziali non è semplice. Livini: «Una fotografia minimalista – ma già impietosa – la fa Banca d’Italia: a settembre 2012, 210 enti locali erano esposti con banche italiane su strumenti di finanza creativa per una cifra superiore agli 11 miliardi su cui è maturata una perdita potenziale di 6,2 miliardi. Non proprio noccioline, specie per enti già strozzati dai tagli. Il problema è che la malattia è molto più estesa. Il Tesoro, considerando anche le operazioni con istituti esteri, aveva censito a fine 2009 18 Regioni, 42 Provincie e 603 Comuni soffocate da swap e options per un valore di 35,7 miliardi». [1]
Secondo l’Anci i Comuni con derivati sono circa 800. Livini: «Una “minaccia per la sicurezza nazionale” finita sotto la lente dei nostri 007 con un’informativa ad hoc redatta dall’Agenzia di informazione e sicurezza interna (Aisi) e che ci è costata secondo Eurostat tra 2007 e 2010 ben 4 miliardi di interessi in più sul nostro debito pubblico». È possibile disinnescare questa bomba ad orologeria? La via giudiziaria ha dato risultati alterni: «Orvieto ha fatto causa a Bnl, il Piemonte ha chiesto 168 milioni di danni a Merrill Lynch (con cui ha appena transato) Intesa e Dexia per uno swap su cui rischia di perdere 500 milioni, Acqui Terme ha trascinato in tribunale Unicredit». [1]
Decine di enti locali hanno provato a dribblare le banche appellandosi all’“autotutela”. Livini: «Sospendendo cioè i pagamenti degli interessi per contestare i costi occulti di swap e option nascosti – sostengono – a chi li ha firmati. Peccato che dopo qualche successo le loro speranze si siano arenate su una recente sentenza del Consiglio di Stato corroborata da una consulenza di Bankitalia: non basta questa scusa per sospendere i pagamenti. La strada di maggior successo, almeno fino ad oggi è stata così quella delle transazioni. Palazzo Marino ha fatto da rompighiaccio salvando così il bilancio 2012 di Milano. La Puglia ha chiuso con Merrill Lynch una spinosissima e delicata questione di derivati da 200 milioni». [1]
A 7 anni dal bond trentennale da 1,6 miliardi di euro emesso dall’allora giunta del sindaco di Milano Gabriele Albertini per “ristrutturare” al 2035 i debiti con 4 banche estere, mercoledì il giudice Oscar Magi ha condannato (primo grado) le tedesche Deutsche e Depfa Bank, l’americana Jp Morgan e la svizzera Ubs a un anno senza poter fare affari con la Pubblica Amministrazione, 89 milioni di confisca del profitto lucrato nel 2005 ai danni del Comune, 1 milione a testa di sanzione pecuniaria, 50.000 euro di risarcimento ai consumatori dell’Adusbef. Nove banchieri sono stati condannati per truffa a pene fra i 6 e gli 8 mesi. [2]
I contratti derivati con il Comune di Milano, stipulati all’epoca della Giunta Albertini, vennero rinegoziati (complessivamente ben 6 volte) dalla giunta Moratti, senza una completa informazione sul rischio che le pubbliche amministrazioni si sarebbero accollate, come invece prevede con chiarezza la normativa internazionale in materia, regolata dall’ordinamento inglese disciplinato dal Financial Services and Markets Act del 2000, aggiornato e recepito in Italia con la legge 448 del 2001. Paolo Colonnello: «Vi fu in realtà un conflitto d’interessi da parte degli istituti di credito che vendettero il prodotto derivato fungendo al tempo stesso da “advisor” del Comune». [3]
Quella di mercoledì «è una sentenza molto importante perché finalmente dimostra che le banche hanno raggirato i sindaci. E perché afferma due diritti irrinunciabili: trasparenza e rispetto delle utenze deboli», spiega Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente Anci. Ma perché gli enti locali fecero ricorso ai derivati? «Gli interessi concessi dalla Cassa depositi e prestiti per rinegoziare i mutui erano all’8%, mentre le banche offrivano il 2. Molti Comuni decisero di passare al tasso variabile, ma la legge impone un’assicurazione sui rischi perché un sindaco non può fare i bilanci su valori incerti. E dunque scelsero i derivati per coprirsi dalla fluttuazioni del tasso». Non sapevano che era rischioso? «Non ne capirono le implicazioni perché le banche non le spiegarono. L’errore fu anche un altro. Non aver predisposto un regolamento, a livello di ministero dell’Economia, che obbligasse le banche a indicare i rischi, a informare in modo completo». [4]
Il pm Alfredo Robledo ha parlato di «situazione preoccupante» perché nei Comuni manca la figura di un esperto in finanze. Delrio: «Ma come fa un Comune di 4 mila abitanti ad avere un esperto per ogni cosa? I Comuni devono cercare di restare dentro le loro competenze. D’altro canto, chi offre prodotti strutturati deve informare con chiarezza. Lo stesso vale per le assicurazioni che noi sindaci sottoscriviamo un po’ per tutto: alberi che cadono, buche nelle strade. L’ho detto a Bondi: anziché accanirsi sulle biro o sulle siringhe, poteva pensare a centralizzare questi contratti complessi. Uno solo a livello statale». [4]
Secondo le accuse, a Milano le banche elusero la regola che prevedeva condizioni di parità con il comune nel valore delle prestazioni. Colonnello: «Alla stipula dei contratti, doveva essere pari a zero, mentre invece la struttura dei contratti determinava già in partenza un guadagno per le banche di circa 53 milioni di euro, lievitati poi fino a 100. Il pm Robledo, nella sua requisitoria, aveva parlato di “ripetuti raggiri” a danno del Comune, sostenendo che le banche, nel ruolo simultaneo di controparti e consulenti, avessero consapevolmente fatto intravvedere a Palazzo Marino un’inesistente convenienza economica. “Le perizie – aveva spiegato Robledo – hanno dimostrato che in partenza non vi era alcuna convenienza per il Comune, si trattò di un’aggressione alla comunità”». [3]
«L’Italia è stata terra di scorribande, è una sentenza storica» ha detto mercoledì Robledo, preceduto in novembre solo da una class action in Australia di 13 Comuni contro la banca olandese Abn Amro e l’agenzia Standard and Poor’s. [2] «È una questione di vigilanza: in Inghilterra, dove hanno sede le banche incriminate, i contratti sui derivati non si fanno con gli enti pubblici, in Europa invece non hanno avuto limiti». [5] Colonnello: «Ovunque nel mondo venisse riconosciuto che le banche hanno nascosto i veri guadagni generati con la stipula dei contratti derivati e non hanno trattato gli enti pubblici con la dovuta trasparenza e protezioni del sistema, potrebbero scaturire cause e richieste risarcitorie miliardarie. Non a caso, mercoledì pomeriggio, a seguire la sentenza in aula erano presenti le più importanti testate giornalistiche economiche del mondo». [3]
Note (tutte le notizie sono tratte dai giornali del 20/12): [1] Ettore Livini, la Repubblica; [2] Luigi Ferrarella, Corriere della Sera; [3] Paolo Colonnello, La Stampa; [4] Valentina Conte, la Repubblica; [5] p. col., La Stampa.

M5S e Rivoluzione Civile

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Altra cosa è che, mentre M5S è composto da cittadini perlopiù anonimi ai più (anche se all’esterno ha fior di sostenitori anche di chiara fama), Rivoluzione Civile invece va a caccia di personaggi, a partire dai dissidenti del M5S, per continuare con altri nomi assurti agli onori delle cronache

Con le mani protese verso le nostre tasche

La Camusso, segretaria della cgil, come una maestrina ha istruito gli attenti discepoli Bersani e Vendola su quel che dovranno fare una volta al potere: prelevare i soldi dai risparmi degli Italiani perchè occorrono sessanta miliardi di euro per “rilanciare l’economia”.
Come ?
Tasse e patrimoniale come noccioline.
La solita ricetta comunista di chi non riesce a togliersi il vizietto di sottrarre i beni altrui per i propri fini.
Chi vuole diventare povero e vivere in miseria con l’assistenzialismo pubblico vedendo ingrassare i funzionari di partito, sa per chi votare.



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Profezie

Marx (o qualcuno dei suoi) aveva profetizzato che i “capitalisti” avrebbero fornito la corda per impiccarli.
Con i derivati mi sembra che uno strumento finanziario “capitalista” serva a “impiccare” i tristi epigoni del marxismo italiano.





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Odio ad personam

Monti e Fini non sanno dove sbattere la testa e così le “sparano” a casaccio: un po’ di qua e un po’ di là.
Per ingannare l’elettore di Centro Destra adesso “aprono” al PdL “purchè senza Berlusconi”.
Naturalmente nessuno nel Centro Destra potrebbe accettare una pregiudiziale contro Berlusconi.
Monti e Fini rimarranno con il loro odio ad personam, probabilmente maturato perchè comprendono la superiorità nei loro confronti di Silvio Berlusconi e non ne accettano i successi in campo economico, mentre loro erano e saranno sempre grigi burocrati.





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Magistrati in politica con tutte le scarpe?

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Hanno avuto buon gioco quindi le pidielline nel contestargli che allora, tantomeno, non dovrebbe impegnarsi in politica un magistrato che ha avuto accesso a documenti, anche privati, di chiunque, compresi i politici che vuole combattere col movimento che ha messo su

Bersani generale sfortunato

Giorno dopo giorno, Bersani dimostra sempre più di non essere uomo di stato, accompagnato anche  da una devastante sfortuna.
Mentre presentava la lista dei suoi candidati e berciava sul ruolo del pubblico nell’economia, scoppiava la vicenda Monte dei Paschi di Siena.
Come non pensare ai soldi pubblici, racimolati razziando nelle nostre tasche e tra i nostri risparmi, usati per coprire le perdita della banca rossa per eccellenza ?
E’ forse quello che Bersani intende quando parla a favore dell’intervento pubblico in economia ?





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Bersani, Vendola e l’ "uefa"

Uefa” è il suono che esce dal linguaggio da gatto Silvestro di Vendola intendendo “welfare” (ma Bersani non è che pronunci molto meglio …).
I due campioncini dell’ “uefa”, dunque, rilanciano in simbiosi una nuova partecipazione del pubblico nell’economia, proprio nei giorni del Monte dei Paschi di Siena.
Blaterano su un sistema di garanzia sociale.
Ma quale garanzia sociale ?
Quella che ci spilla soldi per il servizio sanitario nazionale e poi ci obbliga a pagarne le prestazioni con i ticket articolati in modo tale che chi, avendo un reddito alto, più ha visto prelievi dai suoi redditi più alti ticket paga ?
O un servizio che, per essere curati presto e bene, ci costringe ad andare da un medico privato e pagare l’oculista, il dentista e tanto altro ?
O a quale “uefa” pensano i campioncini del pubblico quando si parla di istruzione ?
Quella in cui i professori fanno sciopero e obbligano i genitori a fare salti mortali per riprendersi i bambini da scuola ?
E quale “uefa” è quella che ci sottopone a infinite code negli uffici pubblici, dove solerti impiegati usano tutti i commi, i regolamenti e le circolari per renderci impossibile risolvere i problemi creati più dalla burocrazia che dalla questione che stiamo affrontando ?
E di quale “uefa” vanno cianciando se accettano l’idea dell’inversione dell’onere della prova nei confronti degli agenti del fisco che possono teorizzare qualunque cosa e siamo noi cittadini chiamati a PROVARE che hanno torto e non loro a PROVARE che abbiamo occultato redditi ?
Grazie, ma quella “uefa” gliela lascio tutta, purchè mi lascino in tasca il denaro che mi viene sottratto per quelle voci di trattenute.
E se tutti facessimo un semplice conto (trattenute x 13 mensilità x anni di lavoro) vedremmo quanti soldi ci sono mancati, tanti da consentirci di assolvere a tutte le nostre necessità, in proprio e senza “uefa”.





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Monti si arrampica sugli specchi

Monti ha dichiarato che non c’è alcuna connessione tra l’imu sulla prima casa di 4 miliardi e i 4 miliardi di “Monti bonds” finalizzati a coprire i “buchi” del Monte dei Paschi di Siena (banca a “forte” presenza degli enti locali toscani dominati da sempre dalla sinistra del pci/pds/ds/pd).
Ha ragione se si pensa che in nessun provvedimento si legano gli uni agli altri.
Mache dire sul debito pubblico.
Se, infatti, quei 4 miliardi sottratti ai risparmi degli Italiani con l’imu prima casa fossero stati così essenziali per il bilancio dello stato, allora non avrebbe potuto trovarne altrettanti per l’ “aiutino” fraterno al Monte dei Paschi di Siena.
Non importa che vi sia un nesso tra imu prima casa e Monte dei Paschi.
Rileva invece che lo stato poteva fare a meno di 4 miliardi di entrate carpiti con una vessazione fiscale contro gli Italiani e lasciare che il Monte dei Paschi di Siena risolvesse i suoi problemi con mezzi propri, attraverso la ricapitalizzazione dei soci, come fanno tutte le società private (e senza “santi in paradiso”). 





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