Memoria

04_Auschwitz_29_1_2010

(Fonte immagine: http://www.provincia.milano.it/scuola/istruzione/gallery/viaggi_della_memoria_2010)

Niente striscia domenicale di Snoopy, oggi. I miei sempreverdi amici Peanuts, possono aspettare.

Oggi, senza retorica e senza che ciò diventi un mero esercizio di stile, è meglio fermarsi a riflettere.

Riflettere, come ogni 27 Gennaio da un po’ di anni a questa parte.

Riflettere, perché anche la stupida libertà di amare Snoopy ed il suo piccolo mondo moderno, potrebbe essermi negata oggi se le cose avessero preso un’altra piega.

Se il Capitano Jakov Lebedev non fosse arrivato in tempo o se non fosse riuscito ad arrivarci proprio, forse oggi non avremmo la possibilità di sapere quello che è successo oltre quel terribile cancello di ferro, con la sua scritta tanto ironica quanto perfida Arbeit Macht Frei.

Se non fossero arrivati in tempo la sconcertante testimonianza del Generale Vasilij Petrenko, all’epoca al comando della 100a Divisione di fanteria, non potrebbe essere oggi letta: “Ciò che abbiamo visto non si può immaginare nemmeno in un incubo: migliaia di scheletri viventi che non avevano nemmeno la forza di tenere in mano un cucchiaio. Allungavamo delle scodelle di zuppa e loro mangiavano immergendoci le dita dentro e succhiandosele”.

Parimenti queIla del carrista Avkhad Gilmanov, tra i primi a varcare il cancello: “Fantasmi che non si tenevano in piedi mi strappavano il pane di mano. Piangevano e mi abbracciavano”.

Se il vantaggio numerico e territoriale degli Alleati non fosse stato prevalente, non sarebbe stato dato l’ordine di distruggere tutte le prove.

Almeno sino ad esaurimento dell’intera operazione non si sarebbero demoliti i forni crematori; non si sarebbero smantellati i reticolati elettrici e le torri di guardia; non sarebbero state rimosse le baracche dove si spogliavano i prigionieri diretti alla camera a gas; non sarebbero state ricoperte con erba le buche dove erano stati bruciati i corpi; non sarebbe stata rimossa la sabbia intrisa di sangue; non si sarebbero bruciati i registri che tenevano meticolosamente conto degli arrivi e dei decessi; e dell’orribile contabilità degli occhiali, delle valigie, dei pettini, delle scarpe, delle pentole e dei pennelli da barba, dei denti d’oro, dei capelli tagliati inventariati destinati ad imbottire gli abiti.

A favore degli odierni negazionisti, molte cose oggi sarebbero scomparse per sempre: ma fu documentato tutto con fotografie aeree scattate in vari giorni, anche in quelli del mutuo trasloco dove si pensava di nascondere per sempre i morti, di rendere invisibili i sopravvissuti.

È proprio grazie anche a persone come il Capitano Jakov Lebedev, invece, che non solo ʿAm yisraʾel ḥay – il popolo di Israele è vivo – ma oggi ho la libertà di conoscere e di fare tesoro.

Il pd non c’entra…

“Il Pd ha sempre governato il Monte dei Paschi. L’ingerenza è stata ed è notevole. L’indipendenza della banca dalla politica è una barzelletta che purtroppo non fa più ridere”. L’ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini, fa nomi e cognomi. “Giuliano Amato, Luigi Berlinguer, Massimo D’Alema che voleva far sposare il Monte con la Bnl”. Ma anche Matteo Renzi, “perché anche lui ne ha approfittato”. Ma il primo attacco è per l’ex ministro del Tesoro, Vincenzo Visco che al Corriere della Sera ha detto: “Mps non è un problema del Pd, è un problema di Siena”, vantandosi poi di essere stato l’unico a scardinare il sistema, per esempio firmando il decreto per impedire all’allora sindaco di Siena di diventare presidente della Fondazione Mps.
È vero quel che dice Visco, Piccini? Falso. Io fui bloccato perché ero troppo autonomo rispetto alla linea del partito che ha sempre pesato, sia a livello locale sia nazionale, sulla gestione del Monte dei Paschi. E poi nella sua versione della storia Visco non ricorda un elemento importante: Bnl.
Che c’entrava Bnl con la nomina della Fondazione Mps? C’entrava eccome. Bisogna fare un salto indietro all’estate del Duemila quando il sottoscritto subisce pressioni da D’Alema per sponsorizzare il progetto di mandare a nozze Mps con la romana Bnl. Ipotesi che mi ha subito lasciato molto perplesso. In queste pressioni vedevo un palese conflitto di interessi con il mio ruolo di amministratore.
E dopo che successe? D’Alema si rifece avanti? Nel 2001 arriva una lettera del ministero del Tesoro, firmata dall’allora direttore generale Mario Draghi, che solleva una incompatibilità fittizia: come sindaco avrei potuto nominare una parte della deputazione amministratrice della Fondazione che a sua volta avrebbe dovuto decidere sulla mia nomina, innescando così un potenziale conflitto di interessi. Io non sarei stato più sindaco e ci sarebbe comunque stata una nuova deputazione. Nel 2003 la Corte di Cassazione annulla quella lettera come atto illegittimo. Bisogna chiedersi allora cosa, e chi, ci fosse dietro quella lettera.
Chiediamocelo. La mia risposta è che D’Alema ma anche l’allora governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, così come Giuliano Amato e Luigi Berlinguer fossero convinti che io non ero più affidabile. Che ero diventato difficile da governare, non avevo dato garanzie sufficienti alla fattibilità del progetto con Bnl. Nell’ottobre 2003, durante un colloquio nei corridoi della Camera, alla presenza di testimoni, Pier Luigi Bersani e Visco mi rimproverarono perché ero stato troppo tiepido sull’ipotesi di fusione con Bnl e non avevo detto pubblicamente che sarei stato d’accordo.
E come è finita? Nel 2004 sono stato espulso dal partito.
Ora cosa accadrà al Pd locale? A livello nazionale il Pd sta facendo quadrato e aspetta che passi la tempesta, altrimenti D’Alema non avrebbe mai preso la parola come ha fatto in questi giorni. A Siena, si aspetta di conoscere il verdetto elettorale delle politiche. Poi si apriranno i giochi sul rinnovo della giunta, ora commissariata, in primavera. Secondo me il Pd si sbarazzerà di Ceccuzzi (l’ex sindaco di Siena che si ripresenta dopo aver vinto le primarie nelle scorse settimane, ndr) e troverà una terza soluzione. Magari una donna o un candidato giovane.
E Matteo Renzi e i renziani? Penso che Renzi non abbia più un ruolo autonomo, che le sue scelte siano subalterne al gruppo dirigente del partito. E Renzi non è credibile perché alle Invasioni Barbariche, su La7, commentando il caso Mps, ha citato Banca 121 dimenticandosi che i problemi del Montepaschi nascono nel 2007 con l’acquisto di Antonveneta, con il bond Fresh lanciato nel 2008 per finanziare l’operazione e poi con i derivati. Se vuole essere credibile Renzi deve entrare nel merito. Ma non può farlo.
Perchè? Non ci dica che anche Renzi… Anche Renzi ha usufruito dell’accordo fra Mussari e Ceccuzzi per alcune nomine nella Firenze Parcheggi e in alcune società controllate da Mps.

I programmi trascurati

La campagna elettorale che ci porta al
voto del 24 e 25 febbraio prossimo, manifesta la solita marea di
slogan e di decibel
, con i quali si pensa di conquistare il consenso
dimostrando solo aggressività.
La sinistra (comunista o caudataria dei
comunisti
) è sempre stata in prima fila in questo sport cui è
maggiormente avvezza con scarichi di fango contro il nemico,
ma non
abituata a sopportare la reciprocità
, come vediamo con la vicenda
del Monte dei Paschi di Siena (indicativa la vignetta di Giannelli del Corsera del 25 gennaio che illustra questo post) in cui nega persino l’evidenza e
minaccia addirittura di “sbranare” PdL e Lega che l’hanno
inchiodata alle sue responsabilità.
In secondo piano ci sono i programmi.
Ma non quelli vergati in un italiano
aulico e raccolti in volumetti che nessuno legge, bensì quelli che
rappresentano la sostanza di ciò che le forze politiche che si
contrappongono propongono agli Italiani
, certificata dai rispettivi
comportamenti del passato
.
Negli ultimi 19 anni abbiamo visto al
governo Berlusconi per nove anni
e la sinistra (con quattro diversi
presidenti compreso l’attuale dimissionario) per gli altri dieci
.
Periodi sufficienti per sapere come si
comporterebbero
in caso di vittoria gli uni e gli altri.
Il punto di maggiore divaricazione è
il fisco.
La sinistra vuole uno stato padrone,
che spii il cittadino e gli sottragga reddito, patrimonio, proprietà,
risparmi, che giudica “superflui” per poterli spendere a
piacimento, magari per resuscitare aziende o banche in “difficoltà”.
Da qui il costante intervento della
sinistra contro le finanze private e che si è trasformato negli anni
in:
  • aumento degli estimi (5% nel 1996
    con Prodi e di un altro 60% nel 2012 con Monti);
  • tassa sulla casa, anche la prima;
  • aumento delle aliquote fiscali
    (2006 con Prodi)
  • tasse “di scopo”: eurotassa
    con Prodi e tobin tax con Monti;
  • aumenti dei canoni, dei bolli,
    delle trattenute sugli interessi;
  • limitazione dell’uso del
    contante e tracciabilità
    ;
  • controlli fiscali da stato di
    polizia e redditometro.
Ed solo un elenco indicativo.
E’ evidente che la sinistra non ha
alcuna intenzione di intervenire sui costi dello stato e, anzi, è
sempre alla ricerca di nuovi soldi per alimentarne la spesa
che
spesso è spesa clientelare trattandosi di categorie appartenenti al
pubblico impiego in cui il voto a sinistra è ormai egemonico.
Il Centro Destra, invece, ha
caratterizzato la sua azione da un progetto di ritiro dello stato
dalle nostre vite e, così, ha attuato:
  • eliminazione delle tasse sui morti
    (ripristinate da Prodi);
  • abolizione dell’ici sulla prima
    casa (ripristinata da Monti e ammontante ad un importo pari alla
    copertura fornita al Monte dei Paschi di Siena);
  • revisione delle aliquote con
    riduzione della tassazione su TUTTI (i famosi 40 euro al mese, un
    caffè al giorno, tanto derisi da Fassino: averla oggi quella
    riduzione !);
  • nessuna tassa una tantum o di
    scopo
    nonostante le vicende dell’11 settembre 2001, Lehman e il
    terremoto in Abruzzo;
  • inizio del federalismo fiscale con
    il contenimento dei trasferimenti e l’obbligo per gli enti locali
    di ridurre la spesa.
E’ anche qui evidente che il
traguardo del Centro Destra è lasciare ai cittadini una sempre
maggiore disponibilità di denaro proprio
, perché ognuno possa
spenderlo nei servizi e nelle utilità che ritiene più consone alle
sue esigenze.
La sinistra, in sostanza, prefigura lo
stato come un padrone che elargisce ai servi obbedienti e toglie a
quelli che lui considera ostili.
Il modello della sinistra è lo stato
sovietico oggi mutuato dalla unione sovietica europea che impone
direttive, leggi e persino sanzioni
contro gli stati che non
ottemperino ai suoi “programmi quinquennali”.
Il modello del Centro Destra è uno
stato formato da Uomini Liberi
che concorrono alla reciproca attività
con regole che si sono liberamente dati e che vengono applicate, in
caso di controversie, da un organismo terzo, autonomo e che non ha
alcuna parte nei rapporti tra privati.
Ma la differenza non è solo sul Moloch
fisco.
La sinistra cavalca tutte le istanze,
costose !, di minoranze e di lobbies
che pretendono benefici e
privilegi,
con leggi finalizzate unicamente al loro interesse, quando
le leggi devono guardare al quadro generale, millantando presunte
“discriminazioni”.
Il Centro Destra vuole leggi che
riguardino la generalità dei cittadini
che, individualmente, saranno
poi liberi di adeguarvisi e altrettanto liberi di scegliere strade
differenti, ma senza la pretesa di ottenere legislazioni specifiche
per i loro personali capricci esistendo già una legge generale di
cui potrebbero usufruire.
Il terzo grande filone che distingue
radicalmente la sinistra dal Centro Destra è la questione
immigratoria
.
La sinistra non ha mai avuto coscienza
della Nazione,
quindi confonde la cittadinanza con un mero atto
burocratico e la vorrebbe concedere con facilità a chiunque risieda
sul nostro territorio, regalandola anche agli ultimi arrivati.
In questo modo si violenta una Nazione,
si estirpano le radici e le tradizioni di un Popolo per renderlo
figlio di nessuno, senza passato e senza futuro
.
Il Centro Destra giustamente non è
contrario alla concessione della cittadinanza, ma mantenendo ferme le
caratteristiche della nostra popolazione e, quindi, accettando “nuovi
Italiani”solo dopo anni di conoscenza e dopo che si siano
assimilati alla popolazione locale e abbiano assimilato la nostra
cultura, le nostre tradizioni, la nostra storia.
Tre differenze che rendono la scelta
tra sinistra e Centro Destra, ancora oggi, una scelta di campo
fondamentale per il progetto di società in cui vogliamo vivere.
Per questo votiamo e ogni volta che
votiamo non possiamo ignorare che la nostra scelta può radicalmente
cambiare il nostro modo di vivere e le nostre prospettive di
benessere e di sicurezza
.
Comprenderlo può evitare errori, magari in buona fede, magari umorali, ma sempre errori che pagheremmo tutti.   





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Mps, nessuno sapeva… o tutti dormivano

Dal Messaggero del 23/01/2013
“«La vera natura di alcune operazioni riguardanti il Monte dei Paschi di Siena riportate dalla stampa è emersa solo di recente, a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati all’Autorità di Vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza di Mps», afferma la Banca d’Italia in una nota.”

“Oggi Mps in una nota ha affermato che «le analisi, avviate nel mese di ottobre 2012 inizialmente su Alexandria e successivamente estese anche a Santorini e Nota Italia…”
Notate i due grassettati. Banca d’Italia parla di rivelazioni recenti e portate alla luce dalla nuova dirigenza MPS. La nuova dirigenza s’insedia il 27 aprile 2012. E’ quindi dopo l’aprile 2012 che essa scopre i documenti incriminanti sull’uso di derivati truffaldini. Tenete a mente aprile 2012. Nel secondo grassetto si parla di analisi avviate da MPS nell’ottobre 2012. Tenete a mente ottobre 2012. Ora tenete a mente questa data: febbraio 2012, mesi prima delle date relative alla ‘grande scoperta’ di Profumo e di Banca d’Italia. Tenete a mente che la sostanza dei giochetti truffaldini fatti da MPS con altre banche internazionali si chiama “equity swaps”. Riassunto:
A) Banca d’Italia e MPS dichiarano che tutto il pasticcio dei derivati si scopre fra l’aprile e l’ottobre 2012.

B) Il pasticcio dei derivati MPS fa uso delle “equity swaps”.
Ecco cosa scriveva un semplice corrispondente di Bloomberg nel febbraio 2012: “Investitori come Aabar Investments PJSC e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena hanno fatto uso di derivati per tentare di proteggere il loro valore o per ottenere prestiti… Monte Paschi ha accettato di mettere quote del suo capitale come garanzia nell’equity swap.” Lo sapeva sto tizio e lo pubblicava in febbraio, mesi prima delle ‘scoperte’ italiane. Ma qui da noi Banca d’Italia e i bravi colleghi di Corriere e Sole 24 Ore? Ora scoprono l’acqua calda. What a wonderful world…

Ecco il partito delle banche

intesa-popolare

E’ mai possibile che in questo momento in cui il popolo ce l’ha con le banche ed i banchieri in genere lui non abbia saputo trovare di meglio che chiamare il suo partito “rivoluzionario” con i nomi di due grandi banche? La Banca Intesa e la Banca Popolare?.

Il Pensiero Verde 2013-01-26 20:42:00

Monti scarica Bersani: “Su Mps il Pd c’entra”

C’entra in questa vicenda quel grande partito che viene spesso citato, cioè il Pd, che ha sempre avuto molta influenza attraverso la Fondazione su quella banca“. Mario Montientra a gamba tesa nello scandalo di Monte dei Paschi di Siena e risponde indirettamente al segretario democratico che ieri ha rivendicato che “il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche”. 
Dichiarazione, quella del leader Pd, che poco collima con quella di Massimo D’Alema: “Noi, e per noi intendo il Pd di Siena nella persona del sindaco Franco Ceccuzzi, Mussari lo abbiamo cambiato un anno fa, assieme a tutto il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi.

Questi sono fatti documentati”. Insomma, le versioni di Bersani e di D’Alema divergono.
Così come suscita qualche perplessità la strenua difesa diBankitalia (che all’epoca della gestione Mussari aveva Mario Draghi come governatore) operata dal premier in contrasto con lo scaricabarile del ministro dell’Economia Vittorio Grilli.
Se da un lato infatti il Prof “ha totale fiducia negli organi della Banca d’Italia, della vigilanza presso la Banca d’Italia e fiducia totale nel ministero dell’Economia“, proprio il titolare dello stesso dicastero ieri ha spiegato che “la situazione di Mps non è una novità, non è un fulmine a ciel sereno. Conoscevamo le sue problematicità già da un anno. Non ho evidenza di problemi in altre banche. Sui controlli dico solo che sono di competenza di Banca d’Italia”.
Insomma, lo scandalo dei derivati (con conseguenti dimissioni di Giuseppe Mussari da presidente dell’Abi) ha sollevato un gran polverone, ha messo in evidenza contraddizioni interne e ha acceso la battaglia politica, nonostante Monti cerchi sempre di morigerare le sue uscite.
Non per nulla, dopo aver puntato il dito sull’ingerenza del Pd sugli affari di Mps ha subito tenuto a precisare che “io non sono mica qui per attaccare Bersani ma per attaccare molto decisamente il fenomeno storico della commistione tra banche e politica che va ulteriormente sradicato. Poi lascio ai partiti puntare l’uno l’indice contro gli altri“.
Che sia proprio il tecnico-politico  – accusato più di tutti di avere un rapporto privilegiato col sistema bancario – a lanciare invettive contro la commistione tra banche e politica stride un po’. Non per il bocconiano però, il quale ha rivendicato la sua indipendenza spiegando che “20 anni fa rifiutai la vicepresidenza della Banca commerciale italiana nell’occasione in cui le cariche di vertice per la prima volta erano state lottizzate. Ho indagato sulle commistioni da Commissario Ue e in Italia mi sono sempre molto occupato di questioni bancarie da studioso e ho sempre fatto raccomandazioni contro la commistione tra le banche e la politica“.
Dunque, l’esecutivo sapeva, ma non ha colpe. E Bankitalia nemmeno. Questo in sintesi il pensiero di Monti, secondo il quale “il governo non ha la resposabilità su Mps, ha la responsabilità di assicurare che tutto il sistema funzioni e di evitare che ci siano problemi nel sistema bancario” e Bankitalia “non ha nulla da nascondere” e “sbaglia chi adombra mancanza di supervisione“. Inoltre, secondo il Prof, chi ipotizza un nesso tra il gettito dell’Imu e i Monti bond a Mps sbaglia e alza “una nuvola leggermente terroristica”. 
Infine, un’altra stoccata al partito di Bersani in tema di alleanze: “Dipenderà da quali politiche intenderà mettere in campo. Se sono quelle espresse, legittimamente, dalle correnti massimaliste non ci sarà proprio la possibilità di un lavoro comune“. Ma alla fine il segretario democratico ha risposto alle accuse del bocconiano: “Monti trova un difetto al Pd tutti i giorni, per un anno non ne ho mai sentiti”.
fonte web
www.ilpensieroverde.com

Il Pensiero Verde 2013-01-26 20:37:00

CONSULENZA AL COGNATO DEL SEGRETARIO PD


Roberti: «Il Comune di Trie­ste non è un affare di famiglia»

Nuovo attacco del segre­ta­rio pro­vin­ciale della Lega Nord Pier­paolo Roberti alla nomina di Fran­ce­sco Rosato a con­su­lente per la ricon­ver­sione della Ferriera.
«I dubbi che avevo sol­le­vato a seguito dell’affidamento dell’incarico a Rosato erano di pura oppor­tu­nità, in ragione dei suoi tra­scorsi da diret­tore dello sta­bi­li­mento di Ser­vola e dell’indagine in corso sull’inquinamento pro­dotto dall’impianto e sulle disca­ri­che abu­sive che vede coin­volto lo stesso manager.»
«Ora però apprendo dai gior­nali che Rosato è anche cognato del segre­ta­rio trie­stino del Par­tito Demo­cra­tico: un periodo par­ti­co­lar­mente for­tu­nato per tutta la fami­glia –iro­nizza Roberti-, visto che in due set­ti­mane sono pio­vuti dal cielo prima il posto da capo­li­sta al Senato per Fran­ce­sco Russo e poi una con­su­lenza da 50mila euro per Fran­ce­sco Rosato.»
«Da due anni a que­sta parte, ovvero da quando si è inse­diata la Giunta Coso­lini, abbiamo visto affi­dare inca­ri­chi di rilievo ad amici e sup­por­ter della mag­gio­ranza che ammi­ni­stra il Comune per cen­ti­naia di migliaia di euro: certo ormai la cosa non desta più stu­pore, ma con­ti­nua a susci­tare l’indignazione in chi come noi crede che la gestione della cosa pub­blica non sia un affare di famiglia.»
«Se pochi giorni fa abbiamo chie­sto al sin­daco di riti­rare la delega a Rosato –con­clude Roberti– ora, alla luce del rap­porto di paren­tela di quest’ultimo con Fran­ce­sco Russo, rite­niamo che la que­stione sia impro­ro­ga­bile e che il primo cit­ta­dino debba un chia­ri­mento e pos­si­bil­mente delle scuse a tutti i triestini.»
 http://www.pierpaoloroberti.org/
www.ilpensieroverde.com

Apertura dell’anno giudiziario

Carceri sovraffollate.
Troppi detenuti in attesa di giudizio.
Prescrizione.
Questi mali della giustizia secondo i magistrati che hanno aperto l’anno giudiziario.
Soluzioni ?
Meno riflettori, convegni, conferenze, libri e più dibattimenti.
Lasciar perdere i teoremi contro Berlusconi.
Smetterla di indagare sulle aziende italiane che producono alla ricerca di qualche magagna fiscale, ambientale o burocratica con la quale mettere in piedi un bel processone.
Non incarcerare preventivamente chi ancora non è stato condannato. 
Applicare le leggi per espellere gli immigrati (che rappresentano un terzo dei detenuti).
Così, più tempo per valutare le prove, per dibattere e non arriva la prescrizione.
Ma anche meno persone in carcere in attesa, magari, di una assoluzione o di una amnistia utile solo  per tornare a delinquere.





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I poli e le corporazioni…

… ci vuole una faccia di bronzo come la sua per parlare di corporativismo
Mario Monti ha assicurato che il suo impegno in politica non mira a un coinvolgimento nel futuro governo. «Non siamo entrati per andare al governo», ha detto il premier nel corso di una conferenza stampa a Milano per la presentazione dei candidati di Scelta Civica, anzi «sto facendo la cosa che più di altre allontana un mio futuro coinvolgimento nella vita pubblica, ma coglie l’unica possibilità utile per il Paese».
«AVVERSARI DELLA SINISTRA» – E ha confessato qual è la linea programmatica del suo “centro” (e quali i suoi avversari politici): «Siamo elettoralmente avversari della sinistra e a maggior ragione della sinistra di Vendola, e ci preoccupa la forte influenza della Cgil sullo schieramento di Bersani».
IMPRONTA RIFORMISTA – «Non vorremmo partecipare a nessun governo che non avesse una forte impronta riformista o nel quale fossero presenti o influenti forze con intonazione populista o anti-europea», ha poi rincarato Monti. Né il polo con la destra e la Lega né quello del Pd «con l’estrema sinistra» danno garanzie di andare avanti «con le riforme per scrostare l’Italia dagli interessi corporativi delle categorie», ha accusato il premier dimissionario.
LE (FUTURE) ALLEANZE – «Quando il Parlamento sarà insediato si potrà parlare di alleanze», Monti ha anche sgombrato il campo da ogni insinuazione rispetto a possibili alleanze con uno o l’altro schieramento.
IL CASO MPS – E il Professore si è anche espresso sulla candidatura di Alfredo Monaci, ex membro del cda di Monte dei Paschi durante la gestione Mussari, alla Camera nella Lista Monti: «Il nostro candidato, che non conosco, è stato segnalato dal territorio e non sapevo che fosse stato del Pd nè di quale ala del Pd fosse». «So solo che lui, come tutti i candidati – ha proseguito – ha firmato la dichiarazione di non avere condanne passate in giudicato».
IL RAPPORTO CON BERLUSCONI – Monti ha avuto modo di affrontare anche il rapporto con uno dei suoi competitor per la corsa alla guida del Paese: Silvio Berlusconi. «Lui è una persona i rapporti personali sono molto facili e mi dispiace quando dice, magari essendone convinto lui stesso, che abbiamo rovinato l’economia italiana».

70 anni fa: l’onore di Nikolajewka

La colonna degli alpini, finalmente fuori dalla sacca del Don, dopo la strepitosa battaglia di Nikolajewka

Dopo 200 chilometri di ripiegamento a piedi e con pochi muli e slitte, sempre aspramente contrastati dai reparti nemici e dai partigiani sovietici, il mattino del 26 Gennaio 1943 gli alpini della Divisione Tridentina, alla testa di una colonna di 40.000 uomini quasi tutti disarmati e in parte congelati, giunsero davanti al villaggio di Nikolajewka.

Per dare il colpo mortale al nemico dopo una ritirata di tre settimane, i Russi si erano trincerati fra le case dell’abitato che sorge su una modesta collinetta, protetti da un terrapieno della ferrovia che correva pressoché attorno all’abitato e che costituiva un’ottima protezione per il nemico.

Le forze sovietiche che sbarravano il passo agli alpini dell’ARMIR  ammontavano a circa una divisione. Verso le ore 9.30 venne ordinato di attaccare.

Alla Tridentina, unica delle Divisioni italiane ancora in grado di combattere, fu assegnato il compito di iniziare l’assalto al villaggio. Particolarmente significative durante questo attacco furono le azioni dei Battaglioni alpini Vestone, Verona, Valchiese e Tirano.

Malgrado lo sbando che le truppe dell’Asse (Italiani, Tedeschi ed Ungheresi) avrebbero dovuto avere in ritirata, gli italiani riuscirono a sostenere l’attacco contro un nemico maggiormente dotato di armi pesanti ed artiglieria.

Il nemico, appoggiato anche dagli aerei che mitragliavano a bassa quota, opponeva una strenua resistenza. Sul campanile della chiesa del villaggio c’era una mitragliatrice che faceva strage di alpini.

La neve era tinta di rosso: su di essa giacevano senza vita migliaia di alpini e moltissimi feriti.

Nonostante lo slancio italiano, la resistenza sovietica ancora attivissima e l’esito della battaglia era non del tutto scontato.

La situazione si faceva sempre più tragica: la battaglia si protrasse per tutto il giorno e, mentre il sole incominciava a scendere sull’orizzonte, sembrò piegare a favore dei Sovietici.

Nell’impossibilità di rompere l’accerchiamento, il Generale Luigi Reverberi, comandante della Divisione Tridentina, saliva su un semovente tedesco ed, incurante della violenta reazione nemica, al grido di “Tridentina, avanti!” trascinava i suoi uomini all’assalto.

Il grido passò di reparto in reparto: i combattenti si lanciarono come una valanga all’attacco travolgendo la linea di resistenza dei Russi che dovettero ripiegare abbandonando sul terreno i loro caduti, le armi ed i materiali.

Il prezzo pagato dagli alpini fu enorme: dopo la battaglia rimasero sul terreno migliaia di caduti che diedero un esempio di coraggio, di spirito di sacrificio e di alto senso del dovere.

Sarebbe arrivata la notte con temperature di 30-35 gradi sotto lo zero, ma per questa volta i vivi non avrebbero dovuto combattere contro l’assideramento.