Chi è più credibile ?

Tempo di elezioni, tempo di proclami e promesse.
Chi credete che possa meglio mantenere la promessa di abbassare le tasse ?
Berlusconi lo ha già fatto (2002 e 2005), mentre la sinistra ha saputo solo aumentarle.
Chi credete che possa eliminare l’imu sulla prima casa ?
Berlusconi lo ha già fatto, Monti l’ha reintrodotta e Bersani la considera una patrimoniale da rendere “progressiva”.
Chi credete che possa ridurre le aliquote fiscali ?
Berlusconi lo ha già fatto (2005) , mentre la sinistra con Prodi le ha aumentate provocando un maggior prelievo dai nostri redditi e risparmi.
Chi credete che possa difendere meglio gli interessi italiani nel mondo ?
Berlusconi lo ha già fatto ostacolando il disegno egemonico di francesi e tedeschi, Monti e Bersani sono i cavalli sui quali puntano tedeschi e francesi.
Chi credete che possa meglio difendere l’italianità dei costumi, delle tradizioni, della storia ?
Berlusconi lo ha già fatto con la legge Bossi-Fini contro l’immigrazione, Bersani vuole invece concedere la cittadinanza e il voto agli immigrati.
Nove anni di governo Berlusconi e dieci anni di governo delle sinistre certificano chi propone credibilmente un progetto di società in cui possiamo specchiarci e chi, invece, promette con l’intento di non mantenere e, anzi, fare il contrario.



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Napolitano, lo smemorato del Colle.

C’era da aspettarselo, dopo le considerazioni giustissime di Berlusconi, che hanno posto l’ accento sul grave errore del Fascismo, e cioè quelle Leggi Razziali, che però non furono applicate, come in passato ho già spiegato, ma che non cancellano le tantissime Riforme compiute da Mussolini che resero l’ Italia più moderna e civile, contribuendo a quell’ Unità VERA che un risorgimento a guida massonica e Cattofoba non aveva prodotto, ecco che oggi arrivano le esternazioni dell’ uomo di Budapest, pronto a stracciarsi le vesti nel nome di un antifascismo a direzione veterocomunista, superato dalla Storia. Dimenticandosi che l’ antisemitismo fu patrimonio comune ai due peggior crimini del XX Secolo, il nazionalsocialismo di Hitler ed il nazionalcomunismo di Stalin. Protettore del PCI di Togliatti.

Non fidatevi di Monti e la sua cricca

cricca-monti

Perché tutto quello che ha fatto al governo e immediatamente prima è stato fatto, da parte sua, esclusivamente per la glorificazione del suo nome, e per quanto riguarda il resto della cricca, per il loro proprio tornaconto

La nuova bomba dei derivati nei Comuni







I  derivati li abbiamo già amaramente sperimentati il 3 gennaio 2012 alla vigilia dell’Epifania con l’insediamento del governo Monti. Tutte le manovre rovinose fatte a pochi mesi del suo insediamento sono finiti lì. Due miliardi e 567 milioni di euro, per l’esattezza, passati dalle casse del Tesoro, direttamente a quelle di Morgan Stanley .  Sotto un complice assordante silenzio mediatico,  il ministero del Tesoro ha “estinto” una posizione in derivati che aveva con una delle grandi investment bank americane. Tra le poche eccezioni a darne notizia, c’è stato l’EspressoOvviamente c’era un problema di immagine per quello che viene comunemente chiamato il “governo dei banchieri”: dare 2,567 miliardi a Morgan Stanley mentre si stangano i pensionati, si scaraventano in terra incognita gli esodati espropriandoli dei loro diritti,  e si stanziano 50 milioni per la social card non suonava affatto bene e avrebbe palesato la crudele sequenza: dalle banche alle banche. Perciò il popolo ignaro ha pagato senza sapere dove finivano i loro soldi. Ma a quanto pare non basta. Perché anche la nostra IMU di 4 miliardi rastrellati nel dicembre scorso sono finiti nella voragine senza fondo dei derivati i cui nomi (Alexandria e Santorini) e la cui astruseria bislacca ho già spiegato nel post precedente

Ma non basta. E qualcuno può chiedersi:  Piovono altre rane? C’è l’invasione delle locuste? Siamo alle dieci piaghe d’Egitto? Sì,è così. 
Ecco cosa scrive il sito  Altri Mondi a cura di Giorgio Dell’Arti:

«I derivati degli enti pubblici italiani sono una bomba ad orologeria innescata in ogni angolo della penisola, pronta ad esplodere in qualsiasi momento e a far danni per almeno sei miliardi». Ettore Livini: «Dal Piemonte alla Puglia, da Firenze ad Orvieto da Copparo – provincia di Ferrara – a Chiaramonte Gulfi in Sicilia, decine di amministratori locali reinventatisi Warren Buffett hanno firmato tra 2000 e 2008 (fino al crac Lehman) complicatissimi derivati, convinti di risparmiare sugli interessi del debito. E i loro elettori e cittadini sono costretti oggi a pagare il pedaggio, salatissimo, della loro disinvoltura».

Quantificare i danni potenziali non è semplice. Livini: «Una fotografia minimalista – ma già impietosa – la fa Banca d’Italia: a settembre 2012, 210 enti locali erano esposti con banche italiane su strumenti di finanza creativa per una cifra superiore agli 11 miliardi su cui è maturata una perdita potenziale di 6,2 miliardi. Non proprio noccioline, specie per enti già strozzati dai tagli. Il problema è che la malattia è molto più estesa. Il Tesoro, considerando anche le operazioni con istituti esteri, aveva censito a fine 2009 18 Regioni, 42 Provincie e 603 Comuni soffocate da swap e options per un valore di 35,7 miliardi».


Secondo l’Anci i Comuni con derivati sono circa 800. Livini: «Una “minaccia per la sicurezza nazionale” finita sotto la lente dei nostri 007 con un’informativa ad hoc redatta dall’Agenzia di informazione e sicurezza interna (Aisi) e che ci è costata secondo Eurostat tra 2007 e 2010 ben 4 miliardi di interessi in più sul nostro debito pubblico». È possibile disinnescare questa bomba ad orologeria? La via giudiziaria ha dato risultati alterni: «Orvieto ha fatto causa a Bnl, il Piemonte ha chiesto 168 milioni di danni a Merrill Lynch (con cui ha appena transato) Intesa e Dexia per uno swap su cui rischia di perdere 500 milioni, Acqui Terme ha trascinato in tribunale Unicredit».
Decine di enti locali hanno provato a dribblare le banche appellandosi all’“autotutela”. Livini: «Sospendendo cioè i pagamenti degli interessi per contestare i costi occulti di swap e option nascosti – sostengono – a chi li ha firmati. Peccato che dopo qualche successo le loro speranze si siano arenate su una recente sentenza del Consiglio di Stato corroborata da una consulenza di Bankitalia: non basta questa scusa per sospendere i pagamenti. La strada di maggior successo, almeno fino ad oggi è stata così quella delle transazioni. Palazzo Marino ha fatto da rompighiaccio salvando così il bilancio 2012 di Milano. La Puglia ha chiuso con Merrill Lynch una spinosissima e delicata questione di derivati da 200 milioni».
A 7 anni dal bond trentennale da 1,6 miliardi di euro emesso dall’allora giunta del sindaco di Milano Gabriele Albertini per “ristrutturare” al 2035 i debiti con 4 banche estere, mercoledì il giudice Oscar Magi ha condannato (primo grado) le tedesche Deutsche e Depfa Bank, l’americana Jp Morgan e la svizzera Ubs a un anno senza poter fare affari con la Pubblica Amministrazione, 89 milioni di confisca del profitto lucrato nel 2005 ai danni del Comune, 1 milione a testa di sanzione pecuniaria, 50.000 euro di risarcimento ai consumatori dell’Adusbef. Nove banchieri sono stati condannati per truffa a pene fra i 6 e gli 8 mesi.
I contratti derivati con il Comune di Milano, stipulati all’epoca della Giunta Albertini, vennero rinegoziati (complessivamente ben 6 volte) dalla giunta Moratti, senza una completa informazione sul rischio che le pubbliche amministrazioni si sarebbero accollate, come invece prevede con chiarezza la normativa internazionale in materia, regolata dall’ordinamento inglese disciplinato dal Financial Services and Markets Act del 2000, aggiornato e recepito in Italia con la legge 448 del 2001. Paolo Colonnello: «Vi fu in realtà un conflitto d’interessi da parte degli istituti di credito che vendettero il prodotto derivato fungendo al tempo stesso da “advisor” del Comune».
Quella di mercoledì «è una sentenza molto importante perché finalmente dimostra che le banche hanno raggirato i sindaci. E perché afferma due diritti irrinunciabili: trasparenza e rispetto delle utenze deboli», spiega Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente Anci. Ma perché gli enti locali fecero  ricorso ai derivati? «Gli interessi concessi dalla Cassa depositi e prestiti per rinegoziare i mutui erano all’8%, mentre le banche offrivano il 2. Molti Comuni decisero di passare al tasso variabile, ma la legge impone un’assicurazione sui rischi perché un sindaco non può fare i bilanci su valori incerti. E dunque scelsero i derivati per coprirsi dalla fluttuazioni del tasso». Non sapevano che era rischioso? «Non ne capirono le implicazioni perché le banche non le spiegarono. L’errore fu anche un altro. Non aver predisposto un regolamento, a livello di ministero dell’Economia, che obbligasse le banche a indicare i rischi, a informare in modo completo». 
Il pm Alfredo Robledo ha parlato di «situazione preoccupante» perché nei Comuni manca la figura di un esperto in finanze. Delrio: «Ma come fa un Comune di 4 mila abitanti ad avere un esperto per ogni cosa? I Comuni devono cercare di restare dentro le loro competenze. D’altro canto, chi offre prodotti strutturati deve informare con chiarezza. Lo stesso vale per le assicurazioni che noi sindaci sottoscriviamo un po’ per tutto: alberi che cadono, buche nelle strade. L’ho detto a Bondi: anziché accanirsi sulle biro o sulle siringhe, poteva pensare a centralizzare questi contratti complessi. Uno solo a livello statale». 
Secondo le accuse,  a Milano le banche elusero la regola che prevedeva condizioni di parità con il comune nel valore delle prestazioni. Colonnello: «Alla stipula dei contratti, doveva essere pari a zero, mentre invece la struttura dei contratti determinava già in partenza un guadagno per le banche di circa 53 milioni di euro, lievitati poi fino a 100. Il pm Robledo, nella sua requisitoria, aveva parlato di “ripetuti raggiri” a danno del Comune, sostenendo che le banche, nel ruolo simultaneo di controparti e consulenti, avessero consapevolmente fatto intravvedere a Palazzo Marino un’inesistente convenienza economica. “Le perizie – aveva spiegato Robledo – hanno dimostrato che in partenza non vi era alcuna convenienza per il Comune, si trattò di un’aggressione alla comunità”». 
«L’Italia è stata terra di scorribande, è una sentenza storica» ha detto mercoledì Robledo, preceduto in novembre solo da una class action in Australia di 13 Comuni contro la banca olandese Abn Amro e l’agenzia Standard and Poor’s. «È una questione di vigilanza: in Inghilterra, dove hanno sede le banche incriminate, i contratti sui derivati non si fanno con gli enti pubblici, in Europa invece non hanno avuto limiti».  Colonnello: «Ovunque nel mondo venisse riconosciuto che le banche hanno nascosto i veri guadagni generati con la stipula dei contratti derivati e non hanno trattato gli enti pubblici con la dovuta trasparenza e protezioni del sistema, potrebbero scaturire cause e richieste risarcitorie miliardarie. Non a caso, mercoledì pomeriggio, a seguire la sentenza in aula erano presenti le più importanti testate giornalistiche economiche del mondo» (dal sito Altri Mondi).

Ma non basta. Intanto, ai Comuni che già sono in sofferenza per mancanza di trasferimenti di uno stato in via di dismissione, che si dibattono in truffe di titoli spazzatura, non resta che acchiappare i polli cittadini, spennarli e scuoiarli a dovere con un’altra rapina…municipale: la patrimoniale sui rifiuti detta TARES. Ovvero di spazzatura in spazzatura.

Il Pensiero Verde 2013-01-28 22:14:00

BORGHEZIO : EPPURE IO DENUNCIAVO GIA’ NEL 2008…

“In data 10.01.2008, inviavo alla Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Siena l’esposto (già pubblicato su questo sito) con cui
denunciavo lo scandalo dell’acquisto della Banca Antonveneta da parte
di MPS e chiedevo alla competente Autorità giudiziaria aprirsi
un’indagine al riguardo, fornendo già alcuni elementi.
Nessuno – ovviamente, a parte la Lega Nord nella persona del suo
esponente locale Francesco Giusti – mi ha sostenuto, nemmeno i più
importanti organi di informazione, soliti ospitare paginate di pubblicità
bancaria…
Ma il tempo è galantuomo e oggi il mio esposto, grazie al web, è uno dei
documenti più letti in circolazione. Alla faccia di chi mi ha sempre
censurato e continua a censurarmi.”

http://padaniaeliberta.wordpress.com/2013/01/28/borghezio-eppure-io-denunciavo-gia-nel-2008-2/

Punti di vista su Mps

MPS: un caso di crisi finanziaria sistemica di Mario Lettieri e Paolo Raimondi
Lo scandalo dei derivati del Monte dei Paschi di Siena è più grave di quanto lo si stia dipingendo. Però vediamo di non trasformarlo nella solita bega provinciale a metà strada tra la politica e i giochi elettorali. Si tratta, invece, della nota questione, profonda e sistemica, della finanza globale e delle sue crisi mai affrontate. I responsabili dello scandalo e della truffa, se la magistratura li individuerà e ne accerterà le violazioni del codice penale, meritano la galera ed il sequestro dei beni. I controllori, che non hanno saputo controllare, a cominciare dalla Banca d’Italia, devono comunque spiegare il loro operato e trarne eventualmente le necessarie conclusioni. A noi preme anche sottolineare e mostrare gli aspetti sistemici ed internazionali che stanno all’origine della crisi e, anche in questo caso, a monte e a valle della frode. E’ sorprendente l’indignazione di fronte a questo scandalo. Come se ogni frode sia scollegata dalle tante altre e abbia una semplice valenza locale. Non tutti sanno che tra gli azionisti di Mps c’è anche la banca americana JP Morgan Chase. Essa è la prima al mondo per operazioni in derivati finanziari. L’ultimo rapporto dell’Office of the Comptroller of the Currency (Occ) negli Usa indica che alla fine del terzo trimestre del 2012 essa deteneva derivati over the counter (otc) per un valore nozionale di ben 71 trilioni di dollari! Come è noto gli otc sono contrattati nell’assoluta opacità, al di fuori dei mercati ufficiali e tenuti fuori bilancio. Anche la frode Mps ne è la prova provata. Vi era, infatti, un contratto tenuto segreto in cassaforte e mai riportato sui libri contabili.
Questi casi esplodono quando bisogna coprire le perdite di qualcosa che ufficialmente “non esiste” o non dovrebbe esistere. La JP Morgan quindi controlla quasi un terzo di tutti i derivati attivati dalle banche americane, che sono 227 trilioni di dollari. Detiene inoltre un nono di tutte gli otc mondiali che, secondo l’ultima stima della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, ammontano a 639 trilioni di dollari! Con una presenza attiva della succitata banca americana, non è sorprendente che anche Mps si sia immersa nella palude dei più rischiosi derivati finanziari. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare! Dai risultati delle indagini finora emersi apprendiamo che Mps, per coprire le rilevanti perdite derivanti da operazioni in derivati, noti come “Alexandria”, fatte tra l’altro con la Dresdner Bank tedesca, nel luglio 2009 aveva sottoscritto un altro cosiddetto “veicolo strutturato” in derivati: ancora più rischioso e segreto, con la finanziaria giapponese Nomura. Con tale operazione apparentemente sparivano le perdite ma Mps si impegnava a sostenere i costi del nuovo derivato finanziario per almeno trenta anni. Dopo il fallimento della Lehman Brothers nell’autunno del 2008, la Nomura è diventata la più aggressiva finanziaria impegnata nei più esotici e rischiosi derivati. Nel 2009, infatti, essa ha rilevato tutte le strutture europee e asiatiche della Lehman, “arruolando” anche i suoi massimi manager e circa 8.500 operatori finanziari. Non è un caso che la Nomura sia coinvolta in moltissime operazioni finanziarie internazionali ad alto rischio. Molte delle quali anche in Italia.
Un altro “veicolo” speculativo in derivati finanziari, emerso dalle indagini, è il “Santorini”, stipulato da Mps con la Deutsche Bank, la quale nell’ultimo periodo è nell’occhio del ciclone per tantissime indagini per truffa da parte delle autorità tedesche. Un certo sconcerto suscita il “regalo” di 4 miliardi di euro fatto al pericolante Banco Santander spagnolo nell’acquisizione di Antonveneta. Come si può notare molte di queste operazioni sono state fatte dopo l’esplosione della crisi del 2007-8. Gli attori, come da noi ripetutamente evidenziato, hanno continuato a muoversi con la stessa spregiudicatezza e irresponsabilità. Essi contavano e ancora contano su due cose: essere troppo grandi e sistemici per poter essere lasciati fallire, e sulle politiche conseguenti di salvataggio bancario da parte dei governi. E’ un gioco mortale per le economie e per i paesi coinvolti. Deve finire. Riteniamo che il caso Mps debba diventare per l’Italia e per l’Europa l’occasione per costringere anche gli Usa, il Giappone e gli altri paesi del G20 a ripulire la finanza dai titoli tossici. Altrimenti si rischiano nuove “bombe finanziarie” con ulteriori devastazioni delle economie e con la frustrazione di ogni speranza di ripresa. Anche in Italia.

Tutto e il suo contrario…

Solo un paio di mesi fa, ci diceva che ridurre le tasse sarebbe stato da irresponsabili. Pochi giorni fa, ci diceva che i partiti fanno promesse (in campagna elettorale) anche se non sono certi di poterle mantenere. Oggi, cambia tutto. Il bocconiano ci dice che può fare molto più dei partiti… E per la nuova (probabile manovra fiscale), ci dice che tutto dipende dal voto…
È arrivato il momento delle promesse che non verranno mai mantenute. In piena campagna elettorale, dopo tredici mesi di stangate fiscali e misure lacrime e sangue, il premier uscente Mario Monti rassicura gli italiani impegnandosi ad abbassare l’Irpef e l’Irap, a partire dal 2014, e ad aumentare le detrazioni per l’Imu sulla prima casa, già a partire da quest’anno. Insomma, dopo che Rete Imprese ha denunciato un innnalzamento record della pressione fiscale che, nel giro di un anno, è schizzato oltre il 56%, il Professore è tornato sui propri passi e ha annunciato alcuni punti del piano di riduzione fiscale. Dagli studi di Omnibus su la7, il Professore ha fatto sapere che la coalizione di centro presenterà, al più presto, un piano per ridurre il gettito di Imu, Irap e Irpef. “Non voglio fare promesse – ha assicurato – ma prendere impegni seri”. Nel dettaglio monti ha spiegato che, per quanto riguarda l’imposta sulla prima casa, è possibile prevedere detrazioni da 200 a 400 euro e detrazioni per figli a carico fino a 800 euro. “Il costo stimato è due miliardi e mezzo – ha detto il leader di Scelta Civica – la copertura viene dal contenimento della spesa corrente primaria pari a circa 3 miliardi”. Per quanto riguarda Irap, invece, il programma di Monti prevede “una riduzione favorevole al lavoro dal 2014” con “l’eliminazione del monte salari dalla base imponibile dell’Irap”. “Il totale – ha spiegato il premier dimissionario – sarà pari al dimezzamento dell’attuale carico fiscale sul settore privato, circa 11,5 miliardi di imposta in meno in cinque anni sulle imprese”. Infine, per quanto riguarda il capitolo Irpef, Monti ha promesso una revisione a partire dall’anno prossimo: “Vogliamo ridurrre il peso dell’imposta a partire dai redditi medio bassi attraverso l’aumento delle detrazioni per i carichi familiari e la riduzione delle aliquote a partire da quelle più basse, complessivamente nella legisla ridurremo il gettito Irpef di 15,5 miliardi”.
È una versione “nuova” quella del Professore in campagna elettorale. Solo un mese fa osteggiava la proposta, lanciata da Silvio Berlusconi, di eliminare l’imposta sulla prima casa: “Se si farà senza altre grandissime operazioni di politica economica, chi verrà al governo un anno dopo dovra mettere l’Imu doppia”. Adesso sembra aver cambiato completamente idea. Dopo tredici mesi di austerity e politiche fortemente recessive, il premier punta tutto sulla riduzione della pressione fiscale e sulle riforme che non è riuscito a mettere in campo quando poteva godere il pieno appoggio di Pdl, Pd e Terzo Polo. Adesso dice di voler “lavorare per scomporre i poli” mettendo insieme forze trasversali per riuscire a rifomare il Paese. Pietro Ichino prima sedeva nei banchi del Pd, Giuliano Cazzola nei banchi del Pdl: ora siederanno tra i centristi. “L’Italia ha bisogno di coppie di riforme: c’è bisogno di andare avanti nel mercato del lavoro e nella giustizia – ha continuato – sulle prime il Pdl sarebbe stato disponibile, sulla seconda il Pd sarebbe stato disponibile”. E Monti dice di voler lavorare proprio per “superare queste gabbie”. Da qui l’idea di formare una grande coalizione che metta insieme più partiti e che, ovviamente, sostenga la corsa del Professore a Palazzo Chigi. In realtà, quelle di Monti sono solo promesse da campagna elettorale. Promesse sapientemente condite con le minacce. Velatamente il premier usa la scure dalla manovra economica per mettere paura agli italiani: “Escludo una manovra correttiva dei conti, ma non escludo niente in certi casi di esito del voto”. Un “messaggio minaccioso” che non è affatto piaciuto al leader della Cgil Susanna Camusso che ha invitato il Professore a chiarire sullo stato dei conti pubblici.
Monti torna a parlare a Viterbo, presentando i candidati della sua lista: “I partiti sono molto legati ad apparati ed interessi costituiti. Non hanno quel freschezza che noi abbiamo perchè arriviamo sgombri da attività pluridecennali”. E insiste sui conti pubblici e l’economia: “Il precipizio è ancora lì ma abbiamo invertito la marcia. L’emergenza finanziaria” è superata “con l’appoggio dei partiti, che sono stati presi anche loro dalla paura, e con l’appoggio dei milioni di italiani che hanno dimostrato maggiore responsabilità dei greci, ai portoghesi. Quel rischio, posso dirlo, è passato”.

Io salvo conti, mica cristiani

monti-robot

Io salvo conti, mica cristiani – Una delle frasi più ricorrenti di Monti è: “L’Italia non può fallire!” in genere seguita da un ringraziamento ai cittadini che “hanno accettato pesanti sacrifici”.

Berlusconi ha ragione

Le leggi razziali sono state l’aspetto peggiore di un regime che per altri aspetti ha realizzato cose buone“.
Più o meno queste le parole di Berlusconi.
Dopo settanta anni la resistenzialite ha ancora avuto il sopravvento con una canea di accuse al Leader del Centro Destra, con l’intento di negare la realtà storica.
Le prime leggi sul lavoro;
assicurazione infortuni sul lavoro;
sulla tutela della maternità;
industrializzazione dell’Italia;
la conquista dell’Impero che ha portato l’Italia alla pari delle altre grandi Nazioni europee;
l’accordo con il Vaticano che ha posto fine allo scontro Chiesa/Stato;
la bonifica delle paludi;
l’efficientamento della pubblica amministrazione (mai tale prima e dopo).
Sono solo alcune, una rapida lista, delle realizzazioni che mi vengono in mente alle sei di mattina.
In quasi ventidue anni di governo, per forza ci sono state delle cose buone, perchè altrimenti dovremmo dire che i nostri nonni, entusiasti sostenitori del Ventennio, erano tutti dei babbei (o peggio).
E in quasi ventidue anni di governo ci sono state delle cose negative, degli errori.
Il peggiore dei quali, per me, fu l’alleanza con la Germania, eternamente a noi ostile (come abbiamo visto anche di questi tempi).
Finchè non riusciremo a guardare alla Storia con il distacco che si deve avere per il passato, per vicende chiuse, con obiettività, non potremo mai andare avanti e, soprattutto, non saremo mai UNA Nazione, UN Popolo.





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