MPS indagine esplosiva

I magistrati che indagano sulle vicende del Monte dei Paschi di Siena hanno bloccato ogni notizia, ogni indiscrezione con la scusa che si tratta di una indagine potenzialmente esplosiva.
Questo vuol dire che, quando lo si vuole, si possono mantenere riservate (come sarebbe giusto) le indagini senza essere così incontinenti da far filtrare tutto … quando riguarda Berlusconi e il Centro Destra.
Ex contrario quando le vicende riguardano, sfiorano o solo ipotizzano il coinvolgimento diretto o indiretto della sinistra, tutto si blocca e, anzi, quando qualcosa emerge (veggasi la notizia sulla telefonata di Fassino a Consorte “abbiamo una banca” … sempre banche, sempre soldi, l’ossessione dei comunisti) ad andare sotto processo è il quotidiano che ne ha dato notizia.
Così sull’MPS brancoliamo nel buio (fino al voto ?) perche l’indagine è potenzialmente esplosiva.
Ma che esploda !
Dell’Italia di Napolitano, Monti e Bersani non mi viene in mente nulla che meriti di essere conservato, meglio che tutto esploda e bruci in un fuoco rigeneratore.





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Il Pensiero Verde 2013-01-30 02:10:00

BORGHEZIO : SUI FONDI COMUNITARI AI MAFIOSI, IL COMMISSARIO UE CHIEDE AL GOVERNO ITALIANO DI APRIRE UN’INCHIESTA.

“Nella sua risposta odierna alla mia interrogazione sui “Fondi europei alle famiglie mafiose” il Commissario Europeo all’agricoltura Dacian Ciolos, oltre ad assicurare che su tali operazioni è in corso un’indagine dell’Olaf, mi comunica testualmente che “in ogni caso la Commissione darà seguito alla questione sollevata dall’onorevole parlamentare con le autorità italiane competenti”.
“Era ora, che qualcuno, da Bruxelles, richiamasse l’Italia ad aprire gli occhi sul vergognoso utilizzo criminale, addirittura da parte delle più note famiglie mefiose, dei fondi europei.
Oltre al caso, già di per sè eclatante, di Gaetano Riina fratello di Totò Riina, ho ulteriormente segnalato con altra interrogazione anche il caso, altrettanto grave dei 230mila euro ‘per promuovere lo sviluppo di iniziative di impresa nell’agricoltura e nell’allevamento’ (tramite Agea), su terreni per altro già non più nella disponibilità dello stesso, perchè confiscati al padre fin dal 1997, al figlio di un boss di Belmonte Mezzagno (PA). Il ‘dominus’ di questa operazione, Benedetto Spera, è nientemeno che un uomo di fiducia di Bernardo Provenzano…
Come può essere possibile che simili favori alle famiglie mafiose siano potuti avvenire senza presupporre un vergognoso connubio mafia-politica e, molto probabilmente, burocrazia?”.
http://padaniaeliberta.wordpress.com/

Il Pensiero Verde 2013-01-30 02:00:00

BORGHEZIO – INCREDIBILE, MA VERO : DUE INCARICHI E DUE STIPENDI PER LA PORTAVOCE DI MARIO MONTI.

Con un’interrogazione alla Commissione Europea, l’On. Borghezio solleva il caso “dell’alto funzionario europeo Elisabetta Olivi che continua a percepire integralmente l’intero stipendio comunitario, pur avendo assunto da tempo – come chiaramente risulta dal sito della Presidenza del Consiglio italiano  – il ruolo di portavoce del Premier Prof. Mario Monti”.
L’On. Borghezio chiede quindi alla Commissione se “si intende esaminare l’eventuale incompatibilità sia fra i due incarichi, sia sul contemporaneo mantenimento dei due relativi stipendi”.
 “Sono proprio curioso di vedere quale esempio di intelligente ironia saprà darci Mario Monti per giustificare questa incredibile ‘gaffe’…”
http://padaniaeliberta.wordpress.com/

Alfredo Protti e il Novecento sensuale

Figura fin troppo negletta nella memoria recente della nostra pittura,

Alfredo Protti (Bologna, 1882-1949) inizia nella sua città, all’Accademia delle Belle Arti, come allievo di Domenico Ferri, e compagno dei pittori Cesarini e Valeri.
L’artista dichiarerà in seguito di esser divenuto pittore di fama, all’epoca, grazie al lavoro intenso presso le gallerie italiane ed estere, e non tanto

Nessuno si dimette e nessuno va in galera… coi soldi pubblici

Come previsto, il ministro dell’Economia uscente, Vittorio Grilli, afferma che “i 3,9 miliardi di Monti bond liberati dal governo per il Monte dei Paschi non si configurano come un salvataggio. La banca è solida, tanto che è indispensabile non insinuare dubbi sulla solidità del sistema bancario italiano”, ha spiegato nel corso della relazione alle Commissioni finanze di Camera e Senato a seguito dello scandalo derivati esploso a Siena e che fa tremare la sinistra. Grilli ha ribadito che “Mps ha una situazione patrimoniale complessiva solida, e le tensioni che lo hanno riguardato non producono effetti sul sistema bancario nel suo complesso”. Dopo aver smentito l’ipotesi del salvataggio – anche se il Monte, come spieghiamo, di fatto verrà nazionalizzato e a pagare saranno i contribuenti italiani – arriva anche il conentino: “Bankitalia, in seguito alle ispezioni del 2011 e al termine dell’indagine conclusa il 9 marzo del 2012, ha rilevato pesanti carenze nella gestione della liquidità e ha disposto sanzioni ai manager”, ha spiegato Grilli, che ha aggiunto che “il provvedimento è in fase conclusiva”.
Nazionalizzazione di fatto – La verità, però, è che Mps sarà sottoposta a una “nazionalizzazione di risulta”, una formula coniata dal premier Mario Monti. Lo Stato, di fatto, entrerà nel capitale del Montepaschi utilizzando i Monti-bond. Ovvio, nessuno lo dichiara pubblicamente, men che meno Grilli nel corso dell’audizione. Ma è sufficiente dare un’occhiata ai fatti e alle cifre per comprendere come il destino di Mps è già scritto: finirà in mano pubblica in via provvisoria in attesa di completare il risanamento con la garanzia del Tesoro. Nel frattempo l’istituto dovrà cercare un grande azionista privato disposto ad acquisirlo. Che succede? Succede che i 3,9 miliardi di prestito obbligazionario che la banca conferirà al Tesoro in cambio di denaro cash, serviranno a riallinare gli indicatori della banca ai livelli richiesti da Eba e Basilea III. Grazie all’iniezione di liquidità, il Coer Tier 1 dell’istituto salirà a 9, che in termini pratici pone la banca in sicurezza dal punto di vista patrimoniale. E dunque, spiega il Tesoro, “il commissariamento non è un’ipotesi presa in considerazione”. Vincenzo Visco, numero uno di Bankitalia, ha spiegato che i 3,9 miliardi di Monti-bond “al momento sono sufficienti”.
Il prestito – Ed è proprio dietro a questo “al momento” che si nasconde il segreto di Pulcinella, quello della nazionalizzazione. Il prestito di Stato è sufficiente a ripianare il deficit patrimoniale di Mps, ma con tutta probabilità non servirà, nei prossimi mesi, a garantire l’operatività della banca (una situazione ben chiara sia a Palazzo Koch sia alla Consob). Dunque, in assenza di nuovi ingressi nel capitale, risulta pressoché impossibile che il banco sense possa generare i profitti promessi con cui remunerare il prestito del Tesoro con un interesse al 9 per cento. Ed è a questo punto che si concretizzerà la “nazionalizzazione di risulta”. Lo scenario più plausibile, infatti, prevede la conversione dei bond in mano al Tesoro in azioni della banca (alias “nazionalizzazione di risulta”, di cui hanno parlato anche lo stesso Grilli e Mario Draghi in un incontro riservato a Milano, avvenuto domenica mattina). I Monti-bond introdotti dal governo tecnico si configurano come un prestito temporaneo dello Stato alla banca. Peccato però che nel caso – probabile – che il Monte dei Paschi di Siena non riesca a restituire nei termini il prestito, la banca verrà nazionalizzata in via provvisoria in attesa di essere ricollocata sul mercato.
E Profumo conferma… – E la conferma al fatto che si proceda verso la nazionalizzazione arriva da Alessandro Profumo, presidente di Mps. In un’intervista concessa a Giovanni Floris, in onda su Ballarò di martedì 29 gennaio, il presidente del banco senese spiega che “potenzialmente la nazionalizzazione è possibile. Dopodichè sottolineo potenzialmente, perché abbiamo fatto un piano industriale con il nuovo Consiglio di amministrazione e il nuovo management, che dovrebbe consentirci di restituire questo finanziamento, questo supporto pubblico che stiamo ricevendo oggi. Uso il condizionale – ha concluso Profumo – perché c’è tantissimo lavoro da fare e questo è quello che noi ci siamo impegnati a fare”.
In audizione – Grilli, nel corso dell’audizione di fronte alle Commissioni, ha ribadito più volte che i 3,9 miliardi di titoli sosttoscritti dal Tesoro “non si configurano come un salvataggio di una banca insolvente, ma come rafforzamento del capitale”. Una mezza bugia, dunque. Secondo il titolare di via XX Settembre uscente, l’aiuto finanziario “non è a favore dei manager o degli azionisti, ma dei risparmiatori della banca”. Grilli ha specificato che si tratta di “un prestito a un tasso del 9%, e non a fondo perduto”. Per la banca, una volta che il prestito verrà richiesto ufficialmente, “ci saranno condizioni pesanti e con onerosità crescente per incentivare il rimborso nel più breve tempo possibile” che includono anche “limiti alle strategie commerciali e acquisizione partecipazioni”. Vengono inoltre previsti “divieti di distribuire dividenti, e vincoli alle remunerazioni”.

Rettiliani vermiformi

Ah, che bello. E’ arrivata la cavalleria in aiuto al signor monti… è partita la campagna mediatica della dittatura Ue contro Berlusconi! Una domanda, tal Olli Rehn, chi mai lo ha eletto?
MILANO – L’Italia come paradigma dell’effetto “fiducia” sui mercati. E ancora l’Italia come caso di scuola per uscire dalla crisi: dal governo Berlusconi che “bloccò la crescita” all’esecutivo Monti capace di “stabilizzare la situazione”. L’analisi arriva dal commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn intervenuto al Parlamento Ue rievocando le crisi finanziaria e politica di fine 2011 dell’Italia ed evidenziando gli obiettivi di Bruxelles per il 2013.
Berlusconi. “L’Italia aveva preso impegni di consolidamento di bilancio nell’estate 2011 per facilitare l’intervento Bce nel mercato secondario per acquistare titoli di Stato: quando il governo Berlusconi decise di non rispettare più gli impegni assunti il costo del finanziamento per lo Stato è aumentato soffocando la crescita dell’Italia, poi con la formazione del governo monti la situazione si è stabilizzata. Questo è un chiaro esempio di fattore fiducia” che ha prodotto dei risultati positivi in termini di premio sul rischio.
La repliche di Alfano e Brunetta. “E’ inaccettabile che Olli Rehn, vicepresidente di un’istituzione indipendente quale la commissione europea, intervenga nella campagna elettorale di uno stato membro, peraltro con affermazioni false, tecnicamente sbagliate e facilmente smentibili”, ha sostenuto il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano, in una nota. “Una così chiara interferenza – sottolinea – mette a repentaglio l’immagine della commissione europea”. E l’ex ministro Renato Brunetta rincara la dose: “Chiediamo una commissione di inchiesta del Parlamento europeo sulle affermazioni odierne del commissario Rehn, destituite di ogni fondamento e gravemente diffamatorie dell’Italia e del governo Berlusconi”. E aggiunge: “Mente sapendo di mentire, si dovrebbe dimettere”.
La crisi. “Quest’anno – ha poi continuato Rehn – sarà un test essenziale per la credibilità” dell’Ue e dell’Eurozona. Un anno fa “c’era seria preoccupazione per l’Italia e la Spagna” e “profonda incertezza sulla Grecia”, mentre le “Cassandre predicevano la fine dell’eurozona”. Oggi la situazione è cambiata ma “nonostante alcuni progressi ci sono ancora sfide” e per questo servono “riforme equilibrate e ambiziose” del mercato del lavoro che “rimuovano gli ostacoli all’occupazione” favorendo anche i “contratti a durata indeterminata” e la “contrattazione collettiva” per il reinserimento dei lavoratori.
Le priorità. Per il commissiario Ue, i prossimi programmi di riforma nazionali devono essere il “mantenimento del ritmo delle riforme economiche” e il “proseguimento del consolidamento fiscale” a cui “non c’è alternativa”, in quanto un debito al 90-100% del Pil è un “serio ostacolo” alla crescita. Uno dei cardini delle riforme per il 2013 dovrà quindi essere il “ripristino della competitività dell’industria europea sia manifatturiera che dei servizi”. Il Commissario Ue ha ricordato che tra il 2000 e il 2011 sono stati persi 2,5 milioni di posti di lavoro nel manifatturiero tra Francia, Germania, Italia e Spagna. In Francia e Spagna sono stati bruciati 750mila posti, in Italia 370mila e in Germania 570mila.
Riforme. Per proseguire con il “riequilibrio dell’economia europea” che è ora “in corso”, ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici “dobbiamo mantenere il ritmo delle riforme economiche”. Allo stesso tempo “dobbiamo proseguire con il consolidamento fiscale: un debito al 90-100% del Pil ha un serio e negativo impatto sulla crescita”, ha continuato Rehn, sottolineando che “negli ultimi 4 anni in Europa il debito è salito dal 77% a circa il 90% per quest’anno e il prossimo”. Questo “peso sulla crescita” implica che “non c’è alternativa a un consolidamento intelligente differenziato anche Paese per Paese a seconda dello spazio di manovra fiscale”. Per realizzare le riforme, Rehn ha ricordato l’idea proposta dal rapporto sul futuro dell’Unione economica e monetaria di un “meccanismo di solidarietà” per aiutare e incentivare i paesi a sostenerne i costi insieme agli “impegni vincolanti”.
Unione bancaria. Inoltre, per Rehn bisogna “completare il lavoro sulla supervisione unica bancaria, con un meccanismo di risoluzione” delle banche dell’Eurozona. “Le finanze pubbliche in Europa stanno migliorando” ma per il commissario finlandese “dobbiamo convincere i mercati sulle prospettive a lungo termine dell’euro”. In questo senso per Rehn è fondamentale “l’iniziativa della Commissione per una ‘vera’ Unione economica e monetaria” e che prevede “nel breve termine proposte concrete sull’Unione Bancaria e sviluppo di un meccanismo decisionale europeo”.