Tasse e fisco stuprano la dignità umana delle persone

Dal primo gennaio siamo soggetti ad un
redditometro” studiato appositamente per offendere la nostra
dignità e libertà individuale
.
La stampa., asservita alla Spectre
finanziaria internazionale
, invece di sparare bordate ad alzo zero
contro gli inventori e gli esecutori di una simile porcheria, si è
limitata a “sobri” borbottii.
La portata demenziale e, nello stesso
tempo, oppressiva del redditometro
è chiara nel lungo elenco di
controlli che il fisco potrà eseguire per rapinare meglio i
cittadini.
Nulla esce dal controllo: case,
automobili, collaboratrici domestiche, ristrutturazioni, operazioni
sui conti e sui titoli, persino quell’altra ignobile invenzione che
è la DIA diventa un motivo di controllo.
Grazie a Monti siamo arrivati ad un
sistema asfissiante di controllo sui cittadini che neppure Orwell nel
suo 1984 aveva immaginato.
Quel che è più grave, oltre al
silenzio della stampa, è che le attività del fisco saranno di
carattere esclusivamente repressivo
, con una inversione dell’onere
della prova
che è la negazione della nostra stessa civiltà
giuridica
.
Saranno i cittadini a dover dimostrare
come e perché hanno potuto legittimamente sostenere una determinata
spesa
o un determinato tenore di vita e non il fisco a dover PROVARE
che quei cittadini abbiano violato le (peraltro infami) leggi fiscali
italiane.
Di più.
Gli accertamenti saranno retroattivi al
2009
, quindi a molti di noi sarà richiesta una prova diabolica,
quasi impossibile da fornire (perché chi ha conservato ricevute o
memoria esatta di determinati acquisti di quattro anni fa ?) da
contrapporre ai facili teoremi degli aguzzini del fisco.
E anche chi potrà dimostrare la
perfetta attinenza alle leggi delle sue azioni, come e da chi verrà
risarcito per il tempo perso
, occupato a scartabellare nelle carte
del proprio archivio personale, a fare anticamera agli uffici delle
entrate dopo essere impazzito per ottenere un appuntamento ed aver
dovuto abbandonare il proprio lavoro e attività professionale
(quindi con una perdita economica ) ?
E chi risarcirà il cittadino che dovrà
mettere a dura prova i propri nervi per non spaccare la faccia al
proprio interlocutore dell’agenzia delle entrate
che, con fare
inquisitorio e arrogante, come capita troppo spesso quando si ha a
che fare con dipendenti pubblici, lo tartassa di domande e si
trincera davanti alla rigida applicazione di norme fatte apposta per
incastrare gli onesti
?
La verità è che vogliono spegnere
ogni libertà individuale
, perché quando il Popolo è costretto a
lottare per la propria sopravvivenza, non ha voglia e tempo per
occuparsi degli intrallazzi di “lor signori” che, per poterli
fare meglio, hanno messo in campo per le prossime elezioni ben due
coalizioni: quella di Monti e quella di Bersani che puntano al
medesimo risultato
.
Monti e Bersani, infatti non propongono
di ridurre le spese per ridurre gli oneri fiscali sulle spalle dei
cittadini, bensì cercano solo il sistema per continuare a spennarci
meglio e di più.
Perché sono degli autentici polli
quelli che voteranno quelle due coalizioni
pensando che andranno a
prendersi i soldi dalle tasche di qualcun altro.
Sia chiaro che quel “qualcun altro”
siamo sempre e solo tutti noi
e che pensare di salvarsi perché,
magari, in una occasione è stato colpito il proprio vicino,
significa solo dare a quei torturatori l’occasione per colpire noi
stessi meglio e con meno resistenza quando verrà il nostro turno.
La ribellione parte da un voto contro
le tasse e contro il fisco
che violentano la dignità umana delle
persone.





Entra ne

L’Agendista Stregone e il suo partito-Lobby

Tempo di Befane, scope e magie, e anche Monti vuol essere della partita. A quanto pare, abbiamo un Partito-Lobby, messo in piedi con le frattaglie di altri partitucoli scoppiati. Diciamo così, un centrino fatto di materiale riciclato.  Ora poi Monti ha preso gusto a cinguettare di “società civile” su twitter sottolineando il tutto con emoticons e contando compiaciuto il numero dei lettori (followers) veri o tarocchi che siano. Deve aver scoperto una sorta di Gerovital internettiano.
L’ “Agendista stregone“, però non è riuscito ancora nel miracolo di salire oltre il 12%. Ma per i miracoli ci si può sempre attrezzare…
Ma che dico  il 12 per cento? Liste separate alla Camera e un loghettino tondo con su scritto Scelta civica con Monti per l’Italia che contiene una strisciolina sottile di tricolore (quasi un’ideuccia astratta e minimalista) e che forse non raggranellerà che un  misero 3%, dato che spacchetta ben tre liste alla Camera, di cui due capeggiate da Fini e Casini.
Ma che importa? Intanto c’è la democrazia, no?  Inoltre  è già stato dimostrato: più si fa il pieno di veri suffragi, di voti veri di uomini in carne ed ossa,  più forte  è l’accusa di “una deriva populista e plebiscitaria”. Puah, questa plebe!
Vuoi mettere invece l’Agenda  Monti-Bilderberg fatta dal fior fior della crème?  Intanto il suo programma di premier ad interim autodimessosi senza aver mai formalizzato le sue dimissioni ad un Parlamento ridotto a ombra di sé stesso,  va avanti con raffiche di aumenti di cui è quasi impossibile tenere il conto (IVA, autostrade, ferrovie, trasporti, biglietti di bus e metrò, canone Tv, tasse per lo smaltimento rifiuti,  ecc. ecc.). Di spioni  perversi e  di deviati Guardoni del Sociale come i vari Serpico-Stasi con a capo gli strapagati Befera,  i quali alla faccia della legalità, si arrogano diritto di spionaggio retroattivo dal 2009. E se avete perso qualche scontrino o ricevuta durante i controlli incrociati, saranno cavoli amari. Non c’è scampo nemmeno per chi si fa una casettuccia all’estero pensando di pagare regolari tasse nel territorio in cui è ubicato il proprio immobile. Hai una casa in Francia e paghi già le tasse alla municipaltà francese? Bene, in tal caso,  il fisco allunga l’artiglio italiota anche lì. Ce lo chiede l’Europa.  Paghi due e porti via uno. Il contrario della pubblicità dei fustini della lavatrice.
Monti o chi per lui (Bersani) dovranno completare l’opera di spoliazione, di saccheggio e di esproprio su larga scala che in un anno non hanno ancora finito di compiere. Mancano all’appello edifici pubblici, case, ville d’epoca, gioielli di famiglia, altre industrie e ogni altro ben di Dio  pubblico e privato che sia,  che solo mettendo in ginocchio la gente, si può razziare.
Per il bene del Paese? Per il Debito Pubblico? Ma va’ là! Per ripianare i debiti dei banchieri amici suoi. Ovviamente per la sua campagna elettorale, i suoi compari di rapine provvederanno a tenere molto basso lo spread, la miglior arma di distruzione di massa finora inventata oltre che un temibile strumento di ricatto. Come ben descritto in questo articolo di Eugenio Orso. Intanto è bene guardare e riguardare questo filmato  sottostante che sintetizza in modo esemplare il nobile scopo dell’ascesa di Monti in politica: finire il lavoro lurido del 2102 per tutto il corso del  2013. Bisogna fermare l’Agendista Stregone e  tutti i suoi esecutori materiali! 
 
 
 

Schopenhauer e l’Islam

Difficile, per mio conto, poter condividere il pensiero di Arthur Schopenhauer, se non altro – quanto meno – per la sua ostentata superiorità, per quell’insopportabile sua convinzione di non poter essere mai dalla parte del torto. Ciò non tanto perché … Continua a leggere

Sospendere il campionato ???

Come si è visto nel mio post precedente, anche Zeman si leva dal coro. Leggo poi che c’è chi vorrebbe dalle prossime partite arrivare alla tolleranza zero, facendo cessare immediatamente il gioco alla prima interperanza di stampo razzista. Può andare bene, però dobbiamo allora arrivare ad estendere il tutto ad ogni manifestazione offensiva e scurrile. Altrimenti, limitare le offese a calciatori negri o zingari scadrebbe nel razzismo antiitaliano.
Dunque, al primo insulto verso un giocatore, bianco, giallo o negro, tre fischi e via, negli spogliatoi. Ma anche l’ arbitro, tiene famiglia ed un cuore: dunque, via negli spogliatoi al primo “arbitro cornuto”. E se insultano gli abitanti di una città, via tutti gli spettatori di quel borgo, per protesta. E così via….
Ed aggiungo che penso che per lo stipendio di Boateng, non solo io, ma anche qualsiasi italiano medio, non dico un povero cassaintegrato od esodato, ma ripeto, italiano medio, sia disposto a sopportare ululati da scimmia e “buhhhh” dagli spalti di uno stadio.


Zeman supporta il Sindaco di Busto Arsizio. E me…

“Sicuramente se il gesto di Boateng lo fa un altro giocatore viene espulso automaticamente.”
Eppoi: “In Italia purtroppo anche nelle partite dove ci sono solo calciatori bianchi ci sono tanti cori, tante offese. Non si può valutare quali offese siano più importanti, io non faccio distinzione“. 

L’importanza di chiamarsi Mario (e la macchina del servilismo)

La prima domanda è quella di Claudia Vago: «Caro senatore Monti, sicuro che quello che hai fatto (e farai) è ridurre gli sprechi?». La risposta: «In soli 13 mesi abbiamo dimostrato quanto si potrà fare nei prossimi cinque anni». Poi la promessa di cambiare la legge elettorale come primo atto di governo se fosse rieletto: «Questa non è degna di un Paese come l’Italia». E mette come priorità «valorizzare il ruolo delle donne. Senza questo, l’Italia non crescerà». Il tutto in 140 caratteri. Il premier e gli utenti. Mario Monti e Twitter. E la politica diventa 2.0.
SU INTERNET – Il presidente del Consiglio sabato mattina decide di rispondere degli utenti. Migliaia i quesiti. Tanto che #montilive in pochi minuti diventa tra le tendenze più popolari in Italia. Come da programma il senatore Monti si collega alla piattaforma: «Sono qui!». E a dimostrare che è lui, twitta anche una foto.
I QUESITI – Due ore e tre quarti. Per rispondere ai quesiti. Tanti, tantissimi. «Più delle risposte», attacca qualcuno. Ma se ci sono i delusi Dal rilancio del Mezzogiorno al Fiscal Compact. Passando per i beni di prima necessità e la politica. Sulle nuove tecnologie: «Se guiderà nuovo governo cosa farà (di più) per rendere il digitale chiave di sviluppo economico e sociale per nostro Paese?». Quindici minuti dopo: «Cominceremo a pensarlo e utilizzarlo come lo strumento principale per trasparenza ed efficienza della PA». E sul fatto se si sente più italiano o europeo risponde: «Orgogliosamente italiano, decisamente europeo». Poi assicura che se vincerà le elezioni dialogherà con tutti, ma non sosterrà governi non riformisti (né Bersani né Berlusconi). Il tweet gli parte senza aver completato la risposta: «È il bello della diretta». E a chi gli chiede un sorriso, lui non esita: « :)… 🙂 basta così?»
Benedetta Argentieri

Con la retroattività

ROMA – Adesso il Fisco ha un’arma in più contro gli evasori. Potrà controllare i redditi, dal 2009 (dichiarazioni 2010) in poi, con il nuovo redditometro, lo strumento che attraverso l’analisi di più di cento voci di spesa verifica se c’è compatibilità fra il reddito dichiarato dal contribuente e il suo tenore di vita. Insomma se uno dice che guadagna 20mila euro ma poi ha un’auto di lusso, domestici, manda i figli alle scuole private e fa le vacanze alle Maldive è chiaro che c’è qualcosa che non va. Ma in realtà il nuovo redditometro ha l’ambizione di essere uno strumento ben più sofisticato, capace di stanare anche l’evasore meno appariscente. Il decreto del ministero dell’Economia che è stato pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale contiene, nell’allegata tabella A, l’elenco dettagliato delle voci di spesa che vanno a formare il redditometro, ma anche una sorta di clausola di salvaguardia all’articolo 1, avvertendo che «resta ferma la facoltà dell’Agenzia delle entrate di utilizzare altresì: elementi di capacità contributiva diversi da quelli riportati nella tabella A». Che comunque abbraccia tutte le principali tipologie di spesa in 11 categorie: alimentari e abbigliamento; mobili ed elettrodomestici; combustibili ed energia; trasporti; comunicazioni telefoniche; casa; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; sanità; investimenti; altri beni e servizi.
In ciascuna di queste categorie ci sono diverse voci. Si scopre così che il Fisco potrà prendere in considerazione non solo la spesa media della famiglia per mangiare, abitare, vestirsi, e i beni posseduti (case, auto, imbarcazioni, eccetera) ma che guarderà anche agli acquisti per biancheria, detersivi, pentole, riparazioni di elettrodomestici. Oppure alla spesa per l’olio per l’auto e per il meccanico. Verranno passati al setaccio anche tutti i canoni, d’affitto e di leasing, e perfino le spese per barbiere, parrucchiere, cura della persona, borse e valige, pasti fuori casa, giornali e riviste, lotto e lotterie, piante e fiori, abbonamenti pay-tv, giochi on line, iscrizione a palestre, piscine e circoli sportivi e ricreativi. Non sfuggiranno all’occhio del fisco neppure le spese per animali domestici, da quelle per la tolettatura a quelle per il veterinario. Ovviamente un peso forte avranno gli investimenti, da quelli in nuove proprietà immobiliari (incremento patrimoniale netto conseguito durante l’anno) a quelli in beni mobili (nuovi veicoli immatricolati) a quelli in titoli, azioni, fondi, buoni postali, oro, e perfino monete e francobolli, senza trascurare quadri e oggetti d’antiquariato.
Ma perché i controlli potranno essere fatti a partire dai redditi 2009 (dichiarazioni 2010)? Perché è già così, spiegano all’Agenzia delle entrate, nel senso che già oggi le verifiche si possono fare sugli ultimi 5 anni (2009-2013). Quindi il nuovo redditometro non è retroattivo, aggiungono, ma potenzia solo le modalità di verifica. Qualche settimana per mettere a punto la macchina e istruire il personale e poi, tra febbraio e marzo, l’Agenzia delle entrate selezionerà le liste dei contribuenti ritenuti a rischio, che verranno sottoposti all’accertamento attraverso il nuovo strumento. A comporre il redditometro non ci sono solo le 100 voci e passa di spesa, ma anche 55 tipologie di famiglia, nel senso che le 11 categorie di spesa declinate in cinque aree geografiche in cui è stata suddivisa l’Italia (Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole) individueranno appunto che tipo di famiglia si è (tenendo ovviamente conto anche della numerosità), che spesa dovrebbe si avere, sia sulla base di rilievi puntuali (le bollette per le utenze domestiche, per esempio) sia, dove questo non è possibile, utilizzando come riferimento la spesa media per quelle voci e famiglie rilevata dalle statistiche nazionali, e di conseguenza quale reddito minimo è compatibile. Secondo le previsioni dell’Agenzia guidata da Attilio Befera i contribuenti incompatibili potrebbero essere uno su cinque, ma questo non significa che scatterà automaticamente l’accertamento sintetico del reddito e la conseguente richiesta di versare le tasse evase. Ciò infatti avverrà solo quando il redditometro metterà in luce una differenza superiore al 20% tra quanto dichiarato e quanto ricostruito presuntivamente.
In questi casi cominceranno i guai: spetterà al contribuente dimostrare di non aver evaso, spiegando per esempio che le spese apparentemente incompatibili col reddito dichiarato sono giustificate da risparmi accumulati negli anni precedenti oppure da aiuti ricevuti da familiari o anche che le spese che l’Agenzia delle entrate gli attribuisce non sono state sostenute. I contribuenti, intanto, già dal mese di novembre possono fare il redditest sul sito dell’Agenzia, una sorta di simulazione del redditometro applicato al proprio caso, in modo da capire se si è a rischio oppure no. Befera nei mesi scorsi ha sempre cercato di rassicurare i contribuenti sul fatto che l’amministrazione finanziaria procederà senza soprusi e dialogando col contribuente, ma è chiaro che c’è molta preoccupazione per come concretamente verrà usato il redditometro. Esso infatti accanto a spese effettivamente sostenute e documentate (canoni, bollette, rette scolastiche, mutui, eccetera) valuta anche spese presunte che sulla base di indicatori statistici vengono attribuiti alla famiglia per il solo fatto di rientrare in una certa categoria ed area geografica. Il redditometro, inoltre, accende un faro sulle proprietà e gli investimenti del contribuente. La valutazione avverrà in termini di incremento patrimoniale nell’anno al netto dei disinvestimenti. E finirà per pesare molto. Per fare un esempio, se uno compra una casa l’acquisto peserà per intero al netto del mutuo.
Inoltre, a rilevare saranno non solo le spese del contribuente ma anche quelle dei familiari se questi sono a suo carico. Infine, si legge nel testo del provvedimento, riguardo alle spese sensibili ai fini del redditometro «si considera l’ammontare più elevato tra quello disponibile o risultante dalle informazioni presenti in Anagrafe tributaria e quello determinato considerando la spesa media rilevata dai risultati dell’indagine sui consumi» dell’Istat. Restano fuori dal redditometro solo quegli acquisti che «sono relativi esclusivamente ed effettivamente all’attività di impresa o all’esercizio di arti e professioni». Il nuovo redditometro, che nasce sulle ceneri di quello più semplice del ’92, ha lo scopo, si legge nel decreto pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale e firmato dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, di «adeguare l’accertamento sintetico al contesto socio-economico mutato nel corso dell’ultimo decennio». L’obiettivo è recuperare una parte maggiore di quei 120miliardi di euro di evasione stimata ogni anno. Ma il nuovo strumento debutta in un contesto reso difficile dalla crisi, da un rapporto già problematico tra fisco e contribuenti e da una pressione fiscale che quest’anno arriverà al 45,3% del Pil. Un peso così alto dovuto certamente anche al fatto che molti italiani le tasse non le pagano. E chi le versa lo fa per tutti.
Enrico Marro

Antieurpeismo e antiamericanismo

Essere antieuropeisti e, pertanto, decisamente recalcitranti alla concretizzazione di questa Unione, basata su trattati ed accordi sconvenienti per i popoli che ne fanno parte, da quelli economici a quelli politici (con commissioni che si occupano della grandezza dei piselli e teste di pisello che non arrivano a capo di nulla), non significa essere contro l’Europa. Quest’ultima esiste, non solo in quanto innegabile espressione geografica, piuttosto perché ha un passato millenario fatto di prossimità, di battaglie, di alleanze, di pacificazioni, di tradimenti, di rivalità, di porosità e di sbarramenti reciproci, estrinsecatesi in un campo culturale omogeneo ma non meno conflittuale, frutto di un destino secolare d’interdipendenze e dipendenze tra nazioni e popolazioni che si sono abbracciate e massacrate; dunque, essa c’è negli eventi, nelle cose e negli uomini a prescindere dai suoi recenti apparati artificiali troppo deboli, corrotti, insignificanti e distanti dalla realtà per poter contribuire a dispiegare una vera sovranità continentale. Per questo, possiamo dire che l’Europa sussisteva più consapevolmente, con maggiore spinta e coerenza (di ciascuno Stato) , prima che fosse perfezionata la sua scialba architettura istituzionale attuale la quale, appunto, rappresenta la negazione del “sogno” urgente dell’ edificazione di un insieme geopolitico eterogeneo eppure indipendente, orientato ad una politica di potenza sinergica tra partner “cugini” (di affratellamento parlano solo gli idioti che non hanno il senso della Storia), come risultato di un grande gioco di prospettive ed orizzonti di entità statali contigue, non sovrapponibili ma, tuttavia, concordi nel perseguire comuni (per quanto possibile) obiettivi internazionali e mondiali. Forse, la Grande Europa invocata da De Gaulle, oppure, anche qualcosa di meglio. Qualche tempo fa in un articolo su l’Espresso, Lucio Caracciolo, ha scritto, con altre parole, che questa Europa non è se stessa perché il suo progetto, il piano che la informa e la modella, è estraneo alle sue genti e alla sua storia autentica.
Dice Caracciolo: “La sfera semantica della parola ‘Europa’ s’è allargata fino a perdere ogni contorno. Si offre dunque come strumento di politiche le più varie, spesso opposte, quasi mai coerenti, sempre vaghe… Non un progetto, il suo contrario: lo schiacciamento dell’orizzonte che corrode l’obiettivo della politica, cioè costruire una comunità. E la noia di ripetere all’infinito lo stesso frasario apotropaico”. Siamo, dunque, ben lontani da un perimetro politico d’intenti concreti, persino fuori dai confini evenemenziali della realtà, per questo fragilmente agganciati a formule magiche ed illusioni evidenti che metamorfosano il programma politico della fondazione unitaria in un dogma religioso col quale scomunicare gli scettici e gli eretici, denigratori di ciò che ormai è per molti diventato, inequivocabilmente, un vero incubo di sudditanza. Qual è il vulnus originario che impedisce all’Europa di darsi una vita propria e un percorso autonomo nelle direzioni strategiche di questa fase? Perché al posto di questi elementi abbiamo messo solidaristiche menzogne brussellesi e riti procedurali di vestali europeiste che non portano a nulla se non ad un maggiore asservimento delle collettività europee alle logiche mercantilistiche globali (mai neutrali) e a quelle militari di organismi orientati da Washington (come la Nato)?
In questo passaggio Caracciolo è, finalmente, dissacrante come pochi. Del resto, non se ne può fare a meno considerato che si tratta di stracciare un mito dell’origine europeista che fa mitologicamente pietà come tutto il resto dell’UE: Schuman, De Gasperi, Monnet, Spinelli, Spaak, Adenauer… Macchè, questi sarebbero stati padri impotenti senza lo zio Sam: “A Roma nel 1957”, prosegue Caracciolo, “si battezza una comunità che è la faccia economico-europea di una strategia americana avviata con il piano Marshall (1947) e strutturata militarmente nella Nato, braccio armato del patto Atlantico (1949)”. Il nostro mito dell’origine, quello discendente dai “numi spirituali” sopracitati, nasconde in verità qualcosa che ha ben poco di narrativo e troppo d’impositivo. In quel preciso istante abbiamo smesso di essere europei per diventare Occidentali, in contrapposizione all’altro mondo sovietico, il blocco Est che occorreva battere ed isolare, come deciso dai nuovi padroni egemonici dell’Ovest. Per tali ragioni “lo spazio CEE è scavato in quello della Nato, tanto che nel tempo i due insiemi finiranno quasi per condividere gli stessi confini. La ratio comunitaria è la crescita economica ed il benessere comune di ciò che residua delle potenze continentali, incardinandole nel campo delle democrazie alleate, protette e largamente eterodirette dagli Stati Uniti”. Fin qui Caracciolo ha ogni ragione ma si sbaglia quando afferma che con la caduta dell’URSS e la conclusione della Guerra Fredda gli statunitensi si disinteressano dell’Europa. Non è così, anzi proprio perché “meno importante” nella disfida geopolitica del XXI secolo l’Europa diventa maggiormente sacrificabile, essendo costretta anche pagare il prezzo più alto della crisi economica e delle manovre americane in tutta l’area eurasiatica. Da bastione di difesa contro il comunismo a zona cuscinetto dove scaricare le frizioni di specifiche e variegate azioni internazionali, il cui costo salirà mano a mano che aumenterà la potenza delle aree sfidanti l’egemonia yankee, Russia in primis. L’UE è stata così configurata proprio per svolgere al meglio questo ruolo passivo e arrendevole, per la preservazione d’interessi sovranazionali non suoi e persino in contrasto con la sua stessa sopravvivenza. Siamo, insomma, nati per soffrire e per perire in nome di un Occidente che ci ha sottomessi. Unicamente quando l’Europa si deciderà a rompere le sbarre occidentali che la tengono prigioniera si prefigurerà un nuovo destino, senza catene, di cui potrà sentirsi artefice.

L’ episodio di Busto Arsizio:strumentalizzazioni, ragioni, errori ed omissioni.

Pronti, via, siamo già in campagna elettorale, come si evince dalla gran cassa data agli episodi di Busto Arsizio. Vediamo di analizzare i fatti senza che il solito Dodo di passaggio non dica bestialità fuori luogo, come avvenuto di recente per Don Piero Corsi.
1)Hanno sbagliato in pieno i tifosi (probabilmente accorsi dalla vicina Varese, specializzati in queste cose…) che hanno voluto creare un caso, sapendo il notevole risalto che la cosa avrebbe avuto. Però avendo pagato il biglietto, come a teatro oppure ad un concerto, avevano diritto anche all’ inciviltà, salvo poi pagarne le conseguenze, come accadrà sicuramente.
2)Ha sbagliato moltissimo l’ arbitro, Gian Luca Benassi, che più volte era stato sollecitato dalla panchina rossonera a sospendere la partita (non importa se amichevole) per fare un annuncio al microfono per far interrompere i cori ingiuriosi. Richiesta fatta anche dalla panchina bustocca ad un guardalinee. Era in potere alla terna far cessare il tutto, non è successo. Gravissimo. Per me il maggior colpevole.
3)Ha sbagliato pure Boateng, a prendere il pallone tra le mani e poi calciarlo in tribuna, magari col rischio di prendere in faccia un innocente. Il calciatore è un professionista pagato profumatamente, e deve mettere in conto il tutto, delegando all’ Arbitro, che è un Pubblico Ufficiale, ogni decisione in merito. Certamente, è stato gravemente provocato, ma come ha ricordato il Sindaco di Busto, nel calcio il fallo di reazione è sanzionato anche più gravemente del fallo di gioco. 
Ricordo inoltre che cori stupidi, beceri ed ingiuriosi (razzisti o meno) sono da anni all’ ordine del giorno non solo nel calcio. Ed un professionista, ripeto, pagato molto, dovrebbe accettare non solo i pro, ma anche i contro. Che avrebbe dovuto fare in passato un Pruzzo, la cui moglie era perennemente insultata in metà stadi italiani ? Cosa avrebbe dovuto fare il portiere Garella, la cui sorella (per via della rima…) subì la stessa sorte ? Che avrebbe dovuto fare il Torino, nelle cui stracittadine il riferimento alla tragedia di Superga era una costante ? E Materazzi e tanti altri episodi.
4)Ha ragione il Sindaco di Busto, Luigi Farioli, che dopo aver GIUSTAMENTE condannato i cori, ha esposto in modo chiaro quanto da me esposto sopra a Telelombardia nella nota trasmissione “Qui studio a voi stadio” di ieri sera.
5)Ha infine avuto torto la redazione del TG 5 di stamane a mandare in onda una vecchia foto del primo cittadino bustocco (le cui parole di ieri sono state trasmesse dai media di mezzo mondo con notevoli omissioni e tagli), circondato dai simboli del PdL, partito nel quale milita, dando spago ad ulteriori possibili strumentalizzazioni elettorali.

Aggiungo infine che nel corso dei 27 minuti di gioco il Legnano, squadra rivale della vicina città omonima ed al momento scomparso, è stato ripetutamente mandato  a quel paese in modo volgare. Non ho attualmente notizie di rivolte dei benpensanti nella città del Carroccio. 

(« Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine. » (Éric Cantona)


Monti getta fumo negli occhi

Non mi sorprende la squallida ironia di Monti sulla statura di Brunetta che è allo stesso livello dei cori, definiti con indignazione in tutti i notiziari “razzisti”, di Busto Arsizio.
Non mi sorprende perchè la sua mentalità snob, superba e arrogante è uguale a quella di D’alema che se la prese con Brunetta (“energumeno tascabile”) e dei comunisti che si sono sbizzarriti, non avendo altri argomenti, a mettere in evidenza i “difetti” fisici di Berlusconi (statura, calvizie).
Non mi stupisce perchè Monti ha tutto l’interesse a stornare l’attenzione dal bagno di sangue fiscale che ci aspetta anche per il 2013 per la sua protervia e incapacità di governo e non sa come rispondere alle puntuali osservazioni di Brunetta.
Certo che fa anche sorridere (pensando che qualcuno sarà così ingenuo – eufemismo – da credergli) sentire Bersani che afferma di non silenziare nessuno perchè il suo partito sarebbe “liberale”.
Tanto liberale che, da buon comunista, ha usato la commissione di vigilanza presieduta da suo eletto Zavoli per silenziare prima Berlusconi e adesso anche Monti.
Nessuno deve ostacolare il cammino della nuova, gioiosa macchina da guerra comunista.





Entra ne