Presepe

 

 

 
La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso,
ai Magi in adorazione.
Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po’ tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di ‘vetro.
Lungi nel tempo, e vicino,
nel sogno (pianto e mistero)
c’è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.

Guido Gozzano

Questa poesia proviene dalla raccolta Poesie

Patrimoniale sui risparmi

Non è una vera e propria patrimoniale, ma ci si avvicina abbastanza. Tanto che già si parla di mini patrimoniale sui risparmi. Tutto merito dell’Agenzia delle Entrate che ieri ha fatto pubblicato una circolare che definisce l’ambito di applicazione, i criteri di calcolo e le agevolazioni dell’imposta di bollo applicabile agli estratti di conto corrente e ai rendiconti dei libretti di risparmio. Dopo aver “fotografato” le giacenze su conti correnti bancari e postali, libretti, polizze vita, fondi comuni e derivati, l’erario applicherà l’1 per mille. Prelievo che è destinato a a rincarare dal 2013 quando si pagherà l’1,5 per mille senza limiti. Negli attimi finali della legislatura, il parlamento ha approvato una serie di mitigazioni per non andare a colpire le persone meno abbienti. In base alla circolare dell’Agenzia delle Entrate, il conto corrente “di base” rivolto alla clientela socialmente svantaggiata non pagherà, infatti, l’imposta di bollo. Si tratta del servizio senza spese che deve essere offerto dall’intermediario ai consumatori il cui Isee è inferiore a 7.500 euro. La stessa esenzione è concessa agli estratti e ai libretti, intestati a persone fisiche, che hanno un valore medio di giacenza complessivo non superiore a 5mila euro.
L’Agenzia delle Entrate ha, poi, chiarito che Banche e Poste Italiane devono applicare l’imposta di bollo sugli estratti di conto corrente e sui rendiconti dei libretti di risparmio, nella misura di 34,20 euro se il cliente è una persona fisica, e di 100 euro negli altri casi. Per i libretti “al portatore” deve essere considerato il soggetto che risulta censito al momento dell’emissione del libretto. Tuttavia se, successivamente all’emissione, viene censito dall’intermediario quale portatore del libretto, un soggetto diverso da quello che ne ha richiesto l’emissione, la misura dell’imposta deve essere determinata in considerazione del soggetto che risulta portatore del libretto. In caso di più rapporti di conto corrente o libretti di risparmio intestati al medesimo soggetto, l’imposta deve essere applicata con riferimento a ciascun rapporto.
Ma la vera e propria stangata arriva sul bollo sulle comunicazioni dei prodotti finanziari – ovvero le comunicazioni relative a valori mobiliari, a quote di organismi di investimento collettivo del risparmio, a strumenti finanziari derivati, a polizze assicurative e i buoni fruttiferi postali con valore superiore a 5mila euro. Rientrano nel campo applicativo dell’imposta, inoltre, i depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati. Per queste tipologie di comunicazioni, l’imposta viene applicata, in relazione all’ammontare complessivo dei prodotti finanziari detenuti dal cliente presso il singolo ente gestore, in modo proporzionale nella misura dell’1 per mille annuo nel 2012 e dell’1,5 per mille a partire dal 2013, con un importo minimo di 34,20 euro e un massimo, previsto soltanto per il 2012, di 1.200 euro.

Monte dei Paschi di Siena

Immaginate di avere un paio di conti correnti. Immaginate che la vostra banca, per bilanciare il profondo rosso di uno, si mangi (e senza manco avvertirvi) l’attivo dell’altro. Cioè 20 milioni di euro. E dopo 15 anni, un tribunale vi da finalmente ragione così, andate allo sportello per farveli restituire e non vi danno un soldo. Perchè mai? Gli amministratori di Monte dei Paschi di Siena sono andati a piangere miseria davanti alla cassazione: restituire una simile somma potrebbe creare alle finanze della banca un “danno grave e irreparabile”. [continua qui]

Le ultime parole famose… (per ridere o per piangere)

“Non parlateci di pareggio di bilancio in Costituzione, sarebbe castrarsi da ogni politica economica.” Pierluigi Bersani, 11 Agosto 2011, aula di Montecitorio.
Ieri, con 222 voti a favore e 4 contrari, il Senato ha dato il via libera definitivo alla costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. Una sciagura che riduce ulteriormente la già poca sovranità nazionale che restava al popolo italiano: per cambiare la legge elettorale non hanno trovato il tempo (bastavano due comma, uno per introdurre le preferenze, l’altro per introdurre il premio di maggioranza nazionale anche al Senato), ma per introdurre una legge che di fatto “castra” (copyright Bersani) qualsiasi politica economica, il tempo l’hanno trovato eccome. Nei mesi scorsi avevamo fatto parecchi appelli al Partito Democratico affinché si astenesse sulla legge costituzionale e, quindi, desse la possibilità ai cittadini elettori di esprimersi su questa modifica della Carta che stravolge i rapporti economici e limita ulteriormente gli spazi di manovra per qualsiasi governo progressista (altro che equità e lavoro, un eventuale governo Bersani potrà solo seguire l’Agenda Monti e basta).
Un tema così importante, infatti, non poteva essere approvato nelle segrete stanze del Palazzo: era necessaria una profonda discussione nel Paese e bisognava dare la possibilità ai cittadini di esprimersi tramite referendum costituzionale su questa modifica. E invece no, esattamente come ai tempi del grande inciucio sul “giusto processo” nel ’99 (bocciato dalla Corte Costituzionale quando fu approvato come legge ordinaria, infilato in Costituzione in meno di un anno per mandare in fumo i processi di Tangentopoli), hanno fatto tutto in modo tale che i cittadini non potessero metterci il becco (se viene approvata con oltre i 2/3 del Parlamento, la legge non può essere soggetta a referendum confermativi). Molti economisti, a partire da Tito Boeri, hanno parlato della dannosità di un provvedimento del genere. In particolare, in un editoriale su Repubblica del 6 agosto 2011, l’economista della Bocconi ha spiegato:
“L’inserimento dell’obbligo di bilancio in pareggio nella Costituzione è addirittura una norma sbagliata. Ci può mettere nelle stesse condizioni in cui si è trovato Obama nelle ultime settimane. Supponiamo che il nostro Paese si trovi a fronteggiare un rialzo dei tassi di interesse inaspettato oppure una recessione internazionale dopo aver approvato un bilancio in pareggio. Come potrà essere finanziata questa spesa aggiuntiva senza che il provvedimento venga dichiarato incostituzionale? In ogni caso un governo deve poter anche utilizzare il deficit di bilancio durante le recessioni per ridurre i costi e la durata. Precludersi a priori questa possibilità è un grave errore.”
Sempre in quel periodo lo stesso Boeri, su lavoce.info, ha osservato che sarà comunque facile eludere la norma per le forze politiche, ma questo ridurrà ulteriormente la trasparenza dei conti pubblici. E in tempi come questi, dove l’irrisolta Questione Morale rischia di travolgere le istituzioni e tutti i partiti, direi che non ce lo possiamo proprio permettere. Lo stesso Pier Luigi Bersani, l’11 agosto 2011, pronunciava le seguenti parole, nell’aula di Montecitorio:
“Non parlateci di pareggio di bilancio in Costituzione, sarebbe castrarsi da ogni politica economica.”

Ecco, ora Bersani può anche aver cambiato opinione al riguardo, ma può spiegare al suo elettorato (reale e potenziale) il perché di questo cambio di rotta? Solo perché al Governo c’è Mario Monti e il pareggio di bilancio è stato imposto da Angela Merkel a livello europeo per istituzionalizzare ricette che anche lui fino a qualche mese fa definiva bollite e inadeguate a fronteggiare la crisi?

La stizza di mater lacrimarum

… lei, se ne torna a casa anche se troppo troppo tardi. Ma i danni che ha fatto, restano irreparabili. Nostra signora delle lacrime anche oggi ha avuto gesti di stizza verso i parlamentari. Perchè lei, si sa, è una superiore e non vuole ascoltare chi le rimarca che i suoi errori sono stati immensi. L’ennesima donnicciola che non sa dove sta di casa la vergogna.
Non poteva mancare, in chiusura di legislatura, un ultimo, gravissimo gesto di stizza del ministro più contestato del governo Monti. Elsa Fornero torna al centro delle polemiche dopo aver insultato le Camere tappandosi le orecchie mentre, dai banchi della Lega Nord, il deputato Massimo Bitonci la stava contestando per il problema degli esodati. Dopo le lacrime in conferenza stampa, le sparate contro universitari, lavoratori e pensionati e l’avversione nei confronti dei giornalisti, il ministro del Welfare insulta platealmente il parlamento. Un messaggio netto di superiorità e di stizza nei confronti dei deputati che, questa mattina, sono alla Camera per votare la legge di stabilità. Doppio lo schiaffo all’Aula di Montecitorio. Il primo mentre parla Antonio Di Pietro: il ministro del Welfare si alza e lascia l’Aula per farvi rientro non appena il leader dell’Idv lascia la parola a Silvano Moffa. Qualche minuto dopo, le critiche al governo piovono dai banchi del Carroccio. “Oggi per fortuna finisce il governo Monti – tuona Bitonci – che ha creato danni irrimediabili nella nostra economia, a partire dai 350mila esodati”. E arriva il secondo schiaffo: prima la Fornero prima porta le mani sulle orecchie per tapparle, poi lascia nuovamente l’emiciclo borbottando. L’uscita plateale del ministro del Welfare non sfugge ai leghisti che protestano duramente, mente il presidente della commissione Bilancio Giancarlo Giorgetti si lamenta con il presidente della Camera Gianfranco Fini che stigmatizza il gesto della rappresentante del governo. “Come è assodato che i parlamentari hanno il dovere di usare un linguaggio consono – spiega la Terza carica dello Stato – i rappresentanti del governo hanno lo stesso dovere di rispettare le opinioni che vengono espresse dai parlamentari”.

“Non capisco proprio la Fornero. È inutile che si mette le mani sulle orecchie per non ascoltare… Deve finirla di fare la professorina. Non può pensare di stare sempre all’università…”. Quando esce dall’Aula di Montecitorio, il presidente dei deputati lumbard Gianpaolo Dozzo è fuori di sé. Non è l’unico. La provocazione del ministro è l’ultimo di una lunghissima serie che dimostra la sua infofferenza nei confronti delle polemiche. Che siano i giornalisti o i politici, alla Fornero proprio non piacciono le contestazione e, anziché dialogare, preferisce da sembre sbattere la porta in faccia o cacciare chi non la pensa come lei. Un atto di prevaricazione inaudito da parte di un tecnico (non votato dal popolo italiano) nei confronti di parlamentari, che sono diretta espressione del Paese.

Oltre ogni limite

Il pubblico ministero di Milano ha chiesto un anno di reclusione per Silvio Berlusconi e tre anni e tre mesi per il fratello Paolo, editore del Il Giornale.
La colpa ?
Aver pubblicato la conversazione telefonica tra l’allora segretario del pci/pds/ds (non ancora pd) Piero Fassino, oggi sindaco di Torino, con l’allora presidente Unipol Giovanni Consorte in merito alla “conquista” di Bnl: il famoso “abbiamo una banca”.
Leggendo la notizia non sono riuscito a capire se il pubblico ministero che ha presentato tale richiesta venisse da Marte o volesse rendere un favore al Cavaliere, considerato che, con tutte le fughe di notizie dalle procure, solo in questo caso si arriva ad un processo con tale corollario di pubblicità.
Poi ho letto che Fassino ha chiesto ben un milione di euro, nel miglior stile “debenedettiano”, come risarcimento.
Il ridicolo è che non si guarda alla Luna, ma al dito che la indica.
Non viene infatti sanzionato un comportamento a dir poco discutibile nell’intreccio, svelato e non smentito, tra un partito politico (il pci/pds/ds non ancora pd) guidato da Fassino) e un colosso della cooperazione rossa.
No, viene inquisito e chiesta la condanna di chi ha svelato quell’intreccio.
Non solo.
Non viene processato il solo editore, ma anche il fratello che, guarda caso, è il potenziale candidato alla presidenza del consiglio in alternativa al duo Bersani-Monti voluto e spinto dalle consorterie finanziarie internazionali che vorrebbero mettere sotto tutela, asservendola, l’Italia intera ed hanno paura del ritorno del Cavaliere, troppo indipendente da loro per poter interpretare la parte del loro Re Travicello.
Qualsiasi persona di buon senso e di media intelligenza che non fosse accecata da un odio viscerale e fondamentalmente autodistruttivo (perchè votare Bersani-Monti è autolesionista viste le leggi fiscali e ideologiche che approverebbero) comprenderebbe che Berlusconi è una vittima e lo è perchè non si è piegato all’ordine mondiale deciso al di fuori dai nostri confini.
Anche questa vicenda dell’ “abbiamo una banca” in cui a processo è finito chi l’ha svelata, è un ulteriore motivo per scegliere il Centro Destra alle prossime elezioni, contro la dittatura fiscale (e non solo) che deriverebbe da una vittoria di Bersani-Monti.







Entra ne

I giudici aprono la Campagna Elettorale 2013

A Milano ieri un Pubblico Ministero chiede di condannare ad un anno di reclusione Silvio Berlusconi per il processo BNL-Unipol per le rivelazioni del “Giornale”. Peccato che la Procura di Milano in Istruttoria ne avesse chiesto l’ archiviazione.
Oggi, la stessa Procura chiede alla presidenza della repubblica di negare la Grazia ad Alessandro Sallusti.
Incominciata la Campagna Elettorale, Ingroia ringrazia.

Tristi prospettive

Monti bis, ter e quater di Eugenio Orso
Melfi, o cara! Il patto di sangue fra Marchionne e Monti è stato stretto, presenti e plaudenti Bonanni, Angeletti e molte altre comparse. Monti è entrato di prepotenza in campagna elettorale nonostante avesse giurato, in passato, di non voler prestarsi alla politica. Ma ci può essere un governo più politico del suo, per quanto vincolato nelle linee programmatiche dalle lettere bce e dai “consigli” fmi? Talmente politico-strategico, per le trasformazioni in peggio operate in Italia in un solo anno, che Monti non poteva non “sporcarsi le mani” scendendo nell’arena elettorale. Le “riforme” fatte si devono mantenere a ogni costo, e solo Monti può garantire le élite finanziarie che ne beneficiano. Il modello di relazioni industriali Marchionne, che prevede la riduzione dei lavoratori italiani a bestiame nei recinti della fabbrica e piena libertà di chiudere stabilimenti e di investire altrove nel mondo, si sposa con la cosiddetta agenda politica professoral-montiana approvata e benedetta dai poteri forti. Persino la chiesa vuole Monti e ne approva le “riforme strutturali”, dimentica che il messaggio di Cristo va nella direzione esattamente opposta a quella sulla quale ci spinge il professore. Ai cancelli dello stabilimento lucano teatro della kermesse, respinti oltre la linea rossa, i lavoratori esclusi dal rito ed espulsi da questa splendida democrazia, purtroppo organizzati, trattenuti e manovrati dalla tremebonda fiom-cgil di “giù la testa!”, che continua a organizzare a scioperini democratici.
Se l’Italia tredici mesi fa aveva febbre alta e non poteva essere curata con una semplice aspirina, come ha sostenuto Monti a Melfi per giustificare le sue sanguinose controriforme davanti ai buoni di cuore, oggi rischia di finire sotto la tenda di rianimazione. Sul versante fiat, basta la produzione di un paio di nuovi modelli di suv e qualche investimento tardivo, forse un miliardo di euro, per risollevare le sorti dell’industria automobilistica in Italia? Certamente no, e questo lo sanno tutti coloro che erano presenti a Melfi, nella placida Lucania, ma lo scopo di Marchionne non è quello di mantenere ed espandere la produzione di auto in Italia, come lo scopo del suo alleato Monti non è di risollevare le produzioni nazionali, i redditi e l’occupazione. Monti avrà al suo seguito un esercito di burocrati politici, di alti prelati, di patrimonializzati, di grandi manager o supposti tali, e tutto il circo mediatico globalista in occidente a favore. L’operazione “cuori forti”, lanciata dai due compari a Melfi, annuncia che soltanto i più forti sopravvivranno alla cura ultraliberista e agl’altri faranno scoppiare il cuore.
Non contento di aver ridotto i consumi di petrolio nel paese ai livelli degli anni sessanta, Monti, idealmente federato con Marchionne, vorrebbe far scoppiare il cuore a tutti i deboli e indifesi, per liberarsene. Attenzione pensionati al minimo, disoccupati, cassaintegrati a zero ore, precari, piccoli imprenditori con l’acqua alla gola e equitalia alle calcagna, operai sottopagati, lavoratori pubblici nel mirino e ceti medi declassati! Siete voi i cuori deboli che non avranno cittadinanza nel sistema che Monti e Marchionne stanno plasmando per conto delle élite finanziarie globali. Eppure la chiesa è schierata con Monti, come se fosse una qualsiasi comunione e liberazione che applaude Marchionne al meeting di Rimini. I malevoli pensano che il consenso papalino è una contropartita per il trattamento di favore ricevuto fiscalmente, in particolare con l’imu. Gli ancor più malevoli, come lo scrivente, pensano che la chiesa di Roma appoggia pedissequa il massacro neoliberista in corso in Italia, dopo aver subito, in passato, pesanti avvertimenti “di stampo mafioso”, attraverso la stampa e le televisioni di mezzo mondo che hanno approfittato dello scandalo dei preti pedofili. Il motivo dell’attacco era la “dottrina sociale della chiesa” non conforme ai precetti e ai dogmi neoliberisti. Quindi, attenzione a come ti muovi, papa, non criticare con la tua dottrina sociale ispirata dai precetti cristiani i dogmi mercatisti, la santa finanza di rapina e le leggi del mercato sovrano, o noi distruggiamo in un sol colpo, con una campagna giudiziario-mediatica in occidente, la tua credibilità e quella di sancte romane ecclesie. Ed ecco che la chiesa appoggia Monti più per necessità, paura, viltà e opportunismo che per convinzione. Del resto, Monti si vende come il campione non dell’ultraliberismo selvaggio e della finanza spietata, quale in effetti è, ma del fantomatico “capitalismo sociale di mercato” alla tedesca, che dovrebbe garantire un futuro e miracoloso sviluppo nella competitività. Peccato che il sostegno alla produzione e ai redditi e la stessa crescita si rimandano continuamente, a data da destinarsi, mentre ciò che resta è un distruttivo rigorismo. Per Monti il rigore è già la crescita, e quindi si deve continuare su questa strada, con un Monti bis, ter e quater, battendo tutti i record in termini di aumento del debito pubblico (+ imposte e tasse e – pil), di calo dei consumi petroliferi, di crollo dei consumi in generale, di disoccupazione e sottoccupazione.
La cosa più sconvolgente che certi giornali asserviti al regime scrivono questa mattina è che gli operai, a Melfi, hanno applaudito Monti (e di riflesso anche il caro Marchionne). Si arriva al punto di spacciare quattro venduti che hanno tradito i loro compagni, il loro stesso paese e i loro figli – che con Monti e Marchionne non avranno futuro – come gli operai, intendendo tutti, ma proprio tutti gli operai. E così, gli operai applaudono pubblicamente i loro torturatori-carcerieri. Altro che Sindrome di Stoccolma, qui siamo oltre! Una stampa vigliacca, serva e senza alcun pudore – che se ne frega della corretta informazione – può scrivere questo e altro. L’importante è che un popolo prostrato, rimbecillito e impaurito ci caschi un’altra volta. L’importante è che il denaro pubblico continui a fluire tenendo in vita testate e redazioni. L’importante è che lo Spettacolo sostituisca la realtà e abbia successo. Persino il Debord della Società dello Spettacolo e dei Commentari, se non fosse scomparso nel 1994, ne sarebbe impressionato.
Monti non riuscirà a ottenere la maggioranza relativa dei consensi alle prossime elezioni, sia si presenti a capo di un solo listone sia si presenti come icona di una federazione di liste elettorali. Se non vi riuscirà, sicuramente “farà la pace” con Bersani, il vincitore predestinato, e mal che vada, complice lo spread in impennata, gli interessi sui btp alle stelle e gli attacchi speculativi, potrà diventare superministro economico nel futuro governo e vicepresidente del consiglio. Si tratterebbe comunque di un Monti bis, con Bersani uomo di paglia alla presidenza del consiglio e un programma in assoluta continuità con il precedente direttorio euromontiano. Quindi non ci sarà scampo e non ci sarà alcun cambiamento, a meno di eventi eccezionali come il ritorno di Silvio. In ogni caso, qualunque sarà la posizione di Monti nei prossimi governi (e anche se un giorno salirà al Colle), la sequenza sarà Monti bis, ter e quater. Il Monti quinquies ve lo risparmio, tanto a quel punto, nel lungo periodo, saremo già tutti morti …

Quando noi ci credevamo

polli

Dai! Dividiamoci i polli! Noi diciamo che siamo per Dio, per la patria, per la famiglia e per gli imprenditori. Voi dite che siete per i matrimoni gay, per i diritti dei lavoratori, per gli indiani d’America e per il riconoscimento dei diritti di vattelapesca