LETTERA APERTA AI LETTORI DE “IL CORSIVO QUOTIDIANO”, IN MERITO ALLA DIFFIDA RICEVUTA DAL LEGALE DELL’ON. WALTER VELTRONI.

Ho ricevuto mandato dall’On. Walter Veltroni di diffidarVi all’immediata rimozione del Suo nome dall’elenco sopra pubblicato, in quanto falso e profondamente lesivo del suo onore e della sua reputazione. Infatti lo stesso non ha mai partecipato al “gruppo Bildeberg”, nè è mai appartenuto ad alcuna loggia massonica o organizzazione segreta. Vi invito, pertanto, ad escludere il nome di Walter Veltroni dall’elenco indicato e a ripristinare la verità dei fatti, informandoVi che in caso contrario sarò costretto, mio malgrado, a tutelare i diritti del mio assistito nelle sedi competenti. Avv. Luca Petrucci.


Il post incriminato, nel quale ho pubblicato il nome dei 43 italiani che hanno partecipato almeno una volta al gruppo Bilberberg è consultabile qui.
In seguito a questa richiesta ho provveduto alla cancellazione dall’elenco del  nome dell’ Onorevole Veltroni.
Mi riservo comunque il diritto di pubblicare le mie fonti qui di seguito: (secondo le quali l’Onorevole avrebbe partecipato al Bilderberg una volta nel 1996).
  1. http://www.bilderberg.org/bildlist.htm#Toronto
  2. http://publicintelligence.net/1996-bilderberg-meeting-participant-list/
  3. http://www.americanfreepress.net/PDF/Bilderberg_attendees.pdf
  4. http://bilderbergbook.com/index.php?option=com_content&task=view&id=63&Itemid=2
  5. http://www.mega.nu/ampp/www.tlio.demon.co.uk/bildlist.htm#Toronto
Questi invece sono alcuni articoli che circolano per la rete e che hanno ripreso anch’essi la notizia (stessa cosa fece “La Padania” in un articolo del 6/6/2006; pezzo dal quale Maurizio Blondet scrisse un bell’articolo su disinformazione.it e che trovate nel primo link qui di seguito):
  1. http://www.disinformazione.it/bilderberg6.htm
  2. http://fruimex.splinder.com/post/24488178/perche-veltroni-nega-di-conoscere-il-club-bilderberg
  3. http://www.investireoggi.it/forum/bilderberg-da-prodi-veltroni-vt36085.html
  4. http://www.girodivite.it/Gli-amici-del-Bilderberg.html
  5. http://www.giornalettismo.com/archives/59049/bilderberg-2010-meeting-segreto/
  6. http://mercatoliberonews.blogspot.com/2011/04/veltroni-su-signoraggio-e-bilderberg.html
  7. http://www.neteditor.it/node/124994
  8. http://forum.html.it/forum/showthread/t-1382409.html
  9. http://mobile.agoravox.it/Gli-illuminati-di-Bilderberg.html
  10. http://www.petizionionline.it/petizione/sapete-tutti-cose-il-bilderberg/4826
  11. http://www.altrestorie.org/print.php?news.2642
Nonostante queste fonti ricordatevi che Il Corsivo Quotidiano afferma che WALTER VELTRONI NON HA MAI PARTECIPATO AL GRUPPO BILDERBERG 

In che mani siamo

Altra bella notizia che fa il paio con questa qui. Chissà cosa staranno pensando tutti quei cretini che festeggiarono la “caduta” del dittatore…
L’uso delle camere di sicurezza, previsto dal decreto svuota carceri, crea non pochi problemi nei rapporti tra governo e polizia. A far scoppiare la bomba è il vicedirettore della Pubblica sicurezza, il prefetto Francesco Cirillo, secondo il quale le “camere di sicurezza inadatte a detenzione”. Il ministro della Giustizia Paola Severino risponde a stretto giro di posta ribadendo che la “norma è stata concordata con il Viminale, alla presenza dei vertici di polizia”.
Le camere di sicurezza: Oggi in Italia ci sono 1057 camere di sicurezza. In base alle norme contenute nel decreto “svuota carceri” del 23 dicembre scorso dovrebbero ospitare, entro 48 ore dal fermo, persone arrestate per reati non gravi e in attesa di processo per direttissima. Ma secondo il vicedirettore della Pubblica Sicurezza, prefetto Francesco Cirillo, sono troppo poche e inadatte a ospitare i detenuti in condizioni di minima dignità. Oltre a questo le forze di polizia non sono organizzate né attrezzate per la custodia degli arrestati. La denuncia arriva in un’audizione informale, dalla commissione Giustizia del Senato, dove oggi parte l’iter per la conversione in legge del dl sull’emergenza carceraria. Il vice capo della Polizia ricorda numeri e dati, giudicati inequivocabili, che lo portano a concludere “il detenuto sta molto meglio in carcere”.
La situazione è difficile: Delle 1057 camere di sicurezza 658 sono gestite dai carabinieri, 327 dalla Polizia, 72 dalla Guardia di Finanza. Non hanno il bagno, non consentono l’ora d’aria né la separazione tra uomini e donne e dunque non garantiscono “condizioni indispensabili per rispettare la dignità delle persone”. I costi per un’eventuale adeguamento delle strutture sarebbero milto alti, sottolinea poi il prefetto Cirillo, che cita il caso di Torino, dove per 5 camere di sicurezza si sono spesi 450mila euro. “Nessuno ci ha spiegato come devono essere organizzate queste camere di sicurezza”, lamenta ancora il prefetto. E polizia e carabinieri, i cui organici sono fermi al’89 (114mila carabinieri e 107mila poliziotti) “nascono per stare nelle strade”. Tra l’altro, particolare non secondario, i necessari turni di sorveglianza sottrarrebbero forze consistenti al controllo del territorio.
Il ministro Severino: norme concordate: Il ministro Severino ribatte punto su punto alle accuse ricevute. “Le norme del decreto svuota carceri, che impongono alle forze dell’ordine di custodire in cella di sicurezza gli arrestati in flagranza in attesa della convalida sono state totalmente concordate” con il ministero dell’Interno e i vertici delle forze di polizia. “Attendo – ha precisato la Guardasigilli – di conoscere con esattezza da parte della commissione quali sono state queste considerazioni. Posso dire che quelle norme sono state pienamente condivise con il ministero dell’Interno. Si tratta di una normativa – ha ribadito – totalmente concordata con il ministero dell’Interno alla presenza dei vertici delle forze di polizia”.
Mettiamo alla prova il decreto: “Se non si completa tutta l’attività di deflazione del processo civile – ha detto il ministro entrando in commissione Giustizia del Senato – non si può dire che si tratti di uno spot”. Rispondendo alle critiche mosse oggi dagli avvocati al dl il Guardasigilli ha risposto: “Le cose vanno messe alla prova, un giudizio sul provvedimento si potrà dare solo quando il sistema è stato completato”.
Il sindacato Sappe polemizza: Non tutti sono d’accordo con la denuncia fatta da Cirillo. Donato Capece, segretario generale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria ribatte in questo modo: “Non so su quali basi il vice capo della Polizia abbia detto che i detenuti stanno meglio nelle carceri che, come peraltro già previsto dalle leggi, presso le camere di sicurezza delle Forze di Polizia che operano gli arresti.  Evidentemente non ha conoscenza diretta della grave emergenza penitenziaria, peraltro decretata da due anni dal governo. Peraltro – aggiunge Capece – mi stupisce la sua presa di posizione visto che la norma inserita nel decreto legge 211 del 22 dicembre scorso non fa altro che ribadire una disposizione, da tempo impropriamente disattesa, del codice di procedura penale”

Tasse e immigrazione

Il governo Monti, quando s’è trattato di tassare soprattutto gli indigenti, è stato decisissimo… ora, con gli immigrati tentenna e cerca scuse. SE tutti (tranne gli ultraricchi e le caste) DEVONO pagare (compresi gli indigenti italiani), è giusto che paghino anche gli immigrati che spesso e volentieri hanno molto di più di qualunque indigente italiano.
MILANO – Il governo ci ripensa e la tassa sul permesso di soggiorno potrebbe finire in archivio. O almeno venire modificata in base al reddito. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, e il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, spiega una nota dell’esecutivo «hanno deciso di avviare una approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre 2011 che entrerà in vigore a fine gennaio».
RIMODULAZIONE – In particolare, si legge nella nota, «in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare».
LA LEGA – La decisione del governo ha provocato l’immediara reazione della Lega. «Il governo vuole cancellare il mio decreto sul permesso di soggiorno a pagamento: io dico alla ministra Cancellieri di non azzardarsi a farlo, sarebbe un atto di vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani, un attacco ai diritti di chi lavora e paga la crisi che la Lega non può accettare» afferma l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, su Facebook. «È davvero incredibile, per non dire vergognoso, – ha scritto in una nota il senatore ed ex ministro Roberto Calderoli – vedere che autorevoli ministri del governo di Mario Monti, dopo aver taciuto di fronte alle pesanti misure adottate dall’esecutivo, che vanno a colpire i nostri pensionati e i nostri lavoratori che fanno fatica ad arrivare a fine mese, adesso si spendano in prima persona e prendano posizione contro la tassa sul permesso di soggiorno per gli immigrati». «Una vergogna davvero», ha insistito. «Comunque prendiamo atto che per i ministri del governo Monti si possono spremere i nostri pensionati e i nostri lavoratori, tassare i loro risparmi, la loro prima abitazione, ma non si deve chiedere nulla agli immigrati…», ha concluso il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord.

Il domatore di pecore e la dignità

Inutile nascondercelo. Negli ultimi mesi in Italia si è venuta a creare nell’aria un’alchimia che sta facendo in modo che tutto quello che viene ordinato al popolo, dal nuovo governo, il popolo esegue senza tante storie. Perfino la sinistra, tanto battagliera col governo precedente, e tanto battagliera, sempre, a toccargli i diritti dei lavoratori, adesso […]

Infondo…

… gli si chiedeva SOLO un pò di coerenza. Quel tanto che sarebbe bastato per far tornare alla bocconi il professor monti e gli altri seguaci che occupano le poltrone di ministro senza essere stati eletti da noi. Ma la coerenza (e il buon senso) non sono stati usati. Ora che il danno della manovra è fatto anche e soprattutto con l’aiuto del Pdl, non servono più elezioni o cambiamenti. I tassati siamo sempre e comunque noi. Il mio voto (seppure indiretto), il Pdl lo ha già perso così come lo ha perso la Lega e, molto probabilmente, se e quando ci saranno elezioni, deciderò di restarmene a casa.
A fare il partito di lotta e di governo si finisce male, la storia dovrebbe insegnarlo agli esponenti del Pdl emersi dai fumi del cenone, sopravvissuti al trauma della caduta dal potere, convinti di dover dichiarare sempre, comunque e la qualunque. Perché o sono matta io o hanno qualche problema di senso della realtà, e perfino della decenza, loro. O il governo Monti è stata una forzatura non necessaria e imposta addirittura da forze straniere, e il presidente della Repubblica l’ha favorita ai danni del governo precedente mai sfiduciato, e allora loro, quelli del Pdl, devono essere incazzati e pure tanto, almeno metà del giorno e anche durante le vacanze, oppure il governo tecnico e Napolitano sono bravi, utili e necessari, e allora loro hanno lavorato male, se ne dovevano andare prima, non dovranno tornare mai a governare. La terza ipotesi, quella che li vede festanti e a volte anche un po’ scodinzolanti nel commentare il discorsetto di fine anno dal Colle, ma pure un po’ pensosi sulla democrazia sospesa, semplicemente non è presentabile, non si regge in piedi, e fa incazzare gli elettori.
Le dichiarazioni: Cito dalle agenzie di stampa e da una attenta lettura di Libero le dichiarazioni sul discorso di Giorgio Napolitano. «Parole che evocano la forza di un Paese che è riuscito sempre a risollevarsi e che ancora una volta è chiamato a farlo col contributo di tutti», è il commento di Angelino Alfano. «Mi conforta», prosegue il segretario di via dell’Umiltà, «la giusta coniugazione che Napolitano fa tra sacrifici e crescita». Il Pdl, assicura, «non si sottrarrà», ma darà il proprio contributo per «l’eliminazione delle disuguaglianze» e per «restituire all’Italia una prospettiva reale per un futuro che guardi con ottimismo concreto al di là della crisi». Maurizio Gasparri coglie «vari spunti» nell’intervento letto a reti unificate. Dalla necessità di «fare sentire forte la voce italiana in Europa», alla condanna dei «cattivi maestri del consociativismo anni Ottanta», dalla «lotta all’evasione» al ruolo riconosciuto ai partiti, che devono essere protagonisti delle «riforme costituzionali». Fabrizio Cicchitto condivide l’analisi del collega capogruppo. Il presidente dei deputati del Pdl sottolinea i passaggi in cui Napolitano ha messo insieme «rigore e crescita», «realismo e ottimismo». Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Popolo della libertà, condivide «le prospettive fondanti per la ripresa» messe in fila dal Quirinale: «Coesione nazionale e sociale, dimensione europea delle soluzioni. Valore ai giovani, alle imprese, al lavoro». A parte «la cravatta color “rosso-Capodanno», scherza Ignazio La Russa: «Un messaggio sereno e responsabile, il suo». Mariastella Gelmini gradisce il «tratto liberale di una filosofia che invita ad abbandonare la vecchia sirena statalista»; Maurizio Lupi sostiene che il Presidente della Repubblica «ha indicato la strada», adesso «tocca ai partiti il compito di percorrerla».
Le due parti: Ora a noi è ben chiaro che il presidente della Repubblica sia uno piuttosto forte in questo periodo, ci è altrettanto evidente che il futuro è tutto da decidere e che accreditarsi è meglio che esporsi, vediamo con lucidità che le contraddizioni più grottesche abitano allegramente anche nelle frasi e negli imbarazzi della ex opposizione, ma alcuni di questi signori sono stati ministri, tutti sono anche oggi esponenti di primo piano. Come fa Lupi a sentire che i partiti sono investiti di un ruolo speciale quando partiti e Parlamento sono stati scavalcati e i loro voti ignorati? Perché secondo la Bernini è toccato al presidente di una Repubblica non presidenziale indicare addirittura le prospettive fondanti? Dove si erano perse? E la Gelmini non doveva badare con i colleghi del governo precedenti che si diceva liberale ad abbandonare la vecchia sirena statalista, o pensa davvero che sia la filosofia di un distinto signore postcomunista di 86 anni? Stesso dubbio dovrebbe sorgere a Maurizio Gasparri, che invece scorge netta in Napolitano la condanna del consociativismo degli anni 80, anni nei quali il Pci faceva il consociativo alla grande. Dove vede la coniugazione Alfano tra sacrifici e crescita nel discorso del 31, e perché non la indicava quando era ministro della Giustizia? Mi fermo qui, probabilmente non è del tutto colpa loro se gli tocca fare due parti in commedia. Il primo ad autorizzare il gioco si chiama Silvio Berlusconi. Tutte sue le frasi che seguono, tutte giuste le considerazioni, ma alla fine manca il colpevole. E mancano le prospettive. Napolitano? «Mi ha citato riconoscendo il mio senso di responsabilità: ho apprezzato». «Resta il fatto che hanno portato a Palazzo Chigi un governo non eletto dai cittadini e che viviamo in una situazione di democrazia sospesa».«È sempre più evidente la vergogna di chi ha indicato il mio governo come l’unica causa di questa crisi. Lo spread alto c’è anche adesso con il governo dei professori».
di Maria Giovanna Maglie

Le caste ingrassano, gli altri si ammazzano

Roma – Due imprenditori in Sicilia, un agricoltore nelle Marche, un pensionato a Bari. Vite e storie diverse, ma per tutti lo stesso cupo finale: tra Capodanno e ieri si sono tolti la vita, colpiti dalla crisi, piegati dal peso dei debiti, spezzati dall’ansia di non farcela, consumati dalla disperazione. Michele Calì allevava polli a Santa Venerina, ai piedi dell’Etna, ma non è riuscito a far quadrare i conti tra usurai e controlli dei nuclei anti-sofisticazione, così ieri ha deciso di spararsi un colpo alla tempia. Roberto Manganaro, 47 anni, insieme al fratello era titolare di una «storica» concessionaria di moto, fondata dal padre mezzo secolo fa a Catania. Da un po’ soffriva di depressione, ma a far precipitare le cose è stata la disastrosa congiuntura economica. Come quasi ovunque nel mondo anche per loro gli affari sono precipitati. Il fatturato aziendale è crollato, e i due fratelli alle prese con i bilanci traballanti hanno dovuto licenziare qualche dipendente. Per Roberto, che li considerava «familiari aggiunti», il colpo è stato durissimo, il dolore insopportabile si è confuso col suo male esistenziale. E la notte di Capodanno l’imprenditore siciliano si è imbottito di barbiturici e si è ucciso impiccandosi. Se Manganaro è la vittima di «una società mangia-tutti», secondo il sacerdote che ha celebrato il suo funerale tra le lacrime dei parenti, l’agricoltore marchigiano di Montefiore dell’Aso che ieri s’è impiccato in un magazzino è vittima della paura. L’uomo, 54 anni, molti spesi a lavorare nelle campagne intorno a Fermo, non aveva debiti da capogiro né sulle spalle il peso di famiglie che dipendevano da lui per sbarcare il lunario, eppure negli ultimi mesi si era trasformato. Amici e parenti dicono che fosse «ossessionato dalla crisi», un’ansia che è cresciuta alla fine dell’anno, trasformandosi in paura. Paura di non farcela ad attraversare indenne quel 2012 in odore di recessione. Paura forse irrazionale, almeno nel suo caso, ma incontrollabile. E fatale. La stessa angoscia che ha travolto il pensionato barese di 74 anni che tra Natale e Capodanno ha trovato nella cassetta delle lettere, tra le cartoline d’auguri, una missiva dell’Inps che gli chiedeva di restituire 5mila euro in rate mensili da 50. Per lui, che di pensione intascava appena 700 euro al mese, quel piccolo debito è diventato un tarlo capace di corroderlo e di togliergli il sonno. Ne ha parlato con il fratello, con gli amici e con un medico che gli ha prescritto dei tranquillanti. Non sono serviti. Il primo gennaio, a ora di pranzo, l’uomo ha aperto una finestra affacciata sul cortile interno del suo palazzo nel centro di Bari, si è arrampicato sull’infisso e si è lasciato cadere, schiantandosi al suolo. Tre storie, ma non certo tre casi isolati. Negli ultimi mesi in tanti, in troppi, soprattutto imprenditori, tra la fatica e l’ansia di tirare la cinghia e la disperata via d’uscita di tirare le cuoia hanno scelto la seconda strada. Anche quando a schiacciarli non erano solo i debiti, ma paradossalmente, crediti con la pubblica amministrazione impossibili da riscuotere. Come per Giovanni Schiavon, l’imprenditore edile padovano che a metà dicembre si è sparato alla tempia dopo aver atteso, invano, l’arrivo di 200mila euro che gli servivano per non spedire in cassa integrazione i suoi dipendenti per Natale.

Se tutti sono contro Grillo

Beppe Grillo mi divertiva all’inizio della sua carriera da comico.

Lo ignoro oggi che si è messo in testa di fare il predicatore morale.
Non posso però far finta di non leggere almeno i titoli degli articoli che lo riguardano e, tra le tante miserie che produce, a volte c’è qualche perla.
Se ha scritto che “dopo la condanna della violenza contro Equitalia, bisogna capirne le ragioni” o qualcosa di analogo, non me la sento di dargli contro, come fanno, quasi fossero un sol uomo, tutti i benpensanti della politica che non vedono l’ora di “vincere facile” cento contro uno.
Perché scandalizzarsi di quel che ha scritto l’ex brillante comico genovese ?
Le azioni contro Equitalia rappresentano il segnale di quanto si stia estendendo il malcontento del Popolo contro un regime di spionaggio e repressione fiscale innestati su un corpo legislativo fiscale asfissiante e mortale per qualsivoglia libera attività.
In sostanza i terroristi attaccano Equitalia perché hanno capito di poter conseguire simpatie alla loro causa per effetto dell’odio crescente (pienamente giustificato) verso i balzelli e i gabellieri e Grillo scrive che, ferma restando la condanna per la violenza, è necessario individuarne le cause, per rimuoverle e fare il deserto attorno ai terroristi.
Diversamente, se le azioni terroriste rappresentassero nell’immaginario collettivo una vendetta contro la tirannia fiscale, i terroristi vedrebbero crescere attorno a se stessi complicità, simpatie e sostegno.
Del resto a parte i politici con le liturgiche condanne, non sento in giro molta apprensione per gli attentati ad Equitalia, anzi leggo battute, anche simpatiche, del tipo “la bomba dell’altra notte era la prima rata”.
Non è certo colpa di Equitalia e neppure dei suoi dipendenti (che peraltro dovrebbero smettere l’atteggiamento superbo ed arrogante che spesso assumono i dipendenti pubblici quando parlano con i cittadini e non deflettono – come magari non possono fare – dall’applicazione rigorosa di una norma, ma con risposte e affermazioni da notabili della gabella) ai quali si chiede solo di rispettare le leggi, senza infierire su chi cade.
La colpa è delle tasse.
La colpa è di chi continua ad aggiungere e aumentare tasse alle già troppe che ci opprimono.
La colpa è di chi ha complicato e burocraticizzato anche un adempimento odioso come il pagamento delle tasse.
Ho apprezzato – per quanto odi il canone rai – il fatto che da qualche anno arrivi il bollettino e si possa pagare il canone anche via internet.
Perché non fanno altrettanto, invece di costringere a compilare moduli ed eseguire calcoli vari, anche per le altre imposte ?
Perché non si decidono ad unire tutte i balzelli in una unica cartella, inviata dallo stato al cittadino che, se non la condivide, allora si attiva per fare calcoli e ricorsi ?
Ma, soprattutto, perché non capiscono che solo tagliando in modo sostanzioso le tasse, a tutti, si potranno moralmente indurre tutti a pagarle ?
E, ancora, perché non capiscono che anche nell’esazione delle tasse est modus in rebus ?
Lo stato la smetta di considerare come sua attività primaria lo spionaggio dei propri cittadini, atteggiandosi ad aguzzino e gabelliere e non si porrà più il problema di capire il perché degli attentati alle sedi dell’Agenzia delle Entrate e si isoleranno i terroristi nelle loro fantasie ideologiche.

Entra ne

I sindacati forniscono la vasellina

I sindacati dopo aver fatto finta, neanche con tanta convinzione, di opporsi all’innalzamento dell’età pensionabile e all’abolizione della pensione d’anzianità tutta d’un botto – delle quali, ricordiamolo, i provvedimenti erano già stati presi in maniera meno traumatica per chi avrebbe dovuto andare in pensione da quest’anno – adesso si preparano a fare finta di concertare […]

Immigrazione e tasse

Il 2012 si apre male per gli immigrati: alla crisi e ai rincari che li colpiranno insieme a tutti gli italiani, infatti, si aggiungerà un nuovo balzello che varierà dagli 80 ai 200 euro, che dovrà essere versato ogni volta che si chiede o si rinnova il permesso di soggiorno.
DA FINE MESE – Il nuovo contributo – si legge sul sito «Stranieri in Italia» – era già stato previsto dalla legge sulla sicurezza del 2009, ma era rimasto sulla carta. Adesso un decreto firmato il 6 ottobre 2011 dagli allora ministri dell’Interno Roberto Maroni e dell’Economia Giulio Tremonti, pubblicato il 31 dicembre sulla Gazzetta Ufficiale, lo rende operativo a partire dal 30 gennaio prossimo.
ANCHE 200 EURO – L’importo di quello che si chiama «contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno» varia in base alla durata del permesso: 80 euro se è compresa tra tre mesi e un anno; 100 euro se copre un periodo tra uno e due anni; 200 euro per i «soggiornanti di lungo periodo» (la cosiddetta «carta di soggiorno»). L’esborso – sottolinea ancora il sito – si aggiunge al contributo di 27,50 euro per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico. Gli immigrati contestano, però, le eccessive lungaggini per ottenere i permessi, quando le pratiche dovrebbero per legge essere espletate entro 20 giorni dalla domanda.
ECCEZIONI – La nuova tassa, in ogni caso, non riguarda i permessi dei minori, gli stranieri che entrano in Italia per sottoporsi a cure mediche e i loro accompagnatori, così come chi chiede un permesso per asilo, richiesta d’asilo, protezione sussidiaria o motivi umanitari. Il contributo non tocca neanche a chi chiede solo di aggiornare o convertire un permesso di soggiorno già valido.
I FONDI – Gli introiti ricavati dalla nuova tassa serviranno in parte a finanziare il «Fondo rimpatri», in parte per coprire spese di ordine pubblico e sicurezza del Viminale, e per finanziare gli sportelli unici e l’integrazione.

50 tasse

Pdl, Pd e Terzo Polo forse non lo sapevano, ma con il loro voto di fiducia hanno detto sì a 50 tasse. La «salva Italia», il Milleproroghe e gli aumenti accordati da governo o Authority nelle ultime ore hanno fatto salire il conto degli italiani. Tra una salassata e l’altra i contribuenti perderanno uno stipendio. Massacrati gli onesti e risparmiati i parassiti e la Casta. Sulla carta gli aumenti sono 28, in realtà sono più di cinquanta. Ecco i rincari, da oggi in vigore.
1) CASA – Da quest’anno scatta l’Imu, l’imposta municipale sugli immobili. Due le aliquote: 0,4 per mille sulla prima abitazione, 0,76 per mille sulle altre case di proprietà.
2) RENDITE – L’Imu garantirà un maggior gettito rispetto alla vecchia Ici, grazie all’ampliamento della base imponibile attraverso l’aumento fino al 60% dei moltiplicatori previsti per i fabbricati iscritti al Catasto.
3) IRPEF – Il governo ha bloccato l’aumento delle aliquote, ma ha concesso alle Regioni la possibilità di aumentare l’addizionale dallo 0,9% all’1,23%.
4) IMMOBILI ALL’ESTERO – Introdotta un’imposta ordinaria sul valore delle abitazioni detenute all’estero dalle persone fisiche. Il costo? Pari a quella dovuta sugli immobili tenuti in Italia. Previsto comunque un credito d’imposta per le eventuali imposte patrimoniali dovute nel Paese in cui gli immobili sono situati.
5) BOLLO SUI CONTI – Scatta l’imposta di bollo per le comunicazioni relative a strumenti e prodotti finanziari: sarà dell’1 per mille nel 2012 e dell’1,5 per mille a partire dal 2013. L’applicazione dell’aliquota proporzionale è estesa:
5-a) alle gestioni patrimoniale
5-b) alle quote di fondi di investimento italiani ed esteri
5-c) alle polizze vita
5-d) ai buoni fruttiferi postali per i quali, tuttavia, è stabilita una soglia di esenzione qualora il valore non superi i 5mila euro
6) ESTRATTI CONTO – Il bollo sugli estratti conto e i rendiconti dei libretti di risparmio resta a 34,2 euro per le persone fisiche. Sale invece a 100 euro se il cliente non è una persona fisica.
7) IMPOSTA SULL’ESTERO – Introdotta un’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche. Si applica con le stesse aliquote della nuova imposta di bollo sulle attività detenute in Italia.
8) IMPOSTA SULLO SCUDO – Nuova imposta di bollo sulle attività finanziarie “scudate” per continuare a mantenere l’anonimato col Fisco italiano: l’imposta è fissata al 10 per mille per quest’anno, al 13,5 per mille per il 2013 e al 4 per mille a partire dal 2014
9) UNA TANTUM SULLO SCUDO – Solo per quest’anno è istituita un’imposta straordinaria del 10 per mille sulle attività finanziarie “scudate” che, alla data del 6 dicembre 2011, sono state prelevate o liquidate.
10) TASSA SULL’AUTO – Addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale, da versare allo Stato, sulle auto di potenza superiore ai 185 Kw: sono 20 euro per ogni chilowatt che supera il limite.
11) TASSA SULLA BARCA – Prevista un balzello sullo stazionamento, navigazione, ancoraggio e rimestaggio per le unità da diporto che stazionano nei porti nazionali o navighino nelle acque italiane: si va dai 5 euro al giorno per le piccole imbarcazioni, fino a 703 euro per le navi superiori ai 64 metri.
12) TASSA SUGLI AEREI – Nasce un’imposta erariale sugli aeromobili: si va da 1,5 euro al chilo (per gli aerei fino a mille chili) a 7,55 euro al chilo (per gli aerei superiori a 10000 chili).
13) ACCISA BENZINA – Aumenta l’accisa sulla benzina (con inevitabile rincaro dell’Iva e quindi del prezzo finale) di 8,2 centesimi al litro
13-a) Da ieri rincaro dell’accisa sui carburanti in Piemonte: 5 centesimi, che diventano 6,1 col rincaro l’Iva
13-b) Aumenta l’accisa in Liguria: 5 cent, quindi 6,1 cent (contando pure l’Iva)
13-c) Rincara di 7,6 centesimi l’accisa nelle Marche: il prezzo finale sale così di 9,1 centesimi.
13-d) Carburante più caro anche in Toscana: +5 cent, +6,1 considerando la solita Iva.
13-e) Accisa più consistente pure in Umbria: +3,4 cent, prezzo finale +4,1 centesimi.
13-f) Rincari legati ai carburanti anche in Lazio: l’accisa fa un balzo di 2,6 cent, aumentando il pieno di altri 3,1 cent al litro.
14) ACCISA GASOLIO – L’accisa sul gasolio è già aumentata di 11,2 centesimi al litro.
15) ACCISA GPL – Non si salva nemmeno il gpl, la cui accisa sale di 2,6 centesimi.
16) PIÙ IVA/1 – Dal 1° ottobre è disposto un incremento di due percentuali dell’aliquota Iva ridotta, che salirà dal 10 al 12%.
17) PIÙ IVA/2 – Sempre dal 1° ottobre rincarerà (dopo l’aumento dello scorso settembre) l’aliquota ordinaria dell’Iva: passerà dal 21 al 23%.
18) TASSA SUI RIFIUTI – Alla tariffa per il servizio rifiuti si applica una maggiorazione pari a 0,3 euro per metro quadrato di superficie (elevabile dal Comune fino a 0,4 euro). Il tributo dovrebbe comunque scattare nel 2013.
19) MENO PENSIONE – Saranno indicizzate all’inflazione solo le pensioni fino a 1.400 euro. Di fatto, gli assegni superiori subiranno una specie di tassazione, ovvero il mancato adeguamento del trattamento all’aumento del costo della vita.
20) CONTRIBUTI AUTONOMI – Salgono le aliquote contributive per coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi: aumenteranno dell’1,3% quest’anno, poi l’incremento sarà dello 0,45% fino ad arrivare ad un’aliquota del 24%.
21) AUTONOMI SEPARATI – Aumentano di uno 0,3% l’anno (fino a raggiungere un’aliquota del 22%) i contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps.
22) TASSA SUL TFR – Per la quota superiore al milione di euro del trattamento di fine rapporto si applicherà l’aliquota massima Irpef del 43%.
23) PENSIONI D’ORO – Arriva un prelievo del 15% sugli assegni previdenziali che superano i 200mila euro.
24) CARO TABACCO – Nessun aumento del prezzo delle sigarette. Aumentano le accise solo sul tabacco trinciato ovvero quello venduto in buste per preparare manualmente le sigarette.
25) CANONE RAI – Il canone Rai aumenta anche quest’anno. Entro il 31 gennaio bisognerà versare la somma di 112 euro: 1,5 euro in più rispetto al 2011.
26) PEDAGGI – L’ultimo giorno dell’anno sono stati decisi gli aumenti dei pedaggi autostradali in vigore già da ieri. Ecco i rincari tratta per tratta:
26-a) Autostrade Meridionali: +0,31%
26-b) Autostrade del Brennero: +1,22%
26-c) Torino-Savona: +1,47%
26-d) Milano-Serravalle: +1,85%
26-e) Tangenziale di Napoli: +3,49%
26-f) Autostrade per l’Italia: +3,51%
26-g) (Sitaf) barriera di Bruere +4,15%; barriera di Salbertrand +5,12%; barriere di Avigliana +5,62%
26-h) Società autostrada Tirrenica: +4,82%
26-i) Autostrada dei Fiori: +5,22%
26-l) Autostrade Centro Padane: +5,62%
26-m) Società autostradale Ligure Toscana: +5,68%
26-n) Autostrade Torino-Ivrea: +6,66%)
26-o) (Satap) Torino-Novara Est +6,32%; Novara est-Milano +6,8%
26-p) Strada dei Parchi: +8,06%
26-q) Brescia-Padova: +7,45%
26-r) Autocamionale della Cisa: +8,17%
26-s) Satap, tronco A21: +9,7%
26-t) Società autostrade valdostane: +11,75%
26-u) Autovie Venete: +12,93%
26-v) Raccordo autostradale della Valle d’Aosta: +14,17%
27) BOLLETTE GAS – L’Autorità per l’energia (e il governo non l’ha fermata, come invece è successo in Spagna) ha deciso un rincaro del 2,7% per la tariffa del gas
28) BOLLETTE LUCE – Sempre l’Authority ha aumentato del 4,9% la tariffa elettrica.
di Giuliano Zulin