Ritorno al Futuro.

Nel sistemare un altro mio blog (ForzaCuba)prima che Splinder chiuda, ho trovato questo mio post dell’ Agosto 2006. Oggi attualissimo,basta sostituire il nome di Visco con Monti:

===============================

giovedì, 03 agosto 2006

Come a Cuba, avremo il Grande Fratello ? Chiedetelo a Visco.

A Cuba si chiama Seguridad. Nell’ex-DDR si chiamava Seguritmi, in Romania Securitate.

Dove c’è un regime comunista, ogni cittadino è spiato, schedato, pedinato, intercettato, con ogni mezzo possibile. Spesso il fratello, l’amico, il collega è lo spione di turno, a volte costretto a forza.

Anche in Italia, dove pur tra mille difficoltà, stiamo vedendo nascere un regime comunista, presto, grazie alla Legge Bersani-Visco, saremo tutti tracciati, ogni nostro acquisto, malattia, divertimento sarà schedato e sottoposto al burocrate di turno che deciderà se possiamo permettercelo.

Tra poco, cominceranno ad essere aperti i supermarket in dollari per stranieri; gli italiani saranno costretti a comperare solo nelle COOP , e vedremo fiorire il cambio in nero.

Come a l’ Avana. Com’era a Bucarest.

Ue e Ungheria

Chi ha paura di Viktor Orban? Chi aveva paura di Silvio Berlusconi? Chi ha paura dei vescovi cattolici? Chi ha paura che le nazioni, i popoli, i costumi, le culture, le idee, le fedi d’Europa sopravvivano e anzi vivano in modo non folcloristico, come pegno di sovranità, come elemento di diversità e di ricchezza? Il premier ungherese ha cambiato la Costituzione e apertamente rivendicato la necessità di nuove regole, di un nuovo regime politico.
Non ha attaccato le libertà civili, non ha violato la sovranità delle Camere di una Repubblica parlamentare, al contrario l’ha fatta funzionare in modo aperto e radicale; non ha abolito la libertà di stampa o di culto, non ha espropriato la proprietà individuale, non ha annullato la funzione giudicante, non ha messo in mora i partiti; ha reso la Banca centrale magiara che batte una moneta nazionale responsabile di fronte al Parlamento, meno vicina a una logica sovranazionale di mercato, come accadeva in Europa ancora vent’anni fa senza strepito e senza scandalo. Si può criticare, attaccare, Orban, e si può diffidare di lui. Ma non esistono un potere e una ideologia che gli corrisponda, sul piano europeo e mondiale, che abbiano titoli per impedire il libero esercizio della democrazia ungherese. Forzare la situazione verso una crisi, ieri in Italia oggi in Ungheria, è diverso da un richiamo ai valori universali, è il tentativo di strangolare un meccanismo decisionale democratico in nome di qualcosa di oscuro, di non normato, di non convalidato da alcuna legittimità, e cioè un potere burocratico, tecnocratico, che vuole ordinare la storia senza avere la chiave per farlo. Berlusconi aveva cambiato la costituzione materiale italiana, cambiando la natura politica del regime nel senso del sistema maggioritario, un processo di uscita dal modo di funzionare dellavecchia repubblica dei partiti assai meno impegnativo della svolta ungherese ma altrettanto allarmante per le eurocrazie. È durato di più di quanto prevedibilmente durerà l’esperimento di Orban e della sua maggioranza di due terzi, ma anche a lui sono toccati la delegittimazione, la corrosione sistematica da parte di un fronte interno saldato a un fronte esterno, l’aggressione giudiziaria, la gogna intellettuale e morale, infine lo scherno a un passo dalla cacciata.
Quanto ai vescovi cattolici, e allo stesso papato, c’è una lunga storia di delegittimazione giuridica e civile dello spazio pubblico della religione che parte dal Parlamento europeo e dall’Onu: anche qui si vede all’opera l’intolleranza paragiacobina di un’ideologia dottrinaria, confusa ma possente e mobilitante, in nome della difesa arcigna e intollerante di ogni aspetto della secolarizzazione del costume, dello spirito e dell’etica familiare e matrimoniale, per non parlare della biopolitica e della questione dell’aborto e del maltrattamento della vita umana dalla nascita alla morte. Non c’è bisogno di essere seguaci del partito di Orban o di Berlusconi o di Ratzinger per capire che l’Europa e in genere i poteri sovranazionali, tra i quali le organizzazioni che dominano i mercati finanziari, si stanno da anni allargando oltre i limiti del consentito, da un punto di vista liberale.L’Europa della moneta è in crisi, ma vuole dettare legge in tutti i campi nel momento stesso in cui non riesce a governare la sua vera ragion d’essere, che è un mercato unico, un regime di cooperazione e concorrenza ben regolato, una disciplina di bilancio comune che sia capace di sostenere l’uno e l’altra. Gli stessi che hanno considerato criminale l’interventismo politico e militare degli occidentali a contrasto del terrorismo binladenista e delle sanguinarie tendenze jihadiste che pervadono la umma islamica, ora invocano l’ingerenza politica e correzionale per dannare con iperboliche e false accuse di populismo e fascismo, o di oscurantismo, ogni elemento della storia europea e globale non riconducibile al pensiero unico corrente. Io credo che i diversissimi tra loro Orban e Berlusconi non siano vittime di complotti, e che la chiesa cattolica sa difendersi benissimo da sé, e non voglio cambiare le carte in tavola, non voglio impedire il libero esercizio della critica e della lotta politica. Ma la strategia di schiacciamento del diverso è il primo nucleo di un regime, quello sì illiberale, che nessun popolo europeo, nessuna nazione e nessuna democrazia di mercato hanno mai nemmeno lontanamente immaginato. Burocrazie e media non possono prendere il posto delle sovranità e delle libertà che fanno parte della nostra storia comune.

Tempi di crisi, vacanze di lusso… per i politici

Dopo i tre porcellini (beccati alle maldive in un resort esclusivo) e non solo loro, eccone un altro che fa parte della casta… beccato in un altro resort esclusivo. E la sobrietà di tutti (soprattutto quella comunista) va a farsi fottere.
Cari lavoratori della Wagon Lits arroccati su una delle torri della Centrale da 15 giorni, anche a Natale Giuliano Pisapia era con voi. Ve l’ha detto decine di volte ed è venuto personalmente a ricordarvelo pochi giorni fa. E questo era vero almeno per quanto riguardava il suo spirito. Il corpo, invece, era gentilmente posato su una delle comodissime sdraio del mega-hotel Rayavadee, Thailandia. Una location da sogno. E il sogno in questione costa 900 euro circa a notte. Perché va bene essere compagni, purché lo si faccia con stile. Il sindaco di Milano è stato fotografato così poco dopo il 25 dicembre: panzetta all’aria sotto il caldo sole del sud-est asiatico, nel cuore del parco nazionale Krabi Marine. Al suo fianco, l’immancabile first lady Cinzia Sasso, inviatissimo di Repubblica a sua volta in libera uscita. Una vacanziella in grande stile, che sicuramente non avrà prosciugato il conto in banca del sindaco, come si può tranquillamente intuire dalla dichiarazione dei redditi 2009 presentata del politico vendoliano durante le primarie. Il suo lavoro da avvocato gli è fruttato ben 805.887 euro. Una bella cifretta, con la quale non sarà stato un problema affrontare le tariffe monstre del resort asiatico.
Purtroppo, non ci è dato di sapere su quale delle tante suite sia caduta la scelta del nostro primo cittadino. Si parte dagli 866 euro necessari per la stanzaccia più pezzente (e si fa veramente per dire, consultare il sito www.rayavadee.com per credere, se le foto a fianco non dovessero bastare) per arrivare alla “villa Prhanang”, accessibile per poco meno di quattromila euro a notte e comprensiva di boschetto privato, lettone imperiale, due stanze per gli eventuali ospiti, idromassaggio e ovviamente piscina delle dimensioni del golfo persico in esclusiva. Il mini-castello è disponibile anche a prezzi inferiori, purché si scelga la bassa stagione. Come detto, tuttavia, non è questo il caso dell’avvocato Giuliano, partito da Malpensa con il volo TG941 della Thai Airways International per Bangkok il 20 dicembre, ovvero nel periodo della grande migrazione dei veri ricchi italiani verso i tropici per un break invernale.
Certo, non sono queste le passioni del nostro sindaco, abituato dalla sua passione politica a sistemazioni decisamente più popolari. Parliamo di un uomo che il giorno della prima della Scala dichiarava di non aver dormito al pensiero di dover indossare il borghese smoking. Di fatto, però, si trattava del viaggio di nozze della coppia Pisapia-Sasso, civilmente uniti a Venezia la primavera scorsa, proprio prima del primo turno delle comunali. L’imprevista vittoria aveva costretto il neo-primo cittadino a cancellare qualche progetto sfizioso. E da lì era iniziato un periodo molto più faticoso del previsto, come lui stesso aveva confessato in una lettera-sfogo sul suo blog su internet. «Ora ci sono mille impegni che incalzano», aveva spiegato, «comincio la mattina e finisco la sera in una girandola di incontri, a volte mi pare di essere una macchina che pigia un bottone e poi un altro, cambiando interlocutori e problemi ogni mezz’ora». Serviva un attimo di relax sotto una palma. Ultima nota: «Ci eravamo dimenticati, quanto fosse difficile governare». Molto meglio fare opposizione dai tropici. Un viaggio forse un po’ troppo borghese per un viaggiatore come Giuliano, che aveva programmato di passare la sua estate girando il Canada in camper e che ha sempre indicato come meta prediletta l’India. Questa volta, tuttavia, non c’era spazio per avventure. Meglio la finissima sabbia thailandese. D’altra parte, pur da avversario, Giuliano l’ha sempre ammesso: lo stile-Berlusconi non è tutto da buttare.
di Lorenzo Mottola

Le origini del dissesto finanziario italiano 2

Tanto a pagare è sempre pantalone, cioè noi tutti accomunati nella stessa barca.
Alle origini del dissesto finanziario italiano c’è stato anche l’eccesso di fiducia concesso nel tempo a chi avrebbe dovuto occuparsi di gestione oculata del denaro pubblico.
Fin dagli anni ’80 tutti sapevano di quanto fosse abnorme e in via di continua espansione il debito pubblico italiano, ciò nonostante molti amministratori pubblici lo hanno ignorato e hanno abusato delle facoltà loro concesse, erogando pensioni anche a chi non ne aveva assolutamente diritto. La storia raccontata in questo articolo recensito da Eleonora, è emblematica di tale fatto. A questa sorta di “regalo” fatto alle già disastrate casse dello Stato aveva contribuito Giuliano Amato con quella sua legge descritta nell’articolo. Inoltre Giuliano Amato è uno di quelli che con le sue pensioni da un totale di 31.000 euro al mese sta contribuendo allo sfacelo dell’Italia. A tal proposito, in questi giorni ho letto in vari blog di gente qualunque, che l’Italia sarebbe già in una situazione di fallimento tecnico.

Quell’ Italia che non dimentica: Acca Larentia, Napolitano e la Perina.

Eccomi qui, a dover tornare ancora sulla Strage di Acca Larenzia del 7 Gennaio 1978. Non solo per ricordare Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Per ribadire che sono 4 le vittime da ricordare. Il padre di Ciavatta, Mario, mai ripresosi per la morte del figlio, si suicidò per la disperazione bevendo un’ intera bottiglia di acido muriatico: quando lo trovarono, non aveva più le labbra, corrose dall’ acido. Per ricordare a Napolitano Giorgio che oggi ha celebrato il Tricolore, che negli Anni ’70 i suoi compagni di partito bruciavano tali bandiere per le quali caddero i Nostri Caduti.
E ricordare a Flavia Perina, scandalizzata per la svolta autoritaria magiara, quello che scriveva un tempo, parlando sul Secolo d’ Italia del 17 febbraio 1987 di “assassinati Fascisti”.
Anche se tutti cambiano, dimenticano, cianciano, stravolgono il passato,proprio ed altrui, IO NO !



Roma, la mala, le cineserie e il multikulti

Qualcuno ha attaccato un biglietto accanto al portone macchiato del sangue di Joy, la bambina cinese di 9 mesi, uccisa dallo stesso proiettile che le ha trapassato il cranio e si conficcato nel cuore del papà che la cullava in braccio, durante una rapina sotto casa, al civico 26 di via Alò Giovannoli a Tor Pignattara. Su quel foglio c’è la data della mattanza, il 4 gennaio 2010. E la scritta vergata col pennarello blu: «L’Italia si vergogna, anche Roma è morta». Un mea culpa che ha sollevato l’ira dei romani, che piangono per le vittime, ma non ci stanno ad essere additati come assassini di bambini. «Vogliono scaricarci quelle morti» si sfogava ieri pomeriggio un omone che aveva appena letto il biglietto. «Ma gli italiani non ammazzano i bambini, nun s’è mai visto che la malavita romana spara ai regazzini. Qui a Tor Pignattara ce n’è di malavita – continua -. Ma questa non è roba nostra. È roba loro, ci vogliono mettere in mezzo». La sua rabbia è la stessa ira covata il giorno prima, quando insieme alle lacrime, ai fiori, alle candele accese sul marciapiede per la piccola Joy e per la sua mamma, Zheng Lian, 26 anni, ricoverata al San Giovanni, e che ancora non sa che la figlia è morta, più di un residente si era ribellato all’idea circolata: che gli autori dell’orribile delitto fossero italiani. «Rifiutiamo il marchio di infamia» avevano detto in molti al bar, o davanti al marciapiede dove don Claudio Santoro, uscito di corsa dalla chiesa di Santa Barnaba, di fronte a via Alò Giovannoli, era riuscito a dare l’estrema unzione alle vittime. «Non possono marchiarci così – aveva reagito il quartiere – solo perché la donna, unica superstite della mattanza, ha detto di aver sentito parlare i due banditi con accento romano». Magari bastasse un accento per prendere quelle belve. Il romanesco lo parlano anche gli stranieri a Parioletti, così si chiama la zona teatro della mattanza, «perché qui non siamo ancora a Tor Pignattara» ha raccontato Antonio, che abita nello stesso palazzo della famiglia sterminata, prima che scomparisse dal frasario degli abitanti. «E sfido – spiega Antonio – i residenti storici non ci sono più. Se ne sono andati via a Ponte di Nona in 30-40 mila quando sono arrivati i cinesi, perché l’Esquilino era una chinatown». Ma ora anche i cinesi stanno per andare via, racconta Antonio. «Si stanno spostando a via dell’Omo dove hanno i magazzini». Un travaso di persone ed etnie. Gli studenti che si dividono gli appartamenti a stanze al posto dei vecchi residenti. Ma le strade di Parioletti, a due passi da Tor Pignattara, una zona strategica tra Casilina e Prenestina, collegata con il centro, anche senza i cinesi resterà piena di stranieri. Alle 5 di pomeriggio ieri a via della Marranella e via Eratostene non si è visto un solo romano. Solo bengalesi e cinesi. Negozi aperti, anche se è un giorno di festa. Mini market, macellerie e barbieri bengalesi. E ancora video club, internet point. Chi non è cinese o bengalese si sente un pesce fuor d’acqua. «Anche io» ammette Anna, polacca, 37 anni, che vive con il marito e la figlia al quinto piano di un palazzo senza ascensore. Gli affitti costano un occhio della testa. «700 euro al mese per una stanza e cucina più le spese di condominio, più tre mesi d’anticio e uno all’agenzia. E quando a fine anno arrivano le bollette dell’acqua è un salasso perché i bangladesh vivono insieme anche 20 persone, e consumano più di tutti, ma paghiamo noi per loro». La convivenza non è facile, e non solo per l’odore di cipolle e sedano che invade le strade. «A via della Marranella affittano anche le cantine – racconta Anna – I proprietari danno una ripulita e ci fanno vivere la gente, con le bombole del gas che possono scoppiare e facciamo tutti la fine del topo, ma nessuno controlla». E circolano soldi che non si sa da dove vengono. «Le donne bengalesi non lavorano e sono piene di figli – continua Anna – hanno i passeggini originali della Prenatal, io e mio marito lavoriamo e non possiamo andare al bar. Invece qui ogni due metri ci sono negozi e parrucchieri bengalesi, ma come fanno? – si chiede – E anche i cinesi, cosa fanno?». Si guarda intorno e conclude: «C’è la mafia».

Attacco all’Ungheria…

MILANO – L’ungheria sempre più a rischio default. L’agenzia di rating Fitch ha infatti annunciato di aver declassato il rating di un gradino, a ‘BB+’ dal precedente ‘BBB-‘, mantenendo prospettive negative sul paese che possono preludere ad altri tagli. Il paese esce dalla categoria di «investment grade» e finisce in categoria «junk» o «spazzatura». Una decisione che «riflette l’ulteriore deterioramento della posizione di bilancio del paese, delle sue condizioni di rifinanziamento e delle prospettive economiche». E questo «in parte a causa di politiche non ortodosse che stanno minando la fiducia degli investitori internazionali e compromettendo la possibilità» di un nuovo accordo di aiuti con Ue e Fmi, afferma Fitch con un comunicato. Ieri l’Ungheria aveva collocato titoli pubblici con scadenza a 12 mesi per solo 35 miliardi di fiorini contro i 45 miliardi pianificati. I rendimenti hanno raggiunto il 9,96% in deciso rialzo rispetto al 7,91% dell’asta del 22 dicembre con titoli a 12 mesi.
FONDO MONETARIO – In mattinata c’era stato un vertice tra governo ungherese, banca centrale e Fmi sulla crisi che rischia di portare alla bancarotta. Il primo ministro Viktor Orban ha incontrato il governatore della Banca Centrale Andras Simor e i ministri del suo governo. Di seguito si sono svolti colloqui con il negoziatore dell’Fmi, Tamas Fellegi, il segretario di stato, Mihaly Varga e il ministro dell’Economia, Gyorgy Matolcsy. Il governo ungherese e la banca centrale ritengono che un accordo rapido con l’Fmi è l’interesse primario del Paese. Secondo quanto riportato dal sito ufficiale del governo il premier Orban ha anche detto che l’esecutivo farà di tutto per avviare al più presto le trattative con il Fondo. L’Ungheria cercherà «un accordo al piu presto» ha detto il premier. Si tratta di una netta inversione di rotta, visto che il premier da tempo cerca con ogni mezzo l’allontanamento del governatore Andras Simor. «Siamo stati concordi che l’interesse del paese è un accordo al più presto possibile con il Fondo monetario – ha proseguito Orban -. Il negoziatore Tamas Fellegi partirà domani per Washington».
DIFESA DEL FIORINO – Dopo le dichiarazioni del governo la valuta nazionale, il fiorino, si è leggermente rafforzata. Il negoziatore Fellegi metterà sul tavolo delle trattative anche la disponibilità dell’esecutivo a cambiare la legge controversa sulla banca centrale. Il Fmi e l’Ue contestano questa norma, che dà facoltà al premier di nominare i vicegovernatori della banca centrale anche senza il consenso del governatore. I partecipanti alla riunione si sono messi d’accordo per una concertazione permanente fra la banca centrale ed il ministero dell’Economia e per un monitoraggio della situazione in vista di assicurare una stabilità monetaria e finanziaria. Secondo la banca centrale la situazione finanziaria del paese è stabile, le riserve monetarie della banca sono salite negli ultimi mesi a 38 miliardi di euro, un livello senza precedenti. Il premier ha assicurato la banca che il governo non intende toccare queste riserve, necessarie per la difesa del fiorino, per accelerare la crescita economica in stagnazione. Orban ha chiesto però al governatore che la banca centrale contribuisca a stimolare la crescita economica con mezzi appropriati.

Obbiettivo: Soggezione!

Il governo impostoci dalla dittaura dello spread ha mandato ottanta ispettori del fisco a Cortina per le vacanze di capodanno. E’ stato dato un enorme rilievo a questa notizia. Il rilievo è stato voluto dal governo che, in questo modo, ha voluto fare vedere a tutti che fa sul serio per quanto riguarda la caccia […]