Gira che ti rigira

Con buona pace, ormai, dei gonzi creduloni che credevano bastasse cambiare il cavaliere per ribaltare la situazione, anche oggi lo spread sul decennale ha chiuso a 533, invariato rispetto a venerdì. E allora non ci vuole un genio per capire che la manovra lacrime e sangue varata da Monti è stata mancante o carente di una sua parte essenziale, affinchè fosse risultata credibile agli occhi degli stranieri: il taglio drastico dei costi della politica burocratica dello stato.
Inutile girarci intorno, chi è mai quello straniero che in siffatta situazione si fiderebbe ancora ciecamente a comprare titoli di stato italiani? L’han capita assai bene anche loro, gli stranieri, che la legge Salva Italia non è sufficiente a salvarci del tutto. Bisogna ridurre i costi del carrozzone, altrimenti gli stranieri se ne stanno a debita distanza dai nostri titoli, scegliendone altri più affidabili sui mercati internazionali. Anche i meno intelligenti han capito che a loro volta gli stranieri han capito che i loro soldi, eventualmente impiegati in titoli di stato italiani, servirebbero a finanziare anche il pagamento di stipendi e quant’altro della faragginosa macchina politico-amministrativa-burocratica dello stato, e quindi alla larga, senò…addio soldi. Gli stranieri han capito tutto questo, e quindi non comprano più i nostri titoli. Ci voleva tanto poco a capirla.

Al pensiero, poi, che parte di quei soldi andranno nelle tasche di questi otto, che non si sa bene cos’abbian fatto per meritare 8000 euro al mese di pensione già dall’età di 47 anni o poco più, c’è da pensarci seriamente prima di investire in titoli di stato italiani.

Lo stato ci considera sudditi da controllare con la paura

Leggo un titolo emblematico nell’edizione online de Il Resto del Carlino: “Befera: Cortina? Necessario incutere un sano timore”  .

Il signor Attilio Befera, capo dei riscossori di stato, ha, penso involontariamente, esposto la teoria sulla quale si basa la riscossione coattiva delle troppe imposte che gravano sugli Italiani.
La paura.
Loro sanno che le tasse come sono organizzate e quantificate in Italia sono sommamente ingiuste.
Sanno che i soldi recuperati con nuove tasse o con la cosiddetta “lotta all’evasione” serviranno solo ad alimentare nuove spese in un circolo vizioso che ci vedrà sempre più piegati da un debito pubblico in continua crescita.
Sanno, infine, che qualunque cittadino è disponibile a pagare le tasse quando queste siano:
giuste
moderate nella quantità
– finalizzate alla creazione di servizi fruibili a tutti e non solo per agevolare una parte della nazione o dei cittadini;
– riscosse con educazione e collaborazione;
semplici, poche e non richiedano affanni burocratici per calcolare noi stessi l’onere (a pena di severissime sanzioni) e neppure pluralità di scadenze (che se ne salti una, sei perduto).
Purtroppo l’affermazione del signor Befera corrisponde all’atteggiamento che ha una buona parte dei dipendenti pubblici nei confronti del cittadino che si rivolge loro (non solo per le tasse) per una qualsivoglia necessità che richieda il timbro della pubblica amministrazione.
Un atteggiamento non collaborativo, sembra quasi un comportamento vendicativo nell’uso del potere che conferisce il ruolo verso quello che è visto, a prescindere, come un “nemico”, qualcuno cui non credere, pronto solo a cercare di evitare gli obblighi di legge.
La prima riforma da fare, dopo una forte cura dimagrante nel numero dei dipendenti pubblici, è la realizzazione di una “carta del cittadino” che metta al primo punto cortesia e disponibilità da parte di chi è incaricato (pagato con i soldi nostri … ricordiamoci che Monti ha anche dichiarato che senza la manovra lacrime e sangue lo stato avrebbe rischiato di non poter assolvere ai suoi obblighi a cominciare dagli stipendi dei dipendenti pubblici !) di rispondere alle domande e alle richieste dei cittadini.
Il secondo punto non può che essere la semplificazione di adempimenti e scadenze, così che quando si deve pagare, lo si faccia senza la necessità di astrusi calcoli, conteggi, misurazioni e senza dover articolare la propria vita sulle scadenze di calendario.
Lo stato (e chi lo rappresenta) deve essere funzionale e al servizio dei cittadini, non oppressivo verso il Popolo.
Monti dovrebbe richiamare e punire il signor Befera per la sua incauta dichiarazione (se vera, ovviamente) che dimostra solo una mentalità da stato di polizia e repressiva che non può trovare cittadinanza in una nazione civile.
Se lo stato (e chi lo rappresenta) continuerà a considerare i cittadini mucche da mungere con sistemi e concetti medievali, non potrà che avere in cambio cittadini che guarderanno allo stato (e chi lo rappresenta) come un oppressore da ingannare sempre e comunque.
Il signor Befera dovrebbe sapere che in democrazia si governa con il consenso e il convincimento, sono i tiranni che puntano sulla paura per controllare quelli che considerano sudditi e non cittadini.

Entra ne

Sorpresa

Sorpresa!
Sono entrato poco fa nel sito diretto da Oscar Giannino, il Chicago blog, per leggere un ricordo su Miriam Miglio, deceduta il 4 gennaio scorso, ed ho scoperto un oggetto intelligente: la presenza, sul lato destro del sito, di un contatore che scandisce secondo per secondo la consistenza del debito pubblico italiano. E a sorpresa, questa mattina, ho notato che il debito pubblico è (sarebbe) in calo. A seconda dei punti di vista, dovrebbe essere un buon segno, anche in considerazione di quella lezione che lo stesso Giannino ci aveva fatto il 14 settembre 2011 (vedere la videolezione su youtube al post precedente). 
C’è anche un contatore, che in questo caso rimane però fisso, il quale indica a quanto ammonta il plafond di debito pubblico in capo ad ogni italiano: 31.370 euro.

Destra, sinistra e i capponi del Manzoni

Da quando Berlusconi si è arreso allo spread, all’opposizione e a se stesso, si sono sparigliate le carte. Adesso si riesce a vedere con più obbiettività tutta la situazione politica italiana. Si riesce a vedere come il cavaliere, col suo partito, in realtà facesse solo battaglie a favore dei marchionne e delle marcegaglia; battaglie a […]

La Vigna di Leonardo

Il volume, di 47 pagine, contiene la storia della Vigna posseduta a Milano da Leonardo da Vinci. L’opera integrale è consultabile al seguente link: Biblioteca Digitale Fermi. Qui cerco solo di creare un interesse per quello che – nonostante il continuo avvicendarsi di vicende belliche in quell’epoca – fu un altro grande secolo per Milano. Il ripensare a quel tempo, fatto di continui alti e bassi

Liberalizzazioni passeriste

Le stelle polari sono concorrenza e mercato. L’obiettivo è colpire le rendite di posizione e gli interessi consolidati. Se non è un bluff, la prossima settimana il Governo di Mario Monti potrebbe alzare il velo sulla fase 2 (o «Cresci Italia») e mettere in pista il pacchetto per le cosiddette liberalizzazioni. Farmacie, taxi, benzinai, notai, servizi pubblici locali (acqua in testa) i primi capitoli del progetto in mano al sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Con il suo passato alla guida dell’Antitrust, Antonio Catricalà deve gestire uno dei dossier più caldi dell’Esecutivo. L’operazione non sarà certo conclusa in sette giorni. Si parte dai suggerimenti arrivati proprio dall’Autorità garante della concorrenza, ora presieduta da Giovanni Pitruzzella. E già da domani potrebbero prendere corpo alcune misure. In cima alla lista c’è la benzina. Con gli aumenti dei carburanti, Monti potrebbe mettere il piede sull’acceleratore per favorire un contenimento dei prezzi alla pompa.
La riforma è sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico da anni. E nei giorni scorsi il dossier è stato seguito dal sottosegretario, Claudio De Vincenti, che ha visto alcune associazioni e altri incontri potrebbero essere in agenda a breve fino a una riunione complessiva con tutti gli attori coinvolti. Tra le ipotesi, in particolare, l’eliminazione dell’esclusiva, che però sembra non convincere nessuno né i gestori né i petrolieri. La prospettiva, tutta da verificare, è quella di vendere la benzina ai supermercati senza alcuna limitazione. Sul fronte dei taxi, il Governo potrebbe aprire il mercato procedendo con licenze compensative, dando la possibilità agli attuali titolari delle licenze di vedersene assegnata un’altra gratuitamente: ma i tassisti promettono battaglia. Altra idea, passando alle Poste, è scorporare il Banco Posta e delimitare il perimetro del servizio universale limitandolo esclusivamente a servizi veramente essenziali. Allo studio l’ipotesi di ridurre la durata dell’affidamento del servizio a Poste (ora a 15 anni). Assai delicato il capitolo farmacie. L’apertura delle parafarmacie fu uno degli elementi più forti delle lenzuolate targate Bersani: adesso si potrebbe andare oltre, con la deregulation per la fascia C e l’aumento del numero delle farmacie. Verrebbe ampliata la possibilità della multi-titolarità in capo a un unico titolare, aumentando il numero massimo da 4 a 8.
Delicato il capitolo sulle reti. L’Antitrust definisce questioni «impregiudicate» sia lo separazione proprietaria di Snam Rete Gas da Eni sia quella di Rfi dalla holding Fs. Poi c’è la questione dei servizi pubblici locali. Gli enti locali potrebbero essere obbligati a verificare la possibilità di una gestione concorrenziale con procedure aperte di manifestazione di interesse degli operatori del settore. Poche difficoltà, invece, sul fronte banche e assicurazioni.Dovrebbe essere vietata a stretto giro la vendita di polizze abbinate ai mutui. L’Esecutivo potrebbe trovare più di una resistenza con il capitolo delle professioni: l’idea è eliminare le ultime deroghe sulle tariffe minime e accelerare il provvedimento che disciplina le società professionali. Qualche lamentela è già arrivata dai notai. A conti fatti, insomma, Monti ha alzato l’asticella. Si tratta – non cè dubbio – di obiettivi è ambizioso: «Faremo saltare i colli di bottiglia» ha promesso il premier. Un’immagine, quella usata dal presidente del Consiglio, che sintetizza il senso di un’operazione che ritiene cruciale per l’intera strategia di sostegno alla crescita che vuole mettere in campo. Le liberalizzazioni, ha assicurato il professore della Bocconi, «saranno equilibrate e pragmatiche ma non timide». Parole che, inevitabilmente, si legano ai dolorosi passi indietro che, proprio sul fronte delle liberalizzazioni, ha dovuto incassare durante l’iter della manovra in Parlamento. E il rischio di un bis non è da scartare.
di Francesco De Dominicis

Civile convivenza (???)

Genova – L’amore può essere una fetta di prosciutto. Da servire nel piatto di Marco o accomodare nel panino di Laura, nomi di fantasia per due bambini, di cinque e tre anni, che il Tribunale dei Minori vuole assegnare a una famiglia adottiva. Il papà, l’artigiano edile Khalid, non ci sta: è musulmano, ma i figli che ha avuto da una donna italiana sono cristiani. La famiglia adottiva è invece islamica, con la mamma che si è convertita da poco ai precetti di Maometto. Khalid: «Dio è uno solo, ma io voglio che i miei figli crescano nella religione del Paese dove sono nati. E voglio che mangino il prosciutto a merenda e l’arrosto di maiale a pranzo, e la bambina non vada in giro con il velo ma faccia i bagni al mare, e il maschietto quando avrà l’età beva ogni tanto una birra con gli amici…». Una bomba, ad Albenga. Dove le due comunità convivono in pace, da quando gli italiani si sono stufati di fare i braccianti agricoli, e anzi i molti maghrebini hanno cominciato a chiedere la mano delle figlie dei fattori. Con il boom dei matrimoni misti, inevitabili le conversioni: e da qualche mese accanto alla Croce Bianca, alla Bocciofila e agli Alpini in congedo ha trovato sede pure l’Associazione delle donne musulmane, dove le convertite sono la maggioranza. Storico difensore dell’ecumenismo religioso il vescovo, Mario Oliveri. È riuscita a benedire i nuovi concittadini anche Rosy Guarnieri, il sindaco leghista dal volto umano.
«Voglio sapere perché», promette battaglia Khalid, «si è deciso di affidare due bambini cristiani a una famiglia musulmana. E perché i giudici arrivino ad accusarmi di maltrattamenti o disinteresse pur di riuscire a strapparmeli». Sulla delibera firmata dal Tribunale dei minori di Genova si fa riferimento, in effetti, agli articoli 333 e 336 del codice civile: «La potestà decade quando il genitore viola o trascura i doveri…». Non solo: il presidente Giampiero Cavatorta e i giudici Giuliana Tondina, Adele Montobbio ed Eugenio De Gregorio aggiungono che «pur sinceramente affezionato e animato da buone intenzioni, il padre non è in grado neppure di fargli regolarmente visita…».  Khalid non se la prende con la giustizia italiana. Tira fuori il documento che attesta la frequenza delle sue visite alla comunità di recupero dove i due bambini sono ospiti, assieme alla mamma ex tossicodipendente: «Mia moglie ha fatto qualche sciocchezza di troppo, in passato, e sono stato io stesso ad andare prima dai carabinieri e poi dalle assistenti sociali. L’aspetto, un giorno tornerà a vivere con me. Nel frattempo i miei figli possono rientrare a casa: ho un appartamento, un lavoro onesto e un fratello, sposato con una bambina, che può aiutarmi a seguirli». Perché il Tribunale dei minori non ha giudicato sufficienti simili garanzie? «Sfido chiunque a sostenere che tratto male o trascuro i miei bambini. Mi portino una denuncia, una testimonianza. Soprattutto mi spieghino perché tutta questa determinazione: dal Marocco si sta trasferendo in Italia anche mia madre, che è la loro nonna…».
Anche Eraldo Ciangherotti, assessore ai servizi sociali del comune di Albenga, vuole vederci chiaro: «Assieme a Khalid abbiamo presentato una nuova richiesta al giudice. Tra l’altro, siccome diamo alle famiglie affidatarie fino a 535 euro al mese, potremmo dirottare la stessa cifra sui parenti indicati da lui, così la sorveglianza sarebbe garantita anche nelle ore in cui il padre è fuori per lavoro». La famiglia interamente musulmana che vorrebbe adottare i bambini è mossa peraltro da ottime intenzioni, essendosi già occupata di Laura per qualche tempo. «Posso capirli», insiste Khalid, «ma i figli sono miei. Anche il parroco di San Michele mi ha detto che è un’aberrazione affidare due cristiani a una coppia di genitori musulmani: perché questo non conta niente per i giudici? E perché, se io non lo desidero, i miei ragazzi devono crescere nelle tradizioni e nella cultura del Marocco, e non giocarsi le chances che non ho avuto io»? La storia dei bambini contesi sta facendo rapidamente il giro della città, naturalmente, e minaccia di incrinare i rapporti fra le due comunità. Khalid: «Siamo in Italia. Grande affetto per il Marocco, le radici restano là, ma è accettando il modo di vivere del Paese dove si va che si conquista il futuro. Non accetterò mai che me lo portino via. Non rinuncerò mai ai miei figli».

Iniquitalia

Nella foto accanto un’istantanea di Attilio Befera, per i nemici Becera, presidente della congrega di vampiri nota alle cronache come “Equitalia”. Secondo Bram Stoker tale personaggio è nato da una fugace relazione tra il conte Dracula e la contessa Erszebeth Batory. Si dice che la contessa Batory, a corto di contante, ripagò in natura il conte Dracula per una fornitura di sangue virgineo in cui la megera ungherese amava immergersi. Secondo Ann Rice proprio il fatto di essere stato concepito durante la riparazione di un debito ha contribuito all’ossessione maniacale per il recupero crediti di codesto personaggio. Ovviamente è solo una leggenda, ciò che sappiamo realmente del conte Attilio è che costui è parte integrante della pletora di parassiti pubblici che sta mandando questo paese allo sbando. Lo stipendio dorato del patron dei nosferatu del fisco costa al vessato contribuente italico quasi 500mila euro l’anno . Il patron dei nosferatu del fisco, romano di nascita, sembra aver sviluppato una particolare avversione per il Veneto, incurante di ciò che tutti più o meno sanno, ovvero che il problema grosso dell’evasione sta sotto la linea gotica. Leggere “Evasione: Oltre la Propaganda” oltre all’ormai mitico “Il sacco del Nord” di Luca Ricolfi, che in queste faccende è il vangelo, per ulteriori informazioni.  Il capo dei nosferatu del fisco insomma sta spremendo quell’Italia che già paga a sufficienza e de facto tiene in piedi questo paese dalla notte dei tempi e ignora, come sempre che la vera “emergenza evasione” sta nel fu Regno delle due Sicilie. Inoltre la nostra Iniquitalia, molto brava a recuperare i crediti dei cittadini nei confronti dello stato-vampiro è, ma guarda un po’ il caso, impossibilitata a recuperare i numerosissimi debiti dello stato parassita nei confronti dei privati. Sì, proprio quei debiti della pubblica amministrazione nei confronti dei privati che sono causa dei suicidi di imprenditori che affollano le nostre cronache. La Lega si indigna per i nosferatu del fisco cercando, in maniera abbastanza patetica, di ricostruirsi una verginità ma dimenticando di esser stata tra i sire del vampiro fiscale nell’ultima legislatura. Memoria corta dalle parti di Via Bellerio eh? Comunque a voi un bell’editoriale di Davide Giacalone sul tema dei vampiri tributari.

Iniquitalia dal blog di Davide Giacalone

Gli attentati a Equitalia pongono un problema collettivo, non risolvibile con la solidarietà nei confronti di chi è bersaglio della violenza e delle intimidazioni. Condannare ogni forma di terrorismo è fin troppo facile. Sentirsi dalla parte degli uomini che vi sono stati esposti è doveroso. Ritenere Equitalia ingiustamente accusata per modalità di riscossione che non dipendono da decisioni societarie, ma da leggi dello Stato, è ragionevole. Tutto questo, però, è pura retorica, è parlare senza tenere conto della realtà, perché occorre aggiungere un dettaglio determinante: il modo in cui si chiedono soldi al cittadino e alle imprese non è conforme alle regole di uno stato di diritto, ma alle modalità operative del dispotismo.

Equitalia è l’ennesimo animale misto: società per azioni, quindi di diritto privato, salvo essere posseduta per il 51% dall’agenzia delle entrate e per il 49 dall’Inps, quindi società statale. La sua funzione è virtuosa, riportando in mani pubbliche la riscossione dei tributi, come anche il guadagno che da quest’attività deriva. Bene. Assai meno bene, invece, che si presentino ai cittadini e alle imprese conti da saldare sull’unghia, senza prendersi la cura di spiegare da dove originano. Nella società digitale sarebbe giusto e necessario mettere ciascuno nella condizione di sapere, senza muoversi da casa, il come e il perché si pretendono dei soldi. Malissimo, poi, la legge che impone alla Pubblica amministrazione di non pagare il privato nei cui confronti Equitalia segnala delle pendenze negative. Malissimo perché tale negatività è dispoticamente dipendente solo ed esclusivamente dal giudizio di quella società, lasciando fuori dalla porta la giustizia.

Quando ricevi la cartella di Equitalia puoi fare ricorso, ma in questo modo ti metti in coda ai cinque milioni di ricorsi pendenti. In attesa della discussione ogni pagamento pubblico nei tuoi confronti è sospeso, il che, per molte aziende, equivale ad una violenta intimidazione, a una non fronteggiabile concussione, talché si può essere indotti a rinunciare a un proprio diritto pur di non vedersi sequestrare quel cui legittimamente si aspira. Oppure si può procedere in modo diverso: paghi, attendi il giudizio e poi chiedi il rimborso. Con un po’ di fortuna, entro una ventina d’anni rivedi i soldi che non avresti dovuto dare e che ti sono stati estorti.

Nulla di tutto questo giustifica, neanche lontanamente, le lettere esplosive che hanno ferito dei lavoratori, o gli attentati. Gli autori di questi gesti si spera solo che siano individuati e indirizzati alla galera. Anche perché rischiano, con la loro rozza brutalità, di oscurare il punto più importante: un sistema di riscossione che umilia la dignità del cittadino, partendo dal principio che siamo tutti evasori e che, pertanto, dobbiamo scusarci e giustificarci agli occhi dell’esattore, laddove, al contrario, in uno stato di diritto il patto costituente si basa su capisaldi ben diversi: ciascuno di noi è onesto fin quando qualcuno non è in grado di dimostrare il contrario, davanti a un giudice terzo.

E’ vero che Equitalia ha portato risultati migliori di quelli totalizzati quando quel lavoro lo facevano altri, come le banche, ma guai a credere che un risultato contabile compensi una devastazione giuridica. E’ vero anche che l’evasione fiscale è diffusa, sicché molto si dovrebbe colpirla, ma guai a credere che farlo alla cieca aumenti il senso di giustizia, laddove rischia di consolidare l’esatto contrario.

Non mi meraviglia che dal mondo politico si tenda a tacere, circa il diffondersi della violenza contro gli esattori. Non mi meraviglia perché da quel mondo non dovrebbe giungere la solidarietà, bensì un più consapevole messaggio: siamo noi ad avere creato quel sistema, siamo noi i responsabili. Ciò presupporrebbe un coraggio e una lucidità che largamente difettano.

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Equitalia si accendono le proteste via Crisis

Dacci oggi quotidiana iniquità via Nessie

Una strada per Almirante

Mentre Monti, pensando di menarci per il naso raccontando la favoletta degli evasori che ci mettono le mani in tasca, umilia se stesso (e non mi interessa) e l’Italia (e questo sì che mi interessa) per raccogliere veline nel pellegrinaggio tra Bruxelles, Parigi e Berlino, invece di prendere l’unica decisione coraggiosa che dovrebbe essere assunta: lo smantellamento dell’euro ed il ritorno alle monete nazionali, apro una piccola parentesi per ricordare che Destra e sinistra esistono ancora, eccome !
In questi giorni leggiamo sul berciare a Roma dell’associazione partigiani e della sinistra in genere, contro la proposta di dedicare una strada a Giorgio Almirante, Fondatore e grande Leader del Movimento Sociale Italiano.
Giorgio Almirante merita una strada molto più dei comunisti Togliatti, Longo , Berlinguer, che ci avrebbero resi schiavi dell’Unione Sovietica.
Giorgio Almirante merita una strada molto più di “Stalingrado”, ancora ricordata almeno a Bologna, Lenin, in onore di sanguinari tiranni che hanno caratterizzato la storia recente del mondo, elevando il comunismo al rango del peggiore e più feroce sistema, con oltre cento milioni di morti, che mai l’Umanità abbia conosciuto.
Tutto questo lo sanno anche coloro che si oppongono a questo riconoscimento al Capo della Destra Italiana.
L’opposizione all’onore da rendere ad Almirante dimostra come il tanto invocato “dialogo” e superamento delle ideologie, viene inteso solo a senso unico: noi dobbiamo dimenticare, loro no.
Beh, non è così che funziona.
O il dialogo è reciproco, oppure non ha senso neppure parlarne.
Io non credo più al dialogo con la sinistra.
Ormai ho conosciuto troppi comunisti nei miei 55 anni di vita e con internet ho constatato come a sinistra il ragionamento sia un optional che non viene mai scelto.
Questo sia di insegnamento e di monito.
Insegnamento per chi si illude che a sinistra siano disponibili a mettere una pietra sopra il passato per guardare alle azioni concrete necessarie per far crescere l’Italia (e questo lo si era capito anche con lo starnazzamento provocato dalla decisione – purtroppo non confermata – del Governo Berlusconi di abolire le giornate festive il 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno).
Monito per chi, giustamente scontento (eufemismo) della scelta di Berlusconi di continuare a dare ossigeno a Monti, manifesta propositi astensionisti.
I comunisti non si asterranno.
Loro non capiscono, ma si adeguano.
Se ci asteniamocome in una vera democrazia sarebbe nostro diritto e dovere per protestare contro una scelta contraria agli interessi dei propri elettori faremmo solo un assist alla sinistra.
Cioè a chi peggiorerebbe solo la situazione con:
aumento delle tasse per continuare a spendere a favore delle clientele;
leggi di favore per le cooperative, a spese nostre;
concessione di cittadinanza e voto agli stranieri;
obblighi e sanzioni in ogni campo della vita sociale;
deriva morale sui temi etici;
asservimento completo dell’Italia ai poteri forti internazionali cui svendere la nostra terra, i nostri beni, le nostre proprietà.
Perché il peggiore dei nostri, resta comunque migliore del migliore dei loro.
E tornando al rapporto con i comunisti, il massimo che possiamo sperare è mantenere lo scontro sul piano verbale.
Finchè non matureranno.
Ma dubito che quel giorno potrà mai arrivare.

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