ANCORA SU COSTITUZIONE E MOSCHEE

Pubblico questo interessante articolo di Leo Bacchi, tratto, come  gli altri due dello stesso Autore,  dal sito dell’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti).

Interessante notare come l’UAAR, dopo aver lottato per anni contro lo strapotere della Chiesa Cattolica in Italia, si stia rendendo conto che un’altra minaccia, ben più grave, si stia profilando all’orizzonte, e non solo in Italia ma in tutt’Europa: la Sharia, ovvero la legge islamica che milioni di immigrati musulmani vorrebbero vedere applicata anche nel nostro continente, come è già successo in Inghilterra. 

Mentre nel mio precedente articolo avevo analizzato la problematica posta dalla costruzione delle moschee in Italia alla luce del secondo comma art. 8 della Costituzione, qui vorrei analizzare il terzo comma di detto articolo che, per quanto attiene alle religioni diverse dalla cattolica, enuncia:

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Ora, dal momento che nessuna Associazione o Unione di fedeli islamici ha attuato tali intese con lo Stato italiano, non si vede perché da noi si pretenda di costruire moschee bypassando in modo tanto disinvolto una norma costituzionale. L’arcano è stato risolto dal Segretario dell’UAAR Raffaele Carcano, che ringrazio per la segnalazione, il quale mi ha informato che la sentenza n° 195/1993 della Corte Costituzionale supera di fatto il comma in questione, autorizzando la costruzione di edifici di culto anche in mancanza di patti d’intesa, nel caso specifico in relazione alla confessione dei “Testimoni di Geova:

http://www.lex.unict.it/didattica/materiale07/ecclesiastico/sentenze/s1993-195.htm

Non entro nel merito della lunga motivazione della Suprema Corte per giustificare tale decisione e lascio volentieri al lettore il compito di decifrarne il linguaggio cavilloso e contorto. Dico solo che, per quanto ne so, se si vuole abrogare un articolo della Costituzione, bisognerebbe farlo secondo procedure ben precise, previste dall’Art. 138 della Costituzione stessa (maggioranza assoluta dei due rami del Parlamento o referendum) che, nel caso in oggetto, non ci sono state. Anzi, la Suprema Corte, che dovrebbe vagliare sulla correttezza e aderenza di leggi e sentenze alla Costituzione, ha seguito il percorso opposto: ovvero ha dichiarato che l’art. 8 non era adeguato alle nuove problematiche e alle richieste di gruppi religiosi, rendendolo, di fatto, lettera morta. Vero è che, come mi è stato precisato anche dal legale dell’UAAR (che ringrazio per il contributo):

…la Corte Costituzionale può e anzi deve (…) interpretare la carta alla luce dei cambiamenti socio-storico-culturali, (…) così come può abrogare direttamente leggi in contrasto.”

Mi chiedo tuttavia se, nel caso specifico delle moschee, non sarebbe il caso di usare una maggiore prudenza. Una moschea infatti non è semplicemente e solo un luogo di culto, ma molto di più: è un centro di aggregazione politica, di indottrinamento e propaganda, un tribunale, una scuola coranica. A tal punto che, come specificato dal Prof. Massimo Introvigne in un suo articolo in proposito, a rigore, un musulmano potrebbe sentirsi offeso dalla definizione di moschea solo come luogo di culto. E con questo spero di avere risposto sia al legale dell’UAAR, che mi faceva notare come

…musulmani e testimoni di Geova sono tra i più discriminati dallo stato italiano.”

sia al lettore, tale “Ottopermille”, che, nel suo commento a un mio precedente articolo, mi ha dato del nazifascista e dell’ignorante (secondo lui avrei una conoscenza dell’Islam paragonabile a quella del figlio di Bossi) perché non si dovrebbe impedire ai musulmani dall’avere un loro luogo per pregare. Il lettore in questione ricorre agli insulti solo perché è la sua conoscenza dell’Islam ad essere lacunosa, dal momento che ignora, o finge di ignorare, ciò che ho appena esposto: ovvero che la moschea è anche un luogo di aggregazione politica, e non solo religiosa.

Dunque, se la Corte Costituzionale ne autorizza la costruzione, è come se autorizzasse la costruzione di sedi di partiti totalitari, o addirittura di tribunali che, sul territorio del nostro stato, non applicano le nostre leggi, bensì la Sharia. Ecco perché auspicherei ben altre procedure prima di autorizzare l’edificazione di “luoghi di culto” fortemente in contrasto con i nostri codici.

Ma il vero nocciolo della questione è un altro: come mai, quando si tratta di religioni, le leggi vengono bypassate con tanta disinvoltura?

La prima risposta che mi viene in mente è quella che avevo dato nell’articolo precedente, ovvero realpolitik e piaggeria, poco importa se si tratti di Chiesa Cattolica o di moschee. Nei confronti dei musulmani poi la questione si può riassumere in una sola parola, come aveva scritto Oriana Fallaci: petrolio. Ovvero: se l’Italia e l’Europa vogliono l’oro nero, che nessun ostacolo si frapponga alla costruzione di centri di culto coranici e alla lenta ma inesorabile islamizzazione di interi territori, in barba alle leggi costituzionali che dovrebbero regolare i rapporti di tutti.

Ma io credo che la risposta più convincente alla domanda che ho appena posto l’abbia data Richard Dawkins, nel suo “L’illusione di Dio” (Mondadori). Il grande naturalista scrive infatti che, di fatto, alle religioni si concedono diritti o deroghe ai doveri che sarebbero inconcepibili per i normali cittadini o per altre associazioni laiche. Si tratta di un atteggiamento di sudditanza nei confronti dell’autorità religiosa, vista come un tabù inviolabile che si ha paura perfino di contraddire e davanti alla quale le leggi dello stato o della logica finiscono per abdicare. Insomma, tutti siamo uguali davanti alla legge, ma basta che uno si metta una papalina in testa, assuma un atteggiamento ieratico e dica di essere ispirato da Dio ed ecco che, come per magia, questa persona diventa “più uguale degli altri”. Del resto lo si è visto anche in occasione dei recenti disordini scoppiati per via del film “blasfemo” contro Maometto e per le vignette satiriche dello stesso genere pubblicate in Francia: parecchi politici, italiani e non, hanno tuonato contro “le offese al sentimento religioso”, chiedendo una sostanziale censura sul libero pensiero. Dimenticandosi che , se proprio una persona devota si sente offesa nel suo culto, per questo non c’è bisogno di bruciare le ambasciate: esistono i tribunali che bastano e avanzano per ottenere un risarcimento morale ed economico.

Insomma, alla fede nel sacro si concede un lasciapassare etico e giuridico che sarebbe inconcepibile per chi fa appello alla logica o alla scienza.

Del resto basta assistere ad un qualsiasi dibattito televisivo sui cosiddetti miracoli per rendersene conto: se un ateo come Odifreddi si permette di metterli in discussione, viene immediatamente accusato di mancanza di rispetto nei confronti dei “sani” principi religiosi e del diritto degli utili idioti a credere in qualsiasi baggianata.

Non mi risulta però che lo stesso rispetto venga richiesto alle religioni quando insultano la nostra razionalità con statuine di Madonne che lacrimano sangue, con S. Gennaro che mestrua tre volte l’anno e altre amenità del genere.

Stessa cosa per il velo integrale islamico: la legge italiana prevede che tutti debbano girare a viso scoperto, me se la donna è costretta a nascondere il proprio corpo e il perfino il volto perché lo ordina Allah, ecco che la polizia fa finta di non vedere e il solito giudice preferisce lasciare correre.

Un altro esempio in tal senso?

In Toscana, diversi anni fa, un magistrato ha assolto un ragazzo trovato in possesso di un consistente quantitativo di marijuana, perché lo stesso si era dichiarato seguace della religione Rasta, che appunto prevede l’utilizzo della cannabis a scopo mistico-rituale.

Se fosse stato un antiproibizionista razionalista ad essere beccato con un quantitativo del genere e se anche avesse sciorinato davanti al giudice tutte le relazioni mediche e scientifiche (quella di “Lancet” in testa) che dichiarano la cannabis molto meno pericolosa dell’alcool, niente da fare, si sarebbe beccato una condanna esemplare. Ma è bastato che l’imputato si sia fatto crescere in testa i cannoli alla Bob Marley e si sia dichiarato seguace di una “religione” più folcloristica che spirituale, ed ecco che il codice penale ha ceduto il passo al “prete” di turno.

Con queste premesse, da Stato delle burle e non da Stato di Diritto, non stupiamoci se, nel giro di qualche anno, le città italiane saranno modellate sull’esempio delle banlieu francesi, ormai sotto il totale controllo dei musulmani, nelle quali persino la polizia deve entrare in punta di piedi.

E non stupiamoci sopratutto se, in un futuro non troppo lontano, Chiesa e Islam si divideranno il controllo dei loro rispettivi greggi in nome di un neo consociativismo religioso che si comincia a fiutare nell’aria e del quale noi atei per primi pagheremo le conseguenze.

In nome di Dio andatevene!


Perchè Napolitano non fa come fece Cromwell 360 anni fa !!!
Probabilmente questa sarebbe l’unica ricetta per l’Italia attuale.

E’ il discorso che Oliver Cromwell pronunciò il 20 aprile 1653 sciogliendo il parlamento inglese.

IN NOME DI DIO ANDATEVENE!

E’ tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che voi avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con la pratica di ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro paese con Esaù per un piatto di lenticchie, come Giuda tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli. Avete conservato almeno una virtù? C’è almeno un vizio che non avete preso? Il mio cavallo crede più di voi; l’oro è il vostro Dio; chi fra voi non baratterebbe la propria coscienza in cambio di soldi? E’ rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene della Repubblica? Siete diventati intollerabilmente odiosi per l’intera nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l’ingiustizia! Ora basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave. In nome di Dio, andatevene!!   

Parzialmente trascritto da Pedagogica del 30 luglio 2012, dalla frase che inizia con “…siete un gruppo fazioso …”

Foto: Cromwell – dal sito Sommerville

Siamo Tutti Sallusti !!!!

Questa italasia mi fa orrore e paura !
E con tutti i processi arretrati che sono fermi in questo paese, già iniziato (ma già sospeso per 24 ore) il processo per direttissima per evasione x Sallusti, ora riaccompagnato agli arresti domiciliari, ma piantonato come un boss mafioso.

Meglio tacere…

«Non c’è dubbio che occorrerà ridurre la pressione fiscale» ma «ci sono dei limiti e una dinamica temporale attraverso cui questa cosa sarà possibile». Così il premier Mario Monti agli Stati Generali del Centro-Nord, a Verona. Il premier interviene con un discorso ad ampio raggio, dal lavoro all’evasione fiscale, dalla scuola ai giovani.
DISOCCUPAZIONE – Il capo del governo interviene anche sull’emergenza disoccupazione. «Le politiche economiche del governo» non sono la causa «dei fenomeni negativi che vogliamo rimuovere» come la recessione e la disoccupazione, precisa Monti. «Io sono molto sensibile al problema disoccupazione – aggiunge – ma non ritengo che il governo potesse fare diversamente da quello che ha fatto».
EVASIONE – Il premier ribadisce anche l’appello di qualche giorno fa a condurre una guerra contro l’evasione. «La lotta all’evasione va affinata, migliorata vanno evitati eccessi- dice – ma è una guerra che deve proseguire e vorrei che la classe politica avesse un senso di urgenza in questo senso così come per la legge elettorale».
DELEGA FISCALE – Sempre sulle tasse e sulle misure che il governo vuole introdurre sul fisco è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, parlando della delega fiscale, dl sviluppo e legge di stabilità slittata negli ultimi giorni in Senato: «Con il Parlamento abbiamo fatto un lavoro formidabile. Sono certo che i lavori saranno completati e si farà quello che tutti ci siamo impegnati a fare. È nell’interesse del Paese».
SCUOLA – Parole dure del premier, inoltre, sul mondo della scuola. «Io e il ministro Profumo – dice – siamo pronti ad ascoltare le istanze del mondo della scuola a patto che siano senza ideologismi e senza corporativismo».
GIOVANI – «Il mio desiderio è che il 2013 possa essere l’anno di uno straordinario investimento in capitale umano, da parte di tutte le forze del paese, soprattutto per sostenere i giovani», dice infine Monti, aggiungendo che «se lo Stato da solo non ce la fa, non vuol dire che non ce la facciano gli italiani insieme».

Sallusti candidato premier

Il giornale radio ha appena dato la notizia che il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, è stato arrestato in redazione.
A me è venuta una idea: e se fosse proprio Alessandro Sallusti il candidato premier per il Centro Destra ?
D’un colpo si risolverebbe il problema tra rinnovamento generazionale e continuità, tra riconoscenza a Berlusconi e prospettive future, perchè Sallusti  (che non sarebbe il primo direttore di quotidiano a diventare premier) può riassumere, per età, competenza, affidabilità, tutte queste caratteristiche.
Ma, soprattutto, in un’epoca in cui l’immagine e i simboli contano molto, Alessandro Sallusti sarebbe, per tutti, il simbolo di cosa accadrebbe alla Libertà in Italia, alla Libertà di Opinione, alla Libertà di manifestarla, alla Libertà di diffonderla, se i comunisti occupassero anche il governo nazionale.
Sallusti candidato premier su un programma di Libertà sarebbe la migliore immagine di una rinnovata alleanza di Centro Destra.


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