Perchè non voterei PD

Il mio vicino di casa vacanze di questa estate, estremo simpatizzante per il Partito Democratico, ed in primis di Bersani, mi aveva quasi convinto che il suo partito fosse ormai cambiato e che stesse o avesse abbandonato l’ideologia antiberlusconiana sic et sempliciter, per dedicare forze, tempo e risorse alla concretezza, a risolvere i veri problemi del vivere quotidiano della gente. Ma ieri sera ho dovuto ricredermi alla grande, facendo decisamente passi indietro sulle idee che costui m’aveva inculcato. Quando ieri sera ho sentito parlare la onorevole del PD presente alla trasmissione Ballarò, mi son cadute le braccia, e non solo a me, anche a Giorgia Meloni, anche lei presente in trasmissione. La onorevole del PD, bella presenza, non c’è che dire, e della quale però non ricordo il nome, nè a questo punto m’interessa di saperlo, ha ripetuto almeno due volte che l’attuale crisi italiana è da imputare tutta a Berlusconi, e che l’Italia è andata male in questi ultimi 18 anni per colpa sua. Mi sono allora detto: ma qui sta riaffiorando l’ideologia alla grande, altro che concretezza! E ripeteva il concetto, come un disco stonato che continua a girare comunque, nonostante Giorgia Meloni l’avesse bacchettata più volte sulle due affermazioni. Ma la onorevole del PD non ha fatto alcuna rettifica. Qualora non ne fosse al corrente, Giogia Meloni le ha ricordato che la crisi è mondiale, e che in quei diciotto anni il suo partito ne ha governato per sette, ma lei ha fatto comunque orecchio da mercante; tanto ormai il suo partito si sente vincitore, rassicurato dai sondaggi che ieri sera lo davano al 34%. In conclusione, questa secondo me è ignoranza o ideologia, e propaganda politica basandola su falsità. Ma gl’italiani non sono tutti di quelli che bevono tutto quello che gli si propina. Se quindi queste sono le premesse, mi spiace per il mio vicino di casa di questa estate, ma non voterò PD, al quale, stante queste premesse, preferirei perfino di gran lunga il M5S.

Votare con il "porcellum"

Ottima notizia, se confermata nei prossimi giorni.
Viene sconfitta l’invadenza di Napolitano e potremo scegliere tra due coalizioni, all’interno delle quali potremo votare per il partito più rispondente alle nostre idee senza compromettere le possibilità di vittoria del nostro candidato premier.
A volte il giornale radio della mattina porta buone notizie … purchè non vi sia un ulteriore ribaltone che potrebbe passare solo attraverso un inciucio con i comunisti che pretenderebbero un sistema elettorale che blindi la loro vittoria.





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Intoccabili… (solo alcuni)

La Corte Costituzionale ha accolto questa sera il ricorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in merito al conflitto con la Procura di Palermo, sulla trattativa Stato-Mafia. Non spettava alla Procura – questa la decisione della Consulta – valutare la rilevanza delle intercettazioni telefoniche delle telefonate del capo dello Stato, né omettere di chiederne la distruzione al giudice, comunque assicurandone la segretezza. Ora le intercettazioni andranno distrutte. Il presidente della Repubblica ha “accolto con rispetto” la sentenza. Attende ora le motivazioni, che verranno depositate a gennaio. Il documento non arriverà dunque alla Cancelleria prima dell’anno nuovo, ma di certo prima del 27 gennaio. Allora scadrà il mandato del presidente della Corte, Alfonso Quaranta. Il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, non ha voluto per ora rilasciare dichiarazioni: “Leggerò il provvedimento, non ritengo per ora di dover fare commenti”. Il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, ha elogiato la capacità della Consulta di fare “chiarezza su una situazione non regolata da una norma specifica del codice di Procedura Penale e che si prestava a diverse interpretazioni”. Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl, ha dichiarato: “Resta il rammarico che per vedere affermati principi di assoluta evidenza si sia dovuti giungere di fronte alla Consulta e assistere a polemiche e lacerazioni segnate da pagine drammatiche per persone in carne e ossa. L’auspicio è che l’odierno pronunciamento, oggi e per il futuro, trovi da parte delle autorità giudiziarie maggiore osservanza di quanta non ne abbia trovata la consolidata giurisprudenza costituzionale in materia di intercettazioni indirette dei membri del Parlamento”.

Dubbio legittimo (chiacchiere da bar)

Ombre sul concorso per lavorare all’antitrust. A vinecerlo è uno degli allievi di Pitruzzella. Il giovane è anche figlio di un socio d’affari del presidente. Nubi sull’antitrust. Proprio chi deve garantire la concorrenza leale nel mercato senza che qualcuno si possa avvantaggiare su qualcun’altro a quanto pare non vigila bene sui concorsi. Quelli proprio dell’antitrust. Leggendo la graduatoria del concorso per cinque funzionari a tempo determinato badito dall’Autorità garante della concorrenza, è impossibile che l’occhio non cada su un nome: Marco Lo Bue. Il nome apparentemente ai più può anche non dire niente ma se consideriamo il nome del presidente dell’antitrust, Giovanni Pitruzzella, le cose cominciano ad essere chiare. Pitruzzella è uno dei più importanti avvocati palermitani. Ha uno studio nel capoluogo siciliano. E guarda caso Marco Lo Bue è stato uno dei suoi allievi. “È essenziale che qualsiasi selezione sia imparziale e trasparente. Per garantire questo ho scelto di non avere alcun contatto con i membri della Commissione. Comunque la si voglia pensare sono certo che la Commissione abbia selezionato i candidati più meritevoli”, afferma il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella.
Amicizie ambigue Intanto Marco Lo Bue, nel concorso si è classificato al quarto posto, ma è il più giovane dei cinque. È nato a Palermo il 9 maggio 1984 e a dispetto dei 28 anni di età è già avvocato. La sua pagina su LinkedIn lo presenta come “avvocato presso lo studio legale Pitruzzella”. “Marco Lo Bue – precisa infatti il presidente dell’Antitrust – non ha mai svolto l’attività di avvocato presso il mio ex studio ma solo, come tanti altri giovani laureati ogni anno, una buona parte del praticantato necessario per sostenere l’esame professionale. Peraltro non mi risulta che eserciti l’attività di avvocato”. Aggiunge Pitruzzella: “Ovviamente lo conosco, perché nel 2009 sono stato per un periodo suo tutor nel ciclo di studi per il conseguimento del dottorato. Conosco, com’è noto, anche il padre con il quale ho fatto per circa un anno regate su una barca posseduta in società e di cui ho ceduto da tempo la proprietà”. C’è un altro elemento che però getta ombre sulla correttezza del concorso. Il padre di Marco Lo Bue si chiama Giovanni Lo Bue. Insieme a Lo Bue senior, Giovanni Pitruzzella possedeva dal marzo del 2010 una società battezzata Vela e Natura. Lui aveva il 55 per cento, il padre di Marco Lo Bue il restante 45. A Vela e Natura avevano intestato la loro barca da regata. Poi Pitruzzella è stato nominato dal presidente della Camera Gianfranco Fini e da quello del Senato Renato Schifani presidente dell’Antitrust. A quel punto si è disfatto della partecipazione nella società. Il 25 novembre 2011, quattro giorni prima del suo insediamento all’authority. Indovinate chi ha comprato il suo 55 per cento di Vela e Natura. Marco Lo Bue. Il giovane figlio del suo socio di regate, che un anno dopo avrebbe vinto il concorso da funzionario all’Antitrust.

I contanti sono la nostra Libertà

Ogni mattina (mentre scrivo è ancora in corso) su radio uno c’è una trasmissione di informazione: Prima di tutto.
Ha sostituito l’ansiogena Falcetti di Istruzioni per l’uso e la trasmissione è sicuramente più gradevole.
Svolge servizi e sondaggi.
Questa mattina veniva chiesto agli ascoltatori se fossero favorevoli alla abolizione dei contanti come richiesto da una petizione internazionale.
Già che ci sia una petizione internazionale per sostituire con strumenti tracciabili il contante è aberrante: è lo spionaggio, il controllo, l’intromissione sulla nostra vita estesi a livello mondiale.
Ma che ci siano pure degli Italiani entusiasti dell’abolizione del contante mi porta a pensare che costoro meriterebbero un po’ di regime.
Loro, ovviamente, non noi che restiamo convinti che il contante rappresenti la libertà individuale e continuiamo ad usarlo, dovunque sia possibile pagare con tale strumento che non lascia traccia e non consente a Monti e Befera di sapere cosa compriamo, dove e quando.





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Fitzgerald, il jazz e il grande crac

 

 

 

Corsi e ricorsi. Si torna a leggere (o a rileggere) Fitzgerald, perchè? Perché ora come allora la macchina della storia si è inceppata e i sogni che tanto avevano animato il nostro Paese e la nostra Europa, “sono già alle spalle” (cito un’espressione dello scrittore). Francis Scott Fitzgerald che per comodità abbrevierò con FSF, fu il cantore dell’età del jazz. Letteratura del

Vecchio per vecchio, meglio Berlusconi

Nonostante la copertura mediatica favorevole allo sfidante, il vecchio apparato comunista ha eletto Bersani quale candidato premier della sinistra.
Adesso resta solo l’incognita della legge elettorale per poter organizzare in modo appropriato il Centro Destra.
Ancora una volta in una lotta epocale contro i comunisti ed i loro caudatari.
Ancora una volta con la guida di Silvio Berlusconi.



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