Abbattere Monti per contrastare chi gli sta dietro

Perché Bersani è così cauto,
prudente nel giudicare l’ingresso in campo politico a gamba tesa di
Monti ?
Mi viene in mente un proverbio: la
prudenza è la paura che cammina in punta di piedi
.
Bersani ha paura.
Bersani ha visto, avendoci messo anche del suo, cosa i manovratori che
stanno dietro Monti e ne muovono i fili hanno fatto a Berlusconi
che
sta pagando (con milioni sonanti oltre che con una ventennale persecuzione
mediatica e giudiziaria
ancor più palese con le candidature
politiche di tanti magistrati evidentemente non super partes come
avrebbero dovuto essere
) la sua volontà di autonomia e di elevare
l’Italia
come socio alla pari al tavolo della politica mondiale.
Bersani si rende conto che se entrasse
in rotta di collisione diretta
con la consorteria finanziaria e
speculativa internazionale, senza Patria, senza Valori, senza volto
e
che per comodità chiamo Spectre come la organizzazione nemica, in
tanti romanzi e film, di James Bond, farebbe una fine ancora peggiore
di Berlusconi, non avendone né il carattere volitivo, né le
disponibilità economiche.
Bersani, quindi, lascia che sia il suo
ritrovato compagnuccio di cordata ad esprimere quei concetti “di
sinistra” che potrebbero irritare la Spectre che ha scelto di
intervenire direttamente in Italia tramite il suo Monti.
Bersani ha redatto una “sua
agenda che comprende tutte le impostazioni di Monti (tasse,
patrimoniale, cessione di Sovranità all’europa e contestuale
limitazione della Libertà degli Italiani
) con l’aggiunta di un
paio di concetti idonei a lisciare per il verso giusto il pelo
ideologico dei comunisti: omosessuali e immigrati
.
In questo quadro uno penserebbe che
contro un simile Impero del Male, sovranazionale, si schierasse il Grande Potere ugualmente
sovranazionale che predica il Bene, la chiesa da sempre nemica dell’impero
.
Purtroppo, con buona pace del mio amico Starsandbars che la ritiene solo “divisa”, la chiesa appare ormai
in disfacimento e lo è perché i suoi uomini di vertice sono per lo più, parafrasando
Dante, “pusillanimi e codardi”, capaci di fare la voce grossa contro singoli, isolati cittadini o sacerdoti, ma non contro chi realmente introduce il Male nella nostra società e preferiscono schierarsi con quanti
sembra abbiano il potere necessario a perpetuare la loro rendita di
posizione
, invece di combattere a fianco di chi sostiene i loro
stessi Valori, rischiando sconfitte e persecuzioni
.
La chiesa è indubbiamente ancora guidata da una persona di
grande levatura, Benedetto XVI, purtroppo troppo anziano
per contrastare la politica di una curia che lo circonda che irrita e allontana i potenziali “fedeli” senza peraltro
conquistare chi fedele non è mai stato e, anzi, in questa situazione
trova ulteriore e giustificato motivo di disprezzo nei suoi confronti.
Abbiamo così assistito ad una nuova
saldatura tra il “primo stato “ e il “secondo stato”
, in un
deja vù prerivoluzionario, dove il “primo stato” non è più una
nobiltà d’Animo e d’Arme, ma è composta da avidi speculatori
senza volto e senza Valori
che si sono uniti nella Spectre
finanziaria internazionale.
Uniti, dunque, contro il “terzo
stato”, rappresentato dal borghesissimo e popolare Cavalier Silvio
Berlusconi
,
quella borghesia produttiva, il ceto medio, cui i due
primi poteri cercano di sottrarre le disponibilità economiche e la stessa Libertà Individuale e Identità Nazionale che
impedirebbe la degenerazione in un governo oligarchico come è quello
che abbiamo avuto nel 2012.
A tutto questo mi ha fatto pensare la
conferenza stampa, l’ennesima senza contraddittorio … e vogliono
imbavagliare Berlusconi !
, di un Monti che ha annunciato la nascita
ufficiale della sua coalizione
con personaggi della …. statura di
Fini, Casini, Montezemolo, tutti celebri per essere sistematicamente
andati al traino di qualcun altro, da cui hanno ottenuto onori e
cariche.
Sono gli stessi personaggi che cercano
di regalare la Lombardia alla sinistra
con la ostinata e senza
speranza candidatura di un Albertini stizzoso, bizzoso e senza prospettive che
sembra trovare analogo e degno contraltare in Maroni e nella nuova Lega.
L’alleanza che ha imposto Monti prima
come presidente del consiglio ed ora come candidato premier di una
improbabile coalizione centrista, rappresenta una forza immensa che
fa tremare i polsi (e non solo quelli) a Bersani
, pronto a scendere a
patti in cambio della presidenza di un governo che però legiferi a
comando
(dall’estero) ed a cui resterebbe solo la possibilità di
indebolire, con i provvedimenti a favore di omosessuali e immigrati,
la resistenza morale e identitaria degli Italiani, affidando a Monti
la presidenza della repubblica
perchè sorvegli che tutto vada
secondo i desiderata della Spectre finanziaria internazionale.
Una forza immensa, quella della Spectre, che vorrebbe spegnere
la Fiamma della Libertà, della Sovranità e della Dignità
, per
aprire un periodo oscuro di miseria, oppressione e rinnegamento delle
nostre Radici, della nostra Tradizione, della nostra Identità.
Sconfiggere Monti (e il suo alleato “in
pectore” – ma neanche troppo – Bersani
) alle elezioni, significa
dire alla Spectre finanziaria internazionale che gli Italiani non
sono più quei servi disponibili ad inchinarsi a qualunque principe
straniero si presenti alla nostra porta per occupare la nostra terra e trattarci come sudditi
.
Buon anno.





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Manuale di sopravvivenza per il 2013

Buon Anno!
Ci attendono ancora giorni difficili, cari Amici,  perciò  è inutile farsi illusioni che chi ci ha reso greve e  insopportabile il 2102, si fermerà miracolosamente nell’anno che verrà.  Pertanto il mio augurio è che riusciamo a trovare in noi gli anticorpi per resistere e contrattaccare. In questi giorni imperversano maghi e astrologi, per raccontarci che  futuro anno avremo. Io non sono Mago Merlino e nemmeno la Fata Morgana, ma prevedo che dovremmo imparare a consociarci e a costituire Comitati Civici, Comitati di quartiere, di rione o  altro organismo di base territoriale cittadino (e non partititico) per la salvaguardia di quella “proprietà Privata” che è sancita dalla costituzione e dal diritto civile e penale. Prevedo che dovremmo togliere l’acqua agli squali e ai pesci piranas carnivori e insaziabili, cominciando a costituire Comitati di Resistenza Fiscale e di legittima Autoriduzione dagli abusi che inevitabilmente ci saranno.
Prevedo che dovremo colpirli nella cosa a cui questi famelici piranas parassiti, tengono di più: IL DIO DENARO. Intanto, mi permetto di scrivere un decalogo di  piccoli consigli di sopravvvenza che forse già molti di voi applicherete :
  1. Comprare prodotti rigorosamente italiani sia nel settore agro-alimentare che in altri settori (utensili, vettovaglie, abbigliamento ecc). Tra i prodotti italiani alimentari, cercate quelli più vicini a casa.
  2. Tenere d’occhio fattorie, orticultori e allevatori nelle zone in cui abitiamo e ricorrere a queste piccole distribuzioni
  3. Coltivare un piccolo orto se si ha un po’ di terreno. In mancanza di meglio, va bene anche il terrazzo.
  4. Applicare piccoli scambi e baratti che non saranno la panacea economica, ovviamente, ma che ci aiuteranno a una piccola indipendenza.
  5. Usare l’auto solo quando è indispensabile e muoversi in bicicletta.
  6. Non rinunciare a qualche buon spettacolo intelligente, dato che distrarsi fa bene.
  7. Fare (se è possibile) almeno un viaggio all’anno, perché constatare come si vive altrove, allarga gli orizzonti e aiuta a non deprimersi.
  8. Fare le proprie spese col contante e usare il contante il più possibile per dare un messaggio forte a chi di dovere. Intanto vi invito a leggere questo sito e a firmare la petizione contro la sparizione del contante : http://www.contantelibero.it/
  9. Informarsi, essere curiosi fa bene, ma non cadere nella bulimia da informazione. Scegliere qualche giorno di astinenza da Internet  come prassi di igiene mentale. Idem con la tv e con gli eccessi di notiziari ansiogeni e fatti apposta per demoralizzare e guastare l’umore.

Il resto della lista compilatelo voi se vi viene in mente qualcosa di utile.
Come ultimo consiglio, non ascoltate Napolitano e il suo fasullo discorso di fine d’anno: non merita la vostra attenzione. Divertitevi e festeggiate con gli amici.
Mi fermo qui, e vi auguro un Felice Anno Nuovo. 

Manipolazioni

Ieri i giornali radio e molti telegiornali e sicuramente lo ritroveremo nella stampa di regime odierna, hanno cercato di accreditare Casini come energico oppositore di Bersani.
E’ evidente che questo sarà un tema della campagna elettorale: proiettare una immagine della coalizione montiana come antagonista e alternativa alla sinistra per abbindolare i più sprovveduti tra gli elettori di Centro Destra e togliere voti alla vera e unica coalizione di Centro Destra, quella di Silvio Berlusconi.
E’ la stessa, identica politica che nella prima repubblica fu praticata dalla dc e dal pci: botte da orbi (verbali …) in campagna elettorale e poi accordi di spartizione del denaro che sarebbe stato sottratto, con leggi ad hoc, dalle tasche dei cittadini.
Una politica mirabilmente resa dal film  “I due deputati” con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, in cui i due comici siciliani interpretavano la parte di due parlamentari (uno comunista e l’altro democristiano) che in pubblico si insolentivano e nel privato erano più che in sintonia.
Saperlo ci aiuta a non cadere essere vittime della manipolazione che la coalizione di Monti e quella di Bersani stanno ponendo in atto.





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Di agende (miracolose) montiane e di rubriche…

Alcuni amici mi hanno sconsigliato di indugiare sul promemoria di Monti http://www.ilpost.it/2012/12/24/agenda-monti/agenda-monti-01/
Una perdita di tempo per un documento dal sapore preelettorale. Quanto all’ecumenismo, ha poco da invidiare alla letteratura che ha infestato le precedenti e infesterà l’attuale campagna. Già a poche ore di distanza dalla pubblicazione, la cruda realtà degli eventi comincia a beffarsi, però, delle intenzioni pie e ipocrite impresse a futura memoria. A pagina 12, il documento recita “Per aiutare la crescita sostenibile del settore agroalimentare italiano occorre fermare la cementificazione e limitare il consumo di superficie agricola come proposto nel disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo”; a poche ore di distanza lo stesso Monti, sostenuto dai buoni uffici di Corrado Passera, autorizza, oltre all’aumento del 70% della tariffa riscossa per ogni passeggero, il raddoppio delle piste dell’aeroporto di Fiumicino con il conseguente esproprio, a prezzi di mercato e relativo sovrapprezzo legato all’esercizio di attività, della quasi totalità dell’area agricola Maccarese, uno dei terreni agricoli più fertili esistenti in Italia e la probabile urbanizzazione della parte restante. Un’opera in gran parte superflua solo con un semplice processo di ottimizzazione delle attuali strutture aeroportuali. Il particolare intrigante risiede nei Benetton, proprietari dell’azienda agricola, acquistata a suo tempo a prezzi politici dallo Stato e contemporaneamente importanti azionisti di Adr, gestore dell’aeroporto http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/27/aeroporti-di-roma-lultimo-regalo-di-monti-a-benetton/456079/
Probabile che l’accavallarsi degli impegni in “Agenda”, porti a qualche incongruenza, qualche distrazione se non allo sdoppiamento della personalità del nostro Primo Ministro “tecnico”. Come vedremo, non si tratta, però, di un episodio isolato. Lo stesso Monti deve, in qualche maniera, essere cosciente della sua eccessiva propensione ad aderire a realtà antitetiche tra loro e temere che qualcosa sfugga al controllo se non alla sua coerenza di immagine; il suo vezzo di prendere appunti e rinviare di qualche tempo le decisioni, tra le altre cose, deve servire a riordinare le scadenze e gli argomenti; qualche particolare può sempre sfuggire. Una qualsiasi espressione dell’uomo rivela sempre, per quanto mimetizzati, una rappresentazione, un “non detto”, un “mondo vitale”; l’Agenda, a suo modo, ne rivela tante del nostro Professore sino a farlo scendere sempre più dall’Olimpo alle beghe e furberie del conflitto politico quotidiano. [continua qui]

Eugenio Scalfari si prepari…per il Senato…

Si è liberato un seggio in parlamento. Poichè probabilmente al Senato nuovamente i voti dei senatori a vita potrebbero essere determinanti nella prossima legislatura, Eugenio Scalfari si prepari a ricevere l’ investitura da Napolitano.

Terzomondismi, mondialismi e massoneria…

Pauperismo e marketing. Terzomondismo, ma senza perdere la consuetudine con il potere. L’abilità è la prima virtù nella comunità di Sant’Egidio, uno degli snodi strategici nelle ore in cui Monti sta partorendo la sua creatura. E la nascita è assistita dai guru della comunità, elegante biglietto da visita delle migliori istanze pacifiste della nostra epoca. Sant’Egidio ha meriti indubbi, per esempio aver portato la pace nel Mozambico devastato da una lunghissima guerra civile, ma Sant’Egidio gode anche di buona stampa. Specialmente quella di sinistra che poi è quella che forma buona parte della coscienza nazionale. E Sant’Egidio ha ottime entrature nei palazzi che contano, nelle stanze di chi comanda, nelle sagrestie più accreditate. Così quando nel 1992 la diplomazia parallela della comunità fece scoppiare la pace nel paese africano, nessuno si ricordò dell’opera preziosa e infaticabile del sottosegretario Gabrielli. I giornali lo oscurarono, come capita in una eclissi, e tributarono la standing ovation d’ordinanza alla comunità romana. In principio, un trentina d’anni fa, c’erano due preti. Don Vincenzo Paglia, classe 1945, e don Matteo Zuppi, di dieci anni più giovane. Il primo è stato per molti anni parroco della basilica romana di Santa Maria in Trastevere, l’altro il suo vice. Poi, sia pure a tappe, entrambi hanno fatto carriera. Oggi Paglia è vescovo di Terni, Zuppi è vescovo ausiliare di Roma con raggio d’azione fra i vip del centro storico. Il terzo del gruppo, Andrea Riccardi esce dai fermenti postsessantottini del Virgilio, uno dei licei storici della Capitale. I tre fondano Sant’Egidio, una comunità che mette le proprie energie al servizio dei poveri. È un po’ la loro chiave di violino: il cristianesimo viene a liberare gli ultimi. E i poveri, per loro, sono soprattutto quelli che non ce la fanno, che non arrivano alla fine del mese, che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. Intendiamoci: non c’è niente di più cristiano, ma l’enfasi è tutta in quella direzione perché Nostro Signore è venuto a salvare tutti, chi sta bene e chi se la passa male. Insomma, la realtà viene letta con il cannocchiale della tradizione cattolica democratica. Un menù perfetto per la sinistra, anche se la comunità sa essere trasversale. Lo si capisce bene quando Paglia diventa, il 2 aprile 2000, vescovo di Terni: la consacrazione avviene davanti a migliaia di persone nella basilica d San Giovanni in Laterano. Paglia fa il giro del tempio, manco fosse il Papa, per raccogliere l’applauso scrosciante dei fedeli fra i quali ci sono politici di tutto l’arco costituzionale. Paglia, e con lui i suoi amici e collaboratori, è fatto così: sembra intimo della destra, del centro e della sinistra e infatti, come una lobby superaddestrata, Sant’Egidio batte cassa con tutti i governi. Ma il cuore sta a sinistra, nella cornice di quel pauperismo che privilegia chi si dibatte in fondo alla scala sociale. Dove il povero non è il povero di spirito ma quello cui manca tutto. A Sant’Egidio invece non manca nulla: finanziamenti, consenso, sostegno dei grandi giornali. Se Cl e l’Opus Dei sono sempre state nel mirino dei quotidiani progressisti, con accuse talvolta al limite della fantascienza, Sant’Egidio e i suoi capitani sono sempre stati portati in palmo di mano e la comunità ha sempre ricevuto cospicui aiuti per i propri progetti: per esempio 600 milioni di lire per combattere l’Aids in Mozambico con tanto di assegno arrivato da Bill Gates tramite il presidente di Microsoft Italia Roberto Paolucci.
Si sanno vendere bene, benissimo, gli apostoli della pace universale: l’Onu di Trastevere, la chiamano i suoi ammiratori. E anche ora, alle grandi manovre del governo Monti, non si sono fatti cogliere impreparati. Con quella collocazione, vicina alla lista Monti cui è approdato Riccardi, e la spiccata sensibilità per i temi sociali cari alla sinistra, sono all’incrocio strategico fra Monti e Bersani, al crocevia di quello che dovrebbe essere il domani dell’Italia. Formalmente solo Riccardi è sceso in campo, ma di fatto tutta la comunità è schierata sulle stesse posizioni e non vive quella lacerazione che ha attraversato l’area che fa riferimento a Comunione e liberazione. Anzi, Riccardi e Paglia sono di casa non solo nelle capitali africane sfregiate dalla miseria e dalla guerriglia, ma anche nei salotti che contano. E così, non c’è da stupirsi che l’altro giorno si sia sparsa la voce, poi smentita in una giostra incontrollabile di versioni, che l’incontro chiave per il costituendo centro montiano, cui ha partecipato anche Riccardi, si sia svolto nell’istituto di Nostra Signora di Sion, ai piedi del Gianicolo, residenza di monsignor Paglia che è vescovo e Presidente del pontificio Consiglio per la famiglia ma resta consigliere spirituale di Sant’Egidio. E si prepara a dare la benedizione al nuovo governo.

Mons. Negri replica a Bagnasco.

In risposta a Massimo e Nessie, ecco arriva puntuale l’ intervista di Francesco Mastromatteo sul Blog “Papalepapale” a Mons. Negri:

Domanda: “In questi giorni, però, assistiamo a prese di posizione abbastanza esplicite che fanno parlare di vero e proprio “endorsement vaticano” verso determinate forze politiche… E’ di pochi giorni fa la dichiarazione, che ha suscitato disorientamento in molti cattolici, del presidente della CEI d’appoggio esplicito alla “salita” in politica con una lista propria ed entro certe alleanze del premier Mario Monti.”

Risposta: “Sinceramente credo ci vorrebbe e ci sarebbe voluta più discrezione da parte delle autorità ecclesiastiche, vaticane e non, nel fare interventi che possono essere letti come sostegno aperto per qualcuno. Non credo che il Papa si voglia esprimere nel senso di appoggiare un determinato partito o candidato. Quelli che sono a mediare tra lui e il resto della Chiesa e della società dovrebbero vivere con molta più prudenza questa responsabilità.“.

Aggiungo inoltre che dopo la sparata di Bagnasco su Facebook è in corso una vivace discussione, sia da Massimo Introvigne di Alleanza Cattolica che in altri profili, e che la stragrande maggioranza di Cattolici non di sinistra critica e condanna ampiamente sia queste esternazioni filo-montiane di Bagnasco che la parallela debolezza del Presidente CEI nel difendere il Parroco di Lerici, Don Piero Corsi, dagli attacchi assai pesanti ricevuti, reo di aver detto cose che qualsiasi Pope Ortodosso (per tacer di un Imàm o di un Rabbino…) è libero di pronunciare nel proprio Tempio senza che orde di femministe si precipitino nelle Chiese pronti a linciare chi non abbia paura di dire scomode verità. 

E’ certo, fu un complotto

Silvio Berlusconi ha osato dire quel che, finora, appariva solo nei nostri blog: le dimissioni del Governo Berlusconi nel novembre 2011 e la sua sostituzione con i vassalli dei poteri finanziari internazionali furono le conseguenze di un complotto ordito ai danni dell’Italia e degli Italiani.
Noi lo avevamo subodorato da subito, ieri anche la vittima principale ha trovato il coraggio di dirlo a microfoni aperti.
Gli Italiani che si mettono a novanta gradi, accettando le tasse di Monti e di Bersani, sapranno aprire almeno gli occhi davanti ad una palese interferenza straniera e speculativa contro i nostri interessi di cittadini Italiani ?





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Requisiti necessari

ROMA – A quanto punta Monti? A Palazzo Chigi, fra i suoi collaboratori più stretti, le cifre ballano di alcune decine di unità: si va dal 15% al 30% e passa. C’è incertezza, voglia di ottimismo e prudenza allo stesso tempo, l’auspicio di andare incontro a un exploit. I sondaggi attuali, dicono, sono tutti in qualche modo virtuali. Quelli veri, o che cominceranno a tenere conto dell’impegno elettorale del Professore, arriveranno solo con il nuovo anno. Monti punta a scongelare quanti più voti possibili dall’astensionismo, punta a fratturare gli schemi attuali. Nelle riunioni di questi giorni, con il suo staff e con gli esponenti delle liste che a lui si richiameranno, ha detto chiaramente che non intende rifare la Dc, né tantomeno riconoscersi nella categorie che gli si affibbiano in questi giorni: «Non siamo né di centro e tantomeno moderati». Queste, ha lasciato intendere il capo del governo, sono vecchie scatole ideologiche che non vanno più bene per una campagna che si annuncia e deve essere diversa. Avrà un cifra multimediale, per esempio, oltre che votata ai contenuti: il premier dimissionario potrebbe aprire un canale dedicato su YouTube , farà largo uso di Facebook e Twitter , cercherà di raggiungere il maggior numero di cittadini che si trovano sulla rete e fuori dagli schemi tradizionali, e in alcuni casi ormai obsoleti, di comunicazione. «In qualche modo, se volete, un Grillo istituzionale ed europeista», era il commento che si trovava ieri in un servizio dell’Ansa. «Con tutto il rispetto per coloro che hanno finora rappresentato i partiti vogliamo superare la mappa attuale dell’offerta» politica ai cittadini italiani, ha detto ancora Monti ai suoi recenti interlocutori. È anche per questo, ha aggiunto, che occorre costruire qualcosa che abbia una vocazione maggioritaria, che non punti a essere ago della bilancia, bensì una vera e propria rivoluzione nel modo di intendere l’impegno politico.

«Abbiamo intenzione di aprire il programma ai cittadini, di offrire e valutare innesti alla cosiddetta Agenda Monti», dicono a Palazzo Chigi, rafforzando la sensazione di viverla anche come una scommessa, di cui si sono soppesati i rischi come le opportunità, la necessità di non seguire i tempi e i modi di Bersani o di Berlusconi, la voglia di presentarsi come offerta totalmente nuova. Enrico Bondi avrà certamente l’ultima parola su quella che il Professore ha definito come lista civica, alla Camera, ma che in realtà sarà una vera e propria lista Monti, da lui controllata. Ha già in qualche modo incorporato team e lavoro svolto sin qui da Italia Futura, lanciata da Montezemolo. E saranno almeno quattro i criteri che lui stesso ha chiesto al superconsulente di osservare per vagliare le candidature: fedina penale immacolata, conflitto di interessi inesistente, storia professionale di valore e radicamento sul territorio. Forse non sarà facile trovare tantissimi candidati con questi requisiti ma questo è l’obiettivo, certamente ambizioso. Come forse è ambiziosa l’intenzione di recuperare la candidatura di Passera, che nelle ultime ore sembra averla esclusa: ieri sera Monti e il suo ministro avrebbero avuto una conversazione, incentrata sulla possibilità che anche il titolare del dicastero allo Sviluppo possa dare un contributo alla vittoria della coalizione montiana. Esistono diverse versioni sulle modalità dell’offerta alla Camera: «Una sola lista centrista – ha detto Monti nella riunione avuta due giorni fa con Casini – avrebbe il sapore di una formazione dal sapore tecnocratico e poi rispettiamo le articolazioni locali e la storia dei singoli partiti che ci sosterranno». A cominciare dall’Udc.
Eppure, nel suo staff, si articola anche una versione che offre altre sfumature: nessuno pensi che la scelta sia il frutto di un cedimento del Professore al desiderio di Casini di mantenere una certa autonomia, anche nella scelta dei candidati; la decisione può essere letta come l’esatto contrario. Una lista civica, diversa dai partiti, squisitamente montiana, riflette anche la voglia esplicita del capo del governo di pesarsi. Lui e il progetto che ha intenzione di mettere in pratica nelle prossime otto settimane. Secondo questa versione Mario Monti non ha insomma voglia di essere solo una guida, l’autore di un progetto di idee al quale è stato fornito un contenitore politico. Ci tiene a rappresentare in modo emblematico che sarà lui ad avere i maggiori consensi: ha voglia di affermare una ben precisa leadership politica, per un percorso che va certamente oltre le elezioni Politiche di febbraio. In questa cornice le dissonanze sulle candidature e il ruolo del commissario Enrico Bondi, ieri, alimentate dalle parole di Casini, confermano la sensazione che anche dentro lo schieramento che sosterrà Monti è già scattata una corsa interna: come si articoleranno gli endorsement che il professore farà nei prossimi giorni? Quanto punterà sulla vittoria della propria lista rispetto alla vittoria dell’intera coalizione? Domande e temi che nei prossimi giorni, in qualche modo, il premier dimissionario avrà modo di affrontare, più o meno direttamente.
Marco Galluzzo

Conflitto d’interesse…

Roma – Chiesa, mondo cattolico, grande industria, banche. Sono gli azionisti del marchio «Monti in politica», molto più strategici degli alleati di facciata Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini, costretti a sposare il Professore per mancanza di alternative. No, qui si parla di pezzi fondamentali del sistema-Italia il cui endorsement il presidente del Consiglio uscente si è garantito con l’opera di una serie di efficienti «pontieri» ma anche con qualche provvedimento ad alleatum approvato nella sua opera di governo. Siamo insomma in zona conflitto di interessi. L’appoggio più entusiastico negli ultimi giorni è stato quello delle gerarchie ecclestiastiche, con tanto di benedizione dell’Osservatore romano, mai così esplicito nell’appoggiare un leader politico di quello strano Paese straniero che è l’Italia. Forse un ringraziamento per alcuni favorucci resi dal governo dei professori negli ultimi tredici mesi. Prendete l’Imu: Monti ha fatto passare il concetto che il suo è stato il primo governo a far pagare l’imposta sugli immobili alla Chiesa. In realtà la rivoluzione è stata abilmente annacquata da una serie di scappatoie previste dal regolamento. Ad esempio le attività commerciali e alberghiere della Chiesa possono continuare a non pagare l’Imu se le loro prestazioni sono svolte dietro il pagamento di cifre non superiori alla metà «dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale». Un principio simile salva di fatto buona parte delle scuole paritarie cattoliche. E che dire delle mancette da 12,5 milioni al Bambin Gesù di Roma e da 5 milioni al Gaslini di Genova erogate nelle pieghe di uno dei tanti emendamenti al decreto sviluppo che è stato il congedo del Monti-1? Trattasi di due istituti cattolici molto cari alla Cei, che avrà certamente gradito il cadeau natalizio. E poi c’è uno dei provvedimenti più controversi del governo tecnico, quella sanatoria utilizzata da oltre 100mila lavoratori stranieri in nero per regolarizzarsi molto invocata dalla Comunità di Sant’Egidio, del quale guarda caso Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione internazionale, è fondatore ed ex presidente. Proprio quel Riccardi che, dopo esser stato uno dei più attivi portatori d’acqua del governo Monti, svolge lo stesso ruolo nel partito-Monti.
Tifa a gran voce per un Monti legittimato dall’elettorato a Palazzo Chigi quel blocco di potere che si raggruma attorno alle grandi imprese e alle banche e che vuole avere un piede se non tutti e due nelle stanze dei bottoni. Quelle che si beano di provvedimenti del governo come il decreto legge del 24 gennaio 2012 che, all’articolo 32 comma 1, prevede a proposito dell’assicurazione obbligatoria per i veicoli sconti e agevolazioni per gli automobilisti che acconsentano a installare sul proprio veicolo la cosiddetta «scatola nera». Si prevedono tempi gloriosi per le aziende leader in questa tecnologia tra le quali c’è, toh, la Octo Telematics partecipata dal fondo Charme che fa capo a Luca di Montezemolo. Magicamonti il valore della Octo è volato a cifre siderali: secondo Goldman Sachs addrittura un miliardo. Capito come? E poi c’è stato un altro regalino in extremis: lo sblocco da parte del ministero del Tesoro del ritocco delle tariffe aeroportuali a Fiumicino. Ogni passeggero pagherà 10,50 euro in più a tratta e grazie a questo super-obolo Adr, la società che gestisce gli scali romani, avrà una bella boccata di ossigeno e potrà sbloccare investimenti per 12,5 miliardi entro il 2044. Un futuro luminoso per la società controllata dalla Gemina e quindi dai Benetton, e presieduta da Fabrizio Palenzona, che è anche numero due di Unicredit e membro di alcuni strategici cda. Gente importante, che si spenderà con entusiasmo per un Monti premier. È il minimo, no?