Da Guercino a Caravaggio con Sir Denis Mahon

(Guercino, Saul contro Davide, 1646)

A Milano, a Palazzo Reale, si tiene la Mostra, una delle più importanti della stagione (dal 18 Settembre fino al 20 gennaio 2013), che spazia appunto da Guercino (nativo di Cento, Fe) a Caravaggio, con la presenza di altri Artisti, dando un’immagine potente del nostro 1600.
Sir Denis Mahon aveva ideato questa iniziativa per il suo centesimo compleanno. Si

Convinzioni di un visionario

Un commento: “Vedo che continua il tour autopropagandistico del Monti. Stando ai dati ufficiali di: debito pubblico, inflazione, disoccupazione, Borsa, Pil, ecc. il disastro, non solo non è stato evitato, ma gode ottima salute. Altro che la negazione della realtà che i sinistrati rimproveravano a Berlusconi. Se qualche piccolo, insignificante risultato è stato quasi raggiunto, questo è stato fatto solo presentando il conto a noi Popolo che non abbiamo alcuna responsabilità di questa crisi. Monti è stato ed è, l’alfiere ed il sostenitore dell’iniquità più sfacciata.”

Da dubai il presidente del consiglio: «negli ultimi 12 mesi priorità spegnere l’incendio». Monti sulla crisi: «Evitato disastro totale». «Non potevamo accendere un nuovo fuoco».

LA BUROCRAZIA – Mario Monti si è soffermato sul lavoro portato avanti dal governo, soprattutto per venire incontro alle esigenze delle imprese italiane in tema di semplificazione della burocrazia: «L’Italia – ha spiegato il presidente del Consiglio – è tornata a essere attrattiva». «L’Ocse – ha riferito poi il Professore – recentemente ha stimato che le riforme messe in campo contribuiranno a una crescita di 4 punti percentuali sul Pil negli ultimi 10 anni».

Il Pensiero Verde 2012-11-20 15:25:00

http://redditest.agenziaentrate.it/


Da oggi è possibile compilare il vs redditest, l’ultima cosa strana del ns Stato. Provate! Vedrete se siete coerenti o no con la mente contorta del Governo. Chi ha un’auto esagerata e la utilizza 20 domeniche all’anno è trattato come se la utilizzasse tutti i giorni. Chi paga una vacanza con assegno da mille euro è più penalizzato di uno che fa 10 viaggi all’anno pagando cash. Insomma è una mostruosità tutta italiana. I furbi rimarranno furbi e i coglioni rimarranno coglioni. 

Fate il vostro test, è gratis !!!

Daniela o Giorgia ?

Giorgia Meloni ha sottoscritto la sua disponibilità a partecipare alle primarie del Centro Destra.
E’ una bella notizia perchè segna l’affrancamento dai vecchi notabili del partito (tutti schierati con Alfano e la maggior parte – come testimonia la dichiarazione di Sacconi – per un Monti bis) di una giovane ma già esperta della politica.
Giorgia Meloni, vicepresidente della camera nel 2006-2008 e Ministro dal 2008 al 2011, rappresenta la continuità di una Storia importante, quella della Destra Italiana e ne è, oggi, inequivocabilmente la portabandiera, la custode della Tradizione della Destra, con la sua militanza giovanile nel Fronte della Gioventù, la vestale incaricata di tenere accesa la Fiamma.
Purtroppo di dieci-undici candidati, la maggior parte appartiene all’ala antimontiana che rischia di disperdere i propri voti e favorire il “vecchio” montiano Alfano.
In particolare se decidessi di andare a votare sarei molto incerto tra la Meloni, per i motivi esposti e la Santanchè il cui linguaggio, la cui energica presenza in televisione e nei dibattiti, oltre a ricordarmi il miglior Berlusconi, è più affine al mio carattere.
Daniela o Giorgia ?
E se si accordassero per una unica candidatura di Destra, antimontiana ?





Entra ne

Sto con le forze dell’ordine

Non si era mai vista la polizia in assetto antisommossa «contro» il ministro dell’Interno. Oltre ai blog e ai forum dei soldati blu, inferociti con la ministra (la frase più soft è «non voglio difendere un ministro come quello lì»), sono i sindacati di polizia a rilanciare la rabbia della truppa per come è stato gestito, anche mediaticamente, il dopo scontri. Con un ministro che anziché prendere di petto il problema dei teppisti impuniti preannuncia indagini sui cattivi poliziotti. L’ira è sulla Cancellieri, ma anche sulla Fornero, che in un comunicato del sindacato Consap viene definita ministro «sprezzante» che non «merita comprensione».
La temperatura, per il governo, sale tra i servitori dello Stato a 1.400 euro al mese. «Caro ministro Cancellieri, punisca questo facinoroso celerino che con inaudita violenza sbatte il proprio volto e la propria professionalità sullo stivale del malcapitato manifestante», attacca l’associazione Acah (All cops are heroes, tutti i poliziotti sono eroi) mostrando online la foto di un rappresentante delle forze del’ordine picchiato e calpestato. «Le posizioni della Cancellieri sull’ordine pubblico sono inquietanti – lancia l’affondo Giuseppe Tiani del Siap – perché un ministro che si avventura nella proposta di soluzioni tecniche (la numerazione dei caschi dei poliziotti, ndr) senza confronto ci lascia costernati. Siamo perplessi che un ex prefetto si comporti come un qualsiasi banale uomo politico che insegue l’opinione pubblica e il consenso. Dal ministro ci saremmo aspettati una presa di posizione legittima contro i violenti, ma una tutela dell’istituzione nel suo complesso». E che dire delle critiche feroci del sindacato autonomo di polizia Sap per bocca del suo segretario nazionale Nicola Tanzi: «Siamo sconcertati dalle parole del ministro che ha annunciato punizioni per i poliziotti che si sono macchiati di violenze nei confronti dei manifestanti. Avremmo preferito che il ministro avesse detto che bisogna prima accertare i fatti e poi decidere. Parlare in questo modo è pericolosissimo». E di rimando, con Francesco Paolo Russo, si arriva all’appello a manifestare tutti insieme «contro queste prese di posizione da parte della ministra tecnica che di polizia non ne sa una beata mazza».
Anche l’Ugl polizia, con il leader sindacale Valter Mazzetti, prende di petto il responsabile del Viminale sulla proposta di marchiare i caschi degli agenti impegnati in operazioni di ordine pubblico con un numero identificativo. «Nei prossimi giorni incontreremo il ministro Cancellieri e le diremo il nostro deciso no a questa proposta. È facile giudicare stando comodamente seduti in una poltrona ministeriale o in parlamento mentre in mezzo alla strada a prendere sassate, sprangate in testa, insulti e sputi ci vanno i poliziotti. Proponiamo che alle prossime manifestazioni a rischio il ministro Cancellieri e tutti gli altri censori scendano in piazza con noi a svolgere il servizio di ordine pubblico e solamente dopo diano un giudizio». Incredulo e indispettito per la sortita del ministro sul codice a barre sopra i caschi u-boot della Celere è il battagliero segretario provinciale romano del Siulp, Saturno Carbone: «Io davvero non ci credo che il ministro dell’Interno abbia avuto questa ideona dei caschi numerati. Davvero, non posso crederci. Per quanto ci riguarda, siamo fermamente contrari. Ma se proprio non se ne può fare a meno, allora numeriamo anche i caschi dei manifestanti e vediamo che cosa succede. Non accettiamo più processi sommari, ci ribelliamo alle sassate e alle accuse veicolate ad arte attraverso un linciaggio mediatico vergognoso, e di parte, che non ha precedenti».

Clandestini impuniti (le risorse extracomunitarie)

Chiamateli pure fantasmi. Perché nonostante siano il motore di quel «distretto parallelo» industriale che produce ogni giorno un milione di capi di abbigliamento low cost – con un giro d’affari di due miliardi – gran parte dei cittadini cinesi che lavorano nel manufatturiero di Prato per aziende di connazionali non esistono né per il comune della città toscana né per il ministero degli Interni. Erano e rimangono in gran parte clandestini. Lavoratori inchiodati alle macchine da cucire per dodici ore al giorno, sette giorni su sette. Senza nessuna tutela e spesso senza neppure un’identità. Anche se hanno garantito ai loro boss asiatici introiti da capogiro nel bel mezzo della crisi economica peggiore degli ultimi ottanta anni. Lo dicono i dati del Viminale sulla sanatoria che si è chiusa il 15 ottobre scorso e ha permesso a 134.576 lavoratori stranieri irregolari, in tutta Italia, di tentare la strada della regolarizzazione (le domande devono essere vagliate dal ministero). A Prato, la via d’uscita dall’emersione è stata percorsa da appena 1054 lavoratori extracomunitari irregolari. Chiamarlo flop è un eufemismo. Perché i numeri non lasciano dubbi ma avevano lasciato speranze. Le stime – elaborate sulla base di statistiche e a seguito dei blitz quotidiani sulle imprese del manufatturiero «parallelo» e del suo indotto – parlano di circa 20-25 mila clandestini presenti sul territorio.
Considerata l’altissima densità di immigrati cinesi a Prato – i residenti sono 13.056 su un totale di 30.186 stranieri, cioè quasi la metà, e inclusi i «non» residenti rappresentano il 43,3% della popolazione straniera totale – l’amministrazione comunale prevedeva un’emersione di almeno 8mila e fino a 12mila lavoratori clandestini provenienti dal gigante asiatico. D’altra parte le imprese orientali attive a Prato – secondo un libro-inchiesta della giornalista Silvia Pieraccini – sono circa 4.500, di cui 3.400 solo nel distretto degli abiti low cost. E invece nulla di fatto. Anche perché la metà delle 1.054 domande è stata presentata da lavoratori domestici, colf o badanti e non da lavoratori nel settore industriale, come sono gran parte dei cinesi presenti a Prato e dintorni. «I dati sono più che deludenti», spiega al Giornale Giorgio Silli, assessore all’Integrazione della prima amministrazione comunale di centrodestra a Prato in cinquant’anni di potere rosso incontrastato. Come nel resto d’Italia, a giustificare la scarsa adesione può avere influito un sistema esoso e poco ghiotto: era previsto che la domanda venisse presentata dal datore di lavoro, dietro versamento di mille euro, non rimborsabili in caso di rifiuto di domanda, e oltre al pagamento degli ultimi sei mesi di contributi evasi. Ma tutto questo non basta a spiegare il fenomeno. «Era l’occasione della vita per molti imprenditori cinesi, quella di non andare in carcere», spiega l’assessore Silli riferendosi alle pene previste, da sei mesi a tre anni di carcere e una multa di 5mila euro per chi impiega un lavoratore straniero irregolare. E invece «hanno calcolato che il pagamento dei contributi avrebbe reso il loro prodotto non più concorrenziale». «Non solo – spiega Silli, che ci tiene a ricordare di aver lavorato molto in questi anni per l’integrazione e si lancia ora in una lettura sociologica del fenomeno -: i lavoratori cinesi sono disposti a farsi schiavizzare perché sanno o sognano anche loro di diventare un giorno imprenditori». Delusione e rabbia da parte delle istituzioni pratesi, che vedono l’industria tessile cinese e il suo indotto ingrassare in barba alle regole italiane. «E poi ogni giorno circa un milione e mezzo di euro parte via money transfer da Prato verso la Cina». Il distretto parallelo marcia ma lascia a bocca asciutta la città.

Napolitano, il voto, la sua democrazia e i cittadini

Non si sa chi vincerà le elezioni e come sarà composto il nuovo parlamento. Ma chiunque avrà la maggioranza dovrà seguire la linea solcata da Mario Monti: lo dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, parlando a Napoli in una conferenza stampa con i presidenti tedesco e polacco. “Vedremo come si esprimeranno i cittadini e in base al risultato elettorale si troveranno le soluzioni per governare stabilmente il paese, mettendo a frutto il lavoro del Governo Monti le cui decisioni hanno segnato il cammino dal quale l’Italia non potrà discostarsi”. Poi quello che sembra un avvertimento: “Partiti con posizioni diverse potranno al massimo aggiungere qualcosa e non distruggere quello che ha fatto”. E il motivo qual è? “Questo dovrebbe rassicurare i mercati”. “Quando ci sono elezioni libere nessuno può prevedere il risultato. C’è sempre un certo grado di rischio quando si vota, vogliamo per questo non votare? O per essere tranquilli vogliamo scrivere a tavolino il risultato delle elezioni? Vedremo come si esprimeranno i cittadini”.

La rettifica dello sciroccato premier italiano

“Anche dopo il voto sono certo che i governi che verranno opereranno per il risanamento e le riforme”. Il premier Mario Monti, al termine di un colloquio a Doha con il primo ministro del Kuwait, torna sulle parole pronunciate ieri e prova a correggere il tiro alle sue affermazioni. “Qualsiasi cosa accadrà nella politica italiana – dice Monti – penso che si tratterà di governi responsabili che faranno ancora meglio per far progredire l’economia italiana”. E “chi pensasse che le operazioni di acquisizione estere in Italia siano modi per svendere farebbe un grandissimo errore”. Le parole del primo ministro servono a spiegare il discorso di ieri, quando sottolineava “a potenziali investitori” che è il momento in cui “i titoli a reddito fisso e le valutazioni delle imprese in Italia sono bassi”. E dunque di affrettarsi perché, ora come ora, si compra “a buon mercato”. “Gli investimenti esteri – ha spiegato – daranno un effetto immediato alla crescita, mentre altre riforme daranno benefici più avanti ma già adesso rendono l’Italia più attraente per i capitali stranieri: l’arrivo di investimenti esteri è il isultato del risanamento e noi continueremo su questa strada per incoraggiare la comunità internazionale a investire da noi”. Monti ha espresso soddisfazione anche per la firma di una joint venture tra il Fsi e il fondo kuwaitiano Qh.