Accusa: omicidio volontario per aver difeso il suo esercizio

Imprenditore spara e uccide il ladro che stava sfondando la vetrina del suo negozio di giardinaggio a Caravaggio. Ora si ritrova accusato di omicidio volontario, anche se il pubblico ministero Giancarlo dettori lo ha già rimesso in libertà dopo averlo sentito. Angelo Cerioli, 52 anni verso le 3 di mattina ha esploso due colpi di pistola contro un rumeno di 43 anni residente a Milano colpendolo alla schiena. Il ladro poco prima aveva scavalcato la recinzione del centro verde “Ernesto Cerioli snc” di via Mozzanica. Con una spranga ha preso a colpire la vetrina del punto vendita. Angelo Cerioli si è affacciato alla finestra armato di una pistola calibro 38 regolarmente detenuta. C’era buio fitto, l’imprenditore ha sparato colpendo il ladro che stava scappando. Il malvivente è stramazzato al suolo esanime. Quando sono arrivati carabinieri e poliziotti non c’era già più niente da fare. L’uomo è morto sul colpo. Da quanto si è potuto capire, molto probabilmente non era solo. C’era almeno un secondo complice. Si erano già impossessati di sei motoseghe. Di tre si sono perse le tracce, le altre sono state recuperate sul posto. Angelo Cerioli è stato portato in caserma dai carabinieri dove è stato sentito a lungo. L’imprenditore, che rischia un’incriminazione per omicidio (colposo o volontario a seconda di quel che verrà accertato), deve spiegare nel dettaglio come si sono svolti i fatti. Dai rumori che lo hanno richiamato ai primo movimenti. Si tratta di capire, in particolare, se è stato minacciato con le armi oppure se ha solo avvertito in lontananza la presenza dei ladri e ha sparato nel buio. Tutti particolari importantissimi per valutare la sua condotta.
Pietro Tosca

Italiani evasori

Su certi evasori impuniti e lasciati in pace; qui.
Una mole incredibile di dati personali è già confluita nella banca dati dell’Anagrafe Tributaria e molti altri dati arriveranno a breve quando sarà stato definito il software per la trasmissione di tutti i rapporti e di tutte le operazioni di natura finanziaria: ciascun contribuente sarà spiato in ogni aspetto della sua vita lavorativa, familiare, ricreativa, per stimare quanto dovrebbe guadagnare all’anno per poter fare ciò che al Fisco risulta aver fatto; se qualcosa non quadra, dovrà andare a giustificarsi davanti a qualcuno interessato soltanto a raggiungere il budget annuale assegnato al suo ufficio e a maturare gli incentivi economici legati ai maggiori tributi recuperati. L’economia sta andando a rotoli, il danaro circola sempre meno, gli insoluti non si contano più, la produzione cala inarrestabilmente, i disoccupati aumentano giorno per giorno, i più fortunati tirano avanti perché utilizzano i risparmi accumulati nel tempo, i meno fortunati non arrivano neppure alla metà del mese e non sanno dove sbattere la testa e lo Stato che fa? Si inventa il «Redditest», liberamente fruibile da tutti i contribuenti per verificare se risultano virtuosi o se debbono considerarsi evasori.
Proprio adesso che il Paese sta andando a picco? Per carità, tranquillizza Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle entrate (che con quello che guadagna certamente non ha problemi col «redditest», come del resto tutto quel popolo fortunato dei vari parlamentari, amministratori, dirigenti, superpensionati): l’eventuale situazione di anomalia non vuol dire che scatta automaticamente l’accertamento tributario! Il contribuente verrà prima chiamato dal fisco per giustificare come mai si è verificata quella incresciosa situazione e troverà certamente qualcuno che comprenderà, ma non potrà fare nulla perché mancherà il pezzo di carta adatto o perché la direttiva interna dell’Ufficio non lo consentirà o perché la circolare lo vieterà. Alla fine del teatrino si troverà nella cassetta della posta un bell’accertamento tributario con tanto di sanzioni (il minimo è sempre pari al 100% dei tributi richiesti!) con un bel po’ di soldi da pagare all’Erario e con un sacco di istruzioni su come tentare di farsi ridurre la pretesa con gli appositi strumenti deflattivi del contenzioso (tentativo di adesione o mediazione obbligatoria). Meno male, così forse ci sarà qualcuno più disponibile che magari annulla tutto!
Ricomincerà un altro teatrino simile a quello precedente dove però il povero contribuente si troverà nella condizione di dover scegliere se accettare la proposta dell’Ufficio (che pure riterrà ingiusta, ma almeno ridurrà ad un terzo l’importo delle sanzioni ed eviterà di dover affrontare un giudizio comunque oneroso) oppure se impugnare l’accertamento davanti al giudice accettandone tutti i rischi, pagandosi il difensore chissà per quanti gradi di giudizio e intanto versando, prima di cominciare, un terzo dei maggiori tributi richiesti che poi, se avrà ragione, gli sarà restituito. Un bel compromesso con la coscienza che vorrebbe ribellarsi, ma che alla fine, se la pretesa non sarà esagerata, cederà al ricatto con l’amaro in bocca e con tanta rassegnata delusione. Tutto questo accadrà nella assoluta legalità, perché è la legge dello Stato ad aver creato un sistema adatto per poter esercitare legittimamente un vero e proprio potere estorsivo in nome della lotta all’evasione, enfatizzata dalla propaganda di un sommerso che non sente crisi (275 miliardi di euro dicono oggi, ma erano altrettanti anche nel 2006, quando il duo Visco-Bersani ha iniziato la caccia ai lavoratori autonomi. Com’è possibile?). Se non ci fosse la legge, forse, ci sarebbe l’art. 629 c.p. secondo il quale chiunque, mediante «… minaccia, costringendo taluno a fare … qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione…».
di Manuel Seri, Presidente Movimento in Difesa dei Lavoratori Autonomi

Omaggio a Larry Hagman.

Con Massimo di Blacknights succede spesso: a volte io precedo lui, altre lui precede me; come oggi, sulla scomparsa di Larry Hagman. Voglio ricordare anch’io questo attore, che nella vita era in realtà molto più simile al Maggiore Tony Nelson della serie TV “Strega per amore” (da non confondere con la rivale “Vita da strega” che a J.R. Ewing. Buono, generoso, fedele all’ unica moglie per oltre 50 anni, benvoluto tra i colleghi e gioviale. Le due serie furono tra i miei telefilm preferiti, insieme ad Happy Days, della mia gioventù. Come poi, più tardi lo furono Dallas (di cui recentemente ho visto il sequel, a me piaciuto, nonostante non abbia avuto riscontro in Italia) e Dynasty. Addio, Larry.

Roma? Non è Gaza… chiagnifottismo ebraico

Un commento: “I testimoni dell’aggressione hanno dichiarato di non aver udito alcun insulto razzista, la Polizia italiana non conferma la supposta matrice razziale del pestaggio dei tifosi inglesi, eppure solo per un articolo apparso sulla stampa inglese, controllata dai correligionari di Pacifici, pare che Roma sia diventata la nuova Capitale del Male. Che interesse ha l’abile Pacifici ad alimentare polemiche e tensioni, a qual pro sputtanare Roma e la Polizia italiana? Il 16 ottobre scorso, sponsorizzata da Pacifici e dalla comunità ebraica romana, è stato presentato un DDL a titolo a titolo “Modifiche all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6,7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale”. Il DDL proposto, dopo varie bocciature di DDL simili negli scorsi anni perchè giudicati anticostituzionali, mira ad estendere all’Italia, come già in Germania ed in Austria, il divieto di ricerca storica sull’Olocausto, di pubblicazione di testi non conformi a quanto stabilito a Norimberga, di possesso di tali testi e, nelle intenzioni dei proponenti del DDL, persino la lettura di un testo così detto revisionista è motivo sufficiente per procedere penalmente contro il lettore. In questo contesto si può ben comprendere l’interesse di Pacifici nell’alimentare artatamnete polemiche e tensioni.”
Roma Roma non sarà Tel Aviv, ma per i tifosi inglesi è diventato un postaccio, la città più pericolosa d’Europa. Lo titolava ieri il Times che ha ricordato come in passato altri tifosi inglesi siano stati vittime delle violenze di ultrà italiani. E lo titolava anche il Sun che senza indugi ha aperto l’edizione online con l’«assalto neonazista».
Ed è scontro tra la comunità ebraica romana che ne aproffitta per accusare il prefetto Pecoraro di lassismo. Tutto era cominciato dallo sfogo del presidente Riccardo Pacifici all’indomani dell’aggressione ai tifosi del Tottenham, uno dei quali, Ashley Mills, 25 anni, è grave. «Se è possibile aggredire 50 tifosi del Tottenham a Campo de’ Fiori – attaccava Pacifici – vuol dire che Roma non è meno pericolosa di Tel Aviv». Il paragone con la città bersagliata dai razzi di Gaza è sembrato di cattivo gusto al prefetto che ha rilanciato poco diplomaticamente. «Tel Aviv? Stiamo scherzando? Non accetto provocazioni di questo tipo, qui non sembra che cadano razzi sulla popolazione, dalla comunità ebraica pretendo più rispetto per le forze dell’ordine!». Tra l’altro Pecoraro ricorda a Pacifici «che quello che viene fatto ogni giorno dalle forze dell’ordine a Roma per le comunità non viene fatto in nessuna altra parte del mondo». In realtà la questione si sta trascinando da oltre una settimana. Pacifici aveva già bacchettato il prefetto dopo la manifestazione degli studenti del 14 novembre, finita con gli scontri sul Lungotevere. In quella occasione aveva lamentato il fatto che il corteo degli studenti era stato fatto passare davanti la Sinagoga. Ciò aveva costretto i bambini della scuola ebraica a restare barricati in Istituto. Ieri Pecoraro si è difeso ipotizzando un piano ben architettato. «A questo punto devo ritenere che ci sia una regia preordinata, se si comincia a dialogare con la Digos e poi improvvisamente gli studenti alla testa del corteo vengono sostituiti da altri con caschi e martelli, immagino che tutto ciò non sia avvenuto per caso…».
Piano o meno ora la Lazio rischia brutto. Ieri Ronald Lauder, presidente del World Jewish Congress, si è appellato all’Uefa ffinché la Lazio venga esclusa dalle coppe europee qualora si verificassero nuovi cori razzisti e antisemiti da parte dei suoi tifosi. Lauder chiede che l’Uefa intervenga col pugno duro: «Sembra che tutte le costose campagne contro il razzismo realizzate negli anni recenti dalla Uefa, dalla Fifa e da altri non abbiano avuto buoni risultati, almeno non con i tifosi della Lazio. Questo problema dei tifosi laziali razzisti non è nuovo e dovrebbe essere preso maggiormente sul serio da tutti, imporre solo multe è chiaramente un metodo inefficace». Intanto l’indagine sull’aggresione a Ashley Mills, prosegue dopo i due arresti degli ultrà romanisti. Età 25 e 26 anni, uno dei quali è un daspo e nella cui auto è stato trovato lo stemma del Tottenham che aveva addosso Mills. «Siamo propensi – riferisce il prefetto – a ritenere poco probabili i motivi antisemiti o calcistici». Nel frattempo, quella che gli addetti ai lavori definiscono «teoria dell’opposizione violenta al Sistema», sta diventando un problema per il Viminale. Si tratta della strana commistione tra ultrà laziali e romanisti, un’alleanza che ha trovato spazio dentro e fuori l’Olimpico e che sembra avere l’espressione più violenta ed eversiva proprio a Roma. Sono romanisti i giovani fermati per il raid notturno di Campo de’ Fiori, ma i tabulati telefonici di uno di loro registrano contatti con un «socio» laziale. Il bello del calcio, Messi e Iniesta, c’entrano un bel nulla.

Addio a Larry Hagman

Quando nel 1981 furono trasmessi i primi episodi di Dallas, non fui interessato a guardarli perchè pensavo si trattasse dell’ennesimo pastone mitologico su Kennedy.
Avendo poi l’occasione di guardarne uno, non ne persi più nessuno.
Per i più giovani è difficile comprendere cosa potesse significare l’America di “Dallas” nel 1981 e chi rappresentasse J.R. Ewing, ma i più anziani ricorderanno quegli Stati Uniti avviliti e depressi dopo il Vietnam e quattro anni di presidenza Carter (il peggior presidente della loro storia se si esclude l’attuale).
Nel novembre 1980 fu eletto presidente un aitante ex attore di Hollywood, sicuramente non così “acculturato” come altri, ma con una dote di grande pregio: l’ottimismo e la capacità di proiettarlo sul prossimo.
Un ottimismo che derivava dalla coscienza della missione dell’America e che mise quella grande nazione in grado di risollevarsi dalla tomba carteriana.
Dallas fu lo sceneggiato che meglio seppe interpretare quei meravigliosi dodici anni di presidenza Reagan (8) e Bush (4) e, infatti, chiuse poco prima del ritorno dei democratici alla Casa Bianca con Clinton.
J.R. Ewing è stato erroneamente definito “perfido”, “cattivo”, ma in realtà rappresentava l’Individuo che vinceva contro la burocrazia dei pigmei, contro il buonismo d’accatto dei primordi del “politicamente corretto”, contro la massificazione indotta da un concetto folle di eguaglianza.
Perfetto interprete fu Larry Hagman, già noto per una serie di telefilm umoristico come “Strega per amore” riproposto spesso da Fox Retro, che inizialmente doveva essere solo un comprimario sullo sfondo, ma con il passare del tempo divenne il personaggio principale della serie.
Oggi la stampa online e i giornali radio ci informano che Larry Hagman è deceduto all’età di 81 anni.
Mi è sembrato doveroso rendere omaggio all’attore che ha saputo incarnare l’era reaganiana



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Dal fatto quotidiano

“Qui dentro non ci dovete entrare. Potete andare a fare casino per tutta Roma, ma se entrate qui dentro siete morti”. E giù botte. Sono le 16.00 di mercoledì 14 novembre e dopo gli incidenti durante il corteo degli studenti, la città sta tornando lentamente alla normalità. Quattro attivisti del Teatro Valle occupato e uno del Cinema Palazzo, tre ragazze e due ragazzi – tutti giovanissimi – stanno attraversando i vicoli dell’antico ghetto ebraico per tornare a casa dopo la manifestazione. “Non avevamo né zaini, né caschi, né niente – raccontano – Stavamo solo camminando”. Ciò nonostante, quando arrivano in piazza delle Cinque Scole incrociano due uomini che, dopo uno scambio di sguardi per niente amichevoli, iniziano a seguirli. Davide, uno dei ragazzi, sente puzza di bruciato e accende la telecamera con la quale aveva ripreso gli scontri di qualche ora prima. “Abbiamo pensato che fossero due agenti in borghese e, dopo tutto quello a cui avevamo assistito in corteo, volevamo tutelarci registrando un eventuale abuso di polizia”, puntualizza Ilenia, attrice e unica trentenne del gruppo. Ma gli uomini sentono il motorino della telecamera azionarsi e così comincia la gazzarra: “Uno dei due ci è venuto addosso insultandoci e subito dopo si è scagliato addosso al ragazzo con la macchina da presa”. A quel punto si avvicinano altre persone. Davide viene immobilizzato sul cofano di un’auto posteggiata lì vicino e, davanti agli occhi sbigottiti dei suoi compagni, comincia il pestaggio. “Mi hanno preso al collo, stavo soffocando”, racconta la vittima. Nel frattempo si avvicinano altre persone che si presentano come poliziotti, ma, come raccontano gli aggrediti, non intervengono in loro aiuto, al contrario, cominciano a intimidire gli altri membri del gruppo: “Vi arrestiamo, vi portiamo dentro e poi vi ammazziamo. Fuori i documenti”.
Nonostante il giovane sia immobilizzato e lo stiano picchiando, in un attimo di lucidità riesce a premere il pulsante rec e così comincia la registrazione: “Mi volevi fotografare? Lo sai che sei un pezzo di merda? Se ti muovi ti ammazzo. Vedi come ti ho preso? Basta che stringo un po’ e tu sei morto”, poi colpi e grida di dolore. Il parapiglia dura diversi minuti e piazza delle Cinque Scole si riempie di persone, ma nessuno muove un dito per salvare le vittime e mettere fine al pestaggio. Anzi, come raccontano i ragazzi, le persone hanno un atteggiamento compiaciuto per ciò che stanno osservando. “Saranno stati una trentina – ricorda Valeria, fotografa di scena del teatro occupato – Alcuni sembravano agenti in borghese, altri, la maggioranza, gente del quartiere. Ho pensato che la nostra unica colpa fosse di essere passati per quelle strade”. Come fosse una zona rossa, difesa, in occasione di eventi particolari, da una specie di ronda. E la manifestazione, qualche ora prima, era sfilata lambendo proprio la sinagoga sul Lungotevere. “Alcuni di loro – racconta Fabio, attivista del Cinema Palazzo – avevano radio simili a quelle in dotazione agli agenti, altri invece kippah e peot (copricapo e riccioli tradizionali che portano gli ebrei ortodossi, ndr)”. E poi la traccia audio del filmato: “Potete fare casino per tutta Roma, ma se entrate qui dentro siete morti. Questo non si chiama ghetto da 500 anni, è il quartiere ebraico”.
La situazione migliora quando una ragazza riceve la telefonata da un’amica e urla: “Ci stanno arrestando, chiama gli avvocati”, ma soprattutto nel momento in cui una coppia di anziani passa in macchina e la donna, vista la scena, si mette a urlare. Così il peggio finisce, vola ancora qualche pugno, ma gli amici riescono a raccogliere Davide sanguinante e a scappare via terrorizzati. Passata la paura e dopo una serie di riunioni, gli attivisti decidono di fare uscire la notizia sulla stampa e di sporgere denuncia. Ora bisogna scoprire l’identità degli aggressori. Chi erano? Poliziotti in borghese? Gente del quartiere che ha organizzato la ‘difesa’ del ghetto di Roma? O qualcosa di più e di peggio? Come la Led, Lega ebraica di difesa, versione tricolore dell’americana Jewish Defense League, inserita nel 2001 nell’elenco delle organizzazioni terroristiche stilato dall’Fbi. Nella Capitale l’elenco di aggressioni del gruppo ultra-ortodosso è lungo e molto spesso a farne le spese sono gruppi ed esponenti dell’area dei centri sociali e della sinistra radicale, considerati obiettivi da colpire in quanto filo-palestinesi. Tre fermo immagine contenuti nel video riprendono altrettanti protagonisti del pestaggio. Tre volti da cui cominciare e un’altra grana per Annamaria Cancellieri che ha annunciato di voler punire i poliziotti violenti. Sempre che si tratti di poliziotti, o solo di poliziotti.

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Poi, ad esempio, c’è quest’altra notizia che fa il paio con questa.

Nigeria, italia anno domini 2012

VERONA — A marzo del 2006, quando deflagrò il caso, a Verona venne per la prima volta in Italia applicata l’allora neonata legge anti-infibulazione, quel dettato normativo che aveva riscosso il plauso di tutte le forze parlamentari e che prevede la severa punizione per le mutilazioni genitali, in primis agli organi femminili. A distanza di sei anni dalla doppia denuncia dei genitori di due bambine e due anni dopo la loro condanna in primo grado su decisione del giudice Raffaele Ferraro, entrambi sono stati assolti dalla seconda sezione della Corte d’appello di Venezia. Un verdetto clamoroso, che ribalta le sentenze pronunciate dalla magistratura scaligera nell’aprile del 2010 e che, di fatto, «azzera» gli otto e i quattro mesi che all’epoca erano stati rispettivamente inflitti al papà di una delle due bimbe e alla mamma della seconda.
Difesi sin dall’inizio di questa vicenda dagli avvocati Valentina Lombardo ed Elisa Lorenzetto, i genitori delle piccole sono stati assolti da ogni accusa con formula piena, «perché il fatto – hanno decretato i magistrati lagunari – non costituisce reato». E così, alla fine, a uscire «mutilata» dal processo di secondo grado, è stata proprio la mega inchiesta che aveva visto la prima applicazione in Italia delle norme anti-infibulazione. Per conoscere nei dettagli le motivazioni dei giudici di Venezia bisognerà attendere il loro deposito previsto tra novanta giorni; nel frattempo, comunque, è la stessa difesa a sottolineare come «l’assoluzione dei genitori delle bambine» sia stata «pronunciata sotto il profilo soggettivo» e come sia stato lo stesso procuratore generale, a coronamento della propria requisitoria, a sollecitare una sentenza di «non colpevolezza» sia per il padre che per la madre delle due piccole. «Da parte nostra – precisano gli avvocati Lombardo e Lorenzetto – abbiamo sempre sostenuto che non si è trattato di infibulazione e che, invece, era stata praticata solo una piccola incisione che, come accertato dai nostri consulenti, non pregiudicherà lo sviluppo sessuale con la crescita».
Secondo i legali, dunque, «non ci fu una mutilazione, una menomazione o un atto violento», bensì – al contrario «un’incisione minimale», di pochi millimetri, praticata agli organi genitali femminili. Una tradizione di lunga data, capillarmente diffusa in alcune zone della Nigeria e, in particolare, tra la tribù dei Bini. Ed è proprio da quest’ultima che provenivano i genitori al centro dell’intera vicenda: «È una pratica antica e già in primo grado, nel corso delle udienze, avevamo dimostrato che, nella tribù dei Bini, se una bimba non ha subito questo intervento viene discriminata». Ed è proprio per questo motivo che, per esempio, la madre di una delle piccole avrebbe ceduto alle pressioni dei parenti. «I testimoni hanno raccontato come dall’Africa insistessero affinché lei trovasse il modo di far operare la figlioletta e lei, alla fine, ha dovuto cedere alle insistenze dei familiari rimasti in patria». Una circostanza confermata anche dal cognato della donna, che la ospitò nel 2006, per circa sei mesi: «Era incinta, e spesso parlava con suo marito al telefono. Lui le diceva che avrebbe dovuto far operare la bimba, quando sarebbe nata. Ma lei non voleva, era contraria. Lui però insisteva». Obbedirgli, le costò prima la denuncia e poi la condanna. Con il verdetto, però, la Corte d’appello ha riscritto questa storia da capo.
Laura Tedesco

Irresponsabilmente vostra, Fornero

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Lei in un Paese serio non sarebbe neppure stata messa a fare la maestra d’asilo per paura che menasse ai bambini, visto che è nel suo dna prendersela coi più indifesi.
Non si può trasferire la teoria e la spocchia di una come lei al governo di un Paese. E’ irresponsabile!

L’ultima sciocchezza di Alfano

Ancora una volta “quos vult perdere, Iupiter dementat prius“.
Alfano ha ignorato il consiglio di Berlusconi ed è andato avanti con le primarie e adesso minaccia di ritirarsi “se tra i candidati ci fossero degli indagati”.
ATTENZIONE: indagati, non dei condannati con sentenza passata in giudicato !
Alfano, avvocato ed ex ministro della giustizia, dovrebbe sapere che essere indagato non è una colpa, soprattutto in Italia dove i magistrati aprono fascicoli come scartassero caramelle.
Esprimersi con sciocchezze come fa Alfano (e purtroppo anche la Meloni) significa consegnare ai magistrati il potere di veto sulle candidature del Centro Destra.
Ed è inaccettabile.





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