Italiani senza lavoro… per la felicità di riccardi

Un paio di commenti: “emettessero anche loro scontrini fiscali, facessero controlli anche a loro, pagassero le tasse anche loro… Poi ne riparliamo.”

“Ecco la ricchezza che sta arrivando! Ma gli extracomunitari non vengono in Italia a fare il lavoro che gli italiani non vogliono fare? Mi volete dire che gli italiani non vogliono più fare gli imprenditori? A me sembra che gli italiani non vogliano più fare impresa con poche centinaia di euro di utile al mese e 12-18 ore di lavoro al giorno, mentre ovviamente i poveracci che muoiono di fame accettano pure questo!”


“se avviene questo c’è un motivo non di certo perchè sono più bravi, qualcuno vuole così e per ottenerlo ha dato certamente delle sonore agevolazioni che non vengono date agli italiani, penso che in prima linea di questo giochino ci sia la sinistra.”  


“Dovete baciare i piedi agli extracomunitari e non criticarli ma e’ ancora presto.”
Gli immigrati resistono alla crisi economica. Nei primi nove mesi del 2012 le imprese individuali con titolari extracomunitari sono cresciute di 13mila unità, mentre le altre sono scese di 24.500. Secondo uno studio di Confesercenti, continua anche se a ritmi meno sostenuti la crescita delle imprese individuali con titolare straniero. In dieci anni il loro peso sul totale delle imprese è passato dal 2% a quasi il 9%, lo stock delle attività si è più che quintuplicato a dispetto di una contrazione tendenziale generale del 3%. Nel terzo trimestre 2012 le imprese individuali registrano un saldo positivo di 5 mila unità di cui l’85% è dato appunto da imprese di immigrati.
Nei primi nove mesi dell’anno, a un saldo positivo (tra iscrizioni e cessazioni) di 13mila imprese individuali con titolare immigrato ne corrisponde uno negativo di oltre 24,5mila unità per le restanti. Nel II trimestre 2012 le imprese individuali con titolare immigrato sono circa 300mila, rispetto allo stesso periodo dell’anno passato aumentano di 18mila, con una variazione tendenziale del +6,6% e una crescita del loro peso sul totale delle imprese individuali di più di mezzo punto percentuale. Oltre le imprese individuali si contano anche circa 120mila soci stranieri di società di persone. Le imprese gestite da stranieri producono circa il 5,7% della intera ricchezza del nostro paese. Mettendo a confronto il II trimestre 2011 e 2012, tassi di crescita sostenuti delle imprese immigrate si hanno in tutte le ripartizioni geografiche contrariamente a quanto avviane per imprese individuali in generale. Più del 57% delle imprese si concentra in cinque regioni: il 18,6% in Lombardia, il 10,5% in Toscana, il 9,7 circa in Emilia Romagna e Lazio e l’8,6 in Veneto. Gli imprenditori e i lavoratori immigrati non sono coinvolti in maniera uniforme nelle diverse aree geografiche. Nel Nord si concentrano gli autonomi attivi nell’artigianato e i lavoratori dipendenti dalle imprese, in particolare nel comparto metalmeccanico, nel Centro il settore domestico, quello dell’edilizia e il comparto tessile e abbigliamento sono i più “internazional”, al Sud, almeno in termini relativi, commercio e lavoro agricolo sono i settori di riferimento per gli immigrati. Scendendo più nel dettaglio del peso delle imprese immigrate sul totale delle imprese per provincia lo studio della Confesercenti segnala Prato, dove il 37% delle imprese individuali sono straniere, Milano (il 19%), Firenze (il 17%), Reggio Emilia e Trieste.
Il 16% degli imprenditori stranieri si concentra a Roma e Milano. Il 44% delle imprese individuali straniere svolge attività di commercio, un altro 26% è nel settore delle costruzioni e un 10% nella manifattura. L’80% delle ditte si concentra quindi in soli tre comparti, dove anche la crescita malgrado la crisi è stata sostenuta. Un +7,3% per le imprese del commercio, + 3% per le imprese edili, e +3,6% per la manifattura (in generale le imprese individuali negli stessi comparti registrano variazioni negative rispettivamente del -0.5%, -1.3% e -2.2%). Da evidenziare anche il comparto dei pubblici esercizi dove le imprese con titolare immigrato crescono di 8.667 unità in un anno, pari a un 11% in più. Con oltre 98mila attività il serbatoio principale dell’imprenditoria immigrata è l’Africa. Il Marocco è in testa alla classifica con 57mila imprese (cresciute in un anno del 7%) a grande distanza seguono il Senegal (15.851), l’Egitto (1.3023) e la Tunisia (12.348). Gli imprenditori marocchini e senegalesi sono particolarmente dediti all’attività di vendita al dettaglio, gli egiziani alla somministrazione di alimenti e i tunisini nel comparto edile. I cinesi si collocano al secondo posto per numero di attività (41.623 e una crescita del 6% tra gennaio-giugno 2011- 2012) prediligendo il comparto della ristorazione e dell’abbigliamento. Al terzo posto le oltre 30 mila imprese albanesi principalmente attive nell’edilizia. Anche la Romania, ha numeri importanti conta infatti oltre 43 mila imprese (di cui oltre il 70% impegnate nell’edilizia). Dalla ripartizione delle collettività per settori emerge un’imprenditorialità fortemente concentrata in specifici ambiti produttivi e un meccanismo di specializzazione etnica.

I nostalgici

Ma quanto piacciono le tasse alla sinistra? Tantissimo. E ai tecnici? Ancora di più. Così tanto da non bastare mai. Così tanto da spingere il premier Mario Monti a rimpiangere i governi guidati da Giuliano Amato prima, e Romano Prodi poi. Gli ex presidenti del Coniglio Giuliano Amato e Romano Prodi. “La pozione è amara, ma è per il bene del Paese”, ha spiegato il presidente del Consiglio in una intervista al quotidiano francese Les Echos. La pressione fiscale, nel frattempo, ha raggiunto livelli astronomici, vertiginosi, inimmaginabili. La sinistra ci ha messo del suo, e anche pesantemente. E il premier la guarda con una certa ammirazione. “La medicina è certamente amara ma deve essere somministrata per il bene del Paese e delle generazioni future”, ha spiegato Monti al quotidiano economico francese ribadendo la necessità di continuare a lavorare sulle riforme strutturali. Misure ritenute “dolorose” dagli italiani, che tuttavia accordano al governo “una popolarità favorevole”, ha affermato il Professore sottolineando come “i popoli siano in realtà più maturi di quanto pensino i politici”. “In ogni caso – ha, quindi, aggiunto – gli italiani, considerati ingovernabili, esprimono una richiesta di buon governo, come hanno già fatto sotto i governi Amato e Prodi”. A Monti, però, bisognerebbe ricordare che proprio quei due governi hanno messo in ginocchio gli italiani andando a prelevare fior fior di quattrini direttamente dai portafogli dei contribuenti. Tanto per rinfrescare la memoria a Monti, nel primo mandato a Palazzo Chigi Giuliano Amato approvò una manovra da 30mila miliardi di lire. Era l’11 luglio 1992 e il governo approvava il prelievo, forzoso e retroattivo al 6 luglio, del 6 per mille dai conti correnti. Tutto qui? Manco per sogno. Nell’autunno dello stesso anno Amato varò un’altra manovra “lacrime e sangue” da 93mila miliardi di lire che andò a incrementare nuovamente le imposte.
Non andò certo meglio coi Prodi. Fu grazie a lui, infatti, che, per entrare nella moneta unica, gli italiani “accettarono” il cambio euro-lira a 1927,35 pagando circa 300 lire in più per ogni euro. D’altra parte, al governo Prodi, all’Economia c’era il professor Tommaso Padoa-Schioppa il cui motto era “Pagare le tasse è bello”. Il suo viceministro Vincenzo Visco fu l’inventore dell’Irap. Unica nel suo genere perché non si applica agli utili ma al fatturato lordo, il che vuol dire che un’azienda può anche essere in perdita e l’imprenditore sul lastrico, ma il Fisco gli chiederà comunque l’Irap. È stato conteggiato anche il numero complessivo di imposte o aumenti di imposte introdotte dal centrosinistra di governo: sessantasette. Un esempio? Fu reintrodotta la tassa di successione, con un semplice cambio di nome, “dichiarazione sul trasferimento a causa di morte”. Un altro? La tassa “di scopo”, un balzello introdotto nel 2006 che ha dato ai sindaci la possibilità di applicare sulle seconde case un’aliquota fiscale per cinque anni. Poi c’è stata, sempre nel frangente Prodi, l’aumento dell’addizionale sui diritti di imbarco in aeroporto, l’innalzamento a 75 della tariffa per il rilascio del passaporto, l’aumento al 20% dell’aliquota sul rendimento dei titoli, l’aumento del bollo per l’auto e per la moto, e soprattutto il prelievo statale del Tfr.
È proprio a questi governi che Monti guarda con estrema nostalgia. D’altra parte, un minuto dopo aver varcato il soglio di Palazzo Chigi, il Professore si è subito inventato una nuova tassa sulla tassa (Imu), dopo che Silvio Berlusconi era riuscito a cancellare la tanto odiata Ici. Eppure, intervenendo sull’operato dell’esecutivo, Monti ha comunque voluto mettere in evidenza il lavoro sul piano politico e gli ostacoli superati: “Sono veramente orgoglioso di aver fatto lavorare, non di concerto, ma in maniera convergente, i tre partiti politici che compongono la nostra maggioranza. Prima, tra loro non si parlavano o inveivano. Può essere che questo sia stato facilitato da una credibilità tecnica ma l’esercizio è di natura politica”.

Cattocomunismo

Quale miglior definizione per le pomiciate di Casini con Bersani e Vendola ?
Casini non rappresenta l’alternativa alla sinistra, ma la foglia di fico di un governo che i predecessori di Casini hanno, bene o male, sempre contrastato.
Ci riflettano quelli che pensano all’ “area moderata” come ad una diga contro la deriva marxista ( che è al tempo stesso deriva morale) della Nazione.





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50 anni di Diabolik

… io non ero nata ma mia madre (oltre che alla lettura vera e propria), in seguito, mi fece appassionare a questo ladro gentiluomo… nacque dalla matita delle sorelle Giussani proprio il primo novembre del lontano millenovecentosessantadue. Il primo fumetto si intitolava “Il re del terrore“.

In memoria di Pino Rauti

In questa giornata dedicata alla Commemorazione dei nostri Defunti, colpisce la scomparsa di Pino Rauti, forse l’ultimo dei “grandi vecchi” dell’Msi.

Non sono mai stato rautiano e, anzi, quando dopo la morte di Giorgio Almirante e il primo biennio della segreteria Fini, Rauti fu eletto segretario, fui contrariato, in ciò (s)confortato da risultati elettorali che spingevano l’Msi al minimo storico e sull’orlo della scomparsa.
Probabilmente Rauti fu troppo colto, troppo uomo di Cultura per avere una visione strategica della politica.
Ecco perchè Almirante fu sicuramente un segretario vincente che sapeva suscitare entusiasmi e adesioni, mentre Rauti ne fu il contrario e fu il suo costante oppositore.
La vita politica di Pino Rauti fu anche condizionata da quella infamante accusa per la strage di Piazza Fontana, forse il primo caso di giustizialismo applicato ai teoremi politici che, oggi, hanno trovato in Berlusconi il bersaglio perfetto (a dimostrazione che se lasciamo correre una campagna personale contro uno, poi tutti siamo in pericolo).
Assolto, naturalmente.
Da tempo non ne avevo notizie e, oggi, tornando a casa in questo giornata di fine settimana allungato, in una montagna serena e ventosa, il giornale radio che annuncia la sua morte.
Rauti non fu un politico fortunato, ebbe anche incidenti fisici che ne hanno minato la salute e l’attività politica e non è riuscito neppure a conservare la leadership della sua creatura politica, Fiamma Tricolore, che costituì dopo Fiuggi.
Se non fu abile tattico e stratega, non gli mancò però la visione di prospettiva (su Fini aveva ragione lui) e la coerenza ideale.
Come ha dichiarato Donna Assunta Almirante: fu uno dei Grandi della Destra Italiana.





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Sarò vecchio ma non capisco

Perchè ogni occasione di divertimento si trasforma in una mattanza di giovani ?
Mi ricordo che, quando ero bambino e adolescente, universitario e nei primi anni nel mondo del lavoro, le feste erano una occasione di divertimento puro.
Senza eccessi, senza mettere a rischio la nostra vita, la nostra salute.
Sì, anche allora c’erano singoli che tracimavano, ma la maggior parte li isolava o li metteva in condizioni di non nuocere.
L’unica risposta che riesco a darmi è la mancanza di Valori, quelli veri, non quelli fasulli del “politicamente corretto” !
Allora la nostra era una società ordinata, dove l’Autorità era rispettata che fosse rappresentata dai genitori, dai professori, dal vigile urbano o da un poliziotto.
Il “’68” ha distrutto il bene principale di una Nazione: le fondamenta morali.
Oggi sembra che i talebani del “politicamente corretto” facciano a gara per demolire i Valori di sempre sui quali si è fondata la nostra crescita civile, sicurezza e benessere.
I risultati del nichilismo marxista che pur di conquistare il potere ha cavalcato tutte le occasioni più distruttive, sono ora sotto gli occhi di tutti.
E ci sono ancora quelli che vogliono accelerare tale corsa alla distruzione propagandando la “dolce morte” mascherata da “fine vita”, la liberalizzazione della droga, la invenzione di tipologie di “famiglia” impossibili a costruire una solida società.
Il frutto di tutto ciò sono gli eccessi e una folle corsa verso il dissolvimento della nostra società civile.
Ma il vuoto viene sempre riempito e già sulla nostra terra ci sono cinque milioni di estranei pronti a sostituirsi agli stanchi e imbelli proprietari alcuni dei quali, tanto per non farsi mancare nulla di distruttivo, vorrebbero concedere loro anche cittadinanza e diritto di voto.





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Kaczynski e i morti dimenticati troppo in fretta

In questo periodo dell’anno vale la pena  di ricordare, oltre  ai nostri defunti, anche quei morti che “per ragioni di stato” sono stati archiviati troppo in fretta dai media complici del silenzio più omertoso. E’ il caso di Lech Kaczynski e degli uomini del suo apparato governativo (95 persone) morti durante l’incidente aereo di Smolensk. Ricordate quell’incidente aereo avvenuto il 10 aprile del 2010?  Il Tupolev stava cercando di atterrare a Smolensk aeroporto, nonostante la visibilità zero. I russi dissero di aver sconsigliato al pilota polacco di atterrare, i polacchi replicarono che il pilota aveva ricevuto indicazioni e supporto tecnico errati o insufficienti dalla torre di controllo. Molti dissero che Kaczynski aveva ordinato al pilota di atterrare a ogni costo. Ma la morte del presidente polacco e dei suoi uomini, lasciò aperta una serie di dubbi ancor oggi irrisolti, riportati da Repubblica.it nell’articolo di Andrea Tarquini (tramite dagospia)

Gravi notizie minacciano di aprire una pesante crisi diplomatica e politica tra la Polonia, il più importante membro dell’Unione europea e della Nato all’est, e la Russia di Putin. Secondo il quotidiano conservatore polacco Rzeczpospolita, tracce di Tnt, cioè di esplosivo ad alto potenziale, sono stati trovati dagli investigatori polacchi che hanno indagato compiendo analisi e ricerche sul relitto dell’aereo presidenziale Tupolev 154 a bordo del quale l’allora capo dello Stato nazionalconservatore ed euroscettico, Lech Kaczynski, precipitò presso Smolensk morendo insieme a buona parte dell’élite militare polacca.
Le tracce di tnt sono state trovate, secondo Rzeczpospolita, nel relitto del Tupolev, precisamente in punti di congiunzione tra ala e fusoliera e sotto trenta sedili. Secondo quanto riporta il giornale, gli investigatori comunque non hanno potuto escludere che le tracce di esplosivo possano provenire da bombe inesplose cadute nell’area del disastro durante la seconda guerra mondiale. (..)
Kaczynski, diversi ministri, lo Stato maggiore delle forze armate polacche al completo tra cui lo stimato generale Gagor che stava per diventare comandante supremo della Nato, morirono mentre si stavano recando a Katyn (…).

Ora pare che il nuovo governo polacco di  Donald Tusk non sia particolarmente gradito a Putin, in quanto promuove e spinge nuove rivoluzioni baltiche colorate (Ucraina, Bielorussia e altri paesi ex sovietici). Una ragione in più per Putin per lasciare che i periti di parte polacca facciano…la loro parte e denuncino tutti gli indizi poco chiari di questa complicata faccenda.

Le ragioni degli eurocrati per far fuori il leader del partito conservatore legittimamente eletto e che dava spesso del filo da torcere alla Merkel, sono state  qui riassunte dal sito Losai.eu:
  • La  Polonia era stato l’unico governo in Europa che non aveva comprato vaccini per la terribile influenza suina,
  • l’unico governo che aveva denunciato la bufala dell’influenza suina e la pericolosità dei vaccini,
  • l’unico governo che non si è indebitato col FMI per comprare milioni di vaccini,
  • l’unico paese in cui l’economia, nel 2009, era cresciuta,
  • la Polonia non aveva adottato l’Euro e il suo defunto presidente aveva dichiarato di non volerlo adottare, per non perdere la sovranità moneta
Insomma, se queste ipotesi dovessero trovare riscontri oggettivi per accreditare la tesi dell’ “incidente provocato”, questo andrebbe ad aggiungersi alle numerose altre nefandezze di cui si è macchiata la Ue del  grottesco “premio Nobel per la pace”.  E ora ad aggiungere altro materiale scottante, c’è anche il suicidio di un testimone oculare, Remigiusz Mus, uno dei testimoni chiave del disastro aereo di Smolensk. Mus si trovava nella cabina di pilotaggio di uno Yak-40, decollato da Smolensk, 360 km ad ovest di Mosca, poco prima dello schianto, e riuscì ad ascoltare il dialogo tra l’aereo presidenziale e la torre di controllo dell’aeroporto, dove il Tu-154 stava cercando di atterrare. Nella propria testimonianza, Mus ha raccontato di aver sentito due esplosioni prima dello schianto, e che il controllo del traffico aereo diede all’equipaggio l’autorizzazione a scendere a 50 metri di altitudine.  
Ma ci sono altri filmati che accreditano  questa tesi (sempre nello stesso citato sito Losai.it) che consiglio di visionare, in quanto aggiungono interessanti dettagli tecnici.
 L’eurozona ha i suoi martiri designati e Lech Kaczinsky è uno di questi. Tutto questo,  mentre in Spagna si parla apertamente di ripristino della legge marziale contro le manifestazioni anti-austerity, quell’austerity imposta dalla Ue.  Una cosa è certa: di euro, in un modo o nell’altro, si muore.

Foto in alto: Il gemello Jaroslaw Kaczynski, davanti alla tomba del fratello Lech
Foto in basso. L'”incidente aereo” a Smolensk in Russia.

Altri articoli correlati: Sulla morte di Lech Kczynski e del suo entourage di Euro-Holocaust.
Lo strano caso polacco di Informazione scorretta.

Caro Cavaliere, si ritiri definitivamente

Caro Cavaliere, si ritiri definitivamente – Io non so se lei è davvero colpevole oppure innocente.
Come non lo so per Parolisi, per la mamma di Cogne, e per molte sentenze che hanno mandato in galera o no della gente.
La giustizia è come il gioco del poker: vince l’avvocato che gioca meglio, che bluffa meglio, che bara meglio.

L’articolo Caro Cavaliere, si ritiri definitivamente sembra essere il primo su IL CRONISTA.

Il Pensiero Verde 2012-11-01 08:37:00

BORGHEZIO : GIORNALISTI DETENUTI IN TURCHIA, UN RECORD MONDIALE! …

Posted on  
L’On.Borghezio si riferisce allo studio americano condotto dal Cpj (Comitato per la Protezione dei Giornalisti) che sostiene che la Turchia detiene il record mondiale per il numero di giornalisti in carcere, più che in Cina o in Iran e che nei 76 casi di  giornalisti detenuti in Turchia al 1 agosto 2012, almeno 61 erano detenuti per ragioni collegate con quanto da loro scritto o per le loro attività di raccolta di informazioni, nonché che più dei tre quarti dei cronisti in carcere sono in detenzione preventiva, a volte da anni. In Turchia, inoltre, a fine 2011 erano aperte 5mila cause penali contro giornalisti.
Per tali motivi, l’On. Borghezio ha presentato alla Commissione Europea un’interrogazione scritta sollevando le discrepanze che invece risultano dal documento ufficiale della Commissione stessa “Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 20012-2013″ (COM(2012)600), con il quale la Commissione afferma che “per quanto riguarda la libertà di espressione, dopo l’adozione del terzo pacchetto di riforme giudiziarie un certo numero di giornalisti è stato rilasciato in attesa di processo, le restrizioni imposte ai media per quanto riguarda i servizi sulle indagini criminali sono state rese meno rigorose e il sequestro delle opere scritte prima della pubblicazione è stato vietato“.
L’On.Borghezio pone le seguenti domande:
1) La Commissione, al netto delle sue preoccupazioni più volte ribadite, come intende in pratica porre fine a questa situazione?
2) La Commissione è in grado di fornire il numero esatto e reale dei giornalisti detenuti e quanti rilasciati in attesa di processo?
3) La Commissione non ritiene che questa situazione debba, necessariamente e nel rispetto dei diritti fondamentali, congelare le procedure di adesione all’UE della Turchia?”.
“A parte ogni considerazione sul caso Sallusti, la notizia che la Turchia ha il record mondiale dei giornalisti detenuti, dovrebbe farci ben capire quale possa essere lo scenario futuro di un’Europa in salsa turca”.

Berlusconi al "last hurrah"

Marcello Veneziani ne Il Giornale ha scritto, dopo la conferenza stampa del Premier eletto dagli Italiani e non imposto dalle consorterie finanziarie internazionali, che Finirà tutto con una fiammata nel senso che l’uscita di scena, se ci sarà, di Berlusconi non sarà felpata.
Io ho commentato: magari !
Negli Stati Uniti si parlerebbe di “last hurrah”, l’ultima carica.
L’ultima per l’età del protagonista, ma anche perchè sarebbe il lancio definitivo dei dadi sul tavolo verde non solo della politica, ma anche del futuro dell’Italia e di tutti noi.
Spero quindi, vivamente, che finisca tutto con una fiammata , con una campagna elettorale tirata allo spasimo e con toni accesi per farsi sentire e far capire che mai, come in questa occasione, il voto sarà determinante per sapere se l’Italia merita di esistere o di tornare “calpesta e derisa”, asservita a interessi e governi stranieri, Sovrana e Indipendente o terra di conquista per lanzichenecchi e invasioni di varie etnie.
E poi vediamo chi resterà in piedi.





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