GOVERNO BATTUTO SU EQUITALIA!

  (ANSA) – VIA LIBERA AD EMENDAMENTO DELLA LEGA – 
ROMA, 2 NOVEMBRE. 
Governo nuovamente battuto nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali su un emendamento della Lega che consente ai Comuni e gli Enti locali di revocare a Equitalia e alle societa’ partecipate la gestione della riscossione dei tributi. Come spiegato in una nota congiunta dai deputati della Lega Nord, Massimo Polledri, Massimo Bitonci, Raffaele Volpi e Guido Vanalli in merito alla legge sulle disposizioni urgenti sugli enti territoriali. “Si tratta di un provvedimento importante, passato nonostante l’opposizione del governo e del Partito democratico, che porra’ un freno alle ganasce fiscali imposte dall’esecutivo e applicate da Equitalia. Finalmente ci sara’ un rapporto piu’ sereno fra i cittadini e il fisco gestito direttamente dai Comuni” .
Plaude il segretario federale del Carroccio, Roberto Maroni: “Questa è la Lega che voglio – dice -, combattiva e con le idee chiare. Basta Monti, basta tasse”. “La battaglia parlamentare della Lega Nord dà i suoi frutti” commenta il presidente dei deputati della Lega Nord, Gianpaolo Dozzo
– Prima il Nord

Palpeggi egiziani… (oltre agli stupri)

MILANO – Ha molestato una ragazza per strada, sicuro di farla franca. Come, forse, era già successo parecchie volte. E invece gli è andata male, perché lei era una di quelle toste: un’agente della polizia locale. È successo martedì mattina alle sette: Jamal El Afni, 28enne di origine egiziana, sul quale sono in corso accertamenti per verificare se già in passato si fosse reso responsabile di altre aggressioni, ha palpeggiato e molestato una vigilessa che si stava recando al lavoro. La vittima, al momento dell’aggressione, non indossava la divisa e quindi non era riconoscibile. Lui era in bicicletta e le si è avvicinato dalle spalle, allungando le mani. Lei però, con notevole sangue freddo, anziché spaventarsi ha reagito prontamente; lui ha pigiato sui pedali, e lei ha cominciato a inseguirlo di corsa.
LA BICI IN PANNE – La corsa è durata fino a quando è caduta la catena della bicicletta e l’uomo ha dovuto fermarsi. L’agente si è avvicinata, si è qualificata e, grazie anche all’arrivo di un collega del comando di Zona 3, l’uomo è stato arrestato in flagranza di reato per molestie sessuali e quindi accompagnato presso il carcere di San Vittore in attesa dell’udienza di convalida. Si occupa del caso il Nucleo Tutela Donne e Minori, intervenuto immediatamente.

Ed ecco il risultato cercato da Fini.

Come in un libro scritto male, come direbbe Francesco Guccini, arriva immediatamente il risultato cercato e voluto dal provocatore Fini: un giornalista collaboratore del Manifesto ed ex militante di Lotta Continua ha reso noto oggi di aver depositato una denuncia plurima contro ignoti per apologia di Fascismo per i Saluti Romani contro Fini fuori la Chiesa ai Funerali di Pino Rauti. 
Questo il comunicato:

“Indegna gazzarra di saluti romani, insulti antisemiti e quant’altro” in un “Paese sciagurato, che non ha memoria storica”. Questo il commento di Sergio Sinigaglia, giornalista di Ancona, a quanto visto ieri durante il funerale di Pino Rauti, ex segretario del Movimento Sociale Italiano, ieri a Roma. Per “apologia del fascismo” ha dunque presentato un esposto contro ignoti alla procura della Repubblica. “Non si può sempre assistere passivi”, dice il giornalista, ora collaboratore del ‘Manifesto’ con un passato in Lotta continua, e anche impegnato in comitati per la difesa dei diritti dei cittadini, e sottolinea come “la pietas e il rispetto di fronte alla morte vanno oltre qualunque credo politico e religioso. Capisco che in questo sciagurato Paese stia ormai irrimediabilmente sbiadendo la memoria storica del ventennio fascista. Tra libri di Pansa, discutibili fiction e sdoganamenti vari, ormai la dittatura mussoliniana è presentata come un qualcosa di indefinito con ‘luci e ombre’, e chi lottò e morì per la libertà e la democrazia viene risucchiato in improbabili ‘triangoli della morte’. Una ricostruzione parziale e superficiale dei cosiddetti ‘anni di piombo’ – aggiunge – ha rimosso il significato della strategia della tensione, delle stragi fasciste, e i tentativi di colpo di Stato (tutte vicende che videro Rauti protagonista), tanto che capita di leggere che non pochi studenti delle superiori pensano che la Strage di Piazza Fontana fu opera delle Brigate Rosse. Ma a tutto c’è un limite”.

Ecco che il cerchio si chiude, ed arriva l’ ennesimo insulto, anche dopo la morte, a Pino Rauti; il quale solo pochi giorni prima di morire aveva appreso che contro di lui, rigettato il ricorso in Cassazione dalla Pubblica Accusa, ogni sua vicenda giudiziaria  era finalmente terminata, con la completa assoluzione. E’ morto da Uomo Libero, come aveva vissuto.

Ma questa Italia è veramente spaventosa.

Mi devo preoccupare ?

Poco fa un comunista, mio coetaneo e che conosco da qualche decennio, si è dichiarato d’accordo con me.
Non, per fortuna, sui contenuti (allora sì che mi preoccuperei e probabilmente non lo avrei mai scritto !) ma sul fatto che l’acrimonia e gli odi, sì, gli odi, della politica di oggi sono alimentati e ingigantiti da internet.
Dalla facilità con la quale, spesso senza riflessione, in moltissimi casi senza cultura, si esprimono opinione prive di qualsivoglia fondamento, solo in opposizione al mostro del momento, si chiami Berlusconi, Grillo o Di Pietro.
Internet fa male alla politica che, una volta, ci vedeva in contrasto(anche duro) nelle assemblee, nei consigli, nelle piazze durante le campagne elettorali, ma non in continuazione ventiquattro ore su ventiquattro.
Soluzioni ?
Non ne ho, tranne sperare che … scompaiano tutti i nemici😉





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Il caso Di Pietro e tutti contro tutti

Monti va in giro a vantarsi di aver portato la pace nella famiglia dei partiti. Gente che si scagliava  l’uno contro l’altro e che si lanciava invettive, grazie a me, ora si parla. E’ così che si è vantato durante una recente intervista alla stampa francese. Uhmm! Heureusement que je suis là –  ci mancava poco che dicesse. La verità è un’altra e lui non ce la dice. I partiti (o meglio quel che resta degli stessi) sono costretti a riunirsi nel palazzo degli Incappucciati (Palazzo Giustiniani) perché il ricatto è pesantissimo e lui lo sa: della serie, silenzio! parla lo spread. Possono pure sfiduciarlo, ma intanto sono “i mercati finanziari” i veri attori della scena. E non si muove foglia che il Dio mercato (finanziario) non voglia. Lui lo sa e si sente in una botte di ferro. Poi non è affatto vero che ci sia questa grande  ritrovata armonia.
Bersani è contro Renzi e viceversa. Renzi contro Grillo e vicerversa, dato che quest’ultimo lo chiama “l’ebetino”. Grillo contro Vendola e ovviamente, viceversa. Vendola spara le sue cartucce contro tutti, in particolare contro Casini e viceversa. Di Pietro, il fondatore dell’IDV, è ostaggio dei suoi concorrenti diretti: da una parte De Magistris e dall’altra Orlando, nel mezzo Donadi che minaccia sfracelli.
Ma vorrei soffermarmi sul recente servizio tv di Milena Gabanelli, intorno a Di Pietro. L’uomo non mi è mai stato simpatico, ma non è un caso che intorno a lui si stia svolgendo una micidiale azione mediatico-giustizialista scatenata ad hoc, da quando ha negato il suo appoggio al governo Monti. Oltretutto nel suo passato non remoto di Tangentopoli,  fece parecchi sfracelli e le sue inchieste scatenarono panico inducendo alcuni accusati al suicidio (Moroni, Cagliari, Gardini ecc), che non troverà facilmente chi lo difenderà. Delitto perfetto. Un po’ come far fuori un tossico-dipendente: basta solo un’overdose. E come pena di contrappasso, durante la puntata di Report, hanno mostrato Bettino Craxi da lui inquisito e il povero Forlani, spaventato e intimidito. Per cui la prima reazione di pancia che viene al telespettatore (me compresa) è quella di dire : tié, chi di spada ferisce, di spada perisce.
Ma, ma… i conti non mi tornano fino in fondo e c’è un ma che non va dimenticato. E in questo post di Gabriele Sola ho rilevato qualche buona intuizione, anche se non lo condivido per intero:
Apriamo gli occhi! Qualcuno, lassù, ha tirato una linea: di qua le forze pro-sistema, di là gli altri. “Qualcuno” e “sistema” sono termini troppo vaghi? Avete ragione. Qualifichiamoli meglio: la finanza, le tecnocrazie, gli intrecci sotterranei tra poteri al limite della legalità (o magari oltre questo limite: pensate alle polemiche sulla trattativa tra Stato e mafia). E naturalmente i mondi politici che da sempre stringono in un grande, ecumenico abbraccio tutta ‘sta roba. (…)

 
Ora, che cosa ci accadrà? Che Donadi e compagni cercheranno di completare la loro opera, astutamente diretti dal partito più ecumenico che c’è, con il quale dialogano da lungo tempo. Opzione numero uno: neutralizzare Idv, assumendomene il controllo per farne una forza sterilizzata e magari pure disposta ad appoggiare un nuovo governo Monti. Opzione numero due: devastare Idv, favorendo una transumanza verso altri lidi ed impedendole, così, di entrare in Parlamento.
 
Il resto dello scenario è già chiaro. Elezioni truccate in partenza con forze politiche acquiescenti e pro”mercati finanziari”, timorosi dello spread e attentissime a non urtare la sensibilità della Troika. Il Fiscal Compact e il Mes, non si devono rimettere in discussione. I nostri vent’anni di cappio fiscale sono assicurati. Monti può dormire sogni tranquilli: dopo di lui un Monti bis o un governicchio che segua il suo viatico. Di questo si è già vantato a priori: heureusement que je suis là. Meno male che ci sono io.
 
Altri articoli: Chi è davvero Milena Gabanelli? su Rischio Calcolato (paragrafo 2 su Di Pietro e IDV).

Gli Armeni a Venezia

 

Ponte dei Ferali – dal sito: Photo.net

 

Sotto – Trattoria Anima Bella – foto mia, dalla visita virtuale di Venezia effettuata col motore di ricerca Geomondo

Venezia. L’edificio ai cui piedi si trova il Ristorante Trattoria Anima Bella (quello dalla tenda rossa delle due foto) dovrebbe essere – o forse lo potrebbe anche diventare – un edificio storico per la Diaspora Armena nella città

Come le vecchie città dell’est…

Prima questo post qui… e poi l’articolo di Foa.

Cara Italia, morirai schiava… di Marcello Foa

Com’è strana Milano nell’era di Monti. Non la riconosco più e il fatto che ora viva all’estero me la rende ancor più strana. Sembra appassita, ingrigita, improvvisamente invecchiata. Esci la sera e il brusio dei locali non è gioioso, guardi i passanti negli occhi, al ristorante afferri scampoli di discussioni dei commensali e percepisci preoccupazione, inquietudine, ansia. E provi una sensazione insolita, un disagio che prima coglievi solo in realtà lontane dalle nostre. Poi d’un tratto capisci: Milano inizia ad assomigliare alle vecchie città dell’Est, quella intorpidite comunismo, che comunicavano un’infinita, malinconica rassegnazione. Ecco: Milano è triste e smarrita. L’altro giorno sono andato dl mio gelataio in zona San Siro, tipica microimpresa a consolidata conduzione familiare. All’entrata un cartello annuncia imminenti lavori di ristrutturazione. Strano, penso, il locale è stato appena rinnovato… Chiedo spiegazioni e il figlio del proprietario, con le lacrime agli occhi, annuncia che devono smettere di fare gelati, perché in tre anni i fatturato si è ridotto del 70%. Per risparmiare la gente rinuncia al gelato artigianale.
Gli amici che lavorano in banca, sussurrano, tra mille cautele, che anche la piccola e media borghesia inizia a soffrire, che molti dei loro clienti iniziano ad intaccare i risparmi di una vita non per comprare una casa o un’automobile ma per continuare a vivere dignitosamente. E chi i soldi, invece, continua miracolosamente a farli, preferisce non esibirli, taglia le spese di lusso, vende le auto di grande cilindrata e, come facevano i russi, i polacchi, i cechi ai tempi dell’Urss, fa di tutto per non farsi notare, per dissimulare, nel timore non del Kgb ma di un governo e di un fisco recepiti come predatori.
E l’intimidazione non colpisce tanto gli evasori totali e tanto meno la criminalità organizzata, quanto, soprattutto, l’imprenditoria media e piccola, i commercianti, i liberi professionisti, quella borghesia che legge i giornali, che si informa e che, pertanto, paradossalmente, subisce più di altri la propaganda del regime. E tu capisci che Monti sta facendo precipitare l’Italia in una spirale diabolica. Nuova, anzi vecchissima; con un progressivo depauperamento delle classi medie e dal’umiliazione di quelle più semplici che vedono svanire rapidamente conquiste sociali ed economiche maturate nel Dopoguerra. Un’Italia sempre più divisa in due: da una parte la grande oligarchia, potente, perchè legata a certi ambienti finanziari, ma improduttiva, rappresentata dai Monti, dai Draghi, da gran parte dei ministri dell’attuale governo, nonché da Prodi, Napolitano, Amato, D’Alema, Fini, Visco; dall’altro crescenti porzioni dell’Italia che lavora, anzi che lavorava, che giorno dopo giorno sprofonda nella rassegnazione e talvolta nella depressione. Scoraggiata, avvilita questa Italia si avvicina alla povertà. E la povertà conduce alla schiavitù. Come avveniva, un tempo, nei Paesi al di là del Muro.

Facce come didietro

TORINO – I giornalisti fatti allontanare dalla sala dove si sta svolgendo il convegno in cui parla il ministro. È successo a Torino, e a volerlo è stato il titolare della delega al Lavoro: Elsa Fornero. Esasperata dalle polemiche che l’hanno coinvolta negli ultimi mesi, in particolare da quelle degli ultimi giorni, come il tormentone «choosy», ha deciso di sperimentare una nuova strategia: non permettere ai cronisti di ascoltare i suoi interventi. E ha deciso di provarla nella sua città, Torino, la mattina del 5 novembre.
L’EVENTO – Fornero si è presentata alla Fondazione avvocatura torinese Fulvio Croce, dove era stata invitata a un incontro sul tema Riflessioni sulle prime applicazioni pratiche della riforma del lavoro. La platea era composta da un centinaio di persone, in prevalenza avvocati. I giornalisti sono stati fatti entrare, e si sono accomodati. Telecamere, macchine foto, bloc notes e penne in mano. Tutti in piedi ai lati della sala, come avviene spesso, perché era gremita. Ha preso la parola per primo un organizzatore, che ha spiegato «l’importanza dell’incontro» visto che Fornero avrebbe non solo spiegato la riforma, ma anche «ascoltato» eventuali critiche. Quando la presentazione è terminata, un altro organizzatore ha chiesto a sorpresa ai giornalisti di uscire. «È che l’incontro era a porte chiuse», si è giustificato al microfono.
LE PORTE APERTE – In realtà le porte del salone sono sempre state aperte, fino a quando il ministro non ha chiesto agli organizzatori di fare uscire i cronisti. Respinti una prima volta, i giornalisti ci hanno riprovato. Si sono presentati al secondo appuntamento pubblico della giornata torinese di Fornero, di pomeriggio. Un incontro all’Unione industriale, sempre sulla riforma del lavoro, organizzato da Muoviti per le novità, associazione apolitica giovanile di liceali dell’istituto Valsalice. I cronisti questa volta si sono seduti, perchè due terzi dei posti disponibili erano vuoti. «Prego i giornalisti di uscire, perché questo incontro è tra il ministro e i ragazzi» è stata la prima frase pronunciata dall’organizzatore. Ma questa volta i giornalisti sono rimasti, tutti seduti. Nessuno ha spento telecamere e registratori e i fotografi hanno continuato a scattare. E’ iniziato il primo intervento, quello di una giovane imprenditrice.
L’APPELLO – Al termine, l’appello e’ stato ripetuto: «Prego nuovamente i giornalisti di lasciare la sala». Un cronista, a nome di tutti, si è alzato in piedi e ha detto «no» al ministro. «Non ce ne andiamo, perché noi, come voi, stiamo facendo il nostro lavoro e abbiamo il diritto di farlo». Dopo trenta secondi di silenzio, Fornero ha preso la parola: «Va bene. Ma se è così sarò costretta a parlare molto più lentamente, perché dovrò pensare ogni parola. Ma saranno gli errori a fare i titoli – ha protestato – perché succede sempre così: tu parli per 40 minuti e dici cose sensate e positive. Poi ti scappa una parola, e basta quella per fare il titolo, basta quella per determinare dibattiti che durano settimane. E questo è uno stato del mondo, ed è inutile lamentarsene» ha aggiunto alla fine, abbassando la voce e con tono rassegnato, prima di iniziare il suo discorso. I giornalisti sono rimasti in sala ad ascoltarla.
Elisa Sola

Fini, l’ ennesima provocazione.

Oggi Fini ha superato ogni limite, presentandosi come se niente fosse ai funerali di Pino Rauti. Ho visto diversi filmati delle contestazioni, e ce n’ è uno dove si presenta masticando un chewingum e, alla frase di un militante che gli urla: “Ancora qui, sei ???”, con arroganza risponde: “Certooo…”.  Una provocazione, per presentare le contestazioni come l’ aspetto del Fascismo più bieco ed antidemocratico. Eppure nei filmati si vede che a Granata, pur se finiano, nessuno ha detto nulla. Una ulteriore dimostrazione di quanto cinismo arrogante sia sempre stato la base fondante di questo essere senza fede.
Se non nei propri fini…