Rusco a Bologna

La pessima giunta di Bologna guidata da un sindaco campano, continua nella sua azione di devastazione della nostra città.
Abbiamo già parlato delle strade e delle modalità di riparazione, adesso vediamo un altro aspetto che rende meno vivibile la città.
Da un paio di anni hanno deciso di procedere con la demagogica operazione della cosiddetta “raccolta differenziata” dei rifiuti.
Al posto dei vecchi, ordinati cassonetti, adesso le famiglie hanno ricevuto alcuni sacchetti di differenti colori e una lista relativa ai giorni di ritiro dei rifiuti in base alla tipologia.
Il mio quartiere è stato coinvolto come “pilota” e già ebbi uno scambio prolungato di e-mail con un responsabile Hera dei rifiuti e quando un suo collega venne per individuare i punti di raccolta, assieme ad altri residenti lo affrontammo finchè non fu costretto ad ammettere che la raccolta differenziata non avrebbe fatto risparmiare nulla, anzi costava di più all’azienda.
Infatti la tassa sul rusco (tarsu) è progressivamente aumentata.
Così è cominciato lo spettacolo incivile dei sacchetti appoggiati vicino ai portoni di casa, a volte fradici di pioggia, a volte con dispersione del contenuto se chiusi male, se c’è stato vento o se qualche animale è andato a rovistarvi come è naturale per cani e gatti anche domestici quando vengono lasciati a curiosare nei giardini e nelle strade limitrofe al loro “territorio”.
L’indecenza oggi si è estesa a tutta la città e, soprattutto, al centro storico, una volta bello tanto che Bologna è sicuramente al livello di Firenze, Venezia e Roma per bellezze architettoniche, che ora è sistematicamente colorato di giallo e azzurro e nero.
Sacchetti dei rifiuti che stazionano almeno dalle otto di sera alle otto del mattino e, a volte, sia pur in numero minore, anche nelle restanti ore.
Evidentemente il sindaco campano aveva nostalgia del paesaggio natio …



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Fornero avvilita… poverina

Fornero, meglio tacere e dare l’impressione d’essere scema, piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio… e per parlare, visto che lei è italiana, vive e parla agli italiani, meglio usare la lingua italiana senza arricchire i discorsi con idioti, inutili ed inopportuni vocaboli in inglese. Fuck you!

Il ministro Fornero contestata lascia incontro a Torino: «Sono avvilita». Il ministro del Welfare a Assolombarda: «Se la Cgil mi invita vengo in piazza». E sui giovani: «non siano schizzinosi»

Giornata di contestazioni per il ministro del Lavoro Elsa Fornero. Prima al centro anziani Nicola Grosa di Nichelino di Torino, il ministro ha abbandonato la sala. Non appena Fornero ha dichiarato la sua volontà di lasciare l’incontro si è però scatenata in sala una bagarre tra contestatori e coloro che invece volevano seguire l’intervento del ministro. C’era chi urlava «vi state comportando in maniera indegna», mentre alcuni attivisti di Rifondazione comunista e dei Cobas continuavano a disturbare con cori e fischi. Fornero che si è detto «avvilita» ha lasciato la sala. 
«SE MI INVITANO IN PIAZZA VENGO ANCHE IO» – Ma non è finita. In giornata Fornero, a a margine di un convegno all’Assolombarda aveva risposto a una domanda sulla manifestazione annunciata dalla Cgil per il prossimo 14 novembre aveva detto: «Se mi invitano, in piazza ci vengo anch’io». «Sono convinta – spiega il ministro – che la collaborazione ci debba essere sempre, anche con i sindacati. C’è chi è più propenso al dialogo e chi meno, ma le porte al mio Ministero restano sempre aperte, anche per quelli che protestano, purché arrivino in delegazione e non tutti insieme». Una proposta cui la Cgil ha risposto a muso duro contestando la legge di stabilità varata dal governo. «Non si tratta di essere d’accordo con qualcuno, da sempre le nostre richieste sono chiare: non vanno bene i tagli né alla scuola, né alla sanità, né alle amministrazioni locali» ha ribadito il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, rispondendo a chi le chiede se sia d’accordo con le critiche espresse anche dal segretario Pd, Pier Luigi Bersani. Camusso ha poi aggiunto anche che l’aumento dell’Iva «colpisce le fasce più povere» e che, invece, «serve una riduzione vera del carico fiscale sui lavoratori: bisogna detassare le tredicesime».
GIOVANI – Fornero ha parlato poi dei giovani. «Non bisogna mai essere troppo “choosy” (schizzinosi, ndr) – dice – meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale». «Bisogna entrare subito nel mercato del lavoro», aggiunge, sottolineando che occorre «attivarsi» e «mettersi in gioco» in un mercato del lavoro che deve essere «più inclusivo e dinamico». Poco dopo, il ministro tiene anche a precisare: «Non ho mai detto che i giovani italiani sono schizzinosi. Oggi i giovani italiani sono disposti a prendere qualunque lavoro. Poteva capitare in passato, quando il mercato del lavoro consentiva cose diverse, ma oggi i giovani italiani non sono nella condizione di essere schizzinosi». E sul commento di Fornero è arrivata la replica dei giovani della Cgil: «I consigli della Fornero sono talmente fuori dalla realtà da farci pensare che per fare il ministro non basta essere professori e ci convince che forse dovremmo essere tutti più schizzinosi, o meglio choosy».
ESODATI- A margine del Convegno di Assolombarda, il ministro Fornero ha parla anche di esodati, affermando che quelli che sono stati «salvaguardati» dal Governo «avranno sicuramente la pensione secondo i vecchi requisiti». Il ministro lo dice per precisare le parole presidente dell’Inps Mastrapasqua che aveva invece garantito che tutti gli esodati avranno una pensione.

Dal Caimano alle Cayman

 
 
Che succede a sinistra? Ora che non c’è più il Caimano di Arcore in grado di tenerli tutti uniti appassionatamente contro, fanno a gara a chi si insulta prima. I sondaggi li danno favoriti alle elezioni prossime venture. Sempre ammesso che la bancocrazia Ue conceda ai cittadini l’uso del voto. Ma state pur certi che se lo faranno, cercheranno di farlo con una legge elettorale farlocca che favorisca i loro servi, sbarrando sul nascere ogni “partito indipendentista”, già marchiato di infamia a priori (la famosa  “deriva populista”, sic!). Eppure i post-compagnucci si agitano, litigano, si dividono, si insultano a distanza. In alcuni casi, si querelano. Si rinfacciano le reciproche liaisons dangereuses con la finanza e sembrano lo slogan di un detersivo: la tua camicia è più sporca della mia.
Sentite cosa dice Bersani, sui presunti sponsor che starebbero dietro a Renzi, il rottamattore (“Io credo che qualcuno che ha base alle Cayman non dovrebbe permettersi e di dare consigli. Non lo dico per Renzi ma in generale: l’Italia non si compra a pezzi”. Bersani, da Ginevra, attacca sulla cena tra il sindaco di Firenze e esponenti della finanza lombarda. Banditi?”Banditi tra virgolette, certa finanza non è trasparente” (fonte Ansa attraverso Dagospia).
Dunque siamo a una strana resa dei conti: dal Caimano alle Cayman.
Ma guardate un po’ Culatello Bersani che si sveglia solo adesso nel constatare che l’Italia è indebolita e viene svenduta a “tocchi”: avevamo un patriota identitario, e non lo sapevamo! Pietro Ichino (il giuslavorista del Pd), rintuzza lui e D’Alema lasciando intendere che imprenditori, banche e fondazioni bancarie, sono stati fino a ieri i buoni sponsor del Pd, e che è inutile fare del moralismo dell’ultima ora. Il problema è quello del rampantismo. Un tempo dentro l’apparato burocratico del PCI era bandito per ideologia. Oggi viene promosso e incoraggiato. E allora se c’è chi ha già “scalato” (ricordo l’episodio del Britannia con Occhetto) poi non si può lamentare se un baldo giovincello fiorentino, ora vuole “scalare” a sua volta e magari, superare, dato che fa parte del gioco. Sì, perché ormai chi è senza banca (ricordate Fassino, col suo habemus bancam?) scagli la prima pietra.
Vorrei aggiungere qualcosa sulle tanto decantate “primarie” che ora vengono utilizzate anche da quel che resta del centrodestra e pure dalla Lega “maronita”. Le primarie si fanno all’interno di una repubblica presidenziale (vedi USA) per scegliere un candidato tra i candidati presidenti e creare un’eliminatoria interna, basata su un’estrema competizione individualistica fra contendenti . Non per un leader di schieramento politico. Della serie, come fare a sciommiottare gli americani tanto per farsi un restyling pseudodemocratico.
Concludo con questa lucidissima riflessione di Ida Magli  nell’articolo “Un popolo odiato”, sulla sinistra.
La sinistra appare meno disastrata della destra semplicemente perché la marcia verso l’internazionalismo, verso il primato economico-finanziario nella gestione del potere, verso l’annullamento dello stato nella solidarietà con in popoli di tutto il mondo è, fino dalle origini, la sua meta ideale. Da lì scaturisce l’eccesso di baldanza e al tempo stesso le esitazioni che in questo momento esibiscono i partiti dato che probabilmente non si erano accorti di aver completato il percorso nel momento in cui, con gesto concreto ma anche altamente simbolico, è stato un presidente della repubblica comunista, chiamando l’Europa, a sventolare la bandiera del traguardo vittorioso. La sinistra è giunta impreparata, infatti, davanti a una situazione di cui le era sfuggito il significato anche se l’ha sempre desiderata e ha lavorato incessantemente per realizzarla: un’Europa marxista, dominata dall’economia, molto simile alla Russia bolscevica. Passetto dopo passetto l’arma della “uguaglianza” ha eliminato tutte le differenze, e dunque tutti i ruoli: Genitore 1, Genitore 2Niente più padre, niente più madre, niente più famiglia, niente più religione, niente più proprietà, niente più patria, niente più nazione, niente più italianità, fino a: NIENTE PIU’ LIBERTA’. Il sistema è soltanto più sofisticato: il controllo di tutti i movimenti nei conti correnti attraverso la denuncia delle banche sostituisce la presenza in ogni gruppo delle spie staliniane e rappresenta una forma surrettizia dei “passaporti interni” in vigore nell’Unione Sovietica. La sinistra comincia però a sentire anche molto sapore d’amaro nelle sue vittorie e si accorge all’improvviso che perfino il prediletto “gioco” della democrazia, nel quale si è esercitata ininterrottamente lungo il trascorrere degli anni, adesso non serve più (…).
 
Tutto questo scenario,  mentre il centrodestra si spappola costringendo il suo elettorato (che lo odia sempre più, perché si sente tradito da quando sostiene il governo abusivo di Monti) ad  una lunga traversata nel deserto, dato che come suggerisce sempre la Magli,   “i temi della patria, della libertà, dell’identità, della memoria storica, della religione, della famiglia, sono (o forse bisogna dire “erano” ) precipui delle destre”.
Amen.
 

I collaborazionisti

I collaborazionisti – Insomma sono quelli che hanno goduto dei favori del dittatore di turno e sanno che, con la caduta di questo, perderanno i benefici (o comunque quel quieto vivere loro concesso) ed anche, considerato il loro comportamento da “resistenti”, potrebbero subire conseguenze pericolose

L’articolo I collaborazionisti sembra essere il primo su IL CRONISTA.

Una repubblica fondata sulla delazione

Trovo ripugnante la ola entusiasta intonata per l’aumento delle delazioni telefoniche in materia fiscale.
Non so chi sia il prototipo dello spione fiscale, lo immagino però come un talebano del “politicamente corretto” e insoddisfatto della propria vita, al punto dal provare piacere nel guastarla anche al prossimo e che mette in pratica le corbellerie di Bersani che, invece di pensare a far pagare meno tasse a tutti, cerca sempre qualcun “altro” cui farle pagare.
Le tasse in Italia sono ad un livello superiore al 50% (l’ultimo dato letto è al 57%) e adesso Monti vorrebbe anche la retroattività della riduzione delle deduzioni e detrazioni.
E con la delazione fiscale vuole pure la collaborazione e l’approvazione delle sue stesse vittime.





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Valentina Cortese ultima diva

 

 

Incontrare Valentina Cortese è un po’ come sentirsi cospargere di una sorta di scintillio contagioso e benefico, oltre che di umana simpatia. E non è stata solo un’impressione della sottoscritta, ma osservavo nella sala teatrale, l’atteggiamento dei più giovani: incuriositi, intrigati, divertiti quando non addirittura incantati e ammutoliti dalla sua dirompente personalità.

Buon prossimo Natale

Un paio di commenti: “Ci deve terrorizzare il fatto che questo premier veda luce al di la del tunnel perché ciò significa che ci sta preparando per una nuova stangata: non si rende conto di aver già distrutto parte della nostra economia in nome della Germania e soprattutto rifiuta di rendersi conto di doverla smettere con le solite barzellette e bugie: Monti è subdolamente con tutti i suoi ministri il più grande bugiardo mai apparso ai limiti della politica italiana: speriamo se ne vada al più presto.”
“«Spero che grazie a noi si dica che l’Italia non è stata colonizzata dall’Europa e ha mantenuto la sua sovranità». Il professore ha perso un’altra buona occasione per tacere. Ma non c’è niente da fare. In lui la ricorrente tentazione di “fare la ruota” è troppo forte. Peccato che non proprio di un pavone si tratti, ma, molto più prosaicamente, di un tacchino. Anche se magniloquente e…sobriamente gesticolante.”
“Se fosse stato Berlusconi a fare i danni che ha fatto questo governo il cui unico elettore è Giorgio Napolitano e che è sostenuto, ritengo per tattica politica, da PDL-PD-UDC, si combatterebbe già nelle strade. Vorrei capire cosa aspetta Giorgio Napolitano ad ammettere di avere sbagliato ed a rimandare a casa questo governo che nuove gravemente alla salute del Paese. Dopo il benservito al governo Monti, ovviamente dovrebbe dimettersi. Cosa aspetta? Dal suo piedistallo non vede che qui rischia di finire molto, molto male? E lui invece cosa fa? Pontifica sulla necessità di aumentare l’integrazione nella UE cioè il perfetto contrario di ciò che serve! Alcuni fessi dicono che la UE e l’EURO salvano gli Stati dall’aggressione degli speculatori però non mi pare che sia così: qualcuno ha forse aggredito il Cile o il Canada, Singapore o il Giappone? E allora basta raccontarci delle bufale affinché mettiamo da soli la testa sotto la ghigliottina, perbacco!”
Un conto sono le parole del premier Mario Monti, che continua a ostentare ottimismo, un conto sono i conti che affligono gli italiani. Un conto sono le linee programmattiche del governo, che continua a sperare nella ripresa, un conto sono i fattivi rincari che, settimana dopo settimana, si abbattono come una tagliola sugli stipendi dei contribuenti. Tra tasse sempre più soffocanti, contrazione dei consumi e redditi esigui si preannuncia un Natale davvero magro. Anche perché gli italiani si troveranno a dover pagare la stangata di fine anno. L’ennesimo sacrificio chiesto dal governo dei tecnici per una ripresa che stenta ancora ad arrivare. Dati alla mano, non ci sono soltanto gli ulteriori aumenti di Imu e Iva e le nuove regole su deduzioni e detrazioni a impensierire gli italiani. Alle nuove uscite che, fino a qualche mese fa, non erano ancora state inserite nei bilanci famigliari, bisogna infatti aggiungere i rincari sulle tariffe e l’avanzata all’insù della pressione fiscale che hanno, di fatto, abbattuto la propensione al risparmio (ora ai minimi dal 1999). Il risultato? Il potere di acquisto è crollato a -4,1% (altro dato negativo), mentre l’inflazione avanza e i salari restano, tanto per cambiare, al palo. Insomma, una situazione a tinte fosche a cui va ad aggiungersi lo spettro di un ennesimo rincaro sull’Imu. Secondo il Sole 24 Ore (leggi l’articolo), infatti, gli enti locali starebbero valutando un ritocco all’insù delle aliquote. Per farlo hanno tempo fino al 31 ottobre. A causarlo la decisione del ministero dell’Economia di modificare ex post il gettito dell’Ici assegnato a ogni Comune nel 2010. “Il taglio inaspettato – spiega il Sole – arriva a quindici giorni dal termine (già pluri-prorogato) per chiudere i preventivi 2012 e costringe i sindaci a rifare un’altra volta i conti e trovare risorse per raggiungere il pareggio di bilancio”. Uno “scherzetto” che tocca circa 1.200 Comuni.
Il problema è che gli italiani non dovranno affrontare soltanto il rincaro dell’imposta sulla casa. Si scorgono, infatti, segni “più” su tutte le voci che riguardano le abitazioni. Dal primo di ottobre la luce è aumentata dell’1,4%, mentre il gas dell’1,1%. E ancora: a bilancio vanno poi messi i rifiuti, l’acqua e i trasporti urbani. Il costo della vita continua ad aumentare. Secondo il Codacons, dai primi di settembre è schizzato su di almeno mille euro. E l’aumento dell’Iva voluto dal governo Monti non farà che peggiorare la situazione: nel 2014 l’aliquota agevolata passerà dal 10 all’11%, quella ordinaria dal 21 al 22%. Il risultato? Il carrello della spesa costerà mediamente tra i 310 e i 380 euro in più. Come se non bastasse, la legge di stabilità da poco varata dal Consiglio dei ministri prevede nuove regole su deduzioni e detrazioni. Come spiega il Corriere della Sera (leggi l’articolo), “l’introduzione, per i redditi superiori ai 15mila euro, della franchigia di 250 euro e di uno sconto fiscale massimo di 570 euro per alcune detrazioni farà incassare allo Stato 1,9 miliardi solo per il 2013”. Soldini che, però, vengono erosi dai risparmi delle famiglie italiane. Anche perché il taglio di detrazioni e deduzioni andrà a colpire anche i redditi del 2012 e, quindi, quelle spese su cui si considerava un certo “risparmio” fiscale.

Il Pensiero Verde 2012-10-21 16:31:00

BORGHEZIO : MATTEI NORDISTA E ANTI-ROMANO, COME NOI

Le mielose commemorazioni che, come d’uso, celebrano oggi nei Palazzi romani la figura di Enrico Mattei tacciono su un punto fondamentale del pensiero di questo grandissimo protagonista dello sviluppo economico postbellico.
Era infatti il grande Mattei – esattamente come noi (e, forse, più di molti di noi) un convinto nordista. Era infatti un uomo che l’esperienza personale non solo di manager aveva reso ben consapevole di come Roma ladrona fosse (com’è tuttora) una palla al piede dello sviluppo del Paese, con il suo centralismo sopraffattore, le sue abitudini nullafacenti, il suo burocratismo inconcludente e, non ultimo, il suo abietto servilismo verso i poteri forti internazionali.
Pensava di Roma, esattamente come noi, tutto il male possibile…
E lo diceva, perlomeno quando – come nei congressi FIVL – nella sua amata Milano, parlava ai suoi partigiani, che insieme a lui avevano liberato il Nord non certo per lasciarlo nelle grinfie dei politicanti e dei burocrati romani da sempre nemici del Nord.

Niente è peggio della sinistra

Ho sempre sostenuto che la più grande virtù dell’Uomo di
Destra è, al tempo stesso, il maggior difetto: l’Individualismo.

Oggi vediamo come, in una situazione che richiederebbe di
concentrare le proprie forze contro il nemico di sempre, la sinistra,
l’Individualismo degli Uomini e Donne di Destra si manifesta con una polemica
pubblica molto aggressiva
ma gli uni contro gli altri.
Per sgombrare il terreno da ogni equivoco io sono d’accordo
con la Santanchè
che vuole l’azzeramento del Pdl per costruire una nuova
formazione che prenda le dovute distanze dagli eurocrati e da Monti, mentre non
condivido affatto l’Alfano
che tira fuori le palle solo per polemizzare con la
Santanchè e fare lo schizzinoso verso Marine Le Pen, l’estrema Destra, gli
antieuropeisti e gli antimontiani.
Sono d’accordo con le tesi della Santanchè ma non apprezzo
per nulla le sue dichiarazioni pubbliche
, perché un conto sono i miei post
letti da quattrocento persone e che muoiono lì (i post, non i lettori, naturalmente …), mentre b
en altro impatto hanno le dichiarazioni di un politico
nazionale, che è stato anche candidato Premier, riprese da quotidiani e da
televisioni e raggiungono milioni di elettori.
Non vedrei nulla di male se all’interno del partito si
organizzassero assemblee, incontri, anche scontri come avveniva nel vecchio
Msi
, per arrivare ad una organizzazione più efficiente.
Non vedrei nulla di male se tale dibattito si concludesse con
una separazione, visto che ormai pare che la legge elettorale premierà la
coalizione e non il partito, tra una “Destra Radicale” e un “Centro Moderato”
che necessariamente fossero alleati in una coalizione di Centro Destra
sicuramente più coesa della sinistra.
Ma tutto questo dibattito, il percorso che portasse a tale
separazione dovrebbe essere mantenuto all’interno del partito, all’esterno le
Santanchè, le Di Girolamo, i Galan, i Cicchitto, i Gasparri, gli Alfano,
dovrebbero solo e soltanto essere propositivi evidenziando il baratro che ci
divide dalla sinistra, da chiunque sia guidata.
Perché il nemico di sempre, nel 1946 come nel 1948, nel 1960
come nel 1968, nel 1976 come nel 1994 fino ad oggi, è solo e soltanto la sinistra che, oggi, si appoggia anche alle consorterie
finanziarie europeiste
che rappresentano la cancellazione delle nostre Radici
Nazionali, dalla Sovranità Nazionale, dell’Indipendenza, della volontà
popolare, della Libertà di Opinione.
Mi piacerebbe che la grinta che la Santanchè mostra (non da
oggi) e le due palline inaspettatamente emerse dal buon Alfano fossero
indirizzate contro la sinistra, non contro i propri alleati e necessari
compagni di viaggio.
E anche le menti culturali raffinate come Veneziani, evitino
di scrivere “Cucù” come quello di sabato 20 ottobre, in cui la propria essenza
meridionalista acceca la abituale lucidità
, soprattutto quando scrive che è
meglio la sinistra della Secessione e che è sua consolazione sapere che in
Lombardia è più probabile una vittoria della sinistra alla conferma di una
giunta Lega-PdL.
No, nulla è peggio della sinistra e prima i nostri
rappresentanti agiranno chiarendosi in privato sull’organizzazione del partito
e/o della coalizione, ma occupando gli spazi offerti dall’informazione pubblica
e privata, televisiva e cartacea per mettere in risalto le aberranti proposte
della sinistra
(tasse, “matrimonio” omosessuale, patrimoniale, manipolazione
genetica, cittadinanza e voto per gli immigrati, più europa …
), meglio riusciremo ad impedirle di portare a compimento il disfacimento della Nazione Italia .

La sinistra è il nemico che ci impone unità, compromessi e la
riservatezza per ogni nostro dissidio interno
.






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