Non sarebbe possibile immaginare nulla di così strano e poco credibile, che non sia stato affermato da qualche filosofo.

I vari filosofi di sinistra di questi tempi si lavano la bocca esaltando il cambiamento di immagine e considerazione dell’Italia nel mondo da quando è caduto il governo Berlusconi.
E ovviamente non potrebbe essere diversamente … peccato che in queste “esternazioni filosofiche” ci sia la solita classica ipocrisia di sinistra, per intenderci vorrei ricordare le parole di Bersani che reiterando un famoso “IO NON CI STO”, ha dichiarato che il suo partito è diverso dagli altri e di non mischiarsi col fango del Pdl, dimenticando o facendo finta di dimenticare la melma che ha sommerso il suo amico Penati o il suo tesoriere Lusi.
Ma torniamo a noi ! L’apice della riconquistata considerazione e rispetto per l’Italia è arrivato in questi giorni con la sentenza dei giudici tedeschi che hanno negato il processo dei gerarchi nazisti colpevoli della strage di Sant’Anna con l’assassinio di 560 civili nell’Agosto del 1944.
Sempre per la stessa ritrovata considerazione vi riporto qui sotto l’elenco dei terroristi Italiani che vivono beatamente in paesi esteri con i quali, sulla carta, esistono trattati che vengono puntualmente ignorati da quei paesi.
LATITANTI IN FRANCIA – L’ex leader di Potere Operaio Oreste Scalzone, condannato a 16 anni, rifugiato in Francia e tornato in liberta’ nel 2007. Proprio la Francia, tra il 1978 ed il 1982, era diventata la meta di una vera e propria migrazione: 400-500 esponenti della composita galassia eversiva italiana si riversarono Oltralpe. Tra i rifugiati a Parigi fino al 2004 figurava anche anche Cesare Battisti. Dopo quella data, quando si stava avvicinando la sua estradizione per una condanna all’ergastolo, Battisti aveva fatto pero’ perdere le sue tracce, per poi riapparire a Rio de Janeiro, in Brasile, dove nel 2007 venne arrestato. Sempre nel 2007 nella capitale francese venne arrestata l’ex Br Marina Petrella, condannata in Italia all’ergastolo. L’anno successivo il presidente Nicolas Sarkozy decise pero’ la revoca della sua estrazione per ‘motivi umanitari’, viste le precarie condizioni di salute dell’ex Br al cui capezzale arrivo’ anche la premiere dame Carla Bruni.
…SVIZZERA – In terra francese inoltre ci sarebbero latitanti come Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni per l’ omicidio del commissario Luigi Calabresi ed Enrico Villimburgo, altro brigatista condannato all’ ergastolo nel processo Moro ter; Simonetta Giorgieri (che qualcuno indica in Spagna) e Carla Vendetti, sospettate di contatti con le nuove Brigate Rosse; Sergio Tornaghi, legato alla colonna milanese delle Br ‘Walter Alasia’, RobertaCappelli, della colonna romana. Non estradabile dalla Svizzera, perche’ divenuto cittadino elvetico, il Br Alvaro Lojacono, condannato all’ergastolo per il delitto Moro. Altre destinazioni frequenti dei latitanti sono Sud e Centro America.
NICARAGUA, BRASILE – In Nicaragua risiede Alessio Casimirri, brigatista del commando che sequestro’ Aldo Moro ed uccise i cinque uomini di scorta. Condannato all’ergastolo, Casimirri, diventato cittadino nicaraguense, ha un ristorante sulla costa. E in Nicaragua ha trovato rifugio anche Manlio Grillo, ricercato per il rogo di Primavalle, nel quale morirono i due fratelli Mattei. Il suo ex compagno di Potere Operaio Achille Lollo vive invece in Brasile: nel 1993 il Tribunale supremo federale rigetto’ la richiesta di estradizione presentata dall’Italia. Per entrambi le condanne a 18 anni di reclusione per i fatti di Primavalle sono cadute in prescrizione.
GIAPPONE – Nel campo del terrorismo nero, uno dei latitanti e’ stato, fino al novembre scorso, Delfo Zorzi, militante di Ordine Nuovo, condannato in primo grado all’ ergastolo per la strage di Piazza Fontana e poi assolto in appello. Nel 1989 Zorzi divenne cittadino giapponese, con il nome di Roi Hagen, bloccando cosi’ i tentativi di estradizione.
Ciliegina sulla torta vorrei ricordare i nostri due MARO’ che nonostante gli accordi internazionali per cui dovrebbero essere processati in Italia vengono illegalmente detenuti in India, paese che ignorando bellamente qualunque accordo e trattato continua a ignorarci completamente.

ilpensieroverde

Bilanci… miracolosi

«Dalla riforma delle pensioni, all’Imu, passando per l’eliminazione delle tariffe professionali, al tribunale delle imprese, ai prezzi dei farmaci, al bonus ristrutturazioni: delle sette riforme del governo resta in fase di attuazione solo il 20% delle norme». Questo il bilancio sull’operato del governo fatto dallo stesso governo. Qualcosa che, con le dovute differenze, ricorda un po’ lo slogan del governo Berlusconi: «fatto!». In questo caso la lunga nota di Palazzo Chigi fa riferimento ad alcuni articoli di stampa pubblicati in questi giorni. «Ad oggi  – si legge – sia pure con il margine di approssimazione che sconta una analisi basata sul numero dei commi, si può sostenere che siano già sufficientemente dettagliate e quindi autoapplicative (self-executing) circa l’80% delle disposizioni approvate con le varie riforme. Queste disposizioni sono già in vigore nell’ordinamento e pienamente efficaci ed operative».
IL SALVA ITALIA – «Per esempio – prosegue la nota – in materia di concorrenza il Salva-Italia è pienamente efficace da subito e gli unici otto commi ancora da attuare riguardano tutti la disciplina dell’Autorità dei trasporti, che dapprima richiede che si provveda alla nomina dei componenti. Quanto alle disposizioni che richiedono adempimenti attuativi il Governo ed i singoli Ministeri sono impegnati in tale fase, tanto che molti degli adempimenti più attesi sono già avvenuti o sono in fase avanzata dell’iter che la legge prevede per il loro completamento».
TASK FORCE – Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, e la task force di cui fanno parte i ministri Giarda, Patroni Griffi e il sottosegretario Catricalà stanno, inoltre, svolgendo «un costante lavoro di monitoraggio per avere il quadro aggiornato degli adempimenti e sollecitare i Ministri ad adottare le misure richieste». Il Governo fa poi un’analisi dello stato di attuazione delle principali riforme varate. Già operative ad oggi è efficace circa il 78% dei commi, esattamente 468 su 600. Le percentuali di attuazione sono maggiori per il comparto tributario (85%), per quello dello sviluppo industriale e infrastrutturale (84%), per il comparto bancario (84). Nello specifico sono operative, tra le altre, le disposizioni in materia di Imu e Irpef, la riforma delle pensioni, i limiti alla tracciabilità del contante per contrastare l’evasione fiscale. Sono state definite inoltre le modalità per il pagamento della tassa sui beni di lusso. In fase di attuazione: l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente).
CRESCI ITALIA – Stando alla nota del governo «sono già operative: il tribunale per le imprese e la cancellazione della tariffe minime professionali, la gratuità dei conti correnti per i pensionati con basso reddito. Sono state attuate, inoltre, le disposizioni relative alla Srl semplificata per gli under 35, il decreto sulle terre e rocce da scavo. In fase di attuazione: il decreto per l’Imu sugli immobili non commerciali è già stato adottato dal Ministero dell’Economia ed attende il parere del Consiglio di Stato».
SEMPLIFICAZIONI – Già operative le «norme relative per la semplificazione delle attività commerciali come la vendita di pane, prodotti agricoli, autoriparazioni e trasporti. In fase di attuazione: lo schema di regolamento per l’autorizzazione unica ambientale è stato già adottato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri e sta seguendo l’iter previsto. A livello fiscale «già operative le norme anti-evasione ed anti-elusione, riguardanti lo spesometro, le verifiche, i controlli sulle locazioni e gli affitti e le operazioni con Paesi presenti nelle black list internazionali».
LAVORO – In tema di lavoro «sono già operative le norme riguardanti la flessibilità in uscita e in entrata, naturalmente per quanto riguarda la parte di riforma disposta con la legge delega è richiesta l’adozione dei decreti legislativi per completare a pieno la riforma».
SPENDING REVIEW – «Già operative – si legge ancora nella nota – le disposizioni sui prezzi dei farmaci, sui medicinali generici, sugli acquisti dei beni e servizi della P.A. In fase di attuazione: la procedura di riordino delle province è già in fase avanzata in seguito alla delibera del Consiglio dei Ministri del 20 luglio sui criteri di riordino. La riduzione delle piante organiche della P.A, già in parte avviata con decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri che entro fine anno dovrà provvedere a riorganizzare i ministeri». Infine in tema di sviluppo sono già «operative il bonus energetico e il bonus ristrutturazioni, lo sportello unico per l’attività edilizia, le misure deflattive del contenzioso civile. In fase di attuazione: i provvedimenti relativi alla nomina del direttore dell’Agenzia per il Digitale».

Un paio di giorni fa…

Enrico Bondi tutte le mattine arriva nel suo ufficio al primo piano del ministero dell’Economia alle 8.30 e va via dopo circa 12 ore, ma pochissimi sanno quello che fa. Lo sa ovviamente il presidente del Consiglio, Mario Monti, che a questo anziano manager, che venerdì compirà 78 anni, ha affidato il compito di risanare l’azienda Italia, dopo aver rimesso a posto Montedison e Parmalat. Monti è stato così contento della prima operazionedi revisione della spesa pubblica, la cosiddetta spending review, varata su proposta dello stesso Bondi il 5 luglio, che ha chiesto al supercommissario di andare avanti. Dopo aver tagliato gli sprechi negli acquisti pubblici di beni e servizi, aver disposto la riduzione dei dipendenti pubblici, quella delle Province, il taglio delle auto blu, e quello dei consigli di amministrazione delle società pubbliche, Bondi dovrebbe proseguire a caccia di altri risparmi, dopo i 26 miliardi di euro individuati per il triennio 2012-2014. I nuovi provvedimenti arriveranno, a metà ottobre, con la legge di Stabilità, quella che una volta si chiamava Finanziaria. Intanto però, Monti, Bondi e gli altri ministri interessati sono alle prese con le mille difficoltà che sta attraversando il processo di attuazione del provvedimento di luglio. Difficoltà inevitabili, se si pensa che il decreto legge 95 prevedeva circa cento provvedimenti applicativi fra regolamenti, circolari, direttive, decreti ministeriali e interministeriali. Ma il fatto è che stanno emergendo non solo ostacoli procedurali, ma resistenze di ogni genere.
Prendiamo il taglio dei dipendenti pubblici: del 20% per quanto riguarda i dirigenti, del 10% per il restante personale. La norma interessa i ministeri e tutte le altre amministrazioni centrali e gli enti pubblici non economici. La circolare del ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, prevedeva che tutti questi soggetti dovessero inviare le loro proposte di taglio entro il 28 settembre se sono enti o agenzie – cioè avrebbero dovuto farlo al massimo l’altro ieri -, oppure entro giovedì prossimo negli altri casi. Al ministero sono ottimisti, dicono che «i moduli stanno arrivando» ma intanto hanno convocato per domani mattina a Palazzo Vidoni i capi del personale di tutte le amministrazioni interessate. Cercheranno di convincerli non solo a far presto, ma anche che devono proporre tagli superiori alle soglie indicate dalla legge, altrimenti non saranno possibili le «compensazioni» tra un ufficio e l’altro, cioè quegli aggiustamenti (spostamenti e mobilità) finalizzati a evitare tagli lineari e licenziamenti. Ma i desiderata del governo si scontrano già con i problemi sollevati formalmente da alcune amministrazioni di prima grandezza. Per esempio, l’Inps. Il presidente dell’istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua, ha scritto una lettera al ministro Patroni Griffi chiedendogli senza tanti giri di parole di «non ricomprendere l’Inps nell’ambito della riduzione delle dotazioni organiche». Altrimenti verrebbe messa a repentaglio la «tenuta dei servizi e, nel complesso, dell’efficienza del Welfare del Paese». Negli ultimi 15 anni, conclude Mastrapasqua, i dipendenti dell’Inps sono già diminuiti da 42 mila a meno di 27 mila. Ora è vero che con l’incorporazione di Inpdap ed Enpals il SuperInps avrà 34 mila dipendenti ma è pur sempre la metà, dice il presidente, rispetto ai 70 mila del superInps tedesco e un terzo nei confronti dei cugini francesi.
Dal centro alla periferia, le resistenze, se possibile, aumentano. Il caso eclatante è quello delle 107 Province. La legge ne prevede il dimezzamento, ma sono le Regioni, anche qui, a dover proporre l’accorpamento tra gli enti presenti nel loro territorio. E anche qui c’è un termine, che scadrà fra appena tre giorni, mercoledì 3 ottobre, assegnato ai Consigli delle autonomie locali, e uno appena più in là, il 23 ottobre, per le proposte finali delle Regioni. Bene, pure in questo caso, vista l’aria che tira, Patroni Griffi ha dovuto fare la voce grossa e in un doppio incontro che ha avuto con i governatori e con l’Upi, l’unione delle province, ha avvertito tutti che se le proposte non arriveranno, il governo procederà d’ufficio, se necessario anche con un decreto legge. Vedremo. Monti e Bondi comunque guardano avanti. Il governo ha individuato almeno altri tre campi sui quali intervenire per ridurre ancora la spesa pubblica improduttiva: gli incentivi alle imprese, dove ha chiesto una consulenza all’economista Francesco Giavazzi, i costi della politica, dove si è rivolto all’ex premier Giuliano Amato, la giungla delle agevolazioni fiscali, già censite a suo tempo in oltre 720 per un valore di 260 miliardi dal sottosegretario Vieri Ceriani. Il nuovo pacchetto di misure di riduzione della spesa pubblica ha un obiettivo minimo: trovare circa 6 miliardi e mezzo di euro per evitare che dal primo luglio 2013 le aliquote Iva del 10% e del 21% aumentino di due punti.
L’operazione è complicata su tutti e tre i fronti. Per quanto riguarda gli incentivi alle imprese, i tagli sui quali si lavora non ammontano ai 10 miliardi suggeriti da Giavazzi, ma a 2-2,5 miliardi, ai quali si potrebbero sommare altrettanti risparmi eliminando parte degli incentivi regionali, ma qui il governo non può intervenire direttamente a causa dell’autonomia concessa in materia dal titolo V della Costituzione. Quanto alle agevolazioni fiscali, buona parte sono intoccabili perché si tratta di detrazioni familiari e per spese mediche. Infine, i costi della politica. Qui ci sono ampi margini. Il governo comincerà a intervenire già giovedì con un decreto legge taglia costi e taglia poltrone. L’importante è che poi vada avanti.
Enrico Marro

Progetto di integrazione e rom…

I rom stanziali erano “ospiti” di un progetto di integrazione in villette a schiera… giusto per precisare. Grandissime risorse in effetti.
 Blitz antidroga a Catanzaro dove 46 persone sono state arrestate dalla squadra mobile. Secondo l’accusa i 46 facevano parte di un’organizzazione criminale decida allo spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso delle indagini e stato accertato che gli arrestati, in prevalenza di etnia rom, ma stanziali a Catanzaro, avevano trasformato alcuni quartieri della città in piazze di spaccio a cielo aperto, con sentinelle armate che vigilavano sulle vie di accesso. Nel corso dell’operazione denominata “double fault” che questa mattina ha portato in carcere 46 persone, da parte della polizia di stato, sono state arrestate anche 19 donne. Il ruolo delle donne era non solo di spacciare, ma anche di organizzatrici dello spaccio. Infatti le stesse consegnavano, anche in presenza di minori, la sostanza stupefacenti, dopo essersi messe d’accordo e ritiravano il denaro corrispondente. In alcuni casi, le donne nascondevano la sostanza stupefacente nelle carrozzine, oppure nei passeggini dei loro bambini che portavano con se mentre andavano a spacciare.

Fini, Casini, professione: parassiti



(Puoi vederlo anche su YouTube)
Solo due parole perché di più non meritano.
Di Fini abbiamo già detto tutto, ma il tutto è sempre poco per gente della sua risma.
Di Casini altrettanto.
Ma i due insieme meritano una dose in più di DDT, giusto come gli scarafaggi.
Tutt’e due sono consci non solo di essere falliti sia come politici che come uomini, ma anche di essere FINITI.
Casini è ormai perfettamente conscio di non riuscire ad attirare su di sè più di 4/6 elettori su 100 e che i rimanenti 96/94 lo schifano. Troppo poco per cercare di continuare a barcamenarsi nel centro minacciando ora l’uno ora l’altro schieramento di spostare l’ago della bilancia a favore dell’uno o dell’altro a seconda della sua convenienza. Soprattutto non funziona più in quest’epoca di resa dei conti tra cittadini e partitocrazia.
Fini – dopo aver distrutto il suo vecchio partito An, e dopo aver fallito il suo colpo di stato personale al governo di cui faceva parte (anche se è vero che da allora il governo ha iniziato a perdere colpi, ma a lui non gliene è venuto in tasca niente, anzi si è ridotto a fare il capetto di un partitino con percentuali da prefisso telefonico, come gli avrebbe detto il buon Almirante, al contrario di quello che si aspettava lui, di avere il favore di tutti e sostituire Berlusconi nella leadership) – anche lui sa di contare come il due di picche quando la briscola è a bastoni.
Allora da buoni parassiti quali sono, i due, si sono sempre attaccati alla giacchetta di Monti con la scusa che questi sarebbe il bene dell’Italia, in realtà sapendo che finchè ci sarà lui loro possono sempre sperare di fare i lacchè di corte, ma se non ci fosse lui, la loro fine, insieme a quella di tutti gli altri loro colleghi di fogna, sarebbe segnata.
Per legarsi ancora più stretti al Salvatore della Patria hanno tentato di metterlo davanti al fatto compiuto annunciando ufficialmente che loro faranno la lista per Monti. In realtà lista per salvare le loro chiappe.
Ma Monti, che sembra stupido e lo è, ma è anche un po’ più furbo di loro, ha fatto prestissimo a smarcarsi dalla loro presa dicendo che non può condividere quella lista perchè rischierebbe di rovinare i rapporti con Pd e Pdl.
Insomma, in poche parole li ha mandati a cagare.
I due non aspettandosi di essere sputtanati a così stretto giro di posta, hanno messo in campo i loro fidati Bocchino e Granata che, ospitati in tutte le trasmissioni serali della tv, si sono affrettati a chiarire che la Lista Monti si farà anche senza Monti perchè comunque è un modo per portare avanti i compitini che l’Europa della Merkel e degli speculatori hanno dato da fare a casa.
Perchè questo è il bene dell’Italia, perchè su e perchè giù..
Poveri scarafaggi.. cercate di tenervi attaccati stretti stretti alla giacchetta di Monti, perchè la sua permanenza al governo è l’unica che può salvarvi le chiappe e farvi godere ancora dei vostri sporchi privilegi, anche rubati a piene mani..
Quando e se non ci sarà più lui, prima o poi una Norimberga vi aspetta.

IL CRONISTA

Toh… le preziose risorse umane di Riccardi

Le indagini sull’omicidio di una coppia di anziani a Montelupone, nel Maceratese, proseguono. Gli inquirenti hanno fermato un macedone di 24 anni e un marocchino di 40, in regola con i permessi di soggiorno. Portati in caserma dai carabinieri, potrebbero essere gli autori dell’assassinio di Ada Cerquetti (73 anni) e del marito Paolo Marconi (83 anni). I due anziani sono stati trovati cadaveri ieri mattina da una delle figlie nel loro casolare di campagna. La donna riversa in una pozza di sangue, l’uomo senza vita vicino alla porta di casa. Già poco dopo il ritrovamento dei due cadaveri le testimonianze dei vicini di casa avevano parlato di un uomo giovane, “scuro”. I vicini erano stati svegliati alle quattro del mattino di domenica da qualcuno che bussava alla loro porta, chiedendo di entrare, con la scusa di avvertirli della presenza di alcuni ladri nella zona. Non è peraltro chiaro se tra gli assassini e chi aveva bussato alla loro porta, ci sia un collegamento di qualsiasi tipo. Dopo avere setacciato a lungo la zona attorna al casolare di campagna, i carabinieri hanno trovato anche il coltello utilizzato come arma del delitto.

Cara Lorenza, ce l’ hanno con te…

Un simpatico anonimo ha scritto oggi in un mio post vecchio di un mese codesta cosa che rischia di passare da Te inosservata. Per questo lo pubblico interamente in prima pagina, pregandoti di commentare in questo post apposito. Ti ringrazio.
 “@ Lorenza: “balle ambientaliste”? I genitori dovrebbero baciarsi i gomiti se esistono insegnanti che cercano di rendere le generazioni future più consapevoli e meno dannose verso l’ambiente delle precedenti! ma come si fa a dire, e scrivere, e pensare simili idiozie?“. 

http://santosepolcro1.blogspot.it/2012/09/confermo-il-correttore-di-bozze-e-morto.html 
   

Tutti in piazza? Quale piazza?

 
 
Sta circolando per il web il tormentone sul perché gli Italiani con tutto quello che ci stanno facendo trangugiare,  non scendono in piazza come la Spagna. Ora poi che si parla addirittura di un Monti bis dovrebbero farlo preventivamente.
In parte sono state già date alcune risposte : tutte le energie che ha saputo riunire e canalizzare la sinistra (da sempre agitatrice di “piazze”) e le varie anime di sinistra sono state all’insegna dell'”antiberlusconismo”. Caduto il “dittatore” (secondo la loro idiota e distorta visione) si è arrivati alla tregua sociale e allo zittificio. Non dimentichiamo inoltre di una manifestazione “preventiva” del signor Bersani che nell’ottobre del 2011 fece marciare “in piazza”  col cartello “Vogliamo Monti”. Un po’ come dire “Noi vogliam Dio che è nostro Padre”. E i suoi beceri iscritti marciarono…
Comunque su questo “tormentone” ci faccio anch’io il mio post, a dimostrazione che ci sono altre concause. Tra le quali il fatto significativo che “in piazza” la Trimurti  i lavoratori ce li porta quasi ogni settimana, categoria per categoria, settore per settore. E’ dal dopoguerra a oggi in realtà che gli Italiani “vanno in piazza”  con fischietti, elmetti e bandiere varie, e volendo essere obbiettivi siamo il popolo più “piazzaiolo” che ci sia in Europa. A questo punto dovrebbe essere chiaro che “la piazza” non serve proprio a una beata mazza. Scusate la rima. E magari fare uno sforzo inventivo in più,  per capire quale altra forma alternativa di vera protesta costruttiva, occorre mettere in atto per liberarci da questa trappola per topi chiamata Ue.
Ecco dunque trovata un’altra causa: la frammentazione e la settorializzazione dei lavoratori costruita ad hoc dal sindacato per cui un settore, guarda in cagnesco l’altro settore. Oltre a questo esiste la settorializzazione e frammentazione della politica nel “partitismo“, per cui ogni cittadino-elettore guarda in cagnesco l’altro cittadino-elettore del partito di segno contrario, come i classici capponi di Renzo.
 
Mi pare che il M5S  di Grillo si monti un po’ troppo la testa nel dire che il popolo non si ribella perché ci sono loro, e spera ancora in uno sbocco “democratico” di questo cul de sac, ma volendo, mettiamo anche questa nelle “concause”.  
Hanno anche scritto che non ci si ribella perché gli Italiani hanno ancora un po’ di gruzzolo da poter saccheggiare (risparmi di genitori, nonni ecc.) e che finché non si resta senza il becco di un centesimo, si sta buoni e a cuccia. E magari il rampollame corre pure a comprarsi l’ultimo modello di Iphone 5 , con 850 euro da scialacquare. E’ vero? In parte sì.   Ma allora in tal caso non c’è bisogno di fini analisti e  avrebbe ragione Rita Pavone nell’inno di Gian Burrasca:
 
La storia del passato/ ormai ci ha insegnato/che un popolo affamato/ fa la rivoluzion…
 
Quello che viene taciuto è che storicamente parlando (con le eccezioni delle jacqueries spontanee) le rivoluzioni sono sempre state oculatamente pianificate al tavolino dalle élites: sia quella francese che quella bolscevica. Un’élite che da liberatrice è diventata poi a sua volta oppressiva e totalitaria esercitando pure il terrore. Diffido pertanto di ogni forma di romanticismo letto sul web sulla “bontà” delle rivoluzioni a prescidere, basti  solo pensare che fine hanno fatto quella del “pane” in Tunisia,  tutte quelle del Maghreb,  e da chi sono state finanziate e sponsorizzate quelle “colorate”  nei paesi baltici.
Quel che viene taciuto è che la globalizzazione ha ucciso e soppresso il concetto di sinistra “di classe” a favore della sinistra “di finanza” e di destra “sociale” a favore di destra “di mercato” o mercatista che dir si voglia. Che la crisi della politica e dei partiti è in realtà una crisi della democrazia stessa.
E che invece di disperdere le nostre energie a invocare “la piazza” e bandiere colorate sotto cui riconoscersi, si dovrebbe pazientemente e certosinamente ricominciare dalle “piccole realtà”: ricostituire nuove forme di moneta circolante alternative all’euro, il baratto laddove è possibile, nuove  piccole distribuzioni agricole e studiare nuove forme di boicottaggio miranti a indebolire questa trappola chiamata Ue.
L’ Italia con le sue microrealtà municipali e provinciali è l’ideale per tentare nuovi esperimenti.
C’è da tirarsi su le maniche su strade in salita  e tanto per rimanere in ambito canoro, Boys, we’re gonna carry that weight  a long  time.  C’era una volta la strada che ci riportava a casa
 
Qui, altre analisi sul tema del perché non ci si ribella di Davide Stasi dal titolo “Perché in Italia no ?”: