Il vaticano, l’imu e l’esenzione…

Il Consiglio di Stato ha dato parere negativo alla bozza di decreto ministeriale che stabilisce le regole per il pagamento dell’Imu da parte degli enti ecclesiastici. Secondo i giudici di Palazzo Spada il regolamento va oltre i poteri che il Governo ha indicato con il decreto liberalizzazioni di inizio anno per discilplinare il regime di esenzione dall’Imu di tutti gli immobili degli enti non commerciali. L’esenzione, secondo il Libera Italia, si dovrebbe applicare in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile secondo quanto dichiarato con apposito modello dal proprietario del bene. Peraltro sono diversi i casi esistenti di utilizzazione mista degli immobili destinati con modalità non comemrciali allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, nonché di religione e di culto.

Cosa non si fa per gli zingari…

Parma: 30mila€, agli Zingari le bollette le paga il Comune. Ma a loro non basta, devastano strada. Mercoledì Hanno Rovesciato I Cassonetti E Minacciato Di Bloccare Via Del Cornocchio. Ieri mattina, meglio organizzati, si sono presentati con cartelli e iniziato lo «sciopero dei bambini». Nel senso che i piccoli non sono stati mandati a seguire le lezioni come tutte le altre mattine. Per il grande dispiacere dei compagni di classe. Sono i nomadi di origine macedone ospiti del campo comunale, cinque famiglie per un totale di una trentina di persone, che da qualche giorno hanno dichiarato una sorta di stato di agitazione. Per colpa delle bollette. «Purtroppo si tratta di un problema reale», ammette l’assessore ai servizi sociali Laura Rossi che ieri alle 14 ha incredibilmente incontrato i nomadi insieme al sindaco grillino Pizzarotti. «La situazione del campo risente di una storica inerzia e di una mancanza di accorta gestione da parte delle precedenti gestioni». Uno scomodo retaggio che ora l’amministrazione si trova a dovere fronteggiare: anche se le risorse, come è noto, sono molto scarse. «Per parte loro anche i nomadi hanno delle forti responsabilità: il degrado della struttura è in buona parte attribuibile a loro che hanno sempre comunque potuto contare su un’assistenza economica. Le bollette non le hanno mai pagate e ad intervalli l’amministrazione si è fatta carico di coprire il pregresso. Ora però il problema è più serio».

Si, perchè il campo sarebbe da da bonificare e rimettere in sicurezza con investimenti pesanti mentre il Comune non può certo mantenere all’interno di una propria struttura persone senza un contratto che è fondamentale per il loro permesso di soggiorno e il lavoro. «Nell’incontro di ieri ho chiesto espressamente che gli ospiti si impegnino per iscritto a offrire la loro collaborazione per la gestione delle struttura. E’ altresì vero che le condizioni minime di sicurezza sono a rischio». E forse proprio qui è la chiave per capire il motivo di questa lunga assenza di un contratto: per perfezionarlo si sarebbe dovuto investire e si è preferito non farlo. Non riuscendo però neppure a prendere la decisione di sgomberare un’area che ormai appare fatiscente e devastata. E gli ospiti? Loro dopo l’incontro di ieri sembrano dichiarare una certa disponibilità anche se le bollette, che ormai superano i mille euro l’una, dovranno essere pagate. E su chi debba mettere la mano al portafoglio le ipotesi sono diverse. «In Emilia è stato stanziato un milione di euro per i campi nomadi- hanno ripetuto senza vergogna i parassiti. – Ma i soldi dove sono?». «Il finanziamento riguarda l’intera regione e per Parma sono disponibili circa 30mila euro – ribatte l’assessore. – E noi di recente abbiamo partecipato al bando per ottenere la somma». Ma 30mila euro agli Zingari non bastano.
Questo è un banco di prova per il cosiddetto “grillismo”, e l’esordio è certamente infelice. Grillo parla di “lotta alla casta”, ma quale casta di parassiti è più tale degli Zingari? Grillo e la sua emanazione parmense, il Sindaco Pizzarotti, come primo atto della loro esperienza politica pratica, intendono veramente, pagare con i soldi delle tasse riscosse dai cittadini di Parma, le bollette di luce, gas e acqua ai Rom? E su quali basi intendono farlo? Non si accampi la scusa della precedente amministrazione: si usino i 30mila euro che la Regione a guida Pd ha stanziato per “abbellire” il campo nomadi, per abbatterlo e rimpatriarne gli “ospiti”. In caso contrario, i grillini sarebbero solo l’ultima scadente incarnazione di un sistema politico morente.
Parlare contro il parassitismo è facile, mettere in pratica le proprie denunce è invece cosa più complessa. Se l’esordio dei Grillo-boys sarà, come pare, pagare le bollette ai parassiti per antonomasia, sarà allora un canto funebre. E’ già intanto vergognoso che, dietro la minaccia di disordini, e dopo la devastazione di beni comunali, assessore e Sindaco abbiano trovato il tempo per incontrarne i responsabili. E non per redarguirli, ma per lisciarne il pelo. Questa è esattamente la piccola politica dei partiti. Un Sindaco serio, di una città come Parma, come primo provvedimento della sua amministrazione, e soprattutto dopo i disordini odierni, avrebbe dovuto sgomberare hic et nunc il cumulo di rifiuti detto “campo nomadi”. Con i parassiti non si discute, i parassiti si eliminano. O loro, eliminano te. E i parassiti si chiamano Fiorito, Monti e Napolitano. Ma anche Ahmed, Sferovic e Lisandra: sono aspetti diversi, dello stesso problema. E chi combatte uno solo degli aspetti del problema, non combatte il problema. Finge.
La giunta ligure guidata dal Pd Burlando, decide di destinare oltre 2 milioni di euro alla “formazione” di Rom e Sinti, invece che all’Ospedale di Albenga. Che così, chiude.
Il Pronto Soccorso di Albenga chiude per decisione della Regione Liguria, colpendo mortalmente e mettendo a serio rischio la vita di un ospedale, il Santa Maria di Misericordia, appena finito di costruire e inaugurato solo 4 anni fa. Una struttura nuovissima e all’avanguardia per attrezzature ed ergonomia degli spazi verrà declassata, per un anomalo e incomprensibile taglio di servizi e risorse, che non si dovrebbe neppure pensare di toccare, proprio perché riguardanti la salute della collettività. La chiusura del Pronto soccorso è decisa per il prossimo 15 ottobre. Nel frattempo, il giorno stesso in cui l’ASL 2 ufficializza il declassamento del Pronto Soccorso di Albenga, lo stesso ente regionale che ha strappato ostetricia e ginecologia da Albenga impegna 250 mila euro per la creazione di una casa per l’assistenza sanitaria alle donne in gravidanza nella Repubblica Centrafricana, oltre ad altrettanti quattrini per la creazione di un centro servizi per il lavoro a Lima, Perù e il rafforzamento dei servizi socio-culturali per lo sviluppo comunitario a Santa Fé. Sempre in questi giorni, su proposta dell’Assessore regionale al bilancio e alla formazione Pippo Rossetti, due milioni e 270mila euro del Fondo sociale europeo verranno impegnati per formare rom e sinti, disoccupati e inoccupati, assistiamo così alla chiusura di un reparto, fino ad oggi funzionante, che garantiva l’accesso di otre 2000 ambulanze di notte, dalle 20.00 alle 8.00, provenienti dai 20 Comuni del distretto sociosanitario albenganese nella rete di emergenza dell’anno 2011.
La Regione Liguria, presieduta dall’ineffabile Burlando, chiude un presidio ospedaliero in una città della regione, mettendo a rischio la salute dei propri cittadini, e spende una cifra sufficiente al mantenimento dello stesso, per “costruirne uno in Africa”. Siamo al delirio autolesionista. All’odio più becero verso se stessi. Qualcuno sano di mente, quindi difficilmente rintracciabile nella giunta ligure, dovrebbe spiegare ai cittadini della Liguria su quali basi etiche, si sceglie di destinare 2milioni e 270mila euro al mantenimento degli Zingari di varia denominazione, piuttosto che all’esistenza di un ospedale. Per la giunta Burlando, e non solo per essa, gli Italiani sono cittadini di serie b.

Cercasi bravo tecnico, quasi automa

mi ha risposto: “A ognuno il suo” intendendo che ognuno di noi due (e in generale comunque) deve fare il suo lavoro: lui quello del tecnico governante, io quello del blogger contro i sistemi adottati per risolvere la crisi che per me è più una crisi morale che economica

Sostituzione continua…

(ANSAmed) – BRUXELLES, 3 OTT – Unione europea e Tunisia dovrebbero riuscire a stringere il nuovo accordo di partnership ”privilegiata” per rafforzare la cooperazione bilaterale a novembre, in occasione del prossimo Consiglio di associazione. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue, Jose’ Manuel Barroso, al termine dell’incontro con il primo ministro tunisino, Hamadi Jebali. ”Tanti interventi sono gia’ in corso” ha affermato Barroso, che ha avanzato la possibilita’ di ”andare piu’ lontano per l’assistenza macroeconomica” alla Tunisia, di pari passo con le riforme attuate nel Paese e al coinvolgimento delle istituzioni finanziarie internazionali.
Ma cosa significa “parternariato privilegiato”?
Le relazioni fra Ue e Tunisia, ha spiegato oggi il presidente Ue, Herman Van Rompuy, si fondano su quattro linee d’azione: partenariato privilegiato tramite un nuovo piano d’azione; cooperazione finanziaria per il rilancio economico e la transizione democratica (400 mln per il periodo 2011-2012); maggiore integrazione commerciale con la prospettiva di integrazione nel mercato unico Ue; partenariato per la mobilita’. Oggi a Bruxelles il commissario Ue alla Politica di vicinato, Stefan Fule, ha firmato due accordi finanziari su giustizia e salute, con il ministro per la cooperazione tunisino Riadh Bettaieb. Quello sulla giustizia e’ un nuovo programma, per un valore di 25 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti gli altri 12 milioni di euro gia’ previsti per un progetto di cooperazione che favorisce l’accesso ai servizi sanitari di quattro milioni di tunisini. L’intervento sul fronte giustizia durera’ quattro anni e avra’ lo scopo di rafforzare l’indipendenza e l’efficienza del sistema giudiziario tunisino, migliorandone l’accesso e il funzionamento, ma anche riqualificando prigioni troppo vecchie o non conformi agli standard internazionali. Gli aiuti Ue andranno a sostegno della riforma del sistema giudiziario, della legislazione penale e delle norme penitenziarie, perche’ siano in linea con le norme internazionali a garanzia di una maggiore indipendenza, impazialita’ ed efficienza della giustizia tunisina. Il progetto sui servizi sanitari interessa quattro milioni di persone in Tunisia. L’iniziativa, che conta su un finanziamento di 12 milioni di euro, sara’ promossa nelle 13 regioni del paese piu’ penalizzate dall’assistenza sanitaria, a Est e a Sud del paese, dove abita il 40% della popolazione tunisina. Il progetto punta ad aumentare l’accesso alle cure di base, la qualita’ del servizio e le condizioni di accoglienza nei centri sanitari.
Prima di tutto, vogliamo denunciare il vergognoso sperpero di denaro delle nostre tasse (perché i soldi che la Ue spende, sono ogni anno inviati a Bruxelles dagli stati membri) per fornire servizi sanitari ai Tunisini, mentre i medesimi servizi vengono tagliati in Grecia e Spagna – e prossimamente in Italia – su richiesta della Ue stessa. E non è ridicolo che, l’Italia, debba spendere 50milioni di euro – la nostra parte del regalo eurocratico ai Tunisini – per “rendere efficiente” il sistema giudiziario e carcerario di quel paese, quando il nostro sistema non riesce a concludere i processi in tempo e le procure mancano persino di carta? Come si può leggere che stiamo dando soldi ai Tunisini per “riqualificare prigioni troppo vecchie o non conformi agli standard internazionali”, quando qui, a casa nostra, non ci sono le risorse per la costruzione di altre carceri e l’assunzione di nuovi agenti penitenziari? Vergogna. Su quali basi poi, ovviamente non democratiche, i funzionari non eletti di Bruxelles si permettono di spendere 400milioni delle tasse di Italiani, Tedeschi, Britannici, Francesi etc. per mantenere i Tunisini? Soldi che, oltretutto, finiranno nelle mani di un regime proto-islamista? Ma, purtroppo, il peggio è altro. Il diavolo si nasconde nei dettagli di questo “accordo”: la parte che chiamano “partenariato per la mobilita’“. Prosaicamente: i Tunisini saranno liberi, più di quanto lo siano già oggi, di entrare e girellare nella Ue, quindi anche in Italia, come lo sono i Tedeschi piuttosto che gli Inglesi. E come lo sono, ricordiamolo, i Romeni. E il tutto naturalmente si situa in un più ampio folle progetto di “unione mediterranea”, con l’ingresso di tutto il Maghreb e Vicino Oriente nella Ue. Turchia compresa. Viviamo un’epoca nella quale sono i matti a gestire il manicomio. Il manicomio è la Ue, i matti sono i politici, giornalisti, intellettuali…

Il Centro Destra ritorna al futuro

L’annuncio è de “Il Giornale” : Berlusconi lascia il Pdl.

La battuta è ad effetto poi, a leggere l’articolo, si impara
che tutti smentiscono la scissione e che Berlusconi starebbe solo preparando il
nuovo contenitore del Centro Destra
.
A confondere ancora di più le acque è il Cucù di Marcello
Veneziani
che, apprezzando il coraggio delle donne di Destra (Beccalossi,
Frassineti, Santanchè, Meloni e la giovane siciliana di cui non ricordo il
nome
)  invita gli “ex” An a rompere gli
indugi e, ferma restando l’alleanza di coalizione con gli “ex” Forza Italia,
riunirsi a Storace per ricostituire il disciolto Movimento Sociale Italiano
(non scrive proprio così, ma il senso, per me, è quello).
L’idea di Veneziani è, anche per me, sentimentalmente
accattivante
( aggiungendoci anche Forza Nuova e tutti i movimenti della Destra
Radicale
!), ma si scontra con la realtà – e la politica è l’arte del possibile
! – che non può prescindere dalla legge elettorale.
Sicuramente un Centro Destra a più contenitori identitari
riuscirebbe a convogliare meglio quella maggioranza di Italiani che vanificano
il loro essere maggioranza con un eccesso di individualismo, di libertà di
pensiero, di frammentazione, di pretese nei confronti della politica e dei
propri politici (a sinistra sono di bocca molto, ma molto, ma molto “più buona”
visto che i candidati leaders dalle loro parti si chiamano Bersani, Renzi,
Vendola, Spini …
).
Ma questo disegno potrebbe funzionare in caso di
mantenimento dell’attuale legge elettorale, quando, alla fine, tutti i partiti
corrono per se stessi portando però l’intera loro dote elettorale ad un unico
candidato premier e ad una unica coalizione alla quale attribuire il premio di
maggioranza.
Se la prossima legge elettorale sarà imperniata sul premio
di maggioranza al partito
, allora dividersi vorrebbe dire consegnare ai
comunisti il primato quasi senza combattere.
E allora ?
Allora non mettiamo fretta al timoniere, non tiriamogli la
giacchetta, non poniamo ultimatum, teniamo i nervi saldi e aspettiamo lo
sviluppo delle trattative sulla legge elettorale.
Nel contempo non si rinunci a rinnovare il Pdl, a cominciare
dal nome che dovrebbe comprendere nella sua ragione sociale i termini “Nazione”
e “Federalismo”, utili anche se il nome del partito dovesse trasformarsi in
nome della Coalizione.
Il Centro Destra ha idee, programmi, progetti e uomini di
gran lunga migliori della sinistra.
Non facciamo che questa superiorità venga dispersa da un
eccesso di individualismo e di identitarismo fine a se stesso.
Ricordiamoci che assieme possiamo, tutti, ottenere una parte
dei quel che desideriamo
.
Divisi non otterremmo neppure quel poco che si è ottenuto
con i governi Berlusconi.
E il ripristino dell’Imu e della persecuzione fiscale con
Monti sono lì a ricordarcelo ogni giorno
.





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Venezuela: ora o mai più.

Domenica 7 Ottobre si terranno in Venezuela le Elezioni Presidenziali, che rischiano forse di essere le ultime a Caracas, come ha minacciato il giornalista televisivo Miguel Pérez Pirela sull’ emittente statale VTV il 23 Settembre: “Se vincerà Capriles (opposizione antichavista), sarà guerra civile”. In effetti, mai come questa volta la “dittatura democratica” di Chavez sembra finalmente vacillare, come confermano i sondaggi non statali ed indipendenti che vedono in vantaggio l’ex-governatore dello Stato di Miranda, Henrique Capriles Radonski, a capo di una larga coalizione. Di origini israelite (e per questo più volte attaccato dai media e dai partiti chavisti), ma Cattolico, ha più volte dichiarato di voler porre fine alle intese anomale e sospette con Bielorussia ed Iran, di far cessare la distribuzione praticamente gratuita del petrolio a Cuba (attualmente pagata in cambio di servizi nel campo sanitario, infermieri, per lo più, e qualche medico) e di togliere ogni appoggio logistico e militare ai terroristi comunisti delle FARC in Colombia, accellerando il processo di pace in quel paese. Vuole inoltre dedicarsi a risolvere il problema della criminalità, che pone il “paradiso di Chavez” tra i paesi più insicuri al mondo, con 19.336 morti solo nel 2011, un cittadino venezuelano ogni mezz’ora, e 97 su 100 restano delitti impuniti. E decentralizzare e destatalizzare lo Stato.
Ma da tempo le organizzazioni legate al Partito Socialista Unito (PSUV) si sono mosse per costringere gli indecisi a votare Chavez, minacciando diverse punizioni in caso di sconfitta, come lo sfratto dalle case popolari della Missione Vivienda o la perdita del lavoro; in Venezuela, infatti, gli elettori sono obbligati a registrare le impronte digitali presso strutture governative, rendendo facilmente controllabili eventuali traditori della rivoluzione chavista. Come avvenne già nel 2004, quando in migliaia persero il lavoro ed aiuti statali per essere stati scoperti nel voto contrario. 
Ed inoltre gruppi armati Tupamaros ( legali in Venezuela ed al governo con Chavez, MRT) o similari hanno intensificato raid nelle città, sparando anche sulla folla, come successo qualche giorno fa ad una manifestazione in favore di Capriles, uccidendo tre persone.
Dunque, oltre ai probabili e numerosi brogli elettorali che saranno sicuramente attuati dagli attivisti chavisti, se anche Capriles dovesse vincere, la situazione nel dopo elezioni resterà veramente in bilico, con possibili sviluppi violenti, se non estremi. Difficile che Chavez accetti la sconfitta…

Corri Forrest, corri… di Mina (dal blog di Grillo)


(foto prelevata dal sito originale)
Il 10 ottobre attraverserò lo stretto di Messina a nuoto. Poi, giunto in Sicilia, correnti permettendo, inizierò il mio viaggio elettorale per tutta l’isola. In camper e di corsa. A presto il diario di viaggio sul blog con tutti i dettagli.

“In questo periodo ho lavorato pesantemente e mi ero imperdonabilmente distratta dalle vicende del Dolce Paese. Riaperto l’oblo, ritrovo ancora te, Beppe, nello splendore dei riflettori. Scusa, ma non eri un trascurabile, insignificante, nulla politico? E quand’anche avessi avuto qualche vocina in capitolo, non dovevi per caso essere silenziato e relegato nel cosmico cantuccio del web, secondo ordini trasversalmente e uniformemente accettati?
Devo proprio essermi persa un passaggio. Non sarà mica per la doppia cifra nei sondaggi sulle intenzioni di voto che ho visto fiammeggiare in Tg e talk show? E proprio adesso che la tecno-management-safety car sta per rientrare e i concorrenti stanno per ”riscatenare l’inferno”? Ma guarda un po’ … Bene. Spazio a caso tra fogli di giornale attorno alle uova e memorabili pagine di televisione. E ti vedo trattato da divo. Com’è? A torso nudo potresti mietere il grano come Mussolini per ingraziarti i villani nell’afa? Con baffetti neri potresti urlare stermini, in apoteosi hitleriana? Con baffi un po’ più grossi, di foggia staliniana e stalinistica, ti potresti cimentare nel tiranneggiare alcune russie e “siberiare” i dissidenti? Con l’acqua alla gola ingoierai lo stretto di Scilla e Cariddi in un acquatico show alla Mao? Stai rifondando “L’uomo qualunque”?
È vero, c’è qualcosa che fai esattamente come Mussolini, come Stalin, come Mao, come Giannini ed è bere, dormire, mangiare e, orrore, fare la cacca.
Vorrei già richiudere l’oblo e impegnarmi a emulsionare una buona maionese con le uova fresche, quelle dei giornali precedentemente citati, appunto. Sarà meglio. Mi concedo solo un piccolo momento per un’incazzatura. Che bassezza, la povertà di questa iconografia da strapazzo. Le similitudini per la tua antidemocraticità, per il tuo qualunquismo, per la tua voglia di reclamizzarti sono pezzi disordinati di ineleganza, al limite del ridicolo. O della querela. Ne vedremo delle belle, temo. Tu va’, dritto come un fuso.
Corri Forrest, corri…” Mina
(dal blog di Beppe Grillo)

Avevo già scoperto che nn c’è solo la Mina grande cantante, ma c’è anche un’altra Mina, da questo sua precedente lettera a Grillo)

Nuova perla dei “giornalisti d’oggi”.

L’ altra sera, facendo zapping, ho fatto l’ ennesimo salto sul divano; il telecronista della partita del Milan ad un certo punto ha detto: “San Pietroburgo, antica capitale dell’ Impero Sovietico…”. 
A parte il fatto che allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (o Prima Guerra Civile Europea come preferisco chiamarla io, su lezione di Ernst Nolte), venne subito ribattezzata Pietrogrado alla slava, eliminando il teutonico Burg, ma è noto che anche se Lenin scappò a Mosca nel Marzo 1918, la Guerra Civile durò fino al 1922, e l’ URSS, Unione delle Repubblice Socialiste Sovietiche, iniziò la sua nefasta storia il 30 Dicembre 1922, con capitale Mosca. 
San Pietroburgo, poi Pietrogrado, che venne infine ribattezzata Leningrado alla morte del criminale pizzuto, non fu MAI capitale dell’ Unione Sovietica (che non possiamo nemmeno definire Impero), ma Capitale dell’ Impero Zarista.

Rule Britannia

Cinquanta anni.
I Beatles e James Bond, due prodotti tipicamente britannici che, nel loro campo, hanno informato intere generazioni in tutto il mondo.
Anche la mia, pur avendo solo sei anni in quel 1962 che vide Ursula Andress emergere, come Venere, dal mare davanti agli occhi di un giovanissimo Sean Connery primo interprete del personaggio creato da Ian Fleming e un quartetto di Liverpool imprimere una svolta ai riferimenti musicali mondiali (salvo poi perdersi per improbabili speculazioni metafisiche di uno di loro).
I Beatles non ci sono più se non nelle registrazioni dell’epoca, riprese e salvate dai moderni strumenti tecnici.
James Bond invece c’è ancora.
Ovviamente non è più Sean Connery (e neppure Roger Moore che io ho sempre preferito) ma siamo al quinto o sesto della “dinastia”.
La Spectre continua a minacciare il mondo.
Purtroppo anche nella realtà.
Ci vorrebbe un James Bond anche nella vita reale, soprattutto in Italia.



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