Ed intanto annullata la parata di Halloween.

A corollario del mio post di ieri, ecco giungere la notizia che gli organizzatori hanno dovuto annullare la parata satanica con streghe, orchetti e diavoli che si svolgeva al Village (quartiere molto gay friendly della Grande Mela) da quasi quarantanni a causa dell’ uragano Sandy. 
Constatiamo ulteriori strane coincidenze. 

Troppo pochi due euro per le primarie

I dirigenti del PdL hanno deciso le regole delle primarie.
E’ previsto il pagamento di soli due euro (caffè e brioches) per partecipare al voto.
Troppo pochi.
Così si alimentano il voto organizzato e le infiltrazioni ma, soprattutto, si insultano iscritti, militanti e sostenitori, tutti coloro cioè che negli anni hanno impiegato tempo e denaro e messo la propria faccia al servizio del partito.
Consentendo il voto a tutti per soli due euro qualunque tizio si sia girato le dita in tutti questi anni, avrà la possibilità di determinare il Leader del Centro Destra con uno sforzo assolutamente minimale.





Entra ne

La magistratura e il sale… scioglineve (la barzelletta del giorno)

Tommaso Profeta, responsabile della Protezione Civile di Roma e due suoi collaboratori, indagati nella Capitale. La Procura contesta ai tre di avere utilizzato del sale, poi risultato nocivo, per ripulire le strade nel febbraio scorso, durante la pesante nevicata caduta sulla città. Il sale sparso per le vie romane, per contrastare la neve, avrebbe contenuto “cloruro di calcio diidrato”. La denuncia che ha portato all’indagine e all’iscrizione nel registro di Profeta e delle altre due persone, è partito dopo che il sindacato di base Usb ha denunciato le irritazioni alla pelle causate ai lavoratori dal sale in questione. In alcuni casi a queste si aggiunse la corrosione dei guanti utilizzati dai lavoratori.

Realtà

Il quarto anniversario del crollo della Lehman Brothers – il momento cruciale che ha segnato l’escalation dei crescenti problemi mondiali in una vera e propria crisi – è passato praticamente inosservato lo scorso 15 Settembre. Le ormai datate previsioni, che apparivano macabre – del tipo: ci vorranno un paio d’anni prima di intravedere la luce in fondo al tunnel – ora risultano come ridicolo ottimismo. Oggigiorno, la ripresa non sembra poter iniziare prima di un decennio, mentre gli allarmisti prevedono problemi decisamente più gravi, incluso un conflitto militare su scala mondiale.
L’opinione pubblica sembra aver accettato la crisi come una sorta di evento naturale imprescindibile. I vari tentativi di spiegare i motivi del crollo possono rimanere non correlati, ma la ricetta – ondate e ondate di tagli alle spese – sembra essere universale, con nessuna alternativa permessa, neanche ipoteticamente. Per fortuna, il consiglio dato dal principe Charles – farsi docce più brevi e aiutare l’ambiente – non ha valore di legge, ma i programmi di austerity, compilati dalla burocrazia Europea e appoggiati dalle legislature nazionali, non sono facilmente ignorabili, qualsiasi sia l’opinione delle popolazioni. La situazione si è inasprita ancor di più quest’autunno in Europa dove, in risposta, sono esplose una serie di proteste. La manifestazione tenuta dal movimento di protesta “15 maggio” intorno al parlamento spagnolo è stata l’apice nello svolgersi degli eventi. Il palazzo governativo è stato circondato da folle disarmate e persino da famiglie con bambini. Ciò nonostante, il premier spagnolo l’ha definito un tentativo di golpe. In realtà, Plaza De Neptuno a Madrid ha vissuto un replay di ciò che succedeva un anno prima ad Atene, in Piazza Syntagma. Gli sviluppi in Grecia e in Spagna sono un esempio di un modello più ampio, che implica l’erosione della sovranità nazionale degli stati europei. E’ importante notare che non dovrebbero essere le istituzioni dell’Unione Europea ad assumere il ruolo di organismo di controllo di questi processi – però, guardando i fatti, un futuro Euro-impero avrà un potere sulla nuova rimodellata Europa.
La Rivolta Autonoma Spagnola
Un gran numero di bandiere catalane sventolavano dai balconi di Barcellona in primavera, e giunti all’autunno, in Spagna gira la voce che, se fosse adottata un’altra misura di austerity , il paese si frantumerebbe, lasciando Madrid sola a dover ripagare il debito sovrano. Dal 1983 la Spagna unita comprende 17 comunità e 2 città autonome, tutte in possesso di un governo e di un parlamento proprio. Molte di queste comunità vantano una storia gloriosa e alcune un importante passato da stato indipendente. Per esempio, sul territorio ora noto come comunità autonoma di Castilla e Leon, esistevano due stati, entrambi aventi avuto un ruolo primario nella Reconquista, a suo tempo. Inoltre, le comunità autonome spagnole sono munite di un governo autosufficiente e hanno partiti politici relativamente indipendenti finanziariamente. L’indipendenza è stata minacciata quando il governo Rajoy ha ridotto drasticamente il budget delle province e una forte reazione ha subito preso vita. Il governo della Catalogna ha presentato un ultimatum a Madrid chiedendo, o di avere il permesso di non pagare le tasse, o di ottenere un prestito di 5 miliardi di euro. Rajoy ha scelto la seconda, ma, in Catalogna, il parlamento resta scontento e il capo del governo catalano Artur Mas ha messo in programma elezioni regionali anticipate per il 25 Novembre.
In Catalogna gli oppositori di Madrid aprirono la campagna elettorale il 30 Giugno inscenando una Marcia Verso l’Indipendenza. La manifestazione, che ha avuto luogo a Barcellona sotto lo slogan “Catalogna, nuovo stato in Europa”, è stata particolarmente impressionante in numeri, avendo portato in strada dalle 600.000 alle 2.000.000 di persone. La prima stima è stata fornita da Madrid, la seconda da Barcellona, ma, considerando che la popolazione catalana si aggira intorno ai 7.2 milioni di abitanti, anche la stima più bassa, 600.000, risulta straordinaria. Madrid ritiene la Catalogna responsabile di 40 miliardi di euro di debito, mentre la comunità respinge l’accusa e ricorda costantemente che essa contribuisce al 20% del PIL Spagnolo e, considerandola singolarmente, si piazza tra i maggiori esportatori regionali europei. In Catalogna i sondaggi danno un 90% a favore del separatismo, numero dovuto al fatto che la maggioranza delle persone pensano di pagare più tasse rispetto ai benefici restituiti dal governo centrale. L’indipendenza permetterebbe di non dover sfamare Madrid con le tasse e, inoltre, salverebbe la comunità da misure di austerity quali l’aumento dell’IVA dal 18 al 21% o i pesanti tagli nel budget previsto per le amministrazioni locali. E’ chiaro che, se il 25 novembre, dovessero vincere gli propositori della secessione, il loro primo passo sarebbe quello di stabilire una data per il referendum sull’indipendenza. La Catalogna e Madrid sarebbero poi coinvolte in negoziazioni tese, con Bruxelles a far da arbitro.
La Catalogna è il primo candidato per la secessione in Spagna, ma ce ne sono altri pronti a seguire. La scossa dovuta allo sciopero dei minatori e ai violenti scontri con la polizia l’estate scorsa, ha portato i governi della Galizia e dei Paesi Baschi ad annunciare elezioni anticipate, simili a quelle catalane, per il 21 Ottobre. Madrid riconosce la nazione catalana come un’integrità separata, ma ragioni storiche e idiomatiche tali da esigere lo stesso trattamento, sono senza dubbio presenti in Galizia e nei Paesi Baschi. Anche altre regioni spagnole, dove le popolazioni non hanno tendenze separatiste, stanno diventando ambiziose. Come la Catalogna, Valencia – una regione che apporta circa la stessa percentuale di PIL alla Spagna – sta stringendo per un prestito di 5.5 miliardi di euro da Madrid, mentre Murcia e l’Andalusia chiedono rispettivamente 700 milioni e 1 miliardo di euro. Il governo della piccola Castilla-La Mancha, che rappresenta solo il 3.4% del PIL spagnolo, ha chiesto 800 milioni di euro a Settembre. Il governo centrale ha previsto un fondo stabilizzatore per rinvigorire le regioni autonome pari a 18 miliardi di euro, ma l’appetito delle 5 comunità è stato sufficiente a drenarlo fino in fondo già a fine Settembre e la richiesta dell’Andalusia è salita a 5 miliardi. Va notato che altre 12 comunità autonome, tra cui la Galizia, terra nativa di Rajoy, e i Paesi Baschi, potrebbero dover ancora articolare i loro incombenti bisogni.
Nessuna Possibilità Di Scelta
Il governo guidato da Rajoy si trova di fronte al dilemma della scelta tra le sovranità che spunterebbero se i prestiti dovessero essere negati e la politica di accomodamento, che può essere sostenuta solo tramite enormi prestiti dalla Banca centrale europea. Nel secondo caso sarà necessaria l’approvazione dell’UE, ma al momento l’UE sta abbozzando le procedure alle quali saranno soggette le nazioni fortemente indebitate, e i programmi dell’UE sono noti per far scoccare proteste di massa nei paesi in questione. Senza dubbio Bruxelles accetterà di aiutare il sistema bancario spagnolo, ma dopo ciò, la Spagna, come la Grecia, dovrà separarsi da alcuni possedimenti a lei cari, come le Isole Canarie o persino le Isole Baleari. Stime affidabili mostrano che il debito sovrano spagnolo raggiungerà il 90% del PIL entro il 2013. Prendendo prestiti dalla UE, il governo di Rajoy diventa di fatto incaricato di distribuire i soldi tra le regioni autonome. Queste potrebbero comunque decidere che sono inutili intermediari in questo processo. Fosse questo il caso, la spinta verso l’indipendenza attualmente in atto in queste regioni, porterà all’aggiunta di nuove stelle sulla bandiera dell’UE. Sovrascritto è il corso degli eventi che Rajoy vuole evitare. Come soluzione, ha suggerito all’UE di emettere bond europei collettivi da immettere sul mercato globale, ma Bruxelles sembra non considerare questa opzione. Chiaramente, la stabilizzazione dell’unità nazionale non è ciò che fa comodo all’emergente Euro-impero. Stretta in un angolo, Madrid ha creato bond governativi del valore di 186.1 miliardi di euro nel tentativo di venderli in USD, Yuan, Rubli o qualsiasi moneta li voglia, uscendo così dalla dipendenza verso i prestiti UE. Altri bond del valore di 200 miliardi, su un periodo di 2-3 anni, dovrebbero essere emessi nel 2013. La dura verità è che, visto che la crisi globale non dà alcun segno di tramonto, il progetto sembra morto sul nascere. Di conseguenza, il futuro promette alla Spagna una delle seguenti possibilità:
• Lo scenario greco, nel quale la Spagna dovrebbe, come primo passo, scambiare le sue isole per soldi e in futuro agire di conseguenza;

• Lo scenario argentino, nel quale la Spagna direbbe addio all’Eurozona, entrerebbe in default e introdurrebbe una moneta nazionale;

• Lo scenario di Bruxelles, nel quale il debito spagnolo sarebbe venduto alla Banca Centrale Europea.
Quest’ultimo scenario sarebbe il più macabro, dovesse materializzarsi. La Spagna non sarebbe più una nazione sovrana e si sottometterebbe al controllo degli enti sovranazionali dell’UE. La minuziosa progettazione e l’alimentazione della crisi del debito, insieme alle polizze di Bruxelles sulla regionalizzazione, non solo sono la causa della frantumazione delle unità nazionali in Europa, ma, in una prospettiva più ampia, minacciano la sovranità nazionale e l’unità come principi generali.

Gli stranieri dei quali abbiamo bisogno

Proprio oggi il signor ministro riccardi ci ha detto che: “noi ABBIAMO bisogno degli stranieri“…
Ventisei persone sono state denunciate dalla Guardia di Finanza di Mondovi, nel cuneese, per truffa aggravata, ai danni dell’Inps. L’indagine, che rientra nelle attivita’ finalizzate a salvaguardare il corretto impiego di fondi pubblici, ha portato alla luce l’indebita percezione di assegni sociali che l’istituto previdenziale eroga a ultra sessantacinquenni, italiani, stranieri o apolidi residenti in Italia che versano in particolari condizioni economiche. In particolare, dai controlli effettuati su 87 percettori e’ emerso che 26 beneficiari erano in possesso solo ‘cartolarmente’ dei requisiti previsti dalla legge per ottenere l’assegno sociale. I soggetti, di origine estera, infatti, arrivati in Italia permanevano sul territorio nazionale solo per il tempo necessario ad acquisire la residenza, aprire un conto corrente o libretto bancario/postale e presentare all’Inps la documentazione occorrente per ottenere il contributo. Dai controlli e’ emerso, infatti, che i beneficiari, pur percependo, in alcuni casi anche per diverse annualita’, la provvidenza economica, anziche’ avere una stabile e continuativa residenza in Italia erano assenti per lunghi periodi di tempo dal territorio nazionale. Il danno per l’ente previdenziale e’ stato calcolato in 97.802,09 euro.

Convinzioni di un imbecille

… chissà se se n’è accorto che lo spread ogni due per tre torna a livelli esponenziali…
“La percezione che la gente ha di questo maledetto governo non è rosea ma, tuttavia, c’è una percezione molto più elevata di quanto non ne abbiano i partiti”. Mario Monti, intervenendo all’apertura dei lavori del World economic event sul tema “Rebuilding Europe Competitiveness”, sottolinea ancora una volta come, nonostante le tasse e il rigore, il suo esecutivo sia amato più dei partiti. E questo dato di fatto, per il premier, costiutuisce “un retaggio molto importante per i politici che governeranno il Paese nel futuro”. Il premier ha rivolto un monito alla classe politica: “Non credete che non possiate fare politiche giuste perché altrimenti perdereste il consenso”. Il bocconiano poi fa una sorta di mea culpa quando afferma che “abbiamo fatto cose molto sgradevoli e spiacevoli, sia per chi le ha subite che per chi le ha fatte”. Tuttavia, per Monti “il livello di gradimento è molto più elevato di quello dei partiti”. Lui ne è convinto. Così come è convinto che per uscire dalla crisi economica l’Europa debba tornare a crescere, mantenendo una disciplina di bilancio. Insomma, una crescita rigorosa.

La felicità di riccardi

Un paio di commenti: “La crisi sembra non aver avuto impatto sugli stranieri che continuano a pensare all’Italia, e alla Lombardia in particolare, come luogo per far crescere i propri figli. MA QUALE CRISI PER LORO! Tutto gratis, mentre noi ci ammaliamo per sopravvivere! “

“Io credo che il ministro riccardi sia un incoscente,vuole la distruzione di un popolo che ha fatto la storia sia nell’arte che nel diritto.Questi immigrati nell’arco di vent’anni saranno maggioranza ed in italia (minuscola) imperverserà la sharia.”

 

“Sig. Ministro, abbiamo bisogno degli immigrati che lavorano, pagano tasse, contributi e assistenza sociale, gli altri vanno invitati a ritornarsene da dove sono venuti.”

 

“Quanto ci costano? L’ Espresso parla di 1,6 miliardi. Riccardi le vuol tirar fuori le cifre? A proposito di legalità cosa ci fanno le centinaia di venditori di tarocchi che infestano le stazioni e i supermercati? Pagano le tasse, emettono scontrini? Per la verità facciamo un pò schifo e le nostre città assomigliano sempre di più ai tuguri dell’ Africa e dell’ Asia.”

Gli stranieri in Italia nel 2011 hanno superato quota 5 milioni. Il numero più alto di stranieri è in Lombardia che, anche nel 2011, si conferma la prima regione in Italia per presenze. Stranieri a Milano: la popolazione immigrata tocca il 17,7%È qui, infatti, che risiede uno straniero su quattro: si stimano infatti quasi 1,2 milioni di immigrati regolari, pari al 23,5%. “C’è di fatto una stabilizzazione, di cui dobbiamo prendere coscienza – ha commentato il ministro per l’Integrazione, Andrea Riccardi – e una cultura pubblica si deve evolvere a questo livello”. Come riporta il 22° dossier sull’immigrazione della Caritas, gli extracomunitari continuano ad aumentare. Anche a Milano dove gli stranieri iscritti all’anagrafe arrivano a quota 236mila, pari al 17,7% della popolazione totale. Secondo Riccardi, si sarebbe chiusa la stagione degli arrivi crescenti per aprirsi una stazione della presenza più stabile: “Ci dobbiamo confrontare con uomini e donne che sono qui da anni e vedono il loro futuro in Italia. Cala, dunque, il sipario, sull’immigrazione vista come invasione barbarica, la realtà è ormai un fenomeno più normale e strutturale”. Nel capoluogo lombardo, dove nel 2010 gli immigrati erano il 16,4% del totale, ormai più di un residente su sei è dunque straniero.
“Se vogliamo fare integrazione occorre una maggiore attenzione alla realtà degli immigrati, che poi sono presenti da tanto nel nostro Paese – ha commentato Riccardi – ci vuole un clima civile che favorisca l’integrazione, naturalmente nel rispetto della legge. Senza fare sconti a nessuno ma senza atteggiamenti di diffidenza. Noi abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi”. Per quanto riguarda il mercato del lavoro in Lombardia l’incidenza degli immigrati con un’occupazione, nonostante la crisi economica, è rimasta stabile, passando dal 16,1% del 2010 al 16,3% del 2011. Una dimostrazione del fatto che, pur nella contrazione complessiva del mercato del lavoro, gli stranieri hanno mostrato maggiore flessibilità e capacità di adattarsi a nuove mansioni, magari più precarie e meno retribuite. Stabili anche le rimesse nei Paesi d’origine che in Lombardia ammontano al 21,3% del totale (1,6 miliardi di euro). La crisi sembra non aver avuto impatto sugli stranieri che continuano a pensare all’Italia, e alla Lombardia in particolare, come luogo per far crescere i propri figli. In questa regione, dove già studia un quarto degli alunni stranieri che frequentano le scuole italiane (24,4%), le iscrizioni hanno avuto nel 2011 un incremento pari a quasi il 7%, a fronte di una media nazionale in crescita del 6%. Un dato che, seppur più contenuto rispetto agli anni passati, indica comunque una crescita. Segno di una stabilizzazione del fenomeno, ma non di una inversione di tendenza. In Lombardia inoltre ormai quasi l’80% degli stranieri coniugati vive con il partner e a Milano la percentuale di incidenza delle famiglie straniere sul totale ha superato quella degli immigrati singoli: un residente su sei è straniero, mentre una famiglia su cinque ha almeno un componente che è nato all’estero.