Convinzioni

Peggiorano le stime del governo sull’andamento dell’economia. Nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def) del ministero dell’Economia, si prevede per il 2012 il Pil a -2,4% e per l’anno prossimo a -0,2%. Le cose dovrebbero migliorare a partire dal 2014, con una crescita prevista dell’1,1% e l’anno successivo dell’1,3%, “grazie all’aumento della domanda interna ed esterna in virtù degli effetti positivi delle riforme strutturali per rilanciare l’economia”. Il governo tuttavia – si legge nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri – “conferma l’obiettivo del bilancio in pareggio in termini strutturali nel 2013, malgrado l’impatto di eventi naturali avversi – quali il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna nel 2012 – e la presenza di un rallentamento dell’economia più significativo di quanto previsto nel Def”. Il presidente del Consiglio Monti ostenta sicurezza: “Il cardine della nostra politica di risanamento dei conti pubblici rimane invariato: cioè l’obiettivo del pareggio strutturale nel 2013, questa è per noi un’ancora della politica di bilancio”. Il premier lancia però un allarme al Paese: “Se l’Italia non dovesse continuare in maniera risoluta sulla strada intrapresa, non solo i mercati darebbero segnali negativi ma troveremmo più difficile esercitare quell’influenza che finora abbiamo esercitato sulla politica europea che quindi si volgerebbe in una direzione non favorevole all’Italia per la crescita e la stabilizzazione”. Per far calare il debito il governo conferma il programma di dismissione del patrimonio dello Stato, sia degli immobili che delle partecipazioni pubbliche i cui proventi, si stima, ammontano a circa 1 punto percentuale di Pil all’anno. E per far quadrare i conti Monti assicura: nessuna stangata, anzi “stiamo lavorando per fare il contrario”, ovvero evitare l’aumento dell’Iva di due punti. Il peggioramento dei dati sul debito, che “sappiamo essere un fattore importante e delicato, non sono certo colpa del governo”, ha detto il ministro dell’Economia Vittorio Grilli. Che poi sottolinea come c’è “un impegno programmatico per accelerare la sua discesa” anche grazie alla vendita del patrimonio dello Stato e che farà sì che nel 2016 il debito scenda a 116,1% del pil.

I difensori della costituzione

Eh già, grazie al peggior presidente della Repubblica della storia d’Italia, sta per ricoprirsi di ridicolo anche l’ultima Istituzione che poteva godere di un qualche rispetto. Del resto lo avevamo già anticipato: pur sapendo l’ovvio, e cioè che, nella vicenda delle intercettazioni telefoniche della procura di Palermo, Napolitano ha torto marcio, l’Alta Corte troverà il modo di dargli ragione. In questo modo l’orrendo figuro che occupa il Colle completa la distruzione della Costituzione Italiana. Proprio lui, che dovrebbe esserne custode, ed invece si è reso protagonista di una incredibile serie di attacchi alla Carta che ne hanno sostanzialmente smantellato i fondamenti. Dapprima Napolitano ha infranto il principio di divisione dei poteri, quando ha svuotato i poteri del Parlamento minacciando più volte lo scioglimento delle Camere nonostante il governo in carica avesse sempre ottenuto la fiducia. Nulla, nemmeno il fatto che in carica vi fosse un esecutivo disgustoso, giustifica la violazione della Carta. Poi ha consegnato il Paese al commissariamento da parte dei tecnocrati europei, nominando Monti senatore a vita e quindi capo del governo, e dichiarando più volte che l’euro e la UE sono scelte dalle quali non è possibile tornare indietro (un’ovvia menzogna). Ora costringe la Corte Costituzionale a perdere ogni credibilità (gettando grave discredito anche sulla Magistratura). Infine proverà, ancora, a fare in modo che venga approvata una legge elettorale tagliata sulle esigenze del ceto dirigente più forte della UE, e che richiede che l’Italia continui ad essere governata da esecutivi di larghe intese, in modo da proseguire l’opera di distruzione delle condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione iniziata da Monti, Fornero e Passera, senza che una singola parte politica debba assumersi la responsabilità di dover fare i conti con il malcontento crescente. Del resto ormai, anche qual poco di democrazia che ci era rimasto, era diventato un fastidioso orpello, ostacolo alla realizzazione dei disegni dei governanti. Meglio, per loro, farne a meno. Non so quanto tempo occorrerà, ma prima o poi emergerà con drammatica chiarezza quanto grave sia ciò che sta accadendo.

False libertà, vere prigioni planetarie

 
 
C’è poco da festeggiare. Ricorre il settimo anno dalla creazione di questo blog, ma  di anno in  anno, settembre diventa il mese più apocalittico del calendario, per cui faccio a meno di onorare la data, anche se sono soddisfatta nel constatare che questo spazio  ha raggiunto punte di oltre cinquecento visualizzazioni. Difficilmente si trova (anche per gli storici accreditati) un periodo storico dove tutto quanto va male come se l’intero pianeta fosse in mano a demoni scatenati,  come quello che stiamo attualmente vivendo. Abbiamo un’America paralizzata da una crisi economica e finanziaria che spalma su tutto l’universo mondo, un’Europa attanagliata dalla crisi dell’Eurozona, un’Italia soffocata dalle politiche dette di austerity (in realtà di vero e proprio strozzinaggio) da parte dell’attuale giunta di banchieri “abusivi”,  e alle porte d’Europa, un dopo-Primavera araba che lascia senz’altro rimpiangere gli autocrati laici che c’erano prima (Gheddafi, Mubarak e Ben Ali), i quali se non altro sapevano tenere insieme le varie tribù ed etnie col pugno di ferro. Non sono io la prima a dire che era molto meglio lasciare gli equilibri precedenti, ma lo sostiene anche il falco repubblicano Edward Luttwak nella sua recente intervista a La Stampa. E’ iniziata la campagna elettorale, e Luttwak non perde l’occasione per indicare Obama come un povero minus habens, modello Carter, ma intanto sul fallimento della  dottrina dell’esportazione della democrazia (cara sia ai neocon che ai democratici)  ha detto la verità.
 
Vengo all’annosa questione delle vignette, oggi sul giornale satirico Charlie Hebdo, settimanale in calo di vendite che intende rifarsi ora con queste pubblicazioni,  e al film “blasfemo” su Maometto. In geopolitica, nulla è mai come appare, e dato che non ho altri elementi di valutazione della solita stampa schierata all’unisono pro Usa, vedrò di aggiungere qualche voce discordante alla letteratura fin qui pubblicata. Innanzitutto come sostiene lo stesso Luttwak “Tutti sapevano che a Derna gli uomini di Al Qaeda giravano senza nascondersi, nella piena luce del giorno», per cui la morte del povero ambasciatore Stevens era quasi una morte annunciata dal fatto che le cautele e le precauzioni di sicurezza non sono state prese.  Poi, tutelare per il cosiddetto “Occidente” la sua libertà di parola non significa affatto andare con taniche di benzina a provocare appositamente roghi, nel senso che le provocazioni (nel limite del possibile)  si devono cercare di contenere, per il Bene e la Sicurezza di tutti quanti. Sarebbe un po’ come infiltrare le Pussy Riot nella chiesa, farle bestemmiare come hanno fatto  per poi lamentarsi che le abbiano chiuse in gattabuia, invocando a squarciagola la solita solfa della “libertà d’espressione” (come del resto, hanno fatto). Non voglio con ciò, paragonare una religione come l’Islam verso la quale non ho alcuna simpatia, con quella cristiana; ma tenuto conto che gli euromassoni ci hanno riempito l’Europa di migrazioni islamiche, è bene chiedersi una cosa importante: se si vuole bellamente esprimere il proprio parere su una religione che consideriamo a noi aliena, la prima cosa da fare è contenere e ridurre drasticamente le migrazioni islamiche a casa nostra. Avanti su forza! sfido qualcuno di questi vignettisti o creatori di filmatini blasfemi prontamente diramati su you tube ad esprimere questi semplici concetti, relativi alla nostra sicurezza.  

No, non lo faranno, perché difenderci non è  il loro obiettivo. Il loro obiettivo non è dissimile a quello dei piromani dei boschi dell’estate scorsa: incendiare, desertificare e aizzare masse ignoranti e fanatiche dove la disoccupazione giovanile arriva all’80% , per poi avere il  facile pretesto di creare instabilità,  quell’instabilità  già procurata dalla Cia attraverso le primavere arabe. A questo punto,  ci sono tutti i prodromi per far nascere – perchè no? –  una bella guerra mondiale, toccasana di quella crisi finanziaria dalla quale non si riesce a uscire con strumenti meramente economici. Fantasie? Fantapolitica? Può darsi… 
Tuttavia, un imam integralista salafita o wahhabita  dalla barba folta, e dal volto contratto dall’odio si può sempre comprare con quattro datteri (si fa per dire), affinché svolga il suo sporco lavoro. E chi lo paga non è certo un beduino del deserto né un povero cammelliere, ma qualche raffinatissima mente “occidentale”. Non so voi, ma io sento odore di false flag lontano un miglio.
 
Qui, un punto di vista che esula dal pecorume della nostra stampaglia quotidiana :
 La tattica della bestemmia di Thierry Meyssan. E’ un pezzo che fa discutere, ma se non altro non rassomiglia alle notizie precotte che abbiamo letto su Corriere, Repubblica, Il Giornale, La Stampa, Libero, Il Foglio.  Ovvero  tante testate per uno stesso  ritornello a voce unica.
 

Fare e disfare

Dalle finestre dell’ufficio ho visto per un paio di mesi i lavori finalizzati alla risistemazione dei lastroni di pietra che compongono la pavimentazione della centralissima via Rizzoli.
Non capisco con quale criterio, ma la strada, invece di essere interamente chiusa per un modesto disagio durante il mese di agosto, è stata (evidentemente) divisa in settori, “affrontati” dagli operai uno alla volta.
Prima tolgono e rimettono i lastroni in una striscia rettangolare che per una decina di metri occupa un terzo della carreggiata mentre ai lati passano autobus e mezzi vari, poi si spostano in un altro perimetro a fare lo stesso lavoro, riaprendo immediatamente la parte appena riparata.
Così i mezzi pesanti passano subito sui lastroni appena messi (e non ancora solidificati) provvedendo immediatamente a renderli sconnessi quando non a sollevarli (come è accaduto alcuni giorni fa) richiamando al pronto intervento gli operai della manutenzione.
Quanto potrà durare la pavimentazione così realizzata ?
E quanto potranno essere pari i lastroni dei vari settori lavorati separatamente (già ora ho visto dei gradini che hanno costretto a rifare il lavoro una seconda volta) ?
E quanto ci costeranno le cause e le riparazioni, inevitabili vista la mancanza di cura nell’attendere che i lastroni si stabilizzino prima di fare passare i mezzi pesanti ?
E che dire di via Castiglione, asfaltata solo un anno fa, di nuovo chiusa per il “ripristino dei bocchettoni” come recita il cartello.
Cartello che era stato affisso in previsione di una lavorazione che, molto più intelligentemente, era stata indicata con chiusura al doppio senso della strada tra il 12 e il 19 agosto, mentre un inopinato rinvio, ne provoca l’obbligo di senso unico tra il 10 e il 20 settembre, cioè con il traffico pieno.
E in cosa consiste il lavoro ?
L’anno scorso avevano asfaltato lasciando però un dislivello attorno ai tombini che immettono alle varie condutture interrate.
Dopo un paio di mesi avevano provveduto a ritoccare i bordi dei tombini.
Il cosiddetto “ripristino dei bocchettoni”, dopo due giorni di lavoro significa:
primo giorno: creazione senso unico e delimitazione area di lavoro;
– secondo giorno: realizzazione di una canaletta quadrata attorno a tutti i tombini;
– giorni successivi: colata di cemento e rabbocco (di nuovo !!!) con l’asfalto fino a pareggiare (ma quelli fatti sinora non sono poi così pari …).
Non mi sembra una scelta particolarmente risolutiva.
Il prossimo anno dovremo nuovamente assistere alla chiusura della strada ?
E poichè è la terza volta che si interviene sul medesimo tema, possiamo sperare che non si sia pagato nulla per il secondo e questo intervento, visto che è dovuto ad un lavoro fatto male dall’inizio ?
Mi sembra che non ci siamo proprio nella cura e nella amministrazione di Bologna, se si improvvisa e si opera con tanta approssimazione e poi dobbiamo ascoltare assessori che si preoccupano di liberalizzare la droga e altri che si accorgono di quanto sia sporca e degradata Bologna.
E se poi consideriamo che il “fiore all’occhiello” della architettura moderna cittadina è il palazzone dell’Unipol, mentre cartelli cubitali ci informano che la coop (la stessa che si presa molti punti vendita Plenty, come se non ne avesse già abbastanza) è lieta di annunciare la prossima apertura della “coopZanichelli”, allora abbiamo la dimensione esatta di come siamo messi male a Bologna, sotto ogni profilo: culturale, economico e politico.



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Un delitto odioso.

 Davanti ad un delitto così odioso come quello confessato dalla cubana Lisandra Aguila Rico, che ha ammesso di aver accoltellato a morte i coniugi Burgato a Lignano Sabbiodoro insieme al fratello, omicidio odioso non solo per il modo in cui è stato portato a termine, ma anche perchè compiuto verso due povere persone che si fidavano dei due fratelli, essendo commercianti dirimpettai alla gelateria dove è maturato il delitto, beh, è giusto invocare per l’ ennesima volta la Pena di Morte. Senza indecisioni.

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Evviva la caccia, alla faccia dei veri assassini verdi.

Non sono cacciatore, ma detesto le ultime farneticazioni degli animalisti che ormai hanno assunto toni da criminali. Ieri ho letto alcuni imbecilli che, in occasione del tragico incidente di caccia di ieri vicino a Fiesole, dove un padre, inciampando, ha fatto partire un colpo di fucile che ha ucciso il proprio figliolo, ebbene, non solo esultavano, ma auguravano a tutti i calciatori un incidente simile al giorno. Ed altre amenità…
Teste vuote o criminali, anche in aree politiche insospettabili.
Forse i germogli amari della Brambilla, come ha recentemente ricordato Massimo, incominciano a dare frutti…

Libertà d’espressione, punti di vista

La nostra linea rossa di Federico Punzi
Dopo il “film” (c’è ancora chi lo chiama così, ma il sospetto che si tratti di una montatura aumenta), riecco le vignette. Il settimanale francese Charlie Hebdo è certamente alla ricerca di pubblicità a buon mercato, ma la sensazione è che siamo arrivati ad un punto, nei rapporti con i settori più estremisti del mondo musulmano, in cui la battaglia per la libertà d’espressione va combattuta fino in fondo. Il presidente egiziano Morsi (Fratelli musulmani) la scorsa settimana ha aspettato di essere fuori dal territorio del suo paese per condannare le violenze contro le ambasciate americane, il che ha irritato parecchio anche bambi Obama, ed è ripartito dall’Europa con un miliardo di aiuti ma impartendoci una lezione: Maometto è «la nostra linea rossa», facendoci intendere che oltrepassata quella, dobbiamo aspettarci qualsiasi reazione, da una querela allo sgozzamento.
Ecco, credo sia giunto il momento di tracciare la nostra linea rossa. Se nei paesi musulmani non sono pensabili libertà d’espressione e libertà di culto, che continuino ad esserlo almeno nei nostri paesi civilizzati. E tracciare una linea rossa è ciò che tenta di fare Charlie Hebdo con due vignette che ritraggono Maometto pubblicate nelle sue pagine interne e in quarta di copertina. Stavolta niente di offensivo, scabroso o sconcio. Pura satira sottile. Ma sappiamo che per i musulmani integralisti il solo ritrarre il profeta è blasfemia. E la blasfemia nei loro paesi è punita da qualche anno di carcere fino alla morte. Come la mettiamo? Subito la comunità islamica francese ha protestato e sono arrivare le minacce. Il governo francese per precauzione, temendo reazioni violente, ha disposto per il venerdì di “preghiera” la chiusura di ambasciate e scuole in una ventina di paesi a maggioranza musulmana. «Siamo in un paese in cui è garantita la libertà d’espressione, anche la libertà di caricatura», ha ricordato il premier Jean-Marc Ayrault. Per le offese… be’ per quelle ci sono sempre i tribunali: «Ognuno deve esercitare questa libertà nel rispetto, ma se davvero qualcuno si sente offeso e pensa che ci sia stata una violazione di legge, siamo in uno stato di diritto e può rivolgersi ai tribunali». Perfetto.
Peccato che l’Occidente continui a mostrare pericolosi segnali di cedimento nella difesa dei suoi principi fondanti (dell’amministrazione americana abbiamo parlato qualche giorno fa) e dal mondo arabo continuino ad arrivare messaggi per nulla concilianti: «Queste cose devono finire», ha intimato il segretario della Lega araba. Subito ha trovato un ministro degli esteri pronto ad assecondarlo. Quello francese, Fabius, si è detto pronto a sostenere all’Onu la proposta di far diventare la blasfemia un crimine a livello internazionale. A quel punto ci saremmo consegnati mani e piedi ai nostri nemici, ai nemici della libertà, e che la disponibilità di Fabius sia stata solo un gesto di cortesia senza seguito non consola più di tanto. Anche il ministro degli esteri italiano Terzi ci ha messo del suo, definendo le vignette «irresponsabili sensazionalismi». Nessuno si deve permettere non solo di offendere, ma nemmeno di «scherzare» sui sentimenti religiosi. Sì, proprio così, nemmeno «scherzare» si può. Terzi non dovrebbe permettersi di rilasciare dichiarazioni su alcunché prima di aver riportato i nostri marò a casa, ma di questo parliamo un’altra volta. Persino l’Osservatore romano bolla le vignette come «benzina sul fuoco» e il portavoce della Casa Bianca contesta l’opportunità della loro pubblicazione, ora che «possono infiammare la protesta».
E’ questo il grande alibi dietro cui si nascondono politici e diplomatici: non offrire pretesti. Sono giustamente preoccupati di difendere la popolazione e il personale all’estero da possibili attacchi, quindi giustificano le loro dichiarazioni concilianti e di condanna delle “provocazioni” con la prudenza e il senso di responsabilità. Non si accorgono che così facendo però accettiamo un ricatto potenzialmente illimitato. Dovremo cedere su qualsiasi cosa i musulmani più integralisti si mostrino suscettibili, altrimenti dovremo subire le loro violenze? Questa non è diplomazia, questo è svendere i nostri principi. E la libertà d’espressione non è qualcosa di negoziabile in cambio di “sicurezza“. Ci imbavagliamo per non essere aggrediti. Per qualcun altro, invece, mostrare di comprendere la suscettibilità altrui, per quanto assurda, fa molto persone perbene, fa molto tolleranti, saggi, ma il risultato finale è lo stesso e si chiama codardia. Pubblicare vignette satiriche senza doverci sentire minacciati è una libertà a cui non possiamo rinunciare, per cui i nostri eroi hanno sacrificato la vita, è qualcosa che identifica la nostra civiltà e che vale la pena difendere con la spada se necessario. E’ la nostra linea rossa, cordardi!

A Roma a prenderci la democrazia


Guarda il video su YouTube (o qui sotto):

“Perchè un Paese che lascia gente senza pensioni e senza stipendio può permettersi di mantenere mille parassiti nella ricchezza?”

“L’Italia è il Paese con + parlamentari al mondo ed è anche il Paese in cui gli stessi rubano di più..”

“Vediamo se vi va idea GRANDE MANIFESTAZIONE A ROMA X LICENZIARE META’ PARLAMENTO E AI RIMANENTI DECIMARE STIPENDI. FACCIAMOCI LA DEMOCRAZIA!”

“Hanno fatto male a rottamarci, perchè possiamo ancora fare molto! MANIFESTAZIONE A ROMA DI TUTTI I CITTADINI PER FARCI LA DEMOCRAZIA”

“GRANDE MANIFESTAZIONE A ROMA X LICENZIARE META’ PARLAMENTO E AI RIMANENTI DECIMARE STIPENDI. FACCIAMOCI LA DEMOCRAZIA! domani su IL CRONISTA”

“Sarà una manifestazione ad oltranza del popolo contro il parlamento con + parlamentari al mondo x dimezzarli e x ddecim stipendi /contributi”

“Nn ci saranno bandiere di partiti di sindacati e di movim. Ognuno cn le proprie idee, poi ci si conterà alle elezioni!”

“Ognuno nell’occasione della manifestazione ad oltranza a Roma, dimenticherà propria bandiera. Perchè saremo il popolo!”

“Vediamo di iniziare a dare qualche scrollone in attesa delle elezioni: ANDIAMO A ROMA A PRENDERCI LA DEMOCRAZIA”

Questi sono i miei tweet che ieri sera hanno scatenato il putiferio su Twitter!
Tutti questi tweet sono stati commentati, ritwittati a migliaia, tutti hanno manifestato la volontà di dare seguito all’idea della manifestazione ad oltranza a Roma per PRENDERCI DA NOI LA DEMOCRAZIA CHE CI VIENE NEGATA!

Ogni giorno assistiamo inermi a soprusi perpetrati sui lavoratori e sui poveri pensionati, mentre ogni giorno assistiamo parallelamente alle ruberie dei ns soldi da parte di quella classe indegna di parassiti che dovrebbe rappresentarci.

Andiamo a Roma, sediamoci davanti a Montecitorio, nessuna violenza, ci difenderemo solo dalle cariche della polizia aggrappandoci gli uni agli altri.
Pretendiamo che da subito si dimezzino i parlamentari (e i consiglieri reg. prov. com. etc), si decimino i loro stipendi, si tolgano i contributi elettorali.. Perchè la vita è difficile per tutti e deve esserlo anche per loro.. Altro che strafogarsi coi nostri soldi!
Se vorranno ci sbatteranno tutti in galera e ci massacreranno come hanno fatto a Bolzaneto (Genova), ma noi non reagiremo.

NOI NON SAREMO MAI SCHIAVI!
ADESSO PRETENDIAMO QUESTO, POI OGNUNO FARà LA PROPRIA RIVOLUZIONE COL VOTO!

Partecipate al sondaggio ed esprimete la vs idea!

IL CRONISTA
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Altri articoli…

L’abbronzato, lo statista salvatore dell’italia e l’inglese

Obama? Si fida di Monti. A dirlo è l’ambasciatore Usa in Italia, David Thorne, che nel corso della presentazione di un volume sulla storia di Villa Taverna, residenza dei diplomatici Usa in Italia, tratteggia l’immagine di un Mario Monti molto vicino al presidente degli Stati Uniti. “Obama e Monti parlano spesso e in questo senso Obama fa affidamento, diciamo, sul premier e sulla sua opinione su come stanno andando le cose nella zona europea”, dice Thorne, “perché Monti ha molta esperienza in questo campo”. “Facciamo affidamento – ha aggiunto Thorne – sul premier e questo tipo di dialogo tra loro è molto importante e apprezzato da Obama”. E se non bastasse “l’esperienza” di Monti, a facilitare le cose tra lui e il numero uno della Casa Bianca c’è anche un’altra qualità del Professore: “Il fatto che Monti parli bene inglese facilita la comunicazione tra questi due grandi leader”.

L’ipocrisia degli assistenzialisti

Il figlio di Jimmy Carter , il peggior presidente che gli Stati Uniti abbiano avuto prima dell’attuale, con il viscidume tipico dei “politicamente corretti” che pensano di fustigare il mondo con il loro moralismo peloso, ha carpito alcune frasi del candidato repubblicano Mitt Romney nel corso di brevi saluti ad un evento di finanziamento della sua campagna elettorale.
Sottolineo: carpito.
Tutti noi, quando parliamo con degli amici, usiamo una sorta di “gergo”, con espressioni che, dando per scontato quel che è scontato sulle conoscenze dell’interlocutore ed il pregresso di discorsi analoghi, se estrapolati dal contesto possono essere interpretati in senso sfavorevole a chi ha pronunciato quelle frasi.
Se poi ci si aggiunge la perversione di chi origlia dietro le porte e poi usa solo quelle frasi che possono tornare a suo vantaggio (e in Italia lo sappiamo molto bene) ecco che ci porta a leggere sui giornali di tutto il mondo titoli che sbeffeggiano il candidato repubblicano.
Un candidato che, di suo, non suscita alcun entusiasmo, essendo troppo moderato, ma che sicuramente rappresenterebbe una restaurazione migliorativa rispetto al disfacimento degli Stati Uniti sotto l’attuale amministrazione.
Del resto è facile fare meglio dell’ attuale inquilino della Casa Bianca.
Ma cosa ha detto Romney ?
Che non si interessa di quei 47 milioni di americani che vivono di soldi pubblici e che votano comunque democratico per via dell’assistenzialismo che a costoro viene garantito.
Lo vediamo anche in Italia quando si parla di tagli delle spese.
I privilegiati (che siano dipendenti del senato, magistrati, professori universitari, giornalisti, parlamentari, dipendenti della regione Sicilia, comunque tutti dipendenti pubblici) sono sempre pronti a schierarsi sotto le bandiere di chi garantisce loro il perpetuarsi dei privilegi di cui godono.
I sacrifici devono essere fatti ma, chissà com’è, il proprio ambito è talmente importante da non dover essere toccato, come invece bisogna fare con gli “altri”.
Del resto vediamo quanto sia difficile chiudere i rubinetti dei finanziamenti al sud per usare quei soldi nei territori in cui sono prodotti.
Romney quindi, con una frase che apparentemente è odiosa, ha espresso quello che è il sentimento del restante 53% degli americani che pagano anche un assistenzialismo di cui non vedono fine.
Non trovo quindi alcuno scandalo nella frase di Romney che rispecchia una concezione filosofica che condivido in pieno circa l’uscita dello stato dalle nostre tasche e dalla nostra vita.
L’assistenzialismo di stato di stampo socialista, quella carità pelosa che ci rende tutti più poveri e, progressivamente, sempre più poveri, più massa per lasciare nelle mani dei burocrati il potere assoluto, è un nemico della Libertà dell’Individuo.
Del resto comunismo e socialismo prosperano e attecchiscono nella miseria, nel terrore e nell’ignoranza.
Diverso è il caso della solidarietà, atto prettamente privatistico, che è un obbligo morale da parte chi sta bene nei confronti di chi, non per sua indolenza, ma per eventi catastrofici imprevisti (penso ad esempio alle famiglie che hanno perso la casa con il terremoto) o per incidenti (penso ad esempio a chi dovesse rimanere storpiato da un investimento) si trova in situazioni di disagio.
La società solidaristica che è fondata sull’iniziativa volontaria dell’Individuo per l’Individuo,  non ha nulla a che vedere con quella assistenzialista che, anzi, sempre di più manifesta il suo volto ipocrita, subdolo e viscido e, in ultima analisi, predatorio delle risorse prodotte, con fatica e lavoro e ingegno e impegno, da altri.





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