Sulla sovranità, sull’ostilità, sulla crescita e sul salvataggio

Gli italiani pur sottoposti a un trattamento incisivo e pesante di misure, stanno dimostrando di non essere particolarmente ostili a coloro che hanno dovuto persuaderli di farlo nel loro interesse di lungo periodo“. Ne è convinto il premier Mario Monti, intervenendo alla conferenza dell’Ocse.Insomma, nonostante l’aumento delle tasse, la pressione fiscale arrivata a livelli record, l’aumento della disoccupazione e la crisi economica che attanaglia le imprese, il presidente del Consiglio è certo che nonostante le misure pesanti gli italiani non siano ostili all’operato del suo governo. Inoltre, secondo il capo del governo, “grazie all’azione di questi mesi l’Italia si è tolta dalla lista dei paesi che rappresentavano un problema per la stabilità dell’area euro”. E soprattutto, senza il decreto Salva-Italia, “avremmo perso sovranità”.
“Mantenere il rigore”: Come aveva già detto giorni fa, Monti vede la luce. “Siamo determinati a fare scelte nel breve periodo per guardare a obiettivi a lungo periodo, è stata una scommessa sull’Italia, sulla sua capacità di reagire, di cambiare rotta, di costruire un futuro di crescita”. Ma i tempi della crescita devono ancora arrivare, perché, come ha ammesso il Professore, “è troppo presto per abbandonare il rigore, va sempre mantenuto”.
“Non abbiamo prospettiva elettorale”: Comunque sia, “il 2013 sarà un anno in crescita”, non con un pil dal segno più, ma “un anno con profilo ascendente”, nonostante “il motore dell’economia si avvierà lentamente”, ha spiegato Monti. Che poi è tornato a smentire ipotesi di una continuazione del suo governo. “Noi non abbiamo come prospettiva quella elettorale” ha affermato il premier che poi ha smentito tuttavia “il teorema di Juncker” secondo cui chi fa riforme strutturali fa bene al suo Paese ma poi perde le elezioni. “Questo teorema in realtà è smentito dal suo stesso autore, il primo ministro lussemburghese che è in carica dal 1995. Ci sono stati altri casi che smentiscono questo teorema. Poi ci siamo che non abbiamo una prospettiva elettorale”, ha chiosato il bocconiano. Che poi, parlando delle riforme fatte dall’esecutivo, ha annunciato che “l’azione realizzata in questi mesi produrrà nei prossimi 10 anni un aumento di 4 punti percentuali del Pil”.
“Nessun aiuto a Fiat”: Poi, parlando dell’incontro avuto con i vertici Fiat, il premier ha spiegato che si è trattato di un “incontro lungo, approfondito, dianalisi delle tendenze, delle strategie, non è stata chiesta cassa integrazione in deroga, non sono state chieste concessioni finanziarie e non sarebbero state accolte, il governo non si è impegnato a dare aiuti finanziari alla Fiat ma a salvaguardare la Fiat in Italia e il suo patrimonio di ricerca”.
Corruzione: Infine, il premier, parlando delle misure contro la corruzione, ha affermato che “l’inerzia di una parte politica è comprensibile ma non scusabile”, assicurando comunque che ci “sarà un pacchetto equilibrato sulla giustizia”.

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Inoltre, sull’immobilità sociale – Infine, uno sguardo ai giovani e ai cosiddetti outsider. «L’Italia è uno tra i Paesi osservati dall’Ocse caratterizzato da un’alta immobilità sociale – dice Monti -: i figli rimangono nella stessa categoria sociale dei genitori, rimangono in casa con i genitori, e spesso finiscono per fare lo stesso lavoro dei loro genitori». Quindi sottolinea: «Abbiamo sempre cercato di tenere ben presenti, nella nostra azione, le esigenze dei giovani e degli outsider».

… che lavori fanno i figli di questi grandi geni, moralizzatori e pensatori italiani?

Il problema della religione

Un paio di commenti: “Ma è possibile che non c’è un giornalista con le palle che faccia a questo signore delle semplici obiezioni; gli si chieda: Non eravate un governo tecnico messo lì per occuparsi dello spread? Lo sa, caro ministro, che non hai la legittimità politica e non rappresenti proprio nessuno? occupati dell’ordinaria amministrazione. Come fai a volere cambiare le regole di una società complessa, se non hai ricevuto la consacrazione del popolo sovrano, che pochi anni fa nelle elezioni ha voluto un certo indirizzo politico? Nessuno si accorge il lavaggio culturale che ci stanno facendo? il MIUR è sempre stato il quartier genarale per la “loro” rivoluzione culturale e i giornalisti di destra dopo aver pianto la caduta del cavaliere si sono sottomessi a questa farsa.”
 

“Ma cosa vuol dire “cambi l’ora di religione” perché non usare il termine appropriato “ABOLIRE L’ORA DI RELIGIONE? Siamo costretti a ripudiare la nostra cultura millenaria per fare un favore agli extracomunitari che nessuno ha invitato a venire in Italia. Dovremo rinunciare anche alle nostre festività sacre per compiacere gente che professa altre religioni, come l’islam, che è in netto contrasto con le nostre leggi, i nostri costumi, la nostra cultura? Dovremo rinnegare noi stessi e tutto ciò che ci è stato insegnato da ragazzi?”

La proposta è una di quelle che sicuramente farà dibattito. Il minsitro dell’Istruzione Francesco Profumo sta, infatti, valutando l’ipotesi di cambiare l’ora di religione dal momento che l’Italia è polo d’attrazione per molti extracomunitari che non professano la religione cattolica. “Credo che l’insegnamento della religione nelle scuole così come è concepito oggi non abbia più molto senso”, ha spiegato è il ministro come riporta il TgCom. Profumo basa il suo ragionamento sulla crescente immigrazione: “Nelle nostre classi il numero degli studenti stranieri e, spesso, non di religione cattolica tocca il 30%”. “A questo punto – ha spiegato il titolare dell’istruzione – sarebbe meglio adattare l’ora di religione trasformandola in un corso di storia delle religioni o di etica”. Secondo l’ultimo dossier sull’immigrazione della Caritas, tra i 700mila alunni figli di genitori extracomunitari soltanto il 20% è di religione cattolica. Come fa notare il TgCom, per la prima volta dal 1993, data della prima rilevazione, il numero degli alunni che non partecipano all’ora di religione ha superato il 10%.

Chi ha paura del saluto romano ? (2)

Martedì 18 il Sole 24 Ore (immagine) ha dato notizia di una sentenza della cassazione, titolando circa il divieto di eseguire il saluto romano.
La sentenza è recente e quindi non l’ho ancora letta per intero, ma già il trafiletto porta a ritenere che il titolo sia ingannevole.
Infatti leggiamo che la condanna è stata inflitta a chi, in gruppo, eseguiva sì il saluto romano, ma come coreografia che accompagnava chi insultava e “istigava all’odio razziale”.
Non conosco l’episodio né le circostanze.
Credo però che qualunque persona sana di mente non possa pensare di punire uno perché esegue il saluto romano.
Credo anche che dovrebbe essere abolito il reato di opinione (perchè nei fatti esiste !), anche se espresso con frasi ed espressioni che prendono di mira una o più categorie di persone.
Dire, infatti, “istigava all’odio razziale” è molto generico e soggettivo, dipendendo dalla sensibilità del singolo magistrato individuare le connotazione della istigazione e dello stesso “odio” razziale.
In tal modo non si avrebbe alcuna certezza del diritto, ma si finirebbe in un regime di assolutismo togato, in cui ogni magistrato potrebbe fare e disfare a piacimento, a tutto detrimento del diritto inalienabile ad esprimere le proprie opinioni, anche se sono fortemente critiche verso singole categorie di persone o politiche di accoglienza.
Che, poi, si punisca una modalità di saluto che crea appartenenza ad una comunità (e che appartiene alle nostre radici storiche e culturali, risalendo alla Roma Antica)  è solo il segnale di un odio ideologico visto che analoga punizione non viene assunta per chi saluta con il pugno chiuso (e in certi stadi questa modalità viene elevata a simbolo comunitario di una intera tifoseria).
Una vera nazione libera e democratica non ha paura del saluto romano, come non ha paura degli stracci rossi sventolati per strada e non ha paura delle opinioni e delle idee espresse, manifestate e diffuse con comportamenti civili e non violenti.
Una vera nazione libera e democratica persegue gli atti violenti, tra i quali rientrano anche quelli di imporre un pensiero unico sui fatti contemporanei e storici, non la civile espressione e propaganda delle idee.





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Il Pensiero Verde 2012-09-23 13:21:00

Mi scapperebbe di ridere se non ci fosse da … avere paura.

Mentre in quasi tutti i Paesi islamici sono in corso violente manifestazioni contro l’odiato Occidente, scoppiate prendendo come pretesto un film ritenuto dal offensivo nei confronti del “Profeta” e mentre in Italia si continua ad accusare qualcuno di xenofobia e razzismo senza sapere nemmeno di cosa si sta parlando, si ha la sensazione che non ci si renda conto del serio pericolo che corriamo: il problema non è la forza devastante dell’Islam ma la spesso vigliacca debolezza dei Nostri Governi.
Continuiamo a vedere due pesi e due misure: da una parte c’è chi definisce xenofobo (o diremmo quasi “islamo-fobico”) qualunque provvedimento miri ad arginare l’arroganza di taluni precetti e comportamenti islamici, si vedano per esempio i menù appositi richiesti nelle terre terremotate, dall’altro assistiamo inermi a ciò che quotidianamente accade in Paesi come la Nigeria, il Pakistan, l’Egitto o il Sudan dove si è arrivati ad una sorta di “caccia al cristiano”, quasi come se fosse un gioco a premi.
L’Occidente tace davanti a questi massacri, ma la cosa ancor più grave è l’atteggiamento “occidente-fobico” di alcuni organi di informazione, un atteggiamento spesso ipocrita, assistenzialista, falsamente tollerante con cui si alimenta l’autodistruzione della nostra cultura e dei suoi valori di tolleranza e dignità dell’uomo. Siamo arrivati alla richiesta di leggi liberticide che impediscano il ripetersi di pubblicazioni stile vignette Danesi o Francesi.
E i Governi occidentali stanno al gioco! Quegli stessi Governi filo massonici che vogliono l’ingresso in Europa della Turchia, Paese che (senza entrare nel merito della competizione su “chi sia peggio di chi” tra integralisti e tiranni) molti sostengono sia sostenitore dei ribelli integralisti siriani e che finanzia la continua costruzione di Moschee e di scuole coraniche in tutti i Paesi europei, anche se ufficialmente ci vuol far credere di essere un paese laico e islamico moderato.
Nulla potrà fermare l’inesorabile avanzata dell’Islam e della sharia europea, tranne una nuova consapevolezza dei Governi che devono rendersi conto del fatto che è in gioco la loro stessa sopravvivenza, oltre a quella della loro storia ed identità. Di questo passo non si andrà da nessuna parte, il buonismo e la tolleranza invocata si trasformerà nella peggiore intolleranza verso noi stessi e la nostra storia, la nostra cultura, la nostra identità. La stragrande parte del mondo Islamico lo ha capito, detto e scritto da tempo e ci disprezzano identificandoci con il vuoto morale e l’assenza di fede e di valori. E così si continuano  a ignorare con paurosa miopia i sermoni di imam che ci urlano parole precise: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alle nostre leggi coraniche vi domineremo.” 
ilpensieroverde.com

Video – Abbiamo accettato riforma pensioni?

Da un po’ di tempo ho ripreso la pubblicazione dei video degli articoli che scrivo.
A volte, come in questo caso, creo dei video di articoli dei quali non li avevo creati prima. Quando questi sono, a mio parere, particolarmente significativi per smuovere le coscienze rattrappite di molti Italiani che pur vivendo la mia stessa situazione o non se ne rendono conto, o fanno finta di non rendersene conto perchè le prese di coscienza a volte provocano dei brutti risvegli.
Questo articolo l’avevo scritto dopo una partecipazione del ministro della repubblica Fornero a una trasmissione di Porta a Porta.
Il testo è qui

IL CRONISTA

Altri articoli…

Da Guantanamo

Gli Stati Uniti hanno pubblicato la lista di 55 detenuti di Guantanamo che possono venir trasferiti in altri paesi e forse liberati, ma non hanno ancora trovato nessuno disposto ad accoglierli. Fra questi ce ne sono 6 che avevano a che fare con l’Italia e potrebbero arrivare da noi. Di questi 55 elementi legati alla guerra santa internazionale almeno 24 sono yemeniti. Come Al Khadr Abdallah Muhammad Al-Yafi, il primo della lista, a Guantanamo da 10 anni e 8 mesi. Nel 1999 andò in Afghanistan e si ritrovò nell’ultima ridotta di Osama bin Laden a Tora Bora. Anche se l’intelligence Usa ha approvato il trasferimento dei jihadisti come al Yafi, la Casa Bianca non vuole rimandarlo nello Yemen dove potrebbe tornare a combattere. Fra i prigionieri che possono venir trasferiti ci sono 6 «italiani», ovvero personaggi che hanno avuto a che fare con il nostro paese. Se a casa loro non li vogliono, oppure rischiano la pena di morte o sono ricercati in Italia potrebbero tornare da noi. Il tunisino Adel Bin Ahmed Bin Ibrahim Hkiml, meglio noto come Adel al Hakeemy, arrivò in Italia a 16 anni. Secondo le organizzazioni dei diritti umani che difendono i terroristi era solo un innocuo aiuto cuoco a Bologna. Poi ha trovato moglie in Pakistan e si è trasferito in Afghanistan. Per gli americani era ricercato dalla magistratura italiana perché faceva parte di «una cellula estremista specializzata nel reclutare terroristi e fornire appoggio logistico e documenti contraffatti» a gruppi legati ad Al Qaida. Al Hakeemy ha ammesso «l’uso di denaro falso in Italia» e «di aver raggiunto un noto campo di addestramento di Al Qaida a Jalalabad, in Afghanistan». Ridah Bin Saleh al Yazidi è un altro tunisino della lista dei 55 pronti a venir trasferiti, che nel 1999 è partito dall’Italia per il campo di terroristi afghano di Khalden. Al Yazidi frequentava il Centro culturale islamico di Milano. Non solo: prima di unirsi a Bin Laden e ai talebani, al Yazidi era già stato arrestato nel nostro paese per sospetti legami con il terrorismo.
Yunis Abdurrahman Shokuri, pronto ad andarsene da Guantanamo dopo 10 anni e 4 mesi, era secondo gli americani «un sospetto membro di Al Jama al Islamya in Italia», una vecchia organizzazione jihadista egiziana. Nel nostro paese il fratello maggiore Yassine, soprannominato il «monaco» è stato condannato a Milano per appoggio al terrorismo. Un altro della lista dei 55, Abdul Bin Mohammed Bin Abess Ourgy faceva lo spacciatore di droga in Italia fra il 1991 ed il 1995. «Non ero un fanatico islamico – spiega negli interrogatori – Abdullah, un amico, mi ha insegnato a pregare e poi mi ha dato soldi e biglietto per andare in Afghanistan nel campo di addestramento di Derunta». Anche Hisham Sliti avrebbe trovato la redenzione nella guerra santa. Il tunisino, che teoricamente potrebbe venir trasferito in Italia, era rincorso, secondo i documenti Usa, «da un mandato d’arresto per i suoi legami con gli estremisti islamici di Bologna». Sliti arrivò nel nostro paese nel 1995 diventando un eroinomane. In Afghanistan voleva cambiare vita, ma si era trovato di fronte alle rigide regole dei talebani che adesso dice di «aver odiato. Non si poteva andare con le donne o fumare». Tipo più tosto e difficile da incastrare, l’algerino Bensayah Belkacem, da 10 anni e 8 mesi a Guantanamo. Lui stesso ha ammesso di aver vissuto in Italia, ma è stato preso quando si è spostato in Bosnia dove gli americani sono convinti che fosse uno dei colonnelli di Osama Bin Laden. In tasca aveva il numero di cellulare di Abu Zubaydah, reclutatore di Al Qaida coinvolto nell’11 settembre.
Nelle carceri italiane, abbiamo già ospitato, dal 2009, tre ex detenuti di Guantanamo: Adel Ben Mabrouk, Nasri Riadh e Moez Abdel Qader Fezzani.Dei 55 in attesa di trasferimento sui 169 «combattenti nemici» della prigione a stelle e strisce a Cuba, ci sono gli ultimi 3 uiguri catturati in Afghanistan. Si tratta di musulmani della minoranza islamica cinese che se tornassero in patria verrebbero messi a morte. Un altro della lista è Shaker Aamer, l’ultimo detenuto con passaporto britannico di Guantanamo. Londra aveva già chiesto la sua liberazione.

Piena solidarietà a Sallusti, novello Guareschi.

Quello che accade in questi giorni nella vicenda che riguarda il Direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, non solo è farsesca, ma è una storia che sarebbe potuta accadere solamente in Italia. Una condanna a 14 mesi di carcere per un articolo uscito tempo addietro su Libero, peraltro non suo, che risulterebbe diffamatorio di un giudice. Mercoledì è attesa la sentenza di Cassazione, con rischio, se i giudici confermeranno l’ Appello, di arresto immediato, anche perchè il giornalista viene considerato “socialmente pericoloso”.

Una vicenda incredibile che rimanda a quella simile che colpì il grande Giovanni Guareschi, che negli anni ’50 scontò oltre 400 giorni di carcere (Giuanìn non volle fare appello, ritenendo ingiusta non la pena, mai reato in sè: “No, niente appello. Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume…Accetto la condanna come accetteri un pugno in faccia:non mi interessa dimostrare che mi è stato dato ingiustamente“, ebbe a commentare) per aver pubblicato sul settimanale da lui fondato e diretto, Il Candido, un manoscritto che sosteneva che De Gasperi chiese agli alleati di bombardare la città di Roma. Poi fatto distruggere da un altro Collegio tribunalizio. Carcere che minò per sempre la salute del grande scrittore parmense. Guareschi fu il primo giornalista della repubblica che scontò interamente una condanna per diffamazione a mezzo stampa. Speriamo che non accada nuovamente con Sallusti.
Intanto, un criminale come Cesare Battisti se la spassa in Brasile…

Sulla salvifica "spending review"

Un commento: “Innanzi tutto il premier ed il resto della cricca si ricordano di essere italiani? quindi dite: Revisione delle spese- Ciò detto è solo una delle tante balle del Monti così come balle al cubo furono: Salva Italia, Fase1, Fase2 Cresci Italia, Liberalizzazioni, Lotta alla Evasione, Lotta alla corruzione (è aumentata a dismisura), Decreto Passera una balla colossale, Decretone (declassato a decretino) Balduzzi ogni traccia già sparita, Luci varie e fantasiose in fondo al tunnel e via di questo passo. Balle su Balle.”
Nel rendiconto della Camera invariate le spese per i pasti, le telefonate e i viaggi dei deputati. Calano sensibilmente quelle per i quotidiani e per le pulizie. C’è ancora da aspettare per la spending review alla Casta. Gli attuali deputati possono dormire sonni tranquilli. I tagli, se il prossimo governo procederà sulla linea Monti, si faranno solo nel 2014. Nel frattempo la Camera , cioè noi, continuerà a pagare per assicurare un pasto caldo, i viaggi e le spese del telefonino che gli onorevoli usano ogni giorno. Repubblica ha dato un’occhiato al rendicondo del bilancio interno di Montecitorio che la settimana prossima sarà approvato dall’Ufficio di Presidenza: un bilancio da 1 miliardo e 790 milioni l’anno. Ecco le singole voci: daremo ai deputati 3,5 milioni e mezzo per garantire ai deputati il pranzo a prezzi popolari. Sì, perchè per risotto alla pescatora e salmone con patate lesse e bevande 20 euro sono troppi: loro pagano la metà e l’altra la mette la Camera. Stesso discorso per il filetto, contorno e frutta. Quando nel 2014 la spending review andrà a regime risparmieremo 2,5 milioni di euro l’anno. Intanto per la bouvette sono stati messi a bilancio 540 mila euro. Nessun taglio nel 2012 anche per il capitolo “rimborso spese di viaggi dei deputati”: verranno rimborsati 8,5 milioni di euro e 800 mila euro agli ex eletti (anche loro hanno questo benefit). Restano invariate anche le spese per la manutenzione ordinaria degli edifici della Camera (13,8 milioni di euro) e per la telefonia mobile ad appannaggio di onorevoli e funzionari (550 mila euro l’anno). Le spese che calano, invece, sono quelle per i giornali (da 590 mila si è scesi a 300 mila euro l’anno); per le pulizie e lavanderia (da 7 milioni a 6 milioni e 930 mila euro), per la cancelleria (quasi 100 mila euro in meno), il circolo Montecitorio e la Fondazione della Camera.

Contro il peloso moralismo della sinistra

Le righe che seguono dispiaceranno a molti moralisti
sinceri, ma soprattutto a quelli pelosi e di sinistra che, oggi, si
sbizzarriscono in articoli, post, commenti banali e ipocriti sulle vicende
della gestione dei soldi pubblici che, per legge, vengono assegnati ai partiti.

Sono proprio questi moralisti pelosi e di sinistra che, ove
ve ne fosse bisogno, mi ricordano quanto sia meglio uno di Destra che sostenga
la mia idea di società
(meno tasse, meno stato, abolizione Imu, no all’aborto,
al divorzio, al matrimonio omosessuale, all’eutanasia, alla cittadinanza e voto
per gli immigrati, alla liberalizzazione della droga, alla manipolazione
genetica
) anche se rimane nel suo conto qualche banconota da 500 euro (ed è
tutto da dimostrare che ciò accada contra legem
), piuttosto di uno di sinistra
che distruggerebbe la nostra società con leggi devastanti
, anche se non si
arricchisse neanche di un centesimo (e anche questa è una mera ipotesi docendi
causa senza supporto alcuno
).
E’ giusto che un politico e un sindacalista (li paragono
perché sono attività di carattere sociale che considero equivalenti
) non perde
del suo, deve, dovrebbe, arrivare in pari, e quel che naturalmente si perde in
termine di opportunità professionali che sono anche opportunità economiche,
dovrebbe trovare compensazione attraverso una retribuzione adeguata per il
ruolo svolto nell’interesse e in rappresentanza della intera comunità.
Altrimenti a svolgere quelle attività sociali vanno non i
migliori, nell’interesse di tutti, ma solo coloro che tentano la personale
scalata sociale o economica oppure coloro che sono già ampiamente benestanti in
proprio.
Oppure accadrebbe come nell’Antica Roma, dove i candidati,
per farsi propaganda, organizzavano feste (sì, anche allora …) o distribuzione
di beni materiali ai loro clientes, ma poi si rifacevano ampiamente durante la
loro magistratura e, soprattutto, quando veniva concessa in amministrazione una
provincia dalla quale percepivano un ritorno economico sufficiente a tornare a
Roma da benestanti e con un futuro garantito anche per i propri discendenti.
Ma, attenzione, questo riguarda gli eletti, ai quali deve
essere garantito di poter svolgere il loro ufficio senza preoccupazioni per il
presente e con sufficienti garanzie per il futuro.
Tale è infatti la giustificazione per i compensi a
parlamentari, consiglieri locali, ministri e amministratori.
E’ una delle (poche) spese pubbliche ammissibili.
La corruzione (in senso etimologico) avviene, però, quando quei compensi diventano
faraonici sperperi e anche quando il pubblico intende finanziare, con scuse
varie, associazioni privati quali sono partiti e sindacati
.
Il Male è nel finanziamento pubblico dei partiti che
dovrebbe essere abolito e sostituito, per le attività non istituzionali, ma di
partito (propaganda, organizzazione interna, determinazione della linea
politica, dei programmi e selezione dei quadri) dai contributi dei militanti,
dal costo delle tessere per gli iscritti e dalle donazioni delle lobbies
interessate ad avere ascolto in tale ambito.
Nel caso sulle bocche di tutti in questi giorni, la regione
Lazio, mi domando dove stia lo scandalo.
I consiglieri del Pdl si sono divisi i contributi per legge
spettanti al gruppo
e relativi alla attività politica.
Poi come vengono utilizzati quei soldi, in che modo
intendono la propaganda politica, è un fatto esclusivo interno che non dovrebbe
avere alcun controllo esterno, perché si inizia con un controllo sui conti e si
finisce con la censura delle idee
.
Può essere opinabile l’opportunità di svolgere feste, ma non
mi sembra che sia qualcosa di tanto diverso dalle feste dell’Unità se non nel
soggetto, negli inviti e nelle dimensioni.
Ogni festa organizzata da un partito o da un politico ha una
finalità di propaganda
e Ulisse che sconfigge i Proci ha la medesima valenza
propagandistica del sindaco comunista che serve in tavola alla festa
dell’Unità.
Anche se le feste, di ogni genere, fossero organizzate con i
soldi dei contributi pubblici e non con soldi privati, non vi sarebbe nulla da
ridire.
Deve invece essere sottolineato come sia il finanziamento
pubblico a consentire l’organizzazione di simili manifestazioni
e come sia un
eccesso di remunerazione dei consiglieri a consentire loro una disponibilità
abnorme di denaro, ben oltre il naturale e giusto compenso per la loro attività
sociale.
E’ opportuno evidenziare come nella regione Lazio non si
parli di tangenti, cioè di corruzione, non si parli di sottrazione di denaro
,
bensì di una opinabile modalità di riparto di soldi legittimamente entrati
nella disponibilità di uno (o più) partiti e da questi ripartiti in base alle
loro regole interne
.
Dov’è il problema ?
Il problema è, appunto, non nelle modalità liberamene scelte, ma nella provenienza pubblica dei soldi.
Un problema che si risolve solo e soltanto con la
cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti
e con la riduzione dei
compensi ai rappresentanti eletti che hanno sì diritto ad un compenso idoneo a
ripagarli delle occasioni perse nelle rispettive attività professionali
garantendo il presente e il futuro loro e delle loro famiglie, ma non quello di
arricchirsi.
I moralisti pelosi e di sinistra, invece, pretendono di
mantenere il finanziamento pubblico
(non sia mai che rinuncino a mettere le
mani sui soldi pubblici
) ergendosi però a censori della libera determinazione
altrui sul come ripartirli.
Sono gli stessi moralisti pelosi che oggi vogliono imporre
il come utilizzare i fondi pubblici
e domani vorranno anche imporre il
programma di un partito
, esattamente come nell’est comunista prima della caduta del muro
c’era il partito comunista che, per dare una rappresentazione di democrazia,
tollerava partiti “concorrenti” ai quali però dettava il programma e imponeva i
dirigenti.
Questo falso moralismo lo respingo in toto, essendo solo un
altro imbroglio con il quale la sinistra cerca di impossessarsi del potere per
devastare meglio la nostra società
.





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