Alan Watt, la distopia e i padroni dell’universo

Questo filmato da visionare e ascoltare attentamente,  affronta temi cruciali di vario tipo relativo al Nuovo Ordine Mondiale (NWO) e ai suoi pianificatori. Temi scottanti come la crisi delle democrazie occidentali, la democrazia intesa come scontro tra interessi di lobby e  di corporation, il ruolo dei canali mainstream quale fabbrica del consenso, l’incremento indotto della popolazione, lo

La Cassazione manda Sallusti in galera. Nuovo Guareschi, come avevo scritto.

“Mi rifiuto di essere affidato ai servizi sociali, non devo essere rieducato da questo Stato, di rieducazione ne hanno bisogno gli spacciatori o qualche politico che ruba. Mi rifiuto di chiedere la grazia a Napolitano, che come capo del CSM in questi ultimi 7 anni, nulla ha fatto per frenare una magistratura tanto politicizzata, che ha deciso chi dovesse o non dovesse governare il Paese.”
Alessandro Sallusti

L’assassinio della Ue

Oggi tutta la Grecia si fermerà per 24 ore, con l’eccezione dei mezzi di trasporto pubblico di Atene che sciopereranno a intermittenza per portare in centro chi vorrà manifestare conto i tagli da 11,9 miliardi del governo Samaras, imposti dalla troika. E circola la voce che il governo sia pronto a reprimere duramente ogni manifestazione fuori della legalità. Nel frattempo il paese è scosso per la assoluta segretezza delle indagini sull’arricchimento illecito di almeno 32 deputati dei partiti governativi per l’acquisto di immobili attraverso il riciclaggio di denaro sporco per 10,2 miliardi. Scandalo che è costato la sospensione temporanea dal suo incarico al presidente del parlamento Meimarakis. I sindacati del settore privato Gsee e del settore pubblico Adedy hanno appunto proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore, al quale hanno aderito quasi tutti i sindacati di tutti i settori del paese. Per l’ennesima volta lavoratori, disoccupati, giovani, donne e immigrati che lottano contro i tagli andranno divisi in piazza. I sindacati confederali hanno convocato un’assemblea al Campo di Marte, vicino al Politecnico, alle 11, mentre il Pame del Kke terrà la sua assemblea alle 10.30 a piazza Omonia.

Allo sciopero hanno aderito i sindacati dei portuali Pno e di tutte le categorie del settore navale, i controllori di volo della Eeeke e tutti i sindacati dei trasporti urbani e interurbani, delle ferrovie, della Metropolitana di Atene, gli statali e tutte le categorie dell’impresa a partecipazione pubblica Dedho e delle amministrazioni locali Poeota, gli insegnanti di tutti i livelli, i medici e tutto il personale della sanità, gli avvocati e gli impiegati nelle banche della Otoe, gli ingeneri del Tee e i liberi professionisti, gli artigiani e le associazioni dei commercianti e negozianti Gsebee, che abbasseranno le saracinesche fino alle 3 di pomeriggio. L’Unione dei giudici e dei procuratori resterà in stato di agitazione fino il 20 ottobre, interrompendo le sedute dalle 10 del mattino e non pubblicando le sentenze. E gli impiegati delle agenzie tributarie hanno proclamato uno sciopero di tre giorni, fino alla fine della settimana. Oggi non ci saranno nemmeno previsioni meteo, perché allo sciopero aderiscono perfino gli impiegati del servizio nazione di meteorologia Emy.
Lo tsunami dei nuovi tagli prevede tra l’altro l’abolizione di ogni traccia di tredicesima e quattordicesima, l’aumento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni, tagli sulle pensioni integrative e quelle basse, tagli sui benefici per i disabili e i malati con problemi renali, tagli alle pensioni degli agricoltori e alle loro prestazioni sanitarie; aumento degli anni di lavoro per avere la pensione minima e tagli sulle indennità di disoccupazione temporanea nel settore delle costruzioni, degli alberghi ed altri, nuovi tagli sulla spesa farmaceutica e ospedaliera. E ancora, riduzione del 12% in media degli stipendi di militari, poliziotti e giudici. Il ministro delle Finanze, l’ultraliberista Stournaras, ha cercato ieri di rispondere alle voci allarmanti riportate dalla stampa tedesca sull’insostenibilità del programma per la «salvezza» del paese, ammettendo che il prolungamento del piano della troika per due anni costerà tra i 13 e 15 miliardi che, secondo le ricette segrete di Stournaras, saranno coperti dallo stesso programma senza ulteriori prestiti. Staikouras, il suo vice, scommette però che il pagamento del debito greco dovrà slittare, mentre la direttrice generale del Fmi, Christine Lagarde, ha avvertito sul rischio di un buco nelle finanze del governo di Samaras per i ritardi nella svendita del patrimonio del paese e l’applicazione del Memorandum. Secondo Lagarde serviranno tagli aggiuntivi, oltre a quelli che già dovrà adottare Samaras, e un aumento delle entrate. Ma come si possono aumentare le entrare in un paese che è stato condotto alla maggior recessione della sua storia, questo Christine Lagarde non l’ha detto. Nel centro di Atene, già un negozio su tre, il 28,3% del totale, ha abbassato per sempre le sue serrande. la mobilitazione Tutti i sindacati di tutti i settori del paese aderiscono alla protesta contro il pesante piano di austerity imposto dalla troika. E la direttrice del Fmi Lagarde prevede ancora nuovi tagli.

Ci mancava: 28 Settembre, Giornata Mondiale dell’ Aborto.

Più passano i giorni, ed il mondo intero peggiora, scivolando miseramente verso la negazione di Dio più sfrenata. Con costernazione mista ad indignazione, scopro che il prossimo 28 Settembre è stata proclamata la Giornata Mondiale dell’ Aborto. Dove gli abortisti chiederanno a gran voce di levare qualsiasi ostacolo ad ogni forma di abominio, compresa l’ interruzione di gravidanza nelle ultimissime settimane. E si parla anche a Bambino Nato. Nonchè di chiedere sanzioni penali per i Medici Obiettori di Coscienza, qualora rifiutassero di porre fine ad un Essere Umano. Erode non smette ancora dunque di spargere il sangue degli innocenti, e si fa sempre più arrogante. Come ho scritto ieri: aspettiamoci presto nuovi Castighi Divini.

L’italia cura (gratis), ospita e coccola i terroristi islamici

ROMA – Due sospetti terroristi libici, che si trovavano a Roma, sono stati espulsi dall’Italia. I due libici, di 26 e 28 anni, sono sospettati di essere jhadisti, legati alle formazioni armate di matrice salafita cheoperano in Libia. Secondo gli inquirenti romani i due presunti jihadisti fermati «avevano cominciato attività di proselitismo e propaganda al jihad nella comunità libica, per reperire materiale per commettere attentati contro interessi occidentali». Entrambi erano giunti in Italia da alcuni mesi per essere sottoposti a cure perché feriti durante il conflitto in Libia ed erano ospitati in alberghi della Capitale.
Preparavano un vera vendetta per il film anti-Maometto che ha infiammato Bengasi con l’assalto al consolato degli Stati Uniti e la morte dell’Ambasciatore Stevens. Questa l’intenzione dei due jihadisti. Il provvedimento è stato preso dal ministro dell’Interno, Rosanna Cancellieri, al termine delle indagini che sono state svolte dalla Direzione Centrale Polizia di Prevenzione, la Digos, diretta da Lamberto Giannini, e la Procura di Roma. L’attenzione sui due personaggi è stata focalizzata perchè segnalati dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione per «la radicalità dei comportamenti» e l’atteggiamento particolarmente aggressivo, soprattutto nei confronti di propri connazionali. È stata quindi intrapresa una attenta attività investigativa da parte della Digos, direttamente coordinata dal Procuratore Aggiunto Giancarlo Capaldo, Coordinatore del pool Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma.

Si starnazza come galline in libera uscita



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E’ vergognoso constatare come i media di regime italiani facciano di tutto per ignorare le proteste che stanno scoppiando numerose nei Paesi PIGS (tutti tranne l’Italia) nei confronti delle regole di austerità imposte dalle banche e dalle caste che gli girano intorno.
Questi, per esempio, sono giorni di grande protesta in Spagna. Ieri scontri con feriti davanti al parlamento perchè una grande folla chiedeva le dimissioni del governo.
In italia di questo se ne è parlato solo in tarda serata con brevi e distratti flash, mentre su Twitter noi avevamo le notizie in diretta direttamente dalla piazza spagnola. Questo a dimostrazione di quanto ormai i media tradizionali siano obsoleti, sia per quanto riguarda l’immediatezza delle notizie, sia per quanto riguarda il servilismo col quale discernono le notizie da somministrarci.
Fatto è che molti di noi – ormai è diventato lo sport più comune tra gli insoddisfatti di questo regime – chiamiamo, sollecitiamo, una rivolta popolare, una rivoluzione, un colpo di stato (naturalmente standocene comodamente seduti nelle nostre poltroncine a digitare sulle tastiere).
Anche noi di questo giornal-blog, dobbiamo dire la verità, ci esibiamo in questo sport… Ma devo dire che lo facciamo in modo più responsabile…
Perché…
Perché è vero che cerchiamo in continuazione di risvegliare le coscienze rattrappite degli Italiani incitandoli a reagire.. non c’è dubbio…
Ma lo facciamo in modo responsabile.
Vi spiego.
Mi piacerebbe una bella rivoluzione alla francese, e chi mi conosce sa che sono anni che perseguo questo sogno; ma, e qui viene il ma.. una rivoluzione seria deve essere organizzata. Non si può improvvisare.
Infatti chi la dovrebbe fare questa rivoluzione? La destra, la sinistra (ammesso che queste categorie siano ancora valide), il popolo tutto? Ok!
Con quali obbiettivi, considerato che ogni Italiano oltre ad essere un CT della nazionale di calcio vorrebbe anche essere a capo di un suo proprio partito rivoluzionario?
Fin qui credo che mi seguiate, giusto?
Per una rivoluzione che riesce quante rivoluzioni represse o non espresse?
Ecco! Qui noi ci distinguiamo dai capipopolo improvvisati.
Noi vogliamo manifestare tutto il malcontento che c’è nel popolo italiano, certo!
Magari andando tutti a Roma a chiedere con forza che se ne vadano metà parlamentari, consiglieri, assessori, consulenti etc dai Palazzi, come stiamo chiedendo qui: “A Roma a prenderci la democrazia”, e non andarcene da Roma fin quando i parlamentari in più non escano ad uno a uno, magari selezionandoli in ordine alfabetico, una lettera sì e una no (per dire).
Magari chiedendo anche, nello stesso tempo, che a quelli rimasti gli si decimino gli stipendi, e magari chiedendo anche e pretendendo che sia rispettato il referendum col quale avevamo chiesto l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (raggirato con una nuova legge che ha cambiato il nome del finanziamento pubblico ai partiti in “Rimborsi elettorali”).
E poi, ottenuto questo, chiedere ed ottenere immediatamente le elezioni politiche in modo che democraticamente ognuno possa esprimere la propria opinione sulla “Rivoluzione” che preferisce.
Perchè, correggetemi se sbaglio, una rivoluzione non ha il diritto di prevalere sulle altre. Se sbaglio ditelo.
Quindi, cari amici, il mio modesto consiglio è questo: fate a meno di twitteggiare starnazzando come galline in libera uscita.
Facciamo una cosa seria: 1° mandiamo a casa, con forza (senza violenza), senza debolezze, metà di quella gente, dai parlamentari all’ultimo consigliere di municipio, 2° decimiamo loro gli stipendi etc, 3° eliminiamogli i rimborsi elettorali, 4° prendiamoci le elezioni.
Dopo di che si voti democraticamente pensando che nessuno di noi può imporre la propria idea di rivoluzione a tutti gli altri.
In ogni modo, sappiatelo, il mio voto andrà alla rivoluzione culturale che è già in atto: quella che ha già dato, anche col mio contributo, una sberla in faccia alla partitocrazia nelle elezioni amministrative di pochi mesi fa.
… Quella che ha come obbiettivo finale, la centralità, e quindi la dignità, del cittadino.
Via i parassiti che infestano la società!

IL CRONISTA
VOTA Sì O NO A QUESTA MANIFESTAZIONE, E MOTIVA!

Punti di vista sulla vicenda Lazio (dimenticando Lusi e Penati)

La penosa vicenda che ha portato alle dimissioni della governatrice del Lazio Renata Polverini ha messo in fibrillazione l’intero sistema politico, scatenando l’ipocrita reazione dei soliti farisei della sinistra italiana, compresi i suoi fiancheggiatori mediatici. La tesi di questi moralisti caduti dal pero, che si richiama ancora ai fasti della diversità cromosimica del vecchio Partito comunista, è la seguente: occorre distinguere le responsabilità nello scandalo della Regione Lazio. Chi ha incautamente “accettato” i soldi non può essere posto sullo stesso piano di chi dei medesimi soldi si è approfittato a piene mani. Il che tradotto starebbe a significare che lo scandalo non consiste nell’entità di tale finanziamento ma solo nell’uso distorto che qualcuno ne ha fatto. Così, ad esempio, si è sostanzialmente espresso l’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, esponente di spicco del Partito democratico, nel corso de L’Infedele. Ma su questa linea interpretativa, per così dire, si sta muovendo all’unisono tutto il Pd. L’idea che quest’ultimo vuole dare all’esterno (coadiuvato in questo da alcuni servizi scandalosi mandati in onda dal Tg3, in cui sono stati evidenziati solo i passaggi in cui la Polverini, all’atto delle dimissioni, stigmatizzava il comportamento di alcuni suoi alleati, tagliando completamente i suoi pesanti rilievi all’indirizzo dell’opposizione) della sprecopoli laziale è quella di una formazione politica che molto ingenuamente ha visto piovere dal cielo questa manna di milioni da spendere e l’ha solo raccolta, in modo quasi del tutto inconsapevole. Tuttavia, precisando in ogni angolo del Paese che loro tali quattrini li hanno spesi solo per attività politico-istituzionali, i compagni di Bersani tendono ad attribuire al Pdl ed ai suoi alleati ogni responsabilità politica e penale di questa ennesima storia di ordinario malcostume amministrativo. In realtà le cose non stanno affatto nella maniera in cui la strumentale propaganda rossa vorrebbe darci a bere. Ed è sufficiente ricordare alcuni numeri incontrovertibili per smascherare una simile fandonia. Infatti, fino al 2010 l’appannaggio che con le famigerate manovre d’aula veniva concesso a tutti i gruppi consiliari del Lazio ammontava ad un milione di euro. Successivamente, attraverso una serie di provvedimenti ad hoc, questa somma è stata portata a ben 14 milioni.
Ora, ed occorre essere molto chiari su questo punto, i gruppi dell’opposizione non hanno solo “accettato” il malloppo, come sostiene testualmente il summenzionato Gentiloni, bensì hanno fatto qualcosa di ben più serio: hanno sempre votato all’unanimità insieme ai cattivoni della maggioranza un tale, stratosferico aumento dell’ennesimo privilegio di casta. Un privilegio che, vorrei ricordare, rientra in un desolante quadro di spesa regionale la quale, nel complesso, in soli 10 anni si è quasi raddoppiata, nostante l’inflazione abbia inciso solo per un 23%. Ciò dimostrebbe che, al di là del colore, ci troviamo all’interno di una crisi sistemica della politica e non, come tenderebbe a far accreditare la sinistra, ad un problema di semplice onestà e moralità della classe dirigente. La vera questione è legata proprio all’eccessiva invadenza della politica e della burocrazia nella società, la qual cosa determina un enorme flusso di danaro direttamente controllato dalla citata casta. E pensare di eliminare gli enormi sperperi che si annidano al suo interno semplicemente selezionando una classe di probi ed onesti servitori del popolo, così come continua a proporre soprattutto la sinistra, rappresenta una pericolosissima illusione. Se non si affama la “bestia” pubblica, riducendone il perimetro, l’uso dissennato dei soldi degli altri è destinato a perpetuarsi all’infinito.

Errare è umano? Non sempre…

Primavera araba potrebbe essere il nome di un drink. Uno di quelli forti, che si beve ad occhi chiusi per non pensarci più. Solo che poi il risveglio è durissimo. C’è molto su cui riflettere. Ci sono tutti i nodi che l’Occidente si è rifiutato di affrontare e che ora vengono furiosamente al pettine. Sgombrato il campo dalla falsa idea che un film semi-sconosciuto, per quanto deplorevole, possa aver scatenato l’ondata di violenza che è costata la vita all’ambasciatore Chris Stevens e ad altri innocenti (ma anche se si fosse trattato davvero di una reazione spontanea alla diffusione della pellicola ritenuta blasfema, non dovremmo porci qualche domanda?), quello che alcuni analisti chiamano risveglio arabo è l’ovvia conseguenza del vuoto di potere creatosi dopo la caduta dei vecchi regimi in Egitto, Tunisia e Libia.
Magari era proprio nel timore di scenari come questi che qualcuno aveva manifestato qualche perplessità sull’opportunità di intervenire militarmente contro Gheddafi, sentendosi accusare di simpatie filo-tiranniche e opportunismo economico, mentre i dubbi su una guerra che ha cambiato il destino della Libia erano più che giustificati, anche per le modalità con cui è stata decisa e condotta: la Francia ha lanciato l’idea, l’Europa si è accodata, l’America ha fatto il minimo indispensabile, l’opposizione della Russia è stata facilmente aggirata, l’opinione pubblica non ha obiettato più che tanto, e il pacifismo d’ordinanza non si è fatto né vedere né sentire. Un ottimo ritorno d’immagine (l’Occidente che si muove per sostenere il popolo libico nella cacciata del suo odioso dittatore) con relativo poco sforzo. Tutto bene, dunque? Proprio no. Perché la fine di Gheddafi e il sostegno incondizionato ai giovani protagonisti della primavera araba avevano un significato e un valore che è stato totalmente rinnegato all’alba delle rivolte in Siria. L’Occidente che si illude di poter intervenire a seconda delle circostanze e senza prendersi la responsabilità delle conseguenze delle sue azioni – materiali e morali – è lo stesso che è caduto dal letto la mattina dell’assalto al consolato americano di Bengasi e dell’uccisione dell’ambasciatore Stevens. È stato il totale disimpegno americano ed europeo per la repressione e la distruzione di intere città e popolazioni siriane a creare le condizioni per l’esplosione di violenza che sta infiammando i paesi arabi. Perché il messaggio è stato chiaro: l’Occidente si è schierato a favore di un non meglio specificato processo di democratizzazione, ha armato i ribelli ed è intervenuto militarmente senza preoccuparsi di gestire il passaggio dalla guerra civile ad un nuovo ordinamento.
Caduti i vecchi dittatori, succeda quel che succeda. E infatti è successo. Illusasi, forse, di poter contare sul sostegno occidentale, la rivolta si è estesa fino in Siria, dove si è arrestata non tanto a causa della repressione, quanto dell’indifferenza e del realismo pavido di un’America alle prese con la campagna elettorale per le presidenziali, e di un’Europa che senza le alzate di scudi della Francia di Sarkozy non sarebbe andata nemmeno in Libia (non è curioso che Obama punti sull’immobilismo per essere rieletto mentre l’ex presidente francese abbia tentato la carta della guerra a scopo umanitario per lo stesso motivo?). Quello che resta, è la definitiva presa di coscienza da parte degli integralisti della capacità dissuasiva dell’Iran. I suoi alleati, Siria in primis, non si toccano; Hezbollah, in Libano e nella striscia di Gaza, si fa ogni giorno più minaccioso e aggressivo nei confronti di un Israele sempre più odiato, isolato e circondato, ed anche quando gli Stati Uniti vengono attaccati durissimamente con un’azione chiaramente premeditata e preparata per mesi, non a caso perpetrata nei giorni dell’anniversario dell’11 settembre, l’Occidente non trova di meglio che scagliarsi contro le presunte responsabilità di un film semi-ignoto spingendosi, per voce di qualche intellettuale europeo, ad ipotizzare l’istituzione di una nuova fattispecie di reato che punisca il presunto vilipendio al sentimento religioso islamico. E il governo americano arriva persino a scusarsi mentre le sue bandiere bruciano e le sue ambasciate vengono assaltate. Certo, Obama – il presidente meno incline alla politica estera della storia americana – ha promesso di dare la caccia e punire i responsabili della morte di Chris Stevens e dei suoi collaboratori, ha mosso uomini e mezzi, ma mostrare i muscoli e chiedere scusa è una contraddizione che non risolverà nulla. Volenti o nolenti abbiamo spianato la strada alla presa di potere degli estremisti in Libia ed Egitto mostrandoci superficiali, pavidi, inetti. Il risultato è l’esplosione di una bomba ad orologeria i cui danni non sono attualmente calcolabili e le cui conseguenze sono indecifrabili. Quel che è certo, è che i ribelli siriani che abbiamo abbandonato al proprio destino li piangeremo per molto tempo.

Ogni giorno ha la sua croce

Francesco Profumo sarebbe il “tecnico” che dovrebbe, quale ministro dell’istruzione, tutelare e coltivare la Tradizione Culturale Italiana.
Ieri, invece, ha berciato per modificare i programmi di Storia, Geografia e Religione per andare incontro a quella che lui vede come una società multietnica.
Il ministro Profumo dimentica che le nostre radici sono Romano-Cristiane
Stravolgere l’insegnamento della Storia e della Religione per dare spazio ai nuovi arrivati (spesso illegali) significa compiere l’ultimo passo verso la disgregazione della nostra Nazione e la completa devianza morale, calpestando i diritti di chi, su questa terra, la NOSTRA terra, vive da generazioni e l’ha resa fertile, ricca e accogliente.





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