Il dispiaciuto riccardi…

… eh, si, lui si dispiace… sarà perchè poi, meno immigrati si contano e meno soldini prendono dallo stato (ossia, da noi contribuenti) le sue associazioni benefiche a delinquere? Poi, viene da chiedersi di quali immigrati stia parlando questo emerito coglione… chissà se nel suo discorso comprende anche questi delinquenti che, si aggiungono ai clandestini delinquenti che già sono sul suolo italiano.
“Ci sono molti immigrati che, di fronte alla crisi, sono tornati nei Paesi d’origine mentre altri invece sono andati in altri Stati europei dove è più facile trovare lavoro e integrarsi. L’esodo degli immigrati dal nostro Paese è «una perdita per noi»”
Parole del Ministro Riccardi che piange per quel milione (dati del ministero) di immigrati che hanno lasciato il nostro paese a causa della crisi. Una grave perdita, dice, per la nostra economia e per la nostra società. Onestamente questo buonismo al limite del piagnisteo per gli immigrati che lasciano il nostro Paese fa francamente ridere… anzi piangere pensando che questo è un Ministro della Repubblica. Mentre la disoccupazione è alle stelle, avere un milione (che poi questa cifra non so da dove sia uscita) di immigrati in meno può essere solo una boccata d’ossigeno… altro che motivo di tristezza..

Coglionerie tutte italiane, accoglienze forzate

POZZALLO (RAGUSA) – Quindici tunisini sono stati arrestati nell’ambito delle indagini sulla nuova rivolta nel centro di pronta accoglienza di Pozzallo (Ragusa) da parte di una sessantina di migranti che erano stati trasferiti in mattinata da Porto Empedocle. Negli scontri per evitare una fuga di massa sono rimasti feriti quattro poliziotti e un carabiniere. Nella struttura sono stati danneggiati gravemente infissi e suppellettili. Alcuni extracomunitari hanno divelto il pavimento formato da lastre di parquet lunghe circa 120 centimetri profilati in alluminio e li hanno utilizzati per minacciare e ferire le forze dell’ordine. Gli arresti sono stati eseguiti da personale della squadra mobile di Ragusa, carabinieri di Modica e da guardia di finanza di Modica e Pozzallo. I reati ipotizzati sono devastazione e saccheggio e resistenza e violenza a pubblico ufficiale.

La volpe Casini e il gatto (Silvestro) Vendola

Nel 2008, Daniela Santanchè, candidata premier de La Destra, ridicolizzò la formula “unione dei moderati” coniata da Berlusconi, definendo i “moderati” quali “modesti”.
Una battuta ad effetto con un fondo di verità sostanziale che vorrebbe anche scardinare l’uso “politicamente corretto” delle parole.
In realtà Berlusconi intendeva (e intende) per “moderati” i Conservatori da contrapporre, come ovunque, ai progressisti, la Destra da contrapporre, come ovunque, alla sinistra e allora ben si capirebbe cosa si intende rappresentare.
Perchè quando si parla di “moderati” cosa vuol dire ?
Quelli che sono per l’equità sociale, ma solo fino ad un certo punto ?
Quelli che vogliono la patrimoniale, ma solo un tantino (e solo sui redditi altrui) ?
Quelli che tifano per una squadra ma senza voler criticare le altre ?
Quelli che vanno in chiesa, pascalamente, perchè “non si sa mai” ?
Quelli che pagano le tasse e guardano con severità catoniana gli “evasori”, ma poi pagano l’imbianchino in contanti e senza ricevuta ?
Quelli che sono di mentalità avanzata e non c’è nulla di male nell’omosessualità, però le adozioni no ?
Così una persona con la cultura umanista di Casini riesce a giocare benissimo con le parole e, senza dire cose non vere o che potrebbero essergli rinfacciate in futuro, afferma di voler dare rappresentanza ai “moderati” (cioè a una non categoria) che hanno una “storia e una cultura” contrapposta a quella dei progressisti (che in Italia sono sostanzialmente, al 90%,  i comunisti) e con i quali si presenterà separato alle elezioni (non a quelle siciliane, però, dove Casini e Bersani sostengono unitariamente un candidato omosessuale e comunista).
Salvo poi aggiungere, Casini qui fa emergere tutta la sua sottigliezza ed astuzia volpina, che però, non esclude che le due “grandi forze” (quella progressista e quella “moderata”) governino assieme.
Ecco che il capolavoro è compiuto: siamo contrapposti, ma poi governiamo assieme.
Non dubito che Casini andrà alle elezioni da solo, ma quale voto può essergli affidato con la certezza che non venga utilizzato malamente, contro gli interessi di chi lo ha espresso ?
Soprattutto se il giochino viene continuato dall’altra parte da quel signore con l’orecchino che, chi è causa del suo mal pianga se stesso, i pugliesi hanno per due volte eletto governatore (e questo sarebbe già motivo sufficiente per motivare la secessione del Nord) e che parla con la voce da gatto Silvestro, perfetto compare della volpe Casini.
Vendola, infatti, strepita “mai con Casini” e fa il suo stesso gioco sul versante sinistro: Casini deve sottrarre voti al vero polo alternativo ai comunisti che è quello Conservatore, Vendola ha il compito di non perdere troppi voti a sinistra da quelli disgustati (legittimamente) dalla politica dorotea di Bersani e compagni.
Il risultato sarebbe una coalizione di governo cattocomunista che darebbe cittadinanza e voto agli immigrati, legittimerebbe le unioni omosessuali, imporrebbe tasse e patrimoniali, accentrerebbe il governo della nazione, aumenterebbe burocrazia e spionaggio fiscale e giudiziario.
Cioè sottrarrebbe Libertà ai cittadini, agli Italiani veri.
Sì, perchè la vera contrapposizione, usando i nomi reali è, come sempre, come ovunque, come anche negli Stati Uniti ci dimostra la campagna presidenziale, tra Destra e sinistra.
Dove nella Destra (che è la vera anima progressista di una nazione) trovano spazio liberali, cattolici, fascisti, reazionari, federalisti, conservatori e nella sinistra (che è la vera parte retrograda di una nazione) no tav, no nucleare, no global, comunisti, socialisti, radicali, libertari e i cattolici alla Casini, Bindi e Franceschini.
E la differenza non sta (solo) nelle situazioni contingenti, in Monti o non Monti, ma nelle scelte fondamentali per lo sviluppo civile di una società.
Se voler annacquare la nazione di cui si è parte con l’immissione massiccia di stranieri con i loro costumi, leggi, mentalità, religioni o considerare l’appartenenza ad una Nazione, ad una Gens come un Valore da coltivare e proteggere.
Se considerare la Famiglia un pilastro sociale oppure una parentesi che si può disfare e comporre come, quanto e quando pare.
Se quello che si guadagna deve essere utilizzato da chi lo produce o gli deve essere espropriato per sostenere idee balzane che, per lo più, appartengono a clientele estranee al produttore di ricchezze.
Se lo stato deve aver diritto di spiarti nei tuoi guadagni, nelle tue conversazioni, nel tuo letto.
E queste non sono scelte per “moderati”, cioè per chi non è nè carne nè pesce.
Sono scelte fondamentali per il nostro futuro, perchè votare il gatto e la volpe (con un Bersani che, vista l’età e il dna da trinariciuto non può che essere Mangiafuoco) significa disgregare la società civile che ci ha dato il Benessere e la Sicurezza di cui oggi, ancora, nonostante Monti, godiamo e di cui, personalmente, vorrei, immoderatamente, continuare a fruire.





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Sotto l’impero dello stupido (post lungo)

Sotto l`impero dello stupido di Maurizio Blondet
In questi giorni ho un po’ tralasciato l’attualità, perchè ho bighellonato nel centro Italia invitato da giovani lettori. Giovani squattrinatissimi, a cui la società darà poco o nulla, pieni di slancio; alcuni meravigliosi, che mi hanno dato (senza saperlo) lezioni spirituali e morali. Questi incontri, mentre giungevano notizie dell’Ilva bloccata per provvedimento giudiziario, di Gianfranco Fini che per andare i vacanza a Orbetello ha fatto affittare un albergo per la sua scorta per 2 mesi e mezzo mettendo a carico di noi contribuenti 80 mila euro, della sicula compagnia Windjet (di Pulvirenti, il padrone del Catania) che lascia a terra migliaia di passeggeri, ed ha staccato biglietti fino ad ottobre pur sapendo che avrebbe smesso di funzionare ad agosto… E il miliardo e 200 milioni che il Parassita pubblico collettivo continua a spendere in autoblù ed autisti, e che resiste a tagliare, mentre il debito pubbblico – sotto la guida del Grande Timoniere assegnatoci dai poteri forti europoidi – è aumentato di 75 miliardi in soli sei mesi, mentreché i 70 miliardi di pagamenti arretrati che il settore pubblico deve ai suoi fornitori privati continuano a non essere pagati (in Calabria, i soldi arrivano dopo 800 giorni se arrivano), perchè anche per corrispondere il dovuto in BOT invece che in contanti, la burocrazia avida, stupida e assassina pretende documentazioni assurde, bisogna ottenere un atto pubblico… un verminaio e uno spreco immane che continua sfrontato, nonostante gli annunci, le spending review e le promesse autorevoli, che ho sentito come un insulto per quei giovani coi loro slanci morali, senza un soldo (anche quelli che lavorano: una ragazza, commessa, non ha i soldi per un’auto usata – altro che autoblù) e pieni di nobile ansia per il bene comune, il degrado mentale dei coetanei. Ma abbiamo fatto tante volte il punto sconsolato su questa realtà, che – per non ripetersi – bisogna cercare di porre il problema in altro modo. Questo:
Come mai il popolo italiano, pur ricco di ingegni, è così invincibilmente stupido? Così ermeticamente incivile, piccino e mentalmente arretrato? Perchè non ha alcuna voglia o capacità di progredire collettivamente verso il minimo di civiltà che ormai è lo standard richiesto per reggersi con qualche dignità nel mondo della modernità compiuta? Dico questo perchè giorni fa, nelle ore di guida, ho ascoltato in una radio privata un’insegnante – italiana – inserita nel sistema scolastico tedesco che diceva: quando ho cominciato, trent’anni fa, la percentuale dei figli di emigranti italiani di prima generazione che necessitavano di classi differenziali (per stupidi) era l’8%. La stessa percentuale, più meno, degli immigrati turchi di prima generazione. Trent’anni dopo, gli italiani – ormai di terza generazione – hanno la stessa percentuale di «differenziali»: sempre 8%. Così diceva l’insegnante. Nel frattempo ogni altra minoranza immigrata, turchi compresi, ha migliorato sensibilmente la lingua, l’alfabetizzazione, la propria integrazione nella scuola tedesca (che non ha nulla di materno, pretende risultati ed esige la corresponsabilità della famiglia) e si discioglie infine senza residui nella cultura, lingua e sistema di valori germanici, alla pari. Gli italiani, no: duri, mantengono questa incrostazione, questo sedimento d’inciviltà dell’8%.
Allora siamo proprio stupidi, mi son detto. Invincibilmente stupidi. E non si dica che la percentuale dell’8% delimita una stretta minoranza, perchè è questa a dare il «tono», il livello della società italiana. È questa la sconsolata conclusione a cui si deve giungere di fronte ai fatti: gli scandalosi sprechi, gli arbitrii giudiziari, il Fini che va in vacanza con un seguito di guardaspalle come fosse l’emiro del Kuwait (o Al Capone), non sono solo – nè tanto – effetto di disonestà, ma esibizioni da provincialuzzi risaliti, soprusi da villani rifatti che appena hanno il potere ne abusano, insensibilità alla disgrazia collettiva che ci coinvolge tutti e richiederebbe almeno un po’ di ipocrita ritegno, incapacità di fare normale contabilità nelle «imprese private» (tipo Windjet) come nelle spese regionali. Tutto ciò si dice con una parola sola: Stupidità. Intendiamoci, in ogni Paese e società gli stupidi sono la schiacciante maggioranza. Intere industrie, dalla tv alla pubblicità, dalla musica rock e punk al calcio, fino alla cosmetica e alla chirurgia plastica, sono create e prosperano per compiacere, incoraggiare e sfruttare con profitto l’immane stupidità di massa.
Il punto è che in nessun altro Paese come l’Italia, mi pare, la Stupidità ha tanta voce in capitolo. In nessun altro posto ha tanto potere. Dev’essere per il modo in cui la «democrazia» s’è venuta formando (o de-formando) da noi, probabilmente traducendosi in una corsa ad ottenere il favore dell’8% di «differenziali», o ad adeguarsi al loro livello, fatto sta che ogggi viviamo sotto l’imperio dello Stupido. L’imperioso Stupido Collettivo che, nelle sue frazionate sottospecie (Ecologista, Tifoso, Pubblico Dipendente, Magistrato, Giornalista…) non solo non viene canzonato e sbeffeggiato dalla società media (come accade all’estero), ma rispettato e adulato in quanto Stupido. Questo Stupido Collettivo è convinto di aver diritto per nascita («democratica») a possedere delle «idee», a professare «opinioni», che pretende imperiosamente siano prese in conto. Per lo più, quando le esprime in politica, sociologia o diritto, si tratta di «idee fisse», nel senso psichiatrico. Le cosiddette «ideazioni» dello Stupido sono di tipo microscopico, puntuale, parcellare; di una questione vede un solo aspetto e lo ingigantisce, cieco al quadro generale in cui vanno inserite. L’incapacità di cogliere il quadro vasto della realtà, quello che gli inglesi chiamano «the big picture», è la definizione stessa della Stupidità.
Quanto più un uomo è intelligente, tanto più è capace di collegare concetti, fatti e indizi apparentemente lontani e senza correlazione e «vedere» che essi invece influiscono l’uno sull’altro, contribuendo a «spiegarsi» a vicenda. Così il grande poliziotto collega indizi apparentemente irrilevanti, il grande scienziato intuisce una relazione interessante fra anomalie dei dati sperimentali per altri insignificanti (così per Newton la caduta di una mela, si dice, lo pose sulla via di definire matematicamente la gravitazione universale astronomica), il grande storico vede nei fatti più antichi la ragione profonda dei quelli che accadono oggi. Più uno è capace di questi grandi salti logici, più è intelligente – e colto, e degno di appartenere all’umanità. Ovviamente, allo Stupido è del tutto estranea questa attività mentale superiore. La sua «opinione» su qualunque questione politica e sociale sarà microbica e puntualista, e per lo più collegata ad un suo interesse particolare, ad una sua paura privata, spesso corporale, che in lui assume valore assoluto ed unico, totalizzante. Per lo Stupido, «ecologia» non è la scienza delle relazioni organiche fra i viventi in aggregati sistemici come definita da Haeckel (1866), bensì «inquinamento» ossia «la mia salute». Lo Stupido di sinistra sarà pronto a giurare che l’immane debito pubblico ha una sola causa: l’Evasione Fiscale, stroncata la quale tutto il (putrido) sistema pubblico sarà risanato. Sulla Stupidità «di destra» Berlusconi (che distribuiva il numero del suo cellulare privato alle puttanelle) e Bossi (vedi alla voce Trota) hanno toccato vertici insuperabili (speriamo).
Nè si può tacere della nostra Imprenditoria, per la quale l’esercizio dell’intelletto, almeno della ragion pratica, dovrebbe essere il ferro del mestiere. Macchè: non riescono ad esistere senza maniglie politiche, appoggi, sussidi, e alla fine – prima dell’immancabile bancarotta – trucchi da codice penale. Il caso della Windjet di Pulvirenti, che ha staccato 300 mila biglietti senza nessuna intenzione di onorarli, è in corso di tragicomico svolgimento. Ma che dire di Salvatore Ligresti, «imprenditore» giunto a Paternò a Milano carico di incredibile liquidità? Il sospetto che fosse un riciclatore per Cosa Nostra non è mai stato sollevato, e lo censuriamo noi per primi. Il fiume di denaro di cui disponeva lo ha fatto ammettere nei più altezzosi salotti buoni del capitalismo italiano, Gemina, Pirelli e Mediobanca. Tanta fiducia avevano in lui questi strateghi dell’alta finanza, che Mediobanca è esposta col gruppo Ligresti per un miliardo di euro: oculatissimo investimento, in quanto Ligresti è fallito ormai da anni – ti pareva? – nonostante sieda su un impero assicurativo-immobiliare e azionario che non è difficile far profittare: ma non si può farlo fallire perchè altrimenti trascina con sè Mediobanca, Gemina, Pirelli e la società che possiede il Corriere della Sera, in cui ha partecipazioni. Rovinare aziende, dissanguarle per propri lussi, è difficile sotto così alte protezioni: Ligresti c’è riuscito. E per uscire di scena, ha fatto con Mediobanca (che nega) un patto occulto dove chiede 45 milioni di buona uscita, un posto di lavoro per i figli (la secondogenita, poverina, ha bisogno di un posto in una banca d’affari nel Principato di Monaco, altrimenti resta disoccupata). Ma non basta: Ligresti vuole auto e segretaria, l’abbonamento a vita per sè e i figli in un country club di lusso, e un rustico e la disponibilità di un rustico chic nella tenuta Cesarina (che era sua). Il senso di queste richieste è chiaro: l’incapace e fallito vuol mantenere i soli segni esteriori della vita dorata che dava il potere; goderseli senza più doversi preoccupare di fare il capitalista, con tutti i grattacapi che ciò procura. Mentalità da cafone risalito, da villan rifatto. Da Stupido sesquipedale.
Altri esempi? Per anni ho predicato nel sito che gli emolumenti dei parlamentari erano scandalosamente eccessivi e bisognava tagliarli, e sapeste quanti Stupidi di destra o sinistra mi replicavano: «Ma che importa? Non è certo così che si ridurrà il debito pubblico in modo decisivo», non capendo che tali emolumenti sono per sè corruttori e diventano per chi ne gode il fine della loro «politica», e in ultima analisi la causa del parassitismo pubblico. Lo Stupido italiano non riesce a dedurre le conseguenze, talore gravi e disastrose, che derivano inevitabilmente da comportamenti apparentemente piccoli; spesso, non ci riesce nemmeno se gliele si mostra e dimostra. È non ce la fa, è superiore alle sue forze. Ne consegue che lo Stupido non può capire in nessun modo l’Interesse Generale, figurarsi poi il concetto di Bene Comune. Soprattutto, non riesce a cogliere che perseguire l’Interesse Generale significa, in ultima analisi, a fare il proprio interesse. Sicchè, temo, le corruzioni, gli immani sprechi di denaro dei contribuenti, i parassitismi, le esibizioni odiose, i clientelismi corpuscolari che ci stanno trascinando tutti a fondo, vengono meno da disonestà che da Stupidità. Una classe politica stupida concepisce il suo compito, per forza di cose, come l’esaudire con denaro pubblico tutti i minimi interessi particolari di tutte le categorie Stupide che riescono a farsi ascoltare: persino i gestori di spiagge (demaniali) che le sequestrano per loro lucro, stavano per ottenere da Tremonti la concessione su quella loro scandalosa sinecura per 90 anni… per quale plausibile motivazione non s’è mai spiegato. Nemmeno una scusa.
Voglio sottolineare che è l’elettorato Stupido – lo Stupido Collettivo italiano, composto di miriadi di Furbi – che seleziona una tale classe politica; la promuove al potere appunto perchè non oppone, ai loro desideri e interessi, l’Interesse Generale. Chi solo provasse a difendere l’Interesse generale contro le avidità, le voglie, le richieste di sussidi e privilegi particolari, non avrà mai la minima possibilità di essere votato da alcuno. Il che non toglie che gli Stupidi disprezzino poi furiosamente la classe dei politici che hanno selezionato ed eletto, perchè non sà far funzionare cose pubbliche come in Svezia; e si lagnino della fatica di vivere in un Paese incivile dove non si ottiene giustizia, dove le infrastrutture sono arretrate e costosissime, la spazzatura arriva ai primi piani di Napoli, gli uffici pubblici ostacolano il fare invece di agevolarlo, la tassazione è spaventosa, dove non si riceve ciò di cui si ha diritto se non come favore (per raccomandazione), dove si fa la coda per ore per scoprire che qualcuno, amico degli amici, vi ha scavalcato, ed avrà lui ciò di cui avete necessità voi… vita difficile, in un Paese incivile, arretrato. Ma non è stato lo stupido a piatire per «un posto pubblico» qualunque al figlio fancazzista, scendere in piazza per reclamare una nuova infornata di «precari della scuola» che danno titoli di studio vuoti come vesciche da mettere a carico dello Stato, ad aggrapparsi alle pensioni d’oro della Regione Sicilia, a riempire gli ospedali di Calabria di chirurghi selezionati dalla n’drangheta, altresì detta «autonomia regionale»? Lo Stupido vuole queste cose, e non ne vuole le conseguenze. La chiusura per decreto giudiziario della massima acciaieria d’Europa, la Ilva di Taranto – con imminente disoccupazione per 18 mila, e la perdita delle clientele dell’acciaieria, costrette a rivolgersi a cinesi, tedeschi, indiani, e addio speranza tecnocratica di «attrarre capitali dall’estero» – è un esempio quasi da scuola della cecità dello Stupido al concetto di Interesse Generale.
Prima di rispondere alle furiose obiezioni degli Stupidi Ecologici che già sento, vi assicuro una cosa: in nessun Paese civile del mondo un magistrato avrebbe preso una misura così grave di conseguenze sociali ed economiche senza raccordarsi con gli altri organi dello Stato, senza una collaborazione discreta col potere esecutivo, ossia il governo. Anche di fronte ad inquinamenti più mortali, anche di fronte a torti chiari. Right or wrong, my country, «Abbia torto o ragione, è la mia Patria», è il detto che vale non solo in Inghilterra, ma in Francia, Spagna, Svizzera. Solo da noi la magistratura intende si erge come unico potere esecutivo, usurpando il potere esecutivo istituzionale; solo da noi intende la sua «autonomia» come antagonismo totale contro lo Stato (1). In questo caso, la Ragion di Stato, che il Paese degli Stupidi crede di aver abolito, mentre invece obbedisce alla Ragion di Stato altrui, e del tipo più discutibile (interventi in Afghanistan per ordine americano, acquisto miliardario di caccia americani, adesione all’invasione in Libia eccetera). Chi rinnega la Ragion di Stato come criterio supremo della politica, si mette al servizio di quella di altri: ma come farlo capire allo Stupido?
Ma ancor più dello Stupido togatus di Taranto, colpisce la folla di chi difende la sua decisione, esigendo l’immediata chiusura dell’Ilva. A Taranto, pare siano tutti quelli che non lavorano nell’acciaieria. Fra tutte le voci, colgo come più significativa questa, che ho trovato nelle reazioni ad un blog: Ma scusate, è meglio avere un lavoro o morire di tumore ai polmoni? La colpa non può essere del GIP ma di chi fino ad ora è a capo dell`azienda. Non proverò a replicare a questa obiezione; è letteralmente impossibile. Riporto la frase solo per mostrare come allo Stupido è estraneo il ragionamento logico, e ancor meno – figurarsi – al processo mentale chiamato «inferenza». L’autore della suddetta frase è mosso a prendere posizione dalla preoccupazione sua privata («la mia salute»), e subito stabilisce un sillogismo di questo genere: «Avere un lavoro» = «Tumore al polmone». Da queste due premesse, segue la conclusione logica: bisogna assolutamente evitare di lavorare. Conclusione della conclusione: esigere dallo Stato una pensione per vicinanza all’Ilva, che consenta di vivere in buona salute senza lavorare. (l’Ecologo vi aggiunge l’immediata designazione del Colpevole: il capo dell’azienda. Lo Stupido, in Italia, è sempre anche giustizialista; se c’è un problema, è sempre un delitto penale).
Il fatto è che tanti lavori possono provocare tumori, e centinaia di migliaia di italiani li fanno. Quasi sempre, lavorare è un rischioper la salute. I mestieri ritenuti «sani» e «in contatto con la natura» (ma che nessuno vuole più fare), non meno degli altri: ogni anno decine di agricoltori finiscono schiacciati dal trattore, una quarantina di pescatori muoiono annegati. Persino i fancazzisti pubblici dietro le scrivanie inutili corrono qualche rischio sanitario (colesterolo, obesità, cappucino avariato). Anche il tempo libero qualche volta è cancerogeno, e spesso contrario al salutismo (sci, guida, escursioni, nuoto subacqueo, farsi in discoteca…). La vita è la causa prima di cancro – i morti sono i soli che non lo prendono – e di qualunque altra malattia; anzi è la più spaventosa malattia essa stessa: il suo tasso di mortalità è del 100 per 100. Peggio dell’Ebola. Non che l’Ilva non inquini, si capisce. Ha inquinato per 40 anni, ed adesso inquina meno. Le «opinioni pubbliche» della zona che protestano – oggi – e ne esigono al chiusura, dovrebbero inscenare manifestazioni contro iloro stessi genitori e nonni. Perchè allora lo Stupido Meridionale era industrialista, e voleva la grande fabbrica, vedeva il secolare riscatto del Sud nel diventare, da zappatori, operai in tuta. In ciò appoggiato da sindacati, partiti di «sinistra», politici locali e nazionali e proprietari terrieri che hanno ritagliato la loro fetta.
Chiunque provava ad obiettare che il paesaggio, il clima, la posizione e il mare con le colture di mitili indicavano da sè la vocazione turistica, si faceva bollare da reazionario e nazista: «Volete inchiodarci al servaggio secolare del Sud! Volete renderci tutti camerieri!» (Lo Stupido Meridionale, quando sente Turismo, pensa «cameriere», e «umiliazione», mai alle alte professionalità del settore, che sono ignote alla sua testa da zappatore: è uno dei segni più vistosi della sua arretratezza mentale e morale). Perchè lo Stupido è preda indifesa delle mode, e allora la moda era l’industria, come oggi «l’ambiente» (oggi che l’ambiente è devastato). Sbagliava allora, ma volle l’Italsider imperiosamente. Adesso, imperiosamente, vuole lo smantellamento, ma subito subito, perchè «i miei figli si ammalano» e «i miei mitili sono avvelenati». Lo Stupido cambia idea, ma è sempre imperioso. E i politici «suoi», che non dispongono del minimo carattere, nè «palle», nè idea generale sul bene comune, lo accontentano (naturalmente, ritagliandosi la fetta di torta «loro»). Ecco l’imperio dello Stupido.
Chè poi, in fondo, avevano pure ragione. Perchè sì, il Turismo è «pulito», richiede bassa intensità di capitale ed alta intensità di manodopera – dunque l’ideale per l’occupazione. Ma richiede anche un’alta densità di buona educazione, inteso come urbanità vissuta già in casa e in piazza, e verso l’ospite poi; e questa risorsa è rarissima da noi. Lo Stupido italiota è invincibilmente un maleducato. La maleducazione è parte integrante del suo essere, ontologicamente inteso: perchè non sa «mettersi nei panni degli altri», non ha la minima curiosità di capire che cosa serva, di cosa abbia bisogno il turista, lo straniero pagante, e di cosa disgusti la comitiva in charter. Perchè non tornano qui da noi, dove il mare è bellissimo se solo si passa sotto il cavalcavia lurido e puzzolente di piscio, merda e cartocci di lische marcescenti del nostro pesce meraviglioso? Perchè sfuggono le nostre caratteristiche montagne di rumenta non raccolta, i cartocci di gusci di cozze così odorosi d’estate buttati a lato del grande albergo, il clamore notturno della nostra Sagra della Melanzana con moto, mega-schermo e mega-altoparlanti, le casette abusive non finite che non esistono in nessun’altra costa del mondo , i nostri graffiti sui muri di tutte le stazioni della Capitale che fanno tanto Bronx anni ’70? E no, i templi di Agrigento non li possono vedere senza i casermoni da geometri con cui li abbiamo circondati, perchè li vogliamo vedere «noi», sono «nostri»… Insomma, voglio dire: ciò che «vende» un turismo di successo è la civiltà di una società tutta intera. Il civile, urbano riguardo verso il prossimo, l’immaginazione di quel che gradisce – non per servilismo, ma per intima condivisione degli stessi gusti e stili di vita. L’Italiano non ci riesce. Non ci riusciva negli anni ’50 quand’io ero ragazzo e Lui era ancora un villano appena uscito dalle zolle – un villico, zappatore – e non ci riesce adesso che è ripulito, ha il benessere e magari la scorta di Stato che lo accompagna all’Argentario a nostre spese. È come quell’8% che nelle scuole tedesche richiede ancora classi differenziate, mentre anche i turchi non ne hanno più bisogno.
Non ci riesce nelle cose piccole nè in quelle grosse. Non so se ci avete fatto caso: qui da noi, quando due signore si incontrano si piazzano a chiacchierare sulla porta del negozio. Inamovibili. Intralciano il passaggio agli altri. E se qualcuno sussurra: Per favore, mi fate passare?, si seccano: ma che vole questo? Sarà un tedesco… È maleducazione italiana: maleducazione da mancanza della capacità di mettersi al posto del prossimo, di immaginare le esigenze altrui. Posso assicurarvi che questo non accade in nessun altro luogo del mondo, Africa compresa (forse in Colombia…). Altro fatto. In tutti i Paesi civili del mondo, ormai, si è preso atto di questo ricorrente fenomeno: coloro che prendono i treni, per lo più, partono con grosse e spesso pesanti valigie, ancorchè munite di ruote. Per questo motivo, le banchine ferroviarie delle stazioni estere sono da almeno mezzo secolo sopraelevate, in modo che gli sportelli si aprano al livello dei piedi del viaggiatore. Dappertutto sul pianeta, salvo in Italia. Solo da noi i pubblici poteri continuano a pretendere che fragili vecchiette con bagagli, malati con valigie, mamme incinte con carrozzini si inerpichino sui tre scalini retrattili di quando ancora i treni erano della seconda guerra mondiale. Nè Roma nè Milano hanno ancora preso atto che le pesanti valigie, oggi, sono munite di ruotine, e che può essere cortese pavimentare stazioni, marciapiedi vicini alle stazioni e banchine metropolitane con materiali scorrevoli, e se possibile evitare le rappezzature d’asfalto da quarto mondo. Anche qui, da una vita (la mia) non ho visto alcun progresso, alcuna voglia di compiacere, venire incontro e di rendere la vita un po’ più facile a chi passa. È la dittatura dello Stupido.
1) La proclamazione della Casta togata arroccata sindacalmente a difesa: «Il GIP di Taranto ha applicato la legge», è semplicemente surreale, o forse fin troppo rivelatrice. In Italia, da sempre, i magistrati le leggi le «applicano» ai nemici; per gli amici, le interpretano. È la certezza del diritto all’italiana.

Ci si accusa di non accettare confronto


Parte di mia risposta ad un utente di questo blog che commenta il mio art. precedente  ” Parte da Twitter sciopero benzina dal 15 settembre ”  della quale ne faccio un nuovo post perchè serve per fare capire meglio il mio pensiero su pre e post elezioni

Inizi il tuo commento dicendo che accettare il confronto è civile e che io, di conseguenza, non sarei civile (non lo scrivi) avendo smesso di confrontarmi con te:
Penso anch’io che confrontarsi sia civile, ma come tutte le cose positive il confronto può essere anche negativo, inutile, logorrea pura quando per esempio ti trovi ad interagire con un gruppeto di 3/4 persone che ti hanno condiviso fino a un attimo fa, mentre l’attimo successivo si ritrovano a fare parte integrante e iperattiva(nonchè inconsapevole, almeno al momento)di un gruppo che – mentre pensavi facesse la tua stessa battaglia contro partitocrazia e quindi a favore di unico movimento che ha già dato grossa spallata a partitocrazia, il M5S – fa invece la lotta opposta, ovvero cerca di costituire uno dei mille partitini in più di cui non si sentiva davvero la mancanza, in “concorrenza” (naturalmente solo nei sogni dei fondatori), all’unico movimento dei cittadini degno di essere chiamato con questo nome, il M5S. Cioè chiede voti per sè e contro M5S!!!
Io non sarò civile, come giustamente mi insegni tu, ma non cambio bandiera da un attimo all’altro e se lo faccio come nella mia storia politica è avvenuto lo faccio per passare dal Pdl in cui sono finito a forza proveniendo da un partito con una storia come quella della defunta An, a un vero movimento fatto da cittadini e non per passare a un qualcosa conosciuto ieri, conosciuto su twitter, di cui non conosco nè il fondatore (intendo la sua storia) a parte che è un commerciante, nè il suo interesse ultimo, nè il quartierino dell’alta Italia nel quale si candiderà per “sostituire” Pdl o Lega. Perchè queste erano le ambizioni confessatemi.
Ed è un po’ come se io, che comunque nella mia vita ho fatto qualcosina anche per la mia città a livello di cultura e di politica, seppur nel sottobosco dei municipi, siccome ho qualche centinaio di follower su TW dicessi, va bene ragazzi, da domani metto su un partito e voi da ora fate propaganda per questo gruppo.
Ma quelli mi manderebbero giustamente a cagare, se io fossi così pazzo e ingenuo da farlo.
Converrai con me che ho conosciuto solo tre/quattro persone di quel movimentino su TW, e di quelle persone non posso avere un’ottima opinione avendole viste fare un voltafaccia da un momento all’altro senza saper che quello che stavano facendo era un voltafaccia, dal quale io mi sono tirato fuori, perchè evidentemente i discorsi che si facevano e che erano condivisi da tutti noi erano soltanto delle lunghe logorree senza alcun significato, per voi, mentre per me lo avevano un significato, ed anche molto importante.
Di giocare a fare la guerra coi sassi ho smesso da almeno 50 anni.
Tu e i tuoi amici siete liberissimi di fare quello che volete e di crederci pure, sempre che capiate quello che vi dite perchè, come ripeto, la mia breve esperienza con voi, mi dice che no, non è così.
Per non parlare delle catene di saluti con la quale cercate di gettare la rete su alcuni utenti Twitter “Ciao Tizio, Caio, Sempronio, Pinco, Pallino, etc etc etc..”
Per non parlare di come vi inserite nelle discussioni degli altri, tu per esempio, di punto in bianco e come i cavoli a merenda: “Io fino a quando non ho conosciuto(ieri -ndr-) il tale gruppo non sapevo per chi votare”. Vedi E*****4, questo lo puoi fare con i tanti sempliciotti che ci sono su TW, ma non lo puoi fare con me!
Perchè io nella mia vita ho anche venduto polizze vita porta a porta ed ero un ottimo venditore, riconosco le tecniche del porta a porta e riconosco anche i venditori scarsi e gli dico subito di non perdere del tempo con me, che vadano altrove..
Come vedi i punti di vista su cosa significhi civiltà possono essere diversi e anche ribaltabili.
Con la stessa stima di quando ti ho bannato su Twitter, Gaetano.

P.S.
Ma siccome non faccio guerre, se non quella ai maleducati, ai prepotenti e ai deficienti da quando sono nato, ti dico: Dimmi che avete smesso di tentare di raccattare voti ai vostri parenti, approfittando del malcontento comune, tentando di toglierli all’unica lotta seria che è possibile fare. Dimmi che le vostre ambizioni le mettete da parte e che le ritirerete fuori quando saremo riusciti a riorganizzare la democrazia, dopo una, forse due spallate (tornate elettorali) che devono ancora servire per disinfestare il Palazzo.
Allora vi dirò, ben vengano altri movimenti e movimentini per costruire una nuova democrazia. Ognuno con le sue idee.
Ma solo dopo, se no continuiamo a farci cacare sulla testa non solo dai piccioni, ma anche dalla partitocrazia ladrona che continua a succhiare il sangue approfittando delle divisioni e dei mille partitini italiani.
Perchè se ci stanno riducendo alla schiavitù è colpa nostra che vogliamo essere ognuno a capo di un proprio partito di merda.
Saluti.

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IL CRONISTA

Altri articoli…

La luce in fondo al tunnel

Agli inizi di agosto, il ministro Elsa Fornero lo aveva preannunciato: “Sicuramente l’autunno non sarà facile, questa crisi è molto pesante e mette a rischio il futuro industriale del nostro Paese”. Nonostante poi il titolare del dicastero del Welfare, in tandem con il ministro dello Sviluppo Corrado Passera, si sia preoccupato di correggere il tiro, affermando che “la crisi è ormai alle spalle” e che “il governo ha risanato il paese, ora tocca alle imprese investire”, la sostanza non cambia. Il pronostico Fornero è stato quantomai azzeccato. Perché basta vedere i numeri dei tavoli di crisi aziendale aperti al ministero dello Sviluppo economico per comprendere come la situazione italiana, in tema di occupazione, sia tutt’altro che rosea. Alcoa, avviato lo stop degli impianti. L’ira degli operai Sono circa 150 infatti le vertenze aperte che coinvolgono circa 180mila lavoratori e oltre 30.000 esuberi. Numeri da capogiro, forniti dai sindacati che hanno rielaborato dati del ministero. Una situazione definita come la più difficile nell’ultimo ventennio. Per non parlare poi di altre vertenze, con conseguente rischio di perdita del posto di lavoro, che non arrivano nemmeno al ministero dello sviluppo economico, per esempio quelle delle piccole aziende tessili. Entrando nel dettaglio delle questioni da risolvere, oltre ai casi più eclatanti (come Carbosulcis e Alcoa), ci sono decine di crisi insolute.
In Sardegna, l’Euroallumina ha chiuso. Su 400 dipendenti, il 20% è impegnato nella manutenzione dell’impianto mentre gli altri sono in cassa integrazione. Il nodo resta quello dei costi energetici. L’azienda Fincantieri ha circa 1.300 esuberi ma i livelli di cassa integrazione straordinaria al momento – come spiegato dal segretario generale della Uilm, Rocco Palombella – sono più che doppi rispetto a questa cifra. Nel settore dell’acciaieria, Lucchini ha chiuso ad agosto l’altoforno di Piombino per carenza di ordini. E così, per i 1.943 lavoratori sono stati adottati contratti di solidarietà. Per quanto riguarda Merloni, la vertenza resta aperta dopo la cessione di tre stabilimenti all’imprenditore della Qs Group con l’impegno di riassumere 700 lavoratori (ma l’azienda ne conta 3.500). Permane problematica anche la situazione dell’Electrolux, con circa 600 esuberi. Esuberi anche per l’Indesit dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento di None che produceva lavastoviglie: qui i posti a rischio sono 360. Nel settore automobilistico, alla Fiat di Termini Imerese è incerto il futuro di 1.300 lavoratori dello stabilimento siciliano, chiuso lo scorso dicembre. Incertezza anche per i lavoratori dell’Iribus in cassa integrazione.
La lista dei tavoli aperti è lunga. La Natuzzi, azienda produttrice di salotti, è in crisi e ha chiesto la cassa integrazione per 1.300 dipendenti. Grave la situazione nel settore tessile dove oltre alle vertenze più significative (Omsa e Miroglio), ci sono decine di piccole aziende di conto terzisti che stanno chiudendo con diverse migliaia di lavoratori, soprattutto donne, che perdono il posto. La Cisl ha inoltre segnalato che uno dei settori più sofferenti è quello delle costruzioni a causa del blocco degli investimenti pubblici, della crisi e dell’aumento dei costo dei mutui. Per l’occupazione si è registrato un calo del 5,1% tendenziale nel secondo trimestre 2012 con un picco del 10,1% al Sud. Nell’elenco delle vertenze irrisolte non può mancare poi Windjet, l’azienda che ha aperto la procedura di mobilità a metà 2012. A giugno è stato firmato un accordo al Ministero del lavoro per 2 anni di cigs a zero ore per tutti i lavoratori. Rimanendo nel settore dei trasporti, Meridiana Fly ha aperto la procedura di mobilità da inizio 2012 e da giugno scorso 850 lavoratori sono in cigs per 7 anni. Infine, crisi nera anche nel turismo. Al ministero dello Sviluppo economico sono aperti tavoli per la Valtur e per l’Alpitour.

Le multe della Ue

L’Europa matrigna ci bersaglia con accuse di infrazioni di tutti i generi su fogne, galline ovaiole, numero di giocatori nella pallanuoto, sacchetti di plastica e ascensori. La Commissione Ue, presieduta da Josè Manuel Barroso, ci imputa, a oggi, ben 125 procedure di infrazione ancora aperte. Quelle per violazione delle norme comunitarie sono 81 e 44 per il mancato recepimento delle direttive di Bruxelles nei termini previsti. La lista è consultabile sul sito del Dipartimento per le politiche comunitarie della presidenza del Consiglio. In questi tempi di tagli, conti virtuosi e sobrietà gli addetti ai lavori garantiscono che per 37 infrazioni l’Italia si è già messa in regola. Ne rimangono una novantina comprese 6 già arrivate a sentenza e 8 ricorsi contro l’Italia alla Corte di giustizia europea.
Nessuno sembra sapere quante multe abbiamo pagato fino a oggi per le infrazioni. Alcune stime, che girano in rete, parlano di 3,5 miliardi di euro. L’unico dato certo è che la multa minima stabilita per l’Italia, in caso di condanna, è di 9.920.000 euro. La penalità di mora può oscillare dai 22.000 ai 700.000 euro al giorno.L’ultima infrazione imputata all’Italia è la 2012-4096 «sull’impatto ambientale dell’aeroporto di Malpensa» per violazione del diritto europeo. Sempre quest’anno Bruxelles ci accusa di «non corretto recepimento» della direttiva «relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni». Se fosse vero sarebbe grave, ma subito dopo i burocrati comunitari ci accusano di non rispettare le condizioni per la «coltura di Oryza sativa». Solo gli esperti sanno che è una delle piante del riso.Non abbiamo recepito la direttiva «sul recupero di vapori di benzina durante il rifornimento dei veicoli a motore nelle stazioni di servizio» e anche «l’equipaggiamento marittimo» italiano lascia a desiderare. L’infrazione fa il paio con un’altra del 2011 sulle «norme di sicurezza per le navi da passeggeri». Dopo la tragedia della Costa forse a Bruxelles hanno ragione.
Il Grande fratello mette il naso pure nella «limitazione da parte della Federazione Italiana Nuoto del numero di giocatori di pallanuoto cittadini dell’Ue». Per non parlare della violazione del diritto comunitario dello scorso anno sulla «cattiva applicazione della direttiva 95/16/CE» per «gli ascensori». Pure l’infrazione sulle «condizioni minime per la protezione delle galline ovaiole» non è male. A Bruxelles sono molto attenti «alla conservazione degli uccelli selvatici» e nel 2005 ci avevano messo sotto tiro per la protezione delle balene e dei delfini. Sulla caccia ci siamo beccati tre procedure d’infrazione come Italia, Regione Sardegna e Veneto. Più seria e attuale la violazione «sull’affidamento dei servizi di intercettazione telefonica». Per la giustizia l’Italia ha già subito una sentenza della Corte europea per il al mancato «risarcimento dei danni e responsabilità civile dei magistrati». La certificazione del bilinguismo a Bolzano per l’accesso al pubblico impiego è in fase di ricorso presso la Corte di Giustizia. Uno delle poche infrazioni imputabili alla Farnesina riguarda «l’accordo Italia – Cina in materia di esenzione del visto per passaporti diplomatici».
Siamo già al parere motivato, ovvero l’ultimo passo prima della causa, per la legge Gasparri sulle frequenze tv. Gran parte delle infrazioni riguardano l’ambiente dal gas serra «all’emergenza rifiuti in Campania» fino all’impatto «della strada di scorrimento a 4 corsie: sezione via Eritreavia Borisasca» a Milano. Per i rifiuti campani lo scorso aprile rischiavamo una maxi multa di 20 milioni di euro. Nel 2010, sul mancato numero telefonico unico di emergenza, la Commissione ha chiesto una sanzione di 39.680 euro al giorno. Nel 1998 il Grande fratello di Bruxelles chiese per le nostre fogne non in regola la condanna ad una multa di 185.850 Ecu (equivalente all’euro). L’anno prima, assieme alla Germania siamo stati i primi paesi comunitari a beccarci una richiesta di multa per i rifiuti e la protezione radioattiva di 283.200 Ecu.