Se questo governo fosse una cosa seria…

…manderebbe l’ Esercito ed i blindati a presidiare Scampia ed altri quartieri degradati dalla Camorra a Napoli. Sospenderebbe le garanzie costituzionali, mandando in galera i componenti delle loro fazioni e dando il foglio di via ai parenti. Riprendendosi quelle parti del territorio oggi non più controllate dallo Stato Italiano.

Quando i numeri non contano…

L’Istat rivede al ribasso la stima sul Pil nel secondo trimestre 2012, che così segna il livello tendenziale più basso da fine 2009. Nel periodo aprile-giugno, riferisce l’Istituto di statistica, il prodotto interno lordo espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, e del 2,6% rispetto al secondo trimestre 2011. Le stime iniziali indicavano un -0,7% congiunturale e un -2,5% tendenziale. La variazione acquisita per il 2012 è quindi pari a -2,1 per cento.
AUMENTANO LE ESPORTAZIONI – Scendendo nel dettaglio, l’analisi evidenzia come rispetto al trimestre precedente i principali aggregati della domanda interna siano diminuiti dello 0,7% per i consumi finali nazionali e del 2,3% per gli investimenti fissi lordi. In calo anche le importazioni, che hanno registrato un -0,4%, mentre le esportazioni sono aumentate dello 0,2%.
CROLLO DEI CONSUMI FAMILIARI – I settori di attività più penalizzati risultano essere l’agricoltura (-1,9%) e l’industria (-1,6%), seguite da un calo nei servizi dello -0,5%. Aumenta la spesa della pubblica amministrazione (+0,2%), mentre cala quella delle famiglie, – 1%. Il calo su base tendenziale è -3,5% e si registra una flessione del 10,1% per gli acquisti di beni durevoli, del 3,5% per quelli di beni non durevoli e dell’1,1% per gli acquisti di servizi. Gl investimenti fissi lordi hanno segnato nel complesso un calo del 9,5%. In particolare si registrano flessioni tendenziali del 10,4% della spesa in macchinari e altri prodotti, del 22,4% degli investimenti in mezzi di trasporto e del 6,3% degli investimenti in costruzioni.
ITALIA DIETRO USA, GIAPPONE ED EUROZONA – Con questo valore, stima l’Istat, l’Italia si colloca dietro a tutte le grandi economie del pianeta: il Pil degli Stati Uniti nel secondo trimestre, in termini congiunturali, è aumentato dello 0,4%; in Germania dello 0,3%; è rimasto stazionario in Francia. In Gran Bretagna, invece, è diminuito dello 0,5%. In termini tendenziali, invece, si sono registrati incrementi del 3,6% in Giappone, del 2,3% negli Stati Uniti, dell’1,0% in Germania e dello 0,3% in Francia (nel Regno Unito il Pil è invece diminuito dello 0,5%). Complessivamente l’area Euro ha registrato un calo dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% in confronto allo stesso trimestre del 2011.

Bersani, il governo e gli stati uniti d’europa…

«Siamo un partito senza padroni». E ancora: «Tocca agli italiani decidere chi governerà». Pier Luigi Bersani vuole così definire l’indipenza del Pd nel suo discorso conclusivo nella festa del Partito Democratico a Reggio Emilia e indicare la strada futura del partito. E chiarire anche la sua posizione di fronte alla possibilità, ventilata in questi giorni, di un secondo governo Monti. «Il Pd è pronto a governare l’Italia, conosciamo le nostre responsabilità, senza sbandierare favole e miracoli: siamo contro i venditori di fumo che porteranno l’italia alla catastrofe». Una dichiarazione di guerra contro gli avversari politici e un vademecum per il partito, un monito a restare unito e guardare in grande, «lavoriamo per gli Stati Uniti d’Europa», «non c’è destino fuori dall’Europa», ha detto Bersani.
FUTURO – Appoggio a Monti, ma anche indipendenza di pensiero e vedute: «La nostra parola verso il governo Monti è stata, è e sarà: lealtà. Una parola che dice l’onestà del sostegno e dice anche della franchezza delle nostre idee e delle nostre posizioni, in quel che ci piace e non ci piace, in quel che faremmo o faremo diversamente», ha spiegato il segretario del Pd nel suo intervento a Reggio Emilia che ha strizzato l’occhi al capo dello Stato, «Ci sarà un confronto aspro e incerto nei prossimi mesi», dice riferendosi alla competizione elettorale, «ma ce la faremo se guardiamo a un uomo integro che è Giorgio Napolitano».
FINANZA – Nel programma elettorale abbozzato a reggio Emilia anche un occhio alla finanza. Servono «interventi per la regolazione della finanza, che deve pagare un po’ di quel che ha provocato, non deve più avere licenza di uccidere, deve mettersi a servizio e non a comando delle attività economiche e produttive».
GAY – Spallata alla collega Rosy Bindi, presidente del Pd in merito alle unioni omosessuali: «Non c’è ragione che si neghi agli omosessuali italiani il diritto all’unione civile o ad una legge contro l’omofobia».
TERREMOTATI – Una lunga parte del discorso è stata dedicata a Reggio Emilia e alle zone colpite dal terremoto: «Da ottobre nei comuni del terremoto si tornerà a scuola: l’Emilia colpita tornerà come era prima. Risorgerà e lo faremo con rigore, serietà e sarà un lavoro fatto in casa senza poteri lontani, con i poteri democratici locali al comando», ha concluso il segretario del Pd.

L’offensiva dei compagni oligarchi

Cernobbio e Chianciano sono le due
tappe con le quali parte l’offensiva degli oligarchi.
Cernobbio è casa loro,
l’organizzazione è loro, i relatori sono loro, la platea … beh,
non sono convinto che la platea sia tutta loro, ma tra i presenti ci
sono sicuramente molti di loro.
Chianciano invece è quel che resta
delle feste dell’amicizia di democristiana memoria.
Già negli anni settanta erano uno
scimmiottamento con l’acqua santa dei festival dell’unità con cui
cercarono (anche con successo) di competere.
Oggi sono una via di mezzo tra le
vecchie feste di partito e le convention di stampo berlusconiano.
Del resto Casini di idee sue non ne ha
mai avute e anche adesso si dimostra pronto a rimasticare quelle
altrui: dal “partito dei moderati” di berlusconiana
memoria
, all’inserimento della parola “Italia” nel simbolo
di partito
, evidentemente dimentico che Berlusconi lo aveva già
anticipato di venti anni con Forza Italia.
Ma a parte coreografie, contorni e
comprimari, quello che emerge è la volontà di non considerare
quella che sarà la volontà popolare
.
Vogliono il bis di Monti.
Benissimo: eleggetelo, se ne siete
capaci
.
Vediamo quanti voti quei soloni capaci
di impartire lezioni a destra e a manca, spesso con il ditino
scalfariano alzato, riusciranno ad ottenere.
Ma non imbrogliate.
Se andate a chiedere i voti ai
“moderati”, non portateli poi ai comunisti.
Perchè la mia impressione è che
votare gli oligarchi stretti attorno a Casini e a Monti, oppure
votare i demagoghi comunisti stretti attorno a Bersani, Renzi o
Vendola, non vi sia alcuna differenza.
La differenza, per chi è di sinistra,
potrebbe farla Grillo che, infatti, è finito nel centro del mirino
come Di Pietro che, capita l’antifona, si è azzittito probabilmente
per tornare fra un po’ con più miti consigli.
Ma soprattutto, per chi è di Centro
Destra
, che è poi l’ambito cui guardo io e che mi interessa (in
fondo chiunque sia il leader a sinistra, per me non cambierebbe nulla
visto che mai e poi mai voterei per la sinistra
) la differenza
potrebbe farla un recupero dello spirito del 1994 e della solida
alleanza con la Lega e con una Destra
che, mondata dai finioti,
potrebbe vedere la riunificazione di tutte le anime disperse dalla
cancellazione dell’Msi prima e dalle capriole di Fini poi.
Non credo sia un caso che la stampa,
prona a Monti e a Draghi, abbia coperto la convention democratica con
servizi di gran lunga più accurati e lunghi di quanto non abbia
fatto con quella Repubblicana.
Non è un caso che l’attuale inquilino
della Casa Bianca (si spera ancora per pochi mesi) abbia espresso
pieno appoggio a Draghi (e a Monti) in una unione di intenti che
rappresenta la più cupa espressione dell’oligarchia mondiale.
E tra gli oligarchi e i comunisti c’è
poca differenza
.
Gli uni e gli altri calpestano
abitualmente la volontà popolare.
Gli uni e gli altri intendono limitare
la libertà individuale per ampliare l’invadenza dello stato e della
burocrazia.
Gli uni e gli altri hanno ormai
svenduto
ogni concetto di Sovranità, Indipendenza e Dignità
Nazionale.
Gli uni e gli altri fanno della
tassazione
esorbitante, lo strumento principale del controllo sul
Popolo.
La differenza sarà nel fatto che agli
oligarchi non importa un fico secco dei Valori morali
sui quali si
fonda una nazione, perchè più questi sono solidi, più il Popolo è
in grado di reagire alle prevaricazioni internazionaliste.
I comunisti invece, abbandonata ogni
velleità economica, puntano proprio a cavalcare tutte le ipotesi più
disgreganti
per poter continuare ad avere una ragione di vita.
Così, anche sui temi etici e
sensibili, oligarchi e comunisti vanno a braccetto avendo interessi
coincidenti
.
Votare Casini, Fornero, Bersani, Renzi,
Passera, Vendola, Monti, non fa alcuna differenza per uno di sinistra
essendo quei personaggi intercambiabili con le loro tasse e le loro
leggi sulle questioni etiche.
Votare il Centro Destra che sarà e
come comunque sarà in rapporto alla legge elettorale che sarà
applicata, farà invece molta differenza per quegli Italiani che
vogliono restare liberi e che ancora cercano di restaurare le
fondamenta morali
del vivere civile, sulle quali costruire una
Nazione che abbia ancora la dignità di tornare ad essere
Indipendente e Sovrana
.




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Indottrinamenti di regime

… forse io vivo su marte perchè sento che tanta, tantissima gente (di colore politico diverso dal mio o senza colore politico) di questo governo non ne può proprio più nonostante che i politici abbiano deciso di fare buon viso a cattivo gioco tradendo i propri elettorati. Chiaramente però, siamo ormai in regime totalitario e non si può raccontarne il contrario. Poi, Mannheimer è una fonte certa… come no. E il tizio in questione è solo l’ultimo dei coglioni che fanno parte della schiera dei leccazampe di governo (attuale).
Un Monti dopo Monti? Molti lo auspicano. Anzi, al Workshop Ambrosetti in corso a Cernobbio la larga maggioranza degli imprenditori presenti lo ha richiesto fortemente. La natura del governo che si formerà dopo le elezioni è ormai un tema centrale della campagna elettorale, che è di fatto iniziata. Tutte le forze politiche in campo – e anche quelle che si apprestano a entrarvi – stanno valutando le alleanze e, al tempo stesso, impostando le strategie di comunicazione ritenute più efficaci e le tematiche su cui fare maggiormente leva.
Le proposte dei partiti e il giudizio degli elettori: I veri elementi discriminanti nelle proposte dei partiti saranno due, peraltro collegati tra loro: il grado di cesura verso il passato (per fronteggiare la concorrenza di Beppe Grillo da un lato e il pericolo rappresentato dall’astensione dall’altro) e, appunto, il livello di continuità e di supporto per l’«agenda Monti». Oltretutto, quest’ultimo è l’aspetto maggiormente sotto osservazione da parte dei vertici economici e finanziari del resto dell’Europa, che si interrogano sempre più di frequente sul dopo Monti, auspicando un proseguimento delle politiche (e forse anche dello stile) portato avanti dal Professore e temendo, invece, una «retromarcia» da parte dei vecchi partiti. Ma cosa pensano gli italiani di un Monti bis? Pur essendo talvolta critici verso l’esecutivo, sono molti gli elettori che guardano con favore a una politica di continuità. Tanto che al quesito se sia meglio, a seguito delle prossime consultazioni, un esecutivo «politico» o un nuovo governo tecnico, magari guidato proprio da Mario Monti, quasi quattro su dieci (il 37 per cento) dichiarano di preferire una riedizione della gestione «tecnica».
Le divisioni per età e orientamento politico: Si tratta di un orientamento particolarmente diffuso tra i giovani sotto i 35 anni e tra i laureati, fra i quali raggiunge quasi la metà del campione. È naturalmente comprensibile che una percentuale lievemente maggiore di intervistati (il 46 per cento) opti invece per un governo «politico», spinti dall’appartenenza o dalla simpatia per questo o per quel partito o dall’insoddisfazione per la politica di rigore (atteggiamento questo inevitabilmente sempre più diffuso). Questa predilezione per un governo politico è più frequente nelle regioni meridionali e varia ovviamente in relazione alla preferenze politiche. È infatti assai più diffusa nell’elettorato del Popolo della libertà, ove raggiunge il 68 per cento (ma anche qui il 27 per cento vuole un governo tecnico). Viceversa, il Partito democratico appare sostanzialmente spaccato in due tra le alternative proposte. Nell’Udc vi è, come era prevedibile, una maggioranza favorevole a un nuovo governo Monti.
Maggioranza trasversale per un elettore su tre: Nell’insieme è comunque significativo – e in qualche modo indice dell’avversità verso i partiti politici tradizionali – che così tanti arrivino ad auspicare la prosecuzione di fatto dell’esecutivo attuale. Questo orientamento è confermato anche dalle preferenze verso il tipo di maggioranza parlamentare che, nei desideri degli italiani, dovrebbe sostenere il futuro governo. Ancora una volta, molti optano per un esecutivo sostenuto dai soli partiti di centrosinistra (23 per cento) o di centrodestra (18 per cento). Ma una percentuale ancora maggiore di intervistati (32 per cento) dichiara di preferire una soluzione simile a quella attuale, vale a dire la «strana maggioranza» comprendente sia il Pd, sia il Pdl. Quest’ultima alternativa è indicata in particolare (36 per cento) dagli elettori che si dichiarano oggi indecisi su cosa votare (o, in certi casi, tentati dall’astensione): è a costoro, peraltro, che si deve anche il numero particolarmente alto di «non so» (28 per cento) rilevabile per questo quesito. Ma la «strana» maggioranza è auspicata anche dalla maggioranza relativa degli elettori dell’Udc e trova comunque un consenso significativo tra i votanti per il Pd (31 per cento) e il Pdl (24 per cento). Insomma, l’attuale soluzione di governo tecnico e la direzione impressa da Mario Monti sembrano persuadere un’area vasta di cittadini, tale da poter condizionare significativamente l’esito delle prossime consultazioni. L’opzione per un nuovo esecutivo composto di tecnici stimati in Europa, anziché di politici tradizionali, oltre a essere richiesto dalla leadership economica, è supportato da una quota consistente di elettorato.
Renato Mannheimer

Il Pensiero Verde 2012-09-09 00:22:00

Una Macroregione Nord perché rinasca dal basso uno Stato sussidiario.

Cari lettori di Tempi, mi auguro che la Macroregione Nord di cui si è iniziato a parlare nelle ultime settimane sia un tema destinato a prendere sempre più corpo nel dibattito pubblico. Di qui a fine mese saranno i presidenti di Lombardia, Veneto, Piemonte, e Friuli a discuterne pubblicamente. Ma bisogna nutrire la speranza che l’invito venga accettato anche dai presidenti di Liguria ed Emilia Romagna. Non è questione di divisione tra giunte del vecchio centrodestra e del vecchio centrosinistra. Vederla così significherebbe non cogliere il vero dato di fondo. E cioè che la proposta configura insieme sia l’occasione sia la necessità di trarre una sorta di bilancio di 18 anni alle nostre spalle, sul tema del federalismo, della sussidiarietà e dei rapporti tra Stato centrale e autonomie. So che in un prossimo numero di Tempi sarà approfondito proprio questo tema, quindi io qui mi limito solo ad anticipare alcune considerazioni. A mio giudizio, la Macroregione ha in sé la possibilità di offrire tre chances concomitanti.
È ovvio che sul bilancio dei 18 anni amministratori e cittadini tenderanno a dividersi a seconda della collocazione che ciascuno ha avuto rispetto a come il federalismo è stato affrontato nel mutamento del Titolo Quinto della Costituzione, nei provvedimenti di governo dedicati al tema, come nel concreto comportamento tenuto poi dai governi e dallo Stato centrale. La materia è disomogenea, visto che l’impegno programmatico che era prioritario per la Lega si è scontrato con annacquamenti nei testi alla ricerca di consensi troppo ampi – ad esempio per i costi standard sanitari –, e dall’altra parte lo Stato centrale con le sue manovre di rientro della finanza pubblica ha sempre finito per imporre una visione ferreamente centralista. Il primo punto dunque potrebbe rapidamente deludere se i partiti ripetessero il vecchio copione. Cosa del tutto diversa è se la Lega inizia a sviluppare concretamente la linea che Bobo Maroni per primo ha proposto all’assunzione della sua leadership. E cioè prendere atto che la lunga collaborazione Bossi-Berlusconi è di fatto finita col tramonto inglorioso dei due leader, e che occorre ricentrare le priorità mettendo la concretezza della questione Nord avanti, rispetto ai vecchi slogan secessionisti che hanno avuto un esito oggettivamente cattivo e contrario.

La seconda questione è quella centrale. Non si tratta di considerare la Macroregione Nord come un’idea “prendere o lasciare”, ma come un cantiere aperto. La sua essenziale importanza è quella di cogliere e rilanciare l’importanza rivestita ai fini nazionali dall’assecondamento invece che dall’ostacolo delle vocazioni produttive, di export, di innovazione e valore aggiunto che si annidano  nel Nord italiano. Quanto più gli amministratori attuali sapranno articolare questo nuovo orizzonte aprendolo alle lezioni, alle sofferenze e alle passioni che ribollono nel tessuto d’impresa e nella società del Nord tanto duramente colpiti dalla crisi, ma insieme capaci di una straordinaria tenuta, tanto più la proposta, i suoi meccanismi partecipativi per definirne le caratteristiche prima ancora di farla divenire una compiuta proposta, potrebbero rappresentare la vera risposta alla stereotipata rappresentazione delle vane lamentele di Regioni e Comuni del Nord a ogni manovra finanziaria. Può essere un orizzonte nuovo vero, su cui confrontare e mobilitare il meglio delle esperienze del mondo accademico, della rappresentanza d’impresa, della società civile. Da replicare al Sud, tale e quale ma con la diversa declinazione di un’economia da rendere autoportante rispetto ai guasti decennali rappresentati da trasferimenti pubblici improduttivi, oltre che assai gravosi.
C’è infine anche un terzo orizzonte. Che riguarda l’intero mondo della rappresentanza. Quella politica: ed è evidente che il vecchio centrodestra dovrebbe capirlo per primo, solo se cieco può illudersi che non incasserà al Nord una sconfitta storica destinata a renderlo comunque altro e diverso, tra poco. Ma riguarda anche il Pd, visto lo zero seguito che quella forza ha riservato negli ultimi anni a chi come Cacciari e Chiamparino proponeva una via di rappresentanza nordista. Ma riguarda poi anche la rappresentanza d’impresa: leggete il libro appena uscito di Antonio Costato (Round Trip, ndr), ex vicepresidente nazionale di Confindustria, per averne conferma. Pezzi interi di società civile sono maturi per abbracciare una prospettiva di riradicamento territoriale per dare risposte nazionali che lo Stato attuale non è più in grado di fare. Lo Stato attuale, inefficiente e predone, va smontato e ricostruito, rendendolo più snello e più sussidiario. O questa via la si costruisce dal basso, oppure l’alternativa è tra il default e un lungo e amaro declino. È uno dei dieci punti del manifesto che abbiamo lanciato come Fermare il Declino, e io ci credo davvero.



Leggi: Oscar Giannino: Macroregione del Nord, io ci credo | Tempi.it 

Il Pensiero Verde 2012-09-08 23:24:00

LA BANCA D’ITALIA CONFERMA IL GRANDE IMBROGLIO DELLO SPREAD.
Nell’odierna pubblicazione “Stime recenti dei premi per il rischio sovrano di alcuni paesi dell’area dell’euro”, la Banca d’Italia conferma quanto già detto dal governatore Ignazio Visco nell’intervista al direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, l’8 luglio 2012; quanto emerso dalla più recente letteratura economica (vedasi, fra tutti, “Self-Fulfilling Crises in the Eurozone” di Paul De Grauwe e Yuemei Ji, maggio 2012); e quanto andiamo denunciando già da alcuni mesi.
Sulla base dell’andamento dei fondamentali fiscali e macroeconomici, il premio per il rischio sui titoli decennali del debito pubblico italiano dovrebbe attestarsi, in termini di differenziale di rendimento rispetto al Bund tedesco, intorno a 200 punti base.
Finalmente la verità viene a galla: lo spread a 553 punti il 9 novembre 2011 è stato un grande imbroglio, così come un grande imbroglio è stato lo spread a 536 il 24 luglio 2012. Presidente del Consiglio Berlusconi a novembre, presidente del Consiglio Monti a luglio. Se il merito di credito dell’Italia vale 200 punti base oggi, tanto valeva anche 10 mesi fa, indipendentemente dal governo in carica. Come volevasi dimostrare.

Dittatura

Messaggio chiaro anche a chi, in Italia, dice no a questa Europa: Lega Nord, sinistra radicale, Movimento 5 Stelle. Un vertice a Roma per contrastare i populismi che “possono portare alla disintegrazione dell’Unione Europea”. La proposta porta la firma di Mario Monti, che l’ha presentata nel faccia a faccia con il presidente del consiglio Ue Herman Van Rompuy, che avrebbe già dato il suo assenso ad anticipare la data, inizialmente prevista per il 2014. La riunione dei capi di Stato e di governo si svolgerebbe in un luogo altamente simbolico: sempre a Roma, infatti, furono firmati nel marzo 1957 i Trattati che istituirono la Comunità economica europea, primo nucleo dell’attuale Ue.
Derive populiste – Monti ha spiegato che, durante il colloquio con Van Rompuy a margine del forum Ambrosetti di Cernobbio, “abbiamo avuto uno scambio interessante su un tema che sentiamo molto entrambi. C’è il rischio – ha aggiunto il premier – che all’interno dell’Unione Europea, mentre la costruzione dell’Europa si perfeziona, le difficoltà dell’Eurozona facciano emergere una grande, crescente, pericolosa sensibilità nelle opinioni pubbliche dei vari paesi con tendenze all’antagonismo”. Secondo il premier, la “contrapposizione tra Paesi del Nord e del Sud dell’Europa” fa “riemergere vecchi stereotipi e tensioni: è paradossale e triste che mentre si sperava di completare l’integrazione europea si verifichi un pericoloso fenomeno opposto che mira alla disintegrazione dell’Europa. E questo – continua il premier – avviene in quasi tutti i Paesi”. Messaggio all’estero (a chi critica le regioni del Sud, le più deboli economicamente del lotto) ma soprattutto all’Italia, che da un lato vede la Lega attivissima sul federalismo (che conduce, per esempio, all’idea di una macroregione del Nord divisa dal resto del Paese, idea che piace anche al governatore lombardo Formigoni) e dall’altro movimenti racicali, dall’estrema sinistra all’estrema destra, passando però anche dai 5 Stelle di Grillo, decisamente critici se non in aperto conflitto con il piano di integrazione europea.

Tunisini e algerini… profughi senza guerra

… mentre in spagna hanno messo l’esercito armato di vedetta per fermare gli sbarchi. Noi li andiamo a prendere direttamente sul posto dopo le loro telefonate.

Arrivano altri migranti in Sicilia: tunisini a Trapani, algerini ad Agrigento. Fermati 6 maghrebini su una barca in vetroresina di 4 metri. Altri 20 migranti bloccati a Palma di Montechiaro


PALERMO – Ancora sbarchi in Sicilia dopo la tragedia di Lampedusa di ieri, dove sono stati portati in salvo 56 migranti ma 79 sono dati per dispersi. Oggi 8 settembre, sei migranti di origine tunisina, tutti uomini e maggiorenni, sono stati intercettati nottetempo nella zona di Capo Feto, a Mazara del Vallo, da militari della sezione navale della Guardia di Finanza. I tunisini erano su un’imbarcazione in vetroresina lunga quattro metri. Sul posto, per effettuare ulteriori ricerche di eventuali altri migranti, sono intervenuti anche gli uomini della Capitaneria di porto. Al momento sono in corso da parte della Polizia, in Commissariato, a Mazara del Vallo, le operazioni di identificazione dei maghrebini che saranno momentaneamente trasferiti in un centro di accoglienza a Marsala. Nella stessa giornata diciassette migranti, che hanno dichiarato di essere algerini, sono stati bloccati, dalla polizia, nel centro urbano di Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, dove erano in attesa – seduti sul marciapiede – di prendere un autobus per Palermo. Altri tre sono stati invece fermati mentre si aggiravano per le vie del centro. Tutti hanno raccontato di essere stati lasciati sulla spiaggia da una imbarcazione che ha poi ripreso il largo.

Confermo, il Correttore di Bozze è morto: altra perla !

Insomma, passano i giorni, ma sembra che i giornalisti facciano apposta per farsi segnalare da me per le loro perle quotidiane. Oggi, mentre cercavo il risultato della Nazionale Rumena di calcio valido per le qualificazioni mondiali, sulla Gazzetta ho trovato:
Estonia-Romania 0-2
La superiorità della Romania è netta (10 tiri in porta a 1), ma i balcanici riescono a passare in vantaggio solo al 10′ della ripresa. Il gol è dell’ex Udinese Gabriel Torje, raddoppiato poi dall’attaccante dello Schalke 04 Ciprian Marica alla mezz’ora.“. Balcanici ???? Ma è notoriamente il confine meridionale della Romania, attraverso il Danubio, a porre fine alla Penisola Balcanica. Balcanici sono i Serbi, i Bulgari, i Macedoni, i Montenegrini, gli Albanesi. Ci sarebbe da opinare su Grecia, Croazia e Slovenia, se vogliamo. Ma la Romania non è un paese Balcanico, se mai Carpatico.
Insomma, chi ha ucciso questo povero Correttore di Bozze ?