I provvedimenti del governo monti

I provvedimenti del governo Monti di Paolo Franceschetti
[…] Spulciando qua e là per le gazzette ufficiali poi troviamo ulteriori finanziamenti quali (per l’elenco mi avvalgo di alcuni miei precedenti articoli e di un recente articolo apparso su repubblica), oltre che di documenti ufficiali del parlamento europeo:
– contributi allo sviluppo del cinema in Burkina Fasu, in Angola, Mauritania, Mauritius;
– 1 milione di euro per incentivare la pesca in kiribati
– (somma imprecisata) per il finanziamento della più grande scultura del mondo in Antartide.
– contributi per sviluppare la cucina solidale (che non si sa cosa sia, ma puzza comunque di presa per il culo) in Burkina Fasu, Maldive, Sudan, Gabon, Micornesia, Isole Cook.
– 600mila euro per la sensibilizzazione dei diritti sessuali e riproduttivi nel Burundi;
– 2,6 milioni di euro per finanziare le inziative a favore dei disabili in Turchia.
– Per frequentare un corso di russo e cinese si può ottenere un credito da 1800 euro,
– in Sicilia sono stati spesi 150mila euro per pagare un consulente chiamato a coordinare un progetto che tuteli la Zerkova, una specie diffusa sui monti Iblei.
– 28,4 euro per alveare a chi fa un allevamento di api in Andalusia,
– fino a 700mila euro per la coltivazione di noci in Polonia,
– 110mila euro per studiare l’attuazione della direttiva sugli zoo in Europa.
– 219 milioni di euro (219.000.000 di euro) di finanziamenti per sviluppare la ristorazione, lo sport, la cultura in Groenlandia.
– 75 milioni di euro per il finanziamento di spedizioni al polo nord.
– 18 milioni di euro per finanziare ricerche in Antartide (questo provvedimento è del Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, ed è italiano, non europeo);
– 30 milioni di euro per finanziare la ricerca di nuove specie di fitoplancton da poter utilizzare per produrre biocarburanti;
– 2 milioni di euro per diffondere la cucina siciliana in Perù.
– 1000 milioni di euro per sviluppare i rapporti tra amministrazioni e cittadini di vari stati: Antigua e Barbuda, Barbados, Benin, Bhutan, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Capo Verde, Comore, Costa Rica, Fiji, Filippine, Gabon, Gambia, Ghana, Giamaica, Gibouti, Grenada, Guatemala, Guinea, Guinea Equatoriale, Guinea-Bissau, Guyana, Haiti, Honduras, India, Indonesia, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Mauritius, Isole Salomone, Kiribati, Niue, Palau, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts and Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e le Grenadine, Samoa, Sao Tome e Principe, Swaziland, Togo, Tonga, Trinidad e Tobago, Tuvalu, Vanuatu, Samoa occidentale. [Continua qui]

I soldi degli italiani

Leggendo questo assurdo resoconto di un manipolo di “fanatici dell’integrazione”, scopriamo che i sedicenti profughi, per stessa ammissione dei loro sponsors, non otterranno lo status di rifugiati, perchè non ve ne sono le condizioni, ovvero, tradotto in Italiano, non sono Libici ma provengono da paesi non in guerra e dove non sono perseguitati. In breve: sono clandestini. Il problema è che per giungere a questa conclusione ci sono voluti, e forse non basterà, oltre quindici mesi. Tenendo conto che ognuno di questi sfaticati che passa le giornate al Ritz (e questi xenofili sgallettati si chiedono anche, come mai non partecipano alle iniziativa messe in campo dai volontari e rimangono quasi esclusivamente all’interno dell’hotel, sono serviti e riveriti a gratis..) ci costa 45€, basta fare i conti per arrivare alla vergognosa cifra di circa 1 miliardo di Euro.
Questi soldi vengono esattamente dall’aumento delle accise sulla benzina, deciso per la fasulla e criminale, oltreché indotta, “emergenza profughi”. E questi soldi potevano ad esempio essere utilizzati per aumentare le pensioni minime di 150€ al mese, a ben 500mila pensionati ultraottantenni. Invece vanno a Nigeriani, Ghanesi e altri giovani Africani. Ah, dimenticavo: vanno anche ai proprietari degli hotel e alle associazioni che gestiscono “l’emergenza”. Vero ministro Riccardi? C’è qualche magistrato in Italia, che ha voglia di indagare su questo sperpero di denaro? Che ha voglia di dirci perché un ministro gestisca al tempo stesso un’associazione pseudo-caritatevole e il flusso di individui che ne determinano gli incassi?
L’accoglienza dei profughi all’hotel Ritz di Banchette è stato, in pratica, un fallimento dell’integrazione. E’ questo il succo della conferenza stampa che i volontari che lavorano con l’ottantina di persone ospitate nell’ex albergo banchettese (il gruppo informale di Quellidelritz) hanno tenuto ieri in Comune a Banchette, presenti il Sindaco Maurizio Cieol e l’assessore eporediese alla solidarietà Paolo Dallan. Per Giorgio Berutti, che ha assunto il ruolo di portavoce del gruppo, pur con tutti gli sforzi fatti dai volontari, non si hanno reali segni di integrazione di queste persone con le comunità locali. Pochissimi parlano italiano, nonostante i corsi di lingua, pochi partecipano alle iniziativa messe in campo dai volontari, molti rimangono quasi esclusivamente all’interno dell’hotel e alcuni hanno anche iniziato ad “arrangiarsi”. Una situazione che rischia di arrivare a un punto di “esplosione”, visto che questi “profughi” difficilmente otterranno lo status di rifugiati, perchè non ve ne sono le condizioni secondo la legislazione attuale, e il forte rischio e che vadano a ingrossare le fila dei clandestini. «E’ gente scappata dalla guerra in Libia – ha ricordato Berutti – e da quindici mesi sono in una situazione di attesa. Tutti hanno presentato domanda di rifugio, al momento solo una decina l’ha ottenuta. Altri hanno avuto un diniego e hanno presentato ricorso. Alla fine di dicembre, ricorsi a parte, dovrebbero tutti avere le risposte e al massimo un venti per cento sarà positiva. Gli altri avranno il foglio di via. Ma, anche volendo, come torneranno nei loro paesi d’origine, a nuoto?».
Basterebbe rispondere a tal Berutti che un volo low-cost sola “andata” costa meno di due giorni al Ritz. Un biglietto per uno, e addio. Ah, e di grazia, quanto prende il sig. Dallan di stipendio dai cittadini, per il suo presunto “lavoro” come “assessore alla solidarietà”? In Italia ci sono migliaia di Fiorito. A partire da Riccardi per arrivare fino ai tanti Dallan. Parassiti dei parassiti.

Lista nera per i cittadini italiani

Le associazioni dei consumatori insorgono: “Così si impedisce ai cittadini e alle imprese di attivare una fornitura energetica o cambiare venditore”. Un registro dove iscrivere chi non paga le bollette di luce e gas. Questa l’idea dell’Autorità per l’energia, contenuta in un documento approvato dalle Commissioni X di Camera e Senato, che servirebbe a tutela degli operatori che eviterebbero di fare nuovi contratti ai morosi. La lista nera, però non piace alle associazioni dei consumatori. Il sistema ed i suoi contenuti in un mercato che ad oggi registra forti criticità e contenziosi tra le aziende ed i clienti finali, tuonano Assoutenti, Adiconsum, Adoc, Atroconsumo, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Mdc, Movimento consumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Unc “non possono essere in maniera più assoluta condivisi dalle associazioni dei consumatori” per “pratiche commerciali scorrette e servizi non richiesti” o “fatture emesse con dati di consumo stimati e non effettivi (principalmente nel settore power) che generano fatture con importi non corretti ed abnormi rispetto al consumo reale”. Il tutto in nome della “garanzia della privacy” e della “situazione economica contingente”. Se questo sistema dovesse essere introdotto, “tutti cittadini che per vari motivi non risultino aver pagato una bolletta, rischiano di finire nella banca dati dei cattivi pagatori, con tutte le conseguenze del caso come ad esempio l’impossibilità di attivare una nuova fornitura energetica o cambiare venditore. Lo stesso accadrebbe per le imprese”.

Facce di bronzo

Dal più celebre “pirla della settimana“, ogni tanto giornali, associazioni o anche singoli commentatori istituiscono con sarcasmo “premi” finalizzati a rimarcare il ridicolo di cui si coprono alcuni personaggi.
Avevo pensato anche io a qualcosa del genere e l’avrei denominato “la faccia di bronzo del mese“.
Il problema è che, solo in questa ultima settimana del mese, ho un elenco di almeno cinque papabili, quattro persone  singole e una categoria.
Come, infatti, sarebbe possibile lasciare fuori dalla classifica l’esimio premier Mario Monti, considerato il salvatore della patria, fedele esecutore degli ordini della governante tedesca e delle consorterie finanziarie internazionali e rapace rastrellatore dei redditi e dei risparmi degli Italiani ?
Le sue “luce alla fine del tunnel“, “il prossimo anno ci sarà la ripresa che già intravvedo“, “se mi chiamano sono pronto“, sono perle che qualsiasi premio “faccia di bronzo” non potrebbe ignorare.
E che dire dell’ex segretario comunista Piero Fassino che, interrogato sul suo “abbiamo una banca” nell’unico processo che sia stato incardinato in questi anni, ovviamente contro Il Giornale, per aver pubblicato delle intercettazioni (sulla scalata tentata da Unipol alla Bnl) si è presentato come una vittima di quei cattivoni capeggiati da Berlusconi che lo hanno danneggiato a 90 giorni dalle elezioni ?
Se non è bronzea quella faccia …
E il suo successore Pierluigi Bersani che si è scagliato, come anche Maramaldo seppe fare verso Francesco Ferrucci, contro il povero “er Batman” Fiorito, proclamando che nel suo partito queste cose non si fanno ?
Non si fanno ?
E Penati, già capo della sua stessa segreteria ? 
E Lusi ?
E Vendola, Errani, presidenti di regione indagati ai quali nessuno sta chiedendo le dimissioni presentate invece (sbagliando !) dalla Polverini non indagata ?
Ma chi, con grande sprezzo del ridicolo, continua ad affondare senza più riemergere è Gianfranco Fini che non ha mancato di porgere i suoi auguri per il compleanno del Premier legittimo eletto dagli Italiani nel 2008, Silvio Berlusconi, tacciandolo di essere un “corruttore“.
Noi stiamo ancora aspettando le dimissioni di Fini da presidente della camera promesse in un penoso discorso televisivo, qualora si fosse scoperto, come si è scoperto, che la casa pervenuta ad An in eredità è finita nelle mani del “cognato”.
E, infine, che dire di tutti quegli Italiani che a giugno 2011 andarono a votare, facendo passare i referendum contro il nucleare e la privatizzazione degli acquedotti e oggi si lamentano per i continui aumenti di gas e luce ?
Sarebbe da dire “chi è causa del suo mal pianga se stesso” e tutti gli aumenti che subiamo dovrebbero essere addebitati loro (tanto è facilissimo dagli elenchi elettorali individuare chi è andato a votare e chi è rimasto a casa tentando di salvare la sovranità energetica nazionale) eppure, dimentichi del loro comportamento, oggi osano anche lamentarsi degli aumenti.
Alla fine, con una lista così infinita e qualificata di pretendenti, ho rinunciato.
Del resto simili personaggi, per chi è in grado di ragionare con la propria testa e non con quella dei propagandisti del “politicamente corretto”, si ridicolizzano abbastanza da soli, appena aprono bocca o solo appaiono in pubblico.





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Comicismi

«Serve una grande lista civica nazionale, una grande lista per l’Italia che chiami a raccolta le energie sane del paese senza personalismi». Così si richiama alla proposta avanzata da Luca Cordero di Montezemolo sul Corriere della Sera il leader di Fli Gianfranco Fini alla convention «Mille per L’Italia» In platea, oltre ai mille esponenti della società civile, il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ed i dirigenti di Fli.
«NO ROTTAMAZIONI O DEMAGOGIA»- «Tocca a voi fare sentire la vostra voce – ha dettoFini – ed evitare così che il governo Monti sia una parentesi. Dovete continuare con impegno e rinnovato vigore nel vostro quotidiano lavoro, per rendere possibile alle urne la nascita dell’unica vera autentica novità politica in questo scenario: non nuovismo o rottamazione dell’esistente o facile demagogia, ma un incontro alla luce del sole e virtuoso tra una buona politica, che c’è anche all’interno dei partiti, e settori della società organizzata che la politica la fanno nel quotidiano».
«MONTI SIA SCELTA DEGLI ITALIANI» -Il presidente della Camera prosegue nel suo endorsement per il professore, spiegando che «ha ragione Mario Monti quando dice che la luce comincia a vedersi. Ma dipende anche dalle scelte degli italiani, è importante che Monti dica “se il popolo sovrano riterrà, sono disponibile a continuare”. Non è una scelta dei partiti ma di tutti italiani, che oggi spero dicano che non aveva sbagliato chi voleva chiudere una fase e aprirne un’altra».
CASINI: «PAZZO CHI PENSA MONTI SIA INCIDENTE» – Poi è intervenuto anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: «Chi pensa che Monti sia un incidente di percorso di cui bisogna disfarsi è fuori di senno. Il prestigio che ha ridato all’Italia è un importante e prezioso punto di riferimento non solo per oggi».
«HA RIDATO CREDIBILITA’ ALL’ITALIA» –  «Io – ha continuato – non sono un entusiasta di Monti, come mi dipingono, perché l’entusiasmo è degli sciocchi. Io semplicemente vedo come era stato ridotto il nostro Paese dopo una certa politica per vent’anni e come lui ha ridato credibilità all’Italia». Ed ha concluso: «Se si creerà un contenitore «che sta tra Pdl e Pd» ed è «alternativo al grillismo, io aderisco a questa lista».
ALFANO: «MONTI SI DEVE CANDIDARE» – Di avviso non proprio coincidente è invece Angelino Alfano, segretario del Pdl: «Se si vota la prossima primavera e se Monti non è candidato è difficile» ipotizzare un Monti Bis. Se l’attuale premier non scende in campo: «Tecnicamente sarebbe inspiegabile».

L’ennesimo parassita del quale non avevamo bisogno

Presidente Montezemolo, il premier Monti ha dato la sua disponibilità a restare a Palazzo Chigi anche dopo le elezioni. È una buona notizia per il Paese? E per lei cosa cambia? «È un’ottima notizia. La stagione delle riforme è appena iniziata. Mario Monti è riuscito a dare agli italiani l’idea che si possa voltare pagina, affrontando un momento drammatico della nostra storia. Adesso è necessario un passaggio elettorale per consolidare il lavoro svolto e andare oltre. Dobbiamo legittimare con il voto di milioni di italiani l’apertura di una stagione di ricostruzione nazionale, che sarà lunga e difficile».
Non crede sia arrivato per lei il tempo di dire una parola definitiva su quel che intende fare? «Il progetto a cui è sempre stata interessata Italia Futura è contribuire al rinnovamento della politica nelle persone, nelle idee e nelle proposte. Per questo è necessario costruire una grande forza popolare, riformatrice e autenticamente liberale, che nasca dall’incontro tra società civile e politica responsabile e si ponga l’obiettivo di dare consenso elettorale al percorso avviato da Monti. Personalmente intendo impegnarmi perché questo progetto abbia successo, senza rivendicare alcun ruolo o leadership. La mia speranza e quella di molti cittadini è che il premier voglia continuare a guidare la fase che si aprirà dopo le elezioni, insieme a tanti altri italiani che dovranno abbandonare le tribune, impegnandosi in prima persona, senza nulla chiedere in cambio in termini di ruoli o ricompense».
Non teme che l’operazione possa essere considerata debole fin dalle premesse? Nelle democrazie occidentali si mette in campo un partito o una lista con l’ambizione di guidare il Paese, non di sostenere un premier che alle elezioni non è neppure candidato. «Il Paese è a pezzi, il sistema produttivo sopravvive solo quando esporta, il disagio sociale enorme e il distacco tra politica, istituzioni e cittadini non ha precedenti. Ogni giorno scopriamo con sgomento nuovi scandali, ruberie e inaccettabili privilegi. Lo spettacolo che sta dando la politica è passato dal cinepanettone di cui parlavamo due anni fa a un horror di serie b. Stiamo vivendo una situazione esplosiva. È ora che il governo intervenga subito e con determinazione, e quindi per decreto, sui centri di spesa regionali. La prossima legislatura non potrà che essere costituente, è impossibile pensare di tornare alla conflittualità permanente della Seconda Repubblica. L’Italia non ha bisogno dell’ennesimo partito personale, grande o piccolo che sia, e Italia Futura non è mai stata interessata a esserlo. Serve un ampio movimento civico che si ponga l’obiettivo di dare rappresentanza ai milioni di italiani che si sono riconosciuti almeno in parte nel percorso di Monti, che non credono alla retorica populista antieuropea della destra o ai neostatalismi della sinistra. Milioni di italiani che in assenza di una vera novità non andranno a votare».
Quindi l’alleanza con il Pdl, di cui si parla e si scrive da settimane, non ci sarà? «Alleanza, no; del resto l’abbiamo sempre smentita. È opportuno invece dialogare con le persone responsabili che sono nel Pdl e guardano con preoccupazione al futuro di un partito che resta una realtà importante del mondo moderato.
Così come abbiamo ottimi rapporti con la parte più responsabile del Pd».
Ma il nuovo movimento dovrà pure fare alleanze. O no? «È mai possibile che i tanti milioni di italiani che non si riconoscono nel Pd o nel Pdl siano condannati a disperdere il loro voto in piccoli partiti, la cui massima aspirazione sembra essere quella di accordarsi con questo o con quello, invece di ritrovarsi in un unico grande soggetto che abbia l’ambizione di essere il primo partito? Serve un movimento che nasca dalla scelta comune di tante personalità e associazioni, provenienti da matrici ed esperienze diverse ma unite dalla convinzione che nessuno degli attuali partiti sia da solo in grado di rispondere alla crisi italiana. Oltre la destra e la sinistra di questa fallimentare Seconda Repubblica occorre dare finalmente un approdo agli elettori liberali, democratici e riformisti».
Lei elogia il governo del rigore. Ma di troppo rigore non si rischia di morire? Quale sono le sue proposte per la crescita? «La crescita è il grande tema della prossima legislatura. Con molta franchezza, è su questo tema che dall’attuale governo sono venute le maggiori delusioni. Si è data l’impressione di perdersi in mille rivoli e annunci mirabolanti, mentre occorreva una visione netta e pochi obiettivi chiari. Io penso che dobbiamo rimettere al centro lavoro, produzione e cultura: i tre pilastri su cui costruire il rilancio italiano e sui quali concentrare ogni euro disponibile. E l’unica via per trovarne è ripensare radicalmente il perimetro dello Stato. Agli italiani serve uno Stato più forte nei suoi compiti fondamentali ma meno pervasivo. Un solo esempio: non è possibile con una spesa pubblica gigantesca a otto anni dall’ultimo indulto, siamo di fronte a una nuova emergenza carceri. Non è pensabile che si costituisca ogni giorno un nuovo fondo per questa o quella categoria d’imprese, quando a migliaia chiudono per il peso insostenibile del fisco. Meno incentivi, meno tasse e soprattutto molte più dismissioni. Agli italiani sono stati richiesti sacrifici immani. Ora è lo Stato che deve fare la sua parte».
La collocazione naturale del nuovo movimento sembra essere il centro. Che è già presidiato da Casini, contro cui Italia Futura ha preso una posizione critica. Perché? È vero che c’entra qualcosa la presenza della Marcegaglia? «Non ho alcun pregiudizio nei confronti dell’Udc, di Casini che conosco da trent’anni, o di Emma Marcegaglia che è stata tra l’altro una mia vicepresidente in Confindustria per quattro anni. Anzi, ho apprezzato che l’Udc sia stato l’unico partito ad ammettere di aver bisogno della società civile, ed è positivo che Emma Marcegaglia si sia dichiarata disponibile a impegnarsi. Detto questo, esiste una questione che riguarda la credibilità oggettiva del progetto presentato a Chianciano. Non credo basti cambiare la cornice del simbolo, o reclutare due o tre figure dalla società civile o dal governo, per realizzare operazioni di vero rinnovamento. Se i partiti del centro hanno in testa qualcosa di diverso da una “Udc 2.0”, da un remake dello stesso film, e pensano invece a contenuti, idee e rinnovamento vero della classe dirigente, allora vale assolutamente la pena aprire un dialogo. Senza tatticismi o idiosincrasie, perché gli italiani non capirebbero operazioni all’insegna dello slogan “tutto cambi perché niente cambi”. Il tempo in cui si poteva essere per il rigore a Roma e per gli sprechi in Sicilia è finito».
Molti tra gli elettori delusi dai partiti guardano a Grillo. Che ne pensa? «È inevitabile che sia così. E io penso che ogni nuova forza che affronta il giudizio degli elettori abbia il diritto ad essere rispettata. D’altra parte i partiti non sono riusciti, neanche di fronte al totale discredito pubblico e a un’emergenza economica che costringe gli italiani a enormi sacrifici, a realizzare riforme di una qualche rilevanza. Ma le risposte non possono essere distruttive o populiste, perché il populismo è una delle cause della crisi italiana. Affrontare una profonda riforma dello Stato è il migliore antidoto».
Renzi che impressione le fa? «È un fatto nuovo, una bella dimostrazione di democrazia. È giusto che il sindaco di una grande città europea possa ambire a essere il leader di un partito. Non possiamo da un lato lamentarci dei professionisti della politica e dall’altro allarmarci se un giovane si fa avanti».
Della Valle, suo socio in Ntv e suo amico, ha usato un linguaggio molto duro verso Marchionne ed Elkann. Chi ha ragione? «Guardi, con la famiglia Agnelli ho da quarant’anni rapporti di stima e di affetto che attraversano le generazioni, da Gianni Agnelli a Leone Elkann, il figlio di John. Mi sono sempre sentito orgoglioso di far parte di una quadra. Quando la famiglia mi chiese di assumermi responsabilità, non mi sono tirato indietro. Le lascio immaginare la mia profonda amarezza di fronte alle parole di Diego, che non condivido nella sostanza e tanto meno nella forma, in rapporto a una polemica nei confronti della famiglia e di Sergio Marchionne che considero dannosa e sbagliata. Sono stato presidente della Fiat per sei anni, e posso ben dire che Marchionne ha salvato l’azienda».
Ma della Fiat che sarà? Manterrà gli stabilimenti e la “testa” in Italia? O rischia di diventare la sottomarca europea della Chrysler? «La Fiat opera in uno dei settori più difficili e competitivi del mondo, con un mercato europeo tornato indietro di trent’anni. Eppure ha confermato di voler rimanere in Italia. L’operazione Chrysler sarà fondamentale per il futuro di Fiat. E non dimentichiamoci mai che una grande azienda come Peugeot, e altre presenti in Europa, si trovano oggi in enormi difficoltà. La questione a cui dobbiamo dare una risposta è se l’Italia vuole continuare a essere un grande Paese industriale, con regole e condizioni da grande Paese industriale. Io sono sicuro di sì, e anche per questo ho investito in Ntv. Ma attenzione, Ntv è un’esperienza che se da un lato conferma che c’è grande potenziale di crescita, dall’altro mette in evidenza che fare impresa in Italia oggi è una missione quasi impossibile».
Perché dice questo? «Perché tra barriere alla concorrenza e insufficiente attenzione da parte del governo siamo l’unico Paese al mondo dove sembra che la politica faccia una cortesia a lasciar investire i privati. Per questo dico: dobbiamo favorire e premiare l’Italia che rema e che continua ad avere fiducia nelle proprie potenzialità, restituendo al lavoro e alla produzione il posto che meritano, anche nelle politiche fiscali. Lavoratori e imprese sono legati in maniera molto forte in questo momento storico. Con una tassazione sulle imprese che è vicina al 70%, con un costo dell’energia del 30% superiore alla media europea, con una burocrazia asfissiante, una produttività bassa, norme spesso assurde e liberalizzazioni insufficienti o continuamente rinviate, come possiamo pensare che gli imprenditori continuino ad investire e l’occupazione cresca?».
Aldo Cazzullo

Due pesi e due misure nella Milano di Pisapia. Ovvero, se ad occupare è Casa Pound.

Premetto che a me personalmente le occupazioni, già per la parola stessa, non piacciono molto. Anzi. Però i sinistri occupano quasi sempre stabili privati, mentre Casa Pound case o statali o comunali totalmente in rovina. Era questo il caso (anche se oggi Palazzo Marino ha affermato dell’ avvenuta vendita a privati) della struttura sita in Via Forze Armate 69 a Milano, occupato da una cinquantina di militanti ieri all’ alba, che subito si sono messi al lavoro, incominciando il recupero, forti della loro esperienza nata nel volontariato maturato nei terremoti in Abruzzo ed Emilia (e le popolazioni di quelle regioni ricordano ancora oggi con gratitudine il loro aiuto), per regalare alla città qualcosa dove fare Cultura Non-Conforme. 
Ma già sapevo come sarebbe andata a finire: mentre da decine di anni, incominciando dal Leoncavallo, iniziata nel 1975, non è mai stato possibile sgomberare nessuna occupazione della sinistra milanese, ma al massimo patteggiarla per ottenere nuove occupazioni (vedasi il Centro Macao, che tanto piace a Pisapia), immaginavo che la vita di Espero (così era già stata battezzata la casa da CP, dal nome del Cacciatorpediniere della Regia Marina che partecipò all’ Impresa di Fiume) sarebbe stata breve. Direi brevissima, perchè dopo un lungo colloquio con la Digos, i ragazzi di CP sono stati costretti ad abbandonare.
Ovvero, due pesi e due misure…

http://www.ilgiornale.it/news/milano/macao-ecco-casapound-comune-tollera-solo-occupazioni-841817.html 

E’ l’ora della svolta: imprescindibilità della dignità



Il Video si può vedere anche su Youtube.
Chi segue questo blog sa che da un bel po’ di tempo (per l’esattezza da quando ci si è resi conto sempre e sempre di più della pochezza della classe politica e comunque di tutta la classe dirigente italiana e mondiale – essendo ormai consapevoli che su questa terra noi soli possiamo pensare a noi stessi perchè nessun altro lo fa visto che i nostri delegati politici o sindacalisti che siano pensano soltanto chi alle loro carriere, chi esclusivamente ai propri conti in banca, sottraendo per questo anche risorse economiche che invece dovrebbero servire al nostro sostentamento) ha posto l’accento sulla imprescindibilità della dignità dei lavoratori prima di tutto, dei cittadini comuni in genere e degli Ultimi e dei Dimenticati.
Adesso è l’ora!
Per fare comprendere meglio il nostro pensiero racconteremo ancora un episodio che ci era capitato da ragazzi:
Avevo appena finito le scuole medie e mi ero trovato un lavoretto presso un bar vicino a casa mia per poter avere qualche soldo in tasca durante quell’estate.
Inizio a lavorare mettendomi dietro al bancone per dare una mano.
Arriva un cliente, chiede un caffè, il titolare del bar lo prepara e io metto il piattino e il cucchiaino sul banco. E’ il primo piattino che metto sul banco, il titolare in modo sgarbato corregge la posizione del cucchiaino e mi rimprovera a voce alta dicendomi che il cucchiaino non si mette così, ma così..
Siccome ho sempre pensato che ci sono modi e modi per rivolgersi anche a un subalterno e non per forza questi devono essere incivili, gli ho risposto, come mi è proprio da sempre: “La prossima volta se lo mette lei!”
E ho preso la porta e me ne sono andato.
Naturalmente quel signore non avrà avuto alcuna difficoltà a trovare un altro ragazzino disposto a subire la sua maleducazione e ad essere trattato come i bianchi trattavano i “negri” fino a non molto tempo fa.
Questo per dire che non c’è sindacato che tenga: se uno è schiavo, è schiavo e basta.
Naturalmente questa mia visione dei rapporti tra principale e dipendente non mi ha portato a grandi carriere, ma solo a una vita di lavoro dignitosa.
E mi ha anche portato a un prepensionamento (poi post-datato) che mi fa vivere per un certo periodo nel limbo dei senza stipendio e senza pensione.
Infatti se avessi accettato – vista la crisi dell’azienda in cui lavoravo (provocata da scelte palesemente sbagliate della direzione) – una riduzione di stipendio alla stregua di un ragazzo in cerca di lavoro (alla mia età e con la mia esperienza), se avessi accettato di fare regolarmente straordinario non pagato (per permettere al titolare un’auto di lusso in più in mezzo alle altre), se avessi accettato di lavorare con la testa giù accettando direttive anche sbagliate da parte di chi non ha la minima idea di come si svolge nel particolare il mio lavoro, sarei ancora dentro l’azienda fino alla naturale scadenza, posticipata dal governo in carica, dei miei anni di lavoro.
Altri hanno accettato il compromesso e sono gli stessi che da ragazzini hanno sostituito un ragazzo che dal datore di lavoro pretendeva l’educazione.
Sono pure gli stessi che hanno votato favorevolmente allo sporco famoso referendum di Marchionne, quello che prometteva mari e monti in cambio di un po’ di diritti acquisiti e dignità in meno.
Tutto questo per dire cosa.. Per dire, ripeto, che è l’ora della svolta.
L’imprescindibilità della dignità è il primo punto per l’essere umano.
Non piegatevi per un pezzo di pane in più o in meno.
Piuttosto fate la fame, ma pretendete sempre rispetto e considerazione.
Non fatevi trattare come i bianchi pensavano di poter trattare i “negri”, perchè è così, pensateci bene..
La parola d’ordine nei confronti dei principali e dei “superiori” deve essere: “Tu senza di noi non sei niente. Quindi rispetto ed educazione altrimenti ti mando affanculo!”
Ce la facciamo a fare questa rivoluzione?
Partiamo noi! Via!

IL CRONISTA