La Brambilla continua a farci perdere voti

Michela Vittoria Brambilla ha una copertura mediatica superiore a qualsiasi altro politico del Pdl (Berlusconi escluso).
Purtroppo non per quello che ha saputo fare in modo egregio al Ministero del Turismo (confrontare per credere con l’attuale titolare, icona perfetta del governo dei tecnici per un’Italia vecchia e mummificata senza speranze per il futuro) o per una crociata contro i comunisti o la deriva morale della Nazione, ma per le sue paturnie ambientaliste e animaliste.
Prima a capeggiare gli assalitori di Green Hill, creando i presupposti perchè nessuna multinazionale della ricerca scientifica voglia più lavorare in Italia ed ora, di nuovo, perseguitando i cacciatori con il chiedere, con la scusa di Lucifero e fratellini, di non aprire la stagione venatoria.
Presupposto per non aprirla mai più, perchè se venisse accolta la tesi della Brambilla e soci, ogni anno ci sarebbe la scusa meteo o di qualche altro genere (troppo sole, troppa pioggia, troppo equilibrio ...) per chiedere la soppressione della stagione di caccia.
La Brambilla deve capire che le sue tesi ambientaliste e animaliste sono estranee al sentimento della Destra perchè contrarie a quello spirito Individualista che caratterizza il nostro Popolo a differenza di quello massificante, da gregge, tipico della sinistra che ha sempre bisogno di rompere le scatole al prossimo per imporgli le proprie manie.
E’ sicura la signora Brambilla di far ancora parte del Centro Destra ?
Quando, finalmente, tornerà a dire o fare qualcosa di Destra ?





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Sono e saranno sempre COMUNISTI !

Non cambiano mai, come affermiamo io e Berlusconi. Cambiano i nomi, ma resteranno sempre comunisti. Dentro. Ma anche fuori.
Bersani (che non è il noto cantante), inaugurando la Festa Democratica a Reggio Emilia ha rispolverato il termine “Fascista” per catalogare gli avversari politici. Anzi, a risentirlo, mi è sembrato che abbia usato proprio “fassisti” come soleva il trinariciuto Peppone.
Già, sono comunisti e trinariciuti. E, per questo, pericolosi.

Già, Mentone è sul confine svizzero.

Aumentano sempre più gli strafalcioni tra i giornalisti d’oggi. Uno che riempie la mia bacheca è sicuramente Paolo Di Mizio, caporedattore di Canale 5, dove cura la rassegna stampa. Tra le varie chicche che mi regala, l’altra notte ha affermato: “Mentone, al confine svizzero”. Bontà sua.
Un’ altra perla televisiva mi è stata consegnata da una giornalista che, a commento dei numerosi incendi di questi giorni, ha detto: “….provocando la morte di molte specie di animali.”. Gettando nello sconforto WWF ed animalisti. In realtà erano morti “molti animali di diverse specie”.
Ma i correttori di bozze esistono in TV ?

Addio a Neil Armstrong,il primo uomo della Luna

Neil Armstrong è morto all’età di 82 anni.
E’ la notizia che mi ha colpito maggiormente al giornale radio delle sei di questa mattina.
Neil Armstrong fu il primo uomo a posare il piede sulla Luna quel lontano 21 luglio 1969, che ho ricordato quaranta anni dopo QUI .
Per me, non ancora tredicenne e già appassionato di fantascienza, era il sogno che diventava realtà.
Armstrong, ma anche Aldrin (che lo seguì sulla Luna e fu per anni tormentato dall’essere stato il secondo) e Collins (rimasto sull’Apollo ad orbitare intorno alla luna, senza mai mettervi piede e con l’angoscia che, se fossa andato storto qualcosa, invece di riprendere i suoi colleghi, sarebbe dovuto tornare da solo e da sconfitto sulla Terra) rappresentò ai miei occhi l’incarnazione di John Gordon, di Buck Rogers e di tanti altri eroi scaturiti dalla fantasia dei migliori autori di fantascienza.
Tutti ricordiamo il nome del Primo e, in questo caso, mi ricordo anche quello del Secondo e di chi li aspettava sull’Apollo, mentre, pur avendo affrontato gli stessi rischi, non mi ricordo i nomi di chi seguì l’Apollo 11, neppure i tre astronauti che vissero l’avventura dell’Apollo 13.
E’ il beneficio del Primo, è il ricordo grato di una intera Umanità nei confronti di chi, rischiando con coraggio, consentì all’Umanità di fare un Grande Passo, avendone lui fatto materialmente uno piccolo.
In tutto il mondo dovrebbe essere dedicata una via, una piazza, un edificio agli Uomini dell’Apollo 11.
Il nome e l’impresa di Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Michael Collins, le immagini e i ricordi di quella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969 resteranno indelebili nel mio ricordo.
Il modo migliore per onorare le imprese di quel genere è non lasciarle isolate, non abbandonare la conquista dello spazio, ultima frontiera.





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Di nuovo ladri di biciclette

Mio post del 30/11/2011 che vale la pena ripubblicare

Ladri di biciclette è il titolo di un bel film neorealista di De Sica.
E’ la storia di un Italia del dopoguerra e di una società povera che riduce i propri cittadini a doversi mortificare anche con piccoli furti per poter portare da mangiare ai propri figli.
Il ritorno a una società di questo tipo è quella che paventa questo blog da tempo, per l’esattezza dal 2008, anno in cui ci sono stati i primi segnali forti della crisi.
Nel frattempo le cose non sono migliorate, anzi sono peggiorate moltissimo.
Adesso siamo alla resa dei conti, e la società del primo dopoguerra è alle porte; nonostante, ci dicano, il nostro Paese sia la terza economia europea e la settima economia mondiale.
Sono ignorante, non capisco.
Tant’è che i padroni tornano a essere i padroni dell’Ottocento e se gli stai sul cazzo ti licenziano senza se e senza ma (si, ma con l’accordo dei sindacati locali, dicono.. , quegli stessi sindacati che in non poche occasioni ti hanno venduto per un piatto di lenticchie), anche se non sei dipendente di una piccola ditta per le quali i dipendenti sono stati sempre dei precari senza nessuna protezione.
I Marchionne disdicono unilateralmente i contratti nazionali (bello… ma allora che accordi erano? Tra chi?); i governi macellai, con la complicità dei politici tutti, o quasi, e dei sindacati progettano di licenziare più facilmente e di farti stare senza lavoro per più anni perchè nel frattempo sì è allungata la durata della vita.
Così, a loro parere, risanano l’Italia.
Non ci vuole un genio per capire che sono tutti dei buffoni che vanno lì solo per riempirsi ulteriormente le loro tasche e quelle dei loro amici.
Perchè è matematico, questa soluzione che va bene per loro, porta i cittadini a doversi mortificare, per forza di cose, anche riprendendo ad essere ladri di biciclette, se non ladri in più grande stile, truffatori, etc.
Due più due fa sempre quattro, a casa mia.

IL CRONISTA

Altri articoli…

Viva il Campionato !

E’ inutile.
Possono esserci campionati europei, mondiali, supercoppe, premier e liga e persino le olimpiadi, ma, per me, di Campionato ne esiste uno solo: quello del Calcio Italiano.
Nonostante sia tifoso di una squadra che, ormai, può solo guardare con nostalgia i trofei del passato e celebra il 7 giugno 1964 (vittorioso spareggio contro l’odiata Inter per la conquista dell’ultimo scudetto)  come Festa Nazionale, ma il Campionato resta il Campionato.
E quando il Bologna era in serie B o C1, allora QUELLO era IL Campionato.
Per me, ovviamente.
So che ci sono tanti snob che non amano il calcio.
Troppi soldi a dei ragazzotti che si limitano a tirare calci ad un pallone, scendendo in un prato in mutande.
C’è chi pensa che ci siano sport più formativi, più sani, più puliti, più educativi, piùpiùpiù
Opinioni legittime, ma se c’è tutto questo interesse è perchè il calcio è lo sport nazionale, piaccia o meno a Monti (che voleva bloccarlo per due o tre anni, ma poi si è affrettato ad andare a portare il suo tocco di sfiga alla finale europea contro la Spagna !) ed ai suoi supponenti apologeti.
E non sarà certo un ridicolo processo costruito (come tanti, troppi in Italia) su teoremi e sulle delazioni senza riscontri di quattro schiappe che potrà cambiare il corso delle cose.
Stasera la Fiorentina di Montella e dell’antipatico Della Valle, inaugura la stagione contro la simpaticissima Udinese  del saggio Pozzo e del bravissimo Guidolin cui, ove non possa farlo il Bologna …, auguro di vincere il Campionato, come lo auguro in pari modo alla Lazio.
Dopo cena sarà la volta dei Campioni d’Italia e vedremo le conseguenze psicologiche della conferma della squalifica a Conte e se Carrera continuerà nella sua striscia vincente (due partite, due trofei: la supercoppa italiana e il Berlusconi).
Il Bologna ?
Abbiamo perso la spina dorsale dello scorso torneo (Gillet, Portanova, Mudingay e Di Vaio) e c’è l’incognita del bizzoso gioiellino Ramirez che ha avuto una infantile reazione alla mancata cessione al Southampton dicendo di non voler più giocare nel Bologna.
Bene. 
Nessuno lo obbliga.
Starà fuori rosa per tutta la durata del contratto se la società non troverà da venderlo al prezzo che vuole il Bologna e mi auguro che sia lo spogliatoio a raddrizzargli la schiena come facevano i “nonni” alle “spine” durante il servizio militare.
Domenica dopo cena ci sarà la prima in rossoblu contro il Chievo e, comunque vada la partita o il campionato:
F O R Z A   B O L O G N A !





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Si incomincia: Conte ed Agnelli la smettano…

Incomincia un altro campionato, ancora eppiù avvelenato grazie a chi non ha fatto altro che, in un anno intero, mestare nel torbido, prima tendando di attaccare uno scudetto legittimissimo della Mia Beneamata, dimenticando che la Juventus avrebbe dovuto retrocedere in C/1 o C/2 (e quindi fallire, probabilmente..), ed invece ricominciò dalla B. Poi inventandosi assurde varianti da applicare sulla maglia (solo per i tifosi, né ? Per evitare altre meritate squalifiche eventuali…), sapendo che contano solo le Statistiche Federali che vedono i neo-promossi-da-poco-tempo con 28 scudetti (ma io la penso come Zeman…). Ed infine scandalizzandosi come verginelle per la condanna di Antonio Conte. Gridando ancora una volta allo scandalo ed alla congiura.
Il VERO SCANDALO è che Antonio Conte possa allenare la squadra durante la settimana, altro che storie ! Smettetela, abbiate il pudore di tacere !

Sprechi

Uno scandalo lungo nove anni. Un edificio comprato dalla Provincia di Napoli nel 2003 per 3 milioni e 245mila euro. Doveva essere la sede di una scuola, è un relitto abbandonato, come una nave in disarmo, frequentato solo dai rom. E l’amministrazione, beffa finale, paga anche l’Ici: 39mila euro ogni dodici mesi. Si chiama Villa Tropeano il palazzo della vergogna. Una costruzione dei primi del Novecento nella periferia difficile di Ponticelli. Nel 2003 la giunta di sinistra, guidata dal verde Dino Di Palma, decide di comprarla. In realtà il palazzo cade a pezzi, le erbacce si sono mangiate la pietra e, come se non bastasse, si viene a sapere che un quinto circa della costruzione, circa mille metri quadrati, è pure abusivo. Non importa. La giunta è convinta che l’operazione sia un affare e già immagina la villa come un gioiello da lucidare ed esporre in vetrina. Del resto il sacro furore ha una sua ragione: la Provincia di Napoli spende cifre ingenti per pagare gli affitti dei vari edifici scolastici sparsi a Napoli e hinterland. Meglio comprare, restaurare e gestire direttamente senza dover dipendere dal canone. In realtà, le prime perizie sono un campanello d’allarme: le condizioni del palazzo sono spaventose e il primo sopralluogo si blocca davanti alle stanze inagibili e pericolanti. Chiunque si arrenderebbe, non la giunta Di Palma che insiste. E stacca l’assegno. A questo punto il presunto gioiello si rivela per quel che è: una patacca. Anzi, una palla al piede per l’amministrazione che non sa a che santo votarsi.
L’edificio scolastico, con l’idea annessa e nobile di abbattere i costi, scompare rapidamente dai radar. Nel 2009 Di Palma cambia le carte sul tavolo e immagina un futuro diverso ma suggestivo: Villa Tropeano potrebbe diventare, nientemeno, la sede prestigiosa di un «centro di sviluppo di programmi nel campo delle arti cinematografiche e musicologiche». Definizione altisonante per incartare il nulla. In ogni caso, una via d’uscita, un rimedio all’idea folle di un acquisto senza capo né coda. Ma anche questa volta non succede nulla, l’edificio è sempre più disastrato, e le foto impietose fanno pensare alle suggestioni delle rovine disegnate da Piranesi. L’amministrazione, che intanto è costretta a pagare l’Ici, tenta la carta di uno studio di fattibilità che costa altri 170mila euro e taglia le gambe a qualunque ipotesi: per ristrutturare quello che assomiglia sempre più a un rudere ci vorrebbero 39 milioni di euro. Una cifra improponibile. Risultato? La paralisi assoluta. Villa Tropeano non vede uno studente che sia uno e nemmeno un aspirante regista ma, malinconico declino, solo famiglie di rom pronte a insediarsi fra le rovine.
Nel 2011 la nuova giunta di centrodestra scopre il guaio. Sono passati otto anni e l’amministrazione ha speso più di 3 milioni e mezzo. Altro che spending review. Un consigliere del Pd, Massimo Cilenti, va in archivio e cerca le carte dell’epoca: incredibile ma non si riesce nemmeno a sapere il nome di chi firmò a suo tempo l’emendamento per l’acquisto. Le carte finiscono in Procura e alla Corte dei conti. Tutti i progetti, in una girandola di sprechi, si scontrano con la realtà. Macerie. Solo macerie. Oggi il sogno, che in realtà non c’è mai stato, è svanito. E l’obiettivo, previo parere della sovrintendenza, è di vendere quel che non si doveva comprare. Ma sarà difficile trovare qualcuno disposto a mettere mano al portafoglio.

Revisione di spesa

Nel frattempo, per rilanciare la crescita, la PA assume una paccata di nuovi docenti sempre a spese del contribuente privato… disoccupato.
Altro che tagli agli sprechi, altro che spending review. Mentre il governo Monti dà il via libera ad assumere un’altra vagonata di docenti, presidi e professori universitari, sette enti che fino a qualche giorno fa venivano considerati inutili e sacrificabili per non pesare più sulle tasche degli italiani sopravvivono alla scure dei tagli. Non solo. Per “festeggiarli” il Miur li premia con una nuova iniezioni di soldi: oltre 18 milioni per foraggiare queste realtà che fino a un minuto prima il dicastero dell’Istruzione voleva far saltare.
Nella miriade di enti di cui è composto lo Stato, ce ne sono sette che in questi ultimi mesi l’hanno scampata bella. Fino al giorno prima in cui è stata stilata la bozza del decreto sui tagli alla spesa pubblica, infatti, sarebbero stati accorpati all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, al Cnr o all’Istituto nazionale di fisica nucleare riorganizzati per l’occasione. E invece nel decreto definitivo sulla spendig review salta tutto: gli enti non vengono tagliati e nemmeno accorpati. Si tratta di istituti di ricerca dipendenti dal ministero dell’Istruzione: l’Istituto nazionale di ricerca metrologica, la Stazione zoologica Anton Dohrn, l’Istituto italiano di studi germanici, l’Istituto nazionale di alta matematica, l’Istituto nazionale di astrofisica, il Museo storico della fisica e l’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale.
Ma quello che sorprende non è tanto la mancata riorganizzazione. Il 25 luglio, infatti arriva in parlamento per un parere un decreto con il quale il ministro Francesco Profumo concede 125 milioni di euro (il 7% del Fondo ordinario stanziato nel 2011) per “specifici pogetti” di tutti gli enti di ricerca dipendenti dal ministero. Compresi quelli che fino a venti giorni prima venivano considerati “inutili” (o quasi) dallo stesso governo. Così, come rivela ItaliaOggi, 10 milioni e 600 mila euro vanno all’Inadf, 3.983.500 euro all’Inrm, 2.469.800 euro all’Ogs, 963.244 euro alla Stazione zoologica, 280 mila euro all’Indam, 304.500 euro al Museo “Enrico Fermi” e 17mila euro all’Iisg. Per un totale di 18.618.044 euro. La ricerca è importante, per carità. E probabilmente i progetti finanziati sarebbero stati comunque realizzati, tanto che non si può davvero parlare di sprechi. Ma di certo su questo tema il governo non ha le idee molto chiare.

La ditta a un euro…

Aprire una società a responsabilità limitata con un euro di capitale. Bene. Bravi. Bis. E poi? Il governo prepara mirabolanti annunci sulla crescita. I tecnici sono passati dal peggiorismo (strumentale al loro arrivo) all’ottimismo senza realismo (anch’esso utile alla causa del provvisorio che in Italia diventa permanente). E dunque ecco improvvisamente che l’Italia esce dal tunnel e la crescita inizia a lievitare come la torta della nonna. Ho il sospetto che in consiglio dei ministri non sappiano come si costituisce e avvia un’azienda. Perché la domanda (e poi?) ha una risposta micidiale dalla realtà che tanti imprenditori vivono tutti i giorni. E poi? i soci dell’impresa con un euro di capitale vanno in banca. Hanno sottobraccio un buon business plan, pensano di avere un mercato, il prodotto è interessante. Toc toc! Permesso? «Si accomodino, prego». Vorremmo chiedere un finanziamento e una linea di credito. «Siamo una banca, è il nostro mestiere. Che capitale ha la società?». Un euro. «Un euro?». Sa, c’è la nuova legge… «Ah, che sbadato. Avete beni personali da dare in garanzia?». No, siamo giovani, iniziamo adesso, abbiamo un’idea, crediamo nel futuro… «Il vostro progetto è ottimo, ma non concediamo credito a una società con un euro di capitale, nessuna garanzia e un mercato da scoprire. Mi dispiace, provate con qualche altra banca». Ne abbiamo già girate cinque…. «Arrivederci, e in bocca al lupo». E poi? Nessuno finanzia l’idea. Oppure si parte, con i risparmi di famiglia, l’aiuto di un amico, ma la concorrenza è spietata, il mercato globale. E poi? Finisce il carburante, il denaro. E poi? Si chiude la baracca. Dove l’economia funziona, la selezione naturale la fa il mercato, in Italia ancor prima di aprire l’attività è la banca che ti sega le gambe. Sei povero? Resti povero perché ci sono i soldi per i ricchi ma non per i poveri con buone idee. E se ce la fai a tirar su la serranda, ci pensa il fisco a spegnere i sogni di gloria. E poi? «Toc toc! Permesso?». Sì, chi è? «Siamo di Equitalia…».