Il nemico resta sempre la sinistra

Bersani è il segretario comunista maggiormente ridicolizzato persino dai comici “amici” (loro).


Del resto il personaggio ispira a prenderlo come bersaglio trattandosi della incarnazione del militante comunista che ha visto il passaggio dal Pci al pd, passando per il pds e i ds, appiattito sulle parole d’ordine di volta in volta sfornate.

Non conosco l’età di Bersani (di lui so solo che è nato il 29 settembre e me lo ricordo perché anche questa è un’altra perlina ironica del suo profilo: l’essere nato lo stesso giorno e mese di Berlusconi ed essere quindi ricordato nel giorno del suo compleanno in funzione al compleanno del Cavaliere …) ad occhio direi che sia uno nato nella seconda metà degli anni quaranta.
E’ quindi uno che ha già più di sessanta anni, che è cresciuto all’epoca del partito comunista “duro e puro”, della crescita delle coop, delle battaglie ideologiche e sbagliate dei comunisti, riconosciute come tali solo qualche decennio dopo (come capita sempre ai comunisti: ci arrivano a capire di sbagliare, ma solo con trenta o quaranta anni di ritardo rispetto agli altri).
Poiché Bersani, ad occhio, ha una decina di anni in più di me (che sono nato nel 1956 … sarebbe piacevole venire a sapere che l’anno di nascita di Bersani fosse il 1948, anno della sconfitta del fronte popolare, che farebbe il paio con il giorno del suo compleanno, visto che il 1948 è l’anno peggiore del comunismo italiano assieme a quel 28 marzo 1994 quando Berlusconi sbaragliò la “gioiosa macchina da guerra” di Ochetto ) ha vissuto prima e più di me le vicende che hanno formato la generazione che ha vissuto “il 68”.
A cominciare dal primo centrosinistra “non organico” (senza i socialisti al governo) del 1962, passando per le contestazioni studentesche, l’autunno caldo del 1969, l’invasione comunista della Cecoslovacchia del 1968, le manifestazioni di piazza contro la difesa della democrazia nel Vietnam, via via fino alla caduta del muro.
Come può un personaggio del genere che è sempre vissuto nell’ambito della burocrazia del partito, funzionario delle coop rosse, esprimere qualcosa di nuovo ?
Infatti non può e non ci riesce.
Quando si parla di economia l’unica cosa che riesca a tirar fuori è la vessazione dei cittadini, sottrarre loro quello che legittimamente guadagnano e utilizzarlo per le proprie clientele.
Insomma un comunista fatto e sputato.
Quando poi qualcuno osa attaccare il suo partito e contraddire la Pravda, cioè la verità rivelata di questi tristi epigoni del marxismo-leninismo, ecco che scatta quella che nelle loro mente distorta rappresenta la più grave delle offese: Fascista !
Sono poi così ridicoli da offendersi anche se li chiamiamo per quello che sono: comunisti.
Bersani rappresenta in chiave comica i vecchi trinariciuti che personalmente ho sempre combattuto e avversato.
La inconsapevole comicità di Bersani trova spazio ogni giorno, tanto da obbligare a porci sempre la domanda se è una sua vera dichiarazione oppure se è una presa in giro del suo imitatore, comico di professione e non solo per vocazione.
Ha dichiarato di preferire Vendola a Casini.
Facile replicare.
Io non preferisco nessuno dei tre.
I miei gusti sono differenti: preferisco la Minetti.
In ogni questioni di rilievo la barricata dove stavano i comunisti alla Bersani era quella opposta alla mia.
Non vedo alcun motivo, alcuna possibilità di condivisione con elementi come Bersani di un qualsivoglia percorso.
Anche nelle prossime elezioni, la mia barricata sarà all’opposto e sarà quella che potrà maggiormente ostacolare il loro disegno di occupazione del potere fine a se stesso.
Come il 18 aprile 1948 fu De Gasperi con la Democrazia Cristiana e il 28 marzo 1994 fu Silvio Berlusconi con Forza Italia.



Entra ne

Crescitalia…

Roma – Inutile, dispendioso, ingiusto. Il ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo, scivola sul concorsone. Non è ancora uscito il bando, atteso per il 24 settembre, ma il vaso di Pandora si è già dischiuso e sono tutti sul piede di guerra. Sindacati, precari, tirocinanti. Certamente ciascuno tira acqua al suo mulino ma ci sono ragioni obiettive per bocciare questo concorso che costerà milioni di euro e non servirà a niente. Il concorso infatti è aperto ai docenti già abilitati. Sono circa 230.000, anche se le cifre quando si parla di insegnanti e di scuola sono sempre fluttuanti. Bene, la maggioranza di questi docenti è già inserita nella cosiddetta graduatoria ad esaurimento. Perché aprire una procedura concorsuale che, tanto per fare qualche calcolo, impegnerà migliaia di persone nel ruolo di commissari che verranno distolte dalla scuola per formare le commissioni di esame e dunque dovranno essere sostituite da supplenti? Se davvero i candidati si presenteranno in 230.000 nonostante i posti disponibili siano soltanto 11.892 i costi supereranno facilmente i 150 milioni di euro. Come? Occorreranno migliaia, forse 3.000 o più, di insegnanti per coprire il ruolo di commissari nelle commissioni di esame. Verranno distolti dal lavoro e sostituiti in classe da supplenti: tutti costi in più ai quali si aggiungeranno i costi vivi per le procedure. A parte i costi ci sono poi le ragioni di principio. Fino a ieri e per oltre dieci anni quando una cattedra restava scoperta l’insegnante passava di ruolo e otteneva il contratto a tempo indeterminato. Ora invece è stato indetto un concorso per ottenere un contratto a tempo indeterminato nonostante siano chiamati a candidarsi docenti con le stesse caratteristiche di quelli che invece per essere immessi in ruolo non hanno dovuto fare un concorso. È giusto? Assolutamente no, dicono, proprio quei precari che già insegnano da anni e sono in graduatoria. Pronti tutti insieme ad impugnare il bando di concorso non appena uscirà in Gazzetta Ufficiale ritenendo inaccettabile dover superare una prova che fino a ieri non esisteva.
Il ministro Profumo però difende il concorso perché, ha spiegato, così in classe arriveranno «docenti più giovani vicini ai nuovi insegnamenti alle tecnologie avanzate». Ma i già abilitati, dunque la maggioranza hanno un’età media intorno ai 40 anni. I giovani devono ancora cominciare i loro corsi abilitanti, i Tirocini Formativi Attivi (Tfa), e quindi non faranno il concorso. Oltretutto, accusano sempre i precari, proprio i disastrosi test pieni di errori somministrati per l’accesso ai Tfa dimostrano che il ministero non è in grado di elaborare test, esami o concorsi che davvero misurino la preparazione degli insegnanti. A criticare il ministro su questo punto anche il senatore della Lega, Mario Pittoni. «Ma quale occasione per i giovani – sbotta Pittoni -. Dal concorso per insegnanti i giovani sono praticamente esclusi. In base al Dpr 460 del 1998, salvo casi particolari, può partecipare ai concorsi a cattedre successivi al 1° maggio 2002 solo chi è già abilitato, e tra questi i giovani sono davvero pochini. Senza abilitazione può partecipare in via transitoria soltanto chi ha conseguito un diploma entro giugno 1999 oppure una laurea quadriennale entro l’anno accademico 2001/2002 o una laurea quinquennale entro il 2002/2003». Insomma il concetto di gioventù è molto relativo. Il primo punto da chiarire dunque è quello dell’accesso al concorso perché sembra che il ministro, probabilmente spinto anche dall’alzata di scudi, voglia introdurre delle eccezioni al requisito dell’abilitazione per aprire anche ai più giovani. Un nodo assai delicato perché a quel punto si potrebbero scatenare ricorsi a pioggia.

Falliti mai falliti sul serio…

Non sono affatto sicuro che Beppe Grillo dice bene, cogliendo la sostanza delle cose, quando si rivolge alla mignatta neoliberale Bersani – apostata del comunismo e capofila politico dei servitori delle Aristocrazie finanziarie nella penisola – in questi esatti termini: «Si rassicuri, lei non è un fascista. E’ solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia. Per rimanere a galla farete qualunque cosa. A Reggio Emilia si celebra Pio La Torre mentre si tratta con l’Udc di Cuffaro. Amen.»
Non credo che Bersani, con molte altre marionette al servizio del neocapitalismo finanziario, nell’agone politico nazionale, sia da considerarsi soltanto un fallito, e quindi un incapace e un incompetente, frutto di una “selezione inversa” e del depotenziamento della politica in uno stato sempre meno sovrano, perché i padroni globali della classe dominante, che lo tengono saldamente al guinzaglio, non sono disposti a tollerare troppo a lungo, oltre un certo limite, l’incompetenza, l’incapacità, il fallimento, che potrebbero improvvisamente ritorcersi contro di loro e i loro interessi.
Un fallito incapace non è certo il miglior servo, tenendo conto che per le sue “caratteristiche” potrebbe fare dei danni rilevanti anche al padrone, e per giunta, come ben sappiamo, la classe dominate globale è in grado di sostituire i suoi servitori, e fra questi i politici nazionali liberaldemocratici nei paesi sottomessi, senza eccessive difficoltà, quando arriva il momento buono, come è accaduto nel novembre dello scorso anno con Silvio Berlusconi, alla guida del governo. Senza dubbio il capoccia pidiino Bersani, assieme a molti altri esponenti della sua camarilla politica (e delle camarille apparentemente avverse), ha contribuito a fare “carne di porco” del paese e degli italiani, come afferma Grillo, ma non per mera incapacità, per sconcertante approssimazione, per pressappochismo innato, per pura necessità di sopravvivenza della burocrazia politica (e della sinistra degenerata) che il suddetto rappresenta. Venendo al dunque, per quanto mi riguarda Bersani potrà essere tutto – un apostata, un imbroglione, un mentitore, un servo dei grandi poteri, addirittura un “ommemmerda”, in compagnia di tanti altri capi e capetti della sinistra neoliberista postcomunista – ma non proprio e non esattamente un fallito incapace, come sembra sostenere con forza l’arrabbiato Beppe Grillo, il quale probabilmente si illude di “sparare sulla Croce Rossa”, o sugli zombie caracollanti, come nei noti filmetti americani del genere. Considerando che il destino dell’Italia è interamente nelle mani delle Aristocrazie finanziarie occidentali, e che la politica minore liberaldemocratica non ha più alcun potere decisionale effettivo sulle materie che contano (dalla moneta all’istruzione pubblica e alla sanità), Bersani, da bravo e fedele lacchè, sta soltanto eseguendo gli ordini esterni che gli piovono dall’altrove e dall’alto, assumendo comportamenti politici conformi al ruolo che d’autorità è stato assegnato ai leader di partito, a lui e naturalmente agli altri compari nella sua stessa condizione “servile”, senza distinzione alcuna di schieramento parlamentare: dagli Alfano in Berlusconi ai Casini in Caltagirone.
Si illude forse il buon Beppe che questi avversari visibili sul tormentato terreno politico nazionale, “hot line” e livello più basso della catena di comando globalista, crolleranno di schianto quando e se ci saranno le politiche, e si apriranno le porte per un cambiamento “democratico” che rispetti la (sempre più fantomatica) volontà popolare, ma probabilmente così non sarà, perché la regia è esterna e sapiente, la legge elettorale si lascia scrivere, per togliere seggi alle liste di Grillo e darli ai servitori delle Aristocrazie globali, per predeterminare gli eletti e le maggioranze future fedeli alla “linea Monti”, e cioè quelle preconizzate, non a caso, anche dal tristo Napolitano. In poche parole, se si resta all’interno del sistema, come ha fatto il buon Beppe, accettando le sue regole e partecipando ai suoi riti (in tal caso elettorali), si è già sconfitti in partenza e ci si può pure illudere, illudendo nel contempo milioni di italiani in supposta buona fede, di aver a che fare con ridicoli zombi della politica, con cadaveri che attendono sepoltura, con falliti congeniti, con meri incapaci, facili da sconfiggere e da mettere da parte. A Bersani è stato assegnato il compito di ingannare gli italiani – assolto finora abbastanza bene dalla sinistra di sistema e da lui stesso – di votare le controriforme del lavoro e del pubblico impiego senza creare problemi a Monti (manomissione dell’articolo 18 e Spending review di tagli a tutto al settore pubblico), riuscendo, però, attraverso funambolismi e menzogne, a trattenere il grosso del consenso dei lavoratori dipendenti e degli statali, e di costruire alleanze politiche, con annessi cartelli elettorali, aderenti ai diktat programmatici euroglobalisti, in continuità con l’attuale governo del Quisling Monti, questo perché è il merdosissimo Pd (e mi si perdoni, una volta tanto, per l’elegante espressione) che dovrà vincere le prossime politiche, con o senza i pur utili compari centristi dell’Udc di Casini/ Cuffaro.
Bersani, esattamente come fanno i suoi pari grado Alfano e Casini, ascolta la “Voce del Padrone”, interpreta i desideri e la volontà della potente Aristocrazia finanziaria, e agisce di conseguenza, commettendo certo qualche errore (errare è umano anche per lacchè e servitori), fino ad ora, però, mai irreparabile, ma, in non pochi casi, raggiungendo comunque gli obiettivi assegnati e salvando così il suo posteriore di servo. Infatti, finora sono passate senza scossoni sociali rilevanti tutte le misure di Monti, anche quelle che incideranno nella carne viva dei lavoratori pubblici e privati, grazie all’opera del Pd di Bersani, integrata dall’azione della CGIL della Camusso. A ben vedere, quello che il Padrone ha assegnato a Bersani, e a tutto il suo “pool” di rinnegati sinistroidi, non è un compito facile, e non è certo un compito che può essere assolto da un fallito-incapace, da un totale incompetente nelle (raffinate) arti dell’imbroglio delle masse e della menzogna politica, per le quali Bersani e la nomenklatura burocratico-partitica pidiina sono molti versati. Si tratta di simulare un blocco sociale rappresentato ed uno straccio di programma politico puntualmente disatteso, in occasione delle prossime elezioni per il parlamento, di trattenere il voto di coloro che sono i più colpiti dalle controriforme montiane – lavoratori dipendenti pubblici e privati, pensionati, precari, eccetera – che, fra l’altro, dovrebbero costituire il grosso della base elettorale di Bersani e del Pd, continuando, però, fino all’ultimo a sostenere con il voto parlamentare il massacro sociale operato da Monti, ben sapendo che una volta al governo si continuerà sulla stessa linea, e le politiche adottate non potranno che essere quelle euroglobaliste imposte dall’esterno.
Ci vuole “mestiere” – oltre che una buona dose di cinismo, di malafede e un’assoluta assenza di Etica – per ottenere simili risultati, altro che “falliti”, cadaveri o zombie! Certo che per fare cose del genere ci vuole anche una certa dose di incoscienza, e naturalmente un robusta dose di fiducia nella tenuta sistemica complessiva, perché sono proprio i servi come Bersani che “ci mettono la faccia”, che si espongono in prima persona massacrando la popolazione – non le Aristocrazie globali, che li manovrano standosene comodamente nell’”empireo cielo” neocapitalistico! – e se qualcosa andrà male, veramente male (rivolte di massa, insurrezioni distruttive, paese fuori controllo sull’orlo della frantumazione) con buona probabilità saranno loro, per primi, a pagarne personalmente le conseguenze. Bersani questo lo sa, o almeno riesce ad intuirlo, e ne ha dato dimostrazione nelle sue passate dichiarazioni, riconoscendo il pericolo che corre assieme ai suoi pari-grado: con il solito linguaggio colorito e approssimativo, il pericolo dei “cazzotti” per tutti, politici (cioè lui stesso) e tecnici (ossia la squadra di Monti, venduta dai media come quintessenza “tecnica”). Ma Bersani sa anche che questo esito è abbastanza improbabile, almeno nel breve-medio periodo, perché gli strumenti di dominazione neocapitalistici hanno agito in profondità, nell’arco di oltre un ventennio, flessibilizzando e rendendo imbecille una buona parte della popolazione. Lo stesso berlusconismo è servito allo scopo, quale forma italica, peculiare, di idotizzazione della popolazione, della quale ha beneficiato – oltre che Berlusconi per un certo periodo – il sistema nel suo complesso (se ne vedranno ancora per un po’ i frutti venefici) e lo stesso Bersani, con tutto il Pd.
Per questo motivo, reazioni di massa, decise e violente, destabilizzanti, insurrezionali o addirittura rivoluzionarie, sono molto improbabili, e ciò mette relativamente al sicuro i servi politici delle Aristocrazie globali dominanti come Pier Luigi Bersani, il suo compagno di partito Napolitano e il “capo-tecnico” imposto al paese, Mario Monti. Tutto questo il buon Beppe Grillo dovrebbe capirlo, e quindi dovrebbe sapere che non ha a che fare con pittoreschi zombi, o poveri falliti, ma con professionisti dell’inganno, della menzogna, del nascondimento della realtà al servizio del Nuovo Capitalismo finanziarizzato. Ma mi viene il sospetto (fondato?) che Beppe Grillo, il quale scrive i suoi post e le sue dichiarazioni “ufficiali” in stretta collaborazione con l’inseparabile Gianroberto Casaleggio, facitore del celebre blog, queste cose le sa fin troppo bene (sia lui sia l’informatico-politico Casaleggio) e se le scrive lo fa unicamente per raggiungere obiettivi politici e di consenso. Per quanto riguarda l’accusa di “fascismo”, che rimpalla da una sponda all’altra nella polemica Grillo-Bersani, faccio presente che tale accusa ha delle finalità ben precise, simili alle accuse di “comunismo”, di “antisemitismo”, di “populismo”, e via elencando.
Si tratta di accuse infamanti che ovviamente, nella grandissima parte dei casi, non hanno fondamento, ma data la demonizzazione neoliberale e democratica di tutto ciò che non è sistema neocapitalistico e pensiero unico, servono per delegittimare l’interlocutore impedendogli di partecipare al dibattito, un dibattito che deve sempre essere, all’interno del sistema, “politicamente corretto” ed esclusivamente fra veri “democratici”. Quindi Bersani come del resto afferma lo stesso Grillo, non è certo fascista, così come non è (e ancor di meno, se possibile) comunista, o populista (leggi dalla parte del popolo), o addirittura antisemita (leggi critico nei confronti dello stato d’Israele). In conclusione, contraddicendo un po’ Beppe Grillo che attacca il segretario del Pd puntello di Monti, Pier Luigi Bersani, oltre a non essere fascista (né comunista, né populista, né antieuro) non è un fallito, perché altrimenti i globalisti lo avrebbero già eliminato dalla scena, e non è un incompetente, nel suo ruolo di servo della nuova classe dominante global-finanziaria, perché fino ad ora ha assolto in modo abbastanza accettabile (senza infamia e senza lode) i suoi compiti principali, che sono quelli di supportare le controriforme di Monti in parlamento, rendere applicabile il programma trasmesso l’altro anno dalla BCE e mentire al popolo italiano, imbrogliandolo. Il premio del Padrone per il fedele servitore politico Bersani? In futuro, forse, la presidenza del consiglio dei ministri, con buona pace per il buon Beppe Grillo.

Nuove tasse…

Tutto pronto per il decreto legge messo a punto dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, composto da 27 articoli e che dovrebbe essere presentato al prossimo Consiglio dei ministri, il 31 agosto. Come anticipato, il testo contiene una nuova serie di balzelli, tra cui le tasse ad hoc sulle bevande alcoliche e su quelle zuccherate. Inoltre, il decreto contiene nuovi criteri per la nomina dei direttori della aziende sanitarie, multe pesantissime per chi vende sigarette ai minori e nuovi criteri per la nomina dei direttori delle aziende sanitarie. Ecco, punto per punto, le novità contenute nel decreto.
Dirigenti Asl – Nella bozza del testo, che però potrebbe essere ancora modificava, viene prevista maggiore trasparenza per le nomine dei direttori generali delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale. Nel dettaglio saranno le Regioni a prevedere le nomine “garantendo adeguate misure di pubblicità dei bandi, delle nomine e dei curricula, di trasparenza nella valutazione degli aspiranti” che dovranno avere “un diploma di laurea magistrale e adeguata esperienza dirigenziale, almeno quinquennale nel campo delle strutture sanitarie e settennale negli altri settori, con autonomia gestionale e con diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche o finanziarie”. L’età anagrafica non dovrà superare i 65 anni al momento della nomina.
Multe ai tabacchi – Stretta su chi vende sigarette ai minori di 18 anni: le multe potranno arrivare a mille euro, o a 2mila euro in caso di recidiva (in questo caso viene prevista anche la sospensione per tre mesi della licenza all’esercizio in attività). I rivenditori avranno “l’obbligo di chiedere all’acquirente, all’atto dell’acquisto, l’esibizione di un documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età dell’acquirente sia manifesta”. Entro 18 mesi dall’entrata a regime del testo, “i distributori automatici per la vendita al pubblico di prodotti del tabacco (…) devono essere dotati di un sistema automatico di rilevamento dell’età anagrafica dell’acquirente. Sono considerati idonei i sistemi di lettura automatica dei documenti anagrafici rilasciati dalla Pubblica amministrazione”.
Tassa sulle bibite – Viene confermata l’intenzione del governo, oggetto di aspre polemiche, di introdurre il balzello sulle bibite analcoliche zuccherate e sui superalcolici con zuccheri aggiunti ed edulcoranti. Il testo spiega che “è introdotto per tre anni un contributo straordinario a carico dei produttori di bevande analcoliche con zuccheri aggiunti e con edulcoranti, in ragione di 7,16 euro per ogni 100 litri immessi sul mercato, nonché a carico di produttori di superalcolici in ragione di 50 euro per ogni 100 litri immessi sul mercato”. Il ricavato sarà destinato “al finanziamento dell’adeguamento dei livelli essenziali di assistenza”.
Videopoker al confino – I videogame che inducono alla dipendenza verranno distribuiti con maggiore attenzione. Le macchinette di videopoker, prevede il decreto, dovranno trovarsi in locali lontani dalle scuole almeno 500 metri. Il dl recita: “Gli apparecchi idonei al gioco d’azzardo non possono essere installati all’interno ovvero in un raggio di 500 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale, luoghi di culto. Ulteriori limitazioni possono essere stabilite con decreto del ministero dell’interno, di concerto con il ministero dell’economia e delle finanze e con il ministero della salute”.
Malattie rare – Verranno aggiornati i Livelli essenziali di assistenza (Lea) per quel che riguarda le “persone affette da malattie croniche, da malattie rare, nonché da dipendenza da gioco d’azzardo patologico”. Nella bozza del testo viene spiegato che ciò avviene “al fine di assicurare il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze”.
Palestra e certificato medico – Novità anche per chi vuole iscriversi in palestra o in piscina: occorrerà infatti un certificato di sana e robusta costituzione più dettagliato. In sostanza non sarà sufficiente farsi visitare dal proprio medico di famiglia, come accade ora, ma occorrerà recarsi da un medico sportivo. “Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini che praticano un’attività non agonistica o amatoriale – spiega il decreto – il ministero della Salute (…) dispone idonee garanzie sanitarie mediante l’obbligo di certificazione specialistica medico-sportiva”.

Dura lotta ai consumatori di gazzose


Mi ricordo fin da quando ero un bambino, anzi, soprattutto a quei tempi, che chiunque avesse bisogno di dissetarsi a causa del gran caldo o dopo aver fatto una fatica per aver trasportato qualche peso consistente, o comunque per godersi un momento di benessere provocato dalle bollicine fuoriuscite da quella bottiglietta insieme al suo liquido al sapore di limone, si gustava in santa pace una gazzosa.
Vabbè, poi sono arrivate anche le spume, la Coca Cola, le Schweppes.. Ma il gusto di bersi una bella gazzosa non è mai venuto meno.
E’ la bibita degli operai per eccellenza, di chi fatica al porto, di chi consuma energie fisiche, di chi lavora affaticando il proprio corpo..
Di chi a volte ha bisogno di fare un bel rutto salutare.
Niente a che fare col vizio, solo pura e semplice soddisfazione della sete.
Ma da adesso questa bibita, la più semplice bibita che conosciamo fin dagli anni della nostra antica gioventù, diventa qualcosa di meritevole delle attenzioni dei nostri governanti che, per tenere a bada lo spread, dopo aver lasciato senza stipendio e senza pensioni centinaia di migliaia di famiglie di Italiani, riducendoli alla disperazione e in molti casi al suicidio, non trovano di meglio che metterla all’indice: motivazione? Contenuto gassoso, frizzante.. Quindi? Meritevole di una sovratassa.. come l’alcool, come i beni di lusso, come gli yacht..
Ora, amici miei, sparuto gruppetto di lettori di questo blog, permettetemi un ultimo rito della bevuta di una gazzosa ancora per poco senza sovratassa..
Ecco, prendo una bottiglietta della lussuriosa bevanda dal frigo.. la stappo.. mi siedo.. la accosto lentamente alla bocca direttamente senza versarla prima nel bicchiere..
La gusto con grande piacere, il piacere della gente che sa dissetarsi anche senza bere un Martini ghiacciato..
Poso la bottiglietta sul tavolo..
Mi massaggio un attimo lo stomaco, mi preparo comprimendo un po’ la gola…
E attenzione perchè adesso partirà un bel rutto poderoso che i miei vicini si chiederanno se c’è il terremoto…
Alla faccia dei governanti incapaci, dei loro accoliti, della partitocrazia tutta!!!

IL CRONISTA

Altri articoli…

Tutti tacciono…

Fine delle vacanze estive e lunedì nero anche per la benzina, che segna un altro record salendo, nel centro Italia, fino a 2,013 euro sulla rete ordinaria (fuori dalle autostrade). I weekend di maxi sconti sono ormai agli sgoccioli (l’ultimo sarà il primo di settembre) e, secondo il monitoraggio di «Quotidiano energia», per la verde c’è un nuovo massimo a 2,013 euro in Toscana e Liguria. Una punta raggiunta in alcune realtà locali a causa delle addizionali regionali. Record del gasolio al sud: il diesel tocca 1,850 euro al litro in alcuni distributori nel Mezzogiorno.
PREZZI MEDI – I prezzi medi sono quindi 1,924 euro per la benzina e 1,809 per il gasolio. «Si allarga sempre più – sottolinea Quotidiano energia – la forbice settimanale dei prezzi sul mercato carburanti nazionale, in vista della conclusione il 3 settembre dell’iniziativa dello scontone Eni». Le quotazioni internazionali in euro, intanto, sono in flessione.
MONITORAGGIO – Più nel dettaglio, secondo quanto risulta dal monitoraggio Check-Up Prezzi QE, i prezzi medi «serviti» sono oggi a 1,924 euro/litro per la benzina, 1,809 per il diesel e 0,778 per il Gpl. A livello Paese il prezzo medio praticato della benzina (sempre in modalità «servito») va dall’1,914 euro/litro di Esso all’1,924 di IP e TotalErg (no-logo a 1,824). Per il diesel si passa dall’1,798 euro/litro sempre di Esso all’1,809 di IP (no-logo giù a 1,700). Il Gpl infine è tra 0,775 euro/litro di Eni e 0,788 di Q8 (no-logo a 0,767). Oggi prezzi raccomandati quasi fermi: solo un ritocco in salita per Ip sulla benzina di 0,5 cent euro/litro e sul diesel di 0,3 cent. Nel corso delle ultime due settimane tuttavia a partire da Eni, che dal 13 agosto ha aumentato i prezzi per quattro volte, tutte le compagnie hanno praticato aumenti conseguenti alla crescita costante delle quotazioni internazionali.

Il Pensiero Verde 2012-08-26 23:33:00

Aeroporto di Salerno, 100 milioni di soldi pubblici per far volare aerei vuoti.


Il piano aeroporti di Passera risparmierà lo scalo di Salerno. Che rimane una cattedrale nel deserto. Ripubblichiamo la nostra analisi. Nel 1962 ci atterrò la famiglia Kennedy. Dopo quasi 100 milioni di soldi pubblici spesi dal duemila a oggi, l’aeroporto “Costa d’Amalfi” di Salerno non funziona. La media dei passeggeri a volo non supera le 9 persone. Spesso capita di viaggiare da soli, come racconta Gianluca Gracco, in arte Dj Tayone. Ma il Cipe è chiamato a sbloccare nuovi investimenti, rigorosamente pubblici, per 49 milioni.

Il piano aeroporti del ministro Passera non solo prevede il mantenimento degli scali di Napoli Capodichino e Salerno, ma anche la realizzazione di quello di Grazzanise, per il quale sono previsti investimenti per 2,5 miliardi. Ripubblichiamo la nostra analisi sull’hub di Salerno, che nei piani di via Veneto convoglierà il traffico low cost e cargo. 
Volare su un jet privato, che lusso. Un sogno ad alta quota che pochi possono permettersi. Non all’aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi, da cui spesso partono aerei quasi vuoti. Non è una trovata pubblicitaria della compagnia low cost di turno, ma il frutto di errori di gestione per l’aeroporto degli sprechi, inaugurato nel 2007 e già costato oltre cento milioni di euro.
Soldi esclusivamente pubblici, erogati da Stato e Regione Campania per tenere in vita uno scalo nato nel 1926 come campo di fortuna dell’Aeronatica e adibito solo da pochi anni al trasporto passeggeri. In effetti i risultati sono al di sotto delle attese.
Oltre cento milioni di euro spesi, di cui settanta negli ultimi cinque anni. Un bel po’ di soldi li ha investiti la Regione Campania, prelevandoli dai fondi europei Por 2000-2006. Per dare nuova vita allo scalo nel 2006 la giunta Bassolino stanziò 5,9 milioni di euro per attrezzature, luci e sistema informativo (da solo costato quasi un milione e mezzo).
«Con quello che spendiamo, ci conviene accompagnare i passeggeri in Limousine fino a Milano»: fu una battuta pronunciata dal consigliere di amministrazione dell’aeroporto Gianni Iuliano, commentando le cifre dell’accordo con Alitalia (4 milioni di euro l’anno dati alla compagnia per due anni). Sì, perché anche le compagnie in passato hanno ottenuto un incentivo per fare tappa al Costa d’Amalfi.
Altri 49 milioni in arrivo per il prolungamento della pista. È un pozzo senza fondo l’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi, trasformato nel 2007 per il traffico passeggeri. Dovevano arrivare turisti da tutto il mondo, diretti in Costiera o in Cilento. Anche se Amalfi è distante 45 chilometri, e Castellabate, il paesino del Cilento noto per il film “Benvenuti al Sud”, addirittura 55.
E invece? L’aeroporto ha funzionato a singhiozzo. Soprattutto negli ultimi due anni l’attività ha risentito dei veti incrociati dei principali soci, Comune di Salerno e Provincia di Salerno, espressione della tenzone politica tra il sindaco Vincenzo De Luca (Pd) e il presidente Edmondo Cirielli (Pdl). 

E i controlli? «Inesistenti. Solo uno sguardo ai documenti, niente metal detector. Anche perché se fossi stato un attentatore avrei scelto l’aereo sbagliato». Il bello è arrivato a bordo «Un aereo di 60 posti tutto per me. Una delle hostess è stata molto gentile, oltre che molto carina. Si è seduta accanto a me. Abbiamo chiacchierato per tutto il viaggio».
«Allungare la pista vuol dire accogliere aerei più grandi, superiori ai 100 passeggeri – dice Fasolino. I charter già atterrano qui e sono sempre pieni. Vede? Non siamo ancora morti». Morti no, ma sull’aeroporto di Salerno c’è la lama della ghigliottina della spending review.

fonte web

Anche questo è femminicidio?

Una donna di 25 anni, al quinto mese di gravidanza, è stata accoltellata al petto, alla schiena e all’inguine dal suo ex convivente. È successo domenica pomeriggio a Bavari, quartiere dell’estremo levante genovese. L’uomo, un marocchino di 41 anni residente nel novarese, ha avvicinato la sua ex, seduta su una panchina insieme al nuovo compagno mentre il bambino di 4 anni, figlio del tentato omicida, giocava, e l’ha colpita più volte, ferendo anche il bambino e l’uomo. È stato arrestato in flagranza di reato per tentato omicidio.
COMA FARMACOLOGICO – La donna è ricoverata in bravi condizioni all’ospedale San Martino di Genova, dove viene tenuta in coma farmacologico, mentre il bambino – ferito non gravemente – è stato trasferito al Gaslini in stato di choc. Il convivente della donna è in un altro nosocomio, il Galliera. A segnalare la violenta lite alcuni residenti della zona, che hanno chiamato il 112.

Gabanelli la Talebana del contante

Repetita taediant. Specie per chi scrive. Ma dato che Milena Gabanelli alla quale avevo già dedicato un post, insiste a scrivere sulla bontà dell’eliminazione del contante, sarò costretta a dovermi ripetere anch’io nel ritenerla una talebana integralista. La giornalista “antisistema”, quella che si vanta di essere una sinistra che piace  tanto anche a destra per la presunta “imparzialità” delle sue inchieste, ha errato e aberrato un’altra volta.  E se ne ha pure a male con Monti che dopo aver preso  in seria considerazione la sua proposta indecente ricomparsa il 22 agosto sul Corriere,  di eliminare completamente il contante e rendere tracciabile anche un bimbo che corre a comprarsi il gelato, poi l’abbia lasciata cadere. Così se ne lagna:
 
Allora forse si può aggredire il problema rendendo sconveniente l’uso del denaro! E attorno a questa possibilità sto da tempo portando avanti una proposta che potrebbe portare in tempi rapidi al recupero di quei 154 miliardi di sommerso. La strada sarebbe quella dell’eliminazione dell’uso eccessivo del contante. Un suggerimento che il premier Monti qualche mese fa aveva trovato degno di considerazione, ma poi è finita lì.
 
Se ne lamenta, la signora, dall’alto della sua grande competenza economica. Avevamo un altro grande Genio di Macroconomia e non lo sapevamo! La signora finge di ignorare che il debito cresce in modo esponenziale con la sottrazione di una banca nazionale che batta moneta in proprio e che come  è stato costretto a semplificare in tv per simili cervellini, il suo ex collega di Report Paolo Barnard, gli stati non più sovrani sono costretti ad accedere a denaro preso in   prestito dalla BCE per poter avere banconote fresche di stampa anche per comprare i cancellini per le lavagne delle scuole.
 
Ma lei, Milena la Talebana, ha già deciso di suggerire il modo per pareggiare il nostro debito bancomattizzando la società. Cioè rendendola più matta  e tracciabile di quanto non sia già.
Equitalia e Befera non bastano. Gli studi di settore di Prodi, Visco e TPS non bastano. I blitz della GdF sulle spiagge italiane che controllano se il poveraccio d’un padroncino di stabilimento balneare che quest’anno la fa magra,  rilascia lo scontrino per un ombrellone, non bastano. Lei esige di più, sempre di più, per angariare la vita di tutti noi disgraziati che già veniamo spiati dalla mattina alla sera e che siamo costretti a lasciare la scia come le lumache, d’ ogni nostro minimo gesto. Già conduciamo la vita di un gasteropodo, ma la Milena del servizio pubblico non se n’è ancora accorta.

Così scrive di lei  Massimo Tosti su Corrispondenza romana in un articolo dal titolo “Tracciabilità, termine inquietante anche per la gente per bene“.

 
 
Il  meccanismo per giungere a questo risultato è semplicissimo (come l’uovo di Colombo): applicare una tassa fissa del 33 per cento su tutti i prelievi e i depositi di contante. Questa tassa verrebbe restituita come sgravio fiscale per i primi 150 euro al mese pro-capite (perché anche la conduttrice di Report ammette che un piccolo fondo spese: per pagare l’autobus, il giornale o il parcheggio, è indispensabile: non cita il bar, dove il cappuccino andrebbe pagato, evidentemente, facendo uso della carta di credito).
 
Se la proposta della signora Gabanelli trovasse accoglienza presso il governo e il parlamento, ognuno di noi (salvo a pagare un’ulteriore tassa del 33 per cento) sarebbe spiato in ogni momento della sua vita sociale, dovendo render conto alla società di qualunque piccola spesa: un mazzo di fiori regalato a una segretaria in cambio della sua sollecitudine sul posto di lavoro; una camicia acquistata su una bancarella; un cinema strappato a un pomeriggio di noia.
E siamo sicuri che l’ortolano sarà disposto a strisciare la carta per un mazzetto di rosmarino o di basilico?
La «tracciabilità» è un vocabolo inquietante, anche per la gente per bene. Ognuno di noi aspira ogni tanto alla condizione di irrintracciabile (pur senza avere alcunché da nascondere).
Si va in vacanza in un luogo impervio, si staccano i telefoni, per conquistarsi un’oasi di pace. Ci si sente liberi, finalmente. Ci sono altri mezzi per combattere la sacrosanta battaglia contro gli evasori fiscali (che danneggiano tutti noi).

Non è prendendo a modello la società oppressiva descritta da George Orwell in 1984 (o l’applicazione che ne fecero gli Stati comunisti) che miglioreremo le nostre condizioni di vita. L’etica è una cosa; lo Stato etico è l’esatto opposto.

 

 
 

Vergogna Gabanelli! Perché già che c’è, non propone le riedificazione del Muro e il ripristino della Stasi con tanto di  guardone del Sociale che rotola km e km  di nastro da intercettazione (peraltro ci sono già, si chiamano Serpico e controllano perfino quanto stiamo al telefono) da estendere anche al suo dirimpettaio seduto sulla tazza del cesso, che magari le sta antipatico? Credevo che bastasse e avanzasse la Triade letale Monti-Passera-Fornero, quand’ecco che salta fuori una loro sciacquina pagata  di tasca nostra col canone tv.
E’ proprio vero: peggio dei tiranni, ci sono i loro servi.

Quel 21 Luglio 1969, quando gli USA schiaffeggiarono l’ URSS.

Massimo, da cultore di fantascienza, in Blacknights ha ricordato oggi la morte di Neil Armstrong come realizzatore di un sogno.
Io vorrei invece ricordare il periodo storico. Eravamo in piena Guerra Fredda, all’ inizio di quegli Anni di Piombo ed Anni ’70 che tanto odio e tanti morti regalarono all’ Italia, grazie ai Servizi Segreti comunisti ed arabi di mezzo mondo, che interagivano sul nostro suolo. Morti di Stragi e Morti dovuti all’ antifascismo militante che vedeva nell’ avversario politico il Fascista da abbattere, fisicamente e moralmente. Ed anche nel mondo il KGB, il servizio di spionaggio russo, con le varie Quinte Colonne, cercava di propagandare l’ odio antiamericano, riuscendo a penetrare anche negli USA, iniettando il pacifismo tra i giovani grazie alla diffusione delle droghe e vari messaggi disgreganti. Nasceva negli anni ’60 la contestazione globale che poi avrebbe contaminato l’ Europa, nascevano le manifestazioni antipatriottiche contro la GIUSTA guerra anticomunista nel Vietnam. E grazie a pennivendoli, scrittori e cantanti si ponevano le basi per rischiare di perdere quella Terza Guerra Mondiale.
Attorno a quegli anni, anche su altri fronti era combattuta quella guerra: oltre alla Propaganda di cui sopra, uno era la Conquista dello Spazio. Ad un certo punto l’ URSS sembrò vincente in entrambi. Gagarin era stato il primo uomo dello Spazio, e molti pennivendoli e pseudo intellettuali erano pronti a celebrare la vittoria Sovietica nella corsa alla Luna.
Ma restarono come “quelli della Mascherpa” (di sasso), come si dice a Milano, per il grande sorpasso, poi vittorioso, fortemente voluto dal grande Presidente anticomunista Richard Nixon.
Ero quattordicenne, allora, ed ero in vacanza a Capri. Con grande attenzione si era seguito quel momento. Ricordo che con la famiglia decidemmo di attendere quella notte nella Sala TV dell’ Hotel Quisisana, pieno di turisti americani, con i quali fraternizzai. Ricordo come fosse oggi il grande applauso e le manifestazioni di giubilo patriottiche al momento del magico tocco lunare di Neil Armstrong, ex-pilota pluridecorato nella Guerra di Corea. Mentre già, pur giovanissimo, conoscevo l’ odio comunista verso la Patria e la Bandiera in Italia (che Napolitano sembra aver dimenticato…).
Anche per quello non potrò mai dimenticare quella magica notte del 1969, e Collins, Armstrong ed Aldrin (nella foto con Bush nel 40esimo anniversario dell’ Apollo 11). Quella storica vittoria di tutto l’ Occidente sull’ Unione Sovietica !