Vogliamo vincere facile ?

L’incapacità di Monti, nonostante le rapine fiscali perpetrate ai danni dei cittadini, a creare quel paradiso che veniva millantato una volta tolto di mezzo Berlusconi, dimostra che, come sosteneva il Cavaliere, non dipende dall’Italia, in una economia globalizzata, uscire o meno dalla crisi.
Quando l’economia globale tirerà, allora anche noi godremo, fino ad allora soffriremo come tutti.
Però possiamo soffrire meno grazie al risparmio privato che consente agli Italiani un margine che altrove non hanno, anche se i conti pubblici fanno acqua.
Non solo Monti vuole spogliarci dei nostri risparmi, ma anche la sinistra ha gettato la maschera e, con i suoi aberranti intenti, mette al primo posto il drenaggio del risparmio privato per finanziare le clientele della burocrazia statalista.
Se Berlusconi volesse vincere facile, invece di proporre un programma articolato che nessuno leggerebbe, con impegni legati al contesto internazionale più che alla volontà governativa, dovrebbe limitarsi a dire tre “no”.
NO ALLA PATRIMONIALE E A NUOVE TASSE per lasciare nelle tasche degli Italiani i soldi necessari a vivere anche in tempi di crisi e per sottrarre risorse al parassitismo del settore pubblico evitando di alimentare, con nuovi soldi sottratti ai cittadini, la spesa pubblica.
NO AL MATRIMONIO OMOSESSUALE, per riscoprire le fondamenta morali che hanno fatto grande la nostra Civiltà e che si basano sulla Famiglia composta da un Uomo e una Donna.
NO ALLA CITTADINANZA E AL VOTO PER GLI IMMIGRATI, per riaffermare la nostra Identità Nazionale e le nostre Radici che verrebbero recise dal meticciato che deriverebbe da una estensione erga omnes della cittadinanza.
Poi, se la situazione internazionale lo consentirà,  riduzione delle tasse, abrogazione dell’imu, abolizione del canone rai e del bollo auto, privatizzazioni, vendita dei beni e delle partecipazioni dello stato, libero mercato, presidenzialismo, federalismo e … ritorno alla Lira.
Ma con quei tre no, sfruttando l’assist di Bersani e Vendola, la vittoria sarebbe a portata di voto e le promesse elettorali realizzabili con ogni immediatezza per tutta la durata della legislatura. 


Entra ne

Dietro al diametro delle zucchine e dei cetrioli

Come avevo già anticipato, i malfattori non vanno mai in vacanza. Semmai ci mandano noi comuni mortali per distrarci un po’ e depistarci dalle loro malefatte. Con una sentenza clamorosa (ma messa come al solito in sordina dai media ufficiali) del 12 luglio u.s. la Corte di Giustizia della Ue ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel cosiddetto catalogo ufficiale europeo. L’articolo di Maurizio Blondet
 “La Ue vieta le sementi tradizionali” comparso integralmente  sui siti di voci dalla strada e disinformazione.it, affronta il tema delle coltivazioni biologiche e delle grandi associazioni che si battono per la biodiversità come la Kokopelli, poste sempre più sotto attacco dagli eurocrati supini e proni alle grandi corporations, a partire dalle normative agricole. Occorre pertanto che le varietà vegetali in oggetto rispondano ai criteri DHS (e cioè distinzione, omogeneità e stabilità, secodo i parametri dell’euroburocratese), a qualunque costo.
Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali che preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale. Chi frequenta i contadini dei casolari sa che sono usi prepararsi dei “semenzai” con i semi dei pomodori (faccio solo un esempio tra i vari ortaggi) dell’anno prima e riporli in scantinati e luoghi asciutti per la messa “a dimora” prossima ventura delle piantine. E’ utile far rilevare che le sementi tradizionali sono già il risultato di una preselezione, compiuta dagli esseri umani da milenni, con la conseguente eliminazione di specie «potenzialmente nocive» fin dalla preistoria, e che queste piante hanno nutrito la popolazione europea da millenni. In verità la Ue l’aveva già preparato il terreno (e non solo in senso metaforico) con le sue ridicole normative sul diametro delle zucchine e dei cetrioli, già oggetto di giusto sarcasmo da parte di molti osservatori. Ma non si trattava di un’assurdità bislacca dettata solo dallo zelo burocratico, come sembrava in apparenza, bensì di un modo per “omologare” frutta e verdura, già a partire dalle dimensioni, colori e forme, costringendo i produttori ad acquistare dalle multinazionali come Monsanto e Syngenta. Ora si può fare e lo si fa con un procedimento “obliquo” e del tutto infingardo. In compenso mentre viene negata la biodiversità per le specie vegetali, si incoraggia la diversità sessuale e di genere nel sociale, in ogni proposta di legge (si veda il battage pubblicitario intorno ai matrimoni gay, considerato la madre di tutte le priorità). C’est la vieà l’européenne.
Si noti che la direttiva europea non osa vietare semplicemente e puramente lo scambio di sementi antiche: non vigono forse da noi tutte le libertà possibili e immaginabili? Lo fa obliquamente. Se si chiede di includere queste varietà nel catalogo ufficiale lo si ottiene – pagando profumatamente – e da quel momento diventa legale commerciarle. Il fatto è che queste varietà antiche e tradizionali sono di dominio pubblico, non appartengono a nessuno, e quindi nessuno ha interesse a sborsare per iscriverle nel catalogo. Ammettiamo che qualche buon samaritano lo faccia: dopo vent’anni, se nessuno le re-iscrive nel suddetto catalogo, comunque ne escono (e scambiarsele ridiventa un delitto)”.

Ora diventa ogni giorno più chiaro che nelle verdure più comuni sono contenuti migliaia di fito-sostanze e complessi chimici, di cui si va scoprendo ogni funzione immuno-stimolante, detossicante, preventiva, a volte, contro il cancro. «Un semplice pomodoro appena colto da un terreno assolutamente privo di sostanze tossiche – scrive Nacci – può contenere 10 mila sostanze chimiche diverse, ognuna delle quali è una ‘vitamina’, cioè un fattore coenzimatico o un anti-ossidante. Ciò vale per tutte le verdure, gli ortaggi, i frutti, i tuberi…». Il sapore e l’odore che le specie antiche e tradizionali hanno più deciso rispetto alle moderne, spesso è dato proprio da questi fattori attivi ed essenziali.
Quante meno sostanze contengono le poche varietà permesse, uguali in tutto il mondo, non è dato sapere. Non è cosa che interessi la «ricerca» delle multinazionali.

D’accordo, non potrete più trovare quelle zucchine bitorzolute che coltivava vostro nonno, è diventato reato piantare quel certo pomodoro, quel broccolo che aveva tutt’altro sapore. Poco male, le vostre libertà aumentano di giorno in giorno….




Nota dell’autore) Giuseppe Nacci, «Diventa medico di te stesso», Editoriale Programma, 334 pagine, 19 euro.
Impressionante l’elenco contenuto in questo libro di sostanze presenti nei vegetali, di cui è stata appurata l’attività salutare. Oltre al menadione (vitamina K), inositolo (vitamina I), stigmasterolo (vitamina M), l’acido tiuotico (vitamina N), gli isprenoidi sono almeno 200, i bioflavonoidi 5 mila. E ancora: indoli glucosinati (nel cavolo), llecitine, stilbeni, (Resveratrol), tannini, terpeni, fito-enzimi proteolitici, minerali organici…

Esserci e farci

Già le lacrime durante la prima conferenza stampa del nuovo governo avevano fatto presagire che Elsa Fornero fosse preparata ad affrontare la vita del ministro, tra riflettori puntati e impossibilità di prendere delle decisioni senza scontentare qualcuno. In quasi otto mesi è stata proprio lei, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, a finire spesso sulle pagine dei quotidiani e al centro delle polemiche.  E non solo per le lacrime. Come dimenticare la sua richiesta di non usare l’articolo femminile davanti al suo cognome? E che dire della “paccata di miliardi”? E della bacchettata agli uomini, rei di non aiutare abbastanza in casa? Le sue espressioni, spesso sopra le righe, l’hanno resa sicuramente uno dei bersagli preferiti da parte di vignettisti da giornale e da social network. E a sentirla parlare, sembra che anche lei non veda l’ora di finire il mandato: “Non avevo previsto questa situazione così difficile anche psicologicamente quando Mario Monti mi chiamò per fare il ministro del Lavoro nel suo governo. Non avevo previsto questa cattiveria”. E anche nello sfogo il ministro non rinuncia a pronunciare una frase che, ne siamo certi, contribuirà ad alimentare le polemiche nei suoi confronti e le contestazioni. “E poi mi chiedo se tutte queste critiche non derivino anche dal fatto di essere un ministro donna”, ha detto la Fornero.

La Regione E/R si autopremia ancora

Nonostante le Spending Review, la pretesa ‘austerità’ che colpisce solo i cittadini, la Regione Emilia Romagna, in piena ‘era terremoto’ (solo 2 mesi fa) con la ricostruzione delle aziende e delle case private ancora da fare, che fa? Si autopremia.

Dal Carlino:

“Tutti promossi, e tutti con il massimo dei voti. Anche per il 2012 i dirigenti della Regione Emilia Romagna dormono sogni tranquilli: il loro ‘premio di risultato’ guadagnato nel corso del 2011 è arrivato puntuale come sempre. E, come gli anni scorsi, la Regione ha messo mano al portafoglio staccando un assegno di 2.273.127 euro (da dividere con i direttori generali) per coprire la spesa dovuta a queste ‘gratifiche’, così come previsto dal contratto integrativo stipulato nel marzo 2012 con i sindacati. Nel quale, tra l’altro, si specifica come “il tetto massimo di risultato da riconoscere ai dirigenti che conseguiranno la valutazione più elevata, è calcolato in modo da utilizzare tutto l’importo stanziato”.
 La valutazione, già. Il sistema applicato dalla Regione prevede quattro fasce di merito: A (100% del premio); B (80%), C (60%), D (40%) ed E (nessun premio). Come nel 2011, anche quest’anno i dirigenti della giunta hanno ottenuto tutti i voti più alti. Su 170 ‘esaminati’ in 112 hanno preso A, mentre i restanti 58 si sono dovuti accontentare del voto B. Tradotto in soldoni: i primi, quelli con contratto a tempo indeterminato, hanno avuto tra i 18.151 e i 19.780 euro lordi in più. La differenza è dovuta alla posizione che ogni singolo dirigente occupa all’interno della struttura.”

un’altra opinione qui:

“Fosse un’azienda privata, non apriremmo bocca. Un imprenditore, dei suoi soldi, può tutto sommato fare ciò che vuole. La Regione però non è un’azienda privata e i soldi sono pubblici, cioè nostri, cioè vostri, cioè tuoi.
E allora — lo scriviamo da mesi — smettiamola di prenderci in giro e di raccontarci barzellette. Visti i tempi, è un insulto al buonsenso (e ai nostri portafogli) che 170 dirigenti regionali su 170 siano premiati per il loro lavoro con 2 milioni e 200mila euro (in media, circa diecimila euro netti a testa all’anno; oltre al regolare stipendio, ovvio). Questo non è un premio, questa non è meritocrazia: questo, diciamocelo, è un integrativo camuffato. O se volete: un regalo obbligato che viene elargito ogni anno da Babbo Natale Regione.”
Preso dai nostri soldi, con la ricostruzione post-terremoto alle porte.

Pessimismo e fastidio.

Josh

AGGIORNAMENTO 3 AGOSTO:

Dopo l’inchiesta del Resto del Carlino, la Regione taglia i premi del 15%
e avvia una riforma del sistema valutazione
QUI I DETTAGLI

ADDIO ai super premi di produttività per tutti i dirigenti regionali, che nel triennio 2009-2011 sono costati ai contribuenti emiliano romagnoli la bellezza di 7,6 milioni di euro. Arrivano le nuove norme, più volte auspicate dal Carlino, che dovrebbero riportare un po’ di buonsenso su un sistema di valutazione che nel 2011 ha premiato 170 dirigenti su 170, infilandogli in tasca circa diecimila euro a testa. Ovviamente oltre al regolare stipendio. Ovviamente a spese di cittadini e imprese che da mesi tirano la cinghia nella speranza di uscire dalla crisi.
LA REGIONE Emilia Romagna taglia infatti del 15% i premi di produttività dei direttori generali e avvia il percorso di riforma del sistema di valutazione delle prestazioni di tutta la dirigenza. Lo ha deciso la giunta approvando la delibera che riduce l’entità della produttività dei direttori generali e fissa le linee di indirizzo per la definizione, in un atto che sarà presentato a ottobre, dei nuovi criteri di valutazione per tutti i dirigenti. «Si tratta di novità importanti – sottolinea l’assessore regionale allo sviluppo delle Risorse umane e organizzazione, Donatella Bortolazzi — che arrivano dopo aver considerato la particolare, difficile situazione nazionale e internazionale e il peggioramento delle condizioni economico-finanziarie dell’Italia e della regione Emilia Romagna».

l’opinione

“ALLELUJA! Dopo un en plein (170 dirigenti su 170 tutti insieme sul gradino più alto del podio) da far sbiadire perfino l’impresa delle azzurre di fioretto alle olimpiadi di Londra, finalmente la giunta guidata da Vasco Errani ha deciso di cambiare le assurde norme che lo hanno reso possibile. Coprendo di ridicolo la Regione, alla prese con una spaventosa crisi economica e occupazionale. E mandando fuori dai gangheri cittadini e imprese che continuano a pagare le tasse nonostante la cinghia sia sempre più stretta. Intendiamoci, non è che con le nuove regole ci voglia Stakanov per portarsi a casa anche nel 2012 il premio di produttività. Però la delibera di viale Aldo Moro, che taglia la torta del 15% e cancella una generalizzazione che ricorda tanto quella del ‘sei politico’ di sessantottina memoria, va nella direzione giusta.”

famo l’80% in meno, e forse “vediamo la luce in fondo al tunnel” anche noi

Entra ne

L’italia ce la farà da sola… o forse no

«L’idea di base è che proprio in questo momento l’Italia non sembra avere bisogno di aiuti particolari, certo non per il salvataggio di tutta la sua economia. Gli aiuti potrebbero essere necessari, forse, in relazione alla lentezza con la quale i mercati comprendono gli sforzi compiuti e i risultati raggiunti». Mario Monti è volato in Finlandia. E con il premier Jyrki Katainen, cerca una soluzione alla crisi e al pericoloso lievitare degli spread sui titoli di Stato. Un’intesa tra i due Paesi che sembra funzionare. Tanto che Katainen, durante una conferenza stampa congiunta, spiega: «Da Monti ho capito che la situazione è ingiusta non solo per noi».
BUNDESBANK – E proprio durante la seconda tappa della missione per rafforzare i meccanismi del «salva Stati», Mario Monti ha dovuto replicare alla Bundesbank sul ruolo della Bce nel riacquisto dei titoli di Stato. «È delicato per un capo di governo parlare di quello che deve fare la Banca centrale europea. Mi auguro che tutti i membri del board della Bce mostrino lo stesso grado di rispetto per l’indipendenza dell’istituzione, così come fanno i capi di governo». In mattinata la Banca centrale tedesca aveva frenato sul ruolo della Bce sugli acquisti dei bond dei paesi in difficoltà, che vedono i rendimenti sui titoli di Stato salire sempre più pericolosamente : «La Bce non deve oltrepassare il proprio mandato», aveva detto il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, aggiungendo che i governi sovrastimano le possibilità dell’Eurotower. L’isituto di Francoforte guidato da Mario Draghi, secondo Weidmann, deve attenersi alla lettera dei trattati, che non prevedono la possibilità di acquistare titoli di Stato dai paesi membri dell’Eurozona.
LA CONFERENZA– Accantonate le polemiche, subito dopo l’incontro Monti e Katainen, incontrano i giornalisti. Il premier finlandese ha sottolineato: «Molti di noi trovano la situazione ingiusta, perché i finlandesi credono in un’Unione europea basata su regole severe, regole che pretendono che non ci siano diverse interpretazioni, ma che siano uguali per tutti. Abbiamo visto che non era così. In Finlandia molti hanno perso il lavoro per la crisi del debito sovrano in Europa, non per un cattivo comportamento del Paese». E per affrontare la crisi dei debiti sovrani i Paesi devono proseguire sulla strada delle riforme intrapresa, ma serve anche una «soluzione europea» che dia il tempo ai mercati di valutare i progressi fatti dai governi.
LICENZA PER L’ESM– Durante la conferenza Monti ha spiegato «Credo che dare la licenza bancaria all’Esm aiuterebbe e credo che questo, a tempo debito, succederà». Per poi aggiungere: «Penso che i progressi nell’integrazione delle politiche di bilancio, bancarie e finanziarie debbano procedere di pari passo seguendo una logica comune di approfondimento»
L’INCONTRO CON HOLLANDE – Monti che arriva a Helsinki a meno di 24 ore dopo l’incontro bilaterale a Parigi con il presidente francese François Hollande, volerà direttamente dalla capitale finlandese giovedì pomeriggio a Madrid, per l’incontro con il premier spagnolo Mariano Rajoy che chiuderà la prima missione in Europa del presidente del Consiglio.

Gli aberranti intenti della sinistra

Bersani ieri si è tolto la maschera, enunciando intenti di governo che ai miei occhi risultano una ripugnante aberrazione (eufemismo) finalizzata ad instaurare un regime degenerato sul piano morale e sul piano ideologico affine al socialismo reale di sovietica memoria.
Tasse e patrimoniale per spogliare i cittadini dei risparmi loro e delle passate generazioni, riducendo le generazioni presenti e future a schiavi dipendenti dalle elargizioni stataliste della burocrazia socialista.
Matrimonio per gli omosessuali, snaturando e offendendo l’Istituto che è il fondamento morale della società civile: il matrimonio che è SOLO tra un Uomo e una Donna.
Concessione della cittadinanza (e del voto) agli immigrati tradendo e cancellando la nostra Identità e le Radici storiche del nostro Popolo, concedendo la nostra terra e i nostri beni a gente che:
non ha partecipato alle nostre battaglie civili (“una d’arme …“)
non conosce la nostra lingua (“ … di lingua …“)
non appartiene alla religione nostra e dei nostri Avi (“… d’altare …“)
non conosce la nostra Storia (“… di memorie …“)
non appartiene alla nostro Popolo che ha sofferto per raggiungere il livello di Civiltà e Benessere attuale (“… di sangue …“)
non ha partecipato alla creazione della nostra ricchezza e Civiltà (“… e di cor“).
Bersani ci ha detto che la sinistra si propone di cancellare il nostro Benessere, la nostra Identità, la nostra Civiltà.
Combattere simili ributtanti intenti è un dovere morale per ogni vero Italiano, sostenendo chiunque sia alternativo a Bersani ed a chi si dovesse alleare con la sua parte politica.


Entra ne