Non basta essere genericamente contro


Ok! Siamo tutti contro questo governo e i suoi accoliti che si stanno distinguendo più per le grosse belinate criminali che stanno facendo che per qualcos’altro.
Noi continuiamo a sopportarlo, lui e tutta la marcia partitocrazia italiana. Nonostante un giorno lo stupido di Monti, un altro giorno la stronza Fornero, l’altro ancora un sottosegretario sfoghino le loro frustrazioni di umani mancati sulla classe dei cittadini lavoratori che non appartengono a nessuna casta di papponi parassiti.
Lo sopportiamo soltanto mugugnando un po’, mentre anche gli altri Europei cominciano a dare forti segni d’insofferenza verso questi novelli dittatori da strapazzo che si credono, anche loro, essere unti dal Signore.
Sì, siamo tutti contro, chi per un motivo chi per l’altro.
E questo ci basta per sentirci la coscienza pulita…
Ma essere solo contro questi automi deficienti senza religione e senza storia non è sufficiente.
Lo si deve essere in modo organizzato.
Quelli che pensano che con le prossime elezioni politiche basti votare contro, non capiscono un cazzo (scusate il francesismo).
Senti dire: “Ah, io alle prossime elezioni voto qualsiasi cosa purchè non siano i soliti.
Bravi belinoni! E quando avrete votato disordinatamente “Contro” cosa avrete ottenuto?
Che se vi va bene avrete costruito un altro sistema tale e quale a quello esistente. Se vi va male avrete votato per le liste specchietti per le allodole messe in campo dai soliti che voi odiate. Vedi le varie liste dai nomi da marketing pubblicitario, tipo: “Lista x chi ama gli animali”, o “lista della rivoluzione” capeggiata da un certo Vittorio Sgarbi (leggi qui e qui), tutte liste di proprietà di Berlusconi e compagni.
Belinoni che non siete altro!
L’unico movimento serio che ha già dato col nostro voto una grossa spallata alla partitocrazia nelle scorse elezioni amministrative è il movimento di Grillo! Il M5S!
Lasciate perdere se Grillo è un comico o un demagogo, lasciate perdere se non vi convince completamente! Tutti quelli che siamo contro questo governo e la partitocrazia che lo ha messo lì abbiamo i nostri motivi, e non tutti i motivi coincidono.
M5S deve essere, come infatti è, l’unica arma seria contro il Palazzo!
l’importante è scacciare partitocrazia dal palazzo come Gesù aveva scacciato i mercanti dal Tempio, nello stesso modo, con la stessa rabbia!
Questo è il nostro obbiettivo primario, e questo deve essere solo il nostro punto di partenza!
Perchè da questo ognuno potrà poi riunirsi in gruppi con le caratteristiche che più lo soddisfano: il gruppo di chi la vuole cotta e il gruppo di chi la vuole, invece, cruda.
Ma ci saranno nuove regole che dovranno garantire la trasparenza della politica.
Solo da questo si potrà ripartire con una nuova concezione di società.
Noi, ad esempio, ci batteremo per costruire una società per gli Ultimi e per i Dimenticati, nella quale i parlamentari saremo a turno tutti e durante il nostro turno saremo perquisiti simbolicamente sia all’entrata che all’uscita del palazzo e percepiremo una paga da 1.500 € e viaggeremo in autobus e mangeremo panini per il pranzo, e andremo al palazzo (che sarà un capannone) in tuta blu.
Nessuno dovrà e potrà piu arricchirsi alle spalle dei poveri, perchè non ci sarà più nè modo, nè convenienza.
Ma la società degli Ultimi e dei Dimenticati rimarrà solo un sogno nella nostra testa se ci limiteremo a votare senza una coscienza costruttiva.
Lasciate perdere ambizioni personali, simpatie per questo e per quello.
La Rivoluzione culturale che abbiamo avviato – tanto da rendere i vecchi partitocratici papponi come delle formiche impazzite che non sanno più che strada percorrere – è generosità, è annullamento dell’Ego, è altruismo, è cultura, è difesa delle peculiarità umane di ognuno di noi.
Non disperdiamola in mille rivoli!

Viva la Rivoluzione degli Ultimi e dei Dimenticati!
Che per il momento è solo nella nostra testa, ma che potremo realizzare con la buona volontà di tutti noi, se sapremo rinunciare – anche solo una volta al momento del voto – al protagonismo che è insito in ognuno di noi.

IL CRONISTA

Dal Portogallo

Estrapolo l’ultima parte del post, il resto lo si trova qui:

“Interessante anche notare che la privatizzazione non é una novitá in Portogallo. Giá i precedenti governo Cavaco Silve (economista e attuale Presidente della Repubblica), Guterres (ora Alto Commissario per le Nazioni Unite), Durão Barroso (Presidente della Commissione Europea) e Sócrates (ora in Francia) privatizzarono numerose imprese pubbliche, ottendendo un utile di 28.039 milioni di Euro e senza que questo apportasse evidente benefici: nello stesso periodo (1987-2008) la divida pubblica portoghese passava da 18.049,4 milioni a 110.346,6 milioni. L’attuale governo, che mira ad eseguire alla lettera le indicazioni della troika perché “é importante l’idea che all’estero hanno di noi”, ha intenzione di proseguire sulla strada delle privatizzazioni con la vendita di INAPA (carta), Edisoft (hardware e software), EID, Empordef (industria pesante), Sociedade Portuguesa de Empreendimento, parte da Caixa Geral de Depósitos (banca), e la privatizzazione parziale di Galp (energia, una impresa molto nota nel Paese, con utili che sono cresciuti del 56.7% nel primo semestre, raggiungendo 178 milioni di Euro:), Companhia de Seguros Fidelidade-Mundial (assicurazioni), Império Bonança (banca) e Emef (ferrovie). Oltre alle imprese citate in apertura. L’idea é sempre la stessa: uno Stato piú “magro” significa uno Stato piú efficiente, anche se ció implica rinunciare ad alcune imprese che forniscono utili, sembra di capire. D’altronde, il mantra che si trova alla base del pensiero unico dominante é quello secondo cui i Portoghesi hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilitá nel corso degli ultimi anni (o decenni, non é ben chiaro), cosa che ha provocato una spesa incontrollata dello Stato e l’aumento del debito pubblico. Ora é necessario fare sacrifici per poter stare meglio in seguito (parole del Primo Ministro). E fare sacrifici significa distruggere lo Stato, rinunciare ai sussidi delle ferie (13ª e 14ª dei dipendenti pubblici giá tagliata), chiudere ospedali (diverse decine fino ad ora, se ricordo bene), servizi pubblici a pagamento (teoria dell’utilizzatore-pagante). Questo é quanto.”

Senza parole…

MILANO – «I segni permanenti che alcune ragazze della scuola Morvillo hanno subito per le ustioni riportate nell’attentato sono considerati dalla compagnia assicurativa dell’istituto soltanto ripercussioni di tipo estetico e quindi non risarcibili». Lo rende noto l’avvocato Mauro Resta, che assiste le famiglie di alcune delle ragazze.

Il premier italiano (mai eletto), antiitaliano ed antidemocratico

L’intervista rilasciata domenica al Der Spiegel dal premier italiano Mario Monti non poteva non suscitare pesanti reazioni da parte tedesca. Il segretario dell’Unione cristiano-sociale (Csu) bavarese, Alexander Dobrindt, parla di «attentato alla democrazia», aggiungendo che «la brama di soldi dei contribuenti tedeschi spinge il signor Monti a un florilegio anti-democratico». E anche i deputati liberali e della Spd chiedono a gran voce che l’Europa «rimanga democraticamente legittimata».
WESTERWELLE: «RAFFORZARE LA DEMOCRAZIA – Monti, oltre a parlare di «sentimento antitedesco», aveva anche rivendicato il diritto dei governi a mantenere «un proprio spazio di manovra» indipendente rispetto alle decisioni dei Parlamenti, altrimenti «una disintegrazione dell’Europa sarebbe più probabile di un’integrazione». Dura la replica del ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle: «Il controllo parlamentare della politica europea è fuori da ogni discussione», perchè c’è «bisogno di un rafforzamento, non di un indebolimento della legittimazione democratica in Europa».
STOCCATA PERSONALE – Né in Germania, né altrove «il tentativo di costruirsi un profilo per ragioni di politica interna» può diventare misura del proprio agire, ha ribadito Westerwelle, perchè «la situazione politica in Europa è troppo seria, c’è troppo in gioco». Il titolare degli Esteri ha aggiunto: «Il tono del dibattito – ha proseguito Westerwelle – è molto pericoloso. Dobbiamo fare attenzione a non danneggiare l’Europa».
PORTAVOCE MERKEL: «NON ABBIAMO TIMORI» -Anche il Cancelliere Angela Merkel, per mezzo del suo portavoce Georg Streiter, ha ribadito di non condividere i timori per «i rischi di disgregazione dell’euro a causa della crisi sui debiti pubblici». Riguardo alla politica degli aiuti ai Paesi che ne facciano richiesta, ha aggiunto che «sull’eventuale via libera» alla richiesta della Spagna, «per parte tedesca sarà chiamato a decidere il Parlamento della Germania».
«NON CANCELLEREMO LA NOSTRA DEMOCRAZIA» -Anche Dobrindt ha rimarcato: «Il signor Monti ha bisogno evidentemente di una chiara risposta che noi tedeschi non saremo disposti ad abrogare la nostra democrazia per finanziare i debiti italiani».
«IL CONTROLLO DEMOCRATICO DISTURBA?» – Anche due deputati liberali tedeschi temono rigurgiti dittatoriali. Frank Scheffler sostiene: «Monti vuole risolvere i suoi problemi a spese dei contribuenti tedeschi, e li impacchetta in una lirica europea». Il suo presidente al Bundestag, Rainer Bruederle, tuona: «bisogna fare attenzione a che l’Europa rimanga democraticamente legittimata». Negativa anche la reazione del vice capogruppo socialdemocratico, Joachim Poss, per il quale «l’accettazione dell’euro ed il suo salvataggio sono rafforzati dai parlamenti nazionali e non indeboliti». Il deputato della Spd aggiunge che in Italia «gli inenarrabili anni del berlusconismo hanno fatto soffrire il senso del parlamentarismo».
CDU: GOVERNO DECISIVO – Più morbido il parlamentare della Cdu – il partito di Angela Merkel – Michael Grosse-Broemer, per cui se pure resta decisiva la capacità d’agire dei governi, «ciò non giustifica in nessun modo il tentativo di limitare il necessario controllo parlamentare».
L’UE: PIENO RISPETTO DEI PARLAMENTI – Anche l’Unione europea ha preso parola nel dibattito attraverso il suo portavoce Olivier Bailly: «Ci sono regole chiare» sulle procedure di adozione a livello di singole nazioni delle decisioni prese dai rispettivi governi a Bruxelles, che in certi casi prevedono ratifiche da parte dei parlamenti nazionali e alla Commissione europea «rispettiamo pienamente le competenze dei parlamenti nazionali. Solo così si avanza».

[Edit]… e dopo aver ricevuto la risposta della germania… il premier ialiano antiitaliano e antidemocratico ci ripensa… ma la colpa non è del caldo, no. E’ della sua stessa schizofrenia.

Monti, governi lavorino con Parlamenti

(ANSA) – ROMA – ‘Ritengo che ogni governo abbia il dovere di spiegarsi e interagire in modo dinamico, trasparente ed efficace con il Parlamento, in maniera da individuare soluzioni, ove opportuno anche innovative e coraggiose, verso un comune obiettivo europeo”. E’ quanto precisa il premier Mario Monti.

Robert Mundell e l’eurogulag: era già tutto previsto

Prelevo dal sito comedonchisciotte  per il tramite  del blog Grotesque dell’amica Eleonora questo utilissimo articolo del Guardian, il quale ci fa capire come l’euroGulag era una misura punitiva per l’Europa già ampiamente prevista fin negli effetti collaterali distruttivi e devastanti. Il “genio del male” di questa architettura monetarista  è l’economista  premio Nobel Robert Mundell. Ce ne dà un impietoso ritrattino il giornalista Greg Palast per il Guardian nel suo articolo “Robert Mundell, genio del male“, qui copiaincollato. Detto articolo è stato tradotto per il sito comedonchisciotte da Ernesto Celestini ….Meno male che l’internet c’è, in caso contrario, non sapremmo mai la verità.
Per l’architetto dell’euro, prendere le decisioni di macroeconomia senza la partecipazione dei politici eletti e stringere i tempi della deregolamentazione erano una parte del piano.
L’idea che l’euro abbia “fallito” è pericolosamente ingenua. L’euro sta facendo esattamente quello che il suo ideatore – e quell’1% di ricchi che decisero di adottarlo – aveva previsto e per cui era stato programmato.
Questo progenitore è l’economista Robert Mundell, che lavorò all’Università di Chicago. L’architetto della “supply-side economics” è ora professore alla Columbia University, ma io lo conoscevo perché era in contatto con il mio professore di Chicago, Milton Friedman, con cui lavorò nella ricerca su valute e tassi di cambio che sarebbe stata la base del progetto di unione monetaria europea e della moneta comune europea.
Mundell, all’epoca, era più interessato ad arredare il suo bagno. Il Professor Mundell, oltre ad aver vinto un Premio Nobel possedeva anche una antica villa in Toscana, e mi disse, irritato:

“Non vogliono nemmeno farmi costruire un bagno. Qui ci sono delle regole che mi dicono che non posso trasformare questa stanza in un bagno! Ci potresti credere ?”

Come spesso accade, non lo so. Ma io non ho una villa in Italia, quindi non posso nemmeno immaginare quali frustrazioni possa creare un regolamento catastale sulla costruzione di servizi igienici.
Ma Mundell, un canadese-americano, di quelli che possono fare tutto, voleva fare qualcosa anche per questo: e venne fuori con un’arma capace di spazzare via le regole e i regolamenti governativi sul lavoro. (Odiava veramente gli idraulici e il loro sindacati che volevano un sacco di soldi per spostare il suo water.)
“E ‘molto difficile licenziare i lavoratori in Europa”, si lamentò. Ma trovò una risposta: l’euro.
L’euro sta facendo bene il suo lavoro quando la crisi colpisce –  ha spiegato Mundell. L’aver rimosso i controlli di un governo sulla moneta sta evitando che piccoli e fastidiosi funzionari eletti dal popolo utilizzino gli strumenti monetari e fiscali Keynesiani per tirare fuori una nazione dalla recessione. “Si deve lasciare la politica monetaria fuori dalla portata dei politici”, ha detto. “E, senza poter manovrare la politica fiscale, l’unico modo con cui le nazioni possano sostenere il livello occupazionale è dare spazio alla concorrenza riducendo le norme in materia di business.”
Parlava di leggi del lavoro, di regolamenti sull’ambiente e, naturalmente, di tasse. Con l’euro tutto sarebbe stato spazzato via. La democrazia, in questo modo, non sarebbe più riuscita a interferire con il mercato e nemmeno con l’impianto idraulico.
Come dice un altro premio Nobel, Paul Krugman, la creazione della zona euro ha violato la regola base dell’economia nota come “area monetaria ottimale”. Grazie a una delle regole escogitate da Bob Mundell.
Ma questo non preoccupava Mundell. Per lui, l’euro non doveva trasformare l’Europa in una forte entità economica unificata . Si preoccupava piuttosto di Reagan e della Thatcher.
“Ronald Reagan non sarebbe stato eletto Presidente senza l’influenza di Mundell”, ha scritto una volta Jude Wanniski sul Wall Street Journal. Le supply-side economics introdotte da Mundell sono diventate il modello teorico per la  Reaganomics – o come George Bush Sr. diceva L”economia voodoo“: il credo nella panacea della magia del libero mercato, che ha ispirato le politiche della Thatcher.
Mundell mi ha spiegato che, di fatto, l’euro è un tutt’uno con le Reaganomics: “Una Disciplina monetaria deve imporre anche una disciplina fiscale ai politici.”

E quando cominciano le crisi, le nazioni economicamente disarmate hanno poco altro da fare, se non cancellare massicciamente le regole sociali, privatizzare indiscriminatamente le industrie statali , tagliare le tasse e buttare il welfare state giù per lo scarico.
Così, vediamo che il (non eletto) Primo Ministro Mario Monti sta cambiando completamente il diritto del lavoro in Italia per rendere più facile ai datori di lavoro, come Mundell , di licenziare gli idraulici toscani.
Mario Draghi, il (non eletto) Capo della Banca Centrale Europea, chiede “riforme strutturali” – un eufemismo per distruggere i contratti collettivi di lavoro. Tutti parlano di una teoria nebulosa che questa “svalutazione interna” , dovrà far funzionare in ogni nazione e permetterà a tutti di essere più competitivi.
Monti e Draghi non possono credibilmente spiegare come, se tutti i paesi del continente deprezzano la loro forza lavoro, sarà possibile ottenere un vantaggio competitivo.
Ma non c’è bisogno di spiegare le loro politiche, ma solo guardare come stanno lasciando lavorare i mercati con i titoli sovrani di ogni nazione. Quindi, l’unione monetaria è una guerra di classe con altri mezzi.
La crisi in Europa e le fiamme in Grecia hanno fatto amalgamare meglio tutti i componenti di quello che il re dei filosofi della “ supply side economicsJoseph Schumpeter chiamava la “distruzione creativa”. Schumpeter , sostenitore del libero mercato dell’apologeta Thomas Friedman, è subito volato ad Atene per vedere la banca bruciata, come fosse un “provvido tempio” dove sono morte tre persone dopo un bombardamento di fuoco di manifestanti anarchici, e non ha perso l’occasione per fare la sua omelia sulla globalizzazione e sulla “irresponsabilità” della Grecia.

Le fiamme, la disoccupazione di massa, la svendita dei beni nazionali, dovrebbero produrre quello che Friedman chiama “rigenerazione” della Grecia e, in definitiva, dell’intera zona euro. Così Mundell e tutti quegli altri che hanno una villa in Toscana, potranno spostare i loro dannati cessi ovunque vogliano e adesso potranno farlo con meno fastidi.

Nessun fallimento quindi anzi, l’euro , che era una creatura di Mundell, ha fatto molto di più di quanto probabilmente aveva sognato il suo papà.

Capito amici? Adesso sappiamo a che serve l’Euro e l’Eurozona: ad ampliare i cessi degli economisti monetaristi alla Mundell e non certo a dare benessere,libertà e sicurezza all’Europa.  Dev’essere per questo  e per conto di costoro, che il nostro Monti ha tanta fretta di privare i parlamenti d’Europa (compreso il Bundestag tedesco)  dei propri poteri  legislativi, consultivi ed esecutivi. Si veda la sua recente intervista a Der Spiegel.  Che possano rimanere soffocati nella loro materia organica.  (Il corsivo è mio).

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10643

Testamento di un Ultimo: “Carissimo…”


Carissimo prof, scrivo queste due righe solo per dire che il mio post precedente non aveva niente di offensivo nei tuoi confronti, anzi è stato scritto in maniera molto riguardosa nei confronti della tua professionalità nel tuo campo, quello dell’arte. Conteneva delle riflessioni, è vero, ma le idee sul web sono in libera circolazione e non pretendevo nessun diritto della proprietà intellettuale.
Sei un maestro nell’ignorare gli idioti, avresti fatto meglio ad ignorarmi come fai, giustamente, con molti altri, idiota o no che io sia.
Invece, da buon appartenente alla Casta, mi hai fatto attaccare in pubblico dal tuo “agente/manager/segretario/mentore/socio in affari che si vanta di averti scoperto in una piccola galleria d’arte a Genova in via San Lorenzo”, con un sacco di menzogne e accuse, tipo:

– che vi avrei inviato centinaia di mail per pregarvi di farmi entrare nel tuo “partito” (a proposito sto ancora aspettando la pubblicazione minacciata di queste e-mail, a meno che non vogliate pubblicare qualche tweet di complimenti a proposito della tua maestria nel parlare di arte e solo di arte, come ne ricevi a migliaia al giorno da parte di tutti).
– che mi vendo al migliore offerente.
– che sono un vecchio rimbambito (ho circa la tua età).
– che ero di Forza Italia e l’ho tradita.

ed altre amenità del genere.
Questo attacco che mi hai fatto fare e il tuo intervento finale con la frase: “Perchè dici queste idiozie”, mi fanno pensare che l’avermi dedicato tutte queste “attenzioni” significa che le mie non erano soltanto piccole e inoffensive riflessioni scritte con estremo riguardo… Ma qualcosa di più…
Con tutto ciò, ripeto, non avevo e non ho nessunissima intenzione di chiederti i diritti di proprietà intellettuale, tranquillizza il tuo socio: le idee sul web sono ancora in libera circolazione per i poveri cristi come me (non così per chi vuole ottenere ad ogni costo qualcosa).
Dalle accuse del tuo socio in affari mi sono difeso in diretta TW, sistemandolo al momento e non ritengo opportuno farlo ancora dalle pagine di questo blog dal quale mi verrebbe molto facile scrivere quello che voglio.
Mi basta sapere che tu sai che non ti ho mai inviato centinaia di mail di preghiere (permettimi una risatina rispettosa: ahahah) ma ne ho soltanto scritta una al tuo socio dietro tua precisa richiesta di un incontro con me. Dopodichè gli ho anche telefonato perchè mi avevi detto di contattarlo anche telefonicamente (perciò mi hai fornito in privato il suo numero di cellulare), e quando lui mi ha detto che per incontrarmi con te potevo andare a Milano in occasione della presentazione del tuo “partito”, io gli ho risposto che quello non sarebbe stato un incontro ma solo una partecipazione da me non desiderata ad una manifestazione.
Inoltre quando mi ha chiesto, sempre telefonicamente, come ero messo con la politica gli ho risposto che sono assolutamente con Grillo e il M5S per dare spallata finale alla mangiatoia della partitocrazia per poi ripartire con eventuali partiti e regole nuove più a favore degli Ultimi, come del resto tu già sapevi visto che più volte ti avevo chiesto di abbandobare ABC (e tu rispondevi: “vedremo…”).
Non sono mai stato di Forza Italia, bensì ero di An quando questa era ancora An, prima che Fini iniziasse ad indossare cravatte con su Paperino e prima che che avesse avuto una crisi d’identità credendo di essere un Rutelli qualsiasi.
Per forza di cose, come la storia ci dice, sono stato sciolto nel Pdl…
Ma mi sono accorto in tempo che non poteva essere la mia casa.
Quando un Berlusconi appoggia un Marchionne nella sua lotta contro la dignità dei lavoratori, quando il Min. Sacconi racconta squallide storielle sull’art. 18 dello statuto dei lavoratori, paragonando il licenziamento facile allo stupro di suore che si fanno violentare solo se lo vogliono, quando il Pdl è d’accordo col nazi-governo per l’olocausto dei diritti dei lavoratori e dei lavoratori stessi, per un uomo non ci sono se e ma!
Io sto con gli Ultimi e i Dimenticati!
Perché la storia di “Beati gli ultimi”, con tutto il rispetto per l’Uomo Gesù Cristo, che ammiro come uno dei più grandi uomini di tutti i tempi, è una bufala inventata dagli schiavisti di tutti i tempi, compresi i tempi che stiamo vivendo.

Con meno stima di prima

Firmato: un esodato che sul web si fa chiamare IL CRONISTA, sperando che questa lettera non possa servire anche da TESTAMENTO. (In proposito si può ascoltare una mia canzone di qualche anno fa:
“TESTAMENTO CON BANJO” qui)

Magistratura e xenofilia

BARI, 01/08/2012 – Pene troppo miti. Sospensione della pena applicata con «troppa facilità» e «abuso degli arresti domiciliari» concessi anche ai criminali stranieri che non hanno una fissa dimora. È questo, in sintesi, l’attacco («giustizia sospesa») del sindacato autonomo di polizia (Sap) ai giudici baresi ai quali viene chiesta l’applicazione di pene molto più severe, così come previsto dal codice penale. «Succede che ai problemi di micro e macrocriminalità – spiega John Battista, segretario provinciale del Sap – si sono aggiunti quelli causati dalla presenza sul nostro territorio di numerosissimi stranieri che non svolgono alcuna lecita attività lavorativa ma sono dediti, anche in maniera organizzata a furti, rapine ed estorsioni. Ma dopo gli arresti, che spesso avvengono in flagranza, non seguono condanne abbastanza pesanti da scoraggiare la reiterazione dei reati. Gli arrestati vengono condannati a pene miti (uno o due anni) spesso con la sospensione o addirittura vengono concessi gli arresti domiciliari. Così il giorno dopo sono già fuori». È il caso ad esempio di un romeno 29enne, che il 7 aprile è stato arrestato dalla polizia per furto in appartamento ed è stato condannato ad un anno con pena sospesa. Poche settimane dopo è tornato a rubare nelle case dei baresi, è stato nuovamente arrestato ed la condanna questa volta è stata di due anni, sempre con pena sospesa. Il risultato è che quel romeno – fanno sapere dal sindacato – circola libero tra le vie di Bari e forse tornerà ancora a delinquere. «Casi come questo sono sempre più frequenti – aggiunge il sindacalista – le pene sono troppo leggere e la sospensione della pena o la concessione degli arresti domiciliari vanificano il nostro lavoro e quel po’ che è stato loro inflitto. Nel frattempo le associazioni dei commercianti, ad esempio, reclamano l’aumento di furti, scippi e rapine e chiedono alla polizia maggiore prevenzione e qualcuno pensa di risolvere i problemi della propria città – aggiunge – con l’impiego di poliziotti che non hanno legami con il nostro territorio». Ma c’è di più. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali della polizia a carico di criminali stranieri dediti ai furti in appartamento vien fuori che si fanno beffa del nostro sistema giudiziario. «È proprio così – incalza Battista – nelle conversazioni dicono che è meglio venire qui a delinquere perché finire in galera è molto difficile». Da mesi la polizia – secondo indiscrezioni investigative – sta indagando su una banda di romeni specializzati nei furti in appartamento sia a Bari che in provincia: qualcuno di questi delinquenti, a quanto pare, è stato catturato (spesso in flagranza) ma è subito ritornato in libertà. «La prevenzione da sola non basta – spiega Battista – se non è supportata anche dalla forza dissuasiva data dalla certezza della pena e questo è un problema di tutti i cittadini. Il sindacato ha deciso di scendere in campo perché la criminalità sta crescendo, le risposte sono inefficaci e la stessa economia è gravemente danneggiata. Questo pregiudica l’iniziativa imprenditoriale e di conseguenza la possibilità di occupazione. È un problema di tutti e siamo convinti che la forza dell’opinione pubblica sia indispensabile per mettere in moto di nuovo quei meccanismi e quelle sinergie necessari a dare una risposta concreta all’avanzata della microcriminalità».
Quello del sindacato dei poliziotti è un vero e proprio atto di accusa nei confronti dei magistrati, quelli dall’animo sensibile sempre pronti a commuoversi dinanzi al povero migrante criminale. L’accusa è limpida e circostanziata: Xenofilia. Lo si evince chiaramente dal fatto che i poliziotti non si siano espressi in termini generali ma abbiano fatto specifico riferimento ai delinquenti stranieri che arrivano in Italia attirati dal buonismo del sistema giudiziario, che non garantisce la certezza della pena. In sostanza, i magistrati, sono accusati di essere troppo buoni con i criminali immigrati, cosa che crea inevitabilmente gravissimi problemi di ordine pubblico. I poliziotti hanno descritto chiaramente la reale situazione della sicurezza nell’Italia post-immigrazione, attribuendo precise responsabilità ai magistrati. Si tratta di considerazioni che, per quanto ci riguarda, abbiamo fatto da molto tempo e siamo orgogliosi che le forze dell’ordine abbiano avuto il coraggio di esporle ai magistrati. Per completezza d’informazione riportiamo anche la risposta, piuttosto sconcertante, data dai magistrati affetti da xenofilia. In sostanza hanno accusato i poliziotti di non conoscere le leggi e di essere quindi degli ignoranti di diritto. Ovviamente l’accusa è infondata in quanto, come tutti sanno, gli appartenenti alle forze dell’ordine possiedono una conoscenza specifica di questi argomenti, indispensabile per svolgere al meglio il proprio lavoro. Vi ricorda qualcosa questo tipo di atteggiamento? Qual è la risposta che viene data ai patrioti, che con obiettività e in maniera circostanziata, dimostrano che l’immigrazione è negativa? Siete ignoranti! Ecco la stessa identica risposta hanno dato i magistrati accusati di xenofilia. Abbiamo avuto la conferma che, quando si è consapevoli di essere dalla parte del torto, si tende a reagire in maniera isterica ed offensiva. Leggere per credere.
BARI – All’appello del Sap ai giudici affinché le pene siano più pesanti risponde Salvatore Casciaro, presidente della giunta distrettuale dell’Anm di Bari. E attacca la nota del sindacato: «Si tratta di un documento per lo meno poco informato. Traendo spunto da un episodio ove alcuni stranieri arrestati in flagranza di reato sarebbero stati condannati ma con pena sospesa si fa incongruo riferimento al principio di «certezza della pena», ma il caso in questione non ha nulla a che vedere con tale principio e riguarda – più propriamente- l’applicazione delle misure cautelari per soggetti per i quali opera, in forza dell’articolo 27 della costituzione, la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva. Quindi parrebbe (quello del Sap) – aggiunge il magistrato – un appello all’applicazione di pene più severe, con maggior uso della custodia carceraria da parte dei giudici, e ciò come se in Italia (o in Puglia) ve ne fosse poca». Il dato è smentito nei fatti». In merito alle custodie cautelari in carcere e al sovraffollamento negli istituti di pena spiega che «su scala nazionale, i detenuti al 30 novembre 2009 erano 67.428 di cui 37.213 con condanna definitiva, ció che determina un record assoluto a livello europeo sia di detenuti in attesa di giudizio che di sovraffollamento carcerario. In merito al sovraffollamento, si consideri poi che, alla stessa data la popolazione nella casa circondariale di Bari era di 601 detenuti a fronte dei 256 regolamentari e dei 369 tollerabili, con altissima percentuale di detenuti in attesa di giudizio». Sull’aumento dei reati come furti e rapine spiega che « i problemi legati al proliferare della criminalità diffusa meritano una riflessione seria con il concorso responsabile di tutti gli operatori, ed è quindi del tutto inopportuno abbandonarsi, a riguardo, a giudizi sommari ed eccessivamente semplificati». «La sospensione della pena è obbligatoria per legge e ci sono reati che prevedono pene miti e gli arresti domiciliari, come il legislatore prevede, vengono applicati anche per far fronte al sovraffomento delle carceri» spiega infine Marco Guida, noto giudice barese.
Tutte sciocchezze (chi scrive sa quel che dice),è il principio della presunzione di innocenza ex art. 27 della Costituzione a non avere nulla a che vedere con l’applicazione delle misure cautelari, che infatti sono previste anche per i soggetti in attesa di giudizio. O meglio, il legislatore ha cercato un compromesso tra l’esigenza di “custodire in carcere” l’imputato e il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. E lo ha fatto creando una serie di garanzie finalizzate ad evitare il pericolo di tenere in carcere un qualcuno che potrebbe, poi, risultare innocente. Anche per il soggetto che si trova in tale condizione vale il principio di cui sopra, fino ad eventuale sentenza di condanna definitiva. Per intenderci, anche il carcerato in attesa di giudizio è presunto innocente. La custodia cautelare non implica una presunzione di colpevolezza del “custodito”, serve solo ad evitare l’occultamento delle prove, la fuga o la reiterazione del reato. E ciò in attesa della sentenza definitiva, quella che appunto stabilirà se l’imputato è colpevole o innocente. Le due cose non sono alternative tra loro, altrimenti il legislatore avrebbe proibito tout court l’istituto della custodia cautelare preventiva in carcere. L’episodio dei romeni è invece molto significativo, in quanto questi soggetti hanno commesso gli stessi reati in maniera ripetuta e, a norma dell’articolo 274 del codice di procedura penale, quando vi è il pericolo di reiterazione del reato il giudice deve disporre la custodia cautelare in carcere, anche in assenza di condanna definitiva. Il codice prevede ex art. 273 c.p.p, come condizione generale per l’applicazione di misure cautelari, che sussistano “gravi indizi di colpevolezza”, indizi appunto non prove e tali indizi possono anche essere smentiti da ulteriori elementi che farebbero dunque venir meno l’esigenza cautelare (gravi indizi che mi pare ci fossero tutti nel caso dei romeni arrestati in flagranza di reato), e che vi sia una delle tre famose esigenze cautelari ex art. 274 c.p.p (pericolo di occultamento delle prove, pericolo di fuga, pericolo di reiterazione del reato, appunto; nel caso dei romeni mi pare ve ne siano più d’una). La legge,poi, si limita solo a stabilire, per ogni fase del processo, un termine massimo oltre il quale tale custodia preventiva non può estendersi per evitare carcerazioni sine die o abusi. Inoltre, per il furto in appartamento è prevista la reclusione da uno a sei anni, quindi si rientra perfettamente nella condizione richiesta dall’art 274 c.p.p per applicare la custodia cautelare in relazione al pericolo di reiterazione del reato (“Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni”). Comprendiamo bene che discutere di norme procedurali avrebbe comportato un certo imbarazzo e quindi si è preferito, per togliersi dall’impiccio, spostare l’attenzione su norme astratte (come l’articolo della Cost. relativo al principio della presunzione di innocenza) e su dati statistici, relativi al sovraffollamento delle carceri, di cui non si comprende l’attinenza con la questione sollevata. Inoltre, questi magistrati xenofili, si sono contraddetti da soli; prima hanno ipotizzato l’inapplicabilità delle misure cautelari in virtù della presunzione di innocenza e poi hanno messo in evidenza l’enorme numero di soggetti in carcere in attesa di giudizio, quindi presunti innocenti. Cari magistrati, quei romeni dovevano essere tenuti in carcere a norma di legge. Quelli poco informati forse non sono i poliziotti, ma voi. Oppure, cosa più probabile, siete informati ma prevale comunque la vostra palese xenofilia.

L’esterofilo antiitaliano contro gli altri…

Lo squallido esterofilo antiitaliano che non si ritiene italiano ma che però, dall’italia prende qualunque genere di vantaggio. Soprattutto quello di essere primo ministro senza essere stato eletto da un solo italiano. Un paio di giorni fa, c’erano gli antieuropei da fermare. Oggi ci sono gli antitedeschi… vogliamo estirpare loro il cervello e impiantargli quello del pensiero unico o di ammazzarli tutti, così in un solo colpo si libera di parecchi rompicoglioni?
Restare fino a chiusura di legislatura per salvare l’Italia dal baratro. È l’obiettivo che Mario Monti illustra allo Spiegel in un’intervista in cui si lascia andare anche a un paio di battute sui suoi «sei giorni di ferie» e al rapporto con Angela Merkel. «Se tutto scorre secondo i piani, rimarrò in carica fino ad aprile 2013 e spero di essere riuscito a quel punto ad aver salvato l’Italia dalla rovina finanziaria» dice. Ferie ridottissime per il presidente del Consiglio a causa della crisi dell’euro, con appena sei giorni di riposo.
PREOCCUPATO – Mario Monti è «molto preoccupato» per i toni anti-tedeschi che si sono levati recentemente in Italia con le accuse alla Germania di durezza e di arroganza. «Ho riferito al cancelliere Merkel del crescente risentimento qui in parlamento contro l’Ue, contro l’euro, contro i tedeschi e a volte contro lo stesso cancelliere» dice il presidente del Consiglio, «questo è però un problema che va molto oltre il rapporto tra Germania e Italia. Le tensioni che da anni accompagnano l’Eurozona hanno già i connotati di una dissoluzione psicologica dell’Europa. Dobbiamo lavorare duro per contrastarle». Uno dei problemi più gravi ed inquietanti per l’Europa, aggiunge Monti, è la contrapposizione tra i Paesi del Nord e quelli del Sud. «Esiste una contrapposizione frontale con reciproci rimproveri» dice, «è una cosa molto inquietante che dobbiamo combattere». «Sono convinto che la maggioranza dei tedeschi abbiano una simpatia istintiva per l’Italia», continua, «mentre gli italiani ammirano i tedeschi per le loro qualità. Ho però l’impressione che la maggior parte dei tedeschi ritenga che l’Italia abbia già ricevuto aiuti finanziari dalla Germania o dall’Ue, ma non è vero. Non abbiamo ricevuto nemmeno un euro».
«SOSTEGNO MORALE» – Alla Germania l’Italia chiede «sostegno morale e non finanziario» sottolinea Monti. «Con il sostegno morale di alcuni amici europei, Germania in primis» aggiunge, «dico chiaramente che si tratta di sostegno morale, non finanziario». Il presidente del Consiglio sottolinea che i Paesi economicamente forti dell’Eurozona «dovrebbero lasciare più spazio di manovra agli Stati che applicano con la massima precisione le direttive europee». Nel ricordare che la Germania gode attualmente di tassi di interesse molto bassi e a volte negativi sui propri titoli di Stato, Monti spiega che «in questo modo gli alti tassi che deve pagare attualmente l’Italia sovvenzionano quelli bassi della Germania. Senza questo rischio i tassi dei titoli tedeschi sarebbero un po’ più elevati». Il presidente del Consiglio mette in evidenza che il suo governo ha «rapidamente ridotto il deficit di bilancio e ha compiuto riforme strutturali che rafforzano il potenziale della crescita. Nonostante i sacrifici considerevoli, gli italiani hanno accettato questa linea».
MAGGIORE FLESSIBILITÀ- «Se la Germania e altri Stati hanno interesse che l’attuale politica in Italia abbia un futuro, allora…» «Dovrebbero venire maggiormente incontro all’Italia?», gli hanno chiesto i due intervistatori. «Ribadisco, non con aiuti finanziari. Dovrebbero però lasciare più margini di flessibilità a quei Paesi dell’Eurozona che si attengono con maggior precisione alle indicazioni europee».
LE FERIE – Poi chiude con una rivelazione personale: «Ho solo sei giorni di vacanza e spero che non vadano a monte, anche se guardo con una certa calma all’estate». Quando gli viene chiesto in che modo vuole essere ricordato dagli italiani, aggiunge che spera «che l’Italia diventi un po’ più noiosa per gli osservatori esteri». Sul suo rapporto personale con Angela Merkel il premier sottolinea che è «amichevole e cordiale». «Ci conosciamo da molti anni e sono molto lieto del riconoscimento nei miei confronti da parte del cancelliere e del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, per i progressi realizzati dalla politica italiana» aggiunge. All’osservazione che anche Berlusconi ha rivendicato un rapporto amichevole con la Merkel, smentito però da Berlino, Monti risponde ironico: «Allora spettiamo adesso con calma che arrivi un’altra smentita».

Ma checcefrega di Usain Bolt lo vogliamo dire ?

Ancora una volta non mi accodo al politicamente corretto dei media italiani, tutti tesi ad esaltare la vittoria di un concorrente giamaicano sia in televisione che nei titoli dei giornali. Mettendo in secondo piano, anche nelle dimensioni delle fotografie, la splendida vittoria dei nostri fiorettisti, che sancisce il dominio italiano nella scherma,specialmente nell’ Olimpiade che ha visto la scomparsa totale dei transalpini dal podio di specialità. La moda di esaltarsi per fatti extra-nazionali è un brutto virus che mira la Nostra Identità nel mondo multiculturale proposto ed imposto dai Poteri Forti che piacciono tanto a Monti Mario, che si lamenta pure per le derive antitedesche dei pochi italiani decisi a non svendere il nostro paese. Siamo Italiani, orgogliosi dei Nostri Atleti. Il resto è cronaca minima.

Uniti contro la deriva

Ritorno in una Bologna più frequentata del solito in questo periodo.
I giornali ci dicono che sono andati in vacanza solo quattro Italiani su dieci.
Federalberghi denuncia una contrazione del 30% nelle presenze rispetto allo scorso anno quando, al posto del “salvatore della PatriaMonti, c’era il “Male Assoluto“, Silvio Berlusconi ( ma lo spread era allo stesso livello, la capitalizzazione di borsa era superiore all’attuale e gli Italiani pagavano meno tasse, tanto che i giornali potevano occuparsi non della crisi ma delle prestazioni sotto le lenzuola del Premier).
Gli Italiani hanno un debito medio di ventimila euro pro capite.
C’è chi si indebita persino per pagare le tasse di Monti (immagino quanti hanno, con grandi sacrifici, comprato casa con un mutuo e poi devono pagare l’imu dei professori …).
Mi sembra invece giusto che i cittadini delle regioni in forte debito sanitario paghino una addizionale irpef maggiorata: mica devo pagare io i debiti che fanno i loro amministratori !
Eppure è proprio quello che Bersani, Casini e kompagni vorrebbero realizzare nel 2013: una patrimoniale che imponga la requisizione dei risparmi dei cittadini virtuosi per pagare le spese dei cittadini dissipatori.
Già, Casini.
Chiede il voto ai “moderati” senza precostituire impegni e affermando che, dopo il voto, potrebbe governare con i comunisti, legittimando politicamente persino uno come Vendola (Vendola !!!).
Più che “modesto“, l’elettorato “moderato” che dovesse seguire Casini sarebbe da definire in ben altro e colorito modo, visto che sarebbe come mettere la firma su un contratto con le cifre in bianco che l’altra parte, in politica l’eletto, può riempire a piacimento.
E mentre Bersani cerca di accreditare Casini come suo antagonista (quello vorrebbe organizzare il fronte “progressista” – leggi:comunista – questo il fronte “moderato”) con una ovvia operazione di scegliere l’avversario più debole, Casini pilatescamente si lava le mani della deriva morale cui porterebbero gli “intenti” della sinistra, a cominciare dalle unioni omosessuali che declassa al livello di “voto di coscienza”, anticamera del disinteresse.
A fronte di tutto ciò, ancora non si vede il nuovo soggetto politico che il Cavaliere dovrebbe proporre e sul quale dovrebbe far perno quella larga fetta, penso ancora maggioritaria, di elettorato contraria alle aberranti degenerazioni degli “intenti” comunisti sostenuti dalla acquiescenza di Casini.
Penso che Berlusconi attenda di conoscere con quale legge elettorale si voterà e sarà rilevante, anche in campagna elettorale e per le scelte di ciascuno di noi, se ad ottenere il premio di maggioranza sarà la coalizione o il partito.
Sarà importante conoscere se ci sarà uno sbarramento rigido oppure se ci sarà un “diritto di tribuna“.
Sarà importante conoscere il sistema di conteggio dei voti e ripartizione dei seggi.
Ma ancor più importante sarà ricompattare i voti del Centro Destra su pochi obiettivi qualificanti che potrebbero anche essere tre semplici negazioni che formerebbero già un programma positivo:
NO ALLA PATRIMONIALE
NO ALLE UNIONI OMOSESSUALI
NO ALLA CITTADINANZA E AL VOTO PER GLI IMMIGRATI.
Sono i tre punti essenziali sui quali dovremo, ognuno nella propria autonoma scelta di voto, chiedere al partito che voteremo di esprimersi con chiarezza, conditio sine qua non per mettere la croce elettorale sul loro simbolo.
PdL ( o come si chiamerà), La Destra, Forza Nuova, Lega, potranno anche marciare con liste divise e contrapposte per raccogliere l’adesione degli elettori del Centro Destra, ma dovranno essere uniti contro la deriva cui verrebbe indirizzata la Nazione dagli “intenti” comunisti sostenuti da Casini e dai suoi “modesti moderati”.



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