La magnanimità di Riccardi…

Il numero fa spavento: 800mila. Tanti sarebbero, incrociando i dati in possesso dei vari Osservatori sull’immigrazione, i clandestini che potrebbero approfittare del decreto legislativo anti-caporalato messo a punto da Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, per entrare in Italia. Un’invasione alla quale bisognerebbe aggiungere, naturalmente, anche i costi per l’accoglienza e l’assistenza degli immigrati.
In Italia l’ultima regolarizzazione è avvenuta nel 2009. E sono circa 300mila, ma il dato è destinato a crescere, gli immigrati che ne hanno usufruito. Il provvedimento che recepisce la normativa comunitaria «in materia di sanzioni e provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare», però, potrebbe attirare oltre il doppio dei clandestini. Un numero, quello di 800mila, cui si arriva per gradi. Attualmente, sono circa 60mila gli immigrati regolari che hanno il permesso di soggiorno in scadenza. Cifra alla quale va aggiunta quella di 150mila, ovvero la quantità di irregolari che o hanno il permesso di soggiorno già scaduto, oppure pur in possesso di un permesso di soggiorno stagionale si sono guardati bene dal tornare nel proprio Paese d’origine. Fatto sta che sarebbero questi 210mila lavoratori i primi a beneficiare del varco aperto da Riccardi per spingere i datori di lavoro alla regolarizzazione. Non solo: secondo l’Organizzazione internazionale migranti, tra le coste del Nord Africa e l’Oriente sarebbero circa 650mila i clandestini pronti a raggiungere l’Europa. Italia in primis. Arrivi che, soprattutto per quanto riguarda Cina, Pakistan e Sri Lanka, sarebbero da attribuire anche alla pressione causata dalla mancata emanazione, da oltre un anno, del decreto flussi.
La platea degli 800mila immigrati rientrerebbe a pieno titolo nelle casistiche previste dal provvedimento sul caporalato. Il decreto legislativo, infatti, agisce su due fronti: quello del clandestino, che può ottenere il permesso di soggiorno denunciando il datore di lavoro che lo impiega irregolarmente; e quello dello stesso datore di lavoro, che può evitare le sanzioni previste dalla normativa – l’arresto da sei mesi a tre anni e una multa salatissima – attraverso lo strumento del “ravvedimento operoso”: ovvero il pagamento di una somma forfettaria pari a mille euro per ogni clandestino regolarizzato. Una somma che il Pdl giudica troppo bassa perché tale da incentivare una sorta di commercio illegale parallelo tra imprenditori e clandestini. Non solo. Un altro dei pericoli è rappresentato dalla guerra tra poveri che potrebbe scoppiare tra i clandestini che usufruirebbero del “decreto Riccardi”, e i 300mila lavoratori immigrati regolari in esubero. Perché non premiare prima chi già è in possesso del permesso di soggiorno, con tanto di famiglia al seguito?
Sul merito del provvedimento, quindi, l’ex maggioranza Pdl-Lega resta all’offensiva. «L’unica soluzione per i clandestini è l’espulsione», tuona Federico Bricolo, capogruppo del Carroccio al Senato, per il quale «l’idea del governo di realizzare una sanatoria più o meno mascherata è inaccettabile». Anche perché, prevede il suo vice Sandro Mazzatorta, alla fine della “regolarizzazione” il numero dei beneficiari sarà maggiore delle previsioni: «Altro che duemila clandestini all’anno, saranno centinaia di migliaia. Succederà quello che è successo con gli esodati». Un altro leghista, Fabio Ranieri, grida alla «vergogna. Ancora una volta il governo Monti non perde occasione per pensare al superfluo dimenticando le popolazioni emiliane colpite dal terremoto». Applaude Palazzo Chigi, invece, monsignor Giancarlo Perego, direttore della fondazione Migrantes della Cei: «Il decreto legislativo, oltre ad adeguarsi ad una normativa europea, raggiunge un obiettivo fondamentale: mettere al centro del mercato del lavoro il contratto». E il Pd, per bocca di Roberto Di Giovan Paolo, approva: «La Lega non capisce: non siamo di fronte a una sanatoria, si tratta di riconoscere i giusti diritti».
di Tommaso Montesano

Canone rai

Ogni anno vengono evasi 500 milioni di euro di abbonamenti privati e 900 milioni di abbonamenti speciali. Tra le tasse più odiate dagli italiani, e per questo tra le più evase, c’è l’abbonamento Rai. E’ stato stimato che sono circa 500 milioni di euro l’anno che non entrano nelle casse della tv pubblica per colpa di chi non paga il canone ai quali si devono aggiungere 900 milioni che potrebbero arrivare dagli abbonamenti speciali se tutti onorassero la gabella. Soldi, tanti soldi, al quale Monti non vuole rinunciare. Ecco allora che sembra tornata in auge l’idea di riscuotere l’imposta per il finanziamento della Rai attraverso una percentuale inserita nella bolletta elettrica. Un metodo, dicono i nuovi vertici della televisione di Stato, che dovrebbe servire a risolvere l’attuale evasione. Ma c’è dell’altro. Palazzo Chigi, scrive Paolo Conti sul Corriere, vorrebbe mettere in campo questa mossa (che lascerebbe al buio chi non paga) anche per rafforzare la candidatura alla presidenza di Anna Maria Tarantola, invisa a Pdl che parla di “violazione della legge” per via dell’ingerenza diretta del Governo nella gestione della tv pubblica. Alla Tarantola, Monti affiderebbe esplicitamente il compito di “gestire il nuovo provvidenziale flusso di denaro evitando sprechi e dispersioni”. In questo modo, si legge sul Corsera, “assumerebbe ulteriore forza e sarebbe difficile anche per il Pdl votare contro”. E così la neopresidente eletta a Viale Mazzini potrebbe utilizzare quel denaro per investire su prodotti di qualità da “servizio pubblico”, riportando la Rai alla sua ragion d’essere. Sarebbe difficile anche per il Pdl, a questo punto, votare contro.

Senili deliri di onnipotenza…

… e pensare che muoiono tante persone più giovani e migliori di lui…
Il Pd si dice entusiasta. La Finocchiaro: “Siamo pronti a una discussione alla luce del sole”. Il presidente scende di nuovo in campo. Fare l’arbitro a Giorgio Napolitano non basta più, nemmeno d’estate, e mette i panni dell’allenatore. Dà consigli, anzi impartisce ordini e detta strategie a Renato Schifani e Gianfranco Fini, presidenti di Senato e Camera. La partita da vincere è quella della legge elettorale e non si può più aspettare. Bisogna trovarne una nuova e approvarla, anche a maggioranza. Senza cioè l’accordo di tutte le forze parlamentari. Arbitro, e sgambettatore.
La lettera – “Stanno purtroppo trascorrendo le settimane senza che si concretizzi la presentazione di un progetto sostitutivo alle Camere da parte dei partiti che hanno da tempo annunciato di voler raggiungere in proposito un’intesa tra loro”, scrive il presidente della Repubblica in una lettera ai due presidenti delle Camere. “Debbo ricordare – si legge – che su questa materia (e più in generale su quella di possibili modifiche istituzionali) consultai nel gennaio scorso i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, ricevendone indicazioni largamente convergenti anche se non del tutto coincidenti a favore di una nuova legge elettorale”. “Mi auguro – prosegue Napolitano – che l’autorevole opinione dei Presidenti delle Camere, nel loro continuo rapporto con i Presidenti dei gruppi parlamentari, possa concorrere a sollecitare la oramai opportuna e non rinviabile presentazione in Parlamento di una o più proposte di legge elettorale, anche rimettendo a quella che sarà la volontà maggioritaria delle Camere la decisione sui punti che non risultassero oggetto di più larga intesa preventiva e rimanessero quindi aperti ad un confronto conclusivo”.
Pd entusiasta – “Trovo che la lettera del presidente della Repubblica sia sacrosanta – ha commentato a caldo Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Partito Democratico a Palazzo Madama -. In questi giorni ho avuto modo di intervenire sul tema della legge elettorale e ribadisco, a nome del mio partito, che le nostre proposte sono, da tempo, depositate in Parlamento e che da domani il Pd è disponibile a una discussione trasparente e alla luce del sole, nelle aule parlamentari”.

Blindature

Una nota del Tesoro annuncia il coinvolgimento dell’istituto guidato dalla Lagarde: “Al lavoro dal 12 al 27 luglio”. Il governo italiano ha chiesto al Fondo monetario internazionale una valutazione tecnica sulle proposte di riforma contenute nella legge delega fiscale. Una nota scritta dal Tesoro indica come una missione tecnica del Dipartimento affari fiscali del Fmi “inizierà i lavori il 12 luglio per terminario il 27 luglio, e analizzerà alcuni temi specifici di politica tributaria. Un rapporto sarà consegnato al governo italiano in agosto”. Un trucchetto, quello utilizzato dal prof, per blindare l’aumento dell’Iva previsto nel 2013, che verrà certificato nella legge delega fiscale. Una volta ottenuto l’ok del Fmi, l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto sarà blindata: nessuno, almeno nelle intenzioni del Presidente del Consiglio, potrà chiedere di eliminare un balzello ritenuto necessario anche dai massimi vertici europei.
I contenuti – La legge delega sulla riforma fiscale non è solo Iva, ma andrà ad agire sull’Irpef, accantonando le tre aliquote prospettata del governo Berlusconi. Vi sono poi principi per la redistribuzione dei redditi provenienti dalla lotta all’evasione fiscale. Verrà poi istituita una commissione indipendente per quantificare i risultati della lotta all’evasione fiscale, in modo da avere un valore chiaro ed univoco del contante da poter girare sulla diminuzione delle tasse. La riforma, infine, prevede anche ilt aglio di alcune agevolazioni. Non dovrebbero essere toccate le agevolazioni relative ai principi costituzionali, la ricerca e lo sviluppo, la tutela ambientale ed altre che al massimo potranno essere ritoccate. Infine si dovrebbe andare ad incidere sulle agevolazioni obsolete, rivolte a pochi beneficiari e di minimo importo.
La pressione fiscale – Per tutta questa serie di misure, il premier chiede l’ok, la certificazione dell’Europa. Per appagare la sua smania europeista, Monti potrebbe però chiedere al Fmi un parere, una certificazione sulla pressione fiscale. Se ai tempi del varo della riforma delle pensioni il premier giustificò il massacro spiegando che così l’Italia si sarebbe allineata agli standard continentali, non ha mai cercato di fare altrettanto sul fronte della pressione fiscale, che era già a livelli record ai tempi del suo insediamento e che il Prof ha fatto schizzare verso l’alto. Per intendersi, l’Italia nel 2012 è al quinto posto mondiale per quel che riguarda la pressione fiscale (nel 2007 era settima): peggio di noi (al 45,2%), solo Danimarca on 47,4%, poi Francia 46,3%, Svezia 45,8% e Belgio 45,8 per cento. Peccato però che togliendo dal Pil la quota di sommerso, la pressione fiscale effettiva (quella reale e percepita), nel 2012, sui contribuenti in regola sia arrivata al 55 per cento. Un quadro che si aggraverà ulteriormente con l’aumento dell’Iva.

Spread sale ma colpa non è di Monti


La politica, quella sporca a cui ci hanno abituato, è quella per cui si può dire tutto e il contrario di tutto.
Fino a quando c’era Berlusconi al governo lo spread che saliva era dovuto solo al suo malgoverno. Le critiche continue, molte anche meritate, ma molte no, venivano fatte dall’opposizione per il bene del Paese..
Tutte le dichiarazioni al vetriolo, giornaliere, dei vari Bersani, Casini, Fini, Di Pietro, insomma di tutti, erano fatte solo con scopi patriottici..
Loro non alzavano lo spread con le loro parole.
Chi lo alzava era solo e sempre Berlusconi, tanto che lo hanno costretto a dimettersi per “salvare la patria”.
E lui lo ha fatto, si è dimesso, non potendo sopportare oltre il peso che gli veniva addossato.. la responsabilità che da tutti gli veniva attribuita per lo sfacelo in cui stava andando sempre più incontro il nostro Paese.
Con Napolitano e l’opposizione l’ha dato in mano al tecnico, prof, Monti, questo benedetto Paese.
E lo spread si era messo a scendere sembrando dare ragione ai detrattori di Berlusconi. Ma la luna di miele con lo spread, di Monti, è durata poco.. Perchè anche lui, lo spread, si è accorto che non è tanto questione dell’uno o dell’altro personaggio politico da operetta che si mette a governare, bensì è tutto il sistema italiano che non funziona.
Ha voglia Monti di dire che adesso non funziona più come quando c’era il Berlusca, che la colpa era sempre del premier e che da adesso si cambia perchè la colpa è di chi critica il premier.. buffone!
E non funziona per un motivo ben preciso: perchè la classe politica, la classe dirigente privata e pubblica, il potere giudiziario, fanno completamente schifo.
Sono caste in cui tutti, nessuno escluso, pensano esclusivamente ai propri interessi di casta e di singoli. Pensano ognuno a condurre vite sfarzose.. e dei poveri Italiani se ne sbattono tutti i coglioni, mettendoli tutti sulla strada a fare i barboni o a praticare il brigantaggio “per risparmiare risorse”.
Non deve più funzionare così, e gli Italiani abbiamo dato un segnale forte alle scorse elezioni amministrative. Solo la partitocrazia attuale pare far finta di niente e non preoccuparsi nonostante la baccata che hanno avuto i partiti tradizionali.
Ma con le prossime politiche, che ce le facciano fare o no (perchè o elezioni o Rivoluzione), se ne accorgeranno per amore o per forza.. perchè li tireremo fuori ad uno ad uno dal Palazzo e, se poco poco qualcuno mi desse solo un po’ di retta – anche se sono contro la pena di morte – per questi papponi parassiti giustificherei un patibolo in ogni piazza x punire esemplarmente quelli che hanno approfittato dei posti in cui erano stati messi dal popolo, per invece fare esclusivamente i propri interessi considerando l’Italia una mangiatoia e gli Italiani dei sudditi a cui lasciare o meno le briciole dei loro pasti.
Perciò vi invito come sempre, cari amici e fratelli, a non distribuire il vostro voto tra liste e listine che la partitocrazia sta mettendo in campo per confondere le idee ai più sempliciotti..
Le stanno mettendo in giro come mosche sulla cacca, queste liste… ma servono solo a fare vincere i soliti.
Quando qualcuno vi dice: “Vieni a fare la rivoluzione con me!”, chiedetegli immediatamente: “Per conto di chi me lo stai chiedendo?” e diffidate.
La spallata l’abbiamo data col M5S e con lui sfonderemo la porta per entrare nel palazzo, tutti uniti.
Poi, rifatte le regole, ognuno potrà sfogare le proprie ambizioni di leader da socialnetwork, con i risultati che si meriterà.
Noi andremo avanti anche dopo con la Rivoluzione degli Ultimi e dei Dimenticati.
Perchè solo così una civiltà si può considerare civile.
IL CRONISTA
(Seguimi su Twitter: @gaetano_rizza)

Il pericolo Squinzi…

Monti allergico alle critiche: “Squinzi fa salire lo spread”. Dura stoccata di Monti al leader di Confindustria che aveva bocciato la spending review: “Mi permetto come esponente del governo che non si faccia il danno delle imprese. Certe dichiarazioni fanno aumentare lo spread, i tassi di interesse e incidono non solo sul debito pubblico ma anche sulle imprese” di Orlando Sacchelli
Piaccia o no Mario Monti ha sempre dimostrato un invidiabile aplomb. Ora però il presidente del Consiglio ha perso la pazienza. E a fargliela perdere sapete chi è stato? Il leader degli industriali, Giorgio Squinzi, che ieri si è detto deluso dall’operato del governo sulla spending review, arrivando addirittura a dare una sufficienza risicata (sei meno meno) come ipotetico voto in pagella all’esecutivo. Apriti cielo. Monti si è arrabbiato, e non poco. Lo si evince dal tono della sua risposta piccata. “Dichiarazioni di questo tipo fanno aumentare lo spread, i tassi di interesse e incidono non solo sul debito pubblico ma anche sulle imprese”. Più chiaro (e duro) di così non si può. Monti va avanti a testa bassa: “Invito a considerare che dichiarazioni di questo tipo da parte di figure istituzionali e personaggi, ritenuti responsabili, hanno effetti molto negativi nei mercati e nelle valutazioni delle organizzazioni internazionali”. Poi l’invito esplicito (a Squinzi ma non solo a lui): “Suggerirei di fare più attenzione non tanto per riguardo al governo, che evidentemente non lo merita sulle basi di ciò che viene detto, ma per le imprese. Mi permetto come esponente del governo che non si faccia il danno delle imprese”.
L’accusa a Finlandia e Olanda: “L’aumento degli spread dopo il vertice Ue – ammonisce Monti – è dovuto anche a dichiarazioni, che considero inappropriate, di autorità di Paesi del Nord che hanno avuto l’effetto di ridurre la credibilità delle decisioni prese dal Consiglio Ue”.
Lo spread che non scende: Il capo del governo si sofferma anche sull’andamento degli spread. “Non scendono perché non c’è ancora piena credibilità nel mercato nei meccanismi a supporto dell’Eurozona e, forse, nel caso dell’Italia c’è anche un po’ di incertezza su quello che succederà nella governance dell’economia o detto altrimenti nella politica italiana dopo le elezioni”. Dunque pesa l’incertezza sul futuro politico. Una frase che può dare adito a fraintendimenti. Qualcuno potrebbe pensare che, quasi quasi, sia più conveniente – per non disturbare i mercati – evitare di far scegliere ai cittadini da chi farsi governare.

Tu quoque, Feltri ?

Venerdì
6 luglio
leggo nella prima pagina de Il Giornale un editoriale di
Vittorio Feltri
intitolato “tutti insieme per carità, pure turandosi il naso”.
Pensavo
ad un appello a tutte le componenti del Centro Destra perchè
tornassero ad unirsi per tirare il carro dalla stessa parte.
Grande
è stata la sorpresa e l’indignazione (espressa successivamente in un
commento nella edizione online
) quando ho constatato che Vittorio
Feltri si è schierato con i fautori dell’inciucio con i comunisti
.
E’
vero che Feltri ha sempre avuto delle derive, ma si trattava di
singole, isolate questioni: il sostegno per la grazia ad Adriano
Sofri
, l’appoggio ad una legge per il “matrimonio” (sic !)
tra omosessuali
e … poche altre non ricordo al momento.
Ma
a parte simili cadute, la linea feltriana è sempre stata
rigorosamente alternativa alla sinistra
, sin dai tempi in cui un
giovane Vittorio riuscì a rilanciare l’Europeo contro le
manifestazioni sindacali nella sua stessa redazione.
L’editoriale
di venerdì, invece rappresenta un taglio netto con la sua base
storica di lettori fedeli
che non mancheranno di trasmigrare verso
Libero di Belpietro
, come già accadde verso l’Indipendente, proprio
diretto da Feltri, negli ultimi mesi di direzione Montanelli al
Giornale.
Quel
che più, però, sorprende è l’inconsistenza intellettuale ed ideale
della scelta feltriana, in un articolo che sembra scritto da un
apprendista giornalista
e privo della abituale arguzia dell’Autore.
Forse
che Feltri stesso non crede a quello che ha scritto (o solo firmato)
?
Forse
che sia stato costretto a scrivere quel pezzo ?
Certo
è che sostenere una alleanza con il pci/pds/ds/pd in chiave anti
Grillo
per garantire una presunta governabilità sa di stantio, di
montiano, di curiale
.
E’
ora di finirla con i compromessi che annacquano tutto, anche le idee
migliori.
Feltri
per primo dovrebbe ricordare (lui a noi e non viceversa !) che Destra e sinistra sono inconciliabili,
a differenza di comunisti e democristiani che già ci hanno regalato
decenni di consociativismo dopo aver imposto una pessima costituzione

che ha imbrigliato la Nazione e impedito l’emergere di una guida
forte e decisa che potesse governare la nostra nave come un vero
comandante.
Tanto
vero è che quando sulla scena politica è apparso un vero Leader, il
primo dopo il Duce per l’Italia unitaria, le varie corporazioni
gelose ognuna del proprio potere e della propia nicchia di
privilegio, sempre in lotta l’una con l’altra, si sono unite per
ostacolarne l’azione, con ogni mezzo.
Oggi Feltri ci vuole raccontare che i diciotto anni di
Berlusconi sono stati uno scherzo ?
Ma
se rappresentano il periodo migliore, quello in cui mi sono divertito
di più nella netta contrapposizione con i comunisti colti da mal di
pancia e travasi di bile ad ogni esternazione di Berlusconi !
Feltri
richiama un vecchio motto di Montanelli per giustificare il suo colpo
di sole: turiamoci il naso, ma stiamo tutti assieme.
Ma
Montanelli, ancora solido nel suo anticomunismo prima della deriva
degli utlimi anni di vita, invitava a turarsi il naso per votare dc
in opposizione al pci che stava
(era la seconda metà degli anni
settanta
) crescendo e minacciando di vincere le elezioni dopo la
nobile ma infausta battaglia contro il divorzio che vide la dc e
l’Msi soli contro tutti gli altri, compresi i partiti cosiddetti
liberaldemocratici (Pri e Pli) che ebbero solo la funzione di
sgabello del pci.
Feltri
invece vorrebbe che ci turassimo il naso per votare una coalizione
con i comunisti ?
Se
lo tolga dalla testa.
Se
questo è un anticipo della linea del Pdl, allora urge una scissione
con la parte migliore che costituisca, assieme a tutti coloro che
vorranno starci … e penso anche alla parte della Lega non
maroniana, a La Destra, a Forza Nuova, un blocco d’ordine
che possa
attrarre i voti degli elettori del Centro Destra che, mi auguro e
penso, non seguiranno mai, se non in numero limitato e marginale, chi
proporrà loro di combattere sulla stessa barricata dei comunisti.
Voglio
però sperare che sia stata solo una caduta degli zuccheri di Feltri,
infatti il suo articolo ha avuto vita brevissima online (dalla serata di venerdì alla mattinata di sabato forse occultato da un senso del pudore che a qualcuno ancora è rimasto, mentre oggi, domenica, non è stranamente apparso alcun articolo di Feltri …), sufficiente però per una sequela di commenti di lettori che lo mandavano, garbatamente
ed educatamente come vuole la tradizione della Destra, a quel paese
.


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Trifidi 2012-07-08 11:43:00

Anch’io, memore della vecchia serie di Visitors, non mi sono certo perso questa nuova serie finita venerdì su Italia1. E mentre gli episodi della Prima Stagione (12 episodi) non mi hanno entusiasmato, facendomi rimpiangere la perfida Diana mangia topi (ma bella assai…) degli anni ’80, la Seconda Stagione (10 ep.)è stata bellissima, piena di colpi di scena. Peccato forse per la solita distinzione un po’ laicista e filoprotestante tra il Vaticano (cattivo)ed il Prete (buono). Ma mi è piaciuto molto sia la ricomparsa della cara lucertolona Diana (un po’ invecchiata), sia il chiaro riferimento al fatto che il Nemico (alieno o terrorista) va combattuto con ogni mezzo, pur di sconfiggerlo per la salvezza dell’ Umanità. Come la sottile ma decisa condanna del pacifintismo trasmessa da quel “SEMPRE !” che accompagnava la frase della nuova Regina Cattiva (“Veniamo in PACE..”). Bravi gli interpreti, incominciando dalla perfida (e brutta come un serpente) Anna, figlia di Diana e nuova Regina, la brasiliana di origini italiane Morena Baccarin. Brave e (bellissime) l’ eroina terrestre Erica Evans (Elisabeth Mitchell) e la figlia di Anna, Lisa. E molto bravi tutti gli altri, dal pennivendolo (poi pentito) Chad Decker interpretato da quello Scott Wolf di Everwood che sembra il sosia di Michael J. Fox, agli impenetrabili rettili giranti attorno ad Anna. E tutti i molti protagonisti, compreso Padre Jack Landry, interpretato da Joel Gretsch che ho scoperto essere marito della figlia del mitico William Shatner, uno dei miei attori preferiti ed indimenticabile Capitano Kirk di Stark Trek.

Peccato dover scoprire che, mentre il finale, dopo la comparsa di una più potente (e segretissima) fazione Umana pronta a combattere i Visitors in una Nuova Terza Stagione, lasciava presagire nuovi sviluppi, purtroppo questa Terza Stagione non c’è stata, lasciando molte cose in sospeso oppure irrisolte.

http://www.vvisitors.it/index.php?option=com_content&view=article&id=98:i-visitors-laciano-il-pianeta-terra&catid=35:la-nuova-serie&Itemid=59

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AGRICOLTURA: RAINIERI (Lega Nord), IMMOBILISMO DEL GOVERNO CONDANNA SETTORE AL FALLIMENTO

“Se il ministro dell’Agricoltura, il tecnico Mario Catania, continua a snobbare la commissione Agricoltura e a non portare avanti interventi destinati al sostegno e al rilancio del nostro settore produttivo, il quadro dipinto da Coldiretti durante l’assemblea annuale della confederazione, non può fare altro che peggiorare”.
Lo dichiara Fabio Rainieri, parlamentare parmigiano della lega Nord e segretario della commissione Agricoltura a Montecitorio. “Il ministro non si è mai fatto vedere in commissione, alla faccia di chi criticava l’operato di Luca Zaia. In Commissione continuiamo a esprimere pareri su provvedimenti altrui ma senza portare avanti una vera linea agricola nazionale. Il risultato? Nel nostro Paese che è quello delle produzioni a denominazione, dei campanili e delle specialità agroalimentari, la crisi ha modificato le abitudini alimentari del Pese e questo rischia di mettere in crisi l’intero comparto”.
“In conclusione – conclude il segretario nazionale della Lega Nord Emilia -, sulle tavole la gente sarà costretta a mettere alimenti di scarsa qualità e di dubbia provenienza e il sistema primario, quello delle nostre denominazioni di eccellenza sarà costretto al fallimento. Tutto grazie all’immobilismo di Catania e di Monti”.