Le radici (rosse) di Napolitano

Il rinnovato attivismo del Pdl seguito al ritorno in campo
del Cavaliere
ha messo in difficoltà Bersani e kompagni che, perdendo lucidità,
stanno cercando di menar fendenti a destra e a manca come Polifemo dopo che fu
accecato da Ulisse.
La parola d’ordine è “riforma elettorale”.
Il terrore che si propaga a sinistra è che venga approvata
con il voto di Pdl e Lega
, facendo risorgere l’odiata (da loro …) coalizione
che, per quasi venti anni, ha impedito la deriva marxista e la degenerazione
morale della Nazione
che ritornano nelle anticipazioni elettorali di Bersani
con la patrimoniale e il matrimonio degli omosessuali.
Napolitano non ha ignorato il grido di dolore che saliva
dalla foresta rossa dove affondano le sue radici ideologiche mai mutate
e,
così, ha nuovamente battuto i piedi per terra chiedendo una legge elettorale
che sia frutto della condivisione delle forze politiche.
Tradotto: la legge elettorale che vuole Bersani per favorire
la sinistra
.
Personalmente non ne ho mai dubitato, ma questi interventi
di Napolitano, sistematicamente a senso unico, come quando al governo c’era
Berlusconi cui ha negato la firma su provvedimenti (oltre a blaterare contro i
voti di fiducia tacendo sulle oltre 30 volte che la stessa fiducia è stata
richiesta da Monti) dimostrano come un burocrate di partito non possa
trasformarsi in carica istituzionale che richiede l’imparzialità di cui non è
dotato ed esclusa da 70 anni di militanza ideologica.
Meglio un presidente eletto dal Popolo e dichiaratamente di
parte, senza l’ipocrisia del “super partes”, del “presidente di tutti”, quando
poi, nei fatti così non è.
E poi meno discorsi, meno sermoni, meno liturgie, così,
forse, oltre ad una maggiore imparzialità reale avremmo anche quella
autorevolezza che attualmente nessuno nel Centro Destra può attribuire a
Napolitano
.





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Re Giorgio decide…

Giorgio Napolitano alza la voce: spetta solo al Capo dello Stato la valutazione su eventuali elezioni anticipate. Lo ha scritto il presidente della Repubblica al termine di una nota nella quale chiede ancora una volta ai partiti di convergere su una “larga intesa” per la legge elettorale. “In quanto a ipotesi che appaiono sulla stampa di possibile anticipazione delle elezioni politiche normalmente previste per il prossimo aprile – ha scritto il Capo dello Stato -, ritengo di dover sollecitare la massima cautela e responsabilità in rapporto all’esercizio di un potere costituzionale di consultazione e decisione che appartiene solo al Presidente della Repubblica”. “Negli incontri che ho avuto nei giorni scorsi con il Presidente del Senato e il Presidente della Camera, abbiamo constatato come a distanza di oltre 20 giorni lo sforzo da me sollecitato con lettera del 9 luglio non abbia purtroppo prodotto i risultati attesi. Altre settimane sono trascorse senza che abbia avuto inizio in Parlamento l’esame di un progetto di legge elettorale sulla base dell’intesa, pure annunciata come imminente da parte dei partiti rappresentanti attualmente la maggioranza e aperta al confronto tra tutte le forze politiche”, ha proseguito il Quirinale. “L’ipotesi che avevo prospettato all’inizio di luglio ai Presidenti delle Camere perchè la ponessero all’attenzione dei Presidenti dei gruppi parlamentari – si legge nella nota – era quella della formalizzazione di un testo di riforma largamente condiviso, anche se non definito su alcuni punti ancora controversi. Ma nei giorni scorsi anzichè chiarirsi e avvicinarsi, le posizioni dei partiti da tempo impegnati in consultazioni riservate, sono apparse diventare più sfuggenti e polemiche. Debbo dunque rinnovare il mio forte appello a un responsabile sforzo di rapida conclusiva convergenza in sede parlamentare. Ciò corrisponderebbe con tutta evidenza al rafforzamento della credibilità del paese sul piano internazionale in una fase di persistenti gravi difficoltà e prove. In quanto a ipotesi che appaiono sulla stampa di possibile anticipazione delle elezioni politiche normalmente previste per il prossimo aprile – conclude il Colle – ritengo di dover sollecitare la massima cautela e responsabilità in rapporto all’esercizio di un potere costituzionale di consultazione e decisione che appartiene solo al Presidente della Repubblica”

Fuori dal tunnellellelle

 «È un tunnel, ma la fine sta cominciando a illuminarsi, e noi e il resto d’Europa ci stiamo avvicinando alla fine del tunnel». Lo ha detto il premier Mario Monti, intervenendo telefonicamente a «Radio Anch’io», su Rai Radiouno, prima di partire per Parigi, dove inizierà un giro di incontri con i leader europei. Il presidente del consiglio ha parlato anche della legge elettorale, spronando i partiti a «evitare la rissa permanente». E sulle elezioni ha ribadito: «Mi candido? Sto diminuendo coscientemente la mia sensibilità uditiva a questa domanda…».
LA LEGGE ELETTORALE – «Lo scenario peggiore, quello che voglio esorcizzare – ha aggiunto il premier a proposito delle elezioni – sarebbe quello di elezioni alla scadenza naturale, e quindi non anticipate, ma a cui si arrivasse senza una riforma elettorale e in un clima di disordinata rissa tra i partiti». Una combinazione che darebbe ai cittadini «la sensazione, forse fondata – ha precisato Monti- che la politica ha fatto grandi sforzi per sostenere in Parlamento questo governo, che ha preso decisioni impopolari, ma non ha fatto i compiti in casa propria riformando se stessa. E i mercati internazionali – rileva – sarebbero legittimati a nutrire scetticismo su quello che viene dopo questo governo». Senza riforma insomma sono possibili effetti sullo spread. «Una relazione c’è – ha confermato – ma più che con la data delle elezioni con il clima complessivo fra oggi e la data delle elezioni». Sulla riforma elettorale il premier segue la linea del Colle e ha citato proprio il presidente della Repubblica: «Se – ha sottolineato – continuando nella prova di responsabilità che per lo più è stata data, i partiti, accogliendo il monito forte del Capo dello Stato, facessero presto la riforma elettorale, si accingessero a mettere a fuoco i loro programmi e a rendere esplicito in che senso vogliono attenersi a una continuazione di una linea europea, di disciplina e di riforme strutturasi, o invece divaricare rispetto a questa linea, tutti questi sarebbero elementi utili per i mercati e per i cittadini italiani».
SPENDING REVIEW – Sul lavoro dell’esecutivo, il presidente del consiglio si è soffermato soprattutto sui tagli di spesa: «Non è una manovra – ha voluto ribadire – e non sono tagli lineari fatti in modo cieco. Il governo ha fatto un’analisi di dettaglio, sulla base del lavoro del commissario Bondi, e si sono individuati gli eccessi di spesa». Sull’Ue, Monti ha specificato: «È molto importante che tutti in Europa ci impegniamo a far sì che l’euro, pinnacolo della cattedrale della costruzione europea, non sia un fattore di disintegrazione. Ci vuole uno sforzo per superare i pregiudizi reciproci». E ancora: «Vorremo dare un senso di solido e forte lavoro insieme contemporaneamente con la Germania, punto di riferimento essenziale. Credo che la chiave di volta sia quella di spingere tutti all’attuazione senza ritardi e ritorni indietro sulle decisioni prese a Bruxelles». Ossia durante il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno: «Ci sono voluti un giorno e una notte – ha ricordato il premier – ma quelle decisioni si sono rivelate proficue e adesso ne stiamo vedendo le conseguenze in termini di maggiori disponibilità sia delle istituzioni europee sia dei singoli governi, compresi quello tedesco e quelli del Nord, credo, a fare tutti la loro parte oltre che ciascuno i compiti a casa».

Il Giochetto delle 3 CARTE della Giunta Pisapia

[Trova le differenze tra la dichiarazione attuale e quella di poco antecedente il disposto del TAR che sospende Area C per verificarne l’illegittimità. Ovvero, come smontare le promesse, e rimontarne di completamente differenti, per meglio difendersi in giudizio con l’alibi della sicurezza, mentre precedentemente avevano illuso i cittadini sul miglioramento del servizio dei trasporti pubblici.]

Il Giochetto delle 3 CARTE della Giunta Pisapia

Versione #2
L’assessore Granelli sul Corriere – 30 luglio 2012

«La somma, pari a 67.177.000 euro (di cui 4 milioni e 200 mila euro in più rispetto al 2011 e circa il 30% proveniente da sanzioni per ingressi irregolari e mancato pagamento dei primi quattro mesi di Area C) è così ripartita:
il 25% è destinato a interventi di ammodernamento, potenziamento e messa a norma della segnaletica stradale urbana orizzontale (strisce pedonali) e verticali (cartelli); un altro 25% per il potenziamento delle attività di controllo e accertamento delle violazioni del codice della strada, e per i mezzi e le attrezzature per la Polizia locale; il restante 50% per la manutenzione delle strade, l’illuminazione pubblica, gli interventi per la sicurezza stradale a tutela soprattutto degli utenti deboli: bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti».

Versione #1
Maran: Ricavi da Area C su Milano Today -17 luglio 2012
“Tutte le risorse derivanti da area C, non un euro in meno – ha spiegato l’assessore Maran – si stanno reinvestendo nel potenziamento del trasporto pubblico, garantendo più corse di metro e bus e incentivando la mobilità sostenibile”.
Al miglioramento delle linee sono stati destinati 10 milioni di euro con più corse e con 15 linee che non si fermano mai venerdì e sabato notte . Quattro milioni sono stati stanziati per rimettere a posto le scale mobili che non funzionano e nei prossimi mesi sarà aperta la prima tratta della nuova linea cinque del metrò fra Zara e Bignami, partiranno i cantieri della linea quattro per arrivare nel 2015 all’attivazione della tratta fra Linate e Forlanini. Tre milioni 800 mila euro vanno alla costruzione di un parcheggio di interscambio alla fermata metro di Comasina. Tre milioni, invece, sono destinati a potenziare il bike sharing che arriverà ad avere 200 stazioni entro la fine dell’anno.

Il Pensiero Verde 2012-07-30 18:14:00

RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO  PER IL PER ERRANI (Pd), LA LEGA NORD IN REGIONE: “AL VOTO A OTTOBRE. IL PRESIDENTE RIFERISCA IN AULA”
“Il nostro segretario federale Roberto Maroni lo aveva detto e oggi abbiamo un motivo in più per rilanciare l’appello di andare al voto a ottobre, anche in Regione Emilia Romagna. 
Già domenica il segretario nazionale Fabio Rainieri aveva annunciato la necessità di ‘un cambio di rotta’ nei confronti di ‘una giunta  regionale che traballa e che non riesce a mettere in campo politiche di medio-lungo respiro’. La richiesta di rinvio a giudizio per falso ideologico a carico di Vasco Errani pone inevitabilmente un problema di opportunità e di credibilità politica per l’attuale presidente della Regione. In un momento così delicato, in cui Errani è chiamato anche a gestire l’emergenza terremoto, è inammissibile che possa rimanere dov’è, viste le pesanti accuse che gravano su di lui. Ribadiamo pertanto la necessità di andare al voto e chiediamo al presidente Errani di riferire al più presto in aula sulla sua vicenda, invece di giocare a nascondino come ha fatto nei due giorni di consiglio terminati ieri”. Così i consiglieri del gruppo Lega Nord in Regione Mauro ManfrediniManes BernardiniStefano CavalliRoberto Corradi a seguito della richiesta di rinvio a giudizio formulata dal Pm nei confronti del presidente Vasco Errani, nell’inchiesta sul finanziamento di un milione a Terremerse, coop di Bagnacavallo (Ravenna).
“Fermi restando la presunzione di innocenza e la fiducia nell’operato della magistratura, la vicenda Terremerse ha creato più di un imbarazzo. Ricordiamo che la Regione ha già deciso di agire e di chiedere la restituzione del finanziamento di un milione dato a Terremerse. Più altri 353 mila euro a titolo di interessi. La struttura è contro la sua guida. In queste condizioni non si può andare avanti. Dimissioni subito”. 

Strabismo rosso

La sinistra ha avuto un fortissimo sbalzo di pressione ed è in
preda al ballo di S. Vito, perché un ex terrorista di estrema destra ha svolto
per due anni (2008-2010) una attività presso il comune di Roma con contratto a
tempo determinato
.
Immediata la richiesta di dimissioni del sindaco Alemanno.
Ha avuto buon gioco Francesco Storace a ricordare quanto
peggio si fosse comportata la giunta di sinistra di Roma
(Veltroni regbabte)
quando diede un posto di lavoro alla terrorista rossa
Silvia Baraldini appena
estradata dagli Stati Uniti cui peraltro garantito che avrebbe scontato
l’ergastolo per intero nelle carceri italiane, in virtù di una “malattia” che
sembrava dovesse portarla presto alla tomba (credo sia ancora viva …).
Invece il ministro comunista Diliberto la accolse con tutti
gli onori, niente ergastolo, posto comunale sotto la paterna guida del
comunista Veltroni.
E poi un deputato ex terrorista rosso eletto nel 2006
(
D’elia) già condannato per omicidio , brigatisti rossi in cattedra o in
attività pubbliche (
Curcio, Franceschini, Balzarani, Ronconi …) e, sempre nel
2006, l’intitolazione di un’aula della camera a un
devastatore di Genova morto
senza onore né gloria, nel 2001, mentre scagliava un estintore contro i
Carabinieri.
E che dire di gente come Adriano Sofri, pur condannato ad
una ventina di anni per l’omicidio del Commissario Calabresi che, pure, è
libero (anche lui per una “grave malattia” che però non l’ha ancora portato
alla tomba) servito e riverito nella stampa e in televisione ?
Insomma la sinistra, che mostra ogni giorno uno strabismo
maggiore di quello del giorno prima,
non ha alcun titolo per protestare
se
anche agli ex terroristi di estrema destra che hanno scontato le pene inflitte
loro viene concesso una minima opportunità di riabilitazione.
Anzi … !





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Europa Calling…

Neofolk: tre intense versioni dello stesso pezzo….

 

 

Don’t you see the tide is turning

Towers tumbling to the ground

Can’t you see the world is burning?

The Spirit’s waiting to be found

Don’t you know a Fire’s burning

Since the Ancient Times of Rome

Don’t you hear Europa calling

For him who leads the children home

Can’t you hear the thunder

Regalate pannoloni capienti a Bersani e kompagni

La sinistra con Bersani, Casini, Vendola, Di Pietro e kompagni, non vuole l’elezione diretta del presidente della repubblica,
preferendo conservarne la scelta nella ristretta conventicola della partitocrazia.
Posso capirli: quale funzionario o grigio burocrate di
partito potrebbero mai opporre a Berlusconi ?
Bersani e kompagni non vogliono una legge elettorale con le
preferenze, preferendo essere loro stessi a scegliere i “rappresentanti del
popolo”.
Bersani e kompagni non vogliono il premio di maggioranza per
il partito ma per la coalizione, non disdegnando, evidentemente, la altrimenti
vituperata legge Calderoli.
Posso capirli anche qui.
Niente preferenze, significa che è il partito a decidere chi
eleggere, quindi
non i migliori, ma i funzionari più ciecamente obbedienti.
Quanto al premio di maggioranza si può capire il povero
Bersani che, dopo aver circuito Casini, lieto peraltro di esserlo stato e pienamente consenziente, può sperare di
vincere come coalizione, ma teme il ritorno di un animale da campagna
elettorale come
Silvio Berlusconi e le sue idee innovative.
Per questo Bersani e kompagni considerano “agghiacciante” la
prospettiva di un Centro Destra di nuovo a trazione Berlusconi
e ne temono la
realizzazione.
Cercasi pannolone capiente per Bersani, Casini e kompagni.





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Il Drago custode dell’Eurogulag

Certo che questi euromassoni ne hanno da vendere,  della fantasia… Mettere uno che si chiama Draghi quale custode del tesssoro, (e cioè della BCE) è già in sé una bella favoletta crudele. I nomi sono presagi, dicevano i latini. Se poi il Drago Draghi si mette pure a rilasciare interviste come quella ormai leggendaria data a Le Monde, allora è il caso di dire lasciate ogni speranza a voi che entrate. Per chi si fosse perso qualcosa, ecco l’intervista integrale di Draghi al quotidiano francese, dal titolo Non, l’euro n’est pas en danger.  E qui, la traduzione data da Repubblica.
Che cosa emerge da tale intervista?
Semplice:  occorre intensificare la chemioterapia in modo da espropriare definitivamente gli stati-nazione della loro sovranità, conditio sine qua non per il cosiddetto risanamento. Il malato si abbatte e non si cura.
La medicina del  doktor Drakenstein è chiara: dalla crisi si esce con “più Europa”, attivando una mappa (ci vuole sempre una mappa, quando c’è in gioco il tesssoro) dalle quattro componenti: finanziaria, fiscale, economica e politica. Con strumenti concreti quali: “un’unione finanziaria, un supervisore bancario, dei fondi di aiuto in grado di ricapitalizzare le banche quando questa supervisione sarà a posto”. E ovviamente “un calendario di messa in opera”.
Alla domanda : “Si rimprovera alla BCE di non fare abbastanza per gli stati”, ecco cosa risponde Herr Drakenstein: “Questa idea di un mercanteggiamento tra gli stati e la BCE è un equivoco. Il nostro mandato non è risolvere i problemi finanziari degli stati, ma garantire la stabilità  dei prezzi e contribuire alla stabilità dei sistemi finanziari in tutta indipendenza“.
Lo avevamo capito  da un pezzo che la sua filosofia è sempre quella: Geld uber alles.
La Bce, insieme al Fmi  e alla Commissione Europea, ovvero la temibile Triade, dopo aver imposto condizioni-capestro agli Stati per poter accedere al credito finalizzato al ripianamento del debito pubblico, ora ci dice attraverso il suo massimo esponente che non è suo compito risolvere  i loro problemi. Questi ultimi, sono essenzialmente legati alla carenza di liquidità monetaria e l’unica istituzione titolata ad emettere l’euro è la Bce che però si rifiuta di farlo. Quando però le banche e le società quotate in borsa crollano si pretende – guarda caso –  il massiccio intervento degli Stati con tanto di fresco  denaro pubblico, prendendo  direttamente in ostaggio financo il risparmio privato dei cittadini;  di converso, quando gli Stati sono in crisi, si volta loro le spalle e li si abbandona al loro destino. Una comodissima socializzazione delle perdite ma privatizzazione degli utili. Occorre, secondo la cura Draghi, salvare l’euro per far crepare  tutti noi in quanto persone. La Ue-BCE è dunque un immenso schema Ponzi basato sull’indebitamento coattivo degli stati in via di smantellamento e  di dismissione. 
E in tutto questo scenario da incubo, in casa- Italia il Trio Monnezza ABC  non ha nulla di meglio da fare che litigare come i ladri di Pisa su Porcellum sì, Porcellum no, Porcellum bum. Dopo la rissa, corrono al ristorante e si  fanno du’ spaghi insieme.

Un pezzo di Paolo Barnard sul tema: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=416

Sullo stesso tema anche questo di Marco  Della Luna: http://marcodellaluna.info/sito/2012/07/26/draghi-difende-leuro-le-banche-ma-non-gli-europei/

e quest’altro di  Maurizio Blondet per il tramite di Rischio Calcolato:

Un sabato mattina…

Ero in pronto soccorso ieri, niente di che, un tizio parecchio distratto mi ha tamponata mentre ero ferma e io, col rinculo, di conseguenza ho tamponato il tizio fermo davanti a me. Insomma, sono diventata la salsiccia di un panino di lamiere. Rilevamenti, denuncia, dichiarazioni, constatazione dei danni, paura abbestia, ecc… Dicevo, ero al pronto soccorso (per insistenza del tamponatore folle) e aspettavo il mio turno di codice verde quando arriva una culona con la figlia, fanno richiesta e si siedono in sala d’attesa col foglio in mano. Codice verde anche per la ragazzina. Il tempo non passa mai. Ad un certo punto, la signora mi fa: “Ma come funziona questo pronto soccorso? Non chiamano mai?”. Le dico che prima fanno tutti i codici rossi, ossia, quelli più gravi, poi passano a quelli meno gravi e poi toccano ai codici verdi e quelli bianchi. E lei, tutta scandalizzata mi risponde: “Vengo dalla puglia, sa, in puglia i bambini e gli anziani li fanno andare avanti per primi. E poi, mica ci sono i codici, laggiù.” E io le rispondo: “Signora, io in puglia non ci sono mai stata e non so come funzionano gli ospedali, quel che si sa è che la puglia ha il deficit sulla sanità… forse a causa degli sprechi. Qui, in tutti i pronto soccorso degli ospedali funziona così, prima i rossi, poi i gialli, i verdi e i bianchi”. Insomma, morale della favoletta; ho aspettato 4 ore, dimessa con una prognosi di una decina di giorni, con un ridicolo e soffocante collarino mobile e la macchina distrutta e non avere una macchina sotto al mio sedere, significa paralizzarmi. Porca troia. Niente altro. Ah, si, e una bella strisciata della cintura di sicurezza proprio sopra al seno. E, tra l’altro, il tamponatore folle voleva fare la constatazione amichevole. Ma il tizio davanti a me, ha pensato bene di chiamare i carabinieri. Meglio così, altro che constatazione amichevole. Io, probabilmente dovrò pure ricomprare la macchina nuova perchè quella sbattuta è vecchia e vale pochissimo. E non avevo proprio intenzione di prenderla ora.