Un pò di comicità… sui ricalibramenti e su tasse trovate per caso

Tra i provvedimenti messi in atto dal governo Monti, uno dei più contrastati e criticati è sicuramente quella della reintroduzione di una tassa sugli immobili anche sulla prima casa. Un’imposta “necessaria”, come ripete senza sosta l’esecutivo da mesi. E lo ribadisce anche Anna Maria Cancellieri. Il ministro degli Interni, però, non è cosi convinta della bontà dell’Imu così come è stata formulata. “Ha bisogno probabilmente di calibrature diverse”, ammette assicurando che “ci stiamo lavorando, anzi ci stanno lavorando”. “Voi pagate il prezzo di tanti anni di libertà della spesa, che qualcun ha usato molto bene, qualcun altro non ne ha fatto un buon uso”, ha aggiunto la Cancellieri, “La verità è che il bilancio dello Stato non consente grandi possibilità e quindi anche i Comuni si devono adeguare. Noi l’Imu ce la siamo trovata e con il tempo probabilmente cercheremo di adeguarla dando ai comuni la possibilità di disporre degli introiti”. Per il minitro è quindi importante trovare un equilibrio tra “ricchezza del territorio” e “povertà di un altro”. “Se lasciassimo tutto libero avremmo un paese ancora più spaccato”, ha detto.

Perchè no alle primarie di Alfano

Nel dicembre 2007 pensavo che  mi sarei nuovamente iscritto ad un partito dopo che avevo cessato la mia appartenenza all’Msi-An nel settembre
2003
a seguito delle dichiarazioni di Fini sulla cittadinanza e voto
agli immigrati.
Due mesi dopo Berlusconi, scegliendo
Fini invece di Storace
, oltre a preparare i chiodi con i quali
sarebbe stato crocefisso nel novembre 2011,mi indusse a votare La Destra .
Nel 2009 votai Pdl alle europee avendo
la possibilità di esprimere una preferenza direttamente a
Berlusconi
, nuovamente sotto aggressione mediatico e giudiziaria, mentre alle regionali del 2010 optai per la Lega e, nelle
elezioni minori
(provinciali, comunali – due volte per la vicenda
Del Bono -e di quartiere) di volta in volta scelsi liste della Destra
Radicale
(massimamente Forza Nuova) o Lega.
La premessa è indispensabile per
evitare che la mia insistenza nel parlare e nel guardare al Pdl sia
fraintesa: dal settembre 2003 non sono iscritto a nessun partito e mi
considero un elettore attivo di Centro Destra.
Di tutto il Centro Destra e non posso
che confermare quel che vado ripetendo da anni: il mio partito ideale
ha le radici dell’Msi, le idee di oggi della Lega e Berlusconi come
Leader
.
E’ però indiscutibile che, escludendo
gli infidi, inaffidabili e comunque affetti da nanismo elettorale
congenito Casini e Fini, il partito cui l’elettore di Centro Destra
può guardare per aggregare una coalizione che, ancora una volta,
impedisca la deriva marxista dell’Italia, è il Pdl
.
La Lega può e deve essere un alleato
importante, decisivo, ma finchè l’Italia sarà unitaria non potrà
mai essere il riferimento aggregante del Centro Destra che voglia
governare e vincere a livello nazionale.
La Destra Radicale è troppo divisa per
rappresentare un momento aggregante che potrebbe esserci solo se gli
ex An nel Pdl decidessero di scindere le loro strade da quelle dei
liberali, socialisti e democristiani, per riaggregare, magari
affidando la segreteria ad un volto giovane ma già esperto come Giorgia Meloni , quello che fu il patrimonio di militanti ed elettorale dell’Msi.
Allora il Pdl.
Ed è con dispiacere che annoto uno smottamento all’interno del maggior partito di Centro Destra, con
l’emergere dei funzionari di partito modello pci/pds/ds/pd.
Alfano, una brava persona che ha tutta
l’aria (e la sostanza) dell’ingenuo che si fa menare per il naso a
volte dalla Buongiorno sulle intercettazioni, altre volte da Monti
sulla rai o le riforma della giustizia, da Bersani sulla legge elettorale (e comunque con i comunisti non si tratta, non ci si siede assieme ad un tavolo, perchè può capitare di votare lo stesso provvedimento, mai però in base ad un accordo preventivo che significa compromettersi con loro !),
financo da Casini, non può essere il Leader, non ne ha
l’autorevolezza e neppure la vocazione.
E’ prigioniero, ancor più di
Berlusconi, dei parrucconi pontieri alla Gianni Letta e la scelta di
primarie guidate, magari a candidatura unica, conferma l’intrinseca
debolezza di Alfano
, destinato a perdere contro qualunque candidato
la sinistra mettesse in campo.
Buona la proposta del presidenzialismo,
ma poi viene sminuita da quel “semi” e dal doppio turno che
sembra una concessione gratuita ai comunisti che hanno sempre
prediletto tale sistema di voto, tanto da consentire loro di dire
“no” al presidenzialismo (anche “semi”) cioè
all’elezione diretta del presidente che è la proposta qualificante,
mettendo Alfano nell’angolo sul sistema elettorale a doppio turno al
quale adesso il Pdl avrebbe difficoltà a dire di no.
Ma quel che non posso accettare è lo
scimmiottamento dei comunisti con il lancio delle primarie in
autunno.
Se a sinistra hanno problemi nel garantire la piena certezza sulla correttezza del voto (veggasi Genova, Palermo, Napoli) nonostante la organizzazione
comunista
che, pur meno efficiente del passato, resta comunque
superiore a qualsiasi analoga struttura dei partiti democratici, come
potremmo affidarci al medesimo sistema in un partito non strutturato
come il Pdl ?
E poi che senso ha fare le primarie se
l’unico candidato appoggiato, a quanto pare, da tutta la classe
dirigente (che si presume sia quella che porta i voti) è Alfano ?
Naturalmente andrà valutata poi la
realtà delle primarie, perchè se ad Alfano, ad esempio, si
contrapponesse
un candidato che non fosse solo “di bandiera”
come potrebbe essere Daniela Santanchè, ma capace di aggregare rappresentando una reale alternativa, come
potrebbe essere Giorgia Meloni, allora il discorso cambierebbe,
soprattutto se le primarie fossero organizzate attraverso il recupero
dei vecchi regolamenti di partito
, per cui ai congressi possono
votare solo gli iscritti con una anzianità di un tot di anni
(io
proporrei nel caso del Pdl gli iscritti al 31/12/2010)
con l’aggiunta
di quegli elettori non iscritti che sottoscrivendo un manifesto di
adesione ideale versassero una somma significativa
(qualche centinaio
di euro
) e non l’euro simbolico dei comunisti che incentiva i pullman
di votanti organizzati da qualche ras locale
, allora il discorso
potrebbe cambiare.
La competizione con tali regole
potrebbe risultare efficacie e rappresentativa, riducendo al minimo
la possibilità di infiltrazioni esterne al partito e finalizzate ad
alterare la reale volontà dell’elettorato di Centro Destra.
Ma, in realtà, considero le primarie
autogestite dai comunisti o dal Pdl una solenne bufala
, fumo negli
occhi per i babbei che credono, in tal modo, di partecipare mentre
diventano solo puntelli per le oligarchie di partito.
Solo una eventuale legislazione
nazionale che ne garantisse la regolarità e lo svolgimento non
estemporaneo
ma costante nel tempo, potrebbe trasformare una manovra
propagandistica in una effettiva svolta nel costume politico
italiano.
Ma tale svolta è legata alla elezione
diretta del presidente della repubblica
, come è già per sindaci e,
sostanzialmente, per i presidenti di provincia e regione.





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Napolitano non può non conoscere Carlo Salinari.

Tra poco Napoltano andrà in Polonia. Prima del suo viaggio ha concesso un’ intervista al direttore della Gazeta Wyborcza, uscita anche su Repubblica, Adam Michnik, che conobbe il carcere comunista. Ancora una volta l’ esponente dell’ ex-PCI tenta nuove giustificazioni al suo passato comunista, affermando, sul partito: “Partito Comunista che non era un partito stalinista come molti altri in quanto aveva una fondamentale matrice antifascista e DEMOCRATICA e comprendeva forti componenti liberali…“. Ed affermando che via via il PCI, dopo il 1968 e l’ invasione della Cecoslovacchia, accentuò le distanze con il blocco sovietico.
Peccato, ancora una volta ha dimostrato di non ricordare. Come dirigente comunista, Napolitano non può non aver conosciuto Carlo Salinari. Partigiano Gappista del gruppo romano (gruppo a cui si deve l’ attentato di Via Rasella dove morì tragicamente un innocente dodicenne, Piero Zuccheretti, che ebbe la testa staccata dalla bomba),fu un intellettuale di punta del PCI e critico letterario, direttore del “Calendario del Popolo”, giornale letterario del PCI. A lui è dedicata una voce nell’ Enciclopedia Treccani, una scuola media nel paese natio ed un Largo Salinari a Roma.
Ebbene, questo esponente comunista nel 1973 (5 anni dopo Praga, dunque…) fu protagonista di un’ intervista al giornale Rumeno in mio possesso “Magazin Istoric”, durante un viaggio a Bucarest, a proposito delle prefazioni scritte all’ edizione in italiano degli scritti scelti di Nicolae Ceausescu, uscite proprio per le Edizioni del Calendario del Popolo. Nell’ intervista concessa a Maria Covaci, traspare tutta l’ ammirazione per il Partito Comunista Rumeno e “Tovarasul” (Compagno) Ceausescu, “in lupta contra imperialismului si colonialismului, in promovarea consecuenta a principilor internationalismului proletar” (faccio a meno di tradurre…). Ricordiamo ancora una volta come Nicolae Ceausescu sia stato, attraverso la Securitate, uno dei dittatori comunisti peggiori e sanguinari, alleato e foraggiatore del Terrorismo internazionale più spietato.
Già,l’ intervista è del 1973. Napolitano non poteva non conoscere Carlo Salinari e nemmeno il Calendario del Popolo… O no ?

E IO PAGO !!

Anna Maria Tarantola, attualmente vicedirettore di Bankitalia, è stata “indicata” da Monti come NUOVO PRESIDENTE della RAI.

E’ indagata sul caso dei prodotti finanziari tossici messi sul mercato dal Banco di Napoli, oggi nel gruppo Intesa San Paolo, e dal Monte dei Paschi di Siena. 

Ora prende 441mila euro, alla RAI ne prenderà altri 500mila.


E IO PAGO !!

Incartati fino al 2013

Ko tecnico di Davide Giacalone
Dicono che cresce la voglia di elezioni a ottobre, a me pare che cresca l’incapacità di credere che, in queste condizioni, si possa tirare a campare ancora un anno. Si sono incartati e non sanno come uscirne. Manifestano la loro paura sotto forma d’arroganza. Vale per il governo come anche per le forze politiche maggiori, il che innesca uno scontro fra gruppi che saranno comunque chiamati a convivere e collaborare, mentre ora inscenano una falsa rissa, al solo scopo di allontanare da sé le nerbate qualunquistiche e protestatarie con le quali viene flagellato il loro elettorato. Poi si ritrovano in accordi spartitori, colonizzando autorità che offrono garanzia solo a quelli che ne campano. Non si accorgono, i tapini, che così procedendo di nerbate ne meritano e se ne aggiudicano il doppio. Il governo è in stato confusionale. I tecnici sono in ko tecnico. Nel mentre la pressione fiscale cresce il gettito fiscale scende sotto le previsioni. E’ la dimostrazione che il corpo non reagisce, che la terapia è sbagliata. Ed è un errore tecnico, che giustifica il licenziamento in tronco dei presunti tecnici. Guardate quel che succede con l’Imu: tutti sappiamo di doverla pagare, molti non sanno dove prendere i soldi, quasi nessuno sa come e quanto, in compenso sappiamo che la prima rata è a giorni e la seconda entro la fine dell’anno. Di fronte a questo terrorismo, innescato dall’incapacità tecnica, quale credete che possa essere la reazione più consueta? Aspetto a spendere e tengo i soldi da parte. Così i geni che hanno aumentato l’iva constatano che il gettito di quell’imposta diminuisce. Cosa rispondono? Aumento delle tasse e lotta all’evasione (in omaggio al velenosissimo moralismo fiscale). In condizioni normali sarebbero restituiti alle loro università, non a caso sprofondate sotto il centesimo posto nella classifica mondiale della qualità.
Ma le forze politiche maggiori hanno paura delle elezioni. Il centro destra non sa neanche come presentarsi, avendo maturato la convinzione d’essere complessivamente impresentabile. Il centro sinistra è un caleidoscopio impazzito: se si presenta aggregato vince, ma il Pd viene polverizzato; se si presenta disaggregato perde sicurezza, acquisendo solo la certezza che al Senato non ci sarà alcuna maggioranza. Da novembre andiamo ripetendo che il tempo del governo Monti doveva essere occupato stringendo un accordo riformatore, ma è stato sprecato in tatticismi autodistruttivi. Prima si sono attese le amministrative, il cui esisto era scontato e, difatti, qui annunciato. Dopo quelle, la disperazione. Alfano e Berlusconi dovrebbero sapere che annunciare in quel modo la scelta per il sistema francese serve a segnare una posizione, non a costruire una politica. Bersani dovrebbe sapere che rispondere chiedendo il doppio turno, ma rifiutando il sistema istituzionale connesso, serve solo a non fare un accidente (Letta ha ragione sul patto costituente, ma serve che la direzione Pd di oggi dica sì al modello francese, senza escluderne pezzi). Il presidente della Repubblica sa benissimo che mettendo i piedi in questo piatto ne fa schizzare e sprecare il contenuto. Questi signori giocano una partita che non ha nulla a che vedere con il futuro.
Riassumendo: non c’è governo della crisi, non ci sono riforme istituzionali e non si cambia nemmeno il sistema elettorale. Bingo. I benpensanti, prima di condannare la politica economica del governo, dicono: grazie a Monti, però, l’Italia ha riconquistato un ruolo internazionale. Sembra il ritorno della “grande proletaria”, di pascoliana e libica memoria. Ma da cosa lo intuiscono? Quando David Cameron sostenne che il fiscal compact era da considerarsi al pari della corazzata Potemkin lo si è lasciato da solo, neanche cogliendo la novità storica: un inglese che propone maggiore integrazione. Quando il lussemburghese Jean-Claude Juncker s’è dimesso da presidente dell’eurogruppo, protestando contro la folle dottrina cui la Germania aveva (allora) piegato la Francia, non s’è sentito un fiato, laddove avrei urlato solidarietà. Neanche si usano le parole dei migliori statisti tedeschi (che noi segnaliamo dall’estate scorsa), per contrastare una politica che distruggerà l’Europa. S’è atteso che i socialisti vincessero le presidenziali francesi per accorgersi che si poteva anche manifestare dissenso. Ruolo ficcante e astuto, non c’è che dire. E allora? Le regole vorrebbero che si fosse già votato, o, almeno, che ci si andasse. Ma l’uomo del Colle non vuole, per concludere il settennato assieme al resto del sistema. Gli omarini che stanno sotto al Colle ne hanno paura, tirando a campare qualche settimana in più. Mentre i descamisados del “vaffa” godono nel vedere tanta brava gente, moderata, pensare: piuttosto che questi incapaci voto per chi ce li manda. E pensare che si sa con esattezza cosa è necessario fare e come far ripartire l’Italia (che è forte, ricca, capace), e si sa a quali componenti sociali e politiche tocca farlo. Ma non ci si riesce, perché ai morti rode che i vivi vivano.

Yes, we can… il santo e le sue pontificazioni

(ANSA) – NEW YORK – Nelle settimane precedenti il varo della riforma sanitaria, Barack Obama e il suo staff accettarono compromessi con la lobby dell’industria farmaceutica. Il presidente, ad esempio, bloccò la proposta di abbassare il prezzo di alcune medicine, pur di ottenere la collaborazione della “drug industry”. Lo denuncia oggi il New York Times, intitolando: “Obama pressato dalla lobby del farmaco, ecco le email”, mentre si attende il verdetto finale della Corte Suprema sulla controversa Obamacare.

Il far west secondo Bersani

MILANO – «Non è accettabile che in Italia non si sia ancora introdotta una legge che faccia uscire dal far west le convivenze stabili tra omosessuali, conferendo loro dignità sociale e presidio giuridico». Lo dice il segretario del Pd Pier Luigi Bersani in un messaggio ai promotori del gay pride 2012.
IL PROGRAMMA – Bersani aggiunge che allo stesso modo «è intollerabile che questo Parlamento non sia riuscito a varare una legge contro l’omofobia e la transfobia». «Sarà anche su questi temi – aggiunge Bersani – tra cui mi permetto di aggiungere il divorzio breve, l’introduzione del diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia, e il testamento biologico, che nei mesi che verranno di qui alle prossime elezioni politiche, si giocherà la nostra capacità di parlare al Paese».
LA MANIFESTAZIONE – «Nell’esprimere l’adesione del Partito Democratico al Pride nazionale in programma a Bologna – scrive Bersani – desidero innanzitutto dirvi “grazie”. Non è facile in una fase politico-economica difficile come questa lottare per rimettere al centro della discussione politica il tema dei diritti civili delle persone. Movimenti come il vostro spronano la politica italiana, a portare l’Italia, anche su questi temi, nel novero dei principali paesi occidentali». «In tutto il mondo – scrive Bersani – le forze progressiste, dal Presidente Usa Obama al neoeletto Presidente francese Hollande, sono impegnate a costruire un nuovo civismo in cui ciascuna persona possa avere pari diritti e pari opportunità di vita, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale e identità di genere. Il Partito Democratico non intende sottrarsi a questa discussione».
SOLIDARIETÀ – «Vi devo poi un secondo grazie più personale, da emiliano quale io sono. La scelta di confermare, nonostante il terremoto, la vostra manifestazione, trasformandola anche in una grande concreta manifestazione di solidarietà per le popolazioni terremotate è una scelta non scontata, ma giusta e coraggiosa, che può aiutare a tenere i riflettori accesi su queste vicende».

‘’I veri figli di Montag siamo noi’’, sui muri d’Italia l’omaggio di CasaPound a Ray Bradbury.


Da CASA POUND:

“Abbiamo 17 anni e siamo pazzi’’. CasaPound Italia rende omaggio a Ray Bradbury, l’autore del capolavoro futuristico ‘Fahrenheit 451’ morto pochi giorni fa a Los Angeles, con una serie di striscioni comparsi nella notte in una trentina di città dal nord al sud del Paese: la tartaruga simbolo di Cpi, il nome dello scrittore americano, e la frase che richiama quella pronunciata da Clarisse McClellan, una ragazzina che fa una fugace ma intensa apparizione nel mondo di Montag, dove i libri sono considerati oggetti pericolosi da bruciare a 451 gradi Fahrenheit, appunto, e c’è chi li manda a memoria per salvarli dall’oblio: “Ho diciassette anni e sono pazza. Mio zio dice che queste due cose vanno sempre insieme’’, dice Clarisse. Un’espressione che riecheggia negli slogan del movimento fin dalla sua nascita, a cominciare da quel ’17 anni per tutta la vita’ poi diventato il motto del Blocco studentesco. Del resto CasaPound iniziò le sue “occupazioni non conformi” proprio dedicando una “Onc” al protagonista del romanzo di Bradbury, chiamando “CasaMontag” l’occupazione di uno stabile abbandonato in via Tiberina, a Roma.

“I veri figli di Montag siamo noi – spiega Cpi in una nota – dato che troppo spesso le presentazioni dei libri che parlano del nostro movimento, da ‘Nessun dolore’ a ‘Riprendersi tutto’, sono state oggetto di boicottaggio violento da parte dei talebani culturali della sinistra antagonista. Loro – continua il movimento – sono eredi storici dei grandi censori del passato, dalle commissioni alleate che impedivano la circolazione dei libri ‘scorretti’ dopo il 1945 al filosofo marxista György Lukács, già consulente, nel biennio 1945-1946, della commissione ungherese incaricata di compilare il Catalogo della stampa fascista e antidemocratica; da Benedetto Croce che negli anni ’50, in qualità di consulente per Laterza, si rendeva responsabile del boicottaggio di testi su Nietzsche, agli editori che non pubblicavano i racconti politicamente scorretti di Charles Bukovski inseriti nell’edizione americana originale di Storie di ordinaria follia”.

Per Cpi l’importanza di Bradbury risiede in valori come “la fanciullezza disinteressata di Clarisse McClellan che risveglia nel freddo Montag un nuovo ardore, e nell’idea che non basta leggere i libri per farne armi di costruzione di mondi e cultura: bisogna essere i libri che si legge, incarnarne le idee affinché non restino stampate su carta ma vengano vivificate e attuate. In poche parole, essere cultura che diventa azione”.

Altre foto visibili sui siti di CasaPound.







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Consulenze milionarie sinistre…

Da «no global» a funzionario delle istituzioni. Da antagonista, con precedenti penali, a uomo di fiducia di un ente pubblico. Da disobbediente a consulente della Provincia che ha attaccato per anni. Succede anche questo nel Paese delle contraddizioni a colpi di parate «sobrie», di tasse sulle patatine fritte e sulle macerie, nel Paese dei Lusi e dei Belsito. Questa volta succede nell’autonoma Provincia di Trento. Autonoma proprio in tutto. Dopo anni di contestazioni e lotte violente, il compagno Federico Zappini, 29 anni, ex leader del centro sociale «Bruno» di Trento, protagonista di tante occupazioni di edifici pubblici, tra cui l’ex Dogana (tuttora occupata), di proprietà della Provincia, è stato assunto dalla Provincia stessa. Senza alcun bando.
Il presidente del Consiglio provinciale, Bruno Dorigatti (Pd), tre legislature alle spalle, col vizio di pontificare sui tagli ai costi della politica, ha affidato un incarico da 46.704,84 euro lordi (scadenza giugno 2014) a Zappini per «progetti e iniziative concernenti l’attività del Forum trentino per la pace e i diritti umani». Per essere più chiari, a un ex contestatore delle leggi è stato affidato il compito di diffondere la cultura della legalità e della pace. Una scelta, tra l’altro, raccomandata dallo stesso presidente del Forum, Michele Nardelli che, coincidenza, è anche consigliere provinciale del Pd. Sprechi, insomma. Mentre vengono imposti sacrifici a tutti e i giovani non trovano lavoro, Zappini da oppositore del potere e delle lobby, si trova ora nel libro paga della pubblica amministrazione. Bel colpo, per uno che fino ad un paio di anni fa era segnalato dalla polizia come leader di un movimento violento di area antagonista. Nel 2007, Zappini e i suoi compari furono anche condannati a 4 mesi di carcere (pena sospesa), per l’occupazione di un’area.
Inutile dire che a Trento la notizia, riportata dall’Adige (la consulenza è pubblicata anche sul sito del Consiglio provinciale), ha scatenato il finimondo. Nella città del Concilio un «no global» che gironzola nei palazzi delle istituzioni fa venire i brividi. E non solo all’opposizione. Anche la sinistra mugugna, leggasi Partito autonomista trentino e Idv. Ma c’è imbarazzo anche nel Pd, che parla di opportunità ai giovani meritevoli, che porta avanti battaglie sulla trasparenza dei posti pubblici, che vuole tagliare le consulenze, e che poi fa l’esatto opposto. «Ma perché proprio uno come Zappini?», si domandano tutti. «Perché – spiega Nardelli – Zappini ha svolto il servizio civile al Forum dando un contributo importante». E poi è sicuro che «Zappini non ha appartenenze politiche precise». E lo trova persino «una persona di rara intelligenza». Sarà, ma vederlo a sbraitare nelle piazze o a digrignare i denti mentre due celerini lo trascinano via da una delle sue scorribande, fa venire come minimo qualche dubbio. «Un incarico che offende le istituzioni – dice Giorgio Leonardi, coordinatore provinciale del Pdl trentino – e che premia chi ha fatto azioni illegali». E il capogruppo provinciale della Lega, Alessandro Savoi, ironizza: «È proprio vero che a 20 anni si è incendiari e a 30 si diventa pompieri». Il diretto interessato, che qualcosa da dire l’ha sempre avuta, stavolta tace. «Aspetterei volentieri un attimo». Ma siccome non tutto è come appare, una spiegazione, forse, c’è.Gli orsetti del «Bruno» alle elezioni comunali o provinciali non hanno mai fatto mancare i voti al centrosinistra che governa Palazzo Thun e Piazza Dante. Tutto spiegato.

Banchieri dovunque, ma non ditelo a nessuno…

Anna Maria Tarantola è la nuova presidente della Rai. Ad averla spuntata è la ormai ex vice direttrice generale di Bankitalia, la donna che fu bruciata da Ignazio Visco per prendere lo scettro di Palazzo Koch dopo il termine dell’era di Mario Draghi, e che ora prende la poltrona di Paolo Garimberti. Che le nomine fossero in dirittura d’arrivo lo aveva annunciato il premier, Mario Monti, già nel pomeriggio. Il professore aveva spiegato che entro sera sarebbero state rese pubbliche le scelte del governo per la parte di competenza dell’azionista di riferimento. Fonti parlamentari riferiscono che secondo Monti la Tarantola è “la figura adatta per gestire l’azienda di Viale Mazzini”. Il nuovo direttore generale della Rai, invece, è Luigi Gubitosi, ex amministratore delegato di Wind Telecomunicazione che prende il posto di Lorenza Lei. Infine Marco Pinto come rappresentante del Tesoro, che ha bruciato la concorrenza di Andrea Montanino. Al vertice dell’Agcom è stata nominata una vecchia conoscenza di Monti, un ex professore della Bocconi ed ex assistente del premier, Marcello Cardani. Bruciata la concorrenza La Tarantola ha così sconfitto nel duello per la presidenza della Rai tutti gli altri nomi accreditati. Da giorni si vociferava sulla possibile nomina di Ferruccio De Bortoli (attuale direttore del Corriere della Sera) e di Giulio Anselmi (direttore dell’agenzia di stampa Ansa). Ieri, giovedì 7 giugno, si puntava tutto sulla nomina di Lucrezia Reichlin, donna con un curriculum di tutto rispetto in alcune delle istituzioni economiche d’Europa (si diceva che sul suo nome ci fosse il consenso dei due terzi dei componenti di vigilanza).
Monti: “Serve gestione solida” – Le nomine sono poi state confermate da Monti in conferenza stampa. Il premier ha sottolineato che le scelte rispondono a criteri di “competenza e di neutralità dal punto di vista politico. Sulla Rai non abbiamo pensato come in passato è avvenuto di individuare un presidente del mondo della cultura o del giornalismo, perché la Rai è in proprio ricchissima di talenti da questo punto di vista e devono poter emergere, forse – ha provato a giustificare le sue scelte – è più bisognosa di una solidità di gestione e di tranquillità”. E ancora: “Auspico che anche le forze politiche e il parlamento, se lo riterranno, adottino criteri elevati di professionalità e indipendenza per individuare gli altri membri del Cda”.
“Sono due alieni” -Uno dei primi commenti sulla nomina della Tarantola è arrivato da Carlo Freccero, il direttore di Rai 4 protagonista di un’aspra polemica con Libero qualche settimana fa. “E’ pazzesco. Sono sorpreso e stralunato, è una cosa incredibile. Ha scelto due alieni che secondo me vedono poco la tv e leggeranno solo giornali economici”, ha dichiarato a Radio 24. Secondo Freccero “bisogna verificare se hanno il televisore a casa, se la guardano e quali programmi. Monti ha confuso la Rai con una banca. E’ come nominare un romanziere presidente di un istituto fisico nucleare. La reazione più giusta è quella di essere stupiti”. Freccero conclude con un commento sul nome del neo presidente della Rai Anna Maria Tarantola: “Il nome è un programma”.
“Una banca nel cervello” – Tra le altre reazioni quella del capogruppo del Pdl in commissione di Vigilanza Rai, Alessio Butti, che spiega: “Non discuto il valore e i profili delle scelte di Monti, spero solo che siano adattabili anche a una realtà diversa da Bankitalia qual è la Rai ora. Parlare di un televisore è diverso dal parlare di televisione, che è un po’ più difficile. Valuteremo queste indicazioni, senza alcun pregiudizio e senza alcun problema. Mi sembra di capire – ha concluso ironico Butti – che oggi i banchieri e i finanzieri vanno per la maggiore”. Giorgio Merlo del Pd ha dichiarato: “Bene ha fatto Monti, se le notizie saranno confermate, a lanciare finalmente un segnale per dare stabilità e prospettiva al servizio pubblico”. Una battuta è arrivata anche da Michele Santoro: “Dal governo regole nuove per indicare i nomi: zero. Fantasia: zero. Mi pare che Monti abbia una banca al posto del cervello”.
Chi è la Tarantola – Anna Maria Tarantola era stata nominata vice direttore generale di Bankitalia il 20 gennaio 2009. Nata a Casalpusterlengo, in provincia di Lodi, il 3 febbraio del 1945, è sposata e ha due figlie. Nel corso della sua lunga carriera il suo curriculum si è arricchito di ruoli di prestigio rivestiti sia in Italia sia all’estero. La neo-direttrice della Rai ha rappresentato Bankitalia in diversi comitati, quali il Banking Supervision Committee, il Comitato di Sicurezza Finanziaria e il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.
Cardani all’Agcom – Come detto il nuovo presidente dell’Agcom, l’autorità per le telecomunicazioni, è Marcello Cardani, una vecchia conoscenza di Monti, professore universitario della Bocconi ed ex collaboratore del premier all’Antitrust europeo. Professore associato di Economia politica e Direttore del BIEMF, Cardani, dal 1995 al 1999, in aspettativa, è stato membro del Gabinetto del Commissario europeo Mario Monti responsabile per il mercato interno, i servizi finanziari e la tassazione e dal 1999 al 2004, sempre in aspettativa, Capo di Gabinetto aggiunto del Commissario Monti responsabile per la politica della concorrenza. E’ stato direttore generale e membro del Consiglio di Amministrazione dell’International Management Institute of St. Petersburg (IMISP), docente di Economia politica presso la SDA Bocconi, Visiting fellow, National Bureau of Economic Research, New York e Visiting assistant professor of Economics, New York University, NY. Dal 1992 al 1995 stato consulente dell’United Nations Development Programme per lo sviluppo manageriale dell’Est Europa.
La “ratifica” del dg – La nomina del dg è al vaglio del Cda Rai, che una volta ottenuto l’ok dovrà attendere l’ulteriore passaggio in assemblea degli azionisti per formalizzarla. Già il prossimo mercoledì è in programma l’assemblea, e in quell’occasione l’azionista indicherà ufficialmente i nomi prescelti. Resterà però da nominare il nuovo Cda, ovvero i sette componenti di pertinenza della commissione di Vigilanza che a questo punto è prevedibile apra il seggio elettorale a stretto giro di posta.