Indisponibile a morire per l’euro

Con la acutezza e la chiarezza che lo
contraddistingue, Marcello Veneziani ha ieri messo il puntino sulla
“i”, precisando che  “l’euro è un mezzo non il fine “ come in passato veniva ricordato (e bisognerà farlo anche
prossimamente viste le resistenze ad adeguare il Pdl alle mutate
situazioni esterne
) che “il partito non è il fine ma un mezzo”, per cui il partito può anche essere sacrificato se ne
deriva un vantaggio nel sostenere Ideali e Valori di appartenenza.
Bisognerebbe insegnarlo anche ai
quadrumviri
(non me ne vogliano quelli “veri” del nostro passato
) della moneta unica che venerdì, dopo essersi visti a Roma (ma
cosa avranno bevuto ?
) hanno rilasciato dichiarazioni bellicose, degne
di battaglie ben più nobili, per manifestare la volontà di
combattere per l’euro.
Peccato che loro dichiarino guerra e
noi si debba pagare il conto
.
E infatti da tutta la riunione, oltre
alla retorica bellica pro-euro, è uscita solo l’intenzione di
aggiungere una tassa europea alle tante nazionali che già ci
tormentano: la tobin tax sulle transazioni finanziarie
.
Come qualsiasi governicchio
democristiano della prima repubblica, quei figli dell’europa unita e
dell’euro, non sanno fare altro che perpetrare rapine fiscali ai
danni dei cittadini,
da loro considerati alla stregua di sudditi o,
peggio, di rematori di una galera romana.
Il risultato sarà di impoverire la
gran parte della popolazione
, per perpetuare il dominio di una casta
di burocrati privi di valori morali e unicamente proiettati verso il
dio denaro.
Personalmente credo che ci sia ancora
spazio per una uscita dall’euro e per la sconfitta di chi non
possiede quella nobile caratura necessaria per essere legittimato a
diventare classe dominante.
Purtroppo non c’è ancora nessun leader
che, almeno in Italia, intenda incarnare la legittima ribellione
popolare, anche se le ultime esternazioni di un ritrovato Silvio
Berlusconi fanno ben sperare
.
Credo che gli Italiani indisponibili a
morire per l’euro
siano la maggioranza e tutti insieme possiamo
seppellire l’euro, prima che l’euro seppellisca noi
.



Entra ne

La priorità del Pd

L’assoluta priorità del Partito Democratico? La legge sulla cittadinanza per gli immigrati basata sullo ius soli. Lo ha annunciato il segretario del Pd, Pierluigi bersani, nel suo intervento all’assemblea dei circoli del partito: “Propongo di chiudere l’assemblea con l’impegno che la prima norma del nuovo governo di alternativa è che tutti i bambini che oggi non sono né immigrati né italiani saranno italiani”. Bersani garantisce che i democratici, nel caso in cui arrivassero al governo, approveranno immediatamente la legge della cittadinanza in base allo ius soli.
Le primarie – L’altro tema caldo, all’assemblea del Pd, resta quello delle primarie dove Bersani verrà sfidato da Renzi (che quasi in contemporanea parlava chiedendo di azzerare la vecchia nomenklatura democratica). “Una rissa? – si chiede Bersani – Finché ci sono dentro io le primarie non saranno una rissa”, ha assicurato. “Noi faremo meccanismi di partecipazione per la scelta dei parlamentari, a prescindere dalla legge elettorale. Chiamiamole pure primarie. Ma noi dobbiamo avere gruppi parlamentari dove certe competenze vengano mantenute. Serve un nucleo per mandare avanti la baracca”, ha aggiunto.
Sostegno a Monti – Bersani ha poi rinnovato il sostegno al governo Monti, pur ammettendo la difficoltà ad appoggiare alcuni provvedimenti. Per questo, assicura, il Pd tenterà fino all’ultimo di condizionare alcune scelte. “Noi rimaniamo fermi a quel prima di tutto l’Italia”, ha spiegato. “Vinceremo ma non sulle macerie del Paese, l’emergenza che c’era non è scomparsa, quindi noi manteniamo l’impegno”, ha assicurato. “Sappiamo cosa ci costa – ha aggiunto – sappiamo le cose che non vanno e le cose difficili da digerire, le luci e le ombre. E sulle ombre siamo pronti a prenderci i nostri impegni”. Per esempio, ha citato, “attorno al tema pensione, giovani ci sono delle cose serie. Siamo pronti a lottare fino all’ultimo in un parlamento dove non abbiamo la maggioranza e a prenderci impegni per il futuro”.

Monti, il salvatore, i crediti e le imprese che chiudono

Congelati anche i crediti che le imprese vantano con la Pubblica amministrazione: un tesoro da 70 miliardi. L’emergenza dei mancati pagamenti alle imprese assume connotazioni drammatiche, l’allarme è rosso: nei primi cinque mesi del 2012 sono cresciuti del 47 per cento. Il risultato? Le aziende non incassano più, le fatture da pagare restano chiuse nel cassetto. Il quadro è tratteggiato da un’indagine di Unimpresa che individua tre ragioni in particolare: il crollo dei consumi, la stretta ai prestiti bancari e i crediti della Pubblica amministrazione congelati. Gli effetti della cura Monti continuano a pesare anche sulle imperse, che schiacciate in un quadro recessivo e costrette a subire un’altissima pressione fiscale, giorno dopo giorno stanno morendo. Secondo quanto rivelato dalla Cgia di Mestre venerdì, nei primi tre mesi di quest’anno hanno chiuso i battenti 146.368 imprese, ovvero 1.626 imprese al giorno.
Quadro omogeneo – L’indagine di Unimpresa sui pagamenti ritardati è stata condotta incrociando i dati delle 130mial associate raccolti nelle 60 sedi sul territorio nazionale, con le informazioni prese da alcune basi dati pubbliche e private. Lo studio mette in evidenza un quadro omogeneo in tutta Italia, con una crescita delle percentuale dei mancati pagamenti poco più alta al Mezzogiorno (49,4%) rispetto al Centro-Nord (45,3%). Per quel che riguarda i settori economici, al vertice della graduatoria c’è l’edilizia, poi il commercio, quindi l’artigianato, la piccola industria e l’agricoltura.
Le tre ragioni – La nota diffusa da Unimpresa spiega che la spirale negativa si fonda su tre ragioni che hanno spinto il Paese in recessione. Per primo, la crisi ha fatto crollare i consumi incidendo sui comportamenti delle famiglie, sempre più orientate a spese low cost in modo sistematico pur di arrivare a fine mese: si punta tutto su offerte speciali e prodotti scontati, con il risultato di un crollo del fatturato che parte dal piccolo commercio e dalla grande distribuzione e arriva a investire l’intera filiera produttiva. La seconda ragione è il cosiddetto credit crunch, la crisi di liquidità innescata dalla stretta al credito da parte delle banche. Il terzo fattore che contribuisce a bloccare i pagamenti tra imprese è il congelamento dei crediti che le aziende vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione: un tesoro da 70 miliardi di euro sui quali il governo di Monti non è riuscito a incidere.
“Sempre più vicini al baratro” – Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, spiega: “Siamo sempre più vicina al baratro. Dobbiamo constatare giorno dopo giorno che si stanno avverando tutte le nostre previsioni. E mentre il Paese affonda prendiamo atto che al Governo interessano di più le faccende internazionali. E’ chiaro che la svolta passa anche per una ricetta unica dell’Unione europea, ma nel nostro Paese esistono malattie particolari che richiederebbero medicine ad hoc. E si tratta di misure urgenti, senza le quali – continua Longobardi – alla fine di quest’anno potremmo fare i conti con un quadro devastante. A nostro giudizio il ciclo economico può ripartire anche ricorrendo a importanti investimenti pubblici, da rilanciare in tempi rapidissimi”.

Precari over 35

… ma ci sono anche disoccupati over 35, quelli quanti sono? Ma se non altro, qualcuno ci ha fatto caso a parte i diretti interessati. No, non è una consolazione ma… almeno qualcun’altro pubblica notizie del genere.
Il lavoro a tempo, quello “precario” per intenderci, non è solo “giovane”. Secondo i dati elaborati dall’Istat sul primo trimestre del 2012, quasi un milione di dipendenti tra i 35 e i 64 anni ha un impiego con un contratto a tempo determinato. “Si tratta di 969mila dipendenti senza posto fisso – spiega l’istituto di statistica – un numero così elevato non si registrava dal primo trimestre 2004″. Secondo lo studio pubblicato dall’Istat, il fenomeno che interessa gli over 34 è in aumento anche rispetto allo scorso anno, che ha segnato un incremento del 3,3%, per non parlare del rialzo rispetto all’inizio del 2004 (+43,8%), quando il numero di dipendenti a termine si fermava a 674mila. “Negli ultimi otto anni – spiega l’Istat – il ritmo di crescita dei contratti a termine tra gli over 34 è perfino stato più forte rispetto all’aumento complessivo, anche se la maggior parte degli occupati a tempo determinato è giovane (56%)”. Se, poi, si guarda al numero complessivo dei dipendenti occupati a tempo determinato risulta che nel primo trimestre 2012 sono 2 milioni 232mila, in aumento del 4,7% su base annua. Un numero così alto di dipendenti a termine non si registrava dal primo trimestre del 1993, anno d’inizio della serie storica ricostruita.

Ma dove vedono l’ omofobia ???

Il Corriere di oggi titola che questo manifesto è omofobico. Ma dove vedono l’ omofobia, in una foto ed alcune frasi di un Papa Beato e presto Santo ???
Ma finirà veramente che sarà precluso predicare in Chiesa, secondo il proprio Credo e Pensiero ? Dobbiamo tornare, Noi Cattolici, nelle Catacombe ? Ma ditemi se questo mondo non è veramente impazzito ed invertito ?

Entra ne

Pisapia, da comunista vero, difende la Cina. E’ tutto normale.

Francamente non riesco a capire tutta l’ indignazione di questi giorni intorno alla notizia della mancata concessione della Cittadinanza Onoraria della Mia Città da parte di Pisapia al Dalai Lama. Il Sindaco Peppone in effetti si è comportato da buon comunista stalinista anni’50, ossequioso della più grande potenza comunista ed imperialista esistente,proprio come allora, quando tutto il PCI, ma tuttotuttotutto, anche coloro che oggi negano e piangono, piangono e negano, era vassallo del PCUS e dell’ Unione Sovietica, incurante dei Gulag, delle purghe staliniste, dell’ invasione di Budapest, della corsa all’ atomica dell’ allora grande potenza (poi rivelatasi d’argilla…).
Cosa volete che importi a Pisapia dell’ invasione del Tibet, dell’ uccisione ultima di diversi Monaci Buddisti, delle persecuzioni di Pechino contro i Cattolici Cinesi, rinchiusi nei Lao-Gai dove, grazie alla riduzione in totale schiavitù,i prigionieri politici costruiscono le fondamenta dell’ economia cinese che si contrappone violentemente a quella occidentale ?
Come diciamo io e Berlusconi: SONO SEMPRE COMUNISTI !

MODULISTICA EDILIZIA COMUNE di MILANO


MODULISTICA EDILIZIA COMUNE di MILANO

– procedura SPORTELLO SUDDITO SEMPLICE
– WARNING procedura annullata
– procedura agevolata M^C^O (macachi required)

Forse, per chi non è di Milano, una spiegazione è utile.
Macao è il nomignolo che si sono assegnati una banda di individui che ha occupato spazi di proprietà pubblica, per i quali era in corso un progetto di recupero, abbandonato dopo l’avvento della nuova giunta Pisapia.
Non è chiaro di quali appoggi godano, in quanto, oltre all’abuso dell’occupazione, vi stanno svolgendo in tutta tranquillità attività per le quali il comune cittadino, sempre che beninteso abbia titolo di proprietà sui vani, deve sottostare a una serie di adempimenti di legge.
La questione è del resto per niente trattata sulla stampa.
Evidentemente, il milanese che lavora, soggetto a mutui, IMU, tasse, autorizzazioni di ogni tipo, non sempre facili da ottenere anche con dimostrazione di voler operare secondo ogni requisito, è meglio non sappia di questo arbitrio da cittadina del West senza sceriffo, e ostaggio di una banda di gangster.
Un Far West, con tutte le varie competenze che si girano dall’altra parte.
Un motivo ci sarà, forse la solita bandierina rosso-arancione ?

Vietato l’accesso? Sì ma agli Italiani

Tempo d’estate tempo di bagni di mare. Bei tempi lontani nei quali sotto la canicola estiva l’unico ambulante che passava era qualche sporadico nostro connazionale che gridava “Cocco fresco!” o “cocomero rosso!” per i bagnanti assetati e sdraiati al sole. Ora invece siamo letteralmente invasi da orde di abusivi provenienti dai quattro angoli del pianeta, magari senza permesso di soggiorno, con merce tarocca proveniente da chissà dove (cineserie di contrabbando?). Alcune domande sono d’obbligo. Chi sono i capoccia contrabbandieri che danno loro la paccottiglia tarocca da smerciare? E nella paccottiglia vi si trova di tutto: falsi Gucci, falsi Louis Vuitton, cinture recanti il marchio (contraffatto) di Chanel, asciugamani di falso Kenzo, collane, laccetti, bracciali e via taroccando. E questo sarebbe ancora niente. Ma la cosa davvero odiosa è sentirsi importunare con un’insistenza e un’invadenza che rasenta la molestia. Farò una breve cronaca balneare spicciola.
Sestri Levante –  Una mia amica mi ha raccontato di aver subito un assalto di ben 25 fra africani e  sudamericani  che snocciolavano il solito mantra del  solito “Vu’ cumprà?”. Ovviamente non appena ne passava uno e veniva respinto, ne arrivavano altri due, convinti di riuscire dove il collega aveva appena fallito.  Mentre i cinesi gridavano “Massaggio, massaggio!” per spiaggia . Qualche malcapitato che cede all’insistenza (un martellamento pressante minuto per minuto) c’è. E qualche signora che si è sottoposto al massaggio effettivamente c’è stata. Ma alla fine si sono resi conto (a proprie spese)  che la cinese con le mani sporche di unguento e dei sudori di altri corpi, massaggiava altri senza nessuna norma di igiene. Intanto gli ambulanti stranieri presidiavano le  spiagge (la Baia detta del Silenzio, trasformatasi nella Baia delle Molestie, e l’altro chilometrico spiaggione sul lungomare principale di Sestri L.  dove i vu’ cumprà (o secondo la dizione di Montanelli, vuccumprà) stazionano sulle panchine, sui giardini pubblici e lungo i marciapiedi con le merci.
Levanto – Mia sorella mi ha raccontato di aver subito un vero e proprio accerchiamento da tanti neri (o negri o africani, scegliete voi) che c’erano. Sbucavano da dietro le gabine, bivaccavano sotto le palafitte degli stabilimenti e più venivano respinti, più ne arrivavano altri determinati a insistere, insistere, insistere, quasi che la loro forza fosse nel numero soverchiante e nell’insistenza.
Lerici –  Il lungomare tra S. Terenzo e Lerici pullula di autentiche enclaves di africani, di indios, di domenicani, di latinos. E si portano dietro di tutto: bonghi. maracas, radioline a tutto volume. Poi i soliti ambulanti con la solita mercanzia (spesso maleodorante) su spiagge a pagamento come la famosa Venere Azzurra senza che nessun proprietario di stabilimenti balneari osi cacciarli. Eh già, sarebbe “razzista”.
Ma la Guardia di Finanza? Troppo occupata a vessare i commercianti  italiani di Capri e di Cortina e a dare la caccia agli scontrini fiscali in Via Montenapoleone a Milano.
Ma i vigili urbani? Troppo preoccupati a rifilare multe salate ai turisti italiani in sosta vietata, rimasti i soli polli da spiumare. Per tutti gli altri allogeni,  scatta la beneficenza a gogò chiudendo gli occhi davanti ad ogni loro abuso e illegalità.
Porto Venere – Nello stabilimento detto Arenella sito nella Baia dell’Olivo hanno messo un cartello di divisione tra la spiaggia a pagamento e la spiaggia libera. Vietato l’accesso, sta scritto. E per sottolineare che non gradiscono “portoghesi” che dalla spiaggia libera vanno a farsi la doccia a ufo, hanno pure messo una barriera fatta di fioriere con fichi d’India. Ma per tenere lontani i vuccumprà ci vuole altro che qualche puntuto fico d’India. E difatti, mentre mi piccavo di starmene sulla sommità di un ermo scoglio, da lontano non ho potuto fare a meno di constatare una scenetta che ha dell’incredibile. I portoghesi italiani (pochi per la verità)  che osavano scavalcare la barricata venivano regolarmente identificati e respinti, mentre gli extracomunitari il cui colore avrebbe dovuto essere visibile (a meno che il bagnino non fosse daltonico) e il cui abbigliamento con variopinti kaffettani e turbanti o kefie in testa  non passa di certo inosservato,  scorazzavano impuniti continuando a importunare con assillante insistenza quei pochi bagnanti che ancora pagano il “caro spiaggia privata” nella vana illusione  di  garantirsi qualche confort in più. Mazziati e cornuti, è il caso di dire. Inutile dire che il turismo vive di immagine e che scene e cronache come quelle sopra descritte, servono a declassarci sempre di più, anche in una delle  nostre principali fonti di gettito: il turismo.
Vietato l’accesso? Sì, ma solo agli Italiani.  Per tutti gli altri stranieri, diritto di bivacco, di commercio abusivo e di invasione.  Inutile, i primi a farci del male siamo noi.

Sullo stesso tema: Vu’ Scassà?

Questa è "l’Isola" di Berlusconi


La ferrovia detta delle Varesine (linea Milano-Varese), con motrici elettriche alimentate da una terza rotaia con corrente ad alta tensione, taglia una fetta della zona nord di Milano creando un quartiere abbastanza isolato dal resto della città: l’Isola Garibaldi.

Giuseppe Garibaldi e i suoi soldati si fermarono in Via Pietro Borsieri al n. 16, dove in seguito partirono per la capitale: una lapide ne è testimone.
Il territorio del rione è racchiuso a nord da Viale Zara e Piazzale Istria, a ovest dal Ponte della Sorgente, Via Carlo Farini, la Dogana e Via Guglielmo Pepe, ad est dal Naviglio della Martesana (ora Via Melchiorre Gioia che copre il Naviglio fino a Greco), a sud, nel cuore mio e dell’Isola, convergono le tre vie Guglielmo Pepe, Pietro Borsieri e Gaetano De Castillia.

I bagni pubblici di via De Castillia

Lì avvenne il “misfatto”. C’era un ponte di ferro che scavalcava per ottanta metri i binari e portava in Corso Como e verso il resto della città; il ponte costruito da un’azienda svizzera nel 1870, fu demolito nel 1946 per far posto alla nuova stazione Garibaldi.
La stessa sorte subirono le case di coloro che abitavano sopra quel collegamento sotterraneo che congiungeva la nuova stazione alla stazione Centrale, lasciando isolato quel quartiere che li aveva ospitati per tanto tempo.
Per quale scopo? Perchè creare a soli due chilometri di distanza una nuova stazione e lasciare la vecchia stazione delle linee Varesine, in Via Galileo Galilei, demolendola e destinandola come area per ospitare le giostre o a disposizione del circo Togni? E perchè non sfruttare l’area dopo la Dogana, non più utilizzata, totalmente libera, evitando di smembrare un intero quartiere soprattutto per le ripercussioni umane e sociali che ciò ha comportato (per non parlare del lato economico della vicenda soprattutto in termini di risparmio costi!)?
La popolazione “isolana” era prettamente milanese, parte di una comunità fortemente integrata che trovava una propria espressione anche nelle case di ringhiera che caratterizzavano il quartiere.
Il ponte di ferro venne sostuito da una strada-cavalcavia che sorpassa la stazione da Via Maurizio Quadrio, scende in Via Pietro Borsieri, senza eliminare i disagi di un quartiere “isolato” dal resto della città.
Ma allora l’Isola c’è ancora?
Il cavalcavia così come venne fatto è a tutt’oggi l’opera più brutta, più fredda, più deturpante della città di Milano vale davvero la pena dargli un’occhiata!
E perchè poi dargli il nome di Don Eugenio Bussa, eroe del quartiere Isola… e non invece di un certo assessore al demanio dell’epoca, Attilio Schembari o forse Schemmari, come venne chiamato da un certo momento in poi?
Il fumo delle candele in Chiesa non è che mi faccia molto bene ma Don Eugenio e pochi altri preti hanno conquistato il mio cervello, perciò voglio scrivere quattro righe in sua memoria su questo giornaletto.
E’ nato in Via Confalonieri al civico n. 6. Ha dedicato 49 anni della sua vita ai giovani presso l’oratorio di Sant’Antonio in Via Borsieri al 2 e presso la Chiesa del Sacro Volto, in Via Sebenico, dove è stato sepolto.
Commemorato dallo Stato di Israele con la medaglia dei Giusti, come pochissimi uomini al mondo, per aver salvato durante il periodo fascista decine e decine di giovani in pericolo, molti di loro ebrei, portandoli a Serina a 970 m, sulla strada per il Gavia. Li costruirono una baita con l’aiuto della popolazione e soprattutto del commendator Borghi, fondatore della Ignis, del commendatore Delle Piane e del commendator Michelangelo Virgillito.
Don Eugenio fu arrestato dalle milizie fasciste e liberato dopo qualche settimana grazie all’insorgere della popolazione. Essendo nato nel quartiere penso di poter fare qualche riflessione, sperando che gli amministratori futuri evitino gli errori del passato e siano più coerenti con la reltà e i bisogni della gente.
Penso che questa speranza risulterà vana, addirittura una utopia, visto che gli uomini di adesso non hanno nel cuore nessuna “milanesità”.

Il ponte della Sorgente in via Farini

Eh si, l’Isola ne ha vista passare di gente, nata o vissuta in questo quartiere. Silvio Berlusconi – ex Presidente del Consiglio, mio compagno alle scuole elementari di Via Jacopo dal Verme, Fedele Confalonieri – amministratore delegato Finivest, Giovanni Borghi – fondatore della Ignis, Pierangelo Belloni – primario di chirurgia polmonare all’ospedale di Niguarda, Claudio Peregrini – primario chirurgo all’ospedale Niguarda, Nello Pagani – campione del mondo di motociclismo, Romolo Ferri campione del mondo di motociclismo categoria 125, i pugili Bassano Zanoletti – campione italiano dei medi juniores, Nazareno Giannelli – campione europeo dei pesi mosca, i Brutos – complesso musicale, Gino Bramieri – artista di teatro, Roberto Massari esponente di spicco del PSI, Bosio (del quale non ricordo il nome) – presidente dello IOR e anche Enzo Barbieri e Sandro Bezzi protagonisti nella rivolta nel Carcere di San Vittore.
Chissà quanti altri ancora se ne potrebbero aggiungere più o meno conosciuti, più o meno importanti che hanno ancora nel cuore (forse!!!) il tempo in cui nelle osterie dell’Isola si ordinavano i bianchini lavorati come il “Saragat” e il “Nenni” e si giocava a “Cirulla” con le carte, tempi non molto lontani che sono però già storia!

Sergio Codazzi

Nota: Saragat (il più richiesto) era un calice di bianco secco con una spruzzata di amaro e una fetta di limone, mentre il Nenni era un calice di bianco secco con qualche goccia di rosso antico della Buton, più un goccio di gin, un’oliva, una fetta di limone e una spruzzata si selz.

Meglio un romanzo giallo di un noioso saggio politicamente corretto

Un paio di volte alla settimana vado in libreria (ve ne sono tre che frequento abitualmente) per vedere le novità.
E ce ne sono sempre.
Ogni volta riesco a sorprendermi per la quantità industriale di titoli che vengono prodotti.
Credo sia improbabile che ognuno di quei volumi abbia una vendita sufficiente per consentire al suo autore di vivere grazie allo scrivere.
Frequentando abitualmente anche l’ambiente di una casa editrice (piccola e di nicchia, ma comunque con i suoi volumi in vendita e i relativi adempimenti burocratici) sono venuto a sapere che, pur potendo “calibrare” la tiratura di un volume sulle vendite preventivate (magari già prenotate) il vantaggio per la casa editrice è nelle nuove tecnologie che consentono una rapida ristampa ove venissero richieste copie ulteriori con costi anche più ridotti della prima edizione.
In ogni caso un romanzo che vendesse due o trecento copie scalerebbe rapidamente la personale classifica della casa editrice.
Ammettiamo pure che i volumi proposti da altre case, non di settore, abbiano una maggiore diffusione, non credo che comunque, tranne rare eccezioni, ma quelle ci sono sempre, superino una limitata tiratura, ben lontana dai milioni di copie dei best sellers dei vari Wilbur Smith o Kathy Reichs che consentono ai rispettivi autori abbondanti introiti, tali da potersi permettere, magari anche con i diritti televisivi o cinematografici, di vivere solo di quello.
Il discorso sui saggi è analogo ma elevato all’ennesima potenza in fatto di scarsità delle  copie vendute.
Non parliamo poi dell’Italia dove producono con ogni immediatezza libri presunti “verità” su vicende neanche concluse, quando non si mettono a scrivere cantanti o attori.
Scrivere un libro non è come scrivere un post, per il quale gli spunti sono ovunque (dalla lettura dei giornali, all’ascolto della radio, alle chiacchierate al bar con colleghi e amici, camminando per strada ..) ed è sufficiente trovare quei dieci minuti per metterli nero su bianco e impaginarli.
Scrivere un libro richiede (o richiederebbe …) uno studio, impostare la trama o la scaletta degli argomenti da sviluppare, limare le parole per rendere le frasi chiare ed immediate.
Non è qualcosa che si possa fare nei ritagli di tempo o al ritorno da una giornata di lavoro.
Allora può scrivere solo chi ha questo tempo, chi, pur percependo uno stipendio che gli consente di vivere, ha comunque a disposizione tempo ed energie per passare continuativamente alcune ore al giorno per elaborare le sue idee e tradurle nella parola scritta. 
E questo senza valutare il contenuto e la qualità degli scritti.
Andate a guardare le biografie degli autori e scoprirete che, per lo più si tratta di dipendenti pubblici: insegnanti, magistrati, funzionari delle finanze (che fanno coppia con il famoso “impiegato del catasto”), medici della sanità pubblica, telegiornalisti rai …
Naturalmente non è possibile fare di tutta un’erba un fascio, ma il dato è evidente.
Possiamo allora stupirci se la gran parte dei saggi (i romanzi sono altro …) propone teorie che favoriscono il perpetuarsi di uno stato arraffone (dei nostri guadagni) e arruffone (per l’incapacità di organizzarsi) con la relativa politica centralista e assistenzialista che ha il suo fulcro nel famoso “posto” pubblico ?
Allora, quando si vuole comprare libri, meglio un bel romanzo giallo (o di fantascienza, o di avventura o… o ….) del solito pastone politicamente corretto, finalizzato al lavaggio del cervello dei più deboli e con l’obiettivo di lasciare le cose come stanno.
Con le ovvie, rarissime, eccezioni …



Entra ne